Król Roger (Re Ruggero), op. 46
Opera in tre atti
Testo del libretto
PRIMO ATTO
L'interno di una chiesa eretta dalle mani onnipotenti degli imperatori bizantini, precedenti dominatori
dell'Isola. Al centro in fondo l'immensa volta semicircolare dell'abside, su un grande altare, separato dalla
navata principale da una fila di colonnine di marmi policromi, che terminano in alto con capitelli di forme
strane e diverse. Al centro una porta spalancata cho conduce all'altare splendente di ceri. Questa porta
sovrasta di alcuni gradini il pavimento della chiesa. Le numerose arcate e volte del santuario poggiano su
enormi colonne di pietra, sottratte ai ruderi di antichi templi. La calotta dell'abside è tutta riempita dalla
gigantesca figura musiva del Cristo, dal viso scarno e ascetico, dagli imperscrutabili occhi neri, con la destra
minacciosamente sollevata. Ai due lati una fila di angeli assorti in preghiera. Lo sfondo è d'oro brunito, che
luccica sonnolento alla luce di miriadi di candele risplendenti in grandi lampadari appesi alle volte. Le arcate
e le volte delle navate laterali sono anch'esse completamente coperte di mosaici di ricchi colori, raffiguranti
in una serie di scene le storie dei santi apostoli Pietro e Paolo. Il ritmo severo del santuario appare però
turbato dai dominatori dell'Isola sopravvenuti. In alto si vede parte della volta, intagliata nel legno da mani
di Arabi in forma di stalattiti, coperte di ricchi colori, in mezzo alle quali s'insinuano, astutamente collocati,
scritti in caratteri cufici, versetti del Corano. Una volta simile si può ancor oggi vedere nella Cappella Palatina,
nel palazzo dei re dì Sicilia in Palermo. Quattro leoni di pietra collocati nelle pareti a mezz'altezza. Il pulpito
e il pavimento ornati di ricchi intarsi marmorei. Il canto dell'inno risuona già prima che si alzi il sipario. Questo
si solleva lentamente. La scena è in penombra, rischiarata solo dalla moltitudine di candele e dagli ultimi raggi del
sole calante. Sebbene la folla riempia il santuario, il vastissimo interno sembra rimanere in perfetta immobilità. Le
scure figure dei monaci e delle monache sono inginocchiate con la testa china. Tra le monache si distingue l'eretta
figura della diaconessa. L'archierèus in aurea veste sta innanzi all'altare. Dietro la fila delle colonnine si vede la
folla di diaconi, presbiteri e accoliti. Unico movimento è il lento oscillare degli incensieri. Il movimento comincia
solo dopo l'ingresso del re e della corte nel santuario.
CORO
Haghios, hagios Théos Sabaoth!
Haghios, Kyrios, Théos Sabaoth!
CORO DI RAGAZZI
Sull'aureo trono al di sopra delle nuvole
Tu possiedi la forza.
Cherubini e Serafini,
Potenti e sovrani si prostrano col volto a terra...
CORO E CORO DEI RAGAZZI
Davanti al tuo potere.
ARCHIEREUS
Tu sei la fiamma del roveto
Che arde sul monte Sinai;
Nel tuono e nel turbine terrificante,
Vieni a noi, o Signore.
CORO DI RAGAZZI
Regni con spada fiammeggiante,
E facendo discendere i tuoi Arcangeli.
CORO
Haghios, Kyrios, Théos Sabaoth!
(Entrano il Re e la corte)
Benedici, o Dio, Signore sempiterno,
Il nostro re Ruggero
E la sua nobile consorte!
Benedicili, Iddio!
TENORE
Il nostro re Ruggero
E la sua nobile consorte!
ARCHIEREUS
Sire, invochiamo la tua giustizia!
Mostraci la tua misericordia!
DIACONISSA
Difendi la nostra santa fede!
CORO
Tu che sei giusto!
ARCHIEREUS
Un pastore sta turbando schiere di genti,
Le nostre pecorelle.
DIACONISSA
Le distoglie dalla retta via!
CORO
Tu che sei giusto!
ARCHIEREUS
Egli predica contro la nostra santa fede.
DIACONISSA
Incoraggia le donne a peccare.
CORO
O Signore giusto,
Con la tua saggezza
Giudica queste colpe smisurate!
RE RUGGERO
(sottovoce, ad Edrisi)
Ne sai qualcosa?
EDRISI
(sottovoce)
È un pastore che, si dice, predica nei villaggi;
Insegna cose strane e canta strani canti
In onore a un Dio sconosciuto.
ARCHIEREUS
È arrivato qui oggi,
ha parlato al popolo davanti alla Cappella.
Fallo arrestare!
DIACONISSA
Allontana la gente dalla Chiesa,
Diffonde il peccato!
CORO
O Signore, giudice giusto!
Considera la cosa con la tua saggezza!
ROSSANA
Oh, no, Sire, no!
Ti chiamano "il giusto"!
Non farlo arrestare!
Che venga al tuo cospetto,
Che confessi a te la sua colpa!
Sia condotto davanti a te!
EDRISI
Per bocca della regina
Parla la colomba della saggezza:
Dai ordine di farlo condurre al tuo cospetto, o Re!
