L'Europa riconosciuta

Dramma per musica in due atti


Testo del libretto

ATTO PRIMO

Scena prima

Deserta spiaggia di mare. Selva da un lato, rupi dall’altro, fra le quali sterpi, cespugli, e serpeggianti edere adombran l’ingresso d’un’oscura, e profonda caverna.

[Tempesta]

Tempesta con lampi, tuoni, pioggia, sibilo di venti, e fragor di sconvolti flutti. S’apre la scena mentre incomincia la sinfonia, ch’ è un’imitazione dell’orrenda procella, e che si va rallentando a proporzione, che questa si scema, e che ritorna la calma. È questa annunziata dal dolce suono d’un oboè, che prende il luogo dell’andante dell’apertura, e che serve d’accompagnamento alla cavatina d’Asterio. Durante la medesima si vede in lontananza numerosa flotta di legni. Alcuni sommergonsi miseramente nell’onde, altri si perdono affatto di vista.
Da un lacero vascello, che viene impetuosamente ad urtar contro il lido, sortono Asterio, Europa, e un picciolo fanciullo, con varie donzelle seguaci d’Europa, ed alcuni guerrieri Cretensi.

[I. Cavatina]
Asterio
(con sospensioni, ed interrompimenti a guisa di recitativo istrumentato)
Sposa...
(Mentre dal fanciullo, e da Europa si fa mostra di piangere, l’oboè,facendosi flebilmente sentir a solo, esprime i loro mesti lamenti.)
Figlio...
(Replica dello stesso querulo suono dell’oboè.)
Ah, voi piangete!...
(Incomincia la cantilena continuata con l’accompagnamento dell’oboè concertante.)
Con quel pianto a me volete
Rammentar che reo son io.
Ma non merta il fallo mio
Così barbaro martir.
[Recitativo]
Europa
Ah, perché mai del pianto
Vuoi l’arbitrio negarci? Altro non resta
Sollievo agl’infelici
Nelle miserie estreme,
Che quello sol di lagrimare insieme.
Nell’avversa tua sorte
Meno ingegnoso adesso
Io trovar ti vorrei
Nell’arte, oh Dei! di tormentar te stesso.
Asterio
Ah! ch’io sol fui cagion...
Europa
Di Tiro, è vero,
Tu nella reggia osasti
All’immatura speme
D’un più gradito amante,
Ripugnante involarmi. A seguitarti
Mio malgrado costretta, io teco in Creta
Giunsi. Del ratto quivi all’inquïeto
Mio severo pudor sacro imeneo
Scusò l’ardir, la vïolenza.
Asterio
Occulta
Sempre al padre però, morendo, al trono
In Semele frattanto egli prescelse
Del minor suo german l’unica prole.
Europa
Ma di regio consorte
La mano a lei finora
Assicurato non ha il soglio ancora;
Ch’Agenore l’acquisto
Vietonne a chi mercarlo
Pria non saprà col sangue
D’innocente stranier.
Asterio
Legge inumana,
Che inefficace, e vana
Render pretesi. Ad occupar qui meco
Il tuo retaggio avito
Pensai perciò di ricondurti.
Europa
Ah, troppo
Le tue, le mie speranze
Mal secondò l’evento!
Asterio
Di cento legni, e cento,
Lacero avanzo di crudel fortuna,
Una sol nave appena
Ora inermi ci espon su quest’arena.
Europa
Miseri noi!
Asterio
Potessi
Di Semele celarti
Alle ricerche almeno insin che alcuna
Delle disperse prore...
(volgendosi con sorpresa verso quella parte, onde s’ode rumor d’armi, e d’armati)
Ahimè! vicino
È già, o sposa, il periglio.
(inquieto, agitato, e smanioso)
Va’... nasconditi...
(accennando l’ingresso d’un antro vicino)
Europa
Oh ciel!... Soccorri il figlio.
(Nel ritirarsi precipitosamente, addita il fanciullo, che ritrovasi alquanto indietro fra le sue donzelle.)

Scena seconda

Asterio, e ’l fanciullo fra le donzelle seguaci d’Europa, ed alcuni pochi guerrieri Cretensi, che vengono attaccati da Egisto, che si presenta loro alla testa d’una squadra numerosa di soldati Fenicj.

[Recitativo]
Asterio
Stelle!...
(Accorre con molta smania in difesa del fanciullo, mentre i soldati Fenicj s’innoltrano verso il medesimo.)
Il figlio!...
(a’ suoi guerrieri Cretensi)
All’armi.
Assaliti
All’armi.
(Snudan l’armi, e si pongono in difesa del fanciullo, e delle donzelle, che lo circondano.)

[II.]
Egisto
(a’ suoi soldati Fenicj, additando loro Asterio, ed i suoi seguaci Cretensi)
Chi non cede alle nostr’armi
Si disarmi, = o cada estinto.
Aggressori
(attaccando i guerrieri di Creta, che, durante il breve combattimento, si vanno reciprocamente incitando alla difesa, ed all’offese)
Chi non cede, cada estinto.
Asterio
(verso il cielo, nel veder ch’è rimasto solo, per l’oppressione e dispersione de’ suoi guerrieri Cretensi)
Cruda sorte, hai vinto, hai vinto!
(avanzandosi fieramente verso Egisto)
Ma da te non caddi oppresso:
Ma l’istesso = io sono ancor.
Egisto
(accennando il fanciullo a’ suoi Fenicj, che si pongono in atto di trafiggerlo)
Sia da voi trafitto il figlio;
O si renda il genitor.
Donzelle
(supplichevoli verso Asterio)
Ah del figlio = il sol periglio
Dia consiglio = al genitor.
Egisto
(di nuovo a’ suoi soldati Fenicj)
Olà. Che più tardate?
(I soldati Fenicj si arrestano sorpresi all’improvisa apparizione d’Europa.)

Scena terza

Europa, che sorte improvisa dal suo ritiro; e detti.
Europa
Crudeli! Ah no. Fermate.
(Accorre affannosa per impedir la strage del figlio.)
Pria che ferir quel seno,
(Si pone tra il fanciullo, ed i soldati Fenicj.)
Per questo petto almeno
Passino, oh Dio! quell’armi
A lacerarmi = il cor.
(Nella replica, la cavatina verrà cantata da Europa, ed Asterio a due.)
Asterio
(con tenerezza verso Europa)
Mio ben, che mai facesti?
Europa
(smaniosa verso Asterio)
Renditi.
Asterio
Alfin vincesti.
(Gettando a terra l’acciaro, cede, non senza pena, e rincrescimento, alle istanze d’Europa.)
Cedo al paterno amor.
Europa
Cedi al paterno amor.
Egisto, Coro
Vinse il paterno amor.
Egisto
(a’ suoi soldati Fenicj)
Tratto in carcere distinto
Sia ciascun fra’ lacci avvinto:
E si serbi alla vendetta,
Ch’oggi un padre aspetta, = e un re.
(Parte.)

