L'occasione fa il ladro, ossia Il cambio della valigia

Burletta per musica in un atto

Musica: Gioachino Rossini (1792 - 1868)
Libretto: Luigi Prividali

Ruoli: Organico: 2 flauti (2 anche ottavino), 2 oboi, 2 clarinetti, fagotto, 2 corni, archi
Composizione: 1812
Prima rappresentazione: Venezia, Teatro S. Moisè, 24 novembre 1812
Edizione: Ricordi, Milano, 1853 (canto e pianoforte)
Sinossi (nota 1)

In una notte di tempesta, trovano riparo nello stesso albergo di campagna Don Parmenione ed il Conte Alberto. Il primo è sulle tracce della sorella di un suo amico, fuggita con un seduttore. Il secondo è in viaggio per Napoli, dove vedrà per la prima volta la sua promessa sposa.

Nel riprendere la strada, il domestico del Conte Alberto porta via per errore la valigia di Don Parmenione. Rimasti soli, Parmenione e il suo servo Martino si accorgono dello scambio avvenuto. Martino, convinto che si possa approfittare del caso, forza la valigia. Essa contiene tra le altre cose il passaporto di Alberto ed il ritratto di una giovane, che incanta Parmenione. Ritenendo che si tratti della donna promessa ad Alberto, Parmenione decide di sostituirsi a lui per sposarla.

Fervono intanto i preparativi in casa della sposa, la marchesina Berenice. La giovane però non è serena: suo padre prima di morire, l'ha destinata ad Alberto, ma lei non si risolverà a sposarlo se prima non sarà canvinta dei propri sentimenti, e della sincerità di quello. Decide perciò di cambiare i propri panni con quelli di Ernestina, sua cameriera e confidente; si vedrà così chi è che innamora veramente il Conte. Don Eusebio, zio e tutore di Berenice, asseconderà il piano.

Giunge Don Parmenione, nei panni del Conte Alberto, ed incontra Ernestina in quelli della marchesa. Alla giovane piace immediatamente colui che crede il promesso della sua padrona; e lui sembra ricambiarla, anche se non somiglia al ritratto. Giunge intanto d'altra parte il vero Alberto, che s'imbatte in Berenice (in veste di cameriera). Anche loro si innamorano a prima vista, e mentre lei esulta in cuor suo per lo sposo destinatole, egli si lagna tra sé che la sua sposa non sia questa, che ha suscitato in lui un sentimento tanto immediato.

Quando le due coppie si trovano in presenza di Don Eusebio, ne nasce una scena di gran confusione: non si sa chi dei due pretendenti dica il vero sulla propria identità, e Parmenione è favorito dal possesso del passaporto di Alberto.

Ma il cerchio inizia a stringersi. Alberto dichiara a Ernestina, che egli crede la sposa destinatagli, di essere disponibile a sciogliere ogni precedente vincolo se non c'è reciproco amore, e mostra così la propria sincerità d'animo. Parmenione intanto tratta con sufficienza la cameriera Berenice; non sa poi se crederle quando questa dichiara d'essere la vera sposa, ed interrogato da lei cade più volte in errore mostrando di sapere ben poco sulla vita privata di Alberto. Martino intanto, imbarazzato dalle domande di Don Eusebio ed Ernestina sulla reale identità del proprio padrone, cerca di mantenersi sulle generali.

In presenza di Berenice, i due pretendenti giungono ad un confronto. Esso rivela, se non le loro identità, almeno i loro veri sentimenti: Parmenione ha scelto Ernestina, e se Berenice ricambia l'amore di Alberto, questi lo sposerà che sia marchesa o meno.

Berenice rimane ugualmente infuriata: vuol essere lei la padrona del suo destino e vuol sapere la verità. E infine lo stesso Parmenione che, di sua spontanea volontà, si presenta a Don Eusebio ed Ernestina col proprio vero nome: viene così fuori che proprio Ernestina è la fanciulla sulle cui tracce Parmenione si era messo in viaggio. L'uomo con cui era fuggita, l'aveva poi abbandonata non riuscendo a vincerne il «rigore». Parmenione le si offre in sposo, e lei accetta. Tutto va così al suo posto: Alberto può sposare Berenice, e perdonare Parmenione. Si scopre inoltre che fu un equivoco a fare di Parmenione un ladro: il ritratto nella valigia effigiava in realtà la sorella di Alberto, e questi lo stava portando in dono alla futura sposa.

Guida all'ascolto

Composta, a quanto pare, in soli undici giorni, L'occasione fa il ladro è la quarta delle cinque farse in un atto che Rossini compose tra il 1810 e il 1813 per il Teatro San Moisè e che costituiscono un passo fondamentale nella definizione del suo stile comico. In particolare, in questa farsa come nel successivo Signor Bruschino, posteriore di poche settimane, Rossini poté giovarsi dell'esperienza accumulata con la più complessa drammaturgia della Pietra del paragone, l'opera che in quello stesso anno aveva segnato il suo debutto al Teatro alla Scala di Milano.

L'occasione fa il ladro, unica fra le farse veneziane a non essere aperta da una sinfonia "la situazione scenica indusse Rossini ad aprire l'opera con un temporale, preso a prestito dalla Pietra del paragone, preceduto da un suggestivo preludietto che ne acuisce l'effetto coloristico" rappresenta, insieme al Signor Bruschino, il miglior esito di Rossini in questo genere, che avrebbe di lì a poco abbandonato definitivamente. La definizione dei personaggi e delle situazioni evidenzia già il magistrale tratto di un compositore che dopo pochi mesi avrebbe creato quel capolavoro del teatro comico che è L'Italiana in Algeri.


(1) Testo tratto dal programma di sala della Stagione Lirica 1992 del Comune di Macerata,
Macerata, Teatro Lauro Rossi, 1992


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Ultimo aggiornamento 27 luglio 2026