Si fanno sempre più rare nei concerti le occasioni di ascoltare qualcuna delle innumerevoli composizioni cameristiche del violinista e direttore d'orchestra tedesco Louis Spohr. Eppure ogni tanto e fino a qualche anno fa complessi di musica da camera, specialmente stranieri, non mancavano di inserire nei loro programmi il Nonetto per violino, viola, violoncello, contrabbasso e quintetto di fiati op. 31 (1813) oppure l'Ottetto per violino, 2 viole, contrabbasso, violoncello, clarinetto e 2 corni op. 32 (1814) o anche il Settimino op. 147 di questo precoce e prolifico musicista della prima metà dell'Ottocento, operante soprattutto a Kassel, dove ricoprì per lungo tempo la carica di «Generalmusikdirektor», raccomandatovi dallo stesso Weber. Spohr appartiene a quel gruppo di compositori, come Ernst Theodor Amadeus Hoffmann e Heinrich Marschner, che contribuirono a definire certi tratti specifici dell'opera nazionale tedesca, aprendo la strada all'esperienza wagneriana, almeno a quella iniziale legata alle opere Die Hochzeit (Le Nozze) e Die Feen (Le Fate), quest'ultima ispirata alla «Donna serpente» di Carlo Gozzi. La sua attività ebbe riconoscimenti in tutta la Germania, oltre che a Vienna e parzialmente in Italia, quale operista e principalmente quale concertista di violino considerato secondo solo a Paganini.
Spohr si riallaccia all'espressione più elegiaca del classico Mozart e i suoi innumerevoli lavori operistici, sinfonici e strumentali (scrisse tra l'altro un Faust, ricavato dalla leggenda cinquecentesca e non dal testo goethiano) sono concepiti nel clima di un romanticismo fantasioso e sentimentale, oscillante fra le ultime composizioni di Beethoven e la produzione di Weber e di Schubert. La sua musica è melodicamente aggraziata e armonicamente elaborata, già orientata verso il cromatismo del "Tristano" e anticipatrice del leitmotiv wagneriano. E di lirismo romantico sono imbevute le sue opere, secondo il giudizio espresso da Wagner nel 1841: «Certo, le composizioni di Spohr affascinano i tedeschi, perché parlano tristemente e lamentosamente dal profondo del cuore. Tuttavia mancano completamente di quella serena e ingenua versatilità, propria, per esempio, di Weber, senza il cui colore la musica, e in particolar modo la musica drammatica, diventa monotona e perde la sua suggestione». Dal canto suo Spohr, che era uno spirito liberale, rimase abbastanza affascinato da Wagner, tanto da dirigere a Kassel il Tannhäuser, di cui però non comprese pienamente il valore, se in una lettera dell'11 giugno 1853 così scrisse riferendosi a questa rappresentazione: «Quante smòrfie farebbero Haydn e Mozart se ascoltassero una sola volta quella specie di pandemonio che oggi si spaccia per musica».
Il Settimino, la cui data di composizione risale al 1853, si apre con un movimento vivace affidato al pianoforte e subito coinvolgente in uno scherzoso e spiritoso crescendo e diminuendo gli altri strumenti nel gioco di eleganti sonorità. La successiva Pastorale è un larghetto in 6/8 di piacevole linea melodica, specie nelle variazioni tematiche del pianoforte con il violino e il violoncello, ai quali si uniscono i fiati con ricerche timbriche morbide e pastose. Lo Scherzo in 3/4 è punteggiato da un ritmo brillante e contiene anche due trii in cui il pianoforte svolge un ruolo preponderante, ma non esclusivo, in quanto il Settimino rispetta i diritti di ciascun interlocutore. L'Allegro molto del Finale rispecchia meglio lo stile spumeggiante e un po' salottiero della composizione, sottolineando nella equilibrata omogeneità della sua struttura ritmica la chiara e precisa ascendenza classicheggiante di Spohr.