Per molti anni, tra l'ultimo quarto del Seicento e la metà del secolo successivo, il Papa ebbe l'abitudine di trascorrere la sera della vigilia di Natale in modo solenne in compagnia di alcuni ospiti, per lo più cardinali, esponenti delle nobili casate romane e aristocratici di passaggio a Roma. Il programma di queste serate - una commistione di sacro e profano tipica della cultura dell'epoca - si apriva con la recita del Vespro, proseguiva con una cantata musicale in cui si narrava la storia del Natale, quindi, dopo una lauta e sfarzosa cena, si chiudeva con la recita del Mattutino e la celebrazione della Messa.
L'autore delle musiche della cantata sacra e i solisti vocali venivano scelti tra i compositori e i cantanti legati alla cappella papale o comunque attivi sulla scena romana, mentre gli strumentisti venivano generalmente reclutati all'occasione. Per renderne più agevole l'ascolto, il libretto della cantata veniva stampato e distribuito al Papa e ai suoi ospiti. E vero infatti che l'argomento della cantata era sempre il Natale, ma il testo poetico non seguiva necessariamente la narrazione evangelica: ci furono esempi in cui apparvero anche altri personaggi, come l'Arcangelo Gabriele, o cinque profeti dell'Antico Testamento - è il caso della cantata di Scarlatti - e altri in cui la vicenda ebbe come protagonisti non personaggi reali ma figure come l'Amore Divino, la Fede, la Natura.
La cantata "Abramo, il tuo sembiante" fu scritta nel 1705 da Alessandro Scarlatti - che in quel periodo era attivo a Roma come vice maestro di cappella a Santa Maria Maggiore e maestro di musica per il cardinale Ottoboni - su un testo del librettista Silvio Stampiglia (1664-1725). Apprezzato a livello europeo come autore di libretti d'opera - musicati fra l'altro da Bononcini, Alessandro Scarlatti, Porpora, Leo, Hàndel, Vivaldi - Stampiglia scelse un approccio molto originale per la narrazione della nascita del Cristo.
Protagoniste della sua cantata sono infatti le anime dei profeti Daniele, Abramo, Ezechiele, Isaia e Geremia che - confinate nel Limbo, dove attendono la venuta del Messia - annunciano gioiose la nascita di Gesù, l'evento che pone fine al loro esilio. Solo Geremia, tenendo fede al suo tradizionale ruolo di "lamentatore", inizialmente non gioisce e, in questo momento di gioia generale, preannuncia la futura passione e morte di Cristo. Ma poi, alla vista del Bambino, si unisce agli altri che inneggiano a Gesù, portatore di pace al mondo. Da notare, nell'ultimo intervento di Ezechiele che parla di una stella clemente (parola scritta interamente a caratteri maiuscoli) che aiuterà a mantenere la pace, l'omaggio di Stampiglia a Papa Clemente XI.
La partitura di Scarlatti, pur adoperando prevalentemente la medesima struttura formale - quella dell'aria con da capo, presente in dodici dei quattordici numeri della partitura (12 arie, un duetto e un insieme conclusivo) - è estremamente brillante e varia, grazie alla capacità del compositore di dare a ciascun brano un suo carattere individuale servendosi soprattutto di figurazioni ritmiche diverse.