La fanciulla del West, SC 78
Opera in tre atti
Testo del libretto
ATTO PRIMO
L’interno della “Polka”. Uno stanzone costruito rozzamente in forma di triangolo, del quale le due pareti
più corte costituiscono i lati. La parete ha una grande apertura che forma la porta, a due battenti, che si
sprangano dall’interno. Su uno dei battenti della porta è inchiodata una rozza cassetta per lettere. Nella
parete laterale di destra una scaletta porta ad un pianerottolo che sporge sulla stanza come un ballatoio
dal quale pendono pelli di cervo e ruvidi drappi di vivi colori. Sotto il ballatoio un breve passaggio
immette in un’altra stanza della «Polka». Nella parete a sinistra, sul davanti, un’ampia porta dalla quale
pende una pelle d’orso, mette nella sala da ballo. Vicino all’apertura un grande orso nero impagliato che
tiene in una zampa un cartello su cui è scritto: «To the Dance Hall». Nell’istessa parete di sinistra, un
poco sporgente, un camino. Presso la porta di fondo, è il banco con bicchieri, bottiglie, ecc: dietro di esso,
ad un lato, una credenzetta senza sportelli, con stoviglie, e dall’altro lato, un piccolo barile nel quale i
minatori depositavano la polvere d’oro. Dietro il banco, nel mezzo, una finestra rettangolare con telaio a
dadi: in alto, sopra la finestra è scritto a grandi lettere: «A real home for the boys». Sulla stessa parete è
affisso un avviso di taglia di 5000 dollari: si leggono chiaro le cifre, il nome “Ramerrez”, la firma «Wells
Fargo». Dal soffitto pende una varietà di caratteristici commestibili. Verso il proscenio a sinistra il tavolo
del «faraone» con accessori pel giuoco - un altro tavolo verso il fondo - un altro ancora più a destra,
vicino al pianerottolo – un piccolo tavolo sul pianerottolo.
La porta del fondo è sprangata: attraverso le finestre si scorge la valle, con la sua vegetazione selvaggia di
conifere basse, tutta avvolta nel fiammeggiare del tramonto. Lontano, le montagne nevose si sfumano di toni
d’oro e di viola. La luce violenta dell’esterno, che va calando rapidamente, rende anche più oscuro l’interno
della «Polka». Nel buio appena si scorgono i contorni delle cose. A sinistra, presso il camino, si vede rosseggiare
la bragia del sigaro di Jack Rance. Presso la scaletta a destra, su una sedia è seduto, con la testa
fra le mani, Larkens. A un tratto si alza, si leva di tasca una lettera, la guarda con tristezza, va al banco,
prende un francobollo, ve l’appiccica sopra, la mette nella cassetta e ritorna a sedere. Fuori, nella lontananza,
s’incrociano grida ed echi lamentosi di canti.
VOCI LONTANE
(gridando)
Hello!
Hello!
Alla “Polka”!
Alle “Palme”!
Hello!
UNA VOCE LONTANA
“Là lontano, là lontano,
quanto piangerà!…”
(Nick, esce dal sottoscala con una candela accesa.
Accende le candele sparse qua e là: sale su uno
sgabello e accende la lampada di mezzo: accende i
lumi della sala da ballo, poi sale ad accendere quelli
della saletta superiore. La «Polka» si anima di luce
a poco a poco. Nick, dopo avere acceso le lampade,
apre la porta del fondo, poi va al banco e si mette a
risciacquare i bicchieri e ad asciugarli. – Joe, Harry
e Bello entrano allegramente in compagnia di alcuni
altri.)
JOE E BELLO
(gridando)
Hello, Nick!
HARRY
(gridando)
Hello!
JOE E BELLO
(gridando)
Hello!
MINATORI
(entrando)
Hello! hello!
NICK
(dal banco)
Buona sera, ragazzi
SID ED HAPPY
Hello!
NICK
Hello!
JOE E BELLO
(canterellando e danzando attraversano la scena)
«Dooda, dooda, day»
HARRY
(sedendosi al tavolo del faraone)
Sigari, Nick!
JOE
(battendo una mano sul tavolo)
E whisky!…
NICK
Son qua, son qua.
BELLO
Minnie?
NICK
Sta bene.
SID
(che si è seduto al tavolo del faraone, agli altri che
sono intorno)
Ragazzi, un faraone! Chi ci sta?
HARRY
Io ci sto.
HAPPY
Anch’io ci sto.
JOE
Anch’io.
BELLO
«All right!» Chi è… chi è che tiene banco?
HAPPY
(indicando Sid)
Sid.
BELLO
(ad alta voce)
Brutto affare.
SID
(gettando con sprezzo le carte sul tavolo)
Chi vuol mischiare, mischi.
JOE
(battendo con la palma aperta sulla spalla di Sid)
“Holla!”
(Entrano Sonora e Trin seguiti da parecchi minatori
e uomini del campo con picconi e badili che vengono
gettati rumorosamente a terra; alcuni poi salgono
alle sale superiori, altri vanno nella sala da ballo e
attorno al tavolo di giuoco)
SONORA E MINATORI
(gridato)
Hello!
TRIN E MINATORI
(gridato)
Hello!
SONORA
Da cena, Nick!
Che cosa c’è?
NICK
C’è poco.
Ostriche sott’aceto…
SONORA
(battendo sulle spalle di Larkens)
Hello, Larkens!
LARKENS
(con melanconia, senza alzare il capo dalle mani)
Hello!
HARRY, JOE, BELLO, HAPPY E MINATORI
(preparandosi al giuoco)
Andiamo!… andiamo!
SID
Fate il giuoco.
(Nick, affacendato, va e viene con bottiglie e bicchieri
dalla saletta superiore alla sala da ballo.
Apparecchia anche il tavolino di mezzo per Sonora
e Trin)
JOE
(puntando)
Al “giardino”!
HARRY
(c. s.)
Alle “piccole”!
BELLO
(c. s.)
Alle “grandi”!
MINATORI
(dal ballatoio)
Nick, da bere!
NICK
Vengo… vengo…
SONORA
(a Trin, sedendo al tavolino apparecchiato)
Ti aspetto?
TRIN
(dal gruppo dei giuocatori, a Sonora)
Vengo…
HAPPY
Gettoni!
SID
Un re… Un asso.
BELLO
(con rabbia)
Maledetto
RANCE
(a Nick che gli passa accanto, accennandogli
Larkens, che ha chinato il capo sulle braccia)
Larkens che ha? Sta male?
NICK
Il suo solite male. Nostalgia.
Mal di terra natia
Ripensa la sua vecchia Cornovaglia
e la madre lontana che l’aspetta…
RANCE
(riaccendendo il sigaro)
Che terra maledetta, quest’occidente d’oro!
NICK
(aspramente)
Ha la malaria gialla.
L’oro avvelena il sangue a chi lo guarda.
(Entra nella sala da ballo)
RANCE
(guardando l’orologio da tasca)
E Minnie, come tarda!
(Esce per la porta del fondo)
SID
(a Happy, indicando la puntata)
Quanti dollari?
HAPPY
Dieci.
SID
(dandogli il resto)
E novanta, fan cento.
Fante… Regina…
JOE
Holla! Evviva!
HAPPY
(con rabbia)
Sacramento!
TRIN
Australiano d’inferno!
JOE
Il tre non vince mai.
TRIN
Tutto sul tre!
(I giuocatori puntano con più accanimento, s’odono
parole come bestemmie represse e tintinnii di
monete)
SID
Tre… Sette…
TRIN
Tutto perso. “Good bye!”
(Si stacca dal tavolo del giuoco e siede a quello
dove Sonora sta mangiando. Al tavolo del giuoco si
accalorano di più le discussioni e le proteste. Alcuni
minatori salgono al piano superiore, altri ne discendono;
chi va ai banco, chi si sofferma al tavolo del
giuoco interessandosene. Entrano pure nuovi tipi
di minatori. Nel cielo nuvoloso si vedono grandi
squarci stellati. – Scena continuamente movimentata.)
NICK
(rientrando dalla sala da ballo, forte a tutti)
Nella sala, ragazzi,
vi si vuol ballar!
SONORA
A ballare? Son pazzi!
Io non ballo con uomini!
(a Trin)
Ti pare?
TRIN
Giusto.
SONORA
(alzandosi, si avvicina a Nick che torna dal banco
con la cassetta dei sigari; sommessamente)
Minnie infine
s’è decisa per me?
NICK
(furbescamente, secondandolo)
Certo: ho capito
che siete il preferito!…
SONORA
(gongolando, forte ai compagni)
Sigari a tutti!
MINATORI
(Meno Nick, Trin e Sonora)
Hurrah! Hurrah!
TRIN
(fermando Nick, in disparte, sottovoce)
Nick, che t’ha detto?
NICK
(furbescamente anche a lui)
Mah! Se ho ben capito
voi siete il preferito.
TRIN
(gongolando, gridando)
Whisky per tutti!
MINATORI
(meno Nick e Trin)
Hurrah! Hurrah!
(Nick porta in giro bottiglie e bicchieri)
JACK WALLACE
(interno, molto lontano))
«Che faranno i vecchi miei
là lontano,
là lontano?…
che faranno?…
Tristi e soli i vecchi miei
(avvicinandosi)
piangeranno,
penseranno
che non torni più!»
(Nick esce per accendere una lanterna infissa a un
palo all’ingresso della “Polka”)
NICK
(dalla porta d’ingresso)
Ragazzi, vi annunzio Jake Wallace
il menestrello del campo!
(Ma già la canzone nostalgica ha preso tutte quelle
anime avide e rudi; le teste si sollevano, gli orecchi
sono tesi: il giuoco langue. Quelli del piano
superiore si affacciano ad osservare: nel silenzio, il
tintinnio dei gettoni adagio, adagio si spegne. Jake
Wallace, il cantastorie, appare sulla porta cantando
e accompagnandosi sulla chitarra)
JACK WALLACE
(entrando)
«La mia mamma…»
(Si ferma stupito del silenzio che l’accoglie. Tutti
i minatori, col viso proteso verso di lui, gli fanno
cenno con le mani di continuare)
«… che farà
s’io non torno?
Quanto piangerà!»
MINATORI
«Quanto piangerà!»
(Alcuni minatori si affacciano alla porta della sala
da ballo, attratti dal canto nostalgico – rimangono
in ascolto, poi uniscono la loro voce agli altri)
MINATORI
«Al telaio tesserà
lino e duolo
pel lenzuolo
che la coprirà…
che faranno i vecchi miei?
Penseranno
ch’io non torni più!
Quanto piangeranno!
(dal ballatoio)
Il mio cane dopo tanto,
(battendo il pugno sul tavolo, cupamente)
il mio cane…»
JACK WALLACE
«Il mio cane…»
JACK WALLACE E MINATORI
«…mi ravviserà?…»
MINATORI
«Ah! Ah!»
HARRY
(prorompendo come in un singhiozzo, con accento
disperato)
«O mia casa al rivo accanto…»
MINATORI
«…là lontano, là lontano…
…chi ti rivedrà?
O mia casa al rivo accanto,
là lontano, lontan!»
JACK WALLACE E MINATORI
(dal ballatoio)
“Là… là… lontan!»
(Il canto si spegne angosciosamente. Silenzio.
Larkens, al canto nostalgico, si è scosso dai suo torpore
doloroso, e si è alzato. Alle ultime parole del
coro scoppia in un pianto dirotto a voce aperta.
Jake Wallace entra nella stanza, si fa versare da bere
al banco da Nick e poi esce per la porta del fondo)
TRIN, HARRY, JOE, SONORA, BELLO, HAPPY E MINATORI
Jim, perché piangi?… Jim!…
Che hai? Jim! Jim!
LARKENS
(in lacrime, supplicando con disperazione)
Non reggo più,
non reggo più, ragazzi!
Son malato,
non so di che… Mandatemi via!
Mandatemi via! Son rovinato!
Son stanco di piccone e di miniera!
Voglio l’aratro, la madre mia!
(Tutti gli sono attorno, confortandolo, commossi.
Sonora prende un cappello e invita tutti a versar
denari per Larkens. Rance rientra in scena)
SONORA
Per rimandarlo a casa…
VOCI
Prendi… - To’… - Cinque dollari!
Altri cinque!… - A te, Son…
Anche questi..-
Prendi…
SONORA
Coraggio!
(Versa il contenuto del vassoio nelle mani di
Larkens)
LARKENS
(commosso, rivolgendosi un po’ a tutti ed avviandosi,
mandando saluti, esce, salutato da tutti con
cenni della mano)
Grazie, grazie, ragazzi!… Grazie! Grazie!
MINATORI
Ah!…
(I minatori riprendono il loro posto ai tavoli)
VOCI
Va tutto?… - Al quattro… - Al tre…
Raddoppio… Due - Fate giuoco…
Un asso… Un re… Raddoppio…
Alle “piccole”!… Alle “grandi”!…
Fante… regina… Asso!… Re!…
Giuoco fatto… Raddoppio…
(Sid acconsente)
Niente va più!… - Due!… Tre!
BELLO
(che ha colto Sid a barare, dà un gran pugno sul
tavolo e butta le carte in faccia a Sid)
Questa è da ladro!
(Tutti si alzano in grande agitazione. – Joe prende
per le spalle Sid che si è alzato e tiene alte le braccia.
– Trin gli piglia il revolver e lo dà a Nick che
si è avvicinato appena scoppiato il tumulto. – Nick
ripone il revolver di Sid in un cassetto del banco.)
SONORA
(estraendo il revolver e minacciandone Sid)
Su le mani!
SONORA E MINATORI
Baro!
BELLO
(a Sid)
Su le braccia!
(prende delle carte che Sid teneva nascoste in una
tasca interna della giacca e le butta sul tavolo)
Guardate!
HARRY
(con forza)
Sia legato!
VOCI
Al laccio!
Al laccio il ladro!
Al laccio il baro!
Baro!… Ladro!…
(Sid è afferrato e portato in mezzo alla scena.
Tutti gli sono addosso malmenandolo. Jake Rance,
osserva la scena con fredda indifferenza)
SID
(supplichevole)
Per carità!… per carità!
RANCE
(avvicinandosi, freddamente)
Che succede?
BELLO
Ha barato!
(concitato)
Avrà ciò che gli spetta!…
VOCI
(brutalmente, gridando)
Al laccio! Al laccio Sid! A morte!
(Tutti si stringono di nuovo minacciosi attorno a Sid
tremante. – Rance si avvicina ancor di più, li scosta
col braccio e si pone innanzi a Sid)
RANCE
Andiamo, ragazzi!
Un po’ di calma… Su: vediam!
VOCI
Al laccio, Sid!
