Edgar, SC 62

Dramma lirico in quattro atti


Testo del libretto


Edgar siam tutti, poiché conduce
D’ognun sul tramite vital la Sorte,
Con vece assidua, tenebra e luce,
Amore e morte.

Guai se di qualche volgar miraggio
Schiavi ci rende la stolta brama
Quando, degli anni nel fiore, il raggio
D’amor ci chiama!

Guai se alla luce d’amor serena,
Che assurger l’anime può a voli immensi,
Noi preferiamo la fiamma oscena
Che incendia i sensi!

Guai se la coppa, che una baccante
Trista ne porge, vuotar vogliamo…
Ché al cor la nausea dopo un istante
Salir sentiamo!

Affranti, all’orgia gridiamo: «Addio!»
E, perché un’onta n’è la memoria,
Ad altre febbri chiediam l’oblio,
Chiediam la gloria.

Ah, questa fata che ci entusiasma
Eccola!… È nostra!… Poveri eroi…
Divien la gloria letal miasma
Dinnanzi a noi!

Oh, allora al raggio dell’amor santo
Degli anni primi volgiam la faccia;
Lo chiamiam angelo che asciuga il pianto,
Gli apriam le braccia!…

Ma, ahimè, uno scheletro dal ghigno truce
Allor, sovente, premiam sul cuore;
Ché stan vicini tenebra e luce,
Morte ed amore!

ATTO I

Villaggio presso Courtray. A destra, sul davanti, la casa di Edgar; presso la porta della casa un sedile di pietra; piú in là una chiesuola. A sinistra, sul davanti, una taverna con pergolato sotto al quale un tavolo e panche; piú in là gruppo di alberi. Subito dietro la chiesa un poggio poco alto attraversa tutta la scena e va a perdersi dietro il gruppo d’alberi a sinistra; a metà del poggio un alberello di mandorlo in fiore, presso al quale un sentiero scende sulla piazza. Sfondo di paesaggio ridentissimo, aperto, sul dinanzi del quale, in modo che appaiano poco lontani, alcuni tetti del villaggio. Alba pura primissima.

Scena prima

Edgar, poi Fidelia. Cori interni di Contadini e Contadine.
All’alzarsi della tela Edgar dorme seduto dinanzi alla taverna. Rintocchi d’«Angelus» alla chiesuola. Contadini e pastori attraversano la scena venendo da diverse parti; poi si allontanano salutandosi, come muovessero ai lavori della giornata.
CONTADINI e CONTADINE
(lontano)
Qual voce lontana
Squillò la campana
E l’ultima stella
Fulgor piú non ha!
FIDELIA
(di dentro)
O fior del giorno, salve alba serena!
Speranza ed esultanza!… Inno gentil!
Di celestial profumo è l’aura piena…
(entra in scena dalla destra, sul poggio)
O fior del giorno, salve alba d’april!
O fior dell’anno, alba d’april!
(scorgendo Edgar addormentato e chiamandolo)
Edgar!
EDGAR
(destandosi)
Chi mi chiamò?
(volgendosi e vedendo Fidelia)
Sei tu, fanciulla?
FIDELIA
Buon dí!
EDGAR
Buon dí!
FIDELIA
Dunque non ha riposo
Per te la notte, se qui il sol t’ha côlto
Ancor vinto dal sonno…
EDGAR
Io non son lieto
Come sempre sei tu…
FIDELIA
Lieta non sono
Se ti veggo cosí...
EDGAR
Va!… Ti saluto,
O Fidelia gentil!
FIDELIA
Senti lo strano
Pensier ch’io feci quando mi svegliai:
Già il mandorlo vicino
Dei primi fior si ornò;
Se sovra il mio cammino
Edgar incontrerò,
Troncar ne voglio un ramo
E a lui lo vo’ gettar…
Il mattinal saluto
Cosí gli voglio dar!
(tronca un ramoscello dal mandorlo, poi scende verso il proscenio)
Or ben sul mio cammino,
Edgar, io t’incontrai…
Bel ramo, ramo candido,
Io ti potei troncar…
Il mattinal saluto
Cosí gli posso dar!
O profumata stella,
Che leggi nel mio cuor,
A lui di me favella!…
Addio, candido fior!
A lui di me favella!…
Addio, addio, fior!
(bacia il fiore e lo getta a Edgar)
Eccolo!
EDGAR
(raccogliendo il ramoscello)
Grazie!
FIDELIA
(dopo aver guardato a destra, come se avesse veduto avvicinarsi alcuno, fuggendo per la sinistra sul fondo)
Addio!…
EDGAR
(correndole dietro)
Fèrmati!...
CONTADINE e CONTADINI
(coro interno, piú vicino)
O fior del giorno, salve alba serena!
Speranza ed esultanza!.. Inno gentil!
Di celestial profumo è l’aura piena…
O fior dell’anno, salve alba d’april!
O fior dell’anno, alba d’april!

Scena seconda

Tigrana, poi di nuovo Edgar.
Tigrana, al cessar del Coro, entra in scena dalla destra. Ha un «dembal» (specie di liuto) ad armacollo e va verso la parte d’onde è uscito Edgar come spiando i suoi passi; poi indietreggia verso la destra, come vedendolo tornare, e si ritrae sul fondo. Rientra Edgar dalla sinistra, non si accorge di Tigrana e si avanza verso il proscenio tenendo nella destra il ramoscello di mandorlo, che egli contempla con tenerezza.
TIGRANA
(avvicinandosi, alle spalle di Edgar, sghignazzando)
Ah Ah! Ah!...
EDGAR
(volgendosi, riponendo in seno il ramoscello)
Tu qui?…
TIGRANA
(ironica)
Tenera scena
Dunque venni a turbar…
(indicando a sinistra)
Fuggir di balzo
La colombella io feci!… Io, ah! non credea
Che a te piacesse il miele
Di pastorali amor!…
EDGAR
(con sprezzo, andando a sedere pensieroso sulla porta di casa sua)
Evvia, mi lascia.

Scena terza

Contadini, Contadine, Gualtiero e Detti.
Le finestre della chiesa si illuminano. L’organo preludia a una preghiera. Donne, vecchi, fanciulli vengono da diverse parti alla spicciolata, si avviano alla chiesa e vi entrano durante tutta la scena che segue.
Anche Gualtiero, venendo dalla destra sul poggio con alcuni vecchi, ne scende con loro e con loro entra nella chiesa.

(organo)
TIGRANA
(avvicinandosi a Edgar con piglio di scherno e di tentazione)
Tu voluttà di fuoco, ardenti baci,
Sognavi un dí… non pastorali amor!…
Era un desio febbril d’orgia e di giuoco,
Era un desio febbril di vizio e d’ôr.
EDGAR
(come resistendo, ma scosso, alzandosi)
Taci, demonio!… Taci!
TIGRANA
(con ironia crescente)
Fûr vani sogni, Edgar! Sogni fugaci
Di chi nacque per gemere e tacer…
Nella chiesa tu pur dovresti entrar,
Non ha d’aquila i voli il tuo pensier!
EDGAR
(sempre piú agitato, poi, come ribellandosi, entrando bruscamente in casa)
Ah, taci, demonio!… Taci!
TIGRANA
(guarda verso la casa di Edgar scoppiando in una risata; poi, accompagnandosi col dembal, si avvia verso la taverna cantando)

«Tu il cuor mi strazii… Io muoio!
Che feci a te, crudel?»
Belava all’avoltoio
Nell’agonia l’agnel…
Agnelin fai pietà,
Fai pietà. Ah! Ah! Ah!

(quando Tigrana è giunta presso la taverna, Frank, sopravvenendo dal passaggio vicino ad essa, le sbarra la strada)

Scena quarta

Frank, Tigrana, Contadini e Contadine.
FRANK
(sbarrando il passo a Tigrana)
Ove fosti stanotte?
TIGRANA
(come cercando di evitarlo)
A te che importa?
FRANK
(prendendole una mano, con passione e mestizia conducendola verso il proscenio)
T’attesi iersera…
TIGRANA
(con sprezzo)
Ed io non venni!
FRANK
(con ira)
Tigrana!…
TIGRANA
(con alterigia)
Evvia!… Non ho di te paura!
Il tuo amor mi dà noia…
Tigrana ama la gioia ed il piacer…
ALCUNI CONTADINI
(passando sul fondo per recarsi alla chiesa sostano additandosi l’un l’altro Frank e Tigrana)
È Frank con lei!…
FRANK
(fra sé)
O mio dolor!
ALCUNE CONTADINE
(con sprezzo additando Tigrana)
La lebbra
È dessa del villaggio!
FRANK
O mio dolor!
TIGRANA
(sarcastica, indicando a Frank i contadini e le contadine che li guardano)
Se della tua virtú cara hai la fama
Fa che con me non t’abbiano a veder!
(gli sfugge ed entra nella taverna)

