Hail, bright Cecilia (ode per S. Cecilia), Z 328

Ode in re maggiore per soli, coro e orchestra

Musica: Henry Purcell (1659 - 1695)
Testo: Nicholas Brady
  1. Introduction
  2. Hail, bright Cecilia! - Recitativo e coro
  3. Hark! each tree - Duetto per recitative e basso
  4. ‘Tis nature’s voice - Aria per contralto
  5. Soul of the world - Coro
  6. Thou tun’dst this world - Aria e coro
  7. With that sublime celestial lay - Trio per contralto, tenore e basso
  8. Wondrous Machine - Aria per basso
  9. The airy violin - Aria per contralto
  10. In vain the amorous flute - Duetto per contralto e tenore
  11. The fife and all the harmony of war - Aria per contralto
  12. Let these among themselves contest - Duetto per due bassi
  13. Hail, bright Cecilia - Coro
Organico: soprano, 2 contralti, tenore, 2 bassi, coro misto, 2 flauti dolci, flauto dolce basso, 2 oboi, 2 trombe, timpani, 2 violini, viola, basso continuo
Composizione: 1692
Prima esecuzione: Londra, Stationer´s Hall, 22 novembre 1692
Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Quattro sono le Odi che Henry Purcell scrisse in onore di Santa Cecilia: Welcome to all the pleasures e Laudate Coeciliam sono del 1683: la data della terza, Raise, raise the voice è incerta, ma si crede sia del 1685; l'ultima, la più famosa e che figura nel programma d'oggi, Hail, bright Caecilia, è del 1692. Purcell doveva morire tre anni dopo, la vigilia della festa della Santa.

Composta per soli, coro ed orchestra, di ampie proporzioni (comporta non meno di 14 numeri) l'Ode a Santa Cecilia del 1692 si pone su ben altro piano che le precedenti. L'idea informatrice è bellissima: l'Ode infatti è concepita come un inno in onore della musica e di tutti gli strumenti — e se in qualche momento la fattura tradisce la fretta della composizione, questo non va a scapito dell'insieme. L'Ode s'inizia con una Ouverture (qualche revisore l'ha ribattezzata «Symphonia»), dove ad un breve Maestoso introduttivo segue una Canzona fugata (che Purcell doveva reimpiegare in un lavoro dell'anno seguente) piena di interessanti ricerche strumentali: nell'Adagio che segue archi ed oboi si oppongono e dialogano con grande espressione.

Tutto il lavoro, del resto, è ricco di curiose ricerche strumentali: nel duo Hark, each tree (n. 2), violini e bassi si oppongono a tre «flauti a becco»; nell'aria del baritono Wondrous machine (n. 8) gli oboi cantano un persuasivo controcanto mentre la voce celebra la maestà dell'organo. Nel coro Soul of the world (n. 5 - una delle più stupende pagine di Purcell) il coro celebra le aspirazioni umane e le lotte degli elementi della natura (rappresentati da un tremolo degli archi bruscamente interrotto) in un'ampia introduzione su pedale di tonica: segue un brillante movimento fugato, che, in certo qual modo, anticipa Haendel, e che s'interrompe un momento mentre le voci si oppongono agli strumenti in un dialogo veemente e concitato: poi il movimento fugato riprende per sbocciare in una grandiosa perorazione su un pedale di dominante. Nel finale il musicista mirava certamente ad un effetto anche più grandioso ed impressionante, nel quale la banalità delle fanfare fa come una macchia: nondimeno quando il «soggetto» del fugato (ispirato dalla melodia di un corale famoso) appare «aumentato» nei bassi, mentre le voci superiori cantano il «contrasoggetto» l'effetto è veramente irresistibile.

Alla prima esecuzione Purcell cantò egli stessol'aria «Tis nature's voice» i cui «incredibili virtuosismi» stupirono i contemporanei. Oggi siamo meno disposti a stupirci, ma l'espressione dolorosa della melodia quando il testo parla di «pena», non può lasciar indifferente neppure l'ascoltatore d'oggi.

Scritta per la festa di Santa Cecilia, quest'Ode di Purcell resta una fra le composizioni più rappresentative della personalità del compositore inglese, ed una fra le sue pagine più vive, a giudicare anche dalla frequenza delle esecuzioni, e dal numero di registrazioni discografiche di essa.