A morte!
RANCE
(trattenendoli)
Evvia! Cos’è la morte?
Cos’è la morte?
Un calcio dentro il buio e buona notte!
So un castigo più degno.
Datemi la sua carta…
(Dànno a Rance il due di picche; egli con uno spillo
lo appunta sul petto di Sid, sopra il cuore)
Sopra il cuore,
come si porta un fiore.
Non toccherà più carte. È questo il segno.
Se si azzardasse a toglierlo, impiccatelo.
(Piglia brutalmente Sid pel collare della giacca e,
facendolo girare innanzi a sé, lo manda a cadere in
mezzo alla scena)
RANCE
(a Bello, con autorità)
Domani al campo,
tu spargi la voce.
(dando un calcio a Sid)
Va!
SID
(piagnucoloso, raccomandandosi)
Ragazzi, siate buoni!…
VOCI
(sbertandolo e spingendolo fuori; a voce bassa)
Ladro! Fuori!
Via di qua!
Via! Ladro! Via!
(Lo cacciano a pedate; ululando forte)
Uh! Uh! Uh! Uh!
(Rance si siede al tavolo di giuoco, invitando
Sonora, Trin e altri)
RANCE
(battendo le mani sul tavolo)
Un poker!
(a Nick)
Nick, gettoni!
(Mentre si rimettono al giuoco, entra Ashby)
ASHBY
(entrando)
Sceriffo, hello!
(Si avvicina al tavolo di Rance)
RANCE
(ai minatori)
Ragazzi, fate largo!
Salute a Mister Ashby,
dell’Agenzia Wells Fargo.
(Ashby stringe la mano a Rance, a Sonora e a Trin e
agli altri più vicini. Saluta con un cenno della mano
i più lontani, che rispondono con lo stesso cenno)
ASHBY
Nick, portami da bere.
(rivolgendosi ai vicini, sedendosi al tavolo con
Rance)
Come sta la ragazza?
TUTTI
(lusingati)
Grazie, bene.
(Nick porta da bere a Ashby)
RANCE
Che nuove del bandito?
ASHBY
Da tre mesi lo apposto
non è molto discosto…
(Nick esce)
RANCE
(a Ashby)
Dicon che ruba come un gran signore!
È spagnuolo?
ASHBY
La banda
di ladri, a cui comanda,
è messicana: gentaccia gagliarda,
astuta, pronta a tutto. State in guardia.
Io mi, sdraio. Son stanco, ho l’ossa rotte.
(Si alza e s’avvia verso il sottoscala)
A tutti, buona notte!
(Entra nella stanza di destra. Nick si è posto in
mezzo alla scena con un vassoio su cui stanno una
gran brocca e dei bicchieri)
TRIN
(a Nick)
Che cos’è ?
NICK
Offre Minnie!
(Nick depone il vassoio sul tavolo del faraone – i
minatori lo seguono e si versano da bere)
VOCI
(allegramente)
Viva Minnie!
la nostra Minnie!
(Bevono)
RANCE
(dal tavolo di destra, seduto)
Mistress Rance, fra poco.
SONORA
(seduto al tavolo del faraone, mentre gli altri
bevono, volgendogli le spalle)
No, faccia di cinese!
Minnie si prende giuoco
di te!
RANCE
(si alza, livido, ma non si avanza; si siede sul bordo
del tavolo, di faccia a Sonora)
Ragazzo, è l’whisky che lavora.
Ti compatisco… Di Jack Rance finora
nessuno, intendi, nessuno
s’è mai preso giuoco!
Intendi?
(Si alza e si avanza verso Sonora)
E buon per te ch’io non curi le offese
degli ubriachi!
SONORA
(Dà un pugno sul tavolo; gli altri si voltano, cercano
di calmare Sonora, ma questi si svincola e si alza
minacciando Rance)
Vecchio biscazziere!
Minnie ti burla!
(da questo punto tutti i compagni si agitano prendendo
viva parte alla provocazione. Chi grida “no!”
altri gridano “fermi!”, altri fanno esclamazioni
corte e vibrate ma da non sopraffare la voce dei due
rissanti.)
RANCE
(sempre avanzandosi verso Sonora, ma calmo)
Provalo!
SONORA
Vecchio biscazziere!
RANCE
Briaco!
(Dalla sala da ballo entrano alcuni minatori, attratti
dal rumore della rissa)
SONORA
Faccia di cinese!
RANCE
Briaco!
SONORA
Minnie ti burla!
RANCE
(gridato)
Ah, miserabile!
(Gli si slancia contro, mettendo la mano dove è
riposto il revolver; poi vedendo che Sonora non può
fargli danno, gli si mette di faccia schernendolo.
– Sonora estrae vivamente il revolver; Trin afferra
il braccio destro di Sonora e fa deviare il colpo
che viene sparato in aria: Nick che è al banco, si
abbassa vivamente – gli altri si riparano dietro il
camino, dietro le sedie o sotto il tavolo: alcuni sono
aggruppati dietro a Sonora e a Trin. – Colpo di
revolver. Minnie appare sulla porta del fondo, entra
d’un balzo, li divide violentemente, strappando di
mano a Sonora la pistola. – L’ira cade subitamente.
tutti gridano con entusiasmo, agitando i cappelli).
TUTTI
(gridando forte)
Hello, Minnie! Hello, Minnie!
(con entusiasmo crescente)
Hello, Minnie!
(Minnie restituisce il revolver a Sonora, poi lo
spinge verso Rance e lo obbliga a tendergli la mano
– Rance annuisce freddamente, poi si apparta a
destra, si siede al tavolino e comincia un giuoco di
carte da solo)
MINNIE
(a Sonora)
Che cos’è stato?…
Sempre tu, Sonora?
TRIN
Nulla, Minnie; sciocchezze… Si scherzava!
MINNIE
(adirata)
Voi manderete tutto alla malora!
Vergogna!…
JOE
Minnie…
MINNIE
(scandendo le parole)
Non farò più scuola.
MINATORI
No, Minnie! No, Minnie!
SONORA
(imbarazzato)
Sai, quando tu ritardi
ci si annoia… Ed allora…
MINNIE
(scuote la testa e sorride; al banco, vede Bello in
contemplazione)
Bello, che fai? Che guardi?
BELLO
(si scuote, sorridendo impacciato)
Nulla…
MINATORI
(ridendo)
Guardava… te!
JOE
(offrendole il mazzolino di fiori selvaggi)
Minnie, li ho colti
lungo il Torrente Nero… Al mio paese
ce ne son tanti!
MINNIE
(con bontà)
Oh, grazie, Joe!…
SONORA
(levandosi di tasca un nastro ripiegato)
È passato pel campo oggi un merciaio
di San Francisco…
(con gentilezza)
Aveva trine e nastri.
(svolgendo il nastro)
Questo è per voi… Vedete, è color porpora
come la vostra bocca…
HARRY
(spiegando un fazzoletto di seta)
E questo è azzurro, come il vostro sguardo!
MINNIE
Grazie, grazie!…
ASHBY
(che è rientrato si è versato da bere, alza il bicchiere
e lo porge a Minnie)
Gli omaggi di Wells Fargo!
MINNIE
(toccando il suo bicchiere con quello di Ashby)
Hip! Hip!…
(offrendo sigari ad Ashby)
“Regalias”? “Auroras”? “Eurekas”?
ASHBY
(con galanteria)
Se li scegliete voi, la qualità
non conta nulla. Ognuno
avrà per me il profumo
della man che li tocca!
NICK
(a Minnie, sommessamente)
Vi prego, andate in giro
ogni vostra sorriso,
è una consumazione!
MINNIE
(battendolo sulla spalla)
Mala lingua!
(scorgendo Rance in disparte)
Vi do la buona sera,
sceriffo!
RANCE
Buona sera,
Minnie.
SONORA
(a Minnie consegnandole un sacchetto d’oro)
Tira una riga sul mio conto!
(Minnie dà l’oro a Nick il quale cancella il conto di
Sonora, pesa l’oro, lo contrassegna e lo ripone nel
barile)
ASHBY
(avvicinandosi a Rance)
Con queste bande in giro, è una pazzia
tener l’oro qua dentro… All’Agenzia
starebbe molto meglio.
(Rance e Ashby continuano a parlare tra loro a
parte. – Minnie ha preso dal cassetto del banco
un libro, la Bibbia, scende in mezzo alla scena e si
siede per cominciare la scuola. I minatori scostano
il tavolo di destra, portano una panca, dispongono
dietro due file di sedie e si siedono di faccia a
Minnie, chiassosi e disattenti. Sonora è andato al
banco a prendere delle lavagne e le distribuisce ai
minatori)
MINNIE
(sfogliando il libro)
Dove eravamo?… Ruth… Ezechiel… No…
Ester?… No… Ecco il segno.
“Salmo cinquantunesimo, di David…”
(Batte le mani per richiamare l’attenzione dei minatori
– questi fanno immediatamente silenzio)
MINNIE
(a Harry)
Harry, ricordi chi era David?
HARRY
(alzandosi, grottescamente, come uno scolaretto che
reciti la lezione)
Era un re dei tempi antichi,
un vero eroe
che quando ancor era ragazzo,
armatosi d’una mascella d’asino…
(Trin accenna con moderazione al raglio dell’asino)
HARRY
(impazientito con Trin)
…affrontò un gran gigante e l’ammazzò…
(Joe si alza di scatto, apre rumorosamente una
navaja e poi… tempera tranquillamente il gesso)
MINNIE
(dà in una risata)
Che confusione! Siedi.
A posto, Joe!
Ora leggiamo. «Versetto secondo:
Aspergimi d’issòpo e sarò mondo…»
TRIN
(ingenuo)
Cos’è quest’issòpo, Minnie?
MINNIE
È un’erba
che fa in Oriente…
JOE
(dolcemente)
E qui da noi non fa?
MINNIE
Sì, Joe, nel cuore ognun di noi ne serba
un cespuglietto…
JOE
(ridendo)
Nel cuore?
MINNIE
(seria)
Nel cuore.
(continuando a leggere)
«Lavami e sarò bianco come neve.
Poni dentro al mio petto
un puro cuore, e rinnovella in me
uno spirito eletto…»
(chiudendo la Bibbia e spiegando)
Ciò vuol dire, ragazzi, che non v’è,
al mondo, peccatore
cui non s’apra una via dl redenzione…
Sappia ognuno di voi chiudere in sé
questa suprema verità d’amore.
(Tutti rimangono immobili e compresi delle parole
di Minnie; questa si alza, va da Trin e lo interroga
– Trin rimane muto – Minnie va da Sonora e gli
batte con un dito sulla fronte, come a cacciargli bene
in mente quanto ha detto)
NICK
(accorrendo alla porta)
La posta!
TRIN, JOE, HARRY E BELLO
La posta!…
(Il Postiglione scende da cavallo e appare sulla
porta)
POSTIGLIONE
(salutando)
Hello, ragazzi!
(Dà le lettere a Nick, che le porta dentro)
State attenti! S’è visto sul sentiero
un ceffo di meticcio…
(Nick distribuisce; un dispaccio per Ashby; lettere a
Happy, Bello e Joe; a Harry un giornale. Ashby apre
il dispaccio, lo legge con stupore)
ASHBY
(avvicinandosi al Postiglione)
Postiglione!
Conosci certa Nina? Nina Micheltorena?
MINNIE
(interponendosi, con aria di donna informata)
E una finta spagnola
nativa di Cachuca, una sirena
che fa molto consumo
di nerofumo
per farsi l’occhio languido…
Chiedetene ai ragazzi!
(Trin e Sonora che sono lì presso imbarazzati,
fan cenni di diniego. Il Postiglione esce con Nick.
Minnie torna al banco. Happy, Bello, Joe ed altri,
in varie pose, chi più indietro, chi più avanti scorrono
le loro lettere. Harry legge il giornale. Ashby e
Rance si avanzano verso il proscenio)
ASHBY
Sceriffo, questa sera
ho Ramerrez al laccio…
RANCE
Come?
ASHBY
(mostrandogli il dispaccio ripiegato)
L’avventuriera
mi dice che sa il covo del bandito
e che stanotte a mezzanotte vada
alle “Palme”…
RANCE
(dubitoso)
Quella Micheltorena è una canaglia.
Ashby non vi fidate.
ASHBY
(strizzando l’occhio)
Hum! Vendette di donne innamorate…
Ad ogni modo, Rance, tengo l’invito.
(Ashby esce per la porta di fondo, accompagnato
da Rance. Sparsi qua e là i minatori continuano a
leggere le loro lettere; chi straccia con dispetto la
lettera dopo averla letta, dicendo: “Maledetta”.
Altro bacia la lettera e la mette con grande cura nel
portafoglio; altri leggono e ripongono le loro lettere
dicendo: “Va bene”.)
HAPPY
(sottovoce, leggendo una lettera)
«Perfino il pappagallo s’è avvilito;
chiama: “Happy” e poi dice: “Partito!”…»
BELLO
(leggendo una lettera, sottovoce, ma chiaro)
Ketty sposa? E chi sposa la mia Ketty?
Sentì! L’orologiaio suo vicino…
Quel vecchio sordo!… Mah!…
(sospiro di chi ricorda molte cose)
Povera Ketty!
HARRY
(leggendo il giornale)
Incendi, guerre, terremoti, piene…
Quante cose nel mondo!… E al mio paese,
che faranno laggiù? Staranno bene?
JOE
(leggendo, come compitando)
«Pur troppo, Joe, ci son notizie,
notizie tristi…»
HARRY, BELLO, HAPPY E MINATORI
(facendoglisi attorno)
Joe, che c’è? - Brutte nuove? - Su, coraggio!
JOE
(sbattendo in terra il berretto, con ira dolorosa)
Ed anche nonna se n’è andata!
(Sta per dire altre parole, ma si trattiene, si morde
un dito, asciuga gli occhi col dorso della mano e
ordina, seccamente)
Whisky!
(Va al banco dove è Minnie, beve ed entra nella sala
da ballo seguito dagli altri. Rance, che è ritornato,
si fa pure servire da bere)
NICK
(rientrando, dalla porta di fondo)
C’è fuori uno straniero…
MINNIE
Chi è?
NICK
Non l’ho mai visto…
Sembra di San Francisco.
Mi ha chiesto un whisky ed acqua.
MINNIE
Whisky ed acqua? Che son questi pasticci?
NICK
È quello che gli ho detto
Alla “Polka” si beve whisky schietto.
MINNIE
Bene, venga. Gli aggiusteremo i ricci.