Scena quinta

Frank, solo.
FRANK
(siede su una panca della taverna col volto fra le mani)
Chi detto a me l’avrebbe mai
Che un giorno costei sarebbe stata
L’affanno piú crudel della mia vita…
Son quindici anni d’Ungari e Morischi
Un’errabonda schiera
Nel villaggio passò, qui una bambina
Abbandonando… Era Tigrana!… Crebbe
Figlia di tutti… Ahimè! Sul nostro seno
La vipera scaldammo!
(alzandosi, dolce)
Io l’amo!
Questo amor, vergogna mia,
Io spezzar, scordar vorrei;
Ma d’un’orrida malía
Sono schiavi i sensi miei…
Mille volte al ciel giurai
Di fuggirla!… E a lei tornai!
Ella ride del mio pianto,
Del mio sdegno si fa scherno;
Ed io, vil, col cuore infranto,
Ai suoi piedi mi prosterno…
E lei sola io sogno, io bramo!
Ah sventura!… Io l’amo!… Io l’amo!
(esce per la sinistra in fondo)

Scena sesta

Contadini e Contadine, poi Tigrana.
Appena Frank è uscito, entrano da diverse parti, piú frettolosi e piú numerosi di prima, dei gruppi di Contadini e di Contadine.
Come non trovassero piú posto nella chiesa essi si inginocchiano fuori sotto il portico. L’organo riprende. Il Coro attacca la preghiera. Tigrana durante questa preghiera rientra in scena dalla taverna guardandosi sospettosamente intorno come temesse di incontrare nuovamente Frank. Non vedendolo, inoltra; e dopo aver guardato con aria sprezzante verso la chiesa, siede con piglio insolente e sguaiato sul tavolo.
CONTADINI e CONTADINE
(uscendo processionalmente dalla chiesa e avanzandosi con pio entusiasmo)
Dio non benedice
Che gli umili quaggiú…
Viver può sol felice
Chi segue la virtú…
Ave, Signor!
Noi non affanna
Brama di gloria e d’ôr,
Ma fa che ogni capanna
Abbia un raggio d’amor!
Ave, Signor!… Non gloria ed ôr
Ma pace e amor! Ave!
TIGRANA
(accompagnandosi col dembal)
«Tu il cuor mi strazii… Io muoio!
Che feci a te, crudel?»
Belava all’avoltoio
Nell’agonia l’agnel…
Ghignando il re dei venti
Disse al morente allor:
«Oh, stupidi lamenti!
Cosí volle il Signor!...»

(ridendo)
Ah! Ah! Ah!
Cosí volle il Signor! Ah!
Agnellin... fai pietà!
CONTADINI e CONTADINE
(a Tigrana, con indignazione)
Dal bieco canto cessa!
TIGRANA
(arrogante)
Evvia… Perché?…
CONTADINI e CONTADINE
(minacciosi, avanzandosi)
Di qui ten va!
Lontana
Di qui ten va!
TIGRANA
Tigrana
Di voi timor non ha!
Sia per voi l’orazion,
È per me la canzon!
Vo’ cantar, vo’ trillar!
Chi non vuole ascoltar
Torni in chiesa a pregar!
(ride)
CONTADINI e CONTADINE
Vanne, sciagurata! Serpe, t’allontana!
Va, scomunicata! Vile cortigiana!
T’allontana!
TIGRANA
Vo’ cantar, vo’ trillar!...
CONTADINI e CONTADINE
Torna nell’inferno d’onde uscisti un dí!
Vanne, cortigiana! Vanne via di qui!
TIGRANA
L’ira vostra o il perdon...
Io del par sprezzerò!
L’abborrita canzon, ah!
Canterò! Vo’ cantar…
Vo’ trillar!
Chi non vuole ascoltar
Torni in chiesa a pregar!
CONTADINI e CONTADINE
Non vogliam la canzon
Che lo scherno ha nel suon!…
Non trillar, non cantar,
Dove, chini all’altar,
Noi veniamo a pregar!…
T’allontana!
Vattene! Vattene!
TIGRANA
Tigrana di voi timor non ha!
No! No! No!
CONTADINI e CONTADINE
Via di qui!
D’ogni sozzura simbolo,
Fra noi perché torva la sorte
Bella e fatal cosí giunger ti fe’?
Dei tuoi sorrisi il fascino
Sol può recar sciagura e morte!…
Pietà, perdon da noi non puoi sperar!

(Il Coro si scaglia minaccioso su Tigrana, la quale indietreggia fino alla casa di Edgar.
Qui, vedendosi perduta, con un movimento di disperazione afferra il battente e bussa.)

Scena settima

Edgar e Detti.
EDGAR
(apparendo sulla porta)
Che fu?…
CONTADINI e CONTADINE
(a Edgar, indicando Tigrana)
Coi canti suoi le nostre preci
Ella osava schernir!
(a Tigrana, con nuovo impeto)
Vattene!…
EDGAR
(frapponendosi, ai contadini e alle contadine)
Indietro… turba idiota!
CONTADINI e CONTADINE
(con stupore a Edgar)
Tu la difendi?…
EDGAR
(toccando l’elsa del pugnale)
Se alla devota
Nenia non torni, di questo acciar
A te la lama farò provar…
CONTADINI e CONTADINE
(con stupore crescente)
Egli impazzí!…
EDGAR
Non or… ma da quel giorno,
Che nella fronte mi balzò un pensier
E via di qui, per non far piú ritorno,
Io non andai… da allor fui pazzo inver!
O valle uggiosa,
Vita incresciosa,
Stolta famiglia umana
Che, al suon d’una campana,
Chini la fronte al suol…
Da te quest’oggi spicco il vol!
(volgendosi verso la propria casa)
Maledetto
Paterno tetto,
Su te, fra poco,
Ruggendo, il fuoco
Per mano mia
Divamperà!
(rientra nella casa)
CONTADINI e CONTADINE
Terror!…
Sventura!…
Al fuoco!
(alcuni entrano nella casa d’Edgar come per impedire l’incendio, ma, dopo pochi momenti, vengono respinti in scena da Edgar che compare sulla porta con un tizzone acceso nella destra)
EDGAR
Fuori di qui!… Nessuno queste soglie
Osi varcar!… Nessuno
D’imporsi a me pretenda!
È mia la casa… ed arder dovrà!
(getta il tizzone nella casa, poi a Tigrana)
Tigrana, vieni!…
Me pure accenda
Di nuova vita
La voluttà!
(Edgar prende Tigrana per mano e fa per uscire con lei dalla sinistra in fondo. Gli astanti fanno loro largo inorriditi. Frank compare e sbarra loro la strada.)

Scena ottava

Frank e Detti.
FRANK
(a Edgar)
T’arresta!
TUTTI
Frank!
EDGAR
(a Frank)
Sgombrami il passo!
FRANK
(indicando Tigrana)
Teco
Non dee partir!
EDGAR
(con disprezzo)
Di riso è degna
La tua parola!
FRANK
(toccando l’elsa del pugnale e avanzandosi verso il proscenio a sinistra)
Questa lama a te
L’apprenderà!
EDGAR
(venendo anch’egli verso il proscenio a destra e facendo atto di metter mano al pugnale)
Sta ben!
(Nel momento in cui Edgar e Frank stanno per sguainare i pugnali, Fidelia appare dalla sinistra, Gualtiero dalla chiesa.)