Scena quarta

Asterio, ed Europa colle sue donzelle seguaci, il fanciullo, ed i soldati Fenicj.
Europa
(verso Egisto, che parte)
Senti...
Asterio
(come sopra)
Ferma...
Europa
E vuoi?...
Asterio
Ma dove?...
Donzelle
(nel tempo, che da’ soldati Fenicj s’incatenano Asterio, ed Europa, e si circondan le donzelle Cretensi, e ’l fanciullo)
Già rivolse altrove = il piè.
Asterio
(avvicinandosi a prender congedo dalla sposa)
Sposa, oh Dio! = che pena io = sento!...
Ah non reggo al mio = tormento
Nel doverti abbandonar!
Europa
(volgendosi con tenera smania allo sposo, ed al figlio)
Qual funesto = annunzio è questo!
Che tiranno = affanno = è il mio
Nel dovervi, oh Dio! = lasciar!
Asterio
(vedendo ch’i soldati s’incamminan già col fanciullo)
Stelle!...
Europa
(come sopra)
Il figlio!...
Asterio, Europa
Ahimè! Che fate?
(Volendo accorrer per arrestar i soldati Fenicj, vengono tenuti da quella porzione di essi, che gli han posti in catene.)
Asterio
(come sopra)
Sì: restate.
Europa
(come sopra)
Sospendete.
Asterio
(verso il cielo, con molta smania, sollecitato da’ soldati Fenicj a seguitarli)
Non sentite?... Non vedete?...
Giusti Dei, = che crudeltà!
Europa
(con impeto a’ soldati Fenicj, che la dividono dallo sposo, e dal figlio)
L’alma, oh Dei, = mi trafiggete,
Mostri rei = di crudeltà!
Donzelle
(partendo smaniose col fanciullo fra le guardie)
Ah per noi non v’è pietà!
Soldati
(inesorabili, e traendoli a forza per diversi lati nelle destinate prigioni)
No, per voi non v’è pietà.

Scena quinta

Chiuso padiglione magnifico. Eccelso trono a destra. Mobili cortine in prospetto.

Egisto, e Semele, con paggi, e guardie Fenicie.

[Recitativo]
Semele
Va’: precedimi, Egisto. I sensi miei
Noti fra poco al regno
Tutti saranno. Io voglio
Ch’oggi alla fine in soglio
Vegga sedermi a lato
Uno sposo, un monarca,
Di lui degno, e di me. Fa’ che s’aduni
Il gran consiglio.
Egisto
Il cenno
Eseguirò. La vittima è già pronta,
Che Agenore prescrisse. In mio potere
L’ha rimessa la sorte.
Semele
Altre immolarne
Già seppe Isséo.
Egisto
Perdona...
Semele
Oppresse, e dome
Dal suo valor, di Cipro
Tutte fur già le ribellanti schiere.
Fra l’armi, e le bandiere,
Carco d’opime spoglie,
A noi torna, e qui chiede
L’omaggio tributarne al regio piede.
Egisto
Io d’un solo straniero
Saprò col sangue a lui
Di questo soglio contrastar l’impero.
Semele
Dell’audace pensiero,
Più d’appresso mirando il tuo periglio,
Forse pentito, cangerai consiglio.
[III. Duetto]

(come il primo intercalare d’una delle arie comunemente usitate)
Va coll’aura scherzando talora
Sulla prora = l’incauto nocchier.
E pur sa che in tempesta = funesta
Può cangiarsi quel vento leggier.
Egisto
(in vece d’una delle consuete seconde parti)
Fra gli orrori d’infida procella
Mai quest’alma = non perde la calma:
Sol mi basta per guida una stella
D’ogni mar nell’incerto sentier.
Semele
(replicando coll’opportune artifiziose variazioni la stessa musica della prima parte dell’aria, a cui serve questa replica di secondo intercalare)
Tal da lunge, mirando il periglio,
Sta con fronte, con ciglio = sereno.
Ma gli palpita il core nel seno
Del cimento all’aspetto primier.
Egisto
(sostenuto, ed imperioso)
Vil mi credi: e vil non sono.
I miei voti, la mia speme
Porto audace insino al trono.
(con tenerezza)
Se mi balza in petto il core,
È d’amore = un segno espresso
Questo istesso = palpitar
(Parte. Intanto s’ode rumor di timpani, e trombe, che annunziano esser all’ordine il campo.)

[Recitativo]
Semele
(alle guardie, mentre, servita da’ suoi paggi, ascende sul trono)
Aprasi, olà, custodi: e al soglio innanzi,
Senz’altro indugio, il vincitor s’avanzi.

Scena VI

Festoso campo de’ Fenicj, che tornan trionfanti dalla spedizione, che ad Isséo fu commessa, di ridurre ad ubbidienza il ribellato regno di Cipro. Tutta la cavalleria è disposta sui lati, e di prospetto nel fondo. In maggior lontananza si veggon i carriaggi, che accompagnan l’esercito. Timpani, e trombe a destra, ed a sinistra. Dal centro del campo fra gloriosi trofei s’innoltra Isséo a cavallo, preceduto da’ maggiori duci delle schiere, e seguitato da’ prigionieri di Cipro.

Isséo; e Semele sul trono.
[IV.]
Isséo
(rivolto a’ suoi guerrieri, accenna loro i militari trofei, ed altre spoglie nemiche, di cui vengon carichi i prigionieri di Cipro)
Le spoglie guerriere
Che accolte qui sono,
Si spieghino altere
Dinanzi a quel trono,
Di nostra vittoria,
Per gloria = maggior.
(Serve per il coro lo stesso motivo musicale della cavatina d’Isséo; ed intanto con guerriero fasto si dispongono intorno al trono i trofei militari.)
Coro
Si spieghino altere
Le spoglie guerriere,
Di nostra vittoria,
Per gloria = maggior.