(Nick esce per il sottoscala. Rance paga con una
grossa moneta d’oro: Minnie gli dà il resto; Rance
spinge le monete verso Minnie che lo guarda sdegnata
e col palmo della mano le respinge verso
Rance; questi le fa cadere nella cassetta che sta
davanti al banco))
RANCE
(appoggiato al banco)
Ti voglio bene, Minnie…
MINNIE
(sorridendo, indifferente)
Non lo dite…
RANCE
Mille dollari, qui, se tu mi baci!…
MINNIE
(nervosa, ridendo)
Rance, voi mi fate ridere… Su via,
finitela!
RANCE
(incalzandola)
Tu non puoi star qui sola!
Ti sposo..,
MINNIE
(scansandolo, ironica)
E vostra moglie, che dirà?
RANCE
Se tu lo vuoi, mai più mi rivedrà!
MINNIE
(con fierezza ed energia)
Rance, basta! basta! M’offendete!
Vivo sola così, voi lo sapete,
perché così mi piace…
(frugandosi il petto e facendo luccicare in faccia a
Rance una pistola )
con questa compagnia sicura e buona,
che mai non m’abbandona…
(decisamente)
Rance, lasciatemi in pace.
(Si ripone la pistola nel petto. Rance si allontana dal
banco in silenzio, siede al tavolo del faraone e nervosamente
mischia le carte.)
MINNIE
(Lo guarda di sottecchi, poi gli si avvicina)
Siete in collera, Rance? Perché? V’ho detto
il mio pensiero schietto…
RANCE
(getta le carte sul tavolo con un gesto violento, poi
con voce aspra e tagliente)
Minnie, dalla mia casa son partito,
ch’è là dai monti, sopra un altro mare:
non un rimpianto, Minnie, m’ha seguito,
non un rimpianto vi potea lasciare!
Nessuno mai mi amò, nessuno ho amato,
nessuna cosa mai mi diè piacere!
Chiudo nei petto un cuor di biscazziere,
(con amarezza)
amaro e avvelenato,
che ride dell’amore e del destino:
(cupo)
mi son messo in cammino
attratto sol dal fascino dell’oro…
È questo il solo che non m’ha ingannato.
Or per un bacio tuo getto un tesoro!
MINNIE
(sognando)
L’amore è un’altra cosa…
RANCE
(beffardo)
Poesia!
MINNIE
Laggiù nel Soledad, ero piccina,
avevo una stanzuccia affumicata
nella taverna sopra la cucina.
Ci vivevo con babbo e mamma mia.
Tutto ricordo: vedo le persone
entrare e uscire a sera.
Mamma facea da cuoca e cantiniera,
babbo dava le carte a faraone.
Mamma era bella, aveva un bel piedino.
Qualche volta giuocava anch’essa; ed io,
che me ne stavo sotto al tavolino
aspettando cader qualche moneta
la vedevo
serrar furtiva il piede al babbo mio…
S’amavan tanto!… Ah!… Anch’io così vorrei
trovare un uomo: e certo l’amerei.
RANCE
(guardandola fisso, minaccioso, poi reprimendosi)
Forse, Minnie, la perla è già trovata?…
(Minnie sta per rispondere, quando Nick rientra. È
con lui Dick Johnson. Porta sulla spalla sinistra la
sella del suo cavallo e la giacca di pelle)
JOHNSON
(posando la sella sul tavolino di destra, e la giacca
su di una sedia, fieramente)
Chi c’è, per farmi i ricci?
MINNIE
(ha uno scatto di sorpresa, come chi riconosce una
persona. Ma si frena subito e va al banco)
Salute allo straniero!
JOHNSON
(anche lui, dopo un moto di stupore, con fare più
dolce)
Io son quello che chiesi whisky ed acqua.
MINNIE
(premurosa)
Davvero?
Nick, il signore prende l’whisky come gli pare.
(Controscena di meraviglia di Nick e Rance. Nick
cerca sotto il banco la bottiglia del whisky, la mette
sul banco assieme a un’altra piena d’acqua, e poi
esce pel sottoscala. Rance osserva, con le ciglia
aggrottate)
MINNIE
(indicando a Johnson una panca, un po’ imbarazzata)
Sedete… Sarete stanco…
JOHNSON
(con lo stesso imbarazzo, guardandola e avvicinandosi
al banco)
La ragazza del campo?
MINNIE
(arrossendo)
Sì.
RANCE
(provocante e canzonatorio, avvicinandosi a Johnson)
Nessuno straniero può entrare al campo.
Certo, voi sbagliaste sentiero.
(ironico)
Per caso, andavate a trovare
Nina Micheltorena?
MINNIE
(a Rance, sgridandolo)
Rance!
JOHNSON
Fermai il cavallo qualche momento appena
per riposarmi… e, al caso, tentare un baccarat.
RANCE
(aspro)
Giuocare? E il vostro nome?
MINNIE
(ridendo)
Forse che qui si sa
il nome della gente?
JOHNSON
(fissando Rance)
Johnson.
RANCE
(ostile)
Johnson… E poi?
JOHNSON
Vengo da Sacramento.
MINNIE
Benvenuto fra noi,
(con molta gentilezza)
Johnson di Sacramento!
JOHNSON
Grazie…
(Rance si ritira in disparte, fremendo. Minnie e
Johnson parlano stando al tavolo di destra)
Vi ricordate
di me?
MINNIE
(sorridendo)
Sì, se anche voi mi ricordate…
JOHNSON
E come non potrei?
Fu pel sentiero
che mena a Monterey…
MINNIE
Fu nel tornare…
Mi offriste un ramo
di gelsomino…
JOHNSON
E poi vi dissi: Andiamo
a cogliere le more…
MINNIE
Ma io non venni…
JOHNSON
È vero…
MINNIE
Ricordate, signore?
JOHNSON
Come adesso…
MINNIE
Io ripresi il mio cammino,
Voi dicevate…
(abbassando gli occhi)
Non ricordo più…
JOHNSON
(avvicinandolesi)
Sì, che lo ricordate
Dissi che da quell’ora…
MINNIE
(come rubandogli la parola)
Non m’avreste scordato.
JOHNSON
Né v’ho scordato mai, mai, mai!
MINNIE
Quanto tempo sperai
di rivedervi…
(tristemente)
E non vi vidi più!
(Si guardano negli occhi. – Rance, che si è avvicinato
al banco, con un colpo rovescia il bicchiere di
Johnson)
RANCE
Signor Johnson, voi m’avete seccato!
Sono Rance, sceriffo. Non mi lascio burlare.
Che venite a far qui?
(Johnson si ritrae d’un passo e lo guarda sdegnosamente,
mettendo mano al revolver. Minnie di un
gesto lo arresta; Johnson sorride, scrolla le spalle
e si appoggia di nuovo al banco senza più badare a
Rance. – Rance va alla porta della sala da ballo e
chiama:)
Ragazzi! Uno straniero
ricusa confessare,
perché si trova al campo!
(alcuni Minatori escono dalla sala da ballo)
MINATORI
(a Rance)
Chi è? Chi è? Chi è?
(investendo Johnson)
Lo faremo cantar…!
MINNIE
(arrestandoli con un gesto imperioso)
Io lo conosco! Innanzi al campo intero
sto garante per Johnson!…
(L’intervento di Minnie calma tutti i minatori, che si
avvicinano a Johnson, salutando con fare cordiale)
SONORA
Buona sera,
Mister Johnson!
JOHNSON
(con effusione, stringendo le mani che gli si tendono)
Ragazzi, buona sera
TRIN
(indicando Rance, che si è ritirato indietro, più pallido
del consueto)
Ho piacere per lui!
(stropicciandosi le mani)
Questo cialtrone
smetterà quel suo fare da padrone!
HARRY
(a Johnson, indicando la sala da ballo)
Signor Johnson, un valzer?…
JOHNSON
Accetto.
(offrendo il braccio a Minnie)
Permettete?
(Tutti guardano Minnie, fra lo stupore e la gioia,
sorridendo come per incitare Minnie a ballare. Soltanto
Rance ha l’aspetto accigliato)
MINNIE
(confusa, ridendo)
Io?… Scusatemi:
(con semplicità)
voi non lo crederete,
non ho mai ballato in vita mia…
JOHNSON
(sorridendo)
Andiamo…
MINATORI
Avanti, Minnie!…
MINNIE
(decidendosi, graziosamente prende il braccio di
Johnson)
Andiamo pure!
(prende il braccio di Johnson)
MINATORI
Musica!… Hip!… Hurrah!
(Tutti accompagnano il movimento; un minatore solleva
la pelle d’orso inchiodata sulla porta della sala
da ballo.)
MINATORI
(canterellando allegramente)
La, la, la…
(Minnie e Johnson ballano in coppia e a poco a poco
entrano nella sala. – I minatori escono di scena;
Sonora e Trin, dopo essersi mostrato Rance, seduto
accigliato al tavolo di destra, escono pure di scena
ballando in modo un po’ grottesco – il minatore che
teneva sollevata la pelle d’orso, entra pure nella
sala da ballo – Nick viene dal sottoscala con un lanterna
accesa, va al banco, cerca Minnie, depone la
lanterna a terra, si volge, vede Rance e gli dice:)
NICK
Dov’è Minnie?
RANCE
(ringhioso)
È là dentro
che balla con quel can di pelo fino
giunto da Sacramento!
(Nick scrolla le spalle. Rance prende la sella di
Johnson e la getta, con un gesto d’ira, in mezzo
alla scena, vicino al tavolo del faraone. Nick sale al
ballatoio e spegne la lampada sopra al tavolino, poi
scende in scena)
MINATORI
(non troppo vicino, gridando fortissimo)
Al laccio! Al laccio!
(gridando più forte)
Al laccio! Al laccio!
(sempre interno, gridando)
Al laccio! Al laccio!
(Rance e Nick si avvicinano alla porta del fondo)
A Morte! Ah! ah! ah!
(gridando ferocemente sempre più forte)
Al laccio! Al laccio! A morte! Ah!
(entrando in scena)
Al laccio! Al laccio!
(spingendo Castro con violenza davanti a loro e
facendolo cadere a terra)
ASHBY
Al laccio! Al laccio!!
CASTRO
(vedendo la sella di Johnson, fra sé)
La sella del padrone! L’hanno’ preso!
ASHBY
(a Nick)
Da bere! Sono morto.
RANCE
(afferrando Castro per i capelli e rovesciandogli il
capo)
Figlio di cane, mostraci
la tua lurida faccia!
Tu sei con Ramerrez!…
(Si siede a cavalcioni su una sedia, di fianco a
Castro; Trin e Joe lo seguono, ma rimangono sulla
porta)
CASTRO
(impaurito)
Son fuggito. L’odiavo.
Se volete, vi porto
sulla sua traccia!br>
SONORA
Questo sudicio ladro
c’inganna!
CASTRO
No, non v’inganno!
RANCE
Conosci il nascondiglio?
CASTRO
(impaurito, con voce fioca)
È a poco più d’un miglio:
alla Madrona Canyada.
(Tutti, meno Rance, si avvicinano, curvandosi, a
Castro, e ansiosamente ascoltano)
Vi mostrerò la strada.
In nome di mia madre
Maria Saltaja,
giuro che non v’inganno!
Se volete, vi porto.
(con ferocia)
Gli pianterò nel dorso
la mia navaja!
RANCE
(interrogando intorno, alzandosi)
Si va?
ASHBY
(guardando fuori, scrutando l’atmosfera)
S’è annuvolato…
Avremo la tormenta…
RANCE
Legatelo!
(Alcuni minatori legano Castro e lo pongono a
sedere sulla sedia occupata prima da Rance)
SONORA
È un buon colpo…
TRIN
Si tenta!
TRIN, SONORA
(verso la porta della sala da ballo, chiamando)
A cavallo! a cavallo!
CASTRO
(scorgendo Johnson nella sala da ballo; fra sé, lieto)
(Non è preso! È nel ballo!)
MINATORI
(uscendo dalla sala da ballo)
Dove si va? Dove si va?
RANCE
(energico)
S’insegue
Ramerrez!
NICK
(che è vicino al barile dell’oro e lo sta spingendo
verso il mezzo della scena; a Sonora)
E l’oro ?
SONORA
(con galanteria)
Gli occhi di Minnie bastano
a guardarci il tesoro!
(Gli uomini del campo e i minatori escono tutti compreso
Rance)
CASTRO
(a Nick, gridando)
Aguardiente!
(Nick va dietro il banco a prendere l’acquavite;
Johnson esce dalla sala da ballo – vedendo Castro
si domina, raccoglie la sella da terra, la pone sul
tavolo del faraone e finge di accorciare le staffe volgendo
le spalle a Castro, ma ascoltando con attenzione
viva.)
CASTRO
(sommesso)
Mi son lasciato prendere
per sviarli. Mi seguono nel bosco
i nostri. Presto udrete
un fischio; se c’è il colpo, col fischio
rispondete.
(Nick porta a Castro l’acquavite. Poi, rivolto a
Johnson)
NICK
(a Johnson).
Quest’uomo sa la traccia
di Ramerrez…
(Dal di fuori si vedono uomini, cavalli, fuochi e si
odono voci confuse)
RANCE
(entra con alcuni uomini; indicando Castro; brutalmente)
Ora via!
(Gli uomini trascinano via con loro Castro; Rance li
segue, dopo aver dato un’occhiata rabbiosa a Johnson)
NICK
(sulla porta)
Buona fortuna!
(Nick si dispone a chiudere la “Polka”: spegne il
lume sulla tavola del faraone; rientra nella sala da
ballo per spegnere; ne esce, guarda con diffidenza
Johnson, poi se ne va, esce pel fondo chiudendo
la porta. Johnson va alla finestra, guarda fuori, si
volge, vede il barile dell’oro, ha un gesto di sprezzo
e poi viene alla tavola del faraone per prendere
la sella – Minnie appare sulla porta della sala da
ballo.)
MINNIE
(a Johnson)
Mister Johnson, siete
rimasto indietro a farmi compagnia
per custodir la casa?…
JOHNSON
(con un lieve turbamento)
Se volete…
(Johnson è presso al tavolo del giuoco. Minnie
rimane in piedi dinanzi a lui, appoggiata al tavolo.)
Che strana cosa’ Ritrovarvi qui
dove ognuno può entrare
per bere… o per rubare…
Strana cosa ritrovarvi qui…
MINNIE
Vi dò la mia parola
che saprei tener fronte a chiunque…
JOHNSON
(osservandola, sorridendo)
Anche a chi
non volesse rubare
più che un bacio?…
MINNIE
(ridendo)
Anche!… Questo
m’è accaduto più volte…
Ma il primo bacio
(abbassando gli occhi)
debbo darlo…
debbo darlo ancora.
JOHNSON
(guardandola con interesse crescente)
Davvero?