Scena nona

Fidelia, Gualtiero e Detti.
GUALTIERO
(accorrendo a Frank)
Mio figlio!
FIDELIA
(accorrendo a Edgar)
Edgar!
GUALTIERO
D’un vecchio, d’un padre la tremula voce,
Miei figli, ascoltate!
Del giovane sangue quest’impeto atroce,
Frenate! Miei figli, ascoltate!
Frenate! D’un vecchio la voce ascoltate.
La mano vi pose sull’elsa soltanto
Il torvo consiglio d’un cieco delir!…
Ah, un padre, un vegliardo, nell’onta e nel pianto,
O figli, o fratelli, non fate morir!
Non fate morir, ah! No!
FIDELIA
D’un vecchio la voce ascoltate!
D’Edgar nel pensiero, qual nembo veloce,
Il cieco delirio dell’ira scoppiò…
Ma il cieco delirio d’un vecchio la voce
D’Edgar nel pensiero d’un tratto placò!
EDGAR
D’un vecchio che prega la voce tremante
Quai tristi memorie nel cuor mi destò!…
O della mia vita terribil istante…
Di colpe novelle macchiarmi non vo’!…
Ah no! No!...
FRANK
Placare il mio sdegno sua voce non può.
Qual fascino arcano, nel cuor mi gettò!
Qual torbido incanto Tigrana,
Un tuo sguardo nel cuor mi gettò!…
D’un vecchio, d’un padre la voce di pianto
Placar del mio sdegno la fiamma non può!
TIGRANA
(guardando Frank ed Edgar ironica)
Al suolo si chinan gli sguardi.
La man delle spade già l’elsa lasciò…
Ah!... Al suolo d’entrambi si chinan gli sguardi.
A spegner dell’ira la fiamma, o codardi,
La tremula voce d’un vecchio bastò!…
CONTADINI e CONTADINE
O padre, ogni ciglio bagnato è di pianto...
Il cuore con te palpitò!
Sí, con te ogni cor palpitò.
Il cielo un soave mestissimo incanto
D’un padre alla voce che implora donò!
O vecchio, ogni ciglio bagnato è di pianto…
O padre, ogni cuore con te palpitò!
O vecchio, ogni ciglio è bagnato di pianto…
EDGAR
(riprendendo per mano Tigrana in atto di condurla seco)
Or dunque, addio!
FRANK
(sguainando il pugnale e sbarrando loro il passo)
No! Tu non partirai!
EDGAR
(volgendosi a Gualtiero e sguainando anch’egli, indicando Frank)
Egli lo vuole!
GUALTIERO
(cercando di frenarli)
Frank!
FIDELIA
Edgar!
EDGAR e FRANK
Parli il pugnale!
(si battono)
FIDELIA
Edgar!
GUALTIERO
Olà!
CONTADINE e CONTADINI
Terror! Olà! Olà!
FIDELIA
(a Frank)
Fratello!
GUALTIERO
Figlio!
CONTADINE
Per pietà!
CONTADINI
Fermi olà!
No, No!
TIGRANA
(come aizzando Edgar)
Su!… Ferisci!
FIDELIA
Ferma, Edgar!
Fratello!
GUALTIERO
Cessate!
CONTADINI e CCONTADINE
Olà!
O terror! Qual furor!
Qual demonio li spinge!
Giú il pugnal! Fermi olà!
Che tardiam? L’armi a lor, su, strappiam!
Per pietà! Terror! No! No!
TIGRANA
Incalza!… Ferisci!
Ferisci!
FIDELIA
Ferma! Edgar! Terror!
GUALTIERO
Cessate, olà!
CONTADINE
(a Tigrana)
Ah… crudel!… Taci, tu!
Oh, terror, terror!
CONTADINI
Ah… Non piú!… Che tardiam?
L’armi a lor, su, strappiam!
(il pugnale di Edgar striscia sul petto di Frank)
EDGAR
(a Frank, ritraendosi)
Sei ferito!…
FRANK
No!…
FIDELIA
Dio!… Ah! Perché mai
Su noi piombò tanta sciagura!
TIGRANA
(a Edgar)
Vieni!… Fuggiam… Ferito
Egli è… Perché restar?
FRANK
Deve un di noi
Lasciar la vita qui!…
(fa per rimettersi in guardia ma vacilla)
GUALTIERO
(lanciandosi su Frank, strappandogli l’arme, mentre alcuni afferrano Frank e altri vanno a Edgar)
Per Dio, quell’arme
A me!…
EDGAR
(a Tigrana, allontanandosi rapidamente con lei)
Partiam!
FRANK
(facendo come uno sforzo supremo per seguirla, ma trattenuto)
Abbietta creatura, maledizion!
Maledizione a te!
(cade fra le braccia di Gualtiero; tutti lo circondano; Fidelia corre a lui; l’incendio divampa)
TUTTI (meno Fidelia)
(ai due fuggenti)
Maledizion! Maledizion!

ATTO II

In un castello. Grande atrio. Una gradinata coperta da tappeti conduce alla sala del banchetto. In fondo, al di là dell’atrio, terrazzo da cui si scende alla strada. Paesaggio di sfondo a boschi, illuminato dalla luna. A destra giardini. Fiori e doppieri. Lampade di vari colori pendenti dall’alto. Alle pareti arazzi, piume, ecc.

Scena prima

Cortigiani, Convitati, poi Tigrana.
CONVITATI e CORTIGIANE
Splendida notte! Notte gioconda!
Acuti olezzi mandano i fior…
L’aura tepente parla d’amor…
D’argentea luce la luna innonda
La terra e il ciel.
Labbra, del gaudio l’inno intonate!
Piú caldo il sangue sempre ferva nel cor…
Godiam la vita!… Doman si muor!
Sembra incantevol nido di fate
Questo castel!
TIGRANA
(spalancando le porte della sala del banchetto e sostando in cima alla gradinata)
Alle mense!
CORTIGIANE e CONVITATI
Alle mense!…
(i convitati e le cortigiane salgono la gradinata ed entrano con Tigrana nella sala del banchetto)

Scena seconda

Edgar solo.
EDGAR
(venendo dal fondo a sinistra, soffermandosi dinanzi alla gradinata)
Orgia, chimera dall’occhio vitreo,
Dal soffio ardente che i sensi incendia,
Tu a me, dell’alta notte nel glauco
Mister silente, invan ritorni…
Non piú l’oblio, gioia dei reprobi,
Nel petto mio versar tu puoi!
Non piú dai tuoi sguardi ammaliato Sarà
il mio cor!
Tigrana, per te ogni mio ben perdei,
Per te perdei! O angoscia!
Né piú m’avvince a te la voluttà,
Ma il terror del domani!
Un vigliacco terror che l’onor mio
Invan combatte e vincere non può!
O soave vision di quell’alba d’april,
O visïon gentil d’amore e di splendor!
Fu Dio che ti mandò quel dí sul mio cammin…
Ma al raggio tuo divin, ahimè, fui cieco allor!
Nell’abisso fatal, dove caduto io or son,
Rimpianta visïon,
Te il mio pensiero evòca sempre ancor!
(come rammentando)
Ah! Sovra un sereno ciel si dilegua il profil,
Dolcissimo, infantil, dell’angiol che m’amò…
Il fior ch’ella mi diè, come pegno d’amor,
In simbol di dolor oggi il destin mutò!
O soave vision di quell’alba d’april...
(si allontana lentamente, pensieroso, a destra)

Scena terza

Tigrana, Convitati, Cortigiane, uscendo tumultuosamente dalla sala del banchetto, colle coppe nelle mani, mentre alcuni Valletti sostano in fondo.
CORTIGIANE e CONVITATI
(brandendo le coppe)
Evviva!… Le coppe colmate!
TIGRANA
A me la mia coppa!… Versate!
(i valletti eseguiscono)
CORTIGIANE e CONVITATI
Versate, versate da ber!
TIGRANA
La coppa è simbolo della vita…
Essa all’ebbrezza, al gaudio invita!
Ah! La stringe già la man…
La coppa è immagin della vita…
Ecco, la stringe già la mano...
Ah! Non è il labbro lontan!
CORTIGIANE e CONVITATI
Godiam! Beviam!…
TIGRANA
Ma sta il destino in mezzo a lor;
E forse pria che nel licor
Si bagni il labbro, quella man
Coglie di morte il gelo arcan!
(ridendo)
Ah, ah!
CORTIGIANE e CONVITATI
La coppa è simbolo della vita!…
Essa all’ebbrezza, al gaudio invita!
Godiam!… Beviam!
TIGRANA
Pallida morte, bieca sorte,
Fantasmi orrendi del dolor,
Stringendo in man la coppa d’ôr,
Voi non ci fate piú terror!
Pallida morte, fantasmi orrendi,
Noi vi sfidiam!
Al varco, o sorte, tu invan ci attendi!
Non ti temiam!
(indicando la coppa)
Per te soltanto l’anima è forte!
Per te la vita ferve nel cuor!
Con te venga la morte!
CORTIGIANE e CONVITATI
Alle procaci labbra tu insegni
Languori e baci!
TIGRANA
D’amor tu additi nei vasti regni
Sogni infiniti!
Ah! Tu sei la magica arte che dà
La voluttà!
CORTIGIANI, CONVITATI e TIGRANA
Ah! Tu sei la magica arte che dà
La voluttà!
Della coppa e della vita
Dunque l’inno noi cantiam!
Vita e coppa fra le dita
Nell’ebbrezza noi stringiam
E afferrando il doppio arcan
Non ha tremiti la man!
TIGRANA
Godiam, beviam!
O coppa, o simbol della vita,
Nell’aria breve… ed infinita,
Che il labbro mio sparte da te,
Dimmi: il destin che serba a me?
Fors’ei per me creando sta
Ignote gioje e voluttà
Quali nessun quaggiú provò?…
Fors’ei la morte a me serbò!…
Suvvia, godiam, beviam!
CORTIGIANE e CONVITATI
Ignote gioje e voluttà
Forse il destino a noi darà
Quali nessun quaggiú provò…
Forse la morte a noi serbò!
Coppa, risponder tu non puoi! Dell’avvenir che importa a noi?
Dell’avvenir non piú chiediam
se a te libare oggi possiam!
Suvvia, godiam, beviam!
L’avvenire sfidiam!
Al gioco!... Al gioco!

(I valletti recano tavolieri da gioco. I convitati e le cortigiane vi siedono e cominciano a giocare. Edgar compare a destra in fondo.)