RE RUGGERO
(dopo un attimo di riflessione, con fermezza)
Che sia portato qui!
(Le guardie escono)
CORO
Puniscilo, Signore! Che smetta di
bestemmiare!
Più non bestemmi Cristo!
O Re, tu che sei giusto!
RE RUGGERO
(con gesto impaziente zittisce la folla. A Edrisi)
E tu l'hai già visto?
EDRISI
È giovane;
I capelli riccioli e di rame,
Vestito di pelle di capra,
Come tutti i pastori; ha gli occhi come stelle,
E un sorriso pieno di mistero.
ROSSANA
(sovrappensiero)
Sorriso pieno di mistero,
Come quello che i laghi nei boschi
Dal limpido fondo rimandano al sole.
RE RUGGERO
(a Edrisi)
Chi è questo Dio ignoto
di cui il Pastore canta la gloria?
EDRISI
Te lo dirà lui stesso fra poco.
(Movimento presso la porta d'ingresso della chiesa.)
CORO E CORO DEI BAMBINI
Ecco, lo stanno portando!
Sia lapidato! Messo al rogo!
Sia lapidato!
Entra il pastore. Si ferma un attimo sulla soglia. Con sguardo fiero abbraccia l'adunanza,
poi si fissa su Ruggero, e con portamento tranquillo avanza fin quasi ai piedi del trono.
CORO
Ecco il blasfemo!
RE RUGGERO
(con forza)
Chi sei?
IL PASTORE
Un pastore.
CORO
È un bestemmiatore!
RE RUGGERO
Perché mi turbi il popolo?
IL PASTORE
Gli parlo del mio Dio.
RERUGGERO
E chi è mai il tuo Dio?
IL PASTORE
Il mio Dio è bello come me.
ARCHIEREUS E DIACONISSA
Taci! Pazzo! Taci!
CORO
Pazzo! Blasfemo! Taci!
ROSSANA
O sire, lascialo parlare!
RE RUGGERO
(con gesto imperioso, alla fitta folla d'attorno)
Basta! Che parli il pastore!
IL PASTORE
(sovrappensiero, con ineffabile sorriso sulle labbra)
Il mio Dio è bello come me,
Il mio Dio è un buon Pastore.
Vaga per le strade, sui ciottoli,
Per sentieri di montagna.
Cerca le greggi smarrite;
Ha la testa adornata d'edera
E un grappolo d'uva in mano.
Pascola le sue pecorelle
Per prati color smeraldo.
La folla che riempie la navata si avvicina piano verso il proscenio, stringendo
sempre più il re e il pastore chr gli sta dinanzi.
IL PASTORE
(come ridestandosi dai suoi pensieri)
Il mio Dio si specchia sulle acque
Nel buio di onde vitree
Per vedere il suo sorriso!
Si veste di albe rosate,
Hai piedi forti e dorati,
Non ha ali, eppuro e alato!
Vaga, cerca le greggi smarrite.
(Dal suo raccoglimento, si volge alla folla attorno a lui)
Voi che soffrite,
Che nella notte sperate che la gioia vi tocchi:
Lui vi troverà.
Voi che bramate il frutto
Di un dolce petto:
Lui vi abbraccerà!
Una grazia immensa si cela
Nel suo sorriso.
ROSSANA
(sovrappensiero)
Nel suo sorriso...
Perché negli occhi tuoi,
Pastore, si nasconde un brivido misterioso,
Come riflesso di stelle sulle onde?
E sulle labbra tuo, pastore,
Come sull'orlo di una coppa
Che profuma di roso scarlatto
Si poggia come farfalla,
Il riso silenzioso del tuo Dio?
RE RUGGERO
Rossana! Taci!
ROSSANA
O pastore, dimmi,
Quanto è grande l'abisso dol cuore
Che nella bufera porta al tuo Dio
La vampa del fuoco nascosto?
RE RUGGERO
Taci, Rossana!
Un'illusione ti incatena la mente!
(Al Pastore)
Oh, taci!
IL PASTORE
Re! Credimi, o re,
Ai prigionieri darò nuova libertà!
CORO
Sire, puniscilo!
Condannalo a morte! Mandalo al rogo!
CORO DEI RAGAZZI
O re, puniscilo!
Mandalo a morte! Mandalo a morte!
DIACONISSA
Regina! Tu credi alle sue parole!
Lo guardi come fosse un redentore!
ARCHIEREUS
O Signore, guardaci, guarda il nostro dolore!
In nome del Cristo che ci guarda da dietro l'altare!
IL PASTORE
(come se non sentisse il clamore crescente)
Il mio Dio è l'ombra di verdi boschi,
Il sussurro dal mare lontano,
Il tuono di lontane tempeste negli oceani
Sotto il sole, il sacro lampo degli occhi.
ROSSANA
Il tuo Dio! Il tuo Dio!
RE RUGGERO
(Con forza)
Rossana! Taci!
(Al pastore)
Nei tuoi occhi c'è una luce maligna!
Puoi ingannare una donna, ma non certo me!
EDRISI
(implorante)
Re, sii magnanimo con questo pazzo!
