Il nome di Pablo de Sarasate si inserisce in quel movimento di rinnovamento della musica spagnola nella seconda metà dell'Ottocento che ebbe in Felipe Pedrell il suo caposcuola, considerato grosso modo alla stessa stregua di Glinka in Russia e di Smetana in Boemia. Pedrell infatti si adoperò per la creazione di un'opera "nacional", aperta alla tradizione popolare spagnola, ma concepita in uno stile europeo, non alieno da certe influenze del concetto wagneriano del "Wort-Ton-Drama". L'abbondanza dei ricorsi tematici, secondo il sistema wagneriano dei "Grundthemen", i procedimenti cromatici e la scelta di situazioni che presentano analogie con le vicende del Parsifal, del Tannhäuser e del Tristano e Isotta valsero a Pedrell l'appellativo di "Wagner spagnolo", ma al di là di questa classificazione è evidente come nella sua musica egli abbia tenuto conto dei costumi e delle usanze del suo paese, utilizzando tutti quegli elementi specifici, anche folclorici, della Spagna musicale, che avrebbero avuto in futuro sviluppo e risonanza internazionale con compositori come Albéniz, Granados e Falla, suoi allievi. Intorno a Pedrell e alla sua attività di valorizzazione delle tradizioni musicali iberiche si stagliano poche figure di non grande statura artistica, ma importanti per la conoscenza della vita musicale iberica, come il violinista Jesus Monasterio (1836-1903), creatore di apprezzate composizioni per violino e orchestra, Pedro Tintorer y Segarra (1814-1890), Salvador Giner (1832-1911) e Pablo de Sarasate, celeberrimo violinista e autore di molte pagine su tematiche popolari e danze spagnole, oltre che tzigane. Sarasate è classificato uno dei più grandi virtuosi di violino di tutti i tempi e per lui composero diversi musicisti, a cominciare da Edouard Lalo, che gli dedicò la notissima Symphonie espagnole. Nel corso delle sue tournées in tutta l'Europa e in America, durate per un quarantennio, dal 1861 fino alla morte, egli suonò musiche classiche e di artisti a lui contemporanei e amò presentare suoi pezzi tipicamente spagnoli (notturni, serenate, danze di ogni tipo) e fantasie da concerto di diverse opere, in cui si serviva delle melodie originali per mettere in evidenza il tecnicismo e i valori virtuosistici del violino. In questo senso vanno ascoltate le brillantissime e fosforescenti fantasie sulla Carmen (l'op. 25 è ancora oggi un cavallo di battaglia per un violinista di razza), sul Don Giovanni, sul Faust, sul Franco cacciatore, sulla Martha di Flotow e sulla Forza del destino, improntate ad un gusto della variazione e ad un'abilità di archetto di sicuro effetto emotivo, all'insegna di una musica di piacevole e rasserenante inventiva "al quadrato", così come del resto aveva fatto con grande successo Liszt con il pianoforte, contribuendo a far conoscere ovunque capolavori del teatro musicale.