[Recitativo]
Isséo
(piegando il ginocchio innanzi al trono in atto di deporre il baston del comando)
Colle spoglie de’ vinti a’ piedi tuoi
Il militar comando
Riverente io depongo.
Semele
(facendolo alzare)
Sorgi: e’l poter supremo
Serba, o prence, dell’armi: io te l’impongo.
Isséo
Legge il cenno è per me.
(Si leva,e ritiene l’insegna del militar comando).
Semele
Libero intanto,
(Accenna le spoglie nemiche.)
D’ogni preda nemica
Potrai disporre a tuo talento.
Isséo
Ah troppo
Generosa regina! Il merto avanza
Delle conquiste mie sì gran mercede.
Semele
Ma non quello però della tua fede.
Questa, Isséo, m’è già nota: ed a premiarla
Non tarderò.
(Si leva in piedi, porgendole Isséo la mano, per discender dal trono. I paggi si tengono indietro.)
Mi siegui ove de’ grandi
Già s’aduna il consiglio. A lor palese
De’ miei pensier l’arcano
Alfin tutto sarà. Se tu quel trono
A me difendi, è giusto
Che teco io lo divida.
Isséo
(sorpreso)
Che dicesti?... Che intesi?...
Né rammenti?... Né sai?...
Semele
So che d’Europa
La mano a te promessa
Stringere un dì sperasti:
Che riamato l’amasti:
E che forse con pena
Ti risolvi a spezzar la tua catena.
Isséo
Ah, che pur troppo è vero!
Del primiero amor mio l’idea tenace,
Privo di speme ancor, m’alletta, e piace.
Semele
Sensi d’alma fedel! Ma infin si stanca
La costanza in amore,
Se la speranza in noi languisce, e muore.
Isséo
Troppo indegno però di te si rese
Chi a sospirar per altr’oggetto apprese.
Semele
Inopportuno ancor, sì bel ritegno
Di mia scelta ti rende ognor più degno.
Isséo
(confuso, ed agitato)
Meritarla io vorrei;
Ma come?... Oh Dei!... Senti... Mi perdo... Appieno
Quel, ch’io dirti non so, comprendi almeno.

[Rondò]

(nuova specie di rondò a due)
Ah se gli affetti miei
Potessi, oh Dei! = spiegarti!...
Ah, ti direi = che amarti
Quanto vorrei = non so.
Semele
Tanto s’è ver che brami,
Altro dal ciel non chiedo.
Vedo = che già tu m’ami
Quanto più amar si può.
Isséo
(torna al rondò)
Ah se gli affetti miei
Potessi, oh Dei! = spiegarti!...
Ah, ti direi = che amarti
Quanto vorrei = non so.
Semele
(accelerando il tempo senza cambiar misura)
Qualora = eccede ancora,
Bella è la tua costanza:
Questa è la mia speranza;
Questa m’innamorò.
(al motivo principale del rondò, replicato a due)
Isséo
Ah se gli affetti miei
Potessi, oh Dei! = spiegarti!...
Ah, ti direi = che amarti
Quanto vorrei = non so.
(al motivo principale del rondò, se ben con parole, e con modulazione diversa)
Semele
Altro dal ciel non chiedo,
Tanto s’è ver che brami!
Ah, vedo = già che m’ami
Quanto più amar si può
(Partono.)

Scena settima

Sala regia destinata per le adunanze del supremo consiglio de’ grandi del regno.
Trono a destra per la regina. Sedili più bassi vicini al trono, e dirimpetto al medesimo sulla manca per gli grandi del regno. Simulacro di Temide in prospetto. I simboli della giustizia servono ad ornar tutta la scena.

Grandi del regno, con Egisto; indi Semele, ed Isséo.

[VI. Coro]
Coro
O Temide immortale,
O Intelligenza eterna,
Dalla magion superna,
Ove in tua luce splendi,
Le nostre menti a rischiarar discendi.

[Recitativo]
Egisto
Giungi attesa, o regina. Ecco raccolto
Di Fenicia il senato.
Or dal tuo labbro il regno il suo sovrano
Impazïente aspetta.
Semele
Io d’appagarvi
Risoluta, i miei passi ho qui rivolti.
Ciascun meco qui sieda: ognun m’ascolti.
(Siedono tutti.)
Voi mi chiedete un re: da me volete
Che si elegga uno sposo. Irresoluta
Al par di me chi non saria? Fra tanti,
Ch’ugualmente del serto
Atti qui miro a sostenere il pondo,
Dubbia, incerta m’aggiro, e mi confondo.
Risolvere alla fine
Pur già che a me conviene,
Risolverò. Ma pria
Del mio genio real, qualunque sia
La scelta, d’approvarla
Chiedo a voi che si giuri.
Isséo
Al giuramento
Io non m’oppongo.
Egisto
Ed io
D’Agenore la legge a te rammento.
Semele
Intempestiva, Egisto,
È la cura, il pensier.
Isséo
Già dal mio brando
Quel sangue si versò, che a noi richiese
Un oltraggiato re.
Egisto
Questo a placarlo
Solo non basta, Isséo. L’ombra sdegnosa
A Lete in riva ognora
Altro ne chiede, altro ne attende ancora.
Semele
Se lo brama, l’avrà. Del sagrifizio
Sai ben che a noi prescritta
Non è la forma: e sai
Che già di questo giorno
Le pompe a coronar, tutto s’aduna
Il popol nell’arena. Or quivi un solo,
Fra i prigionier di Cipro,
Volontario discenda
Colle fiere a pugnar. Per lui da’ lacci
Si sciolgan gli altri: e renda
Così d’un contumace il sol cimento,
Agenore placato, e ognun contento.
Egisto
Ma straniera si vuole,
Che la vittima sia.
Isséo
Perde ogni dritto
Di suddito fedel quell’alma rea,
Che spergiura è al suo re: stranier si rende
Quel figlio ingrato, che la patria offende.
Egisto
Quei però, che dell’onde
Naufrago a queste sponde
Spinse il furor...
Semele
Chi ti assicura, Egisto,
Che Fenicio non sia?
Egisto
Da’ labbri suoi
Noi saper lo potrem.
(alle guardie, che partono, per introdurre Asterio)
Qui s’introduca
Il prigionier. Si osservi,
Si esamini, s’ascolti, e se sia d’uopo,
A favellar si astringa.
Semele
(guardando Asterio, che s’innoltra con passo grave, e con intrepido aspetto)
Eccolo.
Isséo
(come sopra)
In volto
Un non so che gli scorgo
D’anima non volgar.

