Preludio sinfonico, SC 32

per orchestra

Musica: Giacomo Puccini (1858 - 1924)
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, oficleide, timpani, grancassa, piatti, arpa, archi
Composizione: giugno - luglio 1883
Prima esecuzione: Milano, Regio Conservatorio di Musica, 15 luglio 1883
Edizione: Elkan & Vogel, Bryn Mawr, 1977
Guida all'ascolto (nota 1)

Arrivato a Milano ventiduenne nell'autunno del 1880, con una borsa di studio di cento lire mensili che gli era stata offerta dalla regina Margherita, Puccini si iscrive al Conservatorio dopo aver superato brillantemente l'esame di ammissione. In una lettera alla madre, Puccini racconta che "l'esame fu una sciocchezza perché mi fecero accompagnare un basso scritto di una riga, e poi mi fecero svolgere una melodia in re maggiore che mi riuscì felicemente; basta, è andata anche troppo bene". Il giovane compositore si aggiudicò il primo posto e a partire dal dicembre dell'80 frequentò per tre anni le lezioni di Antonio Bazzini e in seguito quelle di Amilcare Ponchielli, che diverrà suo intimo amico, e che lo introdurrà nei salotti culturali della città, frequentati in quegli anni da Arrigo Boito, Giuseppe Marruca e Alfredo Catalani. A questi anni di studio risalgono alcune composizioni giovanili come il Caprìccio sinfonico (compito d'esame per il Conservatorio del luglio 1883), e appunto il Preludio sinfonico eseguito a Milano il 15 luglio del 1882, in un concerto in cui si presentavano i lavori degli studenti.

L'abilità dello studente non sfuggì al celebre critico musicale Filippo Filippi che in una recensione apparsa sulla rivista "Perseveranza" del 15 luglio 1883 prediceva a Puccini un luminoso avvenire di sinfonista. C'è da rilevare che Filippi militava in Italia, insieme a Boito e Faccio, nella schiera dei sostenitori della musica sinfonica del romanticismo tedesco e della rivoluzione (o riforma) wagneriana, ed aveva notato l'influenza di Wagner sugli acerbi saggi compositivi del giovane lucchese.

Una delle gioie che procura l'ascolto delle opere giovanili di Puccini è la possibilità di imbattersi in vecchi "amici". Negli anni della maturità infatti il compositore riutilizzava regolarmente brani del suo periodo di studi: l'Agnus Dei della Messa di Gloria per esempio, fu utilizzato successivamente per il secondo atto di Manon Lescaut ("Sulla vetta tu del monte"); il tema iniziale della Bohème proviene dal Capriccio sinfonico, mentre nell'opera Edgar si ascoltano, fra l'altro, frammenti del Preludio sinfonico.

Nel Preludio sinfonico Puccini sviluppa in maniera sorprendente un materiale motivico molto semplice: l'intero brano è basato infatti sulla variazione cangiante e continua dell'inciso di quattro battute presentato all'inizio da flauti, oboi e clarinetti. Con un procedimento quanto mai interessante, lo stesso frammento - interamente diatonico nella prima esposizione affidata ai legni - è riproposto subito dopo da violini e viole, ma con un disegno cromatizzato nel profilo melodico e nella sostanza armonica; la memoria vola a quella vetta insuperabile che è il Preludio al Lohengrin di Wagner, gravitante nella medesima tonalità di la maggiore.

L'intero edificio del pezzo è innervato dalla dialettica di diatonismo e cromatismo; la tensione cresce fino ad esplodere nell'A tutta forza della battuta 112, in cui il tema viene scolpito dagli ottoni nella sua versione più tormentosamente cromatica, mentre gli archi scalpitano in un ostinato di quartine. Raggiunta l'acme della potenza sonora, il Preludio sinfonico si spegne in una coda rarefatta dove il giovane Puccini dà sfoggio di notevole eleganza e audacia armonica, spingendosi verso il fa maggiore prima di approdare alla dolce e malinconica tonalità d'impianto del pezzo.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia.
Roma, Auditorium Parco della Musica, 16 settembre 2011


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Ultimo aggiornamento 20 marzo 2026