Scena quarta

Detti e Edgar.
TIGRANA
(andando ad Edgar)
Edgar, sulla tua fronte
Erran tetri pensieri…
EDGAR
Essi son neri...
Come l’abisso immondo
Ove scesi con te…
TIGRANA
Tu piú non m’ami! No, no!
EDGAR
La parola d’amor non profanar!
TIGRANA
Quel che sognavi un dí d’orgie e di baci
Sogno febbril, donar io seppi a te…
Per sempre il fato ci uní… intendi!
Un mendico sarai lungi da me!
EDGAR
Taci, demonio!… Taci!…
TIGRANA
Dalla valle natia perché fuggir,
E la casa paterna incendïar?
Or la tua sorte è mia… Tutto perdesti!
EDGAR
Taci, demonio!… Taci!…
TIGRANA
In me soltanto, Edgar,
tu puoi sperar...
Or la tua sorte è mia…
Vieni… dal labbro mio
Suggi dunque l’oblio!
A te ignorati fremiti
Darà di voluttà la mia beltà!
EDGAR
Sazio son dei tuoi baci!
Piú tentarmi non sa la tua bellezza!
Ogni parola tua stilla velen…
Io degli sguardi tuoi odio il balen!
TIGRANA
Pietà, riso mi desti!…
Anch’io non t’amo piú!
EDGAR
E perché vuoi ch’io resti?
Perché rimani tu?
La tua pietà, il tuo scherno io non avrò!
Se giusto è Iddio, da te fuggir saprò!
TIGRANA
Lo schiavo mio tu sei…
E ti ribelli invano!…
A me tornar sommesso io ti vedrò!
Io son come il fanciullo
Che è re del suo trastullo!…
Ei sol perderlo vuol,
Ei sol lo vuol spezzar!
EDGAR
Ahimè!… Né di speranza
Un raggio a me risplende
E invan, colle mie lagrime,
Forse il perdon del ciel dovrò implorar!
TIGRANA
Un dí da te lontana
Andar potrà Tigrana…
Ma di sfuggire a lei
Non dêi sperar, no!
(suoni di tamburo e trombe poco lontani)
EDGAR, TIGRANA, CONVITATI, CORTIGIANE
Uno squillo marzial!…
ALCUNI CONVITATI
(andando a guardare dal terrazzo)
Passa una schiera
Di soldati alla porta del castel!
ALCUNE CORTIGIANE
(che li hanno seguiti)
Come sfavillan l’armi
Al raggio della luna!
EDGAR
(fra sé)
Ah!… Qual pensiero!
A me lo manda Iddio!
(accorrendo al terrazzo)
Olà, soldati,
Sostate!
VOCI DEI SOLDATI
(esternamente)
Che vuoi tu?
EDGAR
Nel mio castello entrate…
Una coppa di vin
D’accettar vi degnate,
Prodi guerrier!
VOCI DEI SOLDATI
(esternamente)
Evviva! … Evviva!
TIGRANA
(sospettosa, avvicinandosi a Edgar)
Or ben,
Che intendi far?
EDGAR
Mi lascia!

Scena quinta

Frank, Soldati e Detti.
FRANK e SOLDATI
(col morione calato, avanzandosi)
Colla fronte lieta e altera
Il guerrier combatte e muor
Se dei giusti la bandiera
Dio confida al suo valor!
CONVITATI e CORTIGIANE
Sempre arrida, o balda schiera,
La fortuna al tuo valor!
All’invitta tua bandiera
Noi daremo lauri e fior!
FRANK
(con sorpresa, riconoscendoli, fra sé)
Tigrana!… Edgar!…
EDGAR
(porgendo a Frank una coppa ricolma di vino mentre alcuni valletti mescono ai soldati)
Capitan, questa coppa
Degna gradir!… Te l’offre
Un soldato novel!
TUTTI
Che mai dicesti?
EDGAR
Sí… Stanco son io
Di questa molle vita!
TIGRANA
(fra sé)
Egli mi sfugge!
EDGAR
(a Frank)
Con te vogli’io partir!
CORTIGIANE e CONVITATI
Egli il suo castello
Dunque lascierà?
Qual desio novello
Or nel cuor gli sta?
TIGRANA
(fra sé)
No, avvinto ancora a me restar dovrà!
FRANK
(fra sé)
Dunque perduto egli non è!
O immensa gioia!
SOLDATI
Partire ei vuol!
Campion l’avrà
La libertà
Del patrio suol!
FRANK
(a Edgar, sollevando il morione)
Il mio volto ricordi?
EDGAR e TIGRANA
(riconoscendolo e indietreggiando)
Ah!… Frank!…
CONVITATI, CORTIGIANE e SOLDATI
Che avvenne mai?
(stupore generale, indicando Edgar)
Perché arretrò?… Che accadde mai?
TIGRANA
(fra sé)
Tentò sfuggirmi, speranza vana!
Ma nel mio petto d’ignota, arcana
Febbre una vampa salir parea
Quand’ei dicea: «voglio partir!»
EDGAR
(tra sé, con disperazione)
Ultima speme tu sei svanita!
Della mia vita ultimo raggio
Ecco sei spento!… Nel cupo abisso
Dov’io discesi dovrò perir!
FRANK
(a Edgar)
Perché al suol la fronte chini?
CONVITATI, CORTIGIANE e SOLDATI
(guardando Edgar)
Sovra il suo pallido cupo sembiante
Di gioia un raggio fulse un istante…
Poscia una nube di duol profondo
Quel lieto raggio parve coprir!
EDGAR
Io la mano un dí macchiai
Nel tuo sangue… Io t’insultai…
Dei miei padri arsi l’asil!
Della patria indegno or sono,
Di te indegno, o Frank, son io!
In te il raggio sta di Dio,
Dell’inferno è il buio in me!
Parti… Va’… Perdono e oblio
Io soltanto chieggo a te!
FRANK
Della patria tu sei degno…
Io colpevol fui soltanto!…
D’un amore abbietto, indegno,
Il tuo ferro mi guarí…
Spetta a me chieder perdono
Dell’offesa di quel dí!
(in atto di piegare un ginocchio dinanzi a Edgar che lo trattiene; si abbracciano)
EDGAR
(con improvvisa risoluzione volgendosi ai soldati)
A me una spada!
TIGRANA
(avvicinandosi a Frank)
Se è vero che un giorno
Mi amasti, a me non toglierlo!
FRANK
Mi lascia!
Ti disprezzo!…
(fa per allontanarsi, Tigrana lo afferra per un braccio)
TIGRANA
(cupa, con intenzione)
A temermi
T’insegnerò!… M’ascolta: ei m’appartiene!
Guai s’ei non torna a me!…. Non v’ha delitto
Che compier non saprà la mia vendetta!
EDGAR
(avanzandosi colla spada nel pugno)
Dio ti ringrazio!… Giorno di battaglia
Sarà il domani!… Io pugnerò con voi!
Di Filippo di Francia sotto il giogo
Fiandra non passerà!
CORO DI SOLDATI
Della Fiandra alla santa libertà!
EDGAR, FRANK, SOLDATI, POPOLO
Della Fiandra alla gloria,
Alla morte o alla vittoria!
Del doman la memoria
In eterno resterà!
Vivrà in ogni età,
Vivrà sempre
Chi domani perirà!
Gloria! Vittoria!

(Le trombe squillano. Edgar alla testa dei soldati muove con Frank verso il fondo. Tigrana fa atto di intrattenerlo; egli la respinge. Tigrana va a cadere sulla gradinata, fra le cortigiane, con un gesto di minaccia.)

ATTO III

Vasta spianata presso Courtray. Un accampamento in fondo. Colline e un villaggio a destra, in lontananza. A sinistra, su una breve gradinata, un catafalco funebre. È il tramonto. Il cielo fiammeggiante è solcato da negre strisce di nubi.

Scena prima

Alcuni Popolani. Alcuni Soldati. Voci interne.
POPOLANI
È dunque ver?… Perí?
SOLDATI
Sí… pugnando morí…
POPOLANI
(guardando a sinistra)
Il corteggio qui vien.
VOCI INTERNE
Requiem aeternam!