Scena ottava

Asterio fra le guardie, e detti.

[Recitativo}
Semele
Stranier, t’avanza.
Asterio
Che si vuole da me?
Egisto
Saper si brama
Donde vieni, chi sei.
Asterio
Tale son io,
Che ancor fra le ritorte,
Serbo un’alma nel petto invitta, e forte.
Isséo
(da sé)
Che ardir!
Semele
(da sé)
Che fieri detti!
Egisto
(ad Asterio)
A noi palesa
La patria, il nome tuo.
Asterio
Vi basti quanto
Da’ labbri miei finor sapeste.
Egisto
Il vero
Celare invan tu speri.
(a Semele)
Un’infelice
Sua compagna per lui ciò, ch’egli tace,
Tutto dirà.
Semele
(alle guardie, che partono, per tornar con Europa)
Questa si cerchi.
(ad Asterio)
È forse
A te consorte?
Asterio
Or ora,
Tuo malgrado, il saprai.
Egisto
Temerario!
Semele
Vedrai...
Asterio
Chi sa? Potrei
Su quel soglio in tua vece
Oggi forse mirarla.

Scena nona

Europa fra le guardie, e detti.

[Recitativo]
Europa
(accennando Asterio)
Il re di Creta,
Sì, vedrà forse che a quel soglio il cielo
Nella smarrita Europa oggi destina
(verso Semele)
Render la sposa sua, la tua regina.
Semele
(da sé)
Numi!
Egisto
(come sopra, guardando Europa)
Europa!
Semele
(da sé, con molto stupore)
Che intesi!
Isséo
(guardando Asterio)
È il re di Creta,
Che m’invola il mio bene!...
Semele
(sogguardando sospettosa Isséo)
Ah! Mi tradisce
L’ingrato Isséo...
Egisto
(osservando attentamente i moti d’Isséo)
Già impallidisce in volto
L’odïoso rivale!
Isséo
(da sé, costernato)
A questo passo
Preparato io non ero.
Semele
Io son di sasso!

[VII. Finale]
Asterio
(lentamente, con interruzioni d’istrumenti, guardando or Semele, or Isséo, ed ora Egisto)
Qual silenzio!
Europa
(come sopra)
Che nuovo stupore!
Asterio
È rispetto?
Europa
Rimorso?
Asterio
Timore?
Egisto
(guardando Isséo)
Qual pallor!... Qual rossore improviso!
Semele
(fissando attentamente lo sguardo ad osservare Isséo)
Quello sguardo sospetto, indeciso
Mille dubbj mi sveglia nel seno.
Isséo
(costernato, e confuso)
Qual tumulto d’affetti ho nell’alma!...
Ah potessi nasconderlo almeno!
Europa
(mirando Isséo)
Di quel core si turba la calma.
Asterio
(guardando Egisto)
Di quel ciglio si cangia il sereno.

(a cinque, entrando con una specie d’imitazione un dopo l’altro)
Europa
La sorpresa già muti gli rende:
Più non s’ode un accento formar.
D’atra luce già il cielo s’accende:
Già comincian gli audaci a tremar.
Isséo
Nel contrasto di tante vicende
Ardo, agghiaccio, non posso parlar.
Egisto
Di già il tuono rimbomba d’intorno:
Pur non torno = di nuovo a sperar.
Semele
Oh che giorno = funesto = è mai questo!
Tutto il sangue io mi sento = gelar.
Coro
(solo, mentre sospesi taccion gli attori)
Strano evento!
Terribil momento!
(rientrando gli attori ad esclamare insieme col coro)
Freme il vento:
S’intorbida il mar.
Semele
Parli Egisto.
Egisto
Già dissi abbastanza.
Semele
Tace Isséo?
Isséo
(a parte)
(Non ho più speranza.)
Semele
(ad Isséo)
Di che temi?
(ad Egisto)
Perché ti confondi?
(di nuovo ad Isséo)
Non rispondi?
Asterio, Europa
(Asterio accenna con ironìa Egisto: ed Europa addita Isséo)
Parlar s’ei ricusa,
Asterio
Quel, ch’ei tace, il mio labbro dirà.
Europa
La sua scusa = il mio labbro farà.
Asterio
(sempre accennando Egisto)
Del soglio se mira
Perduta la speme,
Quell’alma feroce,
Che tacita freme,
S’affanna, sospira;
Più voce = non ha.
Europa
(con passi d’agilità, sempre additando Isséo)
È amor, che loquace,
Che muto lo rende:
Se parla, se tace,
L’agghiaccia, o l’accende.
Quel Nume fallace
Mai pace = non dà.
Semele
(alle guardie, che si muovono per condur via Europa, ed Asterio)
Dinanzi al mio sguardo
Gli audaci togliete.
Isséo
(arrestando le guardie)
Ah no: sospendete.
Seméle
(con sorpresa, maravigliandosi del movimento d’Isséo)
Che ascolto!... Che miro!...
(da sé, con sospensione)
Che aspetto? Che tardo?
(con moto, ed agitazione)
Già smanio, deliro,
M’infiammo, m’accendo,
Ragion non intendo,
Frenarmi non so.
Egisto
(alle guardie)
Il cenno eseguite.

(Asterio ed Europa, e questa ad Asterio con tenerezza)
Asterio
Mia dolce consorte...
Europa
Che barbara sorte!...
Asterio
Fra lacci, e ritorte
Europa
Di morte = all’aspetto
Asterio
Se palpito, e fremo,
Europa
Se tacita io gemo,
Asterio
Non tremo = per me.
Europa
Sol temo = per te.
Semele
(verso Europa, ed Asterio)
Superbi, partite.
(a due, insultando Semele)
Asterio
Ti lascio sdegnata.
Europa
Ti sprezzo spietata.
Asterio
Quest’alma nel petto
Smarrirsi non sa.
Europa
Crudel, non ti cedo:
Non chiedo = pietà.
(Partono insieme fra le guardie.)

