Abramo, il tuo sembiante
Cantata a cinque voci per la Notte di Natale di N. S.
Testo del libretto
DANIELE
Abramo, il tuo sembiante
mostra, ch'il cor d'alto piacere abbonda,
ma a tante gioie, e tante
per che se stesso il tuo pensier confonda.
ABRAMO
Tu Daniel non menti ed io non niego,
che soavi dolcezze ascondo in petto,
che non intendo ancora
di qual opra sia figlio il mio diletto.
DANIELE
La gioia del tuo seno
non è parto volgar d'opre leggere,
nasce da un gran portento il tuo piacere.
Fe' lungo volo il tempo
e giunse al fine il sospirato istante,
in cui l'eterno Infante
cinto di fragil velo,
tutto pietà, scese per noi dal cielo.
Mira come al crin gelato
toglie il verno e nevi e brine,
e divengono sul prato
rose e gigli ancor le spine.
Fugge l'ombra ed ogni stella
lieta appar nell'alta mole,
e a veder notte si bella
pria dell'alba è nato il sole.
DANIELE
Amato Ezechiele,
dunque nato è il Messia?
EZECHIELE
Nato è il Messia.
ABRAMO
Dunque, fido Isaia,
pietoso il Padre ai nostri voti arrise?
ISAIA
Si, si fatt'uomo è il Figlio.
DANIELE
E presso è il fin del nostro lungo esiglio.
ABRAMO
Gloria a Dio, pace al mondo:
oh, quanto mai giocondo
palpita il cor in petto!
ISAIA
Che gioia!
DANIELE
Che diletto!
EZECHIELE
Ed oh, come di raggi
portando il sen mirabilmente adorno
reca notte si chiara, invidia al giorno!
Già sento che sereno
ritorna questo seno:
pace del cor tu sei,
o cara agl'occhi miei
notte gradita!
Così lucente ancora
mai non uscì l'aurora,
e il lume del mio nume
tra l'ombre a respirar quest'alma invita.
ISAIA
Già nel ciel di Giacobbe,
spiegò lucida stella acceso lampo
dalla pianta di Iesse
germogliò tutto amore il fior del campo
questi con nuove forme
stabilirà sull'adorata sede
di speranza e d'amor viva la fede.
Bella gloria avrà il Giordano
di bagnar l'eccelsa fonte
di chi macchie in sé non ha;
e per opra di sua mano
ogni rivo ed ogni fonte
l'altrui colpe laverà.
EZECHIELE
Fortunata capanna,
il ciel tu sei de' serafini ardenti.
DANIELE
Con soavi concenti
gl'angeli intorno a te spiegano il volo.
EZECHIELE
In te disceso al suolo
con amoroso eccesso
giace l'immenso istesso.
DANIELE
E dai rai del suo viso
già ti vedo cangiata in Paradiso.
Pargoletto in rozze fasce
sta ristretto il mio Signore,
e divien l'istesso amore
un oggetto di pietà.
Agl'affanni in terra nasce
la beata eterna prole,
e chi accende gl'astri e il sole
freddo gel tremar lo fa.
ABRAMO
Pur giungesti una volta,
aspettato momento,
dopo i sospiri di cent'anni e cento.
Qual nocchiero agitato dall'onde
che poi giunse del porto alle sponde,
tutto altero godendo men vo.
Ei si scorda dell'aspra procella
ed io lieto mi scordo di quella
che gran tempo quest'alma provò.
DANIELE
Innocenti pastori!
EZECHIELE
Semplici pastorelle!
DANIELE
Nato è il Dio d'Israelle
dove tanti splendori arder vedete.
A quell'antro correte,
che i suoi cari vagiti
rassembrano lamenti e sono inviti.
DANIELE E EZECHIELE
Si vi brama
si vi chiama
e non vuol che i vostri cori:
sol vi chiede
pura fede
e non vittime svenate,
deh volate
al pastore de' pastori.
GEREMIA
Lagrime amare
degl'occhi miei,
Oh Dio, vorrei
che da' miei lumi
cadendo a' fiumi
formaste un mare.
Tanto vorrei
lagrime amare
degl'occhi miei.
DANIELE
In notte si gioconda,
dolente Geremia,
ancor la cetra tua, bagni di pianto
e con tragiche note esprimi il canto?
ISAIA
Al natal del Messia
ogn'anima tra noi lieta gioisce,
e solo il labro tuo geme e languisce?
EZECHIELE
Con tormentosa pena
versando in larga vena i pianti tuoi,
di', che brami, che vuoi?
GEREMIA
Io sol vorrei
lagrime amare,
che da' miei lumi
cadendo a' fiumi
formaste un mare.
DANIELE
Frena il duol.
ISAIA
Tempra il pianto.
EZECHIELE
Asciuga il ciglio.
GEREMIA
Vano è il vostro consiglio,
degno è il vostro piacere e il sento anch'io,
ma non è parto ingiusto il pianto mio.
