La Santissima Annunziata
Oratorio in due parti
Testo del libretto
PARTE PRIMA
Sinfonia
MARIA VERGINE
Sommo Dio, ch'a l'huomo infido
Fai provar tuoi giusti sdegni,
Senti al fin di lui pietà,
E placato scorgi al lido
De' celesti chiusi regni
La pentita humanità.
Sommo Dio, ecc.
Conosco, o nume eterno,
Ch'io sono, io son del comun pianto erede.
E chiaro ben discerno,
Che l'antico sentier preme il mio piede.
Ma se pietà per tutto il mondo io chiamo,
Per me pietoso ancor, mio Dio, ti bramo.
Ma qual lume improvviso
Mi balena su gl'occhi? e quale io sento,
Che l'alma mi rapisce alto contento?
ANGELO
Maria, ti salvi il cielo. A te m'invia
Messaggero felice il Re superno,
Che del suo Figlio Eterno,
Per madre in terra destinò Maria.
Verginella fortunata,
Codi pur forte sì grata,
Né paventi il tuo bel cor.
Ch'il divino amato Figlio,
Qual rugiada in grembo al giglio,
Darà pregio al tuo candor.
Verginella, ecc.
MARIA VERGINE
Che veggio ohimè; che sento?
Quai voci lusinghiere
Danno all'anima mia fiero contrasto?
Io madre, io madre a un Dio?
Per mistero sì vasto
Troppo angusto è il cor mio.
Né può sortir da questo fango immondo
La bella luce, che rischiari il mondo.
Combattuti miei pensieri
Voi che dite?
Rispondete?
Temer deggio sì, o no?
Son gli inviti troppo altieri,
Troppo ardite
Son le mete;
Dunque oh Dio, che far dovrò?
Combattuti, ecc.
ANGELO
Non temer o Maria.
PENSIERO DI SOSPETTO
Giusto è il timore,
Poiché offerte sì grandi
Sovente, con inganno
Sotto d'un finto ben cuopron l'affanno.
Nulla chiede, e nulla brama,
Chi ben ama
Il bel vanto di virtù:
E di speme ai chiari lampi
Ritrovar teme gl'inciampi,
D'una dolce schiavitù.
Nulla teme, ecc.
Ma s'a me tu non credi
A me, che del sospetto
Porto il geloso aspetto;
Odi colei, ch'il virginal candore
Difende del tuo core.
Ascolta il suo consiglio,
E quanto devi, apprendi il tuo periglio.
PENSIERO DI VERGINITÀ
Mia diletta chiudi il seno
Alle voci di chi dice,
Che tu puoi di genitrice
Ottener l'ambito honor,
Che qual rapido baleno
Un pensier, ch'a te non lice
Può rapirti il mio bel fior.
Mia diletta, ecc.
Come in segrete soglie
Di modesta donzella ardito muove
Gentil garzone il passo?
PENSIERO DI HUMILTÀ
E con qual arte
Vuol far insuperbire il tuo desio
Col dir, che tu sarai madre ad un Dio?
Quel desio, che spiegò il volo
Emulando il Creator,
Fe' cader dall'alto polo
Il più lucido splendor.
Quel desio, ecc.
Lo sventurato, e memorando esempio
Del primo Padre delle humane genti
Forse tu non rammenti?
Ah, che pur egli s'ingannò sperando,
Con un vano desio
Di farsi eguale a Dio;
E cedendo alle voci menzognere
Del nemico implacabile Averno,
Lasciò a i miseri figli
Eredità di morte, e un pianto eterno.
PENSIERO DI VERGINITÀ E PENSIERO DI HUMILTÀ
No no, che non può
D'humano potere
La forza mortale
Capir delle sfere
L'immenso immortale,
Ch'il tutto formò.
BEATA VERGINE
Pensieri lo sò.
PENSIERO DI VERGINITÀ E PENSIERO DI SOSPETTO
No no, che non può
Di madre l'honore,
Di Vergine il vanto
Unir in un core
Chi il misero ammanto
D'Adamo portò.
BEATA VERGINE
Pensieri lo sò.
Vi chiesi consiglio,
E guerra mi fate,
Confusi pensieri.
Ma pur quel periglio,
Che voi m'additate,
Non fa, ch'io disperi.
Vi chiesi, ecc.
O gran Dio de' portenti,
Alto Signor del tutto,
Tu, che le fide genti
Guidasti a piede asciutto
Per le lubriche vie del mar profondo.
E al labro sitibondo
Del Popolo diletto
Sgorgar facesti inaspettati i fiumi,
E piovere dal cielo esca soave.
Tu, ch'ai tenero braccio
D'inerme pastorello
Desti valore invitto
Nel periglioso, disugual conflitto.