Scena decima

Isséo, Semele, ed Egisto, con i grandi del regno.
Egisto
(arrestando Semele, che parte)
Dove?...
Isséo
(come sopra)
Ascolta.
Semele
(torna indietro sprezzante)
Io tutto intesi.
Isséo
(a Semele)
Ma...
Semele
(ad Isséo)
T’accheta.
Isséo
(supplichevole a Semele)
In che t’offesi?
Semele
(avanzandosi di qualche passo, e volgendosi minacciosa ad Isséo)
Pensa, ingrato... Ah!...
Isséo
(sommesso a Semele)
Siegui.
Semele
(smaniosa)
Oh Dei!
Isséo
(a Semele, dopo qualche momento di silenzio)
Perché taci?
Egisto
(a Semele, che siegue a rimaner tacita, e pensosa, fissando a terra lo sguardo)
Che ti arresta?
Coro
(porzione del coro, guardando attentamente i moti di Semele, che sta fremendo)
Già si scuote...
(altra porzione del coro, come sopra)
Già si desta...
Semele
(con grande agitazione, minacciando tutti)
Ah tremate, = paventate.
Oggi tutti e giusti, e rei
L’ira mia confonderà.
Isséo
(a Semele, volendo placarla)
Deh sospendi...
Egisto
(a Semele, come sopra)
Ferma...
Isséo
Intendi...
Egisto
(da sé, smanioso)
Se geloso ha in petto il core,
L’ira in lei = si accrescerà.
Isséo
(da sé, come sopra)
Ah l’ingiusto suo rigore
Chi frenare, = oh Dei! potrà?
Coro
(un dopo l’altro, crescendo sempre la forza dell’espressione agitata)
Ah quell’ira,
Quello sdegno
Sol di stragi,
Affanni,
E lutto ...
Tutti
(tutti uniti, con agitazione molto smaniosa)
Tutto = il regno = ingombrerà!
(Partono tutti confusamente, e senz’ordine da diversi lati.)

ATTO SECONDO

Scena prima

Carcere oscuro.
Diversi cancelli, e ferrate porte all’intorno, che introducono a varie più interne, separate prigioni.

Egisto, ed Isséo.
[Recitativo]
Egisto
Sulla sorte d’Asterio irresoluto
Pende ancor il senato. Ai giorni sui
Del prigionier di Cipro esser funesta
La salvezza potria. Non men di lui
La sua sposa è in periglio.
Isséo
E chi del soglio
Osar può in lei di condannar l’erede?
Egisto
Chi a Semele giurato ha ossequio, e fede.
Isséo
Ma la ragione...
Egisto
Alla ragion prevale
Spesso la forza; e a questa
Sol potrebbe una fuga
Sottrarla.
Isséo
E credi?...
Egisto
Seco
Parlane. A te condurre
Qui la farò. Vedila. Il mio soccorso
T’offro al suo scampo. A lei
Di seguirti proponi.
Isséo
Ch’oggi Europa uno sposo
In tal rischio abbandoni?
Ah quell’anima bella
Troppo mal tu conosci!
Egisto
E tu supponi
Che amare a questo segno
Possa Europa un indegno,
Che di rapirla osò?
Isséo
Delle sue pari
A regolar gli affetti
So che basta il dover: e so che questo
Chi ci offese ad amar consiglia spesso.
Egisto
Eh, che in altrui sol ama ognun sé stesso.
Quindi, credilo, eterni
Mai gli amori non sono. Il più costante
Si cangia in un istante. Amica fonte
Più non cura chi ha spenti
Ne’ trasparenti suoi limpidi umori
Di smoderata sete i primi ardori.
So che talun si vanta
D’amar fino alla tomba:
Non ignoro che v’è più d’un, che giura
Che negli Elisi ancora
Serberà la sua fede intatta ognora.
Ma più del suo poter chi a te promette,
Di’ che un labbro ha mendace,
Di’ che in seno racchiude un cor fallace.

[VIII. Aria]

Vantar di salda fede
Il cor nel petto armato
È il reo costume usato
Di chi promette amor.
Finge costanza, è vero,
Ma il labbro è menzognero;
Ma non ha lacci al piede:
Non ha catene al cor.
(Parte.)

Scena seconda

Isséo; indi Europa, che scortata dalle guardie, viene da uno de’ cancelli delle separate, più interne prigioni.

[Recitativo]
Isséo
Giustificar sé stesso ogn’infedele
Pensa così. Necessità vorrebbe
Che l’incostanza in lui
Ciascun credesse. Al suo fallir compagni
Accumular procura;
E dal suo cor gli affetti altrui misura.
(vedendo venir Europa, che a passi gravi, e lenti, pensierosa, e mesta si avanza)
Ma vien Europa. Oh come in petto adesso,
Povero cor, mi balzi a lei dappresso!
Europa
(con gravità, e sostenutezza)
Fra questi orrori, o prence,
A che vieni? Che chiedi?
Isséo
E in me già estinto
Credi quel primo ardor?...
Europa
(volgendosi, per tornare alla sua prigione)
Cangia favella:
O qui teco io non resto.
Isséo
(arrestandola)
Sentimi. E così presto
La rimembranza, oh Dio!
Come perdesti, o ingrata?...
Europa
In tal momento,
Che sposa, e madre io son sol mi rammento.
Isséo
E se lo sposo, e il figlio a conservarti
Venuto io fossi?
Europa
Ed in qual guisa, oh stelle!
Di Semele sottrarci
Speri all’ire, al furor?
Isséo
Libero a lei
Se tu il trono abbandoni.
Europa
Eh s’abbia pure
L’ambizïosa donna e scettro, e soglio:
Sposo, e figlio a me salvi: altro non voglio.
Isséo
Non dubitar. Salvi gli avrai. Ma il regno...
Europa
Di Semele sarà. Cederne a lei
Tutti prometto, e giuro i dritti miei.
Isséo
Basta così.
Europa
(con tuono equivoco fra l’amarezza dell’ironìa, e del geloso rincrescimento)
Tu seco
In dolce nodo unito...
Isséo
Assai diverso
È dal tuo questo cor. Se a nuova face
Tu accender ti potesti: io morirei
Pria che stender la mano ad altro laccio.
Europa
(con decisa passione d’una tenerezza smaniosa)
Fu il mio sforzo maggior quand’io poteibr> Viver da te divisa a un altro in braccio.
Isséo
(sorpreso, e con agitazione)
Ah che ascolto! E fia ver!... Dunque...
Europa
Ti basti:
Altro non domandar. Troppo già disse
L’incauto labbro. Ah s’è pur ver ch’un giorno
Io fui la tua speranza,
Rispetta, o prence, adesso
La mia debol virtù. Non fu mia scelta
L’abbandonarti. Era già scritto in cielo
Il nostro fato. A conservare illesa
E la fama, e l’onore, altro riparo
Per me in Creta non v’era,
Che perderti per sempre.
Isséo
E tu potesti?...
Europa
Lassa! Che far poteva? Eterna fede
Al rapitor convenne,
Mio malgrado, giurar.
Isséo
(con amarezza gelosa)
Ma i tuoi legami
Dolci amor poi ti rese?
Europa
(sospirosa)
Ah se sapessi
Come sta questo cor!... Ma che ti giova
Penetrarne gli arcani? Ad imitarlo
Più tosto attendi. E per salvarci, in dono
Porgi a Semele ancora,
Se sia d’uopo, la destra. Un grand’esempio
Hai da me di costanza,
(piangendo)
Se col pianto sul ciglio,
Questo Europa ti dà crudel consiglio...
Isséo
Ah non più. Ciò, che brami,
Tutto farò. Destarsi
D’un emulo valore
Fiamme ignote già sento intorno al core.
Sì: questa man, che tua
Esser più, oh Dio! non può, se tu l’imponi,
Questa a Semele, oh ciel! per te si doni.
Europa
Il glorïoso impulso
Deh seconda, se m’ami. Addio... ti lascio,
E ti lascio per sempre!
Isséo
(smanioso)
Ah quanta, oh Dei!
Quanta beltà, quanta virtù perdei!