RE RUGGERO
(guardando Rossana, con determinazione)
Che muoia!
DIACONISSA, ARCHIEREUS E CORO
Sì, sì, che muoia!
Non bestemmi Gesù Cristo!
Che muoia, che muoia!
Non bestemmi Gesù Cristo!
IL PASTORE
(con rapimento, indifferente a tutto quello
che succede attorno)
Il mio Dio è misericordioso,
È un buon pastore il mio Dio!
DIACONISSA, ARCHIEREUS E CORO
O re, che Iddio gli sia giudice!
A morte! A morte!
ROSSANA
Lui dice la verità! Lui ama!
EDRISI
Sii giusto, signore!
Convocalo a giudizio!
DIACONISSA, ARCHIEREUS E CORO
Che il suo giudice sia Iddio,
Onnipotente, giusto, compassionevole!
A morte! A morte! A morte!
RE RUGGERO
(con subitanea risolutezza, ferma la folla con gesto imperioso)
Basta! Basta!
Re Ruggero s'abbatte sul trono. Cela il viso tra le mani. Si avverte che
è dilaniato da un terribile conflitto interiore.
RE RUGGERO
(spento)
Che il Pastore se ne vada,
che torni fra i suoi monti, lontano da qui!
CORI
Orrore! Orrore!
RERUGGERO
(Alla folla, con forza)
Se ne andrà libero sui suoi monti lontani!
CORO
Ha peccato! Ha peccato!
Orrore! Orrore!
CORO DEI RAGAZZI
Orrore!
Sul volto del pastore, quand'egli ha udito le parole del re, appare un sorriso
meraviglioso. Per un istante fissa il re negli occhi, con intesa misteriosa, poi si
avvia lento, come esitando, verso l'uscita.
RE RUGGERO
(con subitanea decisione e con forza)
Fermo!
Il pastore si ferma sulla soglia e si volge verso il re.
RE RUGGERO
Stasera verrai al mio giudizio!
ROSSANA
Giudizio?
RE RUGGERO
Quando le stelle si accenderanno
Nella notte di cobalto
Vieni alle porte del mio palazzo.
La guardia ti darà la parola d'ordine
"Pastore"
E tu risponderai "Ruggero".
IL PASTORE
Io risponderò "Ruggero"? Ricordati, o Re,
Sei tu che mi hai chiamato al tuo giudizio.
Ricordatelo, Re!
Verrò da te
E mi inchinerò ai tuoi piedi.
Ricorda che sei stato tu a chiamarmi!
CORO
Orrore, orrore!
Bestemmia!
CORO DEI RAGAZZI
Orrore, orrore!
Orrore! Dio, abbi pietà!
Il pastore si avvia all'uscita, cantando del suo dio.
IL PASTORE
Per i miei prati di smeraldo
Dei monti miei natali
Vaga il buon pastore,
Cercando le greggi smarrite.
La voce del pastore si spegne in lontananza.
CORO
Orrore! Orrore!
Dio, abbi pietà!
CORO DEI RAGAZZI
Amen!
SECONDO ATTO
Il cortile interno del palazzo dì re Ruggero. Il carattere generale dell'architettura
tradisce specialmente nell'ornamentazione che questo palazzo fu eretto per ordine dei Califfi
da costruttori venuti dall'Oriente. Ma qua e là si sente la mano ferrea dei potenti conquistatori
del Settentrione. La mollezza orientale e l'eleganza quasi effeminata dei policromi arabeschi
sinuosi di linee sottili, delle maioliche giallo-azzurre, di tappeti bizzarri, confluiscono in
uno strano accordo di arcate e colonne di granito e di enormi porte di ferro. Luccicano qui e
li mosaici meravigliosi, opera di mani d'artigiani di Bisanzio, che raffigurano misteriosi giardini
con meraviglie sconosciute e uccelli fantastici. Nel fondo mormora una fontana di marmo, il suo
bacino è sommerso dall'abbondanza di fiori portati da ogni parte del mondo. Il cortile è circondato
da una galleria interna a due piani che poggia su colonne leggere dai fantastici capitelli. In fondo
al centro l'ingresso principale: enormi battenti di ferro. Accanto una piccola porta, ricoperta di
tappeti. Nella galleria superiore un'altra porta e le finestre degli harem reali. Le gallerie si
collegano al pavimento del cortile mediante scale interne, che corrono sulla parete destra della
scena. A sinistra, nella parte anteriore della scena, su una predella sta il trono reale. Accanto,
un po' rientrata, un'immensa finestra, per metà ricoperta da tappeti, attraverso la quale si
intravvedono profili incerti di alberi: palme e cipressi. Immenso tratto di cielo.
RE RUGGERO
(tuttopreso dall'attesa ansiosa)
Un'angoscia di pallide stelle
Brucia nel verde mare del cielo!
(A Edrisi)
Prendi fra le tue mani fresche
I miei palmi brucianti!
Nella confusione del giorno assolato
Non avrei mai creduto
Di dover adesso aspettare
con una tale ansia.
(Alle guardie)
Guardie! State all'erta!
Portatelo, appena arriva!
Portate il Pastore profeta!
La parola d'ordine è "Pastore"!