EZECHIELE
Tempo non è di lagrime [piangere],
è tempo di goder:
ride la terra e il cielo
e senza il negro velo
tutta lucente e bella
ride la notte anch'ella,
e dove il guardo giro
non miro
che piacer.
ISAIA
O vaga di Sion figlia, deh sorgi,
godi e t'adorna il seno
di glorioso ammanto,
scuoti l'egra cervice
dal polveroso incarto e sciogli in tanto
dal tuo collo i legami,
che già nacque il tuo nume.
GEREMIA
Invano esclami.
DANIELE
Neghittoso Israel, che fai, che pensi?
Desta le tue pupille
dal grave sonno che t'opprime i sensi:
con fulgide scintille
già scese un lume
dall'empireo soglio che lampeggia per te. GEREMIA
Parli a uno scoglio! EZECHIELE
Tu, dell'ebraiche schiere
bella reggia abbattuta,
de' fasti tuoi, delle tue pompe altere,
se vuoi ttovar la maestà perduta,
fuggi dall'ombre impure
con luminoso passo:
t'è guida un Sole.
GEREMIA
Ah, tu favelli a un sasso!
Gerusalemme ingrata
sarà talpa al suo lume,
cieca al sol che la guida, empia al suo nume.
Ma vedova dolente,
dissipata ed oppressa
nemeno in sé ritroverà se stessa.
Sventurata regina,
le tue ruine ascolta
ed i tuoi chiusi lumi apri una volta!
Ma invano ancora, ahi lasso,
io favello a uno scoglio e parlo a un sasso.
ABRAMO
Chiama le gioie al core,
non ti lagnar così:
è giusto il tuo dolore,
ma lagrimar non lice
in notte si felice
più lucida del di.
DANIELE
Tu già narrasti un tempo,
lagrimoso profeta, i tuoi disastri
e al gran Fabro degl'astri
spesso chiedesti aita
e sospirando ognora
chi togliesse al tuo pie' l'aspra catena,
passasti i giorni tuoi di pena in pena.
Or nato è il tuo conforto
e il primo stil non cangi?
La libertà non è lontana e piangi?
Con festiva sembianza
dà lieto fine alla tua doglia amara,
ed a goder dell'altrui gioie impara.
Senti, che lieti intorno al bel presepe
gl'angioli van cantando e i pastorelli,
e in ogni verde ramo e in ogni siepe
gioconde melodie spiegan gl'augelli.
ABRAMO
Se volgi un guardo solo
al celeste Bambin cessa il tuo duolo.
GEREMIA
Guardo e guardo che piange
con dolorose stille.
ISAIA
Dalle vaghe pupille
prezzo de' nostri cori
lagrime par che versi e son tesori.
Gioie sono i pianti suoi
e per noi
sparger vuole il sangue ancora,
né si ricche son le figlie
delle pallide conchiglie,
che son pianti dell'aurora.
EZECHIELE
Vedi già nato il Verbo
sotto caduche spoglie,
ed ancor non dai fine alle tue doglie?
GEREMIA
Il veggio e penso poi
ch'egli morrà per me, morrà per voi.
ABRAMO
Inni d'eterne lodi
all'alta sua bontade appresta e godi.
GEREMIA
A poco a poco l'anima mia
dolce conforto prendendo va.
Se tutto il duolo non anche oblia
forza è d'amore e di pietà.
EZECHIELE
In te nulla più resti,
che in tante gioie il tuo piacer funesti.
Se togli dall'alma
ogn'ombra d'affanno
diletto n'avranno
pietade ed amor.
Con placida calma
d'intero contento
in questo momento
gioisca il tuo cor.
ABRAMO
Stillano alfm alma ruggiada i cieli
e in portentosa pioggia
si stemprano le nubi.
S'aprì la terra e germogliò quel Dio,
che porgerà ristoro
all'uomo oppresso, al vostro affanno e al mio.
DANIELE
O ben degno mistero
di lodi eccelse e di stupor profondo,
il Redentor del mondo
senza partir dall'esser suo primiero
quel che non fu divenne,
ma nella fragil salma
con mirabili guise
se stesso non confuse e non divise.
GEREMIA
Generosa pietà d'amante core,
pietà che tutta amore
per l'altrui colpe e per i falli miei
soffri le pene, e tu la rea non sei.
ISAIA
Ecco Maria già fatta
e vergine feconda e madre intatta.
DANIELE
Veggo un astro lucente,
che di tre regi è gloriosa scorta.
EZECHIELE
Veggo stella CLEMENTE
che de' regi e de' regni
rasserena gli sdegni e pace apporta:
stella di rai si adorni
l'alba sarà di fortunati giorni.
TUTTI
Amato mio Gesù,
gloria nel cielo a voi!
Pace, si, pace a noi!
pace alla terra.
E non rimbombi più no,
caro mio Gesù,
tromba di guerra.
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Ultimo aggiornamento 24 aprile 2025