La Traviata

Melodramma tre atti

Testo del libretto


ATTO PRIMO

[1. Preludio]

Salotto in casa di Violetta.

Nel fondo è la porta che mette ad altra sala; ve ne sono altre due laterali; a sinistra un caminetto con sopra uno specchio. Nel mezzo è una tavola riccamente imbandita.

[2. Introduzione]

Scena prima

Violetta e amici.

(Violetta seduta su un divano sta discorrendo col Dottore e con alcuni amici, mentre altri vanno ad incontrare quelli che sopraggiungono, tra i quali sono il Barone, e Flora al braccio del Marchese.)
Amici
Dell’invito trascorsa è già l’ora . . .
voi tardaste . . .
Giocammo da Flora,
e giocando quell’ore volar.
Violetta
(va loro incontro)
Flora, amici, la notte che resta
d’altre gioie qui fate brillar . . .
Fra le tazze più viva è la festa . . .
Flora, Marchese
E goder voi potrete?
Violetta
Lo voglio;
al piacere m’affido, ed io soglio
con tal farmaco i mali sopir.
Tutti
(meno Violetta)
Sì, la vita s’addoppia al gioir.

Scena seconda

Detti, Gastone e Alfredo.
Gastone
(entrando con Alfredo)
In Alfredo Germont, o signora,
ecco un altro che molto v’onora;
pochi amici a lui simili sono.
Violetta
Mio Visconte, mercé di tal dono.
(Violetta dà la mano ad Alfredo, che gliela bacia. – I servi frattanto avranno imbandite le vivande.)
Marchese
Caro Alfredo . . .
Alfredo
Marchese . . .
(Si stringono la mano.)
Gastone
(ad Alfredo)
T’ho detto:
l’amistà qui s’intreccia al diletto.
Violetta
(ai servi)
Pronto è il tutto? . . .
(Un servo accenna di sì.)
Miei cari, sedete;
è al convito che s’apre ogni cor.
Tutti
(meno Violetta)
Ben diceste, le cure segrete
fuga sempre l’amico licor.

(Siedono in modo che Violetta resti tra Alfredo e Gastone; di fronte vi sarà Flora, tra il Marchese ed il Barone; gli altri siedono a piacere.)
Tutti
È al convito che s’apre ogni cor.
Gastone
(parla piano a Violetta, poi dice:)
Sempre Alfredo a voi pensa.
Violetta
Scherzate?
Gastone
Egra foste, e ogni dì con affanno
qui volò, di voi chiese . . .
Violetta
Cessate.
Nulla son io per lui . . .
Gastone
Non v’inganno . . .
Violetta
(ad Alfredo)
Vero è dunque? onde ciò? nol comprendo.
Alfredo
(sospirando)
Sì, egli è ver.
Violetta
(ad Alfredo)
Le mie grazie vi rendo.
(al Barone)
Voi, Barone, non feste altrettanto . . .
Barone
Vi conosco da un anno soltanto.
Violetta
Ed ei solo da qualche minuto.
Flora
(piano al Barone)
Meglio fora se aveste taciuto.
Barone
(piano a Flora)
M’è increscioso quel giovin . . .
Flora
Perché?
A me invece simpatico egli è.
Gastone
(ad Alfredo)
E tu dunque non apri più bocca?
Marchese
(a Violetta)
È a madama che scuoterlo tocca.
Violetta
(mesce ad Alfredo)
Sarò l’Ebe che versa . . .
Alfredo
(con galanteria)
E ch’io bramo
immortal come quella.
Tutti
Beviamo . . . beviam.
Gastone
O Barone, né un verso, né un viva
troverete in quest’ora giuliva? . . .
(Il Barone accenna che no; ad Alfredo)
Dunque a te . . .
Dottore, Marchese, Amici
Sì, sì, un brindisi.
Alfredo
L’estro
non m’arride . . .
Gastone
E non sei tu maestro?
Alfredo
(a Violetta)
Vi fia grato?
Violetta
Sì.
Alfredo
(s’alza)
Sì? l’ho già in cor.
Marchese
Dunque attenti,
attenti al cantor.
Tutti
(meno Alfredo)
Sì, attenti al cantor.
Alfredo
Libiamo ne’ lieti calici,
che la bellezza infiora;
e la fuggevol ora
s’inebrii a voluttà.
Libiam ne’ dolci fremiti
che suscita l’amore,
(indicando Violetta)
poiché quell’occhio al core
onnipotente va.
Libiamo, amor fra i calici
più caldi baci avrà.
Tutti
(meno Alfredo e Violetta)
Libiamo ecc.
Violetta
(s’alza)
Tra voi saprò dividere
il tempo mio giocondo;
tutto è follia nel mondo
ciò che non è piacer.
Godiam, fugace e rapido
è il gaudio dell’amore;
è un fior che nasce e muore,
né più si può goder.
Godiam, c’invita un fervido
accento lusinghier.
Tutti
(come sopra)
Ah! godiamo, la tazza e il cantico
le notti abbella e il riso;
in questo paradiso
ne scopra il nuovo dì.
Violetta
(ad Alfredo)
La vita è nel tripudio . . .
Alfredo
(a Violetta)
Quando non s’ami ancora . . .
Violetta
(ad Alfredo)
Nol dite a chi lo ignora.
Alfredo
(a Violetta
È il mio destin così.
[Brindisi]
Tutti
Ah sì, godiamo, la tazza e il cantico ecc.

[Valzer - Duetto nell’Introduzione Atto I]

(S’ode musica dall’altra sala.)
Tutti
(meno Violetta)
Che è ciò?
Violetta
Non gradireste ora le danze?
Tutti
(come sopra)
Oh il gentil pensier! . . . Tutti accettiamo.
Violetta
Usciamo dunque . . .

(S’avviano alla porta di mezzo, ma Violetta colta da sùbito pallore dice:)
Ohimè! . . .
Tutti
(come sopra)
Che avete?
Violetta
Nulla,
nulla.
Tutti
(come sopra)
Che mai v’arresta?
Violetta
(fa qualche passo)
Usciamo . . .
(È nuovamente obbligata a sedere.)
Oh Dio! . . .
Tutti
(meno Violetta e Alfredo)
Ancora!
Alfredo
Voi soffrite?
Tutti
(come sopra)
Oh ciel! ch’è questo?
Violetta
Un tremito che provo! . . . Or . . . là . . . passate . . .
(Indica l’altra sala.)
Fra poco anch’io sarò.
Tutti
(come sopra)
Come bramate
(Tutti passano nell’altra sala, meno Alfredo.)

Scena terza

Violetta, Alfredo, e Gastone (a tempo).

