San Giovanni Battista, G 3-3

Oratorio in due parti

Testo del libretto (nota 1)

PARTE PRIMA
IL SANTO
Amiche selve addio
graditi alberghi di tranquilla quiete
ove nel giorno mio
l'ore trassi più liete
e disgiunto da me nonché dal mondo
sol per unirmi al ciel vissi giocondo.

Deste un tempo a me ricetto
selve care ed innocenti
ed in mezzo ai miei tormenti
scene apriste di diletto.

Selve beate addio
da voi partire ormai mi fia permesso
già ch'altrove mi guida il cielo istesso.
CORO DI DISCEPOLI
Dove Battista, dove,
dove a noi ti rapisce invide sorte ?
Il SANTO
Alla Corte, alla Corte.
DISCEPOLO
Ferma, deh ! ferma il piede
e con il piede anco il pensiero arresta,
ferma che non conviene
a chi si trova d'innocenza in porto
cercar procelle ove rimanga assorto.
IL SANTO
Non temo le procelle, il mar non curo
perchè al naviglio mio
serve di scorta e sìcurtade Iddio.
Soffin pur rabbiosi fremiti
d'aquiloni crudelissimi
la mia fe' trionferà;
strida il mar con urla e gemiti
anco ai flutti severissimi
l'alma mia resisterà.
Restate, sì restate o miei campioni ;
a rintuzzar il zelo
dell'altrui fallo oggi m'elesse il cielo.
CORO DI DISCEPOLI
Dove Battista, dove,
ahi... che dove sol regna inganno e frode
il favellar di verità non s'ode.
IL CONSIGLIEBE
Invitto Erode che sull'ampia fronte
cingi il diadema augusto,
di magnanime cure
più che di gemme e di tesori onusto,
deponi ormai, deponi
la vasta mole dei pesanti affanni
e a te sollievo e a noi conforto apporta:
troppo il viver del Prence al regno importa.
ERODIADE FIGLIA
Volin pure lontano dal sen
quegli affanni ch'opprimono il cor,
in diletto si muti il dolor,
in ambrosia si cangi il velen.
Sì, si de' tuoi devoti
Erodiade tua seconda i voti.
IL CONSIGLIERE
Poiché lasciando dell'empiree strade
gli stellati sentieri
prende in seno del mar il biondo auriga
dolce riposo,
prendi anche tu Signor ch'al mondo, imperi
norma dal Re degli astri.
Errar non puoi
se il ciel serve d'esempio ai passi tuoi.
ERODIADE FIGLIA
Sorde Dive ch'ai mortali
l'aureo stame ognor tessete
sospendete, sospendete
l'atre forbici fatali.
A ciò se il nostro Nume,
con la mia genitrice umile invoco,
duri più la cagion del mio bel foco.
Non fia ver che mai si sciolga
così dolce servitù,
né ch'altrove il cor si volga
e il mio Re non ami più.
ERODE
Non più, cedo, se fu da noi diviso
torni il piacer e si richiami il riso.
S'intreccino col canto giocondissime danze
goderò, goderò lieto e festante.
ERODIADE FIGLIA, MADRE DI ERODIADE E IL CONSIGLIERE
Non fia ver che mai si sciolga
così dolce servitù,
né che l'anima si volga
e il mio Re non ami più.
IL SANTO
Non più, ferma, non più,
il privato fallire, pubblico ormai s'è reso
e trapassando il segno
ad ira muove il Ciel la Terra a sdegno.
ERODE
E chi con tanto temerario ardire
la sacrilega lingua empio discioglie?
Chi nelle regie soglie
perchè venga a turbare i sensi miei
introdusse costui ? Olà, chi sei ?
IL SANTO
Ben mi ravvisi e un tempo
non furo a te discari
questi liberi sensi,
ascolta, ascolta il vero :
cangia del viver tuo, cangia il sentiero,
torna, Erode, in te stesso e riconcedi
all'oppressa ragion lo scettro usato,
mostra del fallo, illustre menda e segno,
Principe di te stesso e poi del Regno.
ERODE
Tuonerà tra mille turbini
la mìa destra potentissima,
con sentenza rigidissima
scaglierà saette e fulmini.
Di cieco carcere
nel sen profondo
ai rai del mondo
si celi il misero.
E se mai risero
le sue follie
or dalle mie
ire vendicatrici impari a piangere.
CORO
S'uccida il reo s'uccida
e fra dure catene
del temerario ardir paghi le pene.
IL SANTO
Se pegno gradito voi siete di morte
mille baci v'imprimo aspre ritorte.
CORO
S'uccida il reo
e fra dure catene
del temerario ardir paghi le pene.
ERODE
Proverà se questo scettro
gli umili innalza et i superbi atterra.
Fulmina Giove in cielo, Erode in terra.
ERODIADE FIGLIA ED ERODE
Farfalla ardita
tropp'é salita
vicino a me.
Presso alle sfere
le piume altere,
si, si perdé.

