Trois gymnopédies

per pianoforte

Musica: Erik Satie (1866 - 1925)
  1. Gymnopédie No.1 - Lent et douloureux (re maggiore)
    Dedica: à Mademoiselle Jean de Bret
  2. Gymnopédie No.2 - Lent et triste (do maggiore)
    Dedica: à mon ami Arthur Dodement
  3. Gymnopédie No.3 - Lent et grave (la minore)
    Dedica: à Monsieur Georges Mathias
Organico: pianoforte
Composizione: febbraio - 2 aprile 1888
Edizione: Edition Satie, Parigi, 1888 - 1895
Guida all'ascolto

Parigi sul finire del XIX secolo. Un giovane compositore poco più che ventenne, fremente di passioni nell’animo e colmo di rancore verso l’epoca nella quale deve vivere, altalena la propria esistenza tra conservatori, luoghi culto della musica, e locali, catalizzatori della frizzante vita notturna parigina. Anticonformista, geniale, bizzarro e scomodo… il famoso compositore è Erik Satie. Personalità ribelle, si definiva come ‘venuto al mondo molto giovane in un tempo troppo vecchio’. Questa prima definizione già inquadra un autore che sarebbe entrato ben presto in rotta di collisione con la tradizione. Questi si accostò più volte all’accademismo e più volte se ne distaccò, o per le bocciature in conservatorio, o per le sue scelte estetiche finì per formarsi autonomamente attraverso lo studio dei repertori di grandi autori, come Schumann e Chopin. Lo spirito antiaccademico si vede nei primi scritti che presentano formule che si distaccano dalla tradizione; non vengono segnate le divisioni di battuta ed è presente una costruzione verticale ripiena di accordi con settime, none ed undicesime che anticipano la poetica di Claude Debussy, del quale divenne amico. Il giovane Satie, nel 1888 compone un brano che suggellerà poi il ricordo del compositore francese nei decenni e nei secoli a venire: le Gymnopédies.

Il loro nome è di matrice ellenica, Gymnopedies, deriva dalla parola Gymnopaidía che stava a indicare un insieme di danze spartane. Satie decise di ispirarsi a queste danze dopo la lettura dello scritto Salammbô di Gustave Flaubert

Il brano, di esile bellezza, è formato da accordi unitari sempre presenti che attraversano l’intera composizione. L’opera è formata da tre brani di durata ridotta. In forma di tema con variazione, la matrice è di stampo etereo, vaporoso, impalpabile. Una linea melodica melanconica e struggente che ora fa precipitare l’ascoltatore nei propri pensieri più cupi, ora lo solleva dalla dimensione fisica per trasportarlo in un continuum di tensione e pace. La seconda porzione è prettamente simile alla prima; la variazione è data dal cambio di tonalità e dalla pittura sonora che ricama la mano destra, tanto simile quanto distante dalla prima Gymnopedie. La tematica ricorrente, cardine dell’opera, è la lentezza unita alla mestizia. Non a caso Satie indica come segni agogici Lento e doloroso, Lento e triste, Lento e grave. Termina la composizione il terzo segmento, che si inserisce nella scia del secondo riprendendone il carattere e la tonalità che anche in questo caso fluttua tra Do maggiore e Do minore. Il brano conclusivo è pressoché uguale ai primi due, gli accordi guidano, la melodia segue malinconica in un continuo gioco tra le due mani che si alternando ritmicamente e costantemente. Satie sfida le regole accademiche creando un brano che viene considerato un precursore della musica d’ambiente. Anni dopo, nel 1917, il compositore stesso coniò il termine Musica d’arredo per indicare e definire proprio questa tipologia di composizioni che possono essere utilizzate perfettamente come sottofondo. Satie, personaggio scomodo, provocò ulteriormente il mondo musicale appassionato alla forma pochi anni dopo, con i suoi Tre pezzi a forma di pera.

Lorenzo De Carlo



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Ultimo aggiornamento 10 febbraio 2022