( Violetta si alza e va a guardarsi allo specchio.)
Violetta
Oh qual pallor! . . .
(Si volge e s’accorge d’Alfredo.)
Voi qui!
Alfredo
Cessata è l’ansia
che vi turbò? . . .
Violetta
Sto meglio.
Alfredo
Ah in cotal guisa
v’ucciderete . . . aver v’è d’uopo cura
dell’esser vostro . . .
Violetta
E lo potrei?
Alfredo
Oh! se mia
foste, custode veglierei pe’ vostri
soavi dì.
Violetta
Che dite? Ha forse alcuno
cura di me?
Alfredo
(con fuoco)
Perché nessuno al mondo
v’ama . . .
Violetta
Nessun? . . .
Alfredo
Tranne sol io.
Violetta
Gli è vero! . . .
(ridendo)
Sì grande amor dimenticato avea.
Alfredo
Ridete! . . . e in voi v’ha un core?
Violetta
Un cor? . . . sì . . . forse . . . e a che lo richiedete?
Alfredo
Ah se ciò fosse . . . non potreste allora
celiar . . .
Violetta
Dite davvero? . . .
Alfredo
Io non v’inganno.
Violetta
Da molto è che mi amate?
Alfredo
Ah sì, da un anno.

Un dì felice, eterea
mi balenaste innante,
e da quel dì tremante
vissi d’ignoto amor.
Di quell’amor ch’è palpito
dell’universo intero,
misterïoso, altero,
croce e delizia al cor.
Violetta
Ah se ciò è ver, fuggitemi . . .
solo amistade io v’offro;
amar non so, né soffro
un così eroico ardore.
Io sono franca, ingenua;
altra cercar dovete;
non arduo troverete
dimenticarmi allor.
Alfredo
Oh amore, misterïoso ecc.
Violetta
. . . non arduo troverete ecc.
Gastone
(sulla porta di mezzo)
Ebben? che diamin fate?
Violetta
Si folleggiava . . .
Gastone
Ah! ah! sta ben! . . . restate!
(Rientra.)
Violetta
(ad Alfredo)
Amor dunque non più . . . Vi garba il patto?
Alfredo
Io v’obbedisco . . .
(per andarsene)
Parto . . .
Violetta
A tal giungeste?
(Si toglie un fiore dal seno.)
Prendete questo fiore.
Alfredo
Perché?
Violetta
Per riportarlo . . .
Alfredo
(tornando)
Quando?
Violetta
Quando
sarà appassito.
Alfredo
Oh ciel! Domani . . .
Violetta
Ebben . . .
domani.
Alfredo
(prende con trasporto il fiore)
Io son felice!
Violetta
D’amarmi dite ancora?
Alfredo
Oh quanto v’amo! . . .
oh quanto v’amo! . . .
Violetta
D’amarmi . . .
(Alfredo sta per partire.)
Partite?
Alfredo
(torna a lei, le bacia la mano)
Parto.
Violetta
Addio.
Alfredo
Di più non bramo.
(Esce.)
Violetta
Addio . . .
Alfredo
(lontano)
Addio . . .
[Stretta dell’Introduzione Atto I]

Scena quarta

Violetta, e tutti gli altri.

(Tutti rientrano in tumulto riscaldati dal vino e dalle danze.)
Tutti
(meno Violetta)
Si ridesta in ciel l’aurora,
e n’è forza di partire;
mercé a voi, gentil signora,
di sì splendido gioir.
La città di feste è piena,
volge il tempo dei piacer;
nel riposo ancor la lena
si ritempri per goder.
(Partono dalla destra.)
[Scena ed Aria – Finale Atto I]

Scena quinta

Violetta sola.
Violetta
È strano! . . . è strano! . . . in core
scolpiti ho quegli accenti! . . .
Saria per me sventura un serio amore? . . .
Che risolvi, o turbata anima mia? . . .
Null’uomo ancora t’accendeva . . . O gioia
ch’io non conobbi, esser amata amando! . . .
E sdegnarla poss’io
per l’aride follie del viver mio? . . .

Ah fors’è lui che l’anima
solinga ne’ tumulti
godea sovente pingere
de’ suoi colori occulti!. . .
Lui, che modesto e vigile
all’egre soglie ascese,
e nuova febbre accese
destandomi all’amor! . . .
A quell’amor ch’è palpito
dell’universo intero,
misterïoso, altero,
croce e delizia al cor.

A me, fanciulla, un candido
e trepido desire,
quest’effigiò dolcissimo
signor dell’avvenire,
quando ne’ cieli il raggio
di sua beltà vedea,
e tutta me pascea
di quel divino error.
Sentia che amore è palpito
dell’universo intero ecc.
(Resta concentrata; scuotendosi)

Follie! follie! . . . delirio vano è questo! . . .
Povera donna, sola,
abbandonata in questo
popoloso deserto
che appellano Parigi,
che spero or più? che far degg’io? Gioire,
di voluttà ne’ vortici perir! . . .
Gioir! . . .

Sempre libera degg’io
folleggiare di gioia in gioia,
vo’ che scorra il viver mio
pei sentieri del piacer.
Nasca il giorno, o il giorno muoia,
sempre lieta ne’ ritrovi,
a diletti sempre nuovi
dee volare il mio pensier.
Alfredo
(sotto al balcone)
Amor, amor è palpito ecc.
Violetta
Oh! oh amore!
Follie! . . . gioir! . . .

Sempre libera ecc.
Alfredo
(come sopra)
Amor è palpito
dell’universo . . .
Violetta
. . . dee volare ecc.
(Entra a sinistra.)

ATTO SECONDO

Casa di campagna presso Parigi

Salotto terreno. Nel fondo, in faccia agli spettatori, è un camino, sopra il quale uno specchio ed un orologio, fra due porte chiuse da cristalli che mettono ad un giardino. Al primo piano due altre porte, una di fronte al l’altra. Sedie, tavolini,qualche libro, l’occorrente per iscrivere.

Scena prima

[4. Scena ed Aria]
Alfredo solo.
Alfredo
(entra in costume di caccia)
Lunge da lei per me non v’ha diletto! . . .
(Depone il fucile.)
Volaron già tre lune
dacché la mia Violetta
agi per me lasciò, dovizie, onori,
e le pompose feste,
ov’agli omaggi avvezza,
vedea schiavo ciascun di sua bellezza . . .
Ed or contenta in questi ameni luoghi
tutto scorda per me . . . Qui presso a lei
io rinascer mi sento,
e dal soffio d’amor rigenerato
scordo ne’ gaudi suoi tutto il passato.