[IX. Duetto]
(con tenera, ed affettuosa espressione)
Perder l’oggetto amato
Non sa qual pena sia
Questa dell’alma mia
Chi non intende appien.
Europa
(quasi a guisa di recitativo istrumentato)
Deh, ti consola.
Isséo
Oh pene!
Europa
Dividersi conviene.
Isséo
(tornando al tenero affettuoso motivo musicale della prima strofa; ma con maggior moto, ed agitazione)
Pria che l’avverso fato
Me dal mio ben divida;
Ah del dolor m’uccida
Il fiero eccesso almen.
Europa
(con un canto interrotto)
Prence, ti lascio.
Isséo
Ah taci.
Europa
Gli affetti contumaci
Meglio a frenare impara.
Isséo
Quanto virtù sì rara,
Quanto mi costa, oh Dio!
(con espressione agitata, viva, e smaniosa)
Per mio = tormento
Lo sento = adesso,
Che a te dappresso
Pace non trovo,
Che mille smanie
Provo = nel sen.
(Parte.)
Europa
Lo so. Ma parti.
Che rio = tormento!
Ah che in lasciarti,
Prence, mi sento
Anch’io = già l’anima
Sveller dal sen!

Scena terza

Europa sola.
[X. Recitativo ed Aria]
Europa
(attentamente prima guardando, per assicurarsi che Isséo sia partito)
Numi, respiro! Alfin partì, lasciommi.
A sprigionare i trattenuti a forza
Teneri affetti miei
Più non si tardi: e il pianto,
Per mio sollievo intanto,
Della virtù più austera
Senza rischio, e periglio,
Libero torni ad inondarmi il ciglio.

(con passi d’agilità)
Ah, lo sento: = il suo tormento
Disacerba in parte almeno,
Quando un cor può senza freno
Palpitare in libertà.

Scena quarta

Elegante gabinetto nella reggia.

Semele sola, sedendo appoggiata ad un tavolino.
[XI.]
Semele
(con moto lento, ed interrotto)
Fra mille pensieri
Quest’alma gelosa,
Se tema, se speri,
Incerta, dubbiosa,
Comprender non sa.

Scena quinta

Isséo, e detta.
[Recitativo]
Semele
Ma vien l’infido. Ah tutto
Forse già sa.
Isséo
Regina...
Semele
Giungi, o prence, opportuno. Al suo destino
Sappi che in abbandono il re di Creta
Lasciai.
Isséo
Come!
Semele
Deciso
Ha il senato ch’ei mora: e vuol che, priva
Di libertà, nasconda
Per sempre agli occhi altrui
Tutto Europa il rossor de’ falli sui.
Isséo
Il decreto crudel...
Semele
(con rimprovero amaro)
So che scompone
I tuoi disegni. Egisto a me palesi
Di già tutti li fé. Ma trasferita
Ho già dell’armi a lui
L’autorità suprema.
Di nostre leggi adesso in van chi adori,
Colla fuga, ai rigori
Sottrar potrai. Già esecutor fedele
Di sua giusta condanna
Egisto...
Isséo
Egisto! Ah il traditor t’inganna.
Una fuga egli stesso anzi propose.
Ma libero dispose il soglio Europa
Ceder più tosto a te, per mio consiglio:
Pur che tu salvi a lei lo sposo, e il figlio.
Semele
(con gran maraviglia)
E creder lo potrò?
Isséo
Se intera fede
Non presti ai detti miei, pria che da’ lacci
Si sciolgan i prigioni,
Di questa man disponi. A te consorte,
Io t’assicuro, io ti difendo il trono.
Semele
(Da Egisto forse, ah, che tradita io sono!)
Corri, o prence...
Isséo
(confuso, e con impazienza)
Ch’io vada?
E dove?...
Semele
Infin che il vero
Palese a me si renda,
D’Asterio il crudo scempio
Fa’ che almen si sospenda.
(agitata)
In suo soccorso
Vola. Chi sa? Di Nemesi nel tempio
Forse già l’infelice
Ridotto all’ore estreme...
Isséo
(smanioso, ed in atto di partir precipitosamente)
Ah si salvi, o con lui si mora insieme.
[XII.]
Semele
Vanne. Ma in ogni evento
Pensa...
Isséo
(intollerante, e colla maggior agitazione)
Sentir non voglio.
(partendo, con precipitazione senza replica)
Già più la reggia, il soglio
Sicuro in tal momento
Dal mio furor non è.
Semele
Quell’ira, oh ciel! tu sai
S’io meritai... = Ma che!
(volgendosi, e vedendo che Isséo s’è di già allontanato, corre inutilmente per trattenerlo)
Fèrmati... Oh stelle!... Ascolta...
Stolta! = con chi ragiono?...
Mi lascia in abbandono,
Fugge il crudel da me.
Ah se così tremar,
Misera! ognor degg’io;
Venga, deh venga, oh Dio!
La morte a terminar =
L’affanno mio
(Parte.)

Scena sesta

Tempio della Vendetta.
Ara nel mezzo, col simulacro di Nemesi. In varie nicchie laterali veggonsi rappresentate a chiaroscuro ferrugginoso diverse figure simboliche, onde il soggiorno della tremenda Deità vien distintamente caratterizzato. Scala praticabile di prospetto nel fondo. Presso di essa si scorge parte d’un oscuro vestibolo, in cui si deve sagrificare innanzi alla tomba d’Agenore la vittima destinata a placarne l’ombra sdegnosa.

