Adagio in fa maggiore per fagotto e pianoforte, WoO 35


Musica: Louis Spohr (1784 - 1859)
Organico: fagotto, pianoforte
Composizione: 1817
Edizione: Schott, Magonza, 1819
Dedica: Friedrich Thomae

Basato sul secondo movimento della Sonata, op. 115
Guida all'ascolto (nota 1)

Proprio l'anno scorso [1978] in questa stessa sala, nell'ambito della stagione di musica da camera dell'Accademia nazionale di S. Cecilia, venne eseguito ii Settimino per flauto, clarinetto, corno, fagotto, violino, violoncello e pianoforte op. 147 del violinista e direttore d'orchestra tedesco Louis Spohr. Esso piacque per la freschezza inventiva e per la chiara ascendenza classicheggiante riscontrata in questo precoce e prolifico musicista della prima metà dell'Ottocento, operante soprattutto a Kassel, dove ricoprì per lungo tempo la carica di Generalmusikdirektor, raccomandatovi dallo stesso Weber. Spohr appartiene a quel gruppo di compositori, come Ernst Theodor Amadeus Hoffmann e Heinrich Marschner, che contribuirono. a definire certi tratti specifici dell'opera nazionale tedesca, aprendo la strada all'esperienza wagneriana, almeno a quella iniziale legata alle opere Die Hochzeit (Le nozze) e Die Feen (Le fate), quest'ultima ispirata alla Donna serpente di Carlo Gozzi. La sua attività ebbe riconoscimenti in tutta la Germania, oltre che a Vienna e parzialmente in Italia, quale operista e principalmente quale concertista di violino considerato secondo solo a Paganini.

Spohr si riallaccia al filone sentimentale del classicismo e i suoi numerosi lavori operistici, sinfonici e strumentali (scrisse tra l'altro un Faust ricavato dalla leggenda cinquecentesca e non dal testo goethiano) sono concepiti nel clima di un romanticismo tenero e fantasioso, oscillante fra le ultime composizioni di Beethoven e la produzione di Weber e di Schubert. La sua musica è melodicamente aggraziata e armonicamente elaborata, anticipatrice a volte del cromatismo wagneriano. E di lirismo romantico sono imbevute le sue opere, secondo il giudizio espresso da Wagner nel 1841: «Certo, le composizioni di Spohr affascinano i tedeschi, perché parlano tristemente e lamentosamente dal profondo dei cuore. Tuttavia mancano completamente di quella serena e ingenua versatilità, propria, per esempio, di Weber, senza il cui colore la musica, e in particolar modo la musica drammatica, diventa monotona e perde la sua suggestione». Dal canto suo Spohr, che era uno spirito liberale, rimase abbastanza conquistato da Wagner, tanto da dirigere a Kassel il Tannhäuser, di cui però non comprese pienamente il valore, se in una lettera dell'll giugno 1853, riferendosi a questa rappresentazione, così scrisse: «Quante smorfie farebbero Haydn e Mozart se ascoltassero una sola volta quella specie di pandemonio che oggi si spaccia per musica».

La sigla stilistica di Spohr, contrassegnata da ricerche timbriche morbide e pastose e da una affettuosa cantabilità, si ritrova anche nell'Adagio per fagotto e pianoforte, dove il musicista dimostra abilità e suadente vena melodica.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 20 febbraio 1979


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Ultimo aggiornamento 21 ottobre 2021