CORO
La parola d'ordine è "Pastore"!
EDRISI
La paura è indecifrabile, scuote i tuoi sogni
Buoni e gioiosi come un turbine fa coi petali del gelsomino!
Re, da quanto tempo non ascolti
le parole di un canto?
Da quanto non cerchi con diletto
le labbra di Rossana?
RE RUGGERO
(inquieto)
Hai visto come le brillavano gli occhi
Quando il Pastore cantava di Dio?
Sai tu forse cosa si nasconde
nel cuore di una donna?
Forse tu lo sai?
EDRISI
O Re! Tu sei il Signore!
Non lasciarti avvolgere dall'ombra grigia
Della nebbia notturna!
Da dove ti viene questo strano brivido?
RE RUGGERO
È questo fremere di stelle
che mi prende il corpo!
(inquieto)
Il mio cuore forgiato nel bronzo oggi trema
Davanti al bagliore delle stelle
E come un bambino ha paura
Di misteriose forze ostili!
La mia onnipotenza non arriva
Più in là della mia spada!
E intorno a me mistero
Silenzio astrale e paura
Edrisi! In quegli occhi brucia un fuoco sconosciuto
Che ridurrà in cenere il mio cuore di re,
E questo cuore fuso nel forte bronzo
Oggi trema davanti alle stelle incantate nei suoi occhi.
EDRISI
Sire! Scaccia con gli scongiuri gli spettri
Pallidi e ostinati! Ascolta la quiete notturna!
Dorme lo splendore dei cigni,
Riposano nei laghetti le luci,
Riflesso di stelle intorpidite!
E tremolano appena al buio i ramoscelli.
Ondeggia la culla di acque silenziose.
Ssssh! Suonano i tamburelli
Là nei sobborghi assonnati!
RE RUGGERO
(inquieto)
È lui!
EDRISI
Tutto è piombato nel silenzio!
SI ode il canto di Rossana invisibile
RE RUGGERO
Rossana! È il suo canto!
EDRISI
Ascoltiamo, Sire!
ROSSANA
Dormite, sogni sanguinosi di re Ruggero,
Che il balsamo della notte scenda a placare i suoi propositi,
Che il suo cuore avido e vendicativo si riempia di grazia!
RE RUGGERO
Senti come canta?
EDRISI
Che canto meraviglioso!
ROSSANA
Abbi clemenza, o Re, per il Pastore,
Come a una pantera stanca e sazia di sangue
Possa passare il tuo furore!
Abbi clemenza, o Re, per il Pastore.
RE RUGGERO
Implora grazia per il Pastore. Senti?
EDRISI
Il suo cuore sta fiorendo come il loto di notte!
ROSSANA
Il falco stanotte non insegue la colomba,
Le serpi già dormono su steli di gigli,
I pianeti irradiano luce bianca di grazia.
Re Ruggero si riscuote
RE RUGGERO
Una presenza di nebbia è passata fra le guardie!
Edrisi! Perché il mio cuore ha paura?
Perché trema? Edrisi!
EDRISI
Sire! È lui che viene al tuo giudizio!
D'improvviso dietro la scena, come in lontananza, s'ode il motto delle guardie
che - ripetendolo - s'avvicinano.
GUARDIE
Parola d'ordine: "Pastore"!
IL PASTORE
(dietro la scena, in lontananza)
Parola d'ordine: "Ruggero"!
Il re si alza di scatto. Fissa lo sguardo sulla porta ancora chiusa. Edrisi si
avvicina al re. L'attesa li assorbe.
RE RUGGERO
È lui! Arriva!
Lunga pausa di silenzio. Dietro la porta si sente un movimento, che si trasmette
infine alle guardie sulla scena. D'un tratto i due battenti della gran porta si spalancano.
Appare il pastore, e dietro di lui quattro dei suoi compagni. Nel fondo si può scorgere una
folla di soldati che s'accalca, alcuni con torce in mano. Il pastore si ferma un attimo sulla
soglia. Abbraccia con lo sguardo tutto l'interno. Quindi avanza verso il re con passo sciolto
e sicuro. I suoi compagni tengono in mano strani strumenti musicali di foggia orientale; lo
seguono a distanza di qualche passo: prima di giungere sul davanti della scena, si siedono in
silenzio su un ampio tappeto disteso sul pavimento. Rimangono così immoti e zitti; fino al
momento in cui il pastore ordinerà loro di suonare. I battenti della gran porta vanno richiudendosi
con cupo rombo. Il pastore si ferma sul davanti della scena. Indossa sfarzose vesti indiane,
ricoperte da gemme d'inestimabile splendore. Da sotto il turbante gli ricadono sulle spalle i
suoi buccoli di rame brunito. Vesti simili ma meno ricche, hanno i suoi compagni.
IL PASTORE
Vengo solo, come mi hai ordinato, o Re,
E ti saluto in nome del sommo amore.
RE RUGGERO
(con forza)
Da dove vieni?
IL PASTORE
(con dolcezza)
Dal sorriso delle stelle del Sud,
Le orme dei miei piedi le trovi su molte strade!
Prego per te nella rosea Benares.
I fiori di loto ti portano il saluto di Indra,
Ti saluta il mio riflesso sulle acque del Gange, o Ruggero!