(Minnie va al banco e comincia a contare le monete
incassate quella serata)
Ed abitate qui alla «Polka?»
MINNIE
Abito una capanna a mezzo monte.
(Johnson segue Minnie verso il banco)
JOHNSON
Meritate di meglio.
MINNIE
Mi contento…
a me basta; credete.
Ci vivo sola, sola,
senza timore.
(Mette le monete in una cassetta da sigari vuota e si
avvicina al barile)
Io sento che in voi mi fiderei,
benché non so chi siate…
(Mette la cassetta nel barile, sollevandone il coperchio
e poi scende un po’ verso destra)
JOHNSON
Non so ben neppur io quel che sono.
Amai la vita, e l’amo,
e ancor bella mi appar!
Certo anche voi l’amate,
ma non avete tanto
vissuto per guardare fino in fondo
alle cose del mondo…
MINNIE
(confusa)
Non so, non so…
(Minnie si siede al tavolino di destra; Johnson la
segue e ascolta commosso le parole di Minnie)
MINNIE
(con semplicità)
Io non son che una povera fanciulla
oscura e buona a nulla:
mi dite delle cose tanto belle
che forse non intendo…
(smarrita)
Non so che sia, ma sento
nel cuore uno scontento
d’esser così piccina,
e un desiderio d’innalzarmi a voi
su, su, su come le stelle,
per esservi vicina,
per potervi parlare.
JOHNSON
Quello che voi tacete
me l’ha detto il cor
quando il braccio v’offersi
alla danza con me,
contro il mio petto
vi sentii tremar
ho provato una gioia
strana, una nuova pace
che dir non so!
MINNIE
Come voi,
leggermi in cuor non so,
ma ho l’anima piena
di tanta allegrezza,
di tanta pau…
(grido)
(S’interrompe vedendo Nick che è entrato impaurito
dalla porta di fondo.)
MINNIE
Che cosa c’è?
NICK
(con paura)
Guardatevi.
(Si abbassa dietro il banco e piglia un revolver ed
esce pel fondo, richiudendo la porta)
S’è visto
qui attorno un altro ceffo messicano…
MINNIE
(andando verso Nick)
Dove, Nick?
JOHNSON
(cercando di trattenere Minnie)
Non andate!
(Si ode un fischio acuto, nella notte: interno, un po’
lontano)
JOHNSON
(fra sé)
(Il segnale!…)
MINNIE
(a un tratto timorosa, come rifugiandosi accanto a
Johnson)
Ascoltate!
Che sarà questo fischio?
(indica il barile)
In quel barile, Johnson, c’è un tesoro.
Ci ripongono l’oro
i ragazzi…
JOHNSON
E vi lasciano così?…
MINNIE
Ogni notte rimangon qui a vegliarlo
a turno, un po’ per uno.
Stanotte son partiti sulle peste
di quel dannato…
(con impeto)
Oh, se qualcuno
vuol quell’oro, pria di toccarlo,
dovrà uccidermi qui!
Povera gente! Quanti son di loro
che han lasciato lontano una famiglia,
una sposa, dei bimbi,
e son venuti a morir come cani,
in mezzo alla fanghiglia…
per mandare un po’ d’oro
ai cari vecchi, ed ai bimbi lontani!
Ecco, Johnson, perché
chi vuol quest’oro, prima
passerà su me!
(Minnie va dietro il banco, vi piglia due revolver
e viene a posarli sul barile – Johnson le stende la
mano che essa stringe fieramente)
JOHNSON
Oh, non temete, nessuno ardirà
(con un movimento appassionato)
Come mi piace sentirvi parlare così!…
E me ne debbo andare… Avrei voluto
salire a darvi l’ultimo saluto
nella vostra capanna…
MINNIE
(malinconica)
Dovete proprio andare? Che peccato!
(Johnson va verso la tavola del faraone per pigliare
la sella. Minnie prende la lanterna accesa lasciata
da Nick, e si avvicina a Johnson)
I ragazzi saranno qui fra poco.
Quando saran tornati, io me ne andrò…
Se volete venirmi a salutare…
seguiteremo la conversazione
standoci accanto al fuoco…
JOHNSON
Grazie. Minnie…
(esita, poi decidendosi)
Verrò.
(Piglia la lanterna, la sella, la giacca, il cappello e
si avvia per uscire)
MINNIE
(scherzosa e triste)
Non v’aspettate molto!
(graziosamente)
Non ho che trenta dollari
soli di educazione…
(Si sforza a ridere, ma gli occhi le si gonfiano di
lacrime)
Se studiavo di più, che avrei potuto
essere? Ci pensate?
JOHNSON
(commosso, come fantasticando, deponendo di
nuovo la lanterna, la stella, la giacca e il cappello
sul tavolo del faraone)
Ciò che avremmo potuto
essere!… Io lo comprendo
ora che vi guardo, Minnie!
MINNIE
(asciugandosi una lacrima)
Davvero?… Ma che vale!
(Risale la scena, appoggia le braccia al banco colla
faccia nascosta, singhiozzando)
…oscura, e buona a nulla…
JOHNSON
(le si avvicina, con tenerezza)
No, Minnie, non piangete…
Voi non vi conoscete.
Siete una creatura
d’anima buona e pura…
e avete un viso d’angelo!…
(Prende la sella, si avvia verso la porta con un
gesto violento. Sta un momento in ascolto, poi apre,
esce rapidamente. – Nick rientra, spegne il lume
sul banco, guarda Minnie e se ne va pel sottoscala.
– Minnie come stordita, rimane ferma in mezzo
alla stanza oscura. A un tratto, come perduta in un
ricordo inebriante, mormora, piano)
MINNIE
(come sognando)
Ha detto…
(Scende verso il proscenio e si ferma sotto il solo
lume che è ancora acceso e che la illumina fortemente
dall’alto; come sognando)
Come ha detto?…
Un viso d’angelo!…
(Si copre la faccia con le mani, raccogliendosi tutta
in un sospiro prolungato come un lamento)
Ah!
ATTO SECONDO
L’abitazione di Minnie. È composta di una sola stanza, alla quale sovrasta un solaio, ove sono accatastati,
con un certo ordine, bauli, casse vuote ed altri oggetti. La stanza è tappezzata nel gusto dell’epoca. Nel
centro, in fondo, una porta che si apre sopra un breve vestibolo. A destra e a sinistra della porta, due finestre
con tendine. Al solaio si sale per una scala a piuoli agganciata ad un trave.
Appoggiato sulla parete di sinistra il letto, con la testa spinta sotto la tettoia formata dal solaio, coperto
da un baldacchino di cretonne a fiorellini. Ai piedi del letto, un piccolo tavolo, con sopra una catinella e
la brocca dell’acqua, ed un canterano sul quale stanno diversi oggetti di toilette femminile. Su una corda
stanno stese calze bianche.
Da un lato, in fondo, un armadio di legno di pino, sullo sportello del quale è appeso un attaccapanni con
una vestaglia ed uno scialletto. Accanto all’armadio un focolare basso, sulla cui cappa stanno una vecchia
pendola, un lume a petrolio senza campana, una bottiglia di whisky ed un bicchiere. Un’altra mensola
a tre ripiani, accanto al focolare, con piatti, vasetti, oggetti di cucina, della crema, dei biscotti, una
zuccheriera. Dinanzi al focolare una pelle d’orso. Quasi dinanzi alla porta, un poco più verso il focolare,
una tavola con tre sedie. Un lume pende dal soffitto sopra la tavola. Fra la tavola e il focolare, una sedia
a dondolo, fatta con un vecchio barile tagliato a metà e posto sopra due mezze lune di legno. Altre sedie di
cuoio, disposte qua e là. Alle pareti sono appese vecchie oleografie e molti altri bizzarri oggetti.
Non è passato un’ora dal primo atto.
Quando si alza la tela Wowkle è accoccolata per terra, presso al fuoco, col bambino nella cuna portatile che
ha appesa sul dorso. Indossa una cappa di panno, e sotto a questa una sottana rossa di cotone. La cappa è
aperta sul collo e rovesciata; alla vita è legata da una sciarpa rossa a frange. Piannelle di pelle di cervo;
capelli spartiti nel mezzo, cadenti in due treccie, legati da un nastro che le fascia la fronte. Al collo molte
collane di vetro di vari colori e a file rosse e bianche. Orecchini e braccialetti d’argento. È giovane, è dolce,
piena, floscia, sensuale: il tipo della donna indiana. Occhi piccoli e tondi. Con voce molle e monotona canta
al bimbo una ninna nanna, cullandoselo sul dorso. Il lume sopra la tavola è mezzo abbassato.)
WOWKLE
(cullando il bambino con voce piana e dolce)
«Il mio bimbo è grande e piccino,
è piccino, sta dentro la cuna,
è grande e tocca la luna,
tocca la luna col suo ditino.
Hao, wari! Hao, wari!…”
(Billy batte all’uscio ed entra. Spesso, durante la
scena, i due indiani emettono un mugolio sordo, fra
nasale e gutturale, molte simile ad un grugnito)
BILLY
(entrando, come un saluto)
Ugh…
WOWKLE
(rispondendo)
Ugh…
(Billy vede sulla tavola i biscotti e la crema. Ha uno
sguardo cupido, fa per assaggiare)
WOWKLE
(indicando la tavola)
Crema… Biscotti…
Padrona… Non toccare…
BILLY
(Vede in terra la carta della crema. La raccoglie. Si
siede accanto a Wowkle con indifferenza)
Tua padrona mandare.
Dice: Billy sposare…
WOWKLE
(noncurante)
Wowkle non sapere…
(Silenzio dei due indiani)
BILLY
Che cosa dare tuo padre
per nozze?
WOWKLE
Non sapere.
BILLY
Billy dar quattro dollari
tuo padre: e una coperta…
(si lecca le dita)
WOWKLE
Wowkle dire: tenere
coperta noi per bimbo…
BILLY
(pavoneggiandosi)
Nostro bimbo!
(Dà a Wowkle un pezzetto di carta con la crema, che
lecca avidamente; accende la pipa, poi la passa a
Wowkle che tira una boccata e gliela rende)
Domani chiesa cantare…
“Come fil d’erba è il giorno…»
(Wowkle riconosce l’aria, con un grugnito di soddisfazione
si stringe a Billy, spalla a spalla, e canta
con lui con voce un po’ nasale, dondolandosi)
WOWKLE, BILLY
«…che all’uomo die’ il Signor…»
BILLY
«…scende l’inverno al piano…»
WOWKLE, BILLY
«…l’uomo intristisce e muor!»
BILLY
Dopo sposare: avere perle e whisky!
(Si leva di tasca un fazzoletto, lo piega, lo mostra a
Wowkle e lo mette nella culla del bambino.)
WOWKLE
Ugh…
BILLY
Ugh…
WOWKLE
(si alza)
Ecco padrona!
(Minnie appare sulla porta. Entra tenendo in alto la
lanterna; la sua luce colpisce tu viso i due indiani,
che si scostano e si ritraggono confusi. Minnie mal
reprime una interna commozione: guarda intorno
per la stanza, come a spiare che effetto farà la sua
casa su Johnson. Ha un mantello rosso sopra il
suo abito del primo atto. Depone la lanterna sulla
tavola. Wowkle alza la fiamma al lume della tavola)
MINNIE
(rapidamente)
Billy, è fissato?
BILLY
Domani…
MINNIE
Sta bene.
Va’ via.
(Billy esce.)
MINNIE
(A Wowkle)
Stanotte, Wowkle, cena per due.
WOWKLE
Altro venire? Ugh!… Mai prima d’ora.
MINNIE
(appende il mantello all’attaccapanni)
Zitta, e pulisci!
Che ora è?
(Wowkle piglia la lanterna sulla tavola e l’appende
nel vestibolo fra le due porte di fondo)
Sarà qui fra poco…
(Si leva gli stivaletti e li getta a Wowkle; questa li
raccatta e va a riporli nell’armadio a destra)
Piglia!
(graziosa)
Dove hai messo le mie rose rosse?
WOWKLE
(indica il canterano, col solito grugnito, poi si leva
la cuna portatile col bimbo e va a posarla accanto al
fuoco e comincia ad apparecchiare la tavola)
Ugh…
MINNIE
(si trae dal petto la pistola e la ripone nel cassetto.
Prende le rose e se le appunta fra i capelli guardandosi
allo specchio)
Il bimbo come sta?
Billy davvero
t’ha detto…?
WOWKLE
Noi sposare.
MINNIE
(gettandole un nastro)
To’, pel bimbo!
(Wowkle ripone il nastro, continua ad apparecchiare.)
Vorrei mettermi queste. Le scarpette
di Monterey…
(si siede in terra, e incomincia a infilarsene una)
Purché mi riesca
d’infilarle…
(La scarpetta, con grande sforzo è infilata.)
Ahi! Son strette!…
(Poi anche l’altra scarpetta è calzata. Si alza, cammina
un po’ zoppicando)
Guardami… credi che gli piaceranno?
(Va al canterano con aria contenta)
Voglio vestirmi tutta come in giorno di festa,
tutta, da capo a piedi.
(Si butta sulle spalle lo scialle e si guarda nello
specchio)
Non son poi tanto brutta…
(si versa dell’acqua di Colonia nel fazzoletto)
Anche il profumo… Vedi?
(S’infila i guanti)
E i guanti… È più d’un anno
che non li metto!…
(guardandosi ancora, impacciata e contenta, e volgendosi
a Wowkle)
Non sarò poi troppo elegante?
(di fuori si bussa)
JOHNSON
(interno)
Hello!… Hello! Hello!
MINNIE
(ha un sussulto)
Wowkle, è già qui!
(Vede le calze tese sulla corda, le indica con un
gesto irato a Wowkle: questa le strappa via e va a
riporle in fretta nell’armadio di destra. Minnie corre
al canterano, si guarda nello specchio, si acconcia
febbrilmente le rose e lo scialle e poi rimane in una
posizione imbarazzata presso il letto.)
JOHNSON
(comparisce sulla porta con una lanterna in mano)
Hello!
MINNIE
(vergognosa)
Buona sera!
JOHNSON
(osservandola)
Uscivate?
MINNIE
(estremamente confusa)
Si… No… Non so. Entrate.
JOHNSON
(posa la lanterna sul tavolo vicino alla porta)
Come siete graziosa!
(fa l’atto d’abbracciarla; si volge verso Wowkle)
WOWKLE
Ugh!…
(Chiude la porta. Minnie si ritrae, aggrottando le
sopracciglia)
JOHNSON
(A Minnie)
Perdonate. Non avevo osservato…
MINNIE
(con aria offesa),
Basta così, signore:
non aggiungete scuse.