Egisto, Europa, il fanciullo, le donzelle Cretensi, con alcune guardie Fenicie. Il gran sacerdote di Nemesi, colla schiera de’ sagri ministri, che circondan l’ara del tremendo Nume. Asterio fra un’altra squadra di guardie Fenicie discende dalla scala, per cui si vien dalla reggia.

[Recitativo]
Europa
(ad Egisto, che se le appressa per discioglier le catene di lei)
Perfido! I lacci miei
Lasciami.
Egisto
A questo segno
Sprezzi la mia pietà?
Europa
(respingendo Egisto con impeto)
Scòstati, o indegno;
Né ti vantar pietoso,
Barbaro, allor ch’uccidi a me lo sposo.
Egisto
Ma la tua libertà però ti rendo,
Se a fuggir ti risolvi.
Europa
Io qui pretendo,
Ad onta del destin con me spietato,
L’alma esalar del fido sposo a lato.
[XIII. Recitativo accompagnato ed Aria]
Asterio
No: vivi, o cara; e lascia
Che ’l mio fato s’adempia.
Europa
E vuoi?...
Asterio
Sì, voglio
Che, fuggendo, assicuri
A te uno scampo, e a questo
(accennando il figlio)
Dell’infausto amor mio pegno funesto.
Chi sa? Con gli anni suoi
Della comun vendetta
Già forse il gran momento in ciel s’affretta.
Deh voi rendete, o Numi,
Il presagio verace;
E appien contento io chiudo i lumi in pace.
Europa
Ah mi sento morir!
Asterio
Deh se non vuoi
Che a Lete ognor d’intorno
Ombra mesta io m’aggiri,
Il tuo pianto raffrena, i tuoi sospiri.
Europa
Vorrei... Ma, oh Dei!... Non posso...
Asterio
(alle donzelle Cretensi)
Il suo dolore
Voi per me consolate. Al vostro amore
La genitrice, e il figlio,
(prendendo il figlio per mano)
Morendo, io raccomando. Il ciel pietoso
Alfin con noi placato,
Pargoletto infelice,
Prenda cura di te. Degno ti renda
Dell’origine tua; ma più felice
Di chi vita ti diè. Lasciate intanto
Che per l’ultima volta
Possa stringervi al seno.
(Abbraccia da una parte il figlio, e dall’altra Europa.)
Sposa... Figlio... Ah d’affanno io vengo meno.
(colla più patetica, e dolorosa passione)
Del morir l’angoscie adesso,
Tutte io provo a voi dappresso.
Sventurato!... Ah quest’amplesso
Sarà l’ultimo per me.
(Torna ad abbracciar il fanciullo.)
Lascia, oh Dio! = figlio infelice,
Lascia ch’io = ti stringa al seno.
(accennando in atto flebile Europa, che piange)
La dolente genitrice
Mi ritrovi almeno = in te.
(con molta smania)
Ah dov’è quel cor di sasso,
Che non pianga al pianto mio?
(volgendosi con tenerezza alla sposa)
Sposa, addio... =
(Torna con maggior impeto alla smania di prima.)
Più amaro passo,
Duol più barbaro non v’è.
(S’incammina verso l’oscuro vestibolo, e lascia Europa svenuta fra le braccia delle sue seguaci.)

[XIV. Coro]
Coro
(de’ sacerdoti di Nemesi, che al sagrifizio accompagnan la vittima; incamminandosi a lenti passi verso il vestibolo)

Sul mesto tumulo
Esangue appena
Cadrà la vittima,
Che a te si svena;
Varcando placida
L’onda fatale,
Riposa, e plàcati,
Ombra reale.
(Entran nel vestibolo, d’onde s’ode rumor d’armi.)

Scena settima

Egisto, il fanciullo, porzion delle guardie Fenicie, ed Europa svenuta fra le braccia delle donzelle di Creta.

[XV. Recitativo accompagnato]
Egisto
Qual rumore!
(alle guardie Fenicie)
Si accorra.
Il contumace
Se v’è chi tenti audace
D’involare al suo fato;
O il folle ardir s’affreni,
O il figlio accanto al genitor si sveni.
(Entra nel vestibolo seguitato dal resto delle guardie Fenicie, conducendo per mano il fanciullo.)

Scena ottava

Europa sostenuta dalle sue donzelle seguaci; ed un coro di combattenti, che non veduti si ascoltano.

[XV bis. Recitativo accompagnato]
Europa
(tornando in sé stessa)
Numi! L’egre pupille
All’odïosa luce un’altra volta
Perché schiuder mi fate?...
(guardando smaniosa intorno)
Ah dove, oh Dei!
Il fanciullo dov’è?... Ma voi tacete!
Dite... Ah no: sospendete.
Misera! I mali miei
Tutti già intendo: e veggo
Alla pietà, ch’espressa
A voi leggo sul ciglio,
Che più sposo non ho, non ho più figlio.

[XVI. Coro]

Coro di combattenti, che non veduti, in lontananza si ascoltano.
Una parte del coro
(ferocemente)
Stragi, o ritorte:
Catene, o morte.
Altra parte del coro
(flebilmente)
Fatale inciampo!
Crudel periglio!
Tutto il coro
(combinando i due caratteri d’espressione diversa)
Pietà, consiglio,
Scampo = non v’è.
Coro
(delle donzelle seguaci d’Europa)
Che accenti feroci!
Che voci = funeste!
Europa
(con agitazione)
Ah sì: = di chi muore
Le grida son queste!
Che fiero tenore
Di barbara sorte!
Già spira il consorte!
Già il figlio perì!
Ah si vada...
Le donzelle
(trattenendo l’attrice)
No: t’arresta.
Europa
(si arresta quasi stupida)
Qual orrore in me si desta!
Chi ritiene i passi miei?
Sento, oh Dei! = che per le vene
Freddo viene = il sangue al cor...
(tornando alla prima sua smania)
Ah il corso finisca
D’un viver penoso!
Ah meco pietoso
Il sen mi ferisca
Quel ferro spietato,
Che ha il figlio svenato,
Che il padre ferì!
Una porzion delle donzelle a coro
Che grida!
Altra porzione delle suddette a coro
Che voci!
Europa
Che accenti feroci!
Coro 1
Che fato!
Coro 2
Che sorte!
Europa
Che viver penoso!
Europa
Già muore lo sposo!
Già il figlio perì!
(Entra precipitosa nel vestibolo.)
Tutte le donzelle a coro
Già spira il consorte!
Già il figlio perì!
(Sieguono Europa.)