RE RUGGERO
Da dove viene la tua forza ingannatrice?
IL PASTORE
Chiedilo agli alberi silenti a mezzogiorno,
Chiedi alle rose nell'ora del sole,
Chiedilo al succo dolce dei vigneti!
RE RUGGERO
Perché seduci le folle?
Chi ti ha mandato da noi?
IL PASTORE
Chi mi ha mandato? Dio!
Dalle verdi distese dei regni celesti,
Con un gesto verso l'alto la sua aurea mano
Mi ha chiamato, come un fiore
preso da un prato
In un pescheto, nell'ora in cui
La morbidezza di mandorli esala profumo di rose.
Come mirra da una pira sono uscito dalla schiuma
Delle onde, ho brillato come raggio di sole!
Come le ali di bianchi uccelli
Come il grembo del bianco sambuco.
RE RUGGERO
La tua bestemmia mi incute timore!
Taci! Temo già i fulmini!
Durante tutta la scena seguente nell'interno del palazzo s'affollano via via molte
persone. Donne giovani e belle, giovinetti; fanciulli eunuchi entrano di soppiatto per
molte porte, corron giù per le scale, s'affollano alle porte ed alle finestre, formando
in fondo alla scena un largo semicerchio. Gli occhi fissano avidi il pastore, si tendon
verso lui le braccia delle donne; si sente che tutta questa folla è in attesa febbrile.
ROSSANA
(dalle gallerie superiori; invisibile)
Addormenta la paura e la collera, Ruggero!
IL PASTORE
(avendo sentito il canto, volge il capo verso
Rossana, ancora invisibile, e poi verso Ruggero)
O Re! Senti come risuona il canto
implorante da su in alto?
E scende su di noi
come trillo di usignoli?
L'amore sboccia di notte
come un fiore nel cuore ignaro!
RE RUGGERO
Oh, taci!
Bloccato nel bronzo dell'ira
È il mio cuore di re!
ROSSANA
Dormite, sogni sanguinosi di re Ruggero!
IL PASTORE
Sei stato tu a chiamarmi, o Re!
Eccomi al tuo giudizio.
RE RUGGERO
Tu vuoi essere giudicato?
Ma tu sfuggi dalle mani
Come un uccello dalle ali leste,
Come un serpente dalle scaglie d'argento!
Nei tuoi occhi cova il lampo velenoso
Di stelle lontane e nemiche!
ROSSANA
Addormenta rabbia e paura!
RE RUGGERO
Con quali magie avvolgi la folla
Di matti e di schiavi
Che come ossessi vagano sui tuoi sentieri?
In cosa credono? Parla!
IL PASTORE
In me credono!
RE RUGGERO
Tu bestemmi!
EDRISI
O Re, stai calmo!
IL PASTORE
Credono nello splendore dei miei occhi,
Che tu temi così tanto, Sire,
Amano il mio sorriso e il mio canto danzante.
RE RUGGERO
Oh basta, ora basta!
Tu non sei un profeta!
Prendi la forza dal fondo degli inferi!
Conduci le folle nell'abisso della morte!
IL PASTORE
Dalle profondità misteriose della vita
Faccio divampare il fuoco con la mia mano onnipotente!
(Indica con la mano la folla, che s'addensa a lui d'intorno)
O Re! Guarda!
Come sciame di farfalle variopinte
Intorno al vermiglio di profumate rose,
Loro mi girano silenziosi attorno,
Turbine onirico di arcobaleni colorati
Attingono alla luce dei miei occhi!
Fanciulle e splendidi giovinetti
Si slanciano nel volo della follia!
{Si volge ai suoi musicanti)
Fratelli! Presto! Un canto per danzare!
Suonate le argentee campane delle corde,
Il ritmo vivace dei tamburelli!
(Al re)
Sire, guardati intorno e vedrai
Come dal fondo dei cuori,
con singhiozzo di onde
Sale l'ebbrezza di segrete nostalgie!
Ruggero, ascolta!
I musicanti del pastore cominciano a sonare. Tutta la folla comincia a girare nella danza
incantata. La danza si fa sempre più incalzante. Ruggero fissa con muto sgomento il turbinoso
giro di danza. Il pastore con un enigmatico sorriso guarda in viso Ruggero. A un certo momento
sulle gallerie superiori appare Rossana. Eccitata, comincia a scendere le scale. Ruggero la
scorge. S'alza di scatto, e con gesto sicuro la ferma a metà delle scale. Il pastore distoglie
allora lo sguardo dal re, e lo volge lentamente verso Rossana. Si fissano a lungo. Ruggero, con
disperazione, s'abbatte sul trono, coprendosi il viso con le mani. Pian piano dalla bocca di
Rossana fluisce, dapprima timido, poi sempre più deciso, il canto. Il pastore comincia anch'egli
a cantare.
ROSSANA
Nella danza gioiosa,
Nell'allegra follia, l'alba splendente!
Svela i tuoi segreti!
Portami nel tuo luogo lontano!
IL PASTORE
Nella danza d'amore
Nelle fiamme del sangue il fuoco dell'infinità!
Nel paradiso radioso!