JOHNSON
Mi siete apparsa così bella…
MINNIE
(ancora un poco risentita, sedendosi alla tavola
dalla parte del focolare)
È andare un po’ troppo per le corte.
JOHNSON
(avvicinandosele)
Vi prego scusare…
MINNIE
(seria)
Siete pentito?
JOHNSON
(scherzoso)
No!
(Minnie, che sta a capo chino, lo guarda di sotto in
su, incontra il suo sguardo ed arrossisce. Wowkle
spegne la lanterna di Johnson e la posa in terra, poi
va ad accoccolarsi innanzi al focolare)
Rimango?
(Minnie fa cenno di sì)
Grazie.
(Depone il cappello sulla sedia accanto alla porta e
si avvicina a Minnie, tendendole le mani)
Amici?
(Minnie, vinta, sorride e gli stende la mano. Poi
rimane in atteggiamento pensoso)
JOHNSON
Che pensate?
MINNIE
Un pensiero…
Questa notte alla “Polka”
non veniste per me…
Che vi condusse, allora? Forse è vero
che smarriste il sentiero
della Micheltorena?
(Johnson tenta di afferrarle le mani attraverso la
tavola, come per sviare il discorso.)
MINNIE
(Alzandosi e scostandosi)
Wowkle, il caffè!
JOHNSON
(guardandosi attorno)
Che graziosa stanzetta!
MINNIE
Vi piace?
JOHNSON
E’ tutta piena di voi… Che cosa strana
la vostra vita, su questa montagna
solitaria, lontana
dal mondo!
MINNIE
(con gaiezza)
Oh, se sapeste
come il vivere è allegro!
Ho un piccolo poledro
che mi porta a galoppo
laggiù per la campagna;
per prati di giunchiglie,
di garofani ardenti,
per riviere profonde
cui profuman le sponde
gelsomini e vaniglie!
Poi ritorno ai miei pini,
ai monti della Sierra,
così al cielo vicini
che Iddio passando pare
la sua mano v’inclini,
lontani dalla terra
così, che vien la voglia
di battere alla soglia
del cielo… per entrar!…
JOHNSON
(attento, sorpreso e interessato)
E quando infurian le tormente?
MINNIE
Oh, allora sono occupata.
È aperta l’Accademia…
JOHNSON
L’Accademia?
MINNIE
(ridendo)
È la scuola dei minatori.
JOHNSON
E la maestra?
MINNIE
(sedendosi nuovamente)
Io stessa.
(Johnson la guarda ammirato)
MINNIE
(offrendogli il dolce)
Del biscotto alla crema?
JOHNSON
(servendosi)
Grazie…
Vi piace leggere?
MINNIE
Molto.
JOHNSON
Vi manderò dei libri.
(Wowkle si rimette sul dorso la cuna portatile col
bimbo)
MINNIE
Oh, grazie, grazie!
Delle storie d’amore?
JOHNSON
Se volete. Vi piacciono?
MINNIE
Sì! Tanto!
(appassionatamente)
Per me l’amore
è una cosa infinita!
Non potrò mai capire
come si possa, amando una persona
desiderarla per un’ora sola.
JOHNSON
Credo che abbiate torto.
Vi sono delle donne
che si vorrebber nella nostra vita
per quell’ora soltanto… E poi morire!
MINNIE
(scherzosa, piegandosi su lui)
Davvero? Quante volte siete morto?
(offrendogli un sigaro)
Uno dei nostri avana?
(a Wowkle)
La candela!
(Wowkle porta la candela a Johnson che accende
il sigaro, poi Johnson va verso Minnie cercando di
abbracciarla.)
MINNIE
(sfuggendogli)
Ah, le mie rose! Me le sciuperete!
JOHNSON
Perché non le togliete?
(cercando di cingere Minnie)
Un bacio, un bacio, un bacio solo!
MINNIE
(sciogliendosi con dolce violenza)
Mister Johnson, si chiede
spesso la man… per avere il braccio!
JOHNSON
Il labbro nega…
quando il cuor… concede!
MINNIE
(a poco a poco affascinata, si toglie le rose, le
ripone nel cassetto coi guanti)
Wowkle, tu a casa!
(Wowkle borbottando si avvolge nella coperta
avviandosi alla porta)
MINNIE
(graziosa a Johnson che sta per avviarsi verso la
porta)
Voi… potete restar
un’ora… due… o più.
WOWKLE
(aprendo la porta)
Ugh… Neve!
MINNIE
(nervosa)
Va’! Riposati sul fieno.
WOWKLE
Ugh… Neve!
(Esce chiudendo dietro a sé la porta)
JOHNSON
(a Minnie, tendendole le braccia)
Un bacio. un bacio almen!
MINNIE
Eccolo! È tuo!…
(Si lancia nelle braccia di Johnson. – S’apre la
porta, che sbatte violentemente a più riprese; tutto
si agita al vento che entra furioso e raffiche di neve
penetrano nella stanza. Minnie e Johnson abbracciandosi
si baciano con grande emozione, dimentichi
di tutto e di tutti. - La porta si chiude da sé… cessa
il tumulto, tutto ritornando alla calma; dal di fuori si
odono ancora raffiche di vento)
JOHNSON
(con grande emozione)
Minnie… Che dolce nome!
MINNIE
Ti piace?
JOHNSON
Tanto! T’amo
da che t’ho vista…
(Ha un improvviso movimento come di raccapriccio,
e si discosta da Minnie, come facendo forza a sé
stesso)
Ah, no, non mi guardare,
non m’ascoltare! Minnie, è un sogno vano!
MINNIE
(non comprendendo, con voce umile)
Perché questa parola?
Sono una povera figliuola… lo so.
Ma quando t’ho incontrato mi son detta:
Egli è perfetto; egli m’insegnerà.
Se mi vorrà, m’avrà.
JOHNSON
(con subita risoluzione)
Sii benedetta! Addio!
(Bacia Minnie sulla bocca, corre alla porta e apre.
– Una raffica di vento entra nella stanza)
Nevica!
(Chiude la porta. Ritorna la calma)
MINNIE
(corre alla finestra, trascinandoci Johnson e scosta
la cortine; con accento incalzante)
Guarda! Il monte
è tutto bianco: non c’è più sentier.
per l’andar!
JOHNSON
(agitatissimo)
Debbo!
MINNIE
Perché? Domani t’apriranno la via!
È il destino! Rimani!
(Colpi di revolver, rapidi)
JOHNSON
Ascolta!
MINNIE
Ascolta!
Forse è un bandito
Forse è Ramerrez! A noi che importa?
JOHNSON
(trasalendo, cupamente)
A noi che importa?…
(si slancia ancora verso l’uscita)
MINNIE
(concitata)
Resta! È destino!
JOHNSON
Resto!
Ma, ti giuro…
ch’io non ti lascio più…
(abbracciandola)
io non ti lascio più!
Mi stringo a te, confuso…
cuore a cuor, sol con te!…
JOHNSON, MINNIE
Dolce viver e morir…
e non lasciarci più!
MINNIE
Non lasciarci più!
JOHNSON
Col bacio tuo fa’ puro il labbro mio!
MINNIE
(appassionatamente)
Fammi, amor, degna di te!…
JOHNSON
(con ardore intenso, incalzando)
Sai dirmi
che sia questo soffrir?…
MINNIE
Fammi, amor, degna di te!…
JOHNSON
Non reggo più!… Ti voglio
per me!
JOHNSON, MINNIE
Eternamente
in estasi santa d’amor,
verso la vita,
sotto più fulgido ciel!
Ah, vivrem nella pace,
vivremo di bontà!
Mia gioia, o amor!
Con te, mio amor, con te!
JOHNSON
(In un languore di desiderio, la invoca, l’allaccia a
sé)
Minnie! Minnie!
MINNIE
(riscuotendosi, senza ripulsa)
Sognavo…
Si stava tanto bene!…
Ora conviene
darci la buona notte…
(Johnson scuote il capo triste; si domina; Minnie gli
accenna il letto)
Ecco il tuo letto…
Io presso il focolare…
JOHNSON
(opponendosi)
Non vorrò mai!
MINNIE
(subito)
Ci sono avvezza, sai?
Quasi ogni notte,
quando fa troppo freddo, mi rannicchio
in quella pelle d’orso e m’addormento.
(Minnie cerca nell’armadio una coperta e un
cuscino che posa sulla pelle d’orso vicino al focolare;
abbassa la lampada sulla tavola, salendo su
una sedia per giungervi; va dietro la guardaroba:
si sveste, rimanendo con la lunga camicia bianca
ricoperta da un ampio accappatoio di colore vivace;
Johnson ha gettato sul letto la sua giacca e il cappello;
estrae il revolver dalla custodia e lo pone,
dopo averlo armato, sul cuscino; va a chiudere le
cortine della finestra e si dispone a buttarsi sul letto,
quando riappare Minnie)
Ora mi puoi parlare,
là, dalla tua cuccetta…
JOHNSON
Benedetta!
(Le getta un bacio. – Johnson fa per gettarsi sul
letto; poi si avvicina all’uscio, origliando. – Minnie,
dopo aver aggiustato i cuscini, calzate le pianelle
indiane, s’inginocchia a pregare; si ravvolge nella
coperta e si corica. Urli e venti)
JOHNSON
(sottovoce, vicino all’uscio)
Che sarà?
MINNIE
(sottovoce)
Son folate di nevischio…
JOHNSON
(sottovoce)
Sembra gente che chiami…
MINNIE
(sottovoce)
È il vento dentro i rami…
(Johnson ritorna al lettuccio e vi si getta sopra)
MINNIE
(sorgendo un poco)
Dimmi il tuo nome…
JOHNSON
Dick…
MINNIE
Per sempre, Dick!
JOHNSON
Per sempre!
MINNIE
Non conoscesti mai
Nina Micheltorena?
JOHNSON
Mai.
MINNIE
Buona notte!
JOHNSON
Buona notte!
NICK
(di fuori)
Hello!
(Durante tutta la scena il vento ora cresce, ora si
queta, a folate. Minnie si alza, butta i cuscini nella
guardaroba; si appressa all’uscio)
MINNIE
(sommesso)
Chiamano…
NICK
(bussando alla porta)
Hello!
MINNIE
Chi sarà?
JOHNSON
(si alza, apre le cortine del letto e afferra il revolver)
Non rispondere!
(avanzandosi, impugnando il revolver)
Taci!
MINNIE
(sottovoce)
Non farti sentire.
È geloso, Jack Rance…
SONORA
(dal di fuori)
Hello!
NICK
(dal di fuori)
Hello!
(forte)
Hanno veduto
Ramerrez sul sentiero…
MINNIE
Vengono a darmi aiuto?
(Minnie spinge Johnson, riluttante, a nascondersi
dietro le cortine del letto. Minnie apre: entrano
Rance, Nick, Ashby, Sonora: Rance ha i calzoni
dentro lo stivale alto e un elegante soprabito;
Sonora ha il soprabito di bufalo; Ashby il soprabito
sul vestito del primo atto; Nick dei pezzi di coperta
ravvolti attorno le gambe; Nick e Ashby portano la
lanterna. Sono coperti di neve: Rance va verso la
tavola; Nick e Ashby lo seguono; Sonora è presso il
focolare)
SONORA
Sei salva!… Io tremo tutto.
NICK
Abbiam passato un brutto
quarto d’ora!…
MINNIE
(curiosa)
Perché? Perché?
RANCE
Temevamo per te…
MINNIE
(curiosa)
Per me?
ASHBY
Quel vostro Johnson…
NICK
Lo straniero…
RANCE
(con gioia velenosa)
Il tuo damo alla danza… era Ramerrez!
MINNIE
(colpita, stordita)
Che dite?! Che dite?! Che dite?!
RANCE
(scandendo bene le parole)
Abbiamo detto
che il tuo perfetto
Johnson di Sacramento
è un bandito da strada.
MINNIE
(con angoscia crescente, ribellandosi)
Ah! Non è vero! Lo so,
non è ver!…
RANCE
Bada…
di non fidarti troppo un’altra volta.
MINNIE
(scattando)
Non è vero! No! Mentite!
ASHBY
Questa notte alla “Polka”
è venuto a rubare…
MINNIE
Ma non rubò!
SONORA
(riflettendo)
Non ha rubato, è vero…
Pure, avrebbe potuto!…
RANCE
Ha detto Nick che Sid l’ha veduto
prender questo sentiero.
È vero, Nick?
(Minnie lo fissa, Nick si turba)
NICK
È vero…
RANCE
Qui finisce la traccia.
Tu non l’hai visto…
(guardando Minnie fissamente)
Dov’è dunque andato?
NICK
(vedendo il resto d’un sigaro sul canterano; fra sé)
(Uno dei nostri avana!)
(Minnie lo affissa)
NICK
(fra sé)
(È qui!…)
(con intenzione)
Forse ho sbagliato…
Quel Sid è una linguaccia!
MINNIE
(alteramente)
Ma chi vi ha detto, insomma,
che il bandito sia Johnson?
RANCE
(guardandola)
La sua donna.
MINNIE
(rapida, scattando)
La sua donna? Chi?
RANCE
(sogghignando)
Nina.
MINNIE
(subito)
Nina Micheltorena?
Lo conosce?
RANCE
(ironico)
È l’amante.
Quando capimmo d’essere giocati,
traemmo dietro Castro prigioniero,
e prendemmo il sentier
verso le “Palme”. Eravamo aspettati.
(Pausa)
Nina era là… Ci ha fatto
vedere il suo ritratto…
(mostrando il ritratto a Minnie)
A te!
MINNIE
(ridendo forte)
Ah! Ah!…
RANCE
Di che ridi?
MINNIE
(restituendo il ritratto)
Oh, di nulla, di nulla…
(con grande ironia)
La compagnia gentile
ch’egli si è scelto! Nina!
SONORA
Impara!
MINNIE
(con calma simulata)
Ora, ragazzi,
è tardi… Buona notte.
SONORA
(dolce)
Ti lasciamo dormire.
MINNIE
Grazie. Ora son calma.
ASHBY
Andiamo.
(si avviano tutti)
NICK
(a Minnie)
Se lo volete… io resto.
MINNIE
No. Buona notte.
ASHBY
(uscendo)
Buona notte.
(Escono tutti)
MINNIE
(Con grande disprezzo, rivolta a Johnson)
Vieni fuori! Vieni fuori! Vieni fuori!
(Johnson appare tra le cortine, vinto, disfatto)
Sei venuto a rubare!
JOHNSON
No…
MINNIE
Mentisci!
JOHNSON
No!
MINNIE
Si!
JOHNSON
Tutto m’accusa… Ma…
MINNIE
Finisci!
