Si fanno sempre più rare nei concerti le occasioni di ascoltare qualcuna delle innumerevoli composizioni cameristiche del violinista e direttore d'orchestra tedesco Louis Spohr. Eppure ogni tanto e fino a qualche anno fa complessi di musica da camera, specialmente stranieri, non mancavano di inserire nei loro programmi il Nonetto per violino, viola, violoncello, contrabbasso e quintetto di fiati op. 31 (1813) oppure l'Ottetto per violino, 2 viole, contrabbasso, violoncello, clarinetto e 2 corni op. 32 (1811) o anche il Settimino op. 147 di questo precoce e prolifico musicista della prima metà dell'Ottocento, operante soprattutto a Kassel, dove ricoprì per largo tempo la carica di «Generalmusikdirector», raccomandatovi dallo stesso Weber. Spohr appartiene a quel gruppo di compositori, come Ernst Theodor Amadeus Hoffmann e Heinrich Marschner, che contribuirono a definire certi tratti specifici dell'opera nazionale tedesca, aprendo la strada all'esperienza wagneriana, almeno a quella iniziale legata alle opere Die Hochzeit (Le Nozze) e Die Feen (Le Fate), quest'ultima ispirata alla «Donna serpente» di Carlo Gozzi. La sua attività ebbe riconoscimenti in tutta la Germania, oltre che a Vienna e parzialmente in Italia, quale operista e principalmente quale concertista di violino considerato secondo1 solo a Paganini.
Spohr si riallaccia all'espressione più elegiaca del classico Mozart e i suoi innumerevoli lavori operistici, sinfonici e strumentali (scrisse tra l'altro un Faust ricavato dalla leggenda cinquecentesca e non dal testo goethiano) sono concepiti nel clima di un romanticismo fantastico e sentimentale, oscillante fra le ultime composizioni di Beethoven e la produzione di Weber e di Schubert. La sua musica è melodicamente aggraziata e armonicamente elaborata, già orientata verso il cromatismo del «Tristano» e anticipatrice del leitmotiv wagneriano. E di lirismo romantico sono imbevute le sue opere, secondo il giudizio espresso da Wagner nel 1841: «Certo, le composizioni di Spohr affascinano i tedeschi, perché parlano tristemente e lamentosamente dal profondo del cuore. Tuttavia mancano completamente di quella serena e ingenua versatilità, propria, per esempio, di Weber senza il cui colore la musica, e in particolar modo la musica drammatica, diventa monotona e perde la sua suggestione». Dal canto suo Spohr, che era uno spirito liberale, rimase abbastanza affascinato da Wagner, tanto da dirigere a Kassel il Tannhäuser, di cui però non comprese pienamente il valore, se in una lettera dell'11 giugno 1853 così scrisse riferendosi a questa rappresentazione: «Quante smorfie farebbero Haydn e Mozart se ascoltassero una sola volta quella specie di pandemonio che oggi si spaccia per musica».
Il Nonetto in fa maggiore fu scritto su commissione del mecenate Von Tost nel 1813 ed eseguito per la prima volta a Vienna nell'autunno dello stesso anno. Anche se in esso viene adottato lo schema della forma-sonata, nei suoi tipici quattro movimenti, non c'è dubbio che ascoltando questo lavoro il parallelo con il Settimino di Beethoven e con l'Ottetto di Schubert nasca spontaneo non solo per la varietà dell'invenzione melodica, ma anche per la piacevolezza degli impasti strumentali. Il primo movimento (Allegro) è costruito su un tema di quattro note, che, annunciato dal violino e poi ripreso dal flauto e dal clarinetto, si snoda e si sviluppa in modo vivace sino al fugato, preludente alla ricapitolazione tematica e alla coda. Lo Scherzo in re minore comprende due Trii, il primo in re maggiore e il secondo in si bemolle maggiore. Si basa quasi del tutto su una scala ascendente di sei note, utilizzata da tutti gli strumenti. Una frase elegantemente melodica del violino predomina nel primo Trio, mentre il secondo Trio è affidato ai fiati, con il violoncello che funge da basso. L'Adagio punta su un tema di sedici battute in si bemolle maggiore enunciato dagli archi e ripreso dai fiati; si svolge secondo lo stile di conversazione con frasi alternate tra i vari strumenti, secondo la tecnica della domanda e della risposta. Il Finale è ricco di annotazioni strumentali brillanti e distensive, così da rispecchiare meglio lo stile spumeggiante e un po' salottiero della composizione, sottolineando nella equilibrata omogeneità della sua struttura ritmica la chiara e precisa ascendenza classicheggiante di Spohr, non immemore del sano e robusto ottimismo della musica di Haydn.