Nella segreta follia la danza del divino!
RE RUGGERO
(con la più grande disperazione)
Rossana!
ROSSANA
Frescure! Giardini! Danze!
Sogni di schiuma, fuoco di abissi!
Volo di ali!
IL PASTORE
Danza radiosa!
Fuoco di abissi!
Volo di ali!
Anche dalla folla turbinante nella danza salgono voci, e tutto si unisce
in un possente accordo.
RE RUGGERO
Guardie! Mie fedeli guardie!
Prendetelo! Legatelo!
Le guardie si precipitano sul pastore spingendo da parte i danzatori. Tutti si fermano
d'un tratto con indescrivibile spavento. Le guardie raggiungono il pastore, e gli incatenan
le mani. Egli si strappa via da loro; poi con le mani legate, si ferma sulle scale, accanto
a Rossana.
IL PASTORE
(con ira superba)
Chi osa incatenare la mia magia?
Chi mi vuole prendere?
Ma io sono già tutto vostro!
Guardate dal profondo dei cuori, le mie braccia sono libere!
(Spezza le catene e le getta ai piedi del re; solleva libere le braccia)
Chi è libero venga via lontano con me!
Per le mie strade gioiose
Vi porterò al mio mondo
Alla dolce ombra dei boschetti.
I ruscelli sussurrano! Divine fanciulle danzano!
Le grida! È il richiamo:
Segreto lontano richiamo!
ROSSANA, CORO
Segreto lontano richiamo!
Chi è libero vada lontano con lui!
IL PASTORE
Ascoltate... nel silenzio della notte, ascoltate...
Nel rumore dei mari un segreto, lontano richiamo!
ROSSANA
Segreto lontano richiamo!
CORO
Lontano richiamo!
IL PASTORE
Chi viene via lontano con me?
(Guarda Ruggero con insistenza)
Chi viene via lontano con me?
Ruggero tace. Il pastore pian piano s'avvia verso l'uscita. Rossana lo segue, quasi
sonnambula. Dalla folla si staccano persone, e vanno dietro a loro, sempre più numerose.
RE RUGGERO
(si risveglia d'un tratto dal torpore)
Fermo! Dove porti la gente?
Rossana... Dove li stai portando?
IL PASTORE
(si ferma sulla porta)
Ai tuoi regali piedi
Ti ho gettato le catene
E libero me ne vado via!
Se tu vuoi giudicarmi,
Ti invito, o Re,
Nel mio assolato lido.
Mi hai capito, Ruggero?
Ruggero!
Il pastore esce. Rossana e la folla dietro di lui. La scena rimane vuota. Rimangono soltanto
re Ruggero, che sul suo trono nasconde il viso tra le mani, ed Edrisi, che lo guarda con suprema
inquietudine.
RE RUGGERO
(conprofondo dolore)
Rossana!
EDRISI
(s'avvicina alla finestra, e guarda negli spazi bui)
L'ombra notturna ha già avvolto tutti,
Si estinguono in lontananza i canti
E il lesto scalpitio.
RE RUGGERO
(dopo un attimo di riflessione, con decisione subitanea getta via la corona, e il manto suo
regale, si sfibbia la spada e la scaglia con fragore per terra)
Andiamo sulle loro tracce!
(Con amarezza)
Il re è diventato un viandante!
(Se ne va con Edrisi)
TERZO ATTO
Rovine d'un teatro antico. A destra, a partire dal proscenio, corrono verso il fondo con immensa
arcata i gradini di pietra lavorata. I loro maestosi emicicli, elevandosi l'un sull'altro, giungono
quasi a metà dell'altezza della scena. Su essi l'abissale profondità del cielo. La pietra franta,
logorata da numerosi secoli, corrosa, mummificata dal vento e dall'acqua. Dalle fessure e dalle macerie
straripan gramigne e fiori selvatici. Qua e là, verde tappeto, giace fresco prato. A sinistra, trasversali
al fondo, i ruderi dell'antica skené. Ancora erette possenti colonne semidirute. Ai loro piedi, nella
polvere, i superbi capitelli fioriti d'acanto. Frammenti di fregi, di mètopi, che adornarono una volta
il teatro. Su basamenti resti di statue. Le teste meravigliose, gli omeri torniti, i torsi in frammenti
giacciono sparsi tra le macerie. Quasi completamente conservata la scala doppia, che dall'antico proskénion
mena al livello della scena. Rimane pure una parte del muro, dietro la skené, che copre un vasto panorama.
Al centro dell'antica orchèstra i resti di un'ara. Fumo leggero, che da essa s'estolle, ghirlande, fiori
sparsi ai suoi piedi, tracce forse d'un sacrificio offerto da mani misteriose al "Dio Ignoto". In fondo
tra skené e cavea un varco gigantesco, per cui corre lo sguardo fino alla livida infinità del mare. Sulla
scena nulla se non pietre morte, il cielo, e il mare. È notte. Sul cielo rade, chiaroraggianti stelle. La
luna rischiara con incerto fosco lucore l'interno delle rovine, gettando lunghe ombre, aprendo neri abissi
negli anfratti dei muri. Silenzio e quiete; soltanto il mare, instancabile, inquieto, si frange pesante sugli scogli.