Scena nona

Vasto cortile, che da un lato corrisponde alla reggia, e dall’altro al vestibolo, per cui si passa nel tempio della Vendetta.
Fiero, ed ostinato combattimento fra i seguaci d’Egisto, ed i soldati Cretensi nuovamente giunti alle spiaggie di Tiro, e da Isséo guidati alla difesa d’Asterio. Alla durata della pugna serve di misura quella del Coro.
Aggressori
Catene, o morte.
Assaliti
Che fiero inciampo!
Aggressori
Stragi, o ritorte.
Assaliti
Non v’è più scampo!
Aggressori
In tal periglio
Pietà, consiglio
Per voi non v’è.
Assaliti
Cresce il periglio!
Manca il consiglio;
Pietà non v’è!

Scena decima

Isséo, ed Egisto.

Compariscono entrambi sulla scena battendosi, nello stesso momento che dalle schiere guidate da Isséo vengono inseguiti i soldati di Egisto, già messi in fuga.

[XVII. Recitativo accompagnato]
Isséo
(verso quella porzione de’ suoi guerrieri, che non ha inseguiti i fuggitivi, e che s’avanza per attaccar Egisto)
Cessin gli oltraggi alfin.
(ad Egisto, perché si dia per vinto)
Renditi: e vivi.
Egisto
Superbo! Ancor non cedo;
Ché l’istesso perdono
È un supplizio per me quand’è tuo dono.
(attaccando impetuosamente Isséo)
Difenditi, se puoi, da’ miei furori.
Isséo
(battendosi con Egisto, a cui porta in fine un colpo, che lo rovescia estinto fra le scene)
Già che viver non vuoi, perfido, mori.

Scena undicesima

Semele affannosa, ed Isséo.
[Recitativo]
Semele
Prence, illeso pur torno
A rivederti. E il traditor Egisto?
Isséo
(mostrando l’acciaro, che poi cinge nuovamente al fianco)
Da quest’acciar trafitto
Cadde l’indegno al suol. Difesa il cielo
Ha la causa miglior. Giunse improviso
De’ suoi dispersi legni al re di Creta
Il potente soccorso. Alle nuov’armi
Io delle nostre accrebbi
Una schiera fedel. Già è salva Europa
Collo sposo, e col figlio: e in lei le turbe
Riconoscon del regno
La legittima erede.
Semele
Sicché...
Isséo
Non paventar. La data fede
Serbarsi a te dovrà. Ben mi rammento
Ch’io questa man, ch’Europa,
Di tua pietade in prezzo,
Il soglio a te promise. A lei mentr’io
Sollecito m’invio,
(additando i suoi guerrieri)
Teco questa rimanga,
Per sicurezza tua,
Scorta fedel. Fra poco
Di più fauste novelle
Presago il cor mi dice
Che a te ritornerò nunzio felice.
(Parte, lasciando una squadra de’ suoi guerrieri in difesa di Semele.)

Scena dodicesima

Semele, colle guardie a lei lasciate da Isséo.
[Recitativo]
Semele
Par che di nuovo il cielo
Per me si rassereni. E pur fidarmi
Appieno ancor non oso. Incerto è troppo
Il destin de’ viventi.
Or lieti, or tristi eventi
Volge l’instabil ruota.
Quanti pietà ci fanno,
Che invidia un dì forse destar potranno!
Stolto è ben chi dà fede
Alla sorte incostante,
Ma è assai più folle ancora
Chi sempre teme, chi dispera ognora.

[XVIII. Aria]
Quando più irato freme,
Quando minaccia il mar =
Stragi funeste,
Tornar d’amica speme
Può un raggio a balenar =
Fra le tempeste
(Parte.)

Scena ultima

Interna terrena, parte della magnifica reggia di Tiro. Trono a destra. A suon di festosa marcia di militari strumenti, preceduti da Isséo, e dalla cavalleria Fenicia, accompagnati da’ grandi del regno, e dalle donzelle di Creta, s’avanzan sovra eccelsa, maestosa quadriga Asterio, Europa, e ’l fanciullo, con seguito di numerose squadre Fenicie, e di guerrieri Cretensi. Appena discesi dal carro, vien loro incontro Semele scortata dalle guardie reali.

Grandi del regno di Fenicia, e donzelle di Creta.
[XIX. Coro]
Tutti
A regnar su questa sede
Torni al fin la vera erede.
Donzelle Cretensi
Ed in mezzo a’ suoi contenti
Del destin più non rammenti
Il rigor, la crudeltà.
Grandi del regno
Ed in mezzo a’ suoi contenti
Più l’offese non rammenti
Della nostra infedeltà.
[Rondò]
Asterio
Chi a scordar gli oltraggi apprende
Degli Dei qual sia comprende
La più gran felicità.
Che sia ver l’intendo adesso,
Che felice a voi d’appresso
Questo cor godendo sta.
Europa
(additanto Isséo)
Quella man, che noi difese,
Che a me rese = il soglio mio;
Se a mia voglia dar poss’io,
Oggi a Semele sarà.
Isséo
(porgendo la mano a Semele)
Non la sdegni: e a lei la dono.
Asterio
(levandosi di capo la corona, per cingerne la fronte ad Isséo)
Io vi aggiungo il serto, e il trono.
(a tre con piccioli passi d’agilità)
Semele
Se sperarla io posso in dono;
Che bramar più il cor non ha.
Europa
(replicando la musica del primo intercalare)
Compensato io trovo il dono,
Se appagarti appien potrà.
Isséo
Chi sa dare un soglio in dono,
D’ogni eroe maggior si fa;
Che agli Dei già egual si rese,
Chi a scordar gli oltraggi apprese
Nella sua felicità.
Semele
Ed in mezzo al mio contento
Sol con pena or mi rammento
La passata crudeltà.
Europa
Ed in mezzo al mio contento
Del destin più non rammento
Il rigor, la crudeltà.

(Tutti replicano a coro gli ultimi cinque versi detti da Isséo; mentre sulla stessa musica vengon replicati da Asterio i tre primi versi del suo rondò.)



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Ultimo aggiornamento 8 giugno 2024