Scena seconda

Detti. Corteggio funebre, cioè: Fanciulli, Soldati, Popolo, ecc. alcuni soldati portano a spalle una barella su cui sta un cavaliere morto, in perfetta armatura; sulla barella e sul cadavere fiori e rami d’alloro; seguono la barella un Frate e Frank; il Frate ha il cappuccio che gli scende sul volto; Frank la visiera calata a mezzo; dietro al Frate e a Frank parecchi Monaci, poi, col popolo, Fidelia e Gualtiero.
FANCIULLI
(mentre la barella vien deposta dai soldati sul catafalco)
In pace factus est locus ejus!
TUTTI
Et in Sion abitatio ejus!
POPOLO
Del Signor la pupilla
Veglia nell’ombre eterne…
Il bene e il mal discerne…
Ei vede il giusto e il reo…
Ora pro eo.
Entra nel cielo il buon che cade
Sotto le inique spade!
FIDELIA
(fra sé)
Non basta il pianto al mio dolor,
O Edgar, mio solo amor!
TUTTI
Riposa in pace, o pio guerriero…
Salva hai la tua patria diletta!…
In noi non vive che un pensiero;
Quel di compir la tua vendetta!
I DODICI MONACI
Deus, in virtute tua judica me!
TUTTI
Deus, in virtute tua judica me!
I DODICI MONACI
Deus, exaudi orationem meam!
TUTTI
Deus, exaudi orationem meam!
SOLDATI
Noi nel tuo nome, pel patrio suol,
Il sangue nostro saprem versar…
Iddio la Fiandra schiava non vuol.
Per te e la patria morremo, Edgar!
FIDELIA
Addio, mio dolce amor…
Nell’ombra ove discendi,
Solenne, infinita
Anch’io verrò… M’attendi!
A O fredda salma del mio signore,
Quest’oggi è spento con te il mio cor.
Dove tu solo regni, dolor,
La gioventú non ha piú fior!
Addio ancora, addio,
o Edgar, la tua memoria
Sarà il mio sol pensiero!
Lassú, nella tua gloria,
M’attendi, Edgar, lassú!
TUTTI
O Edgar, o pio guerriero,
A te in eterno gloria!
La sacra tua memoria
Non perirà mai piú!
I DODICI MONACI
(benedicendo gli astanti e il cadavere)
In pace factus est locus ejus, [et in Sion abitatio ejus.
(Frank sale presso il catafalco in atto di voler pronunziare l’orazione funebre)
FRANK
Del prode Edgar, del nostro capitano
Glorioso il nome suoni!
Fu brezza per i buoni,
Per gl’empi fu uragano…
Nel suo nobile cor
Due nomi eran scolpiti: Patria e Onor!
IL FRATE
(avanzandosi, ad alcuni soldati e popolani)
D’Edgar l’onor io contestar non vo’…
Ma la casa paterna incendiò
E l’orgia amò… Voi forse l’ignorate,
Ma sincero è il mio dir…
TUTTI
Silenzio, frate!
FRANK
(continuando l’orazione funebre)
Alto l’acciar, dove batteva il cuore
Della battaglia, egli era
Per noi viva bandiera,
Pei nemici terror…
Il suo nome suo vivrà
Perché suona: libertà!
IL FRATE
Fu prode, è ver… Ma d’un avventurier
Fu il suo valor… Tutto ei perduto avea
E tutto osar potea… Non rammentate
Di tal genía l’ardir?
FRANK
Silenzio, Frate!
ALCUNI SOLDATI e POPOLANI
(a Frank)
No… lascialo parlar!
IL FRATE
Edgar mi impose
Di rivelar le colpe sue morendo,
Di penitenza e insiem d’esempio in segno,
Ogni inganno a bandir!
ALCUNI
(avvicinandosi al Frate e facendo segno ad altri di imitarli)
Udite!…
MOLTI
(imitandoli)
Parla!
IL FRATE
V’è alcun fra voi del suo villaggio?
ALCUNI
Noi!
IL FRATE
Sta ben!… Or dunque rispondete: è ver
Ch’ei la sua casa un dí incendiò?… [Che a voi
Scherni ed insulti osò scagliar?
ALCUNI
Sí… è ver!
IL FRATE
(incalzando)
È ver che Frank ferí?… Che con Tigrana,
La cortigiana allor fuggí?
ALCUNI
Sí… È ver!
IL FRATE
Or, se gioco non son le umane leggi
E le divine, un empio ei fu!
MOLTI
Un empio… è ver!
FIDELIA
(fra sé)
Orror!… Sulla sua bara
Egli accusarlo osò!
GUALTIERO
(piano a Fidelia)
O figlia mia, partiamo…
Il sol già tramontò!
IL FRATE
(sempre incalzando e traendo intorno a sé tutto il popolo e tutti i soldati)
Ei tutto nell’orgia, nel gioco perdea…
Ma cari i suoi baci Tigrana vendea…
Ei visse dell’ôr che dà il disonor!
TUTTI
Vergogna!…
IL FRATE
(cupamente, come chi insinua l’accusa piú terribile dopo aver preparati gli animi)
Al suo castello era un bosco vicino
E piú d’un viandante ivi perí…
TUTTI
(inorriditi)
Assassino!
FIDELIA
(fra sé)
Oh… terrore!…
GUALTIERO
(come sopra)
O figlia vieni... lungo è il cammino.
SOLDATI e POPOLO
(colle destre tese verso il catafalco in atto d’imprecazione)
Onta su lui!… Dal feretro
Dove egli sta cinto di gloria,
L’assassin scenderà!
per nostra man scenderà!
Onta su lui!… Quest’ossa
Non chiuderà la santa fossa
Dove i martiri stan!…
Esse un avel non avran!
ALCUNI
Gioco fu di fortuna il suo valor!
ALTRI
Sia maledetto chi mancò all’onor!
TUTTI
Ai corvi il suo cadavere!
Vergogna e orror la sua memoria
D’ogni fiammingo sonerà nel cor!
(fanno atto di lanciarsi verso il catafalco per strapparne il cadavere)
FIDELIA
(accorrendo, sale i gradini e fa schermo del proprio corpo al cadavere; poi con gran fermezza)
Non piú!… Fermate!
(il popolo e i soldati si fermano e indietreggiano)
IL FRATE
(fra sé, guardando Fidelia con grande emozione)
Angiolo santo!…
Osò difenderlo
Ella soltanto!
FIDELIA
(fra sé)
D’ogni dolor questo è il piú gran dolor:
Insultato veder chi si adorò!
No, puro Edgar tu sei, mio solo amor…
Puro tu sei… io ti difenderò!
(al Frate)
La prece, o frate,
Non l’anatèma,
Presso un avel,
Comanda il ciel!
GUALTIERO
(avvicinandosi a Fidelia, come se temesse per lei)
O figlia mia!…
SOLDATI e POPOLO
(fissando Fidelia, fra loro)
Bella e gentile ell’è davver!
FIDELIA
Nel villaggio d’Edgar son nata anch’io…
E lo conobbi… Errò… Che importa! … Pio
Era il suo cor, se ardente il suo pensier…
E della giovinezza il breve error
Scontò col sangue suo… col suo valor!
ALCUNE DONNE
(fissando Fidelia, fra loro)
Bella e gentil...
ALCUNI UOMINI
Gentil ell’è davver!
FIDELIA
(spiegando di piú la voce)
Or nel nostro villaggio io fo ritorno…
Egli è qui spento… eppur lo rivedrò…
Lo rivedrò col memore pensier…
Come lo vidi fin dal primo giorno
Dolce e bizzarro, mansueto e fier!
Eppur lo rivedrò!
CORO
Brava fanciulla!
FIDELIA
Al vostro capitano
V’inchinate, o soldati!
(i soldati s’inginocchiano)
(al Frate)
Qui per la patria
Sta spento un forte!
Ci addita, o frate,
Non la sua vita
Ma la sua morte.
(a Frank, modestamente, scendendo dal catafalco)
Signor, le laudi
Continuate!…
FRANK
(a Fidelia con grande tenerezza)
Tu le compiesti, o fanciulla…
(agli astanti congedandoli)
Andate.

(Tutti si allontanano lentamente. Il Frate va ad inginocchiarsi presso il catafalco a destra in fondo. Frank è ancora in piedi alla sinistra. Gualtiero si avvicina a Fidelia come facendole dolce violenza per allontanarla.)
FIDELIA
(dopo aver fatto cenno al padre di concederle un ultimo istante, si avvicina al catafalco, ne toglie un ramoscello d’alloro, lo bacia, se lo pone in seno)
Addio, mio dolce amor!
Nell’ombra ove discendi,
Solenne ed infinita
Anch’io verrò… M’attendi!

(Si allontana con Gualtiero per il fondo a destra rivolgendo spesso il volto, come se non volesse mai staccare lo sguardo dal catafalco. Intanto Frank discende dalla gradinata, il Frate si alza; entrambi guardano Fidelia e Gualtiero finché sono scomparsi, poi si avanzano come parlando fra loro.)