Dimmi perché sei qui,
se non è per rubare?
JOHNSON
(deciso, avvicinandosi a Minnie )
Ma quando io v’ho veduta…
MINNIE
(trattenendolo con gesto secco)
Adagio, adagio!… Non muovere un passo…
o chiamo aiuto! Un bandito! un bandito!…
(con sorda ironia)
Ah! ah! Son fortunata! Un bandito! un bandito!
(sdegnosa e violenta)
Puoi andartene! Va’!…
Va’, va’, va’!
(Va alla porta per aprirla; Johnson la trattiene d’un
gesto)
JOHNSON
Una parola sola!
Non mi difenderò… sono un dannato!
(Minnie si avvicina lentamente alla tavola, si lascia
cadere accasciata su una sedia e nasconde il viso
nelle braccia appoggiate alla tavola.)
Lo so, lo so! Ma non vi avrei rubato!
Sono Ramerrez: nacqui vagabondo
era ladro il mio nome
da quando venni al mondo.
Ma fino che visse
mio padre, io non sapevo.
Quando, or sono sei mesi
che mio padre morì…
Sola ricchezza mia,
per la madre e i fratelli, alla dimane,
l’eredità paterna: una masnada
di banditi da strada!
(triste)
L’accettai.
Era quello il destino mio!
Ma un giorno
v’ho incontrata…
(Minnie rialza la testa, senza guardare Johnson,
rimanendo come assorta nella visione della felicità
perduta)
Ho sognato
d’andarmene con voi tanto lontano,
per redimermi tutto in una vita
di lavoro e d’amore… E il labbro mio
mormorò una preghiera ardente: Oh Dio!
ch’ella non sappia mai la mia vergogna!
Il sogno è stato vano!
Ora ho finito…
MINNIE
(commossa, senza asprezza, guardando fissamente
Johnson)
Che voi siate un bandito…
ve lo perdoni Iddio.
(con grande amarezza)
Ma il primo bacio mio vi siete preso,
ché vi credevo mio, soltanto mio.
Andate, andate!…
(Dice queste parole macchinalmente, alzandosi
disfatta, cercando di farsi forza)
V’uccideranno… Che m’importa!
JOHNSON
(disperato, deciso, senz’armi, apre la porta, pronto
al sacrificio, come a un suicidio)
Addio!
(esce precipitosamente)
MINNIE
(rasciugandosi le lagrime)
È finita… Finita!
(Colpo di revolver, interno)
MINNIE
(ascoltando)
L’han ferito…
(con uno sforzo supremo su se stessa)
Che importa?
(Va all’uscio, inquieta; ritorna; va al canterano e
scoppia in lacrime, reclinando la testa sulle braccia.
– Si ode la caduta di Johnson presso la porta, che
viene scossa dall’urto. – Minnie ha un grido angoscioso
e represso; poi corre ad aprire; Johnson è
steso a terra, ferito)
JOHNSON
(con voce soffocata)
Non chiudete la porta…
(Minnie lo attira, aiutandolo ad entrare)
Debbo uscire…
(resistendo)
No!
MINNIE
Entra!
JOHNSON
(resistendo)
No!
MINNIE
Entra!…
JOHNSON
Non chiudete, no!…
MINNIE
Entra!
JOHNSON
No!
MINNIE
(trascinandolo disperata)
Entra!
JOHNSON
No!
MINNIE
Sta qui…
Sei ferito… Nasconditi qui!
(chiude la porta)
JOHNSON
No!
MINNIE
(con angoscia)
Sei ferito!
Nasconditi… nasconditi!
JOHNSON
Aprite la porta… voglio, voglio uscir!
MINNIE
Resta!
JOHNSON
No!…
MINNIE
(con sentimento d’angoscia)
Io t’amo, resta, resta…
(con grande anima)
Ah! Sei l’uomo che baciai la prima volta…
Non puoi morir!
(Sale su di una sedia, toglie dal gancio la scala a
piuoli, la lascia cadere a terra)
Su, su, su, presto!
JOHNSON
(resistendo)
No!…
MINNIE
(aiutandolo a salire)
Su, sàlvati!…
JOHNSON
(quasi mancando)
Non posso più…
MINNIE
Su, su, su, sàlvati…
Poi verrai con me.
Lontano!
JOHNSON
Non posso più…
MINNIE
(aiutandolo ancora)
Così… Lo puoi, lo devi…
Coraggio, su… T’amo, t’amo!
Su! su!
(Johnson si lascia cadere affranto sul solaio. – Si
bussa al di fuori con forza… più forte. – Minnie
discende, rialza in fretta la scala, l’aggancia;
rimane un po’ titubante e poi va ad aprire. – Apre la
porta. – Rance entra cautamente con la pistola spianata
esplorando ogni angolo).
MINNIE
Che c’è di nuovo, Jack?
RANCE
(volgendosi, severo, imperioso)
Non sono Jack… Son lo Sceriffo, a caccia
del tuo Johnson d’inferno.
N’ho seguito la traccia.
Dev’esser qui. Dov’è?
MINNIE
(aspramente)
Ah, mi avete seccato
con questo vostro Ramerrez!
RANCE
(spianando la pistola verso il letto e avanzando)
È là!
Non c’è…
(impazientito)
Ma l’ho ferito,
perdio, ne sono certo!
Non può esser fuggito!
Non può esser che qua.
MINNIE
(sempre più aspra)
E cercatelo, dunque! Rovistate
dove vi pare, e poi
levatevi dai piedi
una volta per sempre!
RANCE
(con un sussulto, abbassando la pistola)
Mi giuri che non c’è?
MINNIE
(beffarda)
Perché non seguitate
a cercarlo?
RANCE
(si guarda attorno, guarda Minnie, poi ripone la
pistola in tasca, si leva il mantello e il berretto e li
pone su una sedia vicino alla tavola)
E sarà! L’avrò sbagliato…
(volgendosi a Minnie con impeto improvviso)
Ma dirmi che non l’ami!…
MINNIE
(sprezzante)
Siete pazzo!
RANCE
(avvicinandosi, pallido, tremante)
Lo vedi!
Sono pazzo di te!… T’amo, ti voglio!…
(L’abbraccia violentemente cercando di baciarla)
MINNIE
(svincolandosi)
Vigliacco!
RANCE
(rincorrendola)
Ti voglio!
MINNIE
(afferrando una bottiglia e minacciandolo sulla
testa)
Vigliacco!
Ah! Via di qua, vigliacco!…
Esci, vigliacco, esci!
Via di qua, via di qua!
(incalza Rance verso l’uscita)
RANCE
(indietreggia con atto minaccioso, fermandosi sotto
il ballatoio; si avvicina al tavolo, prende il mantello
e il berretto e si avvia verso l’uscita)
Sei fiera! L’ami! Vuoi
serbarti a lui… Sì, vado.
(stende una mano verso Minnie; una stilla di sangue,
gocciando dal solaio, gli cade sulla mano. Egli si
sofferma, stupito)
Ma ti giuro…
che non ti avrà!…
Oh, strano!
Del sangue sulla mano…
MINNIE
(con voce tremante)
Forse v’avrò graffiato!…
RANCE
(serio)
No, non c’è graffio… Guarda!…
(asciugandosi la mano col fazzoletto sul quale, dal
solaio, cadono ancora goccie di sangue)
… e sangue ancora!…
(guardando il solaio – poi con un grido di gioia e
d’odio, come avventandosi)
È là! è là!
MINNIE
(opponendosi a Rance con tutte le sue forze)
Ah, no… non voglio!
RANCE
(cercando sciogliersi dalla stretta di Minnie)
Lasciami!
MINNIE
Ah! no! no! non voglio!
(si attacca con violenza a Rance.)
Non voglio!
RANCE
Lasciami!
MINNIE
(gridando)
No!
(Johnson dal ballatoio si trascina verso la botola e
con la faccia esterrefatta segue l’azione fra Minnie e
Rance)
RANCE
(brutalmente si svincola dalla stretta di Minnie e la
getta a terra)
Lasciami!
MINNIE
(gridando)
No! no!
RANCE
(imperioso, rivolto verso il solaio)
Mister Johnson, scendete!
(Sale su di una scala, abbassa la scala del solaio e
vi si pone di faccia con la pistola puntata)
MINNIE
(disperata, trascinandosi a ginocchi)
Aspettate, aspettate,
non può, non può,
vedete, non può, no!
(Johnson con uno sforzo supremo comincia a discendere
pallido e sofferente, ma con volto fiero)
RANCE
(impaziente)
Scendete,
o perdio…
MINNIE
(smarrita, implorante)
Un minuto, Rance! Un minuto ancora!
RANCE
Un minuto? e perché?
(ridendo forte)
Ah, ah, che mutamento!…
(Johnson, aiutato da Minnie, ha disceso gli ultimi
scalini, si trascina verso il tavolo)
Volete ancor giuocare
la partita con me,
signor di Sacramento?
Lascio la scelta a voi
a corda od a pistola!
(Johnson si siede di peso sulla sedia, appoggia i
gomiti sul tavolo, vi abbandona sopra il capo. È svenuto)
MINNIE
(violenta)
Basta, uomo d’inferno!
Vedetelo: è svenuto.
Non può darvi più ascolto…
(disperata si preme le tempie colle mani, come per
cercare un’ispirazione, poi si avvicina a Rance e lo
guarda, cogli occhi negli occhi; con voce secca e
concitata)
Parliamoci fra noi… E si finisca!
Chi siete voi, Jack Rance? Un biscazziere.
E Johnson? Un bandito.
(sguaiatamente)
Io? Padrona di bettola e di bisca
vivo sul whisky e l’oro,
Tutti del pari!
Tutti banditi e bari!
Stanotte avete chiesto una risposta
alla vostra passione…
Eccovi la mia posta!
RANCE
(studiandola)
Che vuoi dire?
MINNIE
(affannosamente)
Ch’io v’offro
quest’uomo e la mia vita!…
Una partita a poker!
Se vincete, prendetevi
questo ferito e me…
Ma se vinco, parola
di Jack Rance,
è mio quest’uomo!… Ah… è mio!
RANCE
Come l’ami! come l’ami!
Accetto, sì! T’avrò, t’avrò!
MINNIE
La parola?…
RANCE
So perdere come un signore… Ma perdio!…
son tutto della sete di te arso e distrutto…
ma se vinco, t’avrò…
(Rance siede al tavolo, getta a terra la tovaglia,
prende dalla tasca dell’abito un giuoco di carte e
comincia a mischiarle. – Minnie si ritrae con un
senso di repulsione, va verso l’armadio e vi si indugia.
Si vede che furtivamente si nasconde qualche
cosa in una calza)
RANCE
(impaziente)
Che aspetti?
MINNIE
(indugiando)
Cercavo un mazzo nuovo…
(avanzandosi, avvicinandosi al tavolo e deponendovi
il suo mazzo di carte)
Son nervosa
scusatemi.
(Rance mette da parte le sue carte, piglia quelle di
Minnie, le mischia, ne alza una e fa cenno a Minnie
di fare altrettanto per vedere chi dovrà prima dare le
carte – la sorte favorisce Rance)
È una cosa terribile
pensar che una partita
decide d’una vita.
(si siede al tavolo in faccia a Rance)
Siete pronto?
RANCE
Son pronto. Taglia. A te.
(Giocano)
MINNIE
Due mani sopra tre.
RANCE
Quante?
MINNIE
Due…
(Rance dà le carte)
RANCE
Che ha
che tu l’adori?
MINNIE
Voi che trovate in me?…
(I due giocatori guardano ansiosi le proprie carte)
MINNIE
(mostrando il gioco)
Che avete?
RANCE
(mostrando il gioco)
Io re.
MINNIE
Io re.
RANCE
Fante.
MINNIE
Regina.
RANCE
Hai vinto.
Alla mano seguente!
(Minnie piglia il mazzo di carte, lo mischia, fa
tagliare a Rance e poi dà le carte. – Minnie dà una
carta a Rance, guarda il proprio gioco e piglia
cinque carte)
MINNIE
Quante?
(dando carte a Rance)
RANCE
Una…
MINNIE
Due…
RANCE
Due assi e un paio…
MINNIE
(mostrando il suo gioco, con voce spenta)
Niente!
RANCE
(con gioia)
Pari! Siam pari! Evviva!
MINNIE
Ora è la decisiva?
RANCE
Si.
(Rance mischia le carte e poi le dà da tagliare a
Minnie)
Taglia!
MINNIE
(cercando raddolcirlo)
Rance, mi duole
(mentre taglia le carte)
delle amare parole…
RANCE
(acceso)
Scarta.
(Minnie scarta due carte; Rance le dà due carte e ne
piglia tre per sé)
MINNIE
Ho sempre pensato
bene di voi, Jack Rance…
e sempre penserò…
RANCE
(certo ormai della vittoria)
Io penso solamente che ti avrò
fra le mie braccia.
(I due giocatori guardano le proprie carte: Rance
esulta)
Tre re! Vedi: ti vinco!
MINNIE
(come se stesse per svenire)
Presto, Jack, per pietà!
Qualche cosa, sto male!
RANCE
(alzandosi premuroso)
Che debbo darvi?
MINNIE
(indicando la dispensa)
Là!
RANCE
Ah! la bottiglia… Vedo…
(andando verso la dispensa)
Ma il bicchiere dov’è?
MINNIE
Presto, Jack… Ve lo chiedo
per pietà!
(Minnie approfitta per cambiare rapidamente le
carte, mettendo quelle del gioco nel corsetto,
prendendo le altre preparate nella calza)
RANCE
(versa dell’acqua nel bicchiere e si avvicina a
Minnie)
So perché sei svenuta:
la partita è perduta!
MINNIE
(si alza trionfante)
Vi sbagliate. È la gioia! Ho vinto io
Tre assi e un paio!
RANCE
(guarda le carte di Minnie e poi dice freddamente))
Buona notte.
(Prende soprabito e cappello ed esce rapidamente.
– Minnie, appena Rance è uscito, butta per aria il
mazzo di carte e ride convulsamente)
MINNIE
Ah, ah, ah!…
È mio!
Ah… è mio!
(scoppia in un pianto angoscioso e abbraccia la
testa di Johnson).