Tu, che per mano d'una donna imbelle
Inchiodate, e recise
Volesti de' superbi empii nemici
Le tremende cervici.
S'hoggi pur vuoi per tuo decreto eterno,
Che mia debole destra
Apra del ciel le porte, e chiuda Averno,
Adoro humile il gran decreto; e sia
Il tuo divin voler, quel di Maria.
ANGELO
Se al divin voler di Maria si piega,
Santo celeste amore
Scendi o mai nel suo cuore
E l'arcano dei secoli dispiega.
Spunti dal sen di lei
Che sì ti piace quel gran frutto di pace
Che negli abissi dell'eternamente
A te eguale fu sempre
E a te presente.
E questo il giorno sia lieto e fecondo
Di gloria al cielo e di salute al mondo.
Di formare altro se stesso
Se permesso fosse a Dio
Io direi Vergine bella
Che tu sol saresti quella
Che appagasse il suo desio.
MARIA VERGINE
Solo di questo core
Per vincere il timore,
Signor, deh fa', ch'a me si sveli a pieno
Come potrò del seno
Stringer feconda il mio promesso figlio,
E di verginità serbare il giglio.
Amo tanto il bel candore
Di quest'alma a te sacrata,
Che pavento anco l'honore,
Che mi può render beata.
Amo tanto, ecc.
ANGELO
Vergine Santa al ciel diletta, e cara
Piena di gratia; e di superno amore;
Godi del tuo timore,
Che dalle tue virtù solo procede.
Spera degna mercede
Al tuo puro desio
Né paventar, ch'a un tempo tu sarai
Vergine, e Madre a un Dio,
E il sen fecondo, e il seno intatto havrai.
BEATA VERGINE
Tutto può chi te destina
Per compagna a tanta impresa.
Già quest'alma è tutta accesa
D'una fiamma alta e divina.
SECONDA PARTE
BEATA VERGINE
Ho nel petto
Il mio diletto,
Ho il mio amore
Dentro il core;
Tutta tutta ardo d'amor.
Son reina, e sono ancella
Sono madre, e pur di bella
Purità conservo il fior.
Ho nel petto, ecc.
Con pace vostra, o miei pensieri, io credo.
L'anima innamorata
Si trasforma in quel Dio, che a sé la chiama;
Altro, che lui non brama,
Altro, che lui non chiede,
Ed a lui sol promette amore, e fede.
Mondo, felice mondo,
disciogli ornai l'acerbe tue ritorte,
Ch'hoggi destin giocondo,
Fa centro il seno mio della tua sorte,
E con prodigio d'amoroso amore
Fa, che Maria sia madre al Redentore.
Come cedro in cima al colle
Come rosa in verde stelo.
Così altera hoggi s'estolle
La mia gloria verso il cielo.
Come cedro, ecc.
Come balsamo odoroso,
Come fior di mirra eletta
Sarò cara al divin sposo,
E sarò sposa diletta.
Come, ecc.
ANGELO
Sposa a Dio, figlia a Dio,
Madre al tuo nume,
Regina all'alte sfere,
O come al tuo gran lume
Splende più bella
La pietà divina,
Mentre la tua beltà sì Iddio innamora
Che fatta sei del divin sol l'aurora.
Sì cara al divin ciglio
Risplende la tua beltà
E sì d'amor s'accende
Che nel tuo sen discende
E in te l'uman periglio
Fortuna allor si fa.
PENSIERO DI SOSPETTO
Maria nell'alma tua non ha fede
Il pensier del sospetto,
Che sospetto non ha ch'il tutto vede.
Piena sei dello spirto
Che delitia è del ciel, vita del mondo;
Nel mistero profondo,
Dove giunger non vale human pensiero,
Tu sola giungi, e ne distingui il vero.
Io ti lascio, e mi contento
Di lasciarti così bella.
Entro il mar del mondo infido
Diverrai sicuro lido,
E de' miseri al tormento,
Tu sarai propitia stella.
Io ti lascio, ecc.
PENSIERO DI VERGINITÀ
Il pianeta maggior, che porta il giorno,
E quel, che l'ombre della notte avviva,
Havran luce men viva
Di quella, che sarà tuo manto adorno.
Le cristalline, e chiare
Onde belle del mare
Al paragon del virginal candore,
Saran ombre per te di fosco orrore.
Candida più del giglio,
Più della neve intatta,
Più di colomba mansueta, e pura,
D'ogni più invitta schiera
Più forte, e più guerriera,
Sarai gioia, e terror a un tempo stesso,
Dell'empio Averno, e del mortale oppresso.
Della colpa l'horribile fronte,
Premerai col tuo piede innocente,
E di gratia nel puro tuo fonte,
Havrà morte l'antico serpente.
Della colpa, ecc.