De’ miei bollenti spiriti
il giovanile ardore
ella temprò col placido
sorriso dell’amor! . . .
Dal dì che disse: vivere
io voglio a te fedel,
dell’universo immemore
io vivo quasi in ciel.

Scena seconda

Detto ed Annina.
Alfredo
Annina, donde vieni?
Annina
(entra affannosa)
Da Parigi.
Alfredo
Chi tel commise?
Annina
Fu la mia signora.
Alfredo
Perché?
Annina
Per alienar cavalli, cocchi
e quanto ancor possiede . . .
Alfredo
Che mai sento!
Annina
Lo spendio è grande a viver qui solinghi . . .
Alfredo
E tacevi? . . .
Annina
Mi fu il silenzio imposto.
Alfredo
Imposto?! . . . or v’abbisogna? . . .
Annina
Mille luigi.
Alfredo
Or vanne . . . Andrò a Parigi . . .
questo colloquio non sappia la signora;
il tutto valgo a riparare ancora;
va’! va’!
(Annina parte.)

Scena terza

Alfredo solo.
Alfredo
Oh mio rimorso! oh infamia!
io vissi in tale errore? . . .
Ma il turpe sonno a frangere
il ver mi balenò! . . .
Per poco in seno acquètati,
o grido dell’onore;
m’avrai securo vindice;
quest’onta laverò.
Oh mio rossor! oh infamia!
ah sì quest’onta laverò.

Oh mio rimorso ecc.
(Esce.)

Scena quarta

[5. Scena e Duetto]
Violetta e Annina, poi Giuseppe (a tempo).
Violetta
(entra con alcune carte, parlando con Annina)
Alfredo?
Annina
Per Parigi or or partiva.
Violetta
E tornerà? . . .
Annina
Pria che tramonti il giorno . . .
dirvel m’impose.
Violetta
È strano!
Giuseppe
(le presenta una lettera)
Per voi.
Violetta
(prende la lettera)
Sta ben . . . In breve
giungerà un uom d’affari . . . entri all’istante.
(Annina e Giuseppe partono.)

Scena quinta

Violetta sola, quindi il signor Germont.
Violetta
(apre la lettera)
Ah, ah! Scopriva Flora il mio ritiro,
e m’invita a danzar per questa sera! . . .
(Getta il foglio sul tavolino e siede.)
Invan m’aspetterà . . .
Giuseppe
È qui un signore.
Violetta
(Sarà lui che attendo.)
(Accenna a Giuseppe d’introdurlo.)
Germont
Madamigella Valéry? . . .
Violetta
Son io.
Germont
D’Alfredo il padre in me vedete.
Violetta
(sorpresa, l’invita a sedersi)
Voi? . . .
Germont
Sì, dell’incauto, che a ruina corre,
ammaliato da voi.
Violetta
(risentita, alzandosi)
Donna son io, signore, ed in mia casa;
ch’io vi lasci assentite,
(per uscire)
più per voi, che per me.
Germont
(Quai modi!) Pure . . .
Violetta
Tratto in error voi foste . . .
(Torna a sedere.)
Germont
De’ suoi beni
egli dono vuol farvi . . .
Violetta
Non l’osò finora . . .
Rifiuterei . . .
Germont
(guardando intorno)
Pur tanto lusso . . .
Violetta
(gli dà le carte)
A tutti
è mistero quest’atto . . . A voi nol sia . . .
(Germont scorre le carte.)
Germont
Ciel! che discopro!
D’ogni vostro avere or volete spogliarvi?
Ah il passato perché, perché v’accusa! . . .
Violetta
Più non esiste . . .
(con entusiasmo)
Or amo Alfredo, e Dio
lo cancellò col pentimento mio!
Germont
Nobili sensi invero!
Violetta
Oh come dolce
mi suona il vostro accento!
Germont
(alzandosi)
Ed a tai sensi
un sacrifizio chieggo.
Violetta
(alzandosi)
Ah no . . . tacete . . .
Terribil cosa chiedereste certo . . .
il previdi . . . v’attesi . . . era felice
troppo . . .
Germont
D’Alfredo il padre,
la sorte, l’avvenir domanda or qui
de’ suoi due figli! . . .
Violetta
Di due figli!
Germont
Sì.

Pura siccome un angelo
Iddio mi dié una figlia;
se Alfredo nega riedere
in seno alla famiglia,
l’amato e amante giovine,
cui sposa andar dovea,
or si ricusa al vincolo
che lieti ne rendea.
Deh non mutate in triboli
le rose dell’amor,
a’ prieghi miei resistere
non voglia il vostro cor,
no, no . . .
Violetta
Ah! comprendo: dovrò per alcun tempo
da Alfredo allontanarmi . . . doloroso
fora per me . . . pur . . .
Germont
Non è ciò che chiedo . . .
Violetta
Cielo! che più cercate? offersi assai!
Germont
Pur non basta!
Violetta
Volete che per sempre
a lui rinunzi?
Germont
È d’uopo.
Violetta
Ah no! giammai! no, mai!

