Capriccio sinfonico in fa maggiore, SC 55

per orchestra

Musica: Giacomo Puccini (1858 - 1924)
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, triangolo, grancassa, piatti, arpa, archi
Composizione: giugno - luglio 1883
Prima esecuzione: Milano, Regio Conservatorio di Musica, 14 luglio 1883
Edizione: Ricordi, Milano, 1975
Dedica: principe Carlo Poniatowsky

Scritto per il saggio finale del Conservatorio; ripreso parzialmente in Bohème
Guida all'ascolto (nota 1)

Arrivato a Milano ventiduenne nell'autunno del 1880, con una borsa di studio di cento lire mensili che gli era stata offerta dalla regina Margherita, Puccini si iscrive al Conservatorio dopo aver superato brillantemente l'esame di ammissione. In una lettera alla madre, Puccini racconta che "l'esame fu una sciocchezza perché mi fecero accompagnare un basso scritto di una riga, e poi mi fecero svolgere una melodia in re maggiore che mi riuscì felicemente; basta, è andata anche troppo bene".

Il giovane compositore si aggiudicò il primo posto e a partire dal dicembre dell'80 frequentò per tre anni le lezioni di Antonio Bazzini e in seguito quelle di Amilcare Ponchielli, che diverrà suo intimo amico, e che lo introdurrà nei salotti culturali della città, (frequentati in quegli anni da Arrigo Boito, Giuseppe Martucci e Alfredo Catalani. A questi anni di studio risalgono alcune composizioni giovanili come il Caprìccio sinfonico, diretto nel luglio 1883 da Franco Faccio, un nome di alto prestigio nella vita musicale del tempo, come saggio finale al Conservatorio di Milano, e il Preludio sinfonico, eseguito a Milano nel 1882, in un concerto in cui si presentavano i lavori degli studenti.

L'abilità dello studente non sfuggì al celebre critico musicale Filippo Filippi che in una recensione apparsa sulla rivista "Perseveranza" del 15 luglio 1883 prediceva a Puccini un luminoso avvenire di sinfonista: "In Puccini c'è un deciso e rarissimo temperamento musicale, specialmente sinfonista. Unità di stile, personalità, carattere. Nel suo Capriccio sinfonico c'è tanta di questa roba, come ben pochi ne hanno tra i compositori più consumati nelle prove d'orchestra e dei concerti [...] Non ci sono né incertezze, né cincischi, e il giovane autore, preso l'aire, non si smarrisce, non va fuori dal seminato. Le idee sono chiare, robuste, efficacissime, sostenute da molta verità, da molta arditezza d'armonia". C'è da rilevare che Filippi militava in Italia, insieme a Boito e Faccio, nella schiera dei sostenitori della musica sinfonica del Romanticismo tedesco e della rivoluzione (o riforma) wagneriana, ed aveva notato l'influenza di Wagner sugli acerbi saggi compositivi del giovane lucchese.

L'autorevole giudizio di Filippi era noto anche a Verdi che, in una lettera al conte Arrivabene e dopo la eco favorevole suscitata dalla rappresentazione delle Villi al Teatro del Verme, disse di aver sentito parlare "molto bene del musicista Puccini... Segue le tendenze moderne, ed è naturale, ma si mantiene attaccato alla melodia che non è né moderna, né antica. Pare però che in lui predomini l'elemento sinfonico! Niente di male".

Una delle gioie che procura l'ascolto delle opere giovanili di Puccini è la possibilità di imbattersi in vecchi "amici". Negli anni della maturità infatti il compositore riutilizzava regolarmente brani del suo periodo di studi: l'Agnus Dei della Messa di Gloria per esempio, fu utilizzato successivamente per il secondo atto di Manon Lescaut ("Sulla vetta tu del monte"); il tema iniziale della Bohème (1896) proviene dal Capriccio sinfonico, come anche la musica del funerale nel terzo atto dell'opera Edgar (1889).

Il Caprìccio sinfonico si articola in un Andante moderato a mo' di introduzione e in un Allegro vivace che costituisce il nucleo centrale della composizione e confluisce in una ripresa variata del tema iniziale seguita dalla coda. L'attacco ha un carattere energico e ben ritmato a sostegno di una linea melodica morbidamente espressiva, alternata fra gli archi e i legni.

L'Allegro vivace, come già detto, è costruito sul notissimo tema di apertura della Bohème, qui sviluppato con maggiore enfasi nel settore percussivo e con quello slancio melodico caratteristico del linguaggio pucciniano. In questo movimento traspare la vivacità e la sensibilità coloristica e armonica del compositore, oltre ad un gusto contrappuntistico di ottima scuola. Il tremolo del timpano fa da collegamento alla ripresa del tema d'inizio, ancora affidato ai violoncelli e ai fagotti in ottava, e poi è subito ripreso in fortissimo dai corni, sostenuti dagli squilli delle trombe e dei tromboni. La coda in pianissimo conclude il Capriccio con sonorità dolcemente sfumate sugli accordi dell'arpa e i lontani rintocchi del timpano.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia.
Roma, Auditorium Parco della Musica, 2 febbraio 2013


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Ultimo aggiornamento 19 maggio 2023