ATTO TERZO
(La grande Selva Californiana. Lembo estremo della selva sul degradare lento di un contrafforte della
Sierra. Uno spiazzo circondato da tronchi enormi, dritti e nudi delle conifere secolari, che formano
intorno come un colonnato gigantesco. Nel fondo, dove la selva s’infoltisce sempre più, s’apre un sentiero
che s’interna tra i tronchi: qual e là appaiono picchi nevosi altissimi di montagne. Per lo spiazzo, che è
come un bivacco dei minatori, sono stesi dei grandi tronchi abbattuti, che servono da sedile; accanto ad
uno di questi arde un fuoco alimentato da grossi rami. Nella luce incerta della prim’alba la grandiosa
fuga dei tronchi rossigni muore in un velo folto di nebbia. Da un lato, nell’ampio tronco di un albero
colossale, è scavato un ripostiglio di arnesi da minatore – da un altro lato, tra felci ed arbusti, legato ad
un ramo, un cavallo insellato – a lui vicino Ashby addormentato – altri due cavalli, più nel fondo, vicino
a due uomini addormentati – sul davanti, vicino ad Ashby, altri tre uomini dormono sdraiati a terra
– Billy dorme, a destra, la testa appoggiata a un tronco d’albero – accanto a lui una corda già pronta per
il laccio.
Rance è seduto a sinistra presso il fuoco, con gli abiti in disordine, il viso stanco e sconvolto, i capelli arruffati.
Nick, pensieroso, è seduto in faccia a Rance. Nessun rumore turba il silenzio dell’alba invernale)
NICK
(attizzando il fuoco con la punta dello stivale; sottovoce,
cupamente)
Ve lo giuro, sceriffo:
darei tutte le mance
di dieci settimane
pur di tornare indietro d’una sola,
quando questo dannato
Johnson della malora
non ci s’era cacciato ancor fra i piedi!
RANCE
(con rabbia, cupamente)
Maledetto cane!
Parea ferito a morte…
E pensar che da allora,
mentre noi si gelava fra la neve,
è stato là, scaldato
dal respiro di Minnie, accarezzato,
baciato…
NICK
(con uno scatto di protesta; a bassa voce)
Oh, Rance!…
RANCE
Un ladro del suo stampo!
Avrei voluto a tutti
gridar quel che sapevo…
NICK
(con approvazione un po’ canzonatoria; con calma)
E non l’avete fatto.
È stato proprio un tratto
cavalleresco…
RANCE
(sogghignando amaramente, fra sé)
Ah, sì!
(a Nick, con rancore sostenuto)
Ma che ci vede, dimmi,
che ci trova la nostra Minnie
in quel fantoccio?…
NICK
(sorridendo, con fare accorto)
Mah! Qualcosa ci vedrà!…
(con comica filosofia)
Amore, amore!
Paradiso ed inferno, è quel che è:
(comincia ad albeggiare)
tutto il dannato mondo s’innamora!
Anche per Minnie è giunta oggi quell’ora.
(A poco a poco la luce del giorno va rischiarando la
scena. A un tratto un clamore lontano, vago e confuso
giunge dalla montagna. Ashby si sveglia, balza
in piedi di scatto e va verso il fondo. Anche Rance e
Nick si alzano e vengono nel mezzo della scena)
VOCI LONTANE
Ah!… Ah!… Ah!…
(Gli uomini sdraiati a terra si svegliano e rimontano
la scena, dirigendosi al fondo e sui lati: i due
cavalieri si svegliano anch’essi e si tengono pronti a
montare in sella. Billy si sveglia, e senza mostrare la
minima attenzione agli altri, leva di tasca un giuoco
di carte e si mette, con grande lentezza, a fare un
solitario fumando la pipa.)
ASHBY
(all’udire le voci grida, scendendo in mezzo alla
scena)
Urrah, ragazzi!… Urrah!… urrah!
(rivolto a Rance)
Sceriffo, avete udito?
N’ero certo!
Han trovato il bandito!…
Una buona giornata per Wells Fargo!…
VOCI PIÙ VICINE
(da vari punti)
Holla.!… Holla!… Holla!…
Ah!… Ah!… Ah!…
ASHBY
(a Rance)
Non udite? Ah, questa volta
non mi sfuggi, brigante!
RANCE
(amaro)
Siete più fortunato di me!
ASHBY
(osservandolo, stringendo gli occhi con uno sguardo indagatore)
Da quella notte là, alla “Polka”
non vi ho capito più,
sceriffo…
(Rance alza le spalle e non risponde).
VOCI VICINISSIME
Holla.!… Holla!… Holla!…
(Un gruppo di uomini, seguiti da due cavalieri, sbucano
correndo dal fondo a destra, traversando la
scena con un movimento aggirante. Alcuni hanno in
pugno coltellacci e pistole, altri delle vanghe e dei
bastoni. Gridano tutti confusamente, come cani che
inseguano un selvatico.)
ASHBY
(lanciandosi verso di loro)
Holla!…
Fermi tutti, perdio!
(La folla degli inseguitori si ferma un istante, volgendosi
alle grida)
Giù le armi! Dev’esser preso vivo!
(ad un gruppo di altri che sopraggiungono da sinistra)
Dov’è?
MINATORI
S’insegue…
(indicando la direzione)
Per di qua…
ASHBY
Dove?
MINATORI
Di là, di là dal monte!
Il bosco fino a valle
è già tutto in allarme
Ashby, a fra poco!
Addio!
ASHBY
(balzando in sella al cavallo)
Vengo con voi!
MINATORI
Urrah!… Urrah!… Urrah!…
(Ashby saluta con la mano Rance e Nick e si allontana
al trotto preceduto dai minatori e seguito da
quattro cavalieri.)
MINATORI
(indicando la direzione)
Per di qua!
Per di qua!
(Il gruppo scompare fra gli alberi. Nick e Rance
rimangono soli)
RANCE
(levando le braccia, come per rivolgersi verso la
casa di Minnie, in uno scatto di gioia crudele)
Ora piangi tu, o Minnie! or piangi tu!
(Nick va verso il fondo e guarda ansioso, a destra e
a sinistra)
Per te soltanto
mi son disfatto per notti di pianto,
e tu ridevi alla miseria mia!
Ora quel pianto mi trabocca in riso!
Minnie, ora piangi tu… che m’hai deriso!
Quegli che amasti non ritornerà:
La corda è pronta che l’impiccherà!
(Si getta a sedere sul tronco riverso, serbando sul
viso il suo riso cattivo. Alcuni minatori entrano in
scena correndo da destra)
VOCI INTERNE
(sempre più vicine)
Ah!… Ah!…
NICK
(ai più prossimi, interrogandoli)
Dite!… Dite!
MINATORI
È rinchiuso!
Avanti, avanti!
Fra poco!
(escono di scena a sinistra correndo)
Avanti, avanti!
(La muta furiosa si è allontanata. Nick riprende la
sua passeggiata, cogitabondo, e si ferma vicino a
Rance, che è ancora seduto, chiuso e torvo)
VOCI INTERNE
Hurrah!!
ALTRI
(a Nick, senza fermarsi)
Fra poco!
ALTRI
(che sopraggiungono, incitando gli altri alla corsa)
Avanti!…
(La muta furiosa si è allontanata. Nick riprende la
sua passeggiata, cogitabondo, poi si ferma vicino a
Rance, che è ancora seduto, chiuso e torvo)
VOCI INTERNE
Urrah!…
NICK
Sceriffo, avete udito?
RANCE
(senza rispondergli, con ira sorda, guardando in
terra)
Johnson… di Sacramento,
un demonio t’assiste! Ma, perdio!…
se ti prendono al laccio
e non ti faccio
scontare ogni tormento,
puoi sputarmi sul viso!…
(Giunge da sinistra un’altra turba urlante d’uomini
a piedi. Vedendo Rance e Nick sì fermano. Harry e
Bello sono avanti a tutti)
VOCI E JOE
Fugge! Fugge!…
RANCE
(scattando in piedi e slanciandosi verso Harry)
Ah, perdio!
(Alcuni si arrestano all’esclamazione di Rance, ma
con gesti e con movimenti debbono rendere l’azione
viva e febbrile seguendo i diversi dettagli del racconto
di Harry e Bello.)
HARRY
E montato a cavallo!…
RANCE
(facendosi in mezzo alla turba in clamore, gridando)
Come? Dove?…
HARRY, JOE E BELLO
(ansando)
Alla Bota
già un uomo gli era sopra…
HARRY E JOE
Sembrava ormai spacciato!…
MINATORI
Non gli restava scampo!
Già l’aveva acciuffato pei capelli…
(Un altro gruppo di uomini viene correndo da sinistra)
Quand’ecco…
RANCE
Racconta…
HARRY, JOE E BELLO
Quand’ecco il maledetto
con un colpo lo sbalza
giù d’arcioni, s’afferra
ai crini, balza in sella,
sprona, e… via come un lampo!
(Nel fondo passano al galoppo quattro cavalieri e
scompaiono a destra)
VOCI
(varie)
Gli uomini di Wells Fargo
l’inseguono a cavallo!
Ashby è con la sua gente!
Gli son tutti alle spalle!
Han passato il torrente!
Corron giù per la valle!
E un turbine che passa!…
(agitando i cappelli verso i cavalieri)
Guardate! Guardate!
Urrah!… Urrah!…
HARRY, JOE, BELLO E MINATORI
Ah!
(grido di gioia)
Via, ragazzi!…
Alla caccia!
Alla valle!… Alla valle!
Via tutti! Via tutti!…
(Stanno per lanciarsi nuovamente, quando il
galoppo lontano di un cavallo a corsa sfrenata li
arresta)
JOE
(indicando in direzione degli alberi, a sinistra)
È Sonora, guardate!…
SONORA
(da lontano)
Holla!… Holla!…
JOE E MINATORI
Holla!… Holla!…
(Fanno largo a Sonora e alcuni gli vanno incontro
correndo. – Sonora entra a galoppo. Rance afferra
per la briglia il cavallo e lo ferma. Sonora scende da
cavallo seguito da quattro minatori)
RANCE
(afferrando Sonora per un braccio)
Racconta!…
HARRY, JOE, BELLO E MINATORI
Racconta!
SONORA
(con un grido strozzato)
È preso!
TUTTI
(gridando)
Urrah!… Urrah!…
(Tutti si stringono attorno a Sonora, chiedendo notizie)
VOCI
(confuse)
Come fu?… -- Dov’è stato?
Non l’hai visto?…
Di’ su, presto!…
RANCE
Racconta!…
SONORA E MINATORI
(fan cenni d’essere affannati dalla corsa)
L’ho veduto!. Perdio! Pareva un lupo
stretto dai cani!… Fra poco sarà qui.
BELLO E MINATORI
Maledetto spagnuolo!
Che ne faremo?…
HARRY, JOE, SONORA, BELLO E MINATORI
Un ottimo pendaglio!
Lo faremo ballar!
(estraendo le pistole e fingendo di sparare)
E quando ballerà
Pam! Pam!
tireremo al bersaglio!
Pam! Pam!
(ballando e saltando in modo selvaggio)
«Dooda, dooda, dooda, dooda, day!…»
Lo faremo ballare appena arriva
Urrah!… Urrah!… Urrah!…
(avviandosi verso il fondo della scena a sinistra)
RANCE
Minnie, Minnie, è finita!
Io non fui, non parlai!
tenni fede al divieto!…
A che ti valse, a che ti vale, ormai?
Il tuo bel vagheggino
dondolerà da un albero al rovaio!
(si siede affranto)
NICK
(si avvicina a Billy sul davanti della scena e gli dà
una manciata d’oro. Rapidamente, gridato con forza
crescente)
Questo è per te…
Ritarda ancora a fare il laccio…
Guai se mi tradisci
(puntandogli la pistola in faccia)
In parola di Nick, bada, t’ammazzo!
(Nick fugge precipitosamente a destra. Compare dal
fondo a sinistra Ashby, a cavallo; lo segue un cavaliere
che tiene stretto, innanzi a sé sulla sella, Johnson.
Il viso sconvolto e graffiato, la camicia stracciata
su di una spalla, le mani legate dietro il dorso;
altri tre cavalieri, colle pistole in pugno, li seguono,
assieme ad alcuni minatori)
TRIN, HARRY, JOE, BELLO, HAPPY E MINATORI
A morte!… Al laccio!…
Al laccio lo spagnuolo!
A morte!…
ASHBY
(a Rance, dal centro della scena)
Sceriffo Rance! Consegno a voi quest’uomo
perché sia dato alla comunità.
Faccia essa giustizia!…
(I cavalieri smontano, fanno scendere di sella Johnson
e lo spingono sul davanti della scena: i minatori
si dispongono davanti a lui; chi è seduto sui tronchi
d’alberi, chi in piedi, a gruppi, a guisa di un tribunale:
Rance è a destra, sul davanti: i cavalieri
appiedati nel fondo, a destra e a sinistra. Billy continua
indifferente il suo gioco.)
TRIN, HARRY, JOE, BELLO, HAPPY E MINATORI
La farà!…
ASHBY
(a Johnson, da fondo, mentre si allontana a cavallo)
Buona fortuna, o mio bel gentiluomo!
RANCE
(dopo aver acceso un sigaro, si avvicina a Johnson,
che è nel mezzo, isolato, e gli getta una lunga boccata
di fumo in viso. Ironico)
E così, Mister Johnson, come va?
Scusate se vi abbiamo disturbato…
JOHNSON
(sdegnoso, guardandolo fisso)
Purché facciate presto!…
RANCE
Oh, quanto a questo bastano a sbrigarci
pochi minuti…
JOHNSON
(indifferente)
È quello che desidero.
RANCE
E che desideran tutti, vero?
(La turba dei minatori si stringe attorno ai due
uomini con un brontolio iroso e impaziente. Il brontolio
sordo che corre fra i minatori scoppia ad un
tratto in un tumulto rabbioso, violentissimo. Tutti
sono intorno a Johnson che li fronteggia colla sua
fierezza sdegnosa e il busto eretto, la fronte aggrottata,
e lo investono con gesti e voci minacciose)
VOCI
(con violenza)
Al laccio!
A morte!
Cane!…
Figlio di cane!… Ladro!…
HARRY
(con accanimento, avanzandosi verso Johnson)
Hai saccheggiato
tutto il paese!…
BELLO
(con accanimento, avanzandosi verso Johnson)
La tua banda ladra
ha rubato ed ucciso!…
JOHNSON
(scattando)
No!… No!…
TRIN
(con accanimento avanzandosi verso Johnson)
La squadra
di Monterey, bandito,
fu massacrata dalle faccie gialle
(avvicinando la faccia a Johnson)
di quelle tue canaglie messicane!…
HAPPY
Pugnalasti alle spalle
il povero Tommy!…
JOHNSON
(pallidissimo)
No! Non è vero!…
HAPPY E MINATORI
Si!
HARRY
(dando un pugno sul viso di Johnson)
Non è un mese, alla valle
fu ucciso un postiglione!
BELLO
Tu lo uccidesti!…
JOHNSON
No!