Non sapete quale affetto
vivo, immenso m’arda in petto?
che né amici, né parenti
io non conto tra’ viventi?
e che Alfredo m’ha giurato
che in lui tutto troverò?
Non sapete che colpita
d’atro morbo è la mia vita?
che già presso il fin ne vedo?
Ch’io mi sèpari da Alfredo?
Ah il supplizio è sì spietato,
che a morir preferirò.
Germont
È grave il sagrifizio,
ma pur, tranquilla, uditemi . . .
Bella voi siete e giovine . . .
col tempo . . .
Violetta
Ah più non dite . . .
v’intendo . . . m’è impossibile . . .
lui solo amar vogl’io . . .
Germont
Sia pure . . . ma volubile
sovente è l’uom . . .
Violetta
(colpita)
Gran Dio!
Germont
Un dì, quando le veneri
il tempo avrà fugate,
fia presto il tedio a sorgere . . .
Che sarà allor? . . . pensate . . .
Per voi non avran balsamo
i più soavi affetti,
poiché dal ciel non furono
tai nodi benedetti . . .
Violetta
È vero! è vero!
Germont
Ah dunque sperdasi
tal sogno seduttore . . .
Violetta
È vero! è ver!
Germont
. . . siate di mia famiglia
l’angel consolatore . . .
Violetta, deh pensateci,
ne siete in tempo ancor . . .
È Dio che ispira, o giovine,
tai detti a un genitor.
Violetta
(con estremo dolore; da sé)
(Così alla misera, ch’è un dì caduta,
di più risorgere speranza è muta! . . .
Se pur benefico le indulga Iddio,
l’uomo implacabile per lei sarà.)
Germont
Siate di mia famiglia ecc.
Violetta
(a Germont piangendo)
Dite alla giovine sì bella e pura,
ch’avvi una vittima della sventura,
cui resta un unico raggio di bene . . .
che a lei il sacrifica e che morrà.
Germont
Piangi, o misera . . . Supremo, il veggo,
è il sacrifizio ch’ora ti chieggo . . .
Sento nell’anima già le tue pene . . .
coraggio, e il nobil tuo cor vincerà!
Violetta
Dite alla giovine ecc.
Germont
Ah supremo, il veggo ecc.
Violetta
Imponete!
Germont
Non amarlo ditegli.
Violetta
Nol crederà.
Germont
Partite . . .
Violetta
Seguirammi.
Germont
Allor . . .
Violetta
Qual figlia . . . m’abbracciate . . . forte
così sarò . . .
(S’abbracciano.)
Tra breve ei vi fia reso,
ma afflitto oltre ogni dire . . . A suo conforto
(indicandogli il giardino)
di colà volerete.
(Violetta va per iscrivere.)
Germont
Che pensate?
Violetta
Sapendol, v’opporreste al pensier mio . . .
Germont
Generosa! . . . e per voi che far poss’io? . . .
Violetta
(tornando a lui)
Morrò! . . . la mia memoria
non fia ch’ei maledica,
se le mie pene orribili
vi sia chi almen gli dica.
Germont
No, generosa, vivere
e lieta voi dovrete . . .
mercé di queste lagrime
dal cielo un giorno avrete.
Violetta
Conosca il sacrifizio
ch’io consumai d’amore . . .
che sarà suo fin l’ultimo
sospiro del mio cor.
Germont
Premiato il sacrifizio
sarà del vostro amore,
d’un’opra così nobile
sarete fiera allor . . .
Violetta
Conosca il sacrifizio ecc.
Germont
. . . sarete fiera ecc.
Violetta
Qui giunge alcun: partite!
Germont
Ah, grato v’è il cor mio!
Violetta
Partite!
Non ci vedrem più forse . . .
(S’abbracciano.)
Violetta, Germont
Siate felice . . .
Violetta
Addio!
(Si allontanano verso la porta.)
Germont
(sulla porta)
Addio!
Violetta
(piangendo)
Conosca il sacrifizio . . .
Germont
Sì.
Violetta
(come sopra)
. . . che consumai d’amore . . .
Germont
Sì.
Violetta
(come sopra)
. . . che sarà suo fin l’ultimo . . .
(Il pianto le tronca la parola.)
Addio!
Germont
Addio!
Violetta, Germont
Felice siate . . . Addio!
(Germont esce per la porta del giardino.)

Scena sesta

Violetta, poi Annina, quindi Alfredo.
[6. Scena]
Violetta
Dammi tu forza, o cielo! . . .
(Siede e scrive; suona il campanello.)
Annina
Mi richiedeste? . . .
Violetta
Sì; reca tu stessa
questo foglio . . .
Annina
(ne guarda la direzione e se ne mostra sorpresa)
Oh!
Violetta
Silenzio . . . va’ all’istante.
(Annina parte.)
Violetta
Ed or si scriva a lui . . .
Che gli dirò? . . . Chi men darà il coraggio? . . .
(Scrive, poi suggella.)
Alfredo
(entra)
Che fai? . . .
Violetta
(nascondendo la lettera)
Nulla.
Alfredo
Scrivevi?
Violetta
(confusa)
Sì . . . no . . .
Alfredo
Qual turbamento! . . . a chi scrivevi? . . .
Violetta
A te.
Alfredo
Dammi quel foglio.
Violetta
No, per ora.
Alfredo
Mi perdona . . . son io preoccupato.
Violetta
(alzandosi)
Che fu?
Alfredo
Giunse mio padre . . .
Violetta
Lo vedesti? . . .
Alfredo
Ah no; severo scritto mi lasciava!
però l’attendo . . . t’amerà in vederti . . .
Violetta
(agitata)
Ch’ei qui non mi sorprenda . . .
lascia che m’allontani . . .
(male frenando il pianto)
tu lo calma . . .
Ai piedi suoi mi getterò . . . divisi
ei più non ne vorrà . . . sarem felici . . .
perché tu m’ami, Alfredo, non è vero? . . .
Alfredo
Oh quanto! Perché piangi? . . .
Violetta
Di lagrime avea d’uopo . . . or son tranquilla . . .
(forzandosi)
lo vedi? . . . ti sorrido . . .
Sarò là, tra quei fior, presso a te sempre . . .
(con passione e forza)
Amami, Alfredo, amami quant’io t’amo . . .
Addio! . . .
(Corre in giardino.)

Scena settima

Alfredo, poi Giuseppe, indi un Commissionario (a tempo).

[Scena ed Aria]
Alfredo
Ah, vive sol quel core all’amor mio!
(Siede, apre un libro; guarda l’ora.)
È tardi . . . ed oggi forse
più non verrà mio padre.
Giuseppe
(entra frettoloso)
La signora è partita . . .
l’attendeva un calesse, e sulla via
già corre di Parigi . . . Annina pure
prima di lei spariva . . .
Alfredo
Il so . . . ti calma.
Giuseppe
(Che vuol dir ciò?)
(Parte.)
Alfredo
Va forse d’ogni avere
ad affrettar la perdita . . . ma Annina
lo impedirà.
(Si vede il padre attraversare da lontano il giardino.)
Qualcuno è nel giardino . . .
(per uscire)
Chi è là? . . .
Un commissionario
(sulla porta)
Il signor Germont?
Alfredo
Son io.
Commissionario
Una dama
da un cocchio, per voi, di qua non lunge,
mi diede questo scritto . . .
(Dà una lettera ad Alfredo, riceve una moneta, e parte.)

Scena ottava

Alfredo, poscia il signor Germont.
Alfredo
Di Violetta! . . . Perché son io commosso? . . .
A raggiungerla forse ella m’invita . . .
Io tremo! . . . Oh ciel! . . . coraggio! . . .
(Apre la lettera e legge:)
«Alfredo, al giungervi di questo foglio . . .»
(un grido)
Ah! . . .
(Si volge e si trova nelle braccia del padre.)
Padre mio!
Germont
Mio figlio!
Oh quanto soffri! . . . Oh tergi il pianto,
ritorna di tuo padre orgoglio e vanto.
(Alfredo, disperato, siede presso il tavolino col volto fra le mani.)
Germont
Di Provenza il mar, il suol chi dal cor ti cancellò?
Al natio fulgente sol qual destino ti furò?
Oh rammenta pur nel duol ch’ivi gioia a te brillò,
e che pace colà sol su te splendere ancor può . . .
Dio mi guidò!
Ah! il tuo vecchio genitor tu non sai quanto soffri!
Te lontano, di squallor il suo tetto si coprì . . .
Ma se alfin ti trovo ancor, se in me speme non fallì,
se la voce dell’onor in te appien non ammutì . . .
Dio m’esaudì! . . .
(scuotendo Alfredo)
Né rispondi d’un padre all’affetto?
(abbracciandolo)
Alfredo
Mille serpi divoranmi il petto . . .
(respingendo il padre)
Mi lasciate . . .
Germont
Lasciarti! . . .
Alfredo
(risoluto)
(Oh vendetta!)
Germont
Non più indugi, partiamo . . . t’affretta . . .
Alfredo
(Ah fu Douphol!)
Germont
M’ascolti tu?
Alfredo
No!
Germont
Dunque invano trovato t’avrò?

