Parade, op. 166

Balletto realista su un soggetto di Jean Cocteau

Musica: Erik Satie (1866 - 1925)
Libretto: Léonide Massine
  1. Choral
  2. Prélude du rideau rouge
Quadro I:
  1. Prestidigitateur chinois
Quadro II:
  1. Petite fille américaine
  2. Rag-Time du paquebot (Titanic)
Quadro III:
  1. Acrobates
Conclusione:
  1. Final
  2. Suite au prélude du rideau rouge
Organico: ottavino, oboe, corno inglese, 3 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 cornette, 2 trombe, 2 tromboni, basso tuba, timpani, piatti, grancassa, sirena, ruota da lotteria, revolver, xilofono, bottiglie, macchina da scrivere, tamburo basco, arpa, archi
Composizione: maggio 1916 - maggio 1917 (revisioni 1917 e 1919)
Prima rappresentazione: Parigi, Théâtre du Chatelet, 18 maggio 1917
Edizione: Rouart, Lerolle et Cie., Parigi, 1917
Dedica: à Madame Edwards
Guida all'ascolto (nota 1)

La prima rappresentazione di Parade, il 18 maggio 1917, al Théâtre du Châtelet di Parigi, fu uno scandalo storico. Cocteau autore del canovaccio, Picasso autore delle scene e dei costumi, Massine autore delle coreografie e soprattutto Satie autore delle musiche si trovarono a fronteggiare due reazioni: quella del gusto offeso del normale pubblico benpensante dell'opera e del balletto, e quella dei patriottardi, che giudicavano l'irridente frenesia circense dello spettacolo incompatibile con la tragicità del momento bellico. Il balletto si definisce "realista" anche per l'apparato rumoristico previsto nella partitura: una grande ruota della lotteria, una serie di bottiglie variamente intonate, una macchina da scrivere, un revolver, una sirena acuta e una grave, ecc. Anche il canovaccio di Cocteau vuol dare uno squarcio di realtà. Inbonitori, prestigiatore, acrobati, una fanciulla americana tentano inutilmente di convincere il pubblico a entrare per divertirsi nel loro baraccone circense. I loro appelli restano inascoltati, il che provoca, alla fine, lo sfinimento degli imbonitori e la delusione di tutti gli altri. Per Satie, tale rappresentazione fu l'occasione per dar vita a una musica unicamente intesa come sfondo ai rumori, alle invenzioni di Picasso, al racconto scenico di Cocteau, e per affermare la validità dell'ovvio e del gratuito di contro alle presunzioni e alla supponenza della musica ufficiale. Per tale ragione Parade venne guardata come un'opera di riferimento dalle avanguardie del primo Novecento.


(1) Testo tratto dal Repertorio di Musica Classica a cura di Pietro Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001


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Ultimo aggiornamento 27 giugno 2020