Le parole dell'Ode sono di Nicola Brandy (1659-1756) meglio conosciuto come traduttore dei Salmi insieme con Nahum Tate, versione metrica.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

L'Ode si apre con una Sinfonia suddivisa in cinque sezioni, la quarta delle quali viene ripetuta in chiusura. La strumentazione prevede l'impiego del pieno organico, escludendo i soli flauti dolci. La prima sezione è caratterizzata dal ritmo puntato in 4/4 che conferisce un andamento maestoso alla musica nell'ambito di un brillante uso della tonalità di re maggiore. Ai fiati, sostenuti dai timpani, rispondono gli archi dando vita a uno stretto dialogo. Il gioco timbrico è qui evidente nella ricerca di Purcell, che contrappone i due blocchi strumentali. Segue la seconda sezione, marcata con l'indicazione Canzona da Purcell nell'autografo. Si tratta di un'elaborata pagina musicale fondata su una fuga a due soggetti, avviata dagli archi e quindi, dopo l'ingresso del continuo, proseguita con l'apporto dei fiati. La terza sezione si sposta nella tonalità di la minore, ed è interamente affidata ai due oboi, agli archi e al basso continuo. L'andamento è accordale, e l'interesse di Purcell è ora maggiormente rivolto alla ricerca armonica. Gli archi sono sostenuti nella loro intonazione dal basso continuo, mentre gli oboi sfruttano il bassetto della viola: il dialogo è incessante, fino alla breve coda finale dove gli strumenti si riuniscono per condurre direttamente all'Allegro successivo, nuovamente nella tonalità di re maggiore e nel tempo di 3/8. Questa sezione è costruita essenzialmente sullo squillo di note ribattute annunciate dalla tromba I e dall'oboe I in unisono e prevede il ritorno dell'organico iniziale. Anche in questo caso Purcell sfrutta abilmente le contrapposizioni delle masse sonore creando due poli d'attrazione attorno alla sezione degli archi e dei fiati. La ritmica si giova della chiara presenza dei timpani. Il successivo Grave sposta l'asse tonale in re minore, e prevede l'impiego degli archi e degli oboi. La sezione, che comprende dieci sole battute, è suddivisa esattamente a metà. Nella prima parte l'andamento è puramente accordale, mentre nella seconda le linee degli strumenti svolgono un delicato lavoro contrappuntistico che increspa la pagina e conduce direttamente alla ripresa del brillante Allegro in re maggiore, già esposto in precedenza.

L'intonazione del testo, Hail! Bright Cecilia, prende avvio con un numero fortemente strutturato e ricco di soluzioni diversificate. Esso è inaugurato da un solo del basso, accompagnato dagli archi, interrotto però dopo sole cinque misure dall'ingresso del coro. Quest'ultimo fa proprio il saluto rivolto a Cecilia dal basso per poi proseguire con un fugato avviato da due controtenori e proseguito dal coro a organico ridotto. Quest'ultimo ritorna a organico pieno per condurre il fugato fino a un intervento dei soli strumenti, basato sulla ripresa e l'elaborazione della testa del tema. Il coro riprende nuovamente a condurre il fugato sostenuto dagli archi; improvvisamente però, su un pedale di dominante, prende avvio un breve duetto fra il tenore e il controtenore, ispirato al senso del testo poetico. Il coro risponde, e immediatamente intervengono le due voci esterne dei solisti, il soprano e il basso. Il finale è affidato agli strumenti ed è basato su una cellula di tre note tratta dalla testa del tema del fugato, esposta dal violino I e in seguito andante a strutturare la parte del basso.

Il duetto Hark, Each Tree rivela una delle abilità compositive di Purcell, l'elaborazione sopra un basso ostinato. In questo caso quest'ultimo si ripete ogni sei battute, donando una forte unità alla sezione. La strumentazione prevede l'impiego del violino I e II e di tre flauti dolci, dei quali uno basso, per poter meglio rendere le peculiarità del testo e sottolineare la gara vocale. Dopo un'introduzione strumentale prende avvio il duetto. Ogni passaggio intende sottolineare il senso del testo e particolarmente le peculiarità descrittevi degli strumenti: si noti ad esempio il brillante passaggio del basso sulla parola sprightly (vivace) riferita al violino. La stessa coda finale strumentale prende spunto dalla parola flew, l'ultima pronunciata dai cantanti, per dar vita a vivaci scale di sedicesimi.