RE RUGGERO
Desolazione di macigni intorno,
Livida infinitezza del mare
E argenteo mistero di stelle!
(a Edrisi)
Dove mi hai portato, amico?
È questa la fine del nostro vagare?
Fra le pietre, dove eterno veglia
lo spaventoso spettro di passioni spente?
Forse al nostro richiamo
Risponderà l'eco di un riso incantato?
EDRISI
Chiama, chiama, sveglia!
RE RUGGERO
L'alba mi culla verso il sogno,
L'angoscia mi fa addormentare come un bambino.
Ah, dov'è il mio amore?
EDRISI
Chiama, chiama, sveglia!
RE RUGGERO
Oggi il re è un vagabondo,
Un mendicante che tende
Una nostalgia di mani per l'elemosina
Nascondendo negli stracci consumati
Dei suoi sogni un cuore vuoto!
Amore, odio... parole vacue!
La potenza di sovrano brucerà nel fuoco!
Chi sta cercando oggi il re?
Di chi sta desiderando il canto, eh?
EDRISI
Chiama, chiama, sveglia!
RE RUGGERO
Nel vuoto dorme una livida ansia,
Un corteo di spettri fluisce nella danza.
Svegliare i fantasmi? Incantare i sogni?
(chiama)
Rossana! Rossana!
(rimane in ascolto)
ROSSANA
(da lontano)
Ruggero! Ruggero!
EDRISI
Svegliato! L'incanto è svegliato!
RE RUGGERO
Edrisi! Ascolta! Dai mari lontani
Arriva la sua voce!
EDRISI
L'incanto è svegliato!br>
RE RUGGERO
(chiama)
Rossana!
(rimane in ascolto)
IL PASTORE
(da lontano)
Ruggero!
RE RUGGERO
È lui! Amore, odio!
Edrisi, dov'è la fine del dubbio?
CORO
(dietro la scena, lontano)
Ah!
Il re ha frantumato la sua spada di bronzo,
Il grande re è venuto a giudizio!
Ah!
ROSSANA
(ancora invisibile, ma più vicina)
Il suo cuore brucia come una torcia,
Lo getterà sull'altare in sacrificio.
CORO
Ah!
A giudizio, vieni a giudizio, o Re!
RE RUGGERO
Una livida paura canta nel buio!
IL PASTORE
(da lontano)
Ruggero, lascia la tua paura
Là dove hai gettato la spada:
Nella minaccia passata delle tempeste
La luna sorge improvvisa tra le nuvole, rischiarando con misterioso lucore le rovine.
Ruggero si guarda attorno in silenzioso stupore.
RE RUGGERO
Già brilla intorno un'alba ultraterrena!
EDRISI
La luce di visioni, l'argentea magia
Dei sogni chiamano lo sciame errante...
Dal fondo della scena s'avvicina lentamente Rossana, avvolta in un lungo manto grigio.
EDRISI
(scorge d'un tratto Rossana)
Ruggero, guarda!
RE RUGGERO
(scorge Rossana)
Rossana!
ROSSANA
Eccomi, Ruggero; mi hai chiamata?
RE RUGGERO
(la fissa, febbrile)
Sei tu, Rossana! Le tue splendide labbra
Sbocciano nel dolce sorriso,
L'oro vivo dei tuoi capelli
Irrora il tuo bellissimo viso.
Ma nei tuoi occhi c'è un segreto
Più profondo che nella luce delle stelle!
Rossana! Sei tu? O forse un pallido fantasma
Partorito dalla mia folle nostalgia?
ROSSANA
Sono vicino a te, Re e Signore!
Vengo a te nel bagliore del mattino!
Dammi la mano, Ruggero!
Ti porterò alla soglia del mio palazzo,
Lì dormirai nel mio talamo.
Dammi la mano, Ruggero!
RE RUGGERO
Ma lui? Lui dov'è? Il pastore?
ROSSANA
È andato via, sparito,
Svanito nell'oscurità,
Dissolto nella nebbia...
Da lontano una strana musica, come di flebili voci muliebri e di flauti di canna.
ROSSANA
Ascolta! È solo il flebile canto di un flauto
Che singhiozza come un'eco lontana...
RE RUGGERO
Non ti credo! Non ti credo!
Il suo richiamo lontano,
Come un'eco di segrete nostalgie
Risuona ancora qui intorno!
Dov'è il pastore?
ROSSANA
È nel sorriso delle stelle,
Nel tuono delle tempeste,
Nel grande cerchio dei banchi di roccia
Gira come spettro d'oro
Intorno al fuoco, che guizza allegro
Sugli altari, e col lugubre fumo
Vola verso i cieli silenziosi.
(Indica con la mano verso la scena del teatro)
Là fra le rovine,
Dove vive l'eterna nostalgia,
Egli vaga con un sorriso beato!
E di laggiù chiama verso l'abisso del tuo cuore,
E vuole incantare la tua forza sterile
Per darle una forma eterna!
IL PASTORE
(da lontano)
Ruggero! Ruggero!
ROSSANA
Lo senti?
RE RUGGERO
È lui! È lui!