No, non udrai rimproveri;
copriam d’oblio il passato:
l’amor che m’ha guidato
sa tutto perdonar.
Vieni, i tuoi cari in giubilo
con me rivedi ancora;
a chi penò finora
tal gioia non negar.
Un padre ed una suora
t’affretta a consolar . . .
Alfredo
Mille serpi ecc.
Germont
M’ascolti tu?
Alfredo
No.
Germont
Un padre ed una suora ecc.
No, non udrai ecc.
Alfredo
(scuotendosi, getta a caso gli occhi sulla tavola, e vede la lettera di Flora, la scorre ed esclama:)
Ah! . . . ell’è alla festa! . . . volisi
l’offesa a vendicar!
Germont
Che dici? . . . ah! ferma!
(Alfredo fugge precipitoso inseguito dal padre. )

Scena nona

Galleria nel palazzo di Flora, riccamente addobbata e illuminata.

Una porta nel fondo e due laterali. A destra, più avanti, un tavoliere con quanto occorre pel giuoco; a sinistra, ricco tavolino con fiori e rinfreschi, varie sedie e un divano.

(Flora, il Marchese, il Dottore, ed altri invitati entrano dalla sinistra discorrendo fra loro.)

[7. Finale II]
Flora
Avrem lieta di maschere la notte;
n’è duce il viscontino . . .
Vïoletta ed Alfredo anco invitai . . .
Marchese
La novità ignorate? . . .
Violetta e Germont sono disgiunti.
Flora, Dottore
Fia vero? . . .
Marchese
Ella verrà qui col Barone.
Dottore
Li vidi ieri ancor . . . parean felici.
(S’ode rumore a destra.)
Flora
Silenzio . . . udite? . . .
Flora, Dottore, Marchese
(vanno verso la destra)
Giungono gli amici.

Scena decima

Detti, e molte signore mascherate da zingare.

(Una parte di queste zingarelle terrà in mano una bacchetta; l’altra parte un tamburello da percuotere a tempo.)
Zingarelle
Noi siamo zingarelle
venute da lontano;
d’ognuno sulla mano
leggiamo l’avvenir.
Se consultiam le stelle,
null’avvi a noi d’oscuro,
e i casi del futuro
possiamo altrui predir.
Alcune
Vediamo? . . .
(osservando la mano di Flora)
Voi, signora,
rivali alquante avete . . .
Altre
(osservando la mano del Marchese)
Marchese, voi non siete
model di fedeltà.
Flora
(al Marchese)
Fate il galante ancora?
ben, vo’ me la paghiate.
Marchese
(a Flora)
Che diamin vi pensate? . . .
l’accusa è falsità.
Flora
La volpe lascia il pelo,
non abbandona il vizio . . .
Marchese mio, giudizio,
o vi farò pentir.
Tutti
Su via, si stenda un velo
sui fatti del passato;
già quel ch’è stato è stato,
badiamo/badate all’avvenir.
(Flora ed il Marchese si stringono la mano.)

Scena undicesima

Detti, Gastone ed altri amici mascherati da Mattadori e Piccadori spagnuoli.

[Coro di Mattadori spagnuoli]
Gastone e Mattadori
(entrando vivacemente dalla destra)
Di Madride noi siam mattadori,
siamo i prodi del circo dei tori,
testé giunti a godere del chiasso
che a Parigi si fa pel Bue grasso;
e una storia, se udire vorrete,
quali amanti noi siamo, saprete.
Flora, Dottore, Marchese, Zingarelle
Sì, sì, bravi; narrate, narrate:
con piacere l’udremo.
Gastone e Mattadori
Ascoltate.

È Piquillo un bel gagliardo
biscaglino mattador;
forte il braccio, fiero il guardo,
delle giostre egli è signor.
D’andalusa giovinetta
follemente innamorò;
ma la bella ritrosetta
così al giovane parlò:
Cinque tori in un sol giorno
vo’ vederti ad atterrar;
e, se vinci, al tuo ritorno
mano e cor ti vo’ donar.
Sì, gli disse, e il mattadore
alle giostre mosse il piè;
(I Piccadori batteranno contro terra le loro picche a tempo.)
cinque tori, vincitore,
sull’arena egli stendé.
Flora, Dottore, Marchese,
Bravo, bravo il mattadore,
ben gagliardo si mostrò,
se alla giovine l’amore
in tal guisa egli provò!
Gastone e Mattadori
Poi, tra plausi, ritornato
alla bella del suo cor,
colse il premio desïato
tra le braccia dell’amor.
Flora, Dottore, Marchese, Zingarelle
Con tai prove i mattadori
san le belle conquistar!
Gastone e Mattadori
Ma qui son più miti i cori;
a noi basta folleggiar . . .
(Le Zingarelle percuoteranno il Tamburello. I Piccadori come sopra)
Tutti
Sì, sì, allegri, or pria tentiamo
della sorte il vario umor;
la palestra dischiudiamo
agli audaci giuocator.
(Gli uomini si tolgono la maschera, e chi passeggia, chi si accinge a giocare.)

Scena dodicesima

Detti ed Alfredo, quindi Violetta col Barone; un Servo (a tempo).

[Seguito del Finale II]
(Alfredo entra.)
Tutti
(meno Alfredo e il Barone)
Alfredo! Voi!
Alfredo
Sì, amici . . .
Flora
Violetta?
Alfredo
Non ne so.
Tutti
(come sopra)
Ben disinvolto! bravo! . . . Or via, giuocar si può.

(Gastone si pone a tagliare, Alfredo ed altri puntano. – Entra Violetta a braccio del Barone. – Flora va loro incontro.)
Flora
Qui desïata giungi . . .
Violetta
Cessi al cortese invito.
Flora
Grata vi son, barone, d’averlo pur gradito.
Barone
(piano a Violetta)
(Germont è qui! il vedete?)
Violetta
(da sé)
(Cielo! gli è vero!)
(piano al Barone)
Il vedo.
Barone
(cupo)
Da voi non un sol detto si volga a questo Alfredo . . .
non un detto! . . .
Violetta
(da sé)
(Ah perché venni, incauta! Pietà, gran Dio, di me!)
Flora
Meco t’assidi, narrami: quai novità vegg’io? . . .