(trombe lontane)

Scena terza

Tigrana, Frank, il Frate.
VOCE DI TIGRANA
(di dentro a destra)
Voglio passar!
IL FRATE
(a Frank)
La voce di Tigrana!
Nella mia coppa rimanea la feccia...
TIGRANA
(venendo dalla destra e malgrado che una sentinella tenti impedirle il passo)
Il passo mi sgombrate!
(avanzandosi, al Frate)
A me concesso, o frate,
Sia di vegliar pregando
Del capitano Edgar presso la salma.
IL FRATE
(indicandogliela)
Eccola!…
TIGRANA
(sospirando guardandola)
Ahimè!
(fra sé)
Finite son le esequie…
Nessun vedrà il mio lutto!
(va a lenti passi verso la bara)
IL FRATE
(fra sé)
In lei tanta pietà?… Menzogna è questa
Al par dell’altre sue!… Ma sia l’estrema!
(a Frank, che fa per andarsene)
No… con me vieni… Ascolta...
(si allontana a destra con Frank parlandogli sommessamente, dopo aver fatto un inchino a Tigrana)

Scena quarta

Tigrana sola.
TIGRANA
(scostandosi dalla bara come colta da paura)
Fu idea stolta la mia
Di qui venir!… Pensai la mia bellezza
Con un raggio adornar della sua gloria…
Ma tardi io giunsi!… Ed or son sola… e invan
Di vincer tento il terror che m’afferra
E di volger lo sguardo a quella bara!…
(scotendosi)
Evvia!… Di te, Tigrana,
È tal paura indegna!
(rivolgendo lo sguardo alla bara, fissandola)
Egli è là… Io lo guardo…
E piú non tremo!
Or sia pace fra noi!… Tu mi sfuggisti…
E l’abbandono tuo nel cor m’accese
Nova brama di te!… Scender ti vidi
Nell’onta a me vicino
E, allor, ti disprezzai!…
Oggi il tuo nome
Alto risuona… e vanto
Sian per me i baci tuoi,
Sia per te il mio rimpianto!
Ah, se scuoter della morte
Tu potessi il sonno, Edgar,
Io vorrei, glorioso e forte,
Forse te soltanto amar!
Forse, vinta, a te soltanto
Io vorrei chiedere ancor
Quell’ebbrezza, quell’incanto
Che cercato ho invan finor!
Ma tu sei spento! Ed io,
Io vivo!… Io vivo!… E pria
Che della vita mia
Il soffio abbia a svanir,
Vo’ d’ogni labbro il riso,
D’ogni fior vo’ l’olir!
Io vivo! Fervan per me le feste!
Rifulga la mia veste
Tutta smagliante d’ôr!
Edgar, per sempre addio…
Edgar, vivo ancor, ancor!

(Fa per allontanarsi. Il Frate e Frank ricompaiono sul fondo. Tigrana, vedendoli venire, sosta.)

Scena quinta

Tigrana, Frank, il Frate.
TIGRANA
(fra sé, vedendo che il Frate e Frank s’avvicinano)
Ah!…
Pregar mi vedran!…
(va verso la bara, poi indecisa)
Pregar?… Pregar?…
Io che pregar non seppi mai,
Come pregar ora saprò?
(con tono enfatico avvicinandosi alla bara)
Edgar, Edgar, quant’io t’amai
Questo mio labbro, no, dir non può!
Edgar, o mio perduto ben!
Quanto t’amai il mio labbro
Dir non può, o mio perduto amor!
(sempre piú enfatica)
T’amai siccome il fior
Il bacio ama del sol!
O mio perduto amor!
O palpito mio sol!
IL FRATE
(a Frank)
Pregare, amar non seppe mai
Chi visse sol di voluttà;
Del suo dolor, tu lo vedrai,
Solo a far pompa ella qui sta!
Ma il suo mentito amor
Io smascherar saprò…
Nel perfido suo cuor
Fra poco io leggerò.
FRANK
Sempre ignorò preghiera e amor
Chi visse sol di voluttà…
Ma spesso il ciel redime un cor
Con un istante di pietà!
Se mente il suo dolor,
Interroga il suo cor,
Con te saper io vo’…
Io ti seconderò!

(Tigrana va ad inginocchiarsi presso il catafalco. Il Frate e Frank parlano sommessamente fra loro. Frank fa atto d’aver compreso un desiderio espressogli dal Frate e di prestarsi ad eseguirlo.)
IL FRATE
(andando presso Tigrana con galanteria)
Bella signora, il pianto sciupa gli occhi;
Avvizzano i sospiri un bianco sen…
Io vi chieggo pietà per quei ginocchi
Che voi dannate ai morsi del terren!
TIGRANA
V’allontanate! Lasciatemi pregar…
(il Frate s’allontana)
IL FRATE
Io vi richieggo pietà per quei ginocchi,
pietà vi chieggo...
TIGRANA
Silenzio, frate, lasciatemi pregar.
FRANK
(avvicinandosi a Tigrana, alla sua volta)
Bella signora, il morto esser vorrei,
Ché il vostro lutto avrei, dama gentil!
Del vostro pianto una perla soltanto
Le mille perle val d’ogni monil!
(mostra a Tigrana una collana di perle)
TIGRANA
(scossa alla vista della collana, poi rimettendosi, severamente)
Ah!... Va!… Non tentarmi!
(Frank s’allontana)
IL FRATE
(avvicinandosi di nuovo a Tigrana, e mostrandole un altro monile)
Guarda!
TIGRANA
(scossa, alzandosi, guardando il monile)
O meraviglia!
FRANK
(avvicinandosi al Frate, indicandogli Tigrana)
Come
Da fiamma malïarda osserva,
affascinata ell’è diggià!
(incalzando, seguendola fino al proscenio, alla sua destra)
IL FRATE
Un detto della tua bocca vermiglia...
Ed il monile è tuo!
TIGRANA
V’allontanate! lasciatemi pregar.
IL FRATE e FRANK
Un detto sol della tua bocca vermiglia
Ed il monile è tuo!
TIGRANA
(fra sé)
Un detto?!
IL FRATE e FRANK
(Frank passando alla sinistra di Tigrana e mostrandole un nuovo gioiello)
Prezzo non ha,
Signora, questo vezzo!
TIGRANA
(contemplando il nuovo gioiello mostratole da Frank)
Qual baglior!
IL FRATE
(prendendo il gioiello che Frank sta mostrando a Tigrana, guardandolo come volesse giudicare del suo valore, poi restituendoglielo con atto sprezzante)
Capitan, la tenti invan!
(le mostra un monile ricchissimo)
Un detto, un detto solo!
Guarda… Guarda!…
TIGRANA
(osservando il monile)
Oh portento!
(fra sé)
Perché mai
Cosí mi tenta?…
IL FRATE
(incalzando, con piglio misterioso)
Dal labbro tuo vermiglio
un detto sol, un solo e tuo sarà il monil.
FRANK
… Un detto sol, un solo e tuo sarà il monil.
IL FRATE
Queste gemme avrai
Se all’odio mio oggi servir vorrai!
TIGRANA
All’odio tuo?
IL FRATE
Sí!
TIGRANA
Strane parole!
IL FRATE
(come tentandola satanicamente)
Guarda!… Guarda!…
Risplende al par del sol!
(le dà il monile)
TIGRANA
(fra sé, osservando estasiata il monile)
Fulgor simil non vidi mai!
Per me, per me questo tesor!
Al tuo splendor tutto obliai,
O raggio arcan, fascinator!
IL FRATE
(a Frank)
Di poche gemme allo splendore
Il falso lutto ella obliò!
Or quanta infamia è nel suo core
A te, fra poco, io mostrerò!
FRANK
Ed io fui stolto un giorno tanto
Che per costei volli morir!
Ah… tutto a lei, sorriso e pianto,
Ah!... L’inferno ha dato per mentir!
IL FRATE
(a Tigrana)
Or ben?…
TIGRANA
(dopo qualche esitazione e dopo aver fissato ancora il monile)
Vincesti!
FRANK e IL FRATE
(Frank riprendendo il monile a Tigrana, andando verso il fondo)
Squillin le trombe!
(squillo di tromba interno, seguito da altri squilli)
VOCI INTERNE
All’armi!…
TIGRANA
(scossa, al Frate)
... Or qual mister?
IL FRATE
(a Tigrana)
Attendi!

Scena sesta

Soldati e Detti.
SOLDATI
(accorrendo da tutte le parti)
Che fu?…
IL FRATE
Venite!… Soldati! Io d’una tomba
L’onor, contesi a Edgar…
SOLDATI
È ver!…
IL FRATE
M’han detto: «Tu i morti offendi!»
Alla mia voce fé non prestâr!
(indicando Tigrana)
Or dunque a voi risponda
Costei… d’Edgar l’amante!
SOLDATI
Ella?!…
IL FRATE
Sí!
(a Tigrana)
Parla!
È ver che Edgar, avido d’ôr, volea
Tradir la patria?…
FRANK, TIGRANA, SOLDATI, POPOLO
Ciel!
IL FRATE
(piano a Tigrana)
Lo afferma… e tuo
Sarà il monil!
(mostrandole ancora il monile)
Guarda!
FRANK, SOLDATI e POPOLO
(a Tigrana)
Rispondi…
IL FRATE
(piano a Tigrana che esita)
Avrai,
Se affermi, mille gemme, al par di questa…
Io t’amo!… Edgar tu amasti… Io l’odio!
FRANK, SOLDATI e POPOLO
(a Tigrana, incalzando)
Parla! Rispondi!
TIGRANA
(dopo una pausa, prendendo il monile dalle mani del Frate)
È ver!…
SOLDATI e POPOLO
(volgendosi verso la bara)
Maledizion!
Ai corvi il suo cadavere!
Maledizione a lui!

