Messa a quattro voci con orchestra (Messa di Gloria), SC 6

per tenore, baritono, coro e orchestra

Musica: Giacomo Puccini (1858 - 1924)
  1. Kyrie - Larghetto (la bemolle maggiore)
  2. Gloria - Allegro ma non troppo (do maggiore)
  3. Credo - Andante (do minore)
  4. Sanctus - Andante (sol maggiore)
  5. Agnus Dei - Andantino
Organico: tenore, baritono, coro misto, ottavino, 3 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, archi
Composizione: 1778 - 1880
Prima esecuzione: Lucca, 12 luglio 1880
Edizione: Ricordi, Milano, 1951

Utilizza il Credo SC 4 mentre il Kyrie fu poi utilizzato in Edgar e l’Agnus Dei in Manon Lescaut
Guida all'ascolto (nota 1)

Giacomo era la quinta generazione dei Puccini, famiglia di musicisti che dal primo Settecento aveva dato alla città di Lucca organisti della Cattedrale di San Martino, maestri della Cappella di Palazzo, docenti dell'Istituto musicale, autori di opere e di musica sacra. Quando nel 1864 muore il padre Michele, organista della Cattedrale e direttore dell'Istituto musicale fondato da Giovanni Pacini, Giacomo non ha nemmeno sei anni, ed è l'unico maschio in una famiglia di femmine, con ben sei sorelle. Il fratello Michele, infatti, nascerà un paio di mesi dopo la morte del padre, il 19 aprile di quell'anno. Secondo la mentalità dell'epoca, era quindi del tutto sensata la strada segnata da Pacini al 'garzoncello' rimasto orfano, al termine dell'orazione pronunciata nel corso della cerimonia funebre per l'amico e collega il 18 febbraio. Il ragazzo, infatti, è il "solo superstite ed erede di quella gloria, che i suoi antenati ben si meritarono nell'arte armonica, e che forse potrà egli far rivivere un giorno". Giacomo, a quanto pare, inizia la sua salita al Parnaso in maniera alquanto svogliata, ma la musica gli corre nel sangue. "Entra in classe solo per consumare i pantaloni sulla sedia - riportava uno dei suoi maestri al Seminario di Lucca sulla scheda scolastica, secondo quanto pubblicato da Dante Del Fiorentino nel suo libro su Puccini - non presta attenzione a nulla e continua a tamburellare sul banco come fosse un pianoforte. Non legge mai un libro". Il ragazzo, infatti, ottiene buoni risultati come organista all'Istituto, e se la cava bene col pianoforte, tanto da esibirsi al Caffè Caselli in via Fillungo, la via principale di Lucca, e forse anche in luoghi meno rispettabili, come era successo al giovane Brahms prima di lui. L'orizzonte di Puccini, tuttavia, rimaneva la musica sacra, com'era scritto nel destino della sua stirpe. I primi successi, infatti, arrivano da quel mondo, come il mottetto scritto nel 1877 per la festa di San Paolino, il patrono della città. Il critico della "Provincia di Lucca" scrisse dopo l'esecuzione dell'11 luglio nella chiesa intitolata al Santo: "Nell'udire quella musica a noi venne fatto di ripetere l'antico proverbio i figli dei gatti prendono i topi".

Un anno dopo, sempre nella chiesa di San Paolino, Puccini ebbe un successo ancor più lusinghiero con il Credo scritto per una Messa collettiva degli allievi dell'Istituto musicale, intitolato a Pacini dopo la sua scomparsa. La storia dei figli dei gatti, infine, sembra calzare a pennello soprattutto per l'intera Messa a quattro voci scritta nel 1879, ancora una volta per il giorno di San Paolino, la prima vera rivelazione del talento di Puccini.

Il lavoro, in realtà, non era del tutto nuovo, perché Puccini aveva ripreso il Credo scritto due anni prima, ma tutto il resto sì. Qui il critico della "Provincia di Lucca" si convinse definitivamente di averci visto giusto con la storia dei gatti, dato che la Messa era notevole per l'originalità dello stile, per la qualità delle melodie, per l'aderenza della musica "alla filosofia ed al concetto delle parole", per la scienza profusa nelle parti contrappuntistiche, che risultavano persino eccessivamente dotte in certi punti, come per esempio la fuga del Cum Sancto Spiritu. In altre parole, il figlio dei gatti aveva dimostrato di saper prendere i topi, ed era assolutamente necessario che la famiglia mandasse il giovane Puccini a perfezionare la sua arte in un centro importante qual era il Conservatorio di Milano, con l'aiuto di parenti e addirittura della Regina Margherita, alla quale la madre Albina si era rivolta per un sostegno dichiarandosi una "povera vedova".