VOCI
A morte!…
JOHNSON
(fierissimo, alzando il capo, con gli occhi sfavillanti
sotto le sopracciglia corrugate)
Maledizione a me!…
Fui ladro, ma assassino mai!
JOE, BELLO E MINATORI
No, non è ver!…
HARRY E MINATORI
Se pure, fu la sorte
che ti aiutò!
TRIN
(sommessamente, con accento drammatico)
Alla “Polka” quella notte
venisti per rubare…
SONORA
Furon gli occhi e il sorriso
di Minnie, a disarmarti!…
BELLO
Anche lei ci hai rubato!
HARRY
Ladro! Ladro!
BELLO
Ladro d’oro
e di ragazze!
VOCI
Al laccio lo spagnuolo!
A morte!… A morte!…
Billy ha la mano maestra!…
E sarai fatto re della foresta!…
A morte!
TRIN, HARRY, JOE E MINATORI
Ti faremo ballare
l’ultima contraddanza…
(Tutti si stringono, rabbiosi, intorno a Johnson,
cosicché egli appare sommerso fra quella gente infuriata)
SONORA, BELLO, HAPPY E MINATORI
Ti faremo scontare
le carezze di Minnie…
MINATORI
Ti faremo cantare la romanza
della “Bella fanciulla”!…
Sarai fatto re della foresta!…
A morte!
RANCE
(scostando i più accaniti, avvicinandosi a Johnson e
battendogli un mano sulla spalla, con fare ironico))
Non vi preoccupate, caballero!
È una cosa da nulla…
(La turba si scosta, cosicché Johnson rimane ancora
isolato nel mezzo)
JOHNSON
(con fierezza ed esaltandosi)
Risparmiate lo scherno… Della morte…
non mi metto pensiero: e ben voi tutti
lo sapete!
(con sprezzo altezzoso)
Pistola o laccio è uguale…
Se mi sciogliete un braccio,
mi sgozzo di mia mano!
D’altro voglio parlarvi:
(con grande sentimento)
della donna ch’io amo…
(Un mormorio di sorpresa serpeggia fra la folla dei
minatori)
RANCE
(con scatto, guardando l’orologio)
Hai due minuti per amarla ancora…
VOCI
(mormorato sommesso)
Basta, perdio!
Fatelo star zitto!…
Che sfacciato, basta!
(con accento represso d’ira)
Basta!
Alla corda!
Fatelo star zitto!
Parlerà da quel ramo!…
SONORA
(con autorità, dominando il tumulto)
Lasciatelo parlare!
(tutti tacciono)
È nel suo dritto!…
(Si fa accanto a Johnson e lo guarda fisso, combattuto
fra l’odio, l’ammirazione e la gelosia.)
JOHNSON
(sorpreso)
Ti ringrazio, Sonora!…
(rivolto a tutti)
Per lei, per lei soltanto,
che tutti amate,
a voi chiedo una grazia e una promessa…
Ch’ella non sappia mai come son morto!
(mormorii sommessi)
RANCE
(guardando l’orologio, nervoso)
Un minuto… sii breve.
JOHNSON
(con grande espressione, esaltandosi, col viso quasi
sorridente)
Ch’ella mi creda libero e lontano,
sopra una nuova via di redenzione!…
Aspetterà ch’io torni…
E passeranno i giorni…
ed io non tornerò…
Minnie, della mia vita mio solo fiore,
(Mormorio sdegnoso)
Minnie, che m’hai voluto tanto bene!…
Ah! tu della mia vita mio solo fior!
RANCE
(si slancia su Johnson, lo colpisce con un pugno sul
viso)
Ah, sfacciato!…
MINATORI
(disapprovando Rance)
Uh!… Uh!… Uh!…
RANCE
(a Johnson)
Hai null’altro
da dire?…
JOHNSON
(con alterigia)
Nulla. Andiamo!
(Rance va verso il fondo per cercare l’albero al
quale sarà appiccato Johnson: lo seguono alcuni
minatori. – Rance indica colla mano l’albero scelto:
la turba si muove tutta, ondeggiando, verso quel
punto. – Sonora rotola un sasso sino a portarlo sotto
l’albero, poi si avvicina a johnson, lo tocca su di
una spalla; Johnson si avvia con passo sicuro verso
l’albero, sale sopra il sasso e calmo, stoico, attende
il proprio destino. Rance vede Billy seduto a terra;
gli si avvicina e con un calcio lo obbliga ad alzarsi.
Billy si alza, tenendo il laccio in una mano e si
avvia verso l’albero; Sonora gli strappa dalle mani
il laccio, respinge brutalmente Billy, e poi getta il
laccio ad un minatore che è salito sull’albero e si è
messo a cavalcioni su di un ramo; il minatore lascia
penzolare il laccio che viene posto al collo di Johnson
e getta l’altro lato della corda a terra: questa
viene afferrata da tre minatori che si accingono ad
impiccare Johnson – gli altri gli sono d’intorno:
alcuni hanno impugnato le pistole e le appuntano
verso Johnson. Billy è tornato a sedersi e ripiglia il
suo giuoco, fumando la pipa. – Un grido acutissimo
giunge da destra col rumore sordo di un galoppo.
– Tutti si fermano e si volgono: i tre minatori che
stavano per impiccar Johnson lasciano la corda
e corrono verso il fondo a destra; altri minatori li
seguono sorpresi; il minatore a cavalcioni del ramo
scende pure a terra.)
MINNIE
(con grido selvaggio)
Ah! Ah! Ah!…
VOCI
È Minnie!… È Minnie!… È Minnie!…
(Scena confusa. Tutti guardano verso il fondo da
dove apparirà Minnie a cavallo)
RANCE
(slanciandosi verso Johnson e gridando come un
forsennato)
Impiccatelo!…
(Nessuno bada a Rance. Tutti si agitano per l’arrivo
di Minnie)
RANCE
(slanciandosi a destra e a sinistra incitando la folla)
Impiccatelo!…
(Minnie arriva in scena a cavallo, discinta, i capelli
al vento, scende, corre verso il gruppo che circonda
Johnson, afferra la corda abbandonata dai tre
minatori e si pone davanti a Johnson, difendendolo
col proprio corpo. – La folla dei minatori si ritrae,
Johnson rimane immobile col laccio al collo).
RANCE
Impiccatelo!…
Ah!
MINNIE
Ah, no!… Chi l’oserà?
RANCE
(facendolesi innanzi)
La giustizia lo vuol!
MINNIE
(fronteggiandolo)
E di quale giustizia parli tu,
vecchio bandito?
RANCE
(fa segno di minaccia e s’avvicina a Minnie)
Bada,
donna, alle tue parole!
MINNIE
(guardandolo negli occhi)
Che puoi farmi? Non ti temo!…
Ah!
(Qualcuno dei minatori risolutamente si avvicina a
Johnson. Minnie d’un balzo si pone dinanzi a Johnson
spianando la pistola. I minatori si ritraggono;
un altro gruppo di minatori si avanza minaccioso,
ma indietreggia davanti alla pistola spianata da
Minnie)
RANCE
(incitando la folla)
Strappatela di là!
Nessun di voi
ha sangue nelle vene?
(La turba non si muove, come affascinata dallo
sguardo di Minnie)
Una gonna vi fa sbiancare il viso?
(incitando sempre la folla)
Strappatela di là!
(cercando di spingere alcuni verso Minnie)
Orsù!…
MINNIE
Avanti!…
(Si stringe più accanto a Johnson, appoggia il viso
sulla sua spalla continuando a fissare la turba con
uno sguardo di sfida, sempre spianando la pistola)
RANCE
(come pazzo di rabbia)
Finiamola! Bisogna
che giustizia sia fatta!
MINNIE
Osate!…
VOCI
Basta!..- Al laccio!…
(La turba, esaltandosi a poco a poco si stringe
attorno a Minnie e a Johnson. – La turba, ripresa
dal suo furore d’odio e di gelosia, si avanza più
minacciosa. – Due degli uomini armati che fiancheggiano
l’albero, afferrano Minnie alle spalle: essa si
divincola e si aggrappa ancora a Johnson alzando
rapidamente la pistola)
MINNIE
Lasciatemi, o l’uccido,
e m’uccido!
SONORA
(con un grido, gettandosi fra lei e la turba)
Lasciatela!--. Lasciatela!.-- Lasciatela!
(Tutti si ritraggono. Rance, pallido e torvo, si discosta
e si siede sul tronco d’albero presso al fuoco.
Sonora rimane in piedi presso Minnie e Johnson,
minaccioso)
MINNIE
(pallidissima, tremante di sdegno, la voce sibilante)
Non vi fu mai chi disse
«Basta!» quando per voi
davo i miei giovani anni…
(con amarezza e risentimento)
quando, perduta fra bestemmie e risse,
dividevo gli affanni
e i disagi con voi… Nessuno ha detto
allora «Basta!».
(La turba tace colpita. Molti abbassano il capo)
Ora quest’uomo è mio
com’è di Dio!
Dio nel ciel l’aveva benedetto!
Se ne andava lontano,
verso nuovi orizzonti!..,
Il bandito che fu
è già morto lassù, sotto il mio tetto.
Voi non potete ucciderlo!
No!
(Una commozione rude comincia ad impadronirsi di
tutti gli animi. Nessuno più protesta)
SONORA
(con un grido che pare un singhiozzo)
Ah, Minnie, più dell’oro
ci ha rubato, il tuo cuore!…
MINNIE
(dolcemente, con affetto)
Il mio Sonora buono,
sarà primo al perdono…
SONORA
(soggiogato, commosso, abbassa gli occhi)
Minnie!
MINNIE
Perdonerai
come perdonerete tutti…
VOCI
(commossi e a testa bassa)
No!
Non possiamo!…
MINNIE
Si può ciò che si vuole!
(va verso Joe)
E anche tu lo vorrai,
Joe… Non sei tu che m’offrivi i fiori,
simili a quelli delle tue brughiere?
(rivolgendosi a Harry, accarezzandogli la mano)
Harry, e tu, quante sere
t’ho vegliato morente…
e nel delirio credevi vedere
la tua piccola Maud,
(Harry si pone una mano sul viso e piange)
la sorella che adori,
venuta di lontano…
(a Trin con dolcezza)
E tu mio Trin, a cui ressi la mano
quando scrivevi
le prime incerte lettere,
che partivan di qui per San Domingo…
(rivolgendosi a Happy, poi a Bello, accarezzandolo
alla guancia)
E tu, buon Happy, e tu,
Bello, che hai gli occhi ceruli d’un bimbo,
(rivolgendosi a tutti)
e voi tutti, fratelli del mio cuore,
anime rudi e buone…
(gettando via la pistola)
Ecco, getto quest’arma! Torno quella
che fui per voi, l’amica, la sorella
che un giorno v’insegnò
una suprema verità d’amore!
Fratelli, non v’è al mondo peccatore
cui non s’apra una via di redenzione!
SONORA
(a un gruppo di minatori)
È necessario…
Troppo le dobbiamo!
(ad un minatore)
Deciditi anche tu!
HAPPY
(scuotendo la testa)
Non possiam!
VOCI
Non possiam!
SONORA
(ad Happy)
Tu taci!
VOCI
Non possiam!
SONORA
È nel suo diritto!
È necessario…
VOCI
(a Sonora)
E Ashby che dirà.?
No, non possiam!
SONORA
Dirà quel che vorrà!
I padroni siam noi!
VOCI
Non possiam!
SONORA
Andiamo!
(investendo un minatore)
Non t’opporre, tu.
(ad altri)
Andiamo, ragazzi!
VOCI
No, no!
È una viltà!
SONORA
(ad un altro gruppo)
È necessario…
VOCI
No, non possiam!
SONORA
(ad uno solo)
Non t’opporre, tu!
VOCI
Per rispetto a Rance…
Non possiamo!
SONORA
Deciditi anche tu.
VOCI
È una viltà!
Non possiamo!
SONORA
(ad alcuni)
Andiamo!
VOCI
(stringendosi nelle spalle)
Tu lo vuoi…
Non possiamo, no, no!
Non si può resistere!
Rideran di noi!
(ad uno)
Anche tu, su, via!
Anche tu!
M’han fatto piangere!
Per me, lo fate!
SONORA
(ad un gruppo di uomini)
Guardate come l’ama!
VOCI
E come è bella!
È una viltà…
(I minatori, con moti espressivi assentono)
Resister non possiam, no!…
(ad un gruppo di minatori)
Minnie merita tutto!…
(Sonora va all’albero e scioglie Johnson dal laccio e
dalla corda che gli legava le braccia. Johnson cade
in ginocchio, commosso, vicino a Minnie, mentre
essa pone la mano sulla testa di lui quasi benedicendolo)
SONORA
(si avanza verso Minnie; a Minnie con voce commossa)
Le tue parole sono
di Dio. Tu l’ami come
nessuno al mondo!…
In nome di tutti,
io te lo dono.
JOHNSON
(si rialza e stringe le mani di Sonora nelle sue; commosso)
Grazie, fratelli!
SONORA
(piangendo)
Va’, Minnie, addio!
MINATORI
Mai più ritornerai,
no, mai più, mai più!
(Minnie abbraccia Sonora, poi stringe la mano a
qualche minatore; vede Nick, che è entrato in scena
da qualche tempo ed ha seguito l’azione commosso;
vorrebbe salutarlo – ma Nick cade a terra, ai piedi
di Minnie, singhiozzando – questa si china su di lui,
gli accarezza la testa, poi si avvicina a Johnson e si
abbraccia a lui.)
MINNIE E JOHNSON
Addio, mia dolce terra,
addio, mia California!
MINATORI
No, mai più, no!
ritornerai!…
Addio!… mai più!
(Minnie è abbracciata a Johnson)
MINNIE E JOHNSON
Addio, mia dolce terra,
addio, mia California!
(si avviano)
Bei monti della Sierra,
nevi, addio!
MINATORI
(sottovoce, con grande melanconia)
Mai più ritornerai!…
mai più!…
(La turba è accasciata. Alcuni sono a terra e piangono,
altri appoggiati ai loro cavalli ed altri agli
alberi, si abbandonano al dolore – altri ancora,
tristamente, fanno cenni di addio a Minnie che va
allontanandosi: Sonora si lascia cadere su un tronco
d’albero e scoppia in dirotto pianto: Billy è indifferente
a questa scena di commozione e continua il
giuoco, calmo, freddo.)
MINNIE E JOHNSON
(allontanandosi)
Addio, mia California, addio…
MINATORI
Mai più… mai più…
MINNIE E JOHNSON
Addio, addio, addio!…
FINE DELL’OPERA
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Ultimo aggiornamento 4 aprile 2023