(i soldati vanno verso la bara, afferrano il corpo che vi giace, ma nelle loro mani non restano che dei pezzi di armatura)
SOLDATI
(lasciando cadere i pezzi d’armatura con terrore)
Gran Dio!…
IL FRATE
(ironico)
Che fu?…
SOLDATI
Non vedi?… Vuota è l’armatura!
IL FRATE
(buttando via la veste da monaco e comparendo nel costume di guerriero)
Sí… perché vive Edgar!…
SOLDATI
(ritraendosi)
Onta su noi!
EDGAR
(con impeto terribile a Tigrana che indietreggia)
O lebbra, o sozzura del mondo…
O fronte di bronzo e di fango…
Tortura e gingillo giocondo…
Va… fuggi! o t’infrango!
(fa per afferrarla. Tigrana gli sfugge e si ritrae verso i soldati, presso la bara)
TIGRANA
(ai soldati)
Oh… il vil!… Mi difendete!
SOLDATI e FRANK
Va… t’allontana… abbietta cortigiana!
(Tigrana fugge dopo un gesto di vendetta. I soldati fanno timidamente qualche passo verso Edgar come per chiedergli perdono.)
EDGAR
(ai soldati)
Maledizione a voi!… Redento io son!
Per voi morto son io!
O gloria, o voluttà, bieche illusion,
Addio per sempre… Addio!

(Edgar strappa alcuni rami d’alloro alla bara e li sfronda; poi parte ne lascia cadere a terra e li calpesta, parte ne getta sdegnosamente ai soldati i quali fuggono innanzi all’ira furibonda di Edgar: Tigrana, mentre cerca pure di fuggire, è afferrata da Edgar, che la trascina presso il catafalco, obbligandola violentemente a inginocchiarsi. Quindi Edgar parte, seguito da Frank, dopo aver designato Tigrana con un ultimo gesto di sprezzo.)

ATTO IV

Stanza in casa di Gualtiero nel villaggio di Courtray.
Porta grande comune a vetri in fondo nel mezzo che dà su un terrazzo. Presso la porta, a destra, una finestra. Piú in qui, sempre a destra, un vasto camino; presso il camino una panca. Verso il proscenio uscio che conduce alle stanze di Gualtiero. Fra il camino e l’uscio un inginocchiatoio dinanzi al quale, su una mensola incastrata nella parete, una piccola statua della Madonna. A sinistra della porta comune un’alcova chiusa da cortine, nell’alcova un letto. Piú in qui alcune porte a vetri che conducono al giardino. Verso il proscenio, sempre a sinistra, un tavolo, sul quale vaso sta il ramoscello d’alloro tolto da Fidelia alla bara di Edgar. Alla sinistra del tavolo un seggiolone. Tutto ha impronta patriarcale. Poco prima dell’alba.

Scena prima

Fidelia, sola, seduta sul seggiolone.
FIDELIA
Edgar!... L’alba s’appressa, e ancora
A me il sonno non scese…
Chiuso nell’armi, come
Lo vidi, a me dinanzi
Sempre egli sta… Né lo vedrò piú mai!
Tremenda idea… già sotto
La fredda terra, forse,
A quest’ora egli giace!…

(Prende la lampada e il ramoscello d’alloro e si avvia lentamente verso l’alcova, vi entra e ne chiude le cortine. Comincia il primo rompere dell’alba. Campana dell’«Angelus».)
CORO
Qual voce lontana
Squillò la campana,
E l’ultima stella
Fulgor piú non ha!
Lontan squillò...

Scena seconda

Gualtiero Fidelia, assopita; poi alcune fanciulle.
GUALTIERO
(venendo dalle sue stanze)
Tutta la notte ella vegliò…
(vedendo Fidelia sul seggiolone)
Sopita
Finalmente or riposa…
(come pregando)
Angelus Domini…
… Nunciavit
Mariæ...
La figlia mia, Signore,
Deh! serba a me!… Nunciavit
Mariæ… L’ultimo fior
della mia vita…
L’ultima gioia!… Ecce Ancilla Domini…
Io vecchio son… Ch’io muoia!
Strappa la quercia antica…
Ma, deh, la rosa non colpir!… Fiat mihi
Secundum verbum tuum!
(abbandona il volto fra le mani e piange)
CORO
Dio non benedice
Che gli umili quaggiú…
Viver può sol felice
Chi segue la virtú…
Ave, o Signor!…
Non gloria ed ôr
ma pace e amor!
Ave, Signor!…
GUALTIERO
(si bussa alla porta di fondo)
Chi è la?…
CORO DI FANCIULLE
(alla porta)
Siam noi!
GUALTIERO
(andando loro ad aprire, introducendole)
Silenzio…
Ella dorme… Per lei, per me pregate!
FANCIULLE
Orsú, coraggio!
GUALTIERO
Iddio
V’ascolti!…
FIDELIA
(svegliandosi)
Padre mio!…
GUALTIERO
(andando a lei)
Mia figlia!…
FIDELIA
(vedendo le fanciulle)
Voi!…
FANCIULLE
(andando a lei)
Sí, a chieder
Di te passammo…
FIDELIA
Grazie…
Or ben… lieta son io!…
(avanzandosi, seguita da Gualtiero e dalle fanciulle)
Egli in sogno m’apparve
E cosí mi parlò:
«Nel regno delle larve
Oggi t’attenderò!…
Vieni… tu sei mia sposa…
Se un destino crudel
A me in terra ti tolse
Saremo uniti in ciel!»…
Fanciulle, a me recate
Il nuzial velo e i fior…
Pria che il sol tramonti
Sposa sarò di Edgar…
L’inno santo intonate,
Il santo inno d’amor…
Lassú… guardate…
Splende il celeste altar!
(alcune fanciulle vanno nell’alcova e ne tornano col velo e colla corona nuziale, che Fidelia mostra al padre prendendolo per mano)
O mio buon padre, ascolta:
Quando morta sarò,
In questo velo avvolta
Esser sepolta io vo’!
Cosí in mezzo alle larve
Ei tosto mi vedrà…
Del ciel sovra le soglie
Incontro a me verrà.
Un’ora almen a te rapir,
O eternità, allor potrò!
Sogno ideal, ogni martir
Per te lassú benedirò!…
ALCUNE FANCIULLE
(fra loro, mentre altre mettono il velo e la corona nuziale a Fidelia)
Lugubre imen!… Per canto
Il miserere avrà…
per talamo il camposanto,
Incenso la pietà.
Tributo di fior
Ognun le darà,
Ma olezzi e color
Goder non potrà
GUALTIERO
Se il ciel all’amor mio,
O figlia, ti rapirà…
Il mesto tuo desio
Il padre adempirà…
Sí... sí.
(un raggio di sole entra per la finestra del fondo)
FIDELIA
Ecco il sol… ecco il sol!… L’ultima volta
Le rose scintillanti di rugiada
Voglio veder…
(va verso la finestra; appena v’è giunta getta un grido)
Ah… Lui!…
(sviene: alcune fanciulle la sostengono, la fanno sedere sulla panca presso il camino e la circondano)
GUALTIERO
(correndo alla finestra seguito dalle fanciulle, con sorpresa e gioia)
Mio figlio!…
LE FANCIULLE
(sorprese anch’esse)
Frank!
GUALTIERO
(con sorpresa crescente, quasi con terrore)
Edgar!…
LE FANCIULLE
(con spavento)
Edgar?!
VOCI DI FUORI
Evviva!

Scena terza

Frank, Edgar, Contadini e Detti.
FRANK
(andando a Gualtiero)
Padre!…
EDGAR
(correndo a Fidelia sempre svenuta)
Fidelia! Fidelia mia…
Mio ben, torna in te!…
Guardami… Parla!…
Son io che t’amo!
FIDELIA
(riprendendo i sensi)
O vita, a me ritorni!
(ravvisando Edgar)
Edgar… sei tu?! Sei tu?!
EDGAR
Sí… sí… son io!
Tutto saprai…
FIDELIA
Tua sposa
In ciel speravo esser soltanto…
EDGAR
E in terra
Tu lo sarai…
CORO
O avventurato giorno!
FRANK
(abbracciando il padre affettuosamente)
O mio santo vegliardo,
Deh, mi stringi al tuo cor…
GUALTIERO
Ti benedico!
EDGAR
Mai piú ti lascerò, mai piú… Compiuto sia
Di nostre nozze il rito
Come vuole il gentil costume antico.
CONTADINI
(allegramente)
Rapir la sposa noi dobbiamo!
CONTADINE
… E noi
Difenderla sapremo!
EDGAR
Su, dunque in armi!… Ai fiori!
TUTTI
Ai fiori! Ai fiori!

(I contadini con Gualtiero e Frank si allontanano per il fondo. Le contadine per la sinistra come scendessero in giardino.)

Scena quarta

Edgar, Fidelia, poi Tigrana.
EDGAR
Sia benedetto il giorno in cui sei nata,
O mio tesor!… Sia benedetto il fior
Che in quell’alba d’aprile profumata
Mi rivelò il tuo amor…
FIDELIA
Tu vivi… M’ami… Io ti rivedo ancora…
O realtà ch’era follia sperar!…
Io benedir questo dí, quest’ora
Posso soltanto, Edgar!
EDGAR
Il poter dell’amor vince la morte,
Tu lo vedi, mio ben… Quando non desta
Che ribrezzo il piacer; quando la gloria
Piú non appar che fatuo fuoco; quando
In abbiezione ogni illusion si muta;
Piú non si vive ormai! Su quella bara
Ove mi difendesti, io non giacea!
Per conoscer la vita
Io simulai la morte!
Ma sepolto nel duolo, o sottoterra,
Or io sarei, se, col tuo santo amor,
Tu strappato all’abisso non mi avessi,
Angelo salvator!
Ma invano io tento trovar l’accento
Che a te riveli l’anima mia!
FIDELIA
Tutto comprendo! Vieni ed oblia,
Da te sol questo brama il mio cuor!
Vano, o Edgar, è il tuo, vano soffrir.
EDGAR
Io di mia mano morir saprei
s’io ti dovessi perdere ancor!
Indegno io sono del tuo perdono…
FIDELIA
Io del passato solo rammento
D’un dí d’aprile alba soave…
D’immensa gioia soltanto io sento,
Edgar, quest’oggi battermi il cuor…
Per sempre uniti ora noi siam…
Ogni dolore oggi scorderai…
Come lontano, spento, t’amai,
Giuro d’amarti d’eterno amor!
EDGAR
Santa, ingenua parola… Essa discende
Qual pia rugiada in me!… Come risplende
Di luce celestial la tua pupilla!
Dal tuo amor sublime redento io sono!

(Durante queste parole di Edgar, Tigrana si affaccia alla vetrata della porta in fondo, vi resta un momento fissando Edgar e Fidelia, poi scompare.)
FIDELIA
(indicando verso la porta con spavento)
Ah… Un’ombra … là!
EDGAR
(va a vedere, poi torna verso Fidelia)
No… Alcun… Soli noi siamo!
Soli!… E dirti poss’io l’ardente ebbrezza
Che provo a te vicin… Dirti poss’io
La voluttà che accende il sangue mio
Al sol pensiero d’una tua carezza!
FIDELIA
Son tua!… Son tua!
EDGAR
Ah, nei tuoi baci io voglio
Tutto dimenticar!
FIDELIA
Tua la mia vita,
Il mio voler!…
EDGAR
Da questo dí soltanto
Per te vivrò!…
FIDELIA
Anima e corpo tua
Io sono, Edgar!…
EDGAR
Estasi infinita!
FIDELIA
Gioia sublime
Che il mio labbro invan
Esprimer vuol!
EDGAR
Ah, ch’io sia maledetto
Se tradirò il tuo affetto!
FIDELIA
Ah! Pria m’uccidi
Che abbandonarmi ancor!
EDGAR
No… No! Siccome il tuo
Sarà eterno il mio amor!
O mia Fidelia amata,
O tenera mia sposa,
Sopra il mio cuor riposa,
Io vivo sol per te!…
O mia Fidelia!
FIDELIA
Ah! sogno il mio non è!
Spesso l’ho un dí sognata
Lungi da te quest’ora…
Or sognar parmi ancora
E sogno il mio non è!

(Edgar muove verso la porta di fondo. Fidelia ve lo accompagna. Egli, dopo averla abbracciata affettuosamente, la bacia in fronte e parte. Fidelia torna lentamente sorridendo verso il proscenio, va a sedere sul seggiolone e, ravvoltosi il velo intorno alla persona, di guisa che soltanto un piccolo lembo ne penzoli fuori, vi si raccoglie come volesse gustare quel supremo momento di solitudine felice.)

Scena quinta

Fidelia sola, poi Tigrana.
VOCI LONTANE
Evviva Edgar… Evviva!
FIDELIA
(sul seggiolone, come rammentando, a mezza voce)
Troncar ne voglio un ramo
E a lui lo vo’ gettar…
Il mattinal saluto
Cosí gli voglio dar!
TIGRANA
(Entra agitata dalla porta di fondo, durante il canto di Fidelia. Ha un pugnale nella destra. Si guarda intorno. Con ira, fra sé.)
La maledetta sparve!…
Nel regno delle larve,
Quest’oggi a nozze andrà!…
Ov’è?…
(vedendo il lembo di velo, con gioia terribile)
Ah!… Quel velo!… È là!…
(Corre al seggiolone e colpisce Fidelia nel petto. Fidelia balza in piedi, poi ricade subito sul seggiolone con un grido, mentre Tigrana, per un momento, si guarda rabbrividendo come temesse di essere lorda di sangue, e, indietreggiando, lascia cadere il pugnale.)
Ah!…
(suoni vicini di istrumenti villerecci)
(scuotendosi)
Il corteggio nuzial!… Presto… Si fugga!
(va verso la porta in fondo)
CORI INTERNI
Evviva!… Evviva!
TIGRANA
(con terrore)
Maledizione!
Di qui fuggir non posso!
(va verso la porta del giardino)
CORO DI FANCIULLE
(nel giardino)
Evviva!… Evviva!…
TIGRANA
(scorgendo nel giardino i contadini e le contadine che battagliano coi fiori, ritraendosi con terrore crescente)
Chiusa del giardino
M’è pur la via!
(Si precipita, attraversando la scena, verso la porta di destra che conduce alle stanze di Gualtiero e fa per aprirla. La porta è chiusa; Tigrana raccoglie il pugnale e tenta di scassinarla con esso, ma invano. Gli evviva si fanno sempre piú vicini.)
Maledizion!
Inferno e dannazion!
Perduta io son! No!
(Si guarda intorno disperatamente come cercando una via di scampo. Vede l’alcova.)
… Là!
(Si lancia nell’alcova e ne chiude le cortine. Fidelia, la quale fino al punto in cui Tigrana è corsa alla porta di Gualtiero, è rimasta immobile sul seggiolone, a quel punto si è scossa, ha veduto Tigrana e l’ha seguita collo sguardo finché è entrata nell’alcova, poi è ricaduta senza sensi.)

Scena sesta

Contadine, con fiori, che vengono dal giardino; poi Contadini, pure con fiori, che vengono dalla porta di fondo o danno la scalata alla finestra vicina alla porta. Fidelia, senza sensi, sul seggiolone. Tigrana nell’alcova. Poi Frank, Gualtiero, Edgar, dalla porta in fondo preceduti da alcune bambine che recano piccoli canestri pieni di rose bianche.
FANCIULLE
(alla finestra, brandendo i fiori allegramente come in atto di sfida)
Avanti!… Su!… All’assalto!
(tornando correndo e ridendo presso le fanciulle rimaste sul fondo a sinistra)
CONTADINI
(irrompendo dalla porta e dalla finestra, del pari brandendo fiori allegramente)
Eccoci sullo spalto!
TUTTI
Alla battaglia!… Alla battaglia!
CONTADINE
(lanciando fiori)
Là!
CONTADINI
(ripostando)
Là!
CONTADINE
A voi!…
CONTADINI
A voi!…
TUTTI
(ridendo e battagliando)
Ah!… Ah!
CONTADINE
(ritraendosi)
Vinte noi siamo!…
(le bambine si avanzano correndo, versano le rose ai piedi di Fidelia e, sempre correndo, si ritraggono)
EDGAR
(avanzandosi seguito da Frank e Gualtiero)
A me la sposa!…
(corre lietamente verso Fidelia, fa per abbracciarla, poi, accorgendosi ch’essa è svenuta, getta un grido)
Ah!
(prendendole le mani ch’essa preme sul petto)
Fidelia!
(scorgendo la ferita)
Sangue! Sangue!
TUTTI
(accorrendo, guardando Fidelia)
Ah!… Morta!…
(Fidelia fa un movimento)
GUALTIERO
No!…
FIDELIA
(con uno sforzo supremo alzandosi e indicando l’alcova)
Là!… Là!…
(ricadendo, fra le braccia di Edgar, mentre Frank e alcuni contadini entrano correndo nell’alcova)
Mio Edgar!… Io t’amo!
(muore)
VOCE DI TIGRANA
(nell’alcova)
Ah! lasciatemi, vili!

Scena ultima

Detti e Tigrana.

Tigrana col capo avvolto in un velo, è trascinata fuor dell’alcova da Frank e da alcuni contadini. Frank lotta con lei per strapparle il pugnale. Vi riesce e getta l’arma a terra mentre un contadino le toglie il velo.
TUTTI
Tigrana!
EDGAR
(cha ha deposto Fidelia morta sul seggiolone, con impeto)
Ah… A me quell’arme!… Ch’io l’uccida!
(fa per lanciarsi a raccogliere il pugnale di Tigrana che Frank ha gettato a terra)
FRANK e GUALTIERO
(sbarrandogli il passo)
No!… ferma!…
FRANK
(indicando Tigrana)
… Alla mannaia!
TUTTI
Alla mannaia!

(Edgar e Gualtiero cadono piangendo ai piedi di Fidelia mentre alcuni contadini trascinano via Tigrana.)


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Ultimo aggiornamento 22 ottobre 2023