PENSIERO DI HUMILTÀ
Vergine bella, che di sol vestita,
Coronata di stelle al sommo sole
Piacesti sì, ch'in te sua luce ascose.
Più superba già mai
L'humiltà non s'udì vantar suoi pregi,
Quanto in sì lieto, e fortunato giorno,
In cui lo stesso Regnator superno
Col manto d'humiltà tu rendi adorno.
Si vedrà men fulminante,
E con volto più sereno,
Fatto nume di pietà,
Chi riceve dal tuo seno
Il pacifico sembiante
Di sì amabile humiltà.
Si vedrà, ecc.
ANGELO
Maria lieta a bastanza
Ti resero la fede, e la speranza.
Ma non così sarà giocondo il core
A i colpi dell'amore.
Quell'amor che il sen l'impiaga
Vuole in te farsi tiranno
Perché sa quanto è men vaga
Una palma senza affanno.
Giunta l'hora promessa
Della pienezza de' beati giorni,
Nascerà dal tuo seno il divin Figlio;
Ma su deserta arena
Sotto vil tetto immondo
La salvezza del mondo
Sarai costretta a vagheggiar con pena.
PENSIERO DI HUMILTÀ
Bel trofeo dell'humiltà
Veder chiuso in rozzo tetto
Chi fra gl'altri ha il suo ricetto
Con divina maestà.
Bel trofeo, ecc.
ANGELO
D'antica, e nuova legge
Per approvar il venerabil rito
Infante al tempio; e nel Giordano adulto
Spargerà il sangue, e bagnerà la fronte.
E ne' suoi più verd'anni
Intento a illuminar l'oscure carte
Su le catedre ebree posando il piede
I primi lampi spargerà di fede.
Povero sì, ma santo
Stuol di fidi seguaci
Seco trarrà nel faticoso impegno;
Né chiusa a prò de' miseri viventi
Terrà la destra in seminar portenti.
PENSIERO DI VERGINITÀ
Virginità feconda
Se tua virtude inonda
Di tante gratie il suol,
O come vago in cielo
Chi cingerà il tuo velo
Splenderà più del sol.
Virginità, ecc.
ANGELO
Ma pur l'immenso amore,
Che vittima lo vuol del fallo altrui,
Nemico diverrà della sua pace,
E fra lo stuol seguace
Permetterà, ch'un empio traditore,
L'innocenza d'un bacio
Mandi nunzia di morte al suo Signore.
PENSIERO DI SOSPETTO
L'innocenza esposta al danno
Dell'inganno
Il perìglio incontrerà,
Se non tiene col sospetto,
Chiuso il petto
D'un ingrato all'empietà.
L'innocenza, ecc.
BEATA VERGINE
Ah no, pensieri no; che in seno a Dio
Non alberga il sospetto.
Sia noto al Figlio mio
Pria, che pensato ancora il tradimento,
Principio infausto d'ogni suo tormento
Che seguir non potria
S'ei noi sapesse, e noi volesse pria.
ANGELO
Alma forte, che il pensiero
Già prepari al gran dolore
Per la morte del tuo Figlio.
Quell'oggetto acerbo, e fiero,
Ch'oggi medita il tuo core,
Sarà un dì pena al tuo ciglio.
Alma forte, ecc.
Cinto d'aspre catene
Il tuo Figlio; il tuo bene,
Dolente madre, seguirai piangendo,
Sarai nel caso orrendo
Spettacolo ad un tempo, e spettatrice;
E quanti colpi l'adorata salma
Soffrirà da i flagelli
Tu sentirai per simpatia nell'alma.
Coronata di spine
L'immacolato agnello havrà la fronte,
All'hor che al duro fine
De' suoi martiri se n'andrà sul monte,
Dove con doppio tuo dolor, la voce
Udrai del Figlio sollevato in croce.
BEATA VERGINE
Stesa a' pie del tronco amaro
Sovra il sangue amato, e caro
Dalle misere pupille,
Calde stille
Io verserò.
Ma l'estremo mio tormento
Col pensar all'huom redento,
Coraggiosa soffrirò.
Stesa, ecc.
Mortali, a voi consegno
Tutta la speme d'ogni mio conforto.
Vedrò dal Sacro Legno
Il frutto del mio sen pendente, e morto.
Sarò vedova madre, e pur non voglio
Destar in voi pietà del mio cordoglio.
Dono le piaghe del mio Figlio a voi,
A voi mie pene, e la sua morte io dono,
Se chiedendo perdono
Di vostre colpe; inutile non sia,
Quanto daranno a voi Gesù, e Maria.
Nella Patria de' contenti
Quando un giorno io poserò,
Sarò asilo a i rei viventi
S'il lor pianto sentirò.
Nella patria, ecc.
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Ultimo aggiornamento 21 maggio 2025