Ruggero fissa ostinatamente la scena del teatro. Rossana lo riscuote dai suoi pensieri.
ROSSANA
Alimenta il fuoco sacrificale!
Che si innalzi fino al cielo!
RE RUGGERO
Nelle ceneri vive scintille!
Nel fuoco bruceranno i rimpianti!
Entrambi gettan febbrilmente i mazzi di fiori e le ghirlande, sparsi a pie dell'ara, nel focolare
che avvampa di fiamme subitanee e vivaci. Proprio allora tra le rovine della skené appare il pastore,
in aspetto di Dioniso. Nella sua apparizione c'è qualcosa di soprannaturale. Emana splendore, come se
da lui stesso sorgesse; tutto il resto piomba nel buio, tanto più fondo. Numerose persone, che di lì a
poco cominceranno ad apparire sui gradini della cavea, sono ancora quasi invisibili; si avverte appena
il loro movimento di folla, piuttosto che vederle. Il riecheggiar dei flauti e delle voci umane s'estende
per tutta la durata della scena seguente, accrescendosi continuamente, articolandosi in gridi distinti
e richiami.
IL PASTORE
(sulla skené)
Ruggero! Ruggero!
Puoi sentire la mia voce?
Che dal fondo del tuo cuore
Eternamente canta la gioia?
CORO
{in lontananza, dietro la scena)
Senti il canto?
IL PASTORE
Batte il fuoco fino ai cieli!
Luce sovrannaturale, folle gioia!
Sorride il mistero,
Gli abissi si fanno trasparenti.
Nel fondo del tuo cuore isolato,
Il tuo sogno incompiuto,
Un sogno di immensa potenza!
CORO
Puoi sentire il richiamo, il grido misterioso?
Il misterioso richiamo del profondo?
Verso di te!
Per tutta la durata della scena in corso, il re fissa con occhi febbrili e con braccia
levate l'apparizione del pastore. Albeggia appena. Le stelle vanno spegnendosi lentamente.
IL PASTORE
(chiama verso il fondo della scena)
A me! A me! lo vi chiamo!
Su mari azzurri, su oceani senza riva,
Vi chiamo a un viaggio infinito,
A una danza gioiosa! A me!
Vi chiamo!
ROSSANA
A te! A te!
Nella follia del canto!
Nella follia della danza!
Nel regno dell'ebbrezza!
CORO
A te!
Nella follia del canto!
Nella follia della danza!
A sé, a sé egli ci chiama!
A sé, a sé egli ci chiama!
Nel paese dell'eterna ebbrezza!
Egli ci chiama. Ci chiama, ci chiama!
Nell'incerta luce dell'aurora si vedono d'un tratto le persone al sommo della cavea:
poche dapprima, aumentano via via, s'affollano, corrono giù per gli alti gradi di pietra,
attraversano il fondo della scena, andando verso la skené, sulla quale sta ancora il pastore;
lo attorniano, strettamente accerchiandosi. Lo splendore che da lui emana sbiadisce, fino a
sparire allo sguardo dello spettatore. Proprio nell'istante della massima tensione dei moti
e dei gridi, Rossana, nella quale già da un certo punto si avvertiva il risveglio di una forza
misteriosa, getta via il suo lungo manto, e appare in abito di menade greca; raccoglie un tirso
adorno di fiori, giacente a pie dell'ara, e s'unisce col grido al resto del coro. Scuotendo il
tirso corre verso la skené, perdendosi nella folla di persone. Il re, immerso nel torpore, non
sembra accorgersene. Le grida si prolungano ancora, e lentamente svaniscono in lontananza. Svanisce
pure la folla di persone. A un certo momento la scena è completamente vuota. Rimangono soltanto
il re, stupito e immobile, ed Edrisi. Il fuoco sull'ara si smorza. Cresce invece lentamente la
luce del mattino. Quindi da dietro la cavea filtra il primo raggio, aureoramato, del sole.
L'interno dell'antico teatro rimane ancora nell'ombra.
EDRISI
(quasi riprendendo coscienza)
Il sogno è stato sognato!
La catena delle illusioni è spezzata!
RE RUGGERO
(si guarda d'intorno: con gioia)
Edrisi, è già l'alba!
Re Ruggero va, come spinto da misteriosa forza, verso il fondo della scena, cominciando
lentamente a salire pei gradi sovrapposti della cavea. Edrisi lo guarda meravigliato. Infine
il re si ferma in cima alla cavea, avvolta ancora in livido buio, egli stesso vivamente
illuminato dal sole mattutino.
RE RUGGERO
Il sole! Il sole! Edrisi!
Come bianche ali di gabbiani sull'azzurro dei mari spiega le sue vele!
Navigheranno leggere lontano, verso l'infinito, leggere, agili, come bianca spuma di onde!
Edrisi! Le ali crescono!
Abbracceranno il mondo intero!
E dal profondo della solitudine, dall'abisso della mia forza,
Prendo il mio cuore puro e lo offro al sole!
Tende verso il sole le mani giunte, come sollevando in esse un dono inestimabile.
(Traduzione di Leonardo Masi)
I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti
e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente
agli aventi diritto.
Ultimo aggiornamento 15 giugno 2019