(Fa sedere Violetta presso di sé sul divano; il Dottore si avvicina ad esse; il Marchese si trattiene a parte col Barone; Gastone taglia, Alfredo ed altri puntano, altri passeggiano. – Flora e Violetta parlano fra loro.)
Alfredo
Un quattro!
Gastone
Ancora hai vinto.
Alfredo
Sfortuna nell’amore
fortuna reca al giuoco! . . .
(Punta e vince.)
Gastone, Marchese, Amici
È sempre vincitore! . . .
Alfredo
Oh vincerò stassera; e l’oro guadagnato
poscia a goder tra’ campi ritornerò beato.
Flora
Solo? . . .
Alfredo
No . . . no . . . con tale che vi fu meco ancora,
poi mi sfuggia . . .
Violetta
(Mio Dio!)
Gastone
(ad Alfredo indicando Violetta)
(Pietà di lei! . .)
Barone
(ad Alfredo con mal frenata ira)
Signor! . . .
Violetta
(piano al Barone)
(Frenatevi, o vi lascio.)
Alfredo
(disinvolto)
Barone, m’appellaste?
Barone
(ironico)
Siete in sì gran fortuna, che al giuoco mi tentaste . . .
Alfredo
Sì? . . .
(ironico)
La disfida accetto.
Violetta
(da sé)
(Che fia? . . . morir mi sento!
Pietà, gran Dio, di me!)
Barone
(punta)
Cento luigi a destra . . .
Alfredo
(punta)
Ed alla manca cento . . .
Gastone
(tagliando)
Un asso . . . un fante . . .
(ad Alfredo)
hai vinto!
Barone
Il doppio? . . .
Alfredo
Il doppio sia.
Gastone
(tagliando)
Un quattro . . . un sette . . .
Dottore, Marchese, Amici
Ancora! . . .
Alfredo
Pur la vittoria è mia!
Gastone, Dottore, Marchese, Amici
Bravo davver! . . . la sorte è tutta per Alfredo! . . .
Flora
Del villeggiar la spesa farà il Baron, già il vedo.
Alfredo
(al Barone)
Seguite pur!
(Entra un Servo.)
Un servo
La cena è pronta.
Flora
Andiamo . . .
Gastone, Dottore, Marchese, Amici
Andiamo, andiam.
(Tutti partono, restando indietro Alfredo ed il Barone.)
Violetta
(uscendo; da sé)
(Che fia? . . . morir mi sento! . . . Pietà, gran Dio, di me!)
Alfredo
(al Barone)
Se continuar v’aggrada . . .
Barone
Per ora nol possiamo:
più tardi la rivincita.
Alfredo
Al giuoco che vorrete.
Barone
Seguiam gli amici . . . poscia . . .
Alfredo
Sarò qual bramerete.
(Si allontanano.)
Andiam.
Barone
(ben lontano)
Andiam.

Scena tredicesima

Violetta, indi Alfredo.
Violetta
(ritorna affannata)
Invitato a qui seguirmi,
verrà desso? . . . vorrà udirmi? . . .
Ei verrà . . . ché l’odio atroce
puote in lui più di mia voce . . .
Alfredo
Mi chiamaste? . . . che bramate? . . .
Violetta
Questi luoghi abbandonate;
un periglio vi sovrasta . . .
Alfredo
Ah comprendo! . . . Basta, basta . . .
E sì vile mi credete?
Violetta
Ah no, no, mai . . .
Alfredo
Ma che temete?
Violetta
Tremo sempre del Barone . . .
Alfredo
È tra noi mortal quistione . . .
S’ei cadrà per mano mia,
un sol colpo vi torria
coll’amante il protettore . . .
V’atterrisce tal sciagura?
Violetta
Ma s’ei fosse l’uccisore! . . .
Ecco l’unica sventura
ch’io pavento a me fatale.
Alfredo
La mia morte! . . . Che ven cale?
Violetta
Deh, partite . . . e sull’istante.
Alfredo
Partirò, ma giura innante
che dovunque seguirai
i passi miei . . .
Violetta
Ah no, giammai!
Alfredo
No! . . . giammai! . . .
Violetta
Va’, sciagurato!
scorda un nome ch’è infamato . . .
va’, mi lascia sul momento . . .
di fuggirti un giuramento
sacro io feci . . .
Alfredo
A chi? . . . dillo . . . chi potea? . . .
Violetta
A chi dritto pien n’avea.
Alfredo
Fu Douphol? . . .
Violetta
(con supremo sforzo)
Sì.
Alfredo
Dunque l’ami?
Violetta
Ebben . . . l’amo . . .
Alfredo
(corre furente a spalancare la porta e grida:)
Or tutti a me.

Scena quattordicesima

Detti, e tutti i precedenti.

(Tutti entrano confusamente.)
Tutti
(tranne Violetta e Alfredo)
Ne appellaste? . . . che volete? . . .
Alfredo
(additando Violetta che abbattuta si appoggia al tavolino)
Questa donna conoscete?
Tutti
(come sopra)
Chi? Violetta?
Alfredo
Che facesse
non sapete?
Violetta
(Ah! taci.)
Tutti
(come sopra)
No.
Alfredo
Ogni suo aver tal femmina
per amor mio sperdea . . .
Io cieco, vile, misero,
tutto accettar potea.
Ma è tempo ancora! . . . tergermi
da tanta macchia bramo . . .
or testimon vi chiamo
che qui pagata io l’ho.

(Getta con furente sprezzo una borsa a’ piè di Violetta, che sviene fra le braccia di Flora. In questo momento entra Germont.)