PARTE SECONDA
ERODIADE FIGLIA
Vaghe ninfe del Giordano
che movete al ballo il pié.
Deh mi dite
se gioite
dentro l'alma al par di me.
Anco in ciel le stelle tremule
vezzosette ognora danzano
ma per questo non avanzano
il mio cuor di cui son emule.
ERODE
Oh, di quest'occhi miei luce più chiara
Erodiade cara
chiedi pure
ciò che vuoi
che sicure
saran poi
le tue richieste.
ERODIADE FIGLIA
Signor, di tua bontade altro non bramo,
che sol benigna inverso me si giri,
patrimonio che basti a' miei desiri.
ERODE
Con si dolci maniere
talmente usurpi de' miei affetti il trono
che l'offerirti in dono
stimo vil la metà anco del Regno,
Vanne ritorna e chiedi
un magnanimo Re che i servi onora
è superiore alle domande ancora.
IL SANTO
(fra sé)
Godete pur godete
in grembo del piacer in braccio ai sensi;
ciechi mortali ardete
a vane deità vittime e incensi.

Io per me non cangerei
cosi ferme ho le mie voglie
l'altrui felicità con le mie doglie

Graditi tormenti
che l'alma agitate
con aspro vigor,
voi siete contenti
che gioia portate
a questo mio cor.

Io per me non cangerei
si costante al mio disio
con l'altrui libertade il carcer mio.
MADRE DI ERODIADE
Figlia, se un gran tesoro
brami di conseguir dal regio affetto,
chiedi sol di Battista il teschio altero,
dono maggior di quasivoglia impero,
che se cade recisa
la di luì lingua al suolo,
trofeo riman delle nostr'armi Erode,
e chi d'un Re trionfa il Regno gode.
ERODIADE FIGLIA
Regnator glorioso
di tue promesse al lusinghiero invito
vorrei ch'ossequioso
sembrasse il mio disire e non ardito
che con egual timore
stassi se tace o pur se parla il core.
ERODE
Parla, parla la fede mia t'impegno
e giuro che dal poter d'Augusto
tutto quel che domanda impetra un giusto.
ERODIADE FIGLIA
Bramo sol che Battista...
ERODE
Abbia la libertà.
ERODIADE FIGLIA
Bramo, ma temo...
ERODE
Deh, rompi ogni dimora
esponi il tuo disio...
ERODIADE FIGLIA
Bramo che muoia.
ERODE
Ahi troppo brami. E a qual cagione il chiedi
Sento dure contese
di pietà nel mio core...
ERODIADE FIGLIA
Egli t'offese.
ERODE
Ma s'ei fosse innocente...
ERODIADE FIGLIA
Reo si fa chi d'un Re
provocò la deità.
ERODE E ERODIADE FIGLIA
Nel seren dei miei / tuoi contenti
da più venti
combattuta è la mia / tua nave.
Sdegno, amor, pietade ed ira
mal s'aggira
entro il sen dolente e grave.
ERODIADE FIGLIA
Deh! che più tardi a consolar la speme
di questo afflitto core,
che più viver non può se vive ancora
chi le sue grazie atterra e discolora.
Il seren della fronte
perde l'avorio e l'ostro,
solo in udir solo in mirar quel mostro.
Queste lacrime e sospiri
che tu miri
braman solo o mio gran Re,
braman pur poca mercè.
ERODE
In questa de' miei affetti
dubbia tempesta e fiera,
vinse la crudeltà
Battista pera.
Provi pur le mie vendette
se il mio Nume provocò.
Tempri il ciel le sue saette
per punir chi m'irritò.
CORO
S'uccida il reo s'uccida,
e fra dure catene
del temerario ardir paghi le pene.
IL SANTO
Quando mai fia che morte
del Re tiranno obbediente ai cenni
scocchi contro di me l'arco fatale
e lo spirito dal carcere terreno
libero voli al suo fattore in seno.
L'alma vien meno
solo in pensare
di vagheggiare
dall'increato Sol gli eterni rai.
ERODIADE FIGLIA
Morirai, morirai.
Uccidetelo pur, Ministri all'opra.
IL SANTO
Uccidetemi pur, Ministri all'opra.
ERODIADE FIGLIA
Sarà la tua caduta
dai giusti amata e dai fellon temuta.
IL SANTO
Sarà la mia caduta
amata si, non dal mio cor temuta.
ERODE
Chi nel coni un gioire
mi perturba il riposo,
qual Megera ed Aletto
mi cruccia l'alma e mi trafigge il petto?
Qual terribile tromba
con eco infausta entro il mio sen rimbomba,
di Battista la voce
m'empie il cor di spavento.
ERODIADE FIGLIA
Che gioire, che contento
provo e sento
fra di me,
più felice, più giocondo
giorno il mondo
non vedé.
ERODE
Che martire che tormento
provo e sento
fra di me,
più infelice, men giocondo
il mondo
giorno
non vede.
CORO E SOLI
E perché
più felice giorno il mondo
non vedé?
E perchè
più infelice e men giocondo
giorno il mondo
non vedé?
E perché
dimmi perché?

FINE

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Teatro Argentina, 13 dicembre 1950


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Ultimo aggiornamento 7 settembre 2023