Che l'apparizione di Pablo de Sarasate nel panorama concertistico europeo abbia rappresentato un momento di netta rottura rispetto alla scuola del violinismo romantico è testimoniato dal numero e dai nomi dei compositori che, nel volgere di un ristretto lasso di tempo, fecero quasi a gara per offrire al violinista spagnolo un pezzo da inserire nel suo repertorio: Bruch, Lalo, Joachim, Wieniawski, Dvofàk e Saint-Saëns, fra gli altri. Sarasate cominciò la sua carriera europea nel 1858, a quindici anni, dopo avere studiato a Madrid prima e al Conservatorio di Parigi poi. E la sua attività lo avrebbe portato nelle Americhe come in tutta Europa, senza legarlo stabilmente a qualche particolare istituzione. Dolcezza e purezza, contrastanti con un intenso vibrato, erano gli elementi di base del suo violinismo, le cui doti di intonazione e perfezione tecnica erano al di sopra di ogni critica, e coniugate a una musicalità trascinante. Non a caso nelle sue memorie Carl Flesch definì le caratteristiche dello stile di Sarasate come «moderazione estetica, eufonia e perfezione tecnica... Rappresentava un tipo di violinista completamente nuovo». La novità poteva essere apprezzata nel confronto, avvenuto a Vienna nel 1876, con lo stile classicista di Joseph Joachim, l'amico e collaboratore di Brahms, che venne sfavorevolmente contrapposto a Sarasate nel Concerto di Beethoven. Il virtuosismo trascendentale, istrionico, si sommava all'ascendenza spagnola, che costituiva un enorme fascino per i compositori della seconda metà del secolo.
Non stupisce dunque che anche come compositore Sarasate cercasse di sfruttare il filone spagnolo, inserendo nel suo catalogo un vastissimo numero di brani ispirati al folklore iberico, o meglio a ciò che, nell'Europa del secondo Ottocento, passava per folklore iberico. Ma anche laddove questo filone viene evitato rimane sempre il gusto del pezzo di bravura ispirato a stilemi caratteristici, realizzato per suscitare il meritato applauso. È questo il caso anche della Zingaresca {Zigeunerweisen, op. 20, del 1878) che rappresenta certamente uno dei pezzi di bravura più importanti dell'intero repertorio violinistico. La pagina, ispirata al folklore zigano, si divide in due parti contrapposte: cantabile e malinconica la prima, brillantissima la seconda, entrambe innervate da scale e ritmi caratteristici.