Scena quindicesima

Detti, e Germont.
Tutti
(meno Violetta, Flora e Alfredo)
Oh, infamia orribile
tu commettesti!
un cor sensibile
così uccidesti! . . .
Di donne ignobile
insultatore,
di qua allontanati,
ne dèsti orror!
[Largo del Finale II]
Germont
(con dignitoso fuoco)
Di sprezzo degno sé stesso rende
chi pur nell’ira la donna offende . . .
Dov’è mio figlio? . . . più non lo vedo;
in te più Alfredo trovar non so.
(Io sol fra tanti so qual virtude
di quella misera il sen racchiude . . .
io so che l’ama, che gli è fedele;
eppur crudele tacer dovrò! . . .)
Alfredo
(da sé)
(Ah sì! che feci! . . . ne sento orrore!
Gelosa smania, deluso amore
mi strazian l’alma . . . più non ragiono . . .
da lei perdono più non avrò.
Volea fuggirla . . . non ho potuto . . .
dall’ira spinto son qui venuto! . . .
Or che lo sdegno ho disfogato,
me sciagurato! rimorso n’ho!)
Violetta
(riavendosi)
Alfredo, Alfredo, di questo core
non puoi comprendere tutto l’amore;
tu non conosci che fino a prezzo
del tuo disprezzo provato io l’ho.
Ma verrà tempo in che il saprai . . .
come t’amassi confesserai . . .
Dio dai rimorsi ti salvi allora . . .
io spenta ancora pur t’amerò.
Douphol
(piano ad Alfredo)
A questa donna l’atroce insulto
qui tutti offese, ma non inulto
fia tanto oltraggio . . . provar vi voglio
che il vostro orgoglio fiaccar saprò.
Tutti gli altri
Oh quanto peni! ma pur fa’ cor,
qui soffre ognuno del tuo dolor;
fra cari amici qui sei soltanto;
rasciuga il pianto che t’inondò.

(Germont trae seco il figlio; il Barone lo segue. Violetta è condotta in altra stanza dal Dottore e da Flora; gli altri si disperdono.)

ATTO TERZO

[8a. Preludio]

Camera da letto di Violetta

Nel fondo è un letto con cortine mezzo tirate; una finestra chiusa da imposte interne; presso il letto uno sgabello su cui una bottiglia d’acqua, una tazza di cristallo, diverse medicine. A metà della scena una toilette, vicino un canapè; più distante un altro mobile su cui arde un lume da notte; varie sedie ed altri mobili. La porta è a sinistra; di fronte v’è un caminetto con fuoco acceso.

[8b. Scena ed Aria]

Scena prima

Violetta ed Annina.

(Violetta dorme sul letto; Annina, seduta presso il caminetto, è pure addormita.)
Violetta
(svegliandosi)
Annina?
Annina
(destandosi confusa)
Comandate? . . .
Violetta
Dormivi? poveretta!
Annina
Sì, perdonate . . .
Violetta
Dammi d’acqua un sorso.
(Annina eseguisce.)
Osserva . . . È pieno il giorno?
Annina
Son sett’ore.
Violetta
Da’ accesso a un po’ di luce.
(Annina apre le imposte e guarda nella via.)
Annina
Il signor di Grenvil . . .
Violetta
Oh il vero amico! . . .
Alzar mi vo’ . . . m’aita.
( Fa per alzarsi, ma ricade; poi, sostenuta da Annina, va lentamente verso il canapè. Il Dottore arriva in tempo per sostenerla.)

Scena seconda

Dette, ed il Dottore.
Violetta
Quanta bontà! . . . pensaste a me per tempo! . . .
Dottore
(le tocca il polso)
Sì . . . Come vi sentite?
Violetta
Soffre il mio corpo, ma tranquilla ho l’alma.
Mi confortò ier sera un pio ministro . . .
ah! religïone è sollievo ai sofferenti.
Dottore
E questa notte? . . .
Violetta
Ebbi tranquillo il sonno.
Dottore
Coraggio adunque . . . la convalescenza
non è lontana . . .
Violetta
Oh! la bugia pietosa
ai medici è concessa! . . .
Dottore
(le stringe la mano)
Addio . . . a più tardi!
Violetta
Non mi scordate.
(Il Dottore parte; Annina lo accompagna.)
Annina
(al Dottore)
Come va, signore?
Dottore
(piano)
La tisi non le accorda che poche ore.
(Esce.)

Scena terza

Violetta ed Annina.
Annina
Or fate cor . . .
Violetta
Giorno di festa è questo?
Annina
Tutta Parigi impazza . . . è carnevale.
Violetta
Ah nel comun tripudio, sallo Iddio,
quanti infelici soffron! . . . Quale somma
(indicandolo)
v’ha in quello stipo?
Annina
(apre e conta)
Venti luigi.
Violetta
Dieci ne reca a’ poveri tu stessa.
Annina
Poco rimanvi allora . . .
Violetta
Oh mi saran bastanti! . . .
Cerca poscia mie lettere.
Annina
Ma voi? . . .
Violetta
Null’occorrà . . . sollecita, se puoi.
(Annina esce.)

Scena quarta

Violetta sola.
Violetta
(trae dal seno una lettera e legge:)
«Teneste la promessa . . . La disfida
ebbe luogo . . . il barone fu ferito,
però migliora . . . Alfredo
è in stranio suolo . . . Il vostro sagrifizio
io stesso gli ho svelato.
Egli a voi tornerà pel suo perdono . . .
io pur verrò . . . Curatevi . . . mertate
un avvenir migliore . . .
Giorgio Germont . . .»
(con voce sepolcrale)
È tardi! . . .
(Si alza.)
Attendo, attendo . . . né a me giungon mai! . . .
(Si guarda nello specchio.)
Oh come son mutata! . . .
Ma il Dottore a sperar pure m’esorta! . . .
Ah con tal morbo ogni speranza è morta!

Addio del passato bei sogni ridenti,
le rose del volto già sono pallenti;
l’amore d’Alfredo perfino mi manca,
conforto, sostegno dell’anima stanca . . .
Ah! della traviata sorridi al desìo,
a lei, deh perdona, tu accoglila, o Dio!
Ah! tutto, or tutto finì.

Le gioie, i dolori tra poco avran fine;
la tomba ai mortali di tutto è confine!
Non lacrima o fiore avrà la mia fossa,
non croce col nome che copra quest’ossa!
Ah! della traviata ecc.
(Siede.)

[9. Baccanale]
Coro interno
Largo al quadrupede
sir della festa,
di fiori e pampini
cinto la testa.

Largo al più docile
d’ogni cornuto,
di corni e pifferi
abbia il saluto.
Parigini, date passo
al trionfo del Bue grasso.

L’Asia, né l’Africa
vide il più bello,
vanto ed orgoglio
d’ogni macello . . .
Allegre maschere,
pazzi garzoni,
tutti plauditelo
con canti e suoni.
Parigini, date passo ecc.

Largo al quadrupede ecc.

Scena quinta

Detta ed Annina.
[10. Scena e Duetto]
Annina
(torna frettolosa; esitando)
Signora . . .
Violetta
Che t’accadde?
Annina
Quest’oggi, è vero? vi sentite meglio?
Violetta
Sì, perché?
Annina
D’esser calma promettete?
Violetta
Sì, che vuoi dirmi?
Annina
Prevenir vi volli . . .
una gioia improvvisa . . .
Violetta
Una gioia! . . . dicesti?
Annina
Sì, o signora . . .
Violetta
Alfredo! Ah tu il vedesti! ei vien! t’affretta . . .
Alfredo?
(Annina afferma col capo e va ad aprire la porta; comparisce Alfredo.)