Le dinastie musicali, però, nel secondo Ottocento erano ormai un ricordo del passato, e l'idea che Puccini seguisse le orme del padre come organista di San Martino non sembrava plausibile nemmeno alla famiglia. Dopo la Messa, infatti, Puccini non scrisse più una riga di musica sacra, e anche questo suo primo successo giovanile sarebbe rimasto sepolto nella chiesa di San Paolino se nel 1952 Del Fiorentino, diventato nel frattempo parroco della Chiesa di St. Lucy a Brooklyn, non avesse eseguito e pubblicato la Messa, ritrovata tra le carte che aveva consultato per preparare la biografia di Puccini. Il titolo scelto da Del Fiorentino, Messa di Gloria, in realtà è fuorviante, perché si riferisce al rilievo del Gloria all'interno della Messa, e non alla forma canonica della Messa di Gloria, di norma composta solamente da Kyrie e Gloria.

La musica sacra, ai tempi del giovane Puccini, era un guazzabuglio di contaminazioni tra il tempio e il teatro che provocarono, per reazione, la nascita del cosiddetto movimento ceciliano e la riscoperta del canto cristiano dei primi secoli. Le stesse esibizioni di Puccini nelle chiese e nei conventi della provincia di Lucca erano apprezzate da un lato per il calore e la fantasia del giovane organista, ma dall'altro criticate per l'uso disinvolto di melodie d'opera e per lo stile troppo vivace e mondano usato in un luogo sacro. Le obiezioni erano sollevate anche all'interno della sua stessa famiglia, per esempio dalla sorella Iginia, in procinto di prendere i voti come monaca agostiniana, influenzata dall'opinione negativa del cugino reverendo Roderigo Biagini. Il cuore di Puccini, ormai, era interamente rivolto al mondo del teatro, specie dopo aver assistito a un'Aida allestita con notevoli mezzi a Pisa. Puccini era andato a piedi nella città del Camposanto, in compagnia di alcuni amici, per vedere l'opera, riportandone un'impressione fortissima. Inevitabilmente forse, come succede ai giovani artisti, nella musica della Messa si riversano le molteplici passioni accumulate nel processo di formazione, in maniera però tutt'altro che arruffata e superficiale. L'influenza di Verdi, per esempio, è evidente fin dalle prime note del Kyrie, introdotto da una sensuale polifonia degli archi, rinforzata da un elemento di profilo più drammatico a note accentate. La scrittura vocale, comunque, s'ispira allo stile imitativo della polifonia classica di Palestrina, modello di studio nei Conservatori italiani dell'Ottocento. Quelle libertà mondane che la sorella Iginia rimproverava a Giacomo si manifestano subito, invece, all'inizio del Gloria, con un tema tambureggiante forse un po' troppo leggero per una dossologia solenne, specie se rinforzato da squilli di tromba garibaldini.

Et in terra pax e Laudamus te, inoltre, mostrano i segni della musica religiosa del suo tempo, studiata forse sui grandi oratori di Mendelssohn. Il primo, autentico esempio della mano di Puccini è il successivo Gratias agimus tibi, scritta per la voce di un tenore solista. Qui si scorge lo stile del futuro maestro di teatro, con un calore espressivo e un accento profondamente umano. L'ombra di Verdi si allunga prepotentemente sul Qui tollis, che non è una copia sbiadita dell'originale, bensì una bella pagina animata dalla sensibilità di Puccini per il flusso razionale ed estetico dell'armonia.

Cum Sancto Spiritu, che il critico della "Provincia di Lucca" aveva definito "un fugone coi baffi", è davvero un esercizio bachiano di alta scuola, dimostrando che la leggenda del Puccini pigro e svogliato non corrisponde poi alla realtà delle cose. Al contrario, forse il giovane maestro desideroso di mettersi in mostra ha voluto strafare, incorporando nella doppia fuga finale il tema del Gloria e gettando nella stretta conclusiva una massiccia dose di retorica sonora. Per un compositore di poco più che vent'anni, è un risultato tutt'altro che mediocre.

Venendo da un tale culmine, il vecchio Credo di due anni prima, con la sua professione di fede scolpita in un marmoreo do minore all'unisono dal coro con lettere fin troppo apertamente verdiane, sembra un passo indietro. Ma anche qui la copia è buona, con qualche tocco originale, come l'elegiaca marcia funebre in sol minore affidata ai soli baritoni per descrivere il Cristo crocefisso e sepolto per rimettere i nostri peccati.

Si torna a respirare un'aria nuova con le due brevi pagini finali, Sanctus e Benedictus e Agnus Dei. Il Benedictus, intonato da un baritono solista, è colorato nella sua semplicità da un'armonia fresca, che lascia intravedere l'autore di Manon Lescaut, così come leggero e intimo è il duetto finale tra baritono e tenore nell'Agnus Dei, punteggiato dal richiamo del coro Miserere nobis. Il sipario cala sulla Messa con un ritmo gentile di valzer, accompagnato solo dai fiati e dal pizzicato degli archi, una maniera discreta da parte di Puccini per dire addio alla tradizione di famiglia.

