Suor Angelica, SC 87

Opera in un atto


Testo del libretto


L’interno di un monastero. La chiesetta e il chiostro. Nel fondo, oltre gli archi di destra, il cimitero; oltre gli archi di sinistra, l’orto. Nel mezzo della scena, cipressi, una croce, erbe e fiori. Nel fondo a sinistra, fra piante di acòro, una fonte, il cui getto ricadrà in una pila in terra.

[La preghiera]

(Si alza il sipario. – Tramonto di primavera. Un raggio di sole batte al di sopra del getto della fonte. La scena è vuota. Le suore sono in chiesa e cantano.)
Le suore
(dall’interno)
Ave Maria, piena di grazia,
il Signore è teco,
Tu sei benedetta fra le donne,
benedetto il frutto del ventre tuo,
Gesù.

Sancta Maria,
prega per noi peccatori...
Suor Angelica
(dall’interno)
Prega per noi peccatori,
ora e nell’ora della nostra morte...
Le suore
(dall’interno)
Prega per noi ecc.

(Due converse, in ritardo, traversano la scena; si soffermano un istante ad ascoltare un cinguettio che scende dai cipressi, quindi entrano in chiesa. – Suor Angelica, anch’essa in ritardo, esce da destra, si avvia in chiesa, apre la porta, fa l’atto di costrizione delle ritardatarie che le novizie non hanno fatto; si inginocchia e bacia la terra, quindi rinchiude la porta. – Le suore escono dalla chiesa a due per due. La Badessa si sofferma davanti alla croce. Le suore, passandole innanzi, le fanno atto di riverenza. La Badessa fa il gesto della benedizione e, quando tutte le suore le son passate davanti, si ritira. Le suore non si sciolgono ancora, restano unite