Scena sesta

Violetta, Alfredo, Annina.

(Alfredo e Violetta si gettano le braccia al collo.)
Violetta
Amato Alfredo, oh gioia!
Alfredo
Oh mia Violetta, oh gioia!
Alfredo
Colpevol sono . . . so tutto, o cara . . .
Violetta
Io so che alfine reso mi sei!
Alfredo
Da questo palpito s’io t’ami impara,
senza te esistere più non potrei.
Violetta
Ah, s’anco in vita m’hai ritrovata,
credi che uccidere non può il dolor.
Alfredo
Scorda l’affanno, donna adorata,
a me perdona e al genitor.
Violetta
Ch’io ti perdoni? la rea son io;
ma solo amor tal mi rendé.
Alfredo, Violetta
Null’uomo o demon, angiol mio,
mai più dividermi potrà da te.

Parigi, o cara/o, noi lasceremo,
la vita uniti trascorreremo . . .
de’ corsi affanni compenso avrai,
la tua/mia salute rifiorirà.
Sospiro e luce tu mi sarai,
tutto il futuro ne arriderà.
Violetta
Ah non più . . . a un tempio . . . Alfredo, andiamo,
del tuo ritorno grazie rendiamo . . .
(Vacilla.)
Alfredo
Tu impallidisci! . . .
Violetta
È nulla, sai?
Gioia improvvisa non entra mai,
senza turbarlo, in mesto core . . .
(Si abbandona sfinita sopra una sedia.)
Alfredo
(spaventato sorreggendola)
Gran Dio! . . . Violetta! . . .
Violetta
È il mio malore! . . .
fu debolezza . . . ora son forte . . .
(sforzandosi)
vedi? sorrido . . .
Alfredo
(desolato)
(Ahi, cruda sorte!)
Violetta
Fu nulla . . . Annina, dammi a vestire.
Alfredo
Adesso? . . . attendi . . .
Violetta
(alzandosi)
No! . . . voglio uscire.
(Annina presenta a Violetta una veste ch’ella fa per indossare, ed impeditane dalla debolezza esclama:)
Violetta
(con disperazione)
Gran Dio! . . . non posso!
(Getta con dispetto la veste e ricade sulla sedia.)
Alfredo
(Cielo! che vedo!)
(ad Annina)
Va’ pel dottore . . .
Violetta
(ad Annina)
Ah! digli . . . digli che Alfredo
è ritornato all’amor mio . . .
digli che vivere ancor vogl’io . . .
(Annina parte.)
Violetta
(ad Alfredo)
Ma se tornando non m’hai salvato,
a niuno in terra salvarmi è dato.

Scena settima

Violetta ed Alfredo.
Violetta
(sorgendo impetuosa)
Gran Dio! . . . morir sì giovane,
io che penato ho tanto! . . .
morir sì presso a tergere
il mio sì lungo pianto!
Ah, dunque fu delirio
la credula speranza;
invano di costanza
armato avrò il mio cor! . . .
Alfredo
Oh mio sospiro e palpito,
diletto del cor mio! . . .
le mie colle tue lacrime
confondere degg’io! . . .
ma più che mai, deh! credilo,
m’è d’uopo di costanza . . .
ah! tutto alla speranza
non chiudere il tuo cor!
Violetta
Oh! Alfredo, il crudo termine
serbato al nostro amore!
Alfredo
Ah! Violetta mia, deh! càlmati,
m’uccide il tuo dolor!
(poi a due)

(Violetta si abbandona sul canapè.)

Scena ultima

Detti, Annina, Germont ed il Dottore.

[11. Finale ultimo]
Germont
(entrando con Annina ed il Dottore)
Ah Violetta! . . .
Violetta
Voi . . . signor! . . .
Alfredo
Mio padre! . . .
Violetta
Non mi scordaste?
Germont
La promessa adempio . . .
a stringervi qual figlia vengo al seno,
o generosa.
Violetta
Ahimè! tardi giungeste! . . .
(abbracciandolo)
Pure, grata ven sono . . .
(al Dottore)
Grenvil, vedete? . . . tra le braccia io spiro
di quanti ho cari al mondo . . .
Germont
Che mai dite!
(osservando Violetta)
(Oh cielo! . . . è ver!)
Alfredo
La vedi, padre mio? . . .
Germont
Di più non lacerarmi,
troppo rimorso l’alma mi divora . . .
quasi fulmin m’atterra ogni suo detto . . .
(Violetta apre un ripostiglio e ne toglie un medaglione.)
Oh mal cauto vegliardo! . . .
il mal ch’io feci ora sol vedo! . . .
Violetta
(ad Alfredo)
Più a me t’appressa . . . ascolta,
amato Alfredo!
(cupa)
Prendi . . . quest’è l’immagine
de’ miei passati giorni,
a rammentar ti torni
colei che sì t’amò.

Se una pudica vergine,
degli anni suoi nel fiore,
a te donasse il core . . .
sposa ti sia . . . lo vo’ . . .
Le porgi quest’effigie;
dille che dono ell’è
di chi nel ciel fra gli angeli
prega per lei, per te.
Alfredo
No, non morrai, non dirmelo . . .
dêi vivere, amor mio . . .
a strazio sì terribil
qui non mi trasse Iddio.
Sì presto, ah no, dividerti
morte non può da me.
Ah vivi, o solo un feretro
m’accoglierà con te.
Germont
Cara, sublime vittima
d’un disperato amore,
perdonami lo strazio
recato al tuo bel cor.
Germont, Dottore, Annina
Finché avrà il ciglio lagrime
io piangerò per te;
vola a’ beati spiriti,
Iddio ti chiama a sé.
Violetta
(rianimata)
È strano!
Annina, Alfredo, Germont, Dottore
Che!
Violetta
(parlando)
Cessarono
gli spasimi del dolore . . .
in me . . . rinasce . . . m’agita
insolito vigor! . . .
Ah! . . . ma io . . . ritorno a viver!! . . .
oh gioia! . . .
(Ricade sul canapè.)
Annina, Germont, Dottore
Oh cielo! . . . muor! . . .
Alfredo
Violetta?
Annina, Germont
Oh Dio, soccorrasi . . .
Dottore
(dopo averle toccato il polso)
È spenta!
Annina, Alfredo, Germont
Oh mio dolor! . . .

(Quadro e cade la tela.)


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Ultimo aggiornamento 21 gennaio 2026