Oreste Bossini

Testo
Kirie
Kyrie, eleison. Kyrie, eleison. Kyrie, eleison.
Christe, eleison. Christe, eleison. Christe, eleison.
Kyrie, eleison. Kyrie, eleison. Kyrie, eleison.
Signore, pietà. Signore, pietà, Signore, pietà.
Cristo, pietà. Cristo, pietà. Cristo, pietà.
Signore, pietà, Signore, pietà, Signore, pietà.
Gloria
Gloria in excelsis Deo
Et in terra pax.
Laudamus Te, benedicimus Te,
adoramus Te, glorificamus Te,
Gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam.
Gloria in excelsis Deo
Et in terra pax.
Domine Deus, Rex coelestis, Deus Pater omnipotens.
Domine Fili Unigenite, Jesu Christe,
Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris:
Qui tollis peccata mundi
suscipe deprecationem nostram, miserere!
Quoniam Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus,
Tu solus Altissimus, Jesu Christe,
Cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris. Amen.
Gloria in excelsis Deo. Amen.
Gloria a Dio nell'alto dei cieli
e pace in terra.
Noi ti lodiamo, ti benediciamo,
ti adoriamo, ti glorifichiamo,
ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa,
Gloria a Dio nell'alto dei cieli
e pace in terra.
Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente.
Signore, Figlio unigenito. Gesù Cristo,
Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre:
tu che togli i peccati del mondo,
accogli la nostra supplica, abbi pietà di noi!
Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore,
Tu solo l'Altissimo, Gesù Cristo,
con lo Spirito Santo nella gloria di Dio Padre. Amen.
Gloria a Dio nell'alto dei cieli. Amen.
Credo
Credo in unum Deum,
Patrem omnipotentem,
Factorem caeli et terrae,
visibflium omnium et invisibilium
Et in unum Dominum lesum Christum,
Filium Dei unigenitum
et ex Patre natum
ante omnia saecula:
Deum de Deo, Lumen de Lumine,
Deum verum de Deo vero,
genitum, non factum, consubstantialem Patri:
per quem omnia facta sunt.
Qui propter nos homines
et propter nostram salutem,
descendit de caelis, et incarnatus est
de Spiritu Sancto ex Maria Virgine
et homo factus est, crucifixus etiam
prò nobis sub Pontio Pilato, passus
et sepultus est, et resurrexit tertia die
secundum Scripturas,
et ascendit in caelum, sedet ad
dexteram Patris, et iterum venturus
est cum gloria, iudicare vivos et
mortuos, cuius regni non erit finis.
Et in Spiritum Sanctum,
Dominum, qui ex Patre
Filioque procedit, qui cum Patre et
Filio simul adoratur et conglorificatur,
qui locutus est per prophetas.
Et unam sanctam catholicam
et apostolicam Ecclesiam.
Confiteor unum Baptisma
in remissionem peccatorum.
Et expecto resurrectionem mortuorum,
et vitam venturi saeculi. Amen.
Credo in un solo Dio,
Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili,
e in un solo Signore, Gesù Cristo
figlio di Dio unigenito
nato dal Padre
prima di tutti i secoli:
Dio da Dio, Luce da Luce,
Dio vero da Dio vero,
generato, non creato, della stessa sostanza del Padre:
per mezzo di lui tutte le cose sono state create.
Per noi uomini
e per la nostra salvezza discese dal cielo,
e si è incarnato nel seno della Vergine Maria
per opera dello Spirito Santo,
e si è fatto uomo, crocifisso per noi
sotto Ponzio Pilato,
morì e fu sepolto, il terzo giorno
resuscitò secondo le Scritture,
e salì al cielo, siede alla destra
del Padre, e di nuovo verrà,
nella gloria, per giudicare i vivi e
i morti, il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e procede
dal Padre e dal Figlio, con il Padre
e il Figlio è adorato e glorificato,
e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa, una santa,
cattolica e apostolica.
Professo un solo Battesimo
per il perdono dei peccati.
Aspetto la resurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà. Amen.
Sanctus e Benedictus
Sanctus, sanctus, sanctus
Dominus Deus Sabaoth
Pleni sunt caeli et terra
Pleni sunt gloria tua.
Hosanna in excelsis.
Benedictus qui venit
in nomine Domini.
Hosanna in excelsis.
Santo, santo, santo
il Signore Dio dell'universo.
I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria.
Osanna nell'alto dei cieli.
Benedetto colui che viene
nel nome del Signore.
Osanna nell'alto dei cieli.
Agnus Dei
Agnus Dei
Qui tollis peccata mundi
Miserere nobis
Agnus Dei
Qui tollis peccata mundi
Miserere nobis
Agnus Dei
Qui tollis peccata mundi
Dona nobis pacem.
Agnello di Dio
che togli i peccati del mondo
abbi pietà di noi
agnello di Dio
che togli i peccati del mondo
abbi pietà di noi
agnello di Dio
che togli i peccati del mondo
dona a noi la pace.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia.
Roma, Auditorium Parco della Musica, 21 aprile 2022


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Ultimo aggiornamento 19 maggio 2023