Deliziosa campagna.
L’azione si svolge a Bassano nel 1228. Nei pressi del castello di Ezzelino da Romano,
cavalieri, dame e vassalli vanno incontro a Riccardo, signore di Salinguerra,
festeggiando il giorno che lo vedrà sposo di Cuniza, sorella di Ezzelino (coro
d’introduzione «Di vermiglia, amabil luce»). Riccardo esprime sentimenti di gioia e d
’ambizione (cavatina «Son fra voi! Già sorto è il giorno»); poi tutti si avviano verso
il castello. Cautamente giunge Leonora, figlia di Oberto, conte di San Bonifacio. In
passato, Leonora era stata sedotta da Riccardo, che sotto falso nome le aveva promesso
il matrimonio: appresa la verità, si reca ora al castello per svelare l’antico tradimento
e cercare vendetta. Il rimorso nei confronti del padre si associa al rimpianto per il
perduto amore (scena e cavatina «Sotto il paterno tetto»). Entra in scena Oberto, che da
un messaggio della sorella ha appreso la colpa di Leonora. Oberto si commuove alla vista
della patria amata, che ha dovuto abbandonare perché, sconfitto da Ezzelino, è stato
costretto all’esilio. Leonora riconosce il padre, che le rimprovera l’onore tradito; ma il
diverbio si ricompone: la fanciulla placa il padre con l’idea della vendetta imminente e lo
riabbraccia (scena e duetto «Guardami! Sul mio ciglio»).
Magnifica sala nel castello di Ezzelino.
Cuniza è festeggiata da cavalieri, dame e vassalli (coro «Fidanzata avventurosa»). È in
preda a tristi presentimenti; ma Riccardo la rassicura sulla futura felicità, dissolvendo i
suoi timori (scena e duetto «Il pensier d’un amore felice»). Imelda, confidente di Cuniza,
introduce Leonora (recitativo «Alta cagione adunque»). Cuniza, cui è stata annunciata
l’improvvisa visita, l’accoglie; Leonora le rivela d’essere la figlia del suo nemico. Lo
spavento di Cuniza si accresce ancor più all’apparire di Oberto, introdottosi nel castello per
assistere al compimento della vendetta (scena e terzetto «Son io stesso! a te davanti»).
Leonora svela a Cuniza il tradimento di Riccardo; questa dapprima inorridisce, poi promette
giustizia e chiama tutti a raccolta. Con gli altri giunge Riccardo: come scorge Leonora,
comprende la situazione, e la accusa, per difendersi, di essergli stata infedele. Ma Oberto
si ribella alle false accuse mosse alla figlia e per vendicare l’offesa sfida a duello Riccardo;
questi ricusa però la provocazione, mosso a compassione dalla tarda età di Oberto. Nell’agitazione
generale, Leonora rinfaccia apertamente la sua colpa a Riccardo, e Cuniza sente mutarsi l’amore
in sdegno (finale primo).
Gabinetto della Principessa.
Le dame compiangono Cuniza (coro «Infelice! nel core tradito»), mentre questa ripensa, con rammarico,
ai bei giorni dell’amore perduto. Ma il sentimento della virtù ha il sopravvento: Cuniza decide che
convincerà Riccardo a tornare all’antico amore per Leonora (scena ed aria «Oh, chi torna l’ardente
pensiero»).
Luogo remoto in vicinanza ai giardini del castello.
Un coro di cavalieri commenta la triste vicenda (coro «Dov’è l’astro che nel cielo»). Giunge Oberto;
mentre attende di incontrare Riccardo per il duello, parla, sdegnato, di tradimento e disonore. I
cavalieri gli annunciano che Ezzelino, per intercessione di Cuniza, gli ha concesso il perdono; ma
il vecchio quasi non si cura delle loro parole (scena ed aria «L’orror del tradimento»). Come vede
comparire Riccardo, Oberto sente l’ira salire al colmo. Il giovane, consapevole della sua superiorità
fisica, vorrebbe evitare il duello; ma quando sente insultare il casato dei Salinguerra, raccoglie la
sfida. I due sguainano le spade, ma sono interrotti dall’arrivo di Leonora e Cuniza. Quest’ultima invita
Riccardo a riscattarsi, e dichiara che lo perdonerà solo se tornerà ad amare Leonora. Riccardo finge
di accettare, per poter poi riprendere il duello; al suo consenso, Leonora dà sfogo alla propria gioia
(scena e quartetto «Vili all’armi, a donne eroi»). Mentre i cavalieri commentano i nuovi, funesti eventi
(coro «Li vedeste. – Ah sì! la mano»), il duello riprende fuori scena. Oberto è ucciso da Riccardo.
Questi, sconvolto, chiede al cielo perdono (romanza «Ciel, che feci!...di qual sangue») e si dà alla fuga.
Arrivano intanto Cuniza, in preda all’affanno, e i cavalieri, che la informano dell’accaduto. Cuniza
accoglie Leonora, che ha assistito all’uccisione (scena e adagio «Vieni, o misera,cresciuta») e che si
accusa della morte del padre. Giunge una lettera in cui Riccardo, costretto a fuggire in terra
straniera, chiede a Leonora di perdonarlo e di tornare ai giorni del primo amore. Ma Leonora, sconvolta
dal rimorso d’aver causato la morte del padre, non vede altro davanti a sé che la cella di un convento,
e sviene tra le braccia delle dame (scena e rondò finale «Sciagurata! a questo lido»).