Il numero successivo, 'Tis Nature Voice in fa maggiore, è affidato al controtenore, che viene accompagnato dal solo basso continuo. Probabilmente in occasione della prima esecuzione dell'Ode fu lo stesso Purcell a intonare questa porzione di testo. Si tratta di una pagina scritta in stile declamato, aperta verso l'arioso e caratterizzata da diminuzioni e passaggi vocali: vivissimo è ancora l'interesse per l'imitazione in musica del testo, con indicazioni espresse da Purcell, oltre che nella scrittura musicale, anche nella partitura. È il caso, dopo l'improvvisa modulazione alla cupa tonalità di fa minore voluta da Purcell proprio per meglio illustrare il senso del testo, del passo «at once it charme the sense», in prossimità del quale il compositore scrive «sighing and languishing by degrees» («sospirando e affievolendo gradualmente»).

Con voluto grande contrasto prende avvio il numero successivo, Soul of the World, affidato al coro, sostenuto da Purcell con violini e oboi di ripieno. Tutta la sezione è costruita su blocchi contrapposti. Al maestoso ingresso della massa sonora corale seguono undici battute in stile fugato. Gli strumenti prendono quindi l'iniziativa, e suggeriscono una figurazione in levare al coro che la riprende ricomponendosi in un andamento omoritmico. La scrittura si fa però quasi immediatamente più frastagliata, grazie a una nuova idea affidata al soprano e imitata dalle altre voci. Infine il coro si riunisce per illuminare così le parole finali, «one perfect harmony», («un'armonia perfetta»).

Il numero successivo, Thou tun'st this World, prevede l'utilizzo di uno schema compositivo che ancora non avevamo incontrato all'interno dell'Ode: la struttura bipartita ritornellata. Purcell la sfrutta assai abilmente, tramite un particolare processo di amplificazione: dapprima sono i due oboi, accompagnati dal basso continuo, a prendersi carico dell'esposizione del materiale (prima parte, ritornello; seconda parte, ritornello); quindi il solo soprano intona il testo sulla stessa melodia affidata dapprima all'oboe I (prima parte, ritornello; seconda parte, ritornello), e infine l'intero coro ribadisce il medesimo testo appoggiato dagli strumenti di ripieno (prima parte, ritornello; seconda parte, ritornello). Così la struttura bipartita viene ripetuta tre volte.

Il successivo trio fra alto I, alto II e basso, With that Sublime Celestial Lay, accompagnato dal solo basso continuo, è introdotto da un breve duetto realizzato dalle voci più acute condotte in vocalizzi atti a illustrare il senso del testo. Esse sono sostenute da un lungo pedale di tonica. Dopo l'intervento del basso, che si appropria della pagina musicale per tre sole misure, prendono avvio una serie di episodi dialogici a due e a tre che conducono, dopo un breve solo dell'alto II, a una sezione finale in 3/4 caratterizzata da un andamento compatto delle voci, omoritmico e marcato dalla scrittura del basso continuo.

Purcell quindi torna a sfruttare la tecnica della variazione su basso ostinato: il solo del basso, Wondrous Machine, è un capolavoro in questo senso. Mentre il basso continuo ripete incessantemente le note dell'ostinato, il basso ingaggia una gara con l'oboe I e l'oboe II nell'esaltare le capacità espressive dell'organo e nel ribadire l'inferiorità del liuto, lo strumento principe nel catturare gli animi delle persone. Il finale ricalca d'appresso l'avvio, quasi come in un da capo, ed è concluso da una brevissima coda strumentale.

Il seguente solo, The Airy Violin, strutturato su un ritmo di 3/4, è assegnato all'alto. Egli dialoga con il violino I e II in modo da illustrarne le peculiarità ma anche l'impossibilità di poter competere con l'organo. Gli strumenti ribadiscono, come in un'eco, le frasi pronunciate dal canto, sottolineando così la forza espressiva di quest'ultimo e trascinandolo in una dimensione quasi di sogno.

Il duetto fra alto e tenore, In vain the Am'rous Flute, è introdotto da una sezione strumentale affidata al flauto I e II e al basso continuo. Quest'ultimo si avvia grazie a un motto assai noto agli ascoltatori di allora, essendo cavato dal basso utilizzato da Purcell per il famosissimo lamento di Didone. La sezione prosegue con la prima parte del duetto, caratterizzato da una scrittura fortemente imitativa, con alto e tenore impegnati a illustrare le capacità espressive del flauto dolce. Questa prima parte del duetto viene ripetuta per poi lasciare posto a una seconda parte anch'essa bipartita e direttamente sfociante nella coda strumentale finale. Quest'ultima incornicia la sezione con il ritorno dei due flauti dolci.

L'atmosfera cambia radicalmente: tornano le due trombe e tornano i timpani con spirito guerresco. E ora l'alto, The Fife and all the Armony of War, a dover combattere in una virtuosistica gara con gli strumenti fino all'imprevisto finale, marcato loud da Purcell.

Segue un duetto bipartito, Let these amongst Themselves Contest, affidato al basso I e II, la cui prima parte viene ripetuta. La seconda parte prende avvio ed è ribadita. La scrittura è imitativa, e Purcell rinuncia all'uso degli strumenti per creare una sezione maggiormente raccolta prima del finale.

Quest'ultimo, Hail! Bright Cecilia, è aperto dal coro e dal pieno organico strumentale, con l'esclusione dei flauti. Una figurazione marcatamente ritmica commenta le esclamazioni del coro fino all'avvio di un elaborato canone trattato in doppia aumentazione. Improvvisamente, però, gli strumenti e il coro tacciono per lasciare spazio al quartetto formato da alto I, alto II, tenore e basso. Si tratta di una breve pausa prima della ripresa che conclude così ciclicamente il numero finale e grandiosamente l'intera Ode.

Franco Pavan


Testo
I - SINFONIA
II - SOLI E CORO
Hail! Bright Cecilia, Hail! fill ev'ry Heart!
With Love of thee and thy Celestial Art;
That thine and Musick's Sacred Love
May make the British Forest prove
As Famous as Dodona's Vocal Grove.
Oh ! Santa Cecilia. Santa Cecilia. Oh ! Tu ! Oh ! Tu.
Empi ogni cor dell'amor tuo
e dell'arte tua celestial.
Il sacro amor della musica
renda famoso l'anglo suol
qual di Dodòna fu l'oracolo.
III - MEZZOSOPRANO E BARITONO
Hark! hark! each Tree its silence breaks,
The Box and Fir to talk begin!
This is the sprightly Violin
That in the Flute distinctly speaks!
'Twas Sympathy their list'ning Brethren drew,
When to the Thracian Lyre with leafy Wings they flew.
Ah! odi tu? Ogni albero rompe il suo silenzio
Odi tu? Si alza e parla e parla già.
Odi, odi. Ah! ah!
Questi nel gaio violino
Quegli nel flauto favella, favella chiaro.
Il bosco mormora - il bosco mormora là.
Ascolta ognun. Così alla tracia lira
la frondosa ala dié.
IV - CONTRALTO
Tis Nature's Voice; thro' all the moving Wood
Of Creatures understood:
The Universal Tongue to none
Of all her num'rous Race unknown.
From her it learnt the mighty Art
To court the Ear or strike the Heart;
At once the Passions to express and move;
We hear, and stright we grieve or hate, rejoice or love;
In unseen Chains it does the Fancy bind;
At once it charms the Sense and capivates the Mind.
Natura è che nella selva parla
e gli uomini l'ascoltano
a lingua universale
a niuno dei suoi figli ignota
da lei impara - la forte possente arte
di molcer l'orecchio
colpire il cuor e le passioni esprimere.
E già aspro dolore - o odio
o gioia - o amore - la mente con invisibil catene
ne stringe. Affascina i sensi - afferra il cuor.
V - CORO
Soul of the World! Inspir'd by thee,
The jarring Seeds of Matter did agree,
Thou didst the scatter'd Atoms bind,
Which, by thy Laws of true proportion join'd,
Made up of various Parts one perfect Harmony.
Alma del mondo, alma del mondo infusa da te
i vari semi insiem d'ogni materia unì.
Gli sparsi atomi raccogli tu.
Per tua virtù - per la tua legge ognor
ciò ch'è diviso ancor
si fonde in una perfetta armonia alfin.
VI - SOPRANO E CORO
Thou tun'st this World below, the Spheres above,
Who in the Heavenly Round to their own Music move.
Tu festi il mondo qua giù, Le sfere lassù
che dentro i cieli roteano - con la musica lor.
VII - MEZZOSOPRANO, CONTRALTO E BASSO
With that sublime Celestial Lay
Can any Earthly Sounds compare?
If any Earthly Music dare,
The noble Organ may.
From Heav'n its wondrous Notes were giv'n,
Cecilia oft convers'd with Heaven,
Some Angel of the Sacred Choire
Did with his Breath the Pipes inspire;
And of their Notes above the just Resemblance gave,
Brisk without Lightness, without Dulness Grave.
A tal sublime celeste suon
non sta terreno canto al par.
Un solo sulla terra può:
il grande nobile organo.
Dal cielo scende a noi la voce sua
con lui la Santa parla a Dio,
e forse un angelo spirò nelle sue canne
il suo respir. E di quell'alito la rimembranza
restò fresca, lieve eterea
e l'ombra fuggì.
VIII - BARITONO
Wondrous Machine!
To thee the Warbling Lute,
Though us'd to Conquest, must be forc'd to yield:
With thee unable to dispute.
Grande, bello strumento!
Il gorgheggiante liuto avanti a te, sì deve cedere...
Né contro te, no
né contro te mai lottar oserà.
IX - SOPRANO
The airy Violin
And lofty Viol quit the Field;
In vain they tune their speaking Strings
To court the cruel Fair, or praise Victorious Kings.
Whilst all thy consecrated Lays
Are to more noble Uses bent;
And every grateful Note to Heav'n repays
The Melody it lent.
Il violino arioso
e l'alto violino lasciarono il campo;
Invano intonano le loro corde parlanti
per corteggiare la fiera crudele o lodare i re vittoriosi.
Mentre tutte le tue deposizioni consacrate
sono orientate a usi più nobili;
E ogni nota riconoscente a Heav'n ripaga
la melodia prestata.
X - CONTRALTO E TENORE
In vain the am'rous flute and soft guitar
Jointly labour to inspire
Wanton heat and loose desire,
Whilst those chaste airs do gently move
Seraphic flames and heav'nly love.
Il dolce flauto invan e la chitarra
insiem tentano inspirare
ardente amor e caldo desir.
Mentre dal casto suono tuo si leva
celeste fiamma d'un divino amor.
XI - CONTRALTO
The Fife and all the Harmony of War,
In vain attempt the Passions to alarm,
Which thy commanding Sounds compose and charm.
Non più non più di guerra lo strepito
non può turbare i cuori, né può allarmar.
Prevale ormai l'incanto tuo.
XII - BARITONO E BASSO
Let these amongst themselves contest,
Which can discharge its single Duty best.
Thou summ'st their diff'ring Graces up in One,
And art a Consort of them All within thy Self alone.
Lasciamoli contendere fra lor,
chi il dovere meglio sa compir.
I pregi lor tu li raccogli in un sol
e li armonizzi in te.
XIII - CORO
Hail! Bright Cecilia, Hail to thee!
Great Patroness of Us and Harmony!
Who, whilst among the Choir above
Thou dost thy former Skill improve,
With Rapture of Delight dost see
Thy Favourite Art
Make up a Part
Of infinite Felicity.
Hail! Bright Cecilia, Hail to thee!
Great Patroness of Us and Harmony!
Ah! Ah! Santa Cecilia!
Oh! patrona, patrona a noi, a noi,
proteggici, patrona nostra o Musica.
Tu che nei cori dei beati - siedi -
la tua beltà s'accresce.
Nell'estasi alfin - or vedi tu
che l'arte tanto amata
partecipa dell'ultima felicità.
Ah! Ah! Santa Cecilia!
Oh! patrona, patrona a noi, a noi,

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia.
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 22 novembre 1959
(2) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 73 della rivista Amadeus


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Ultimo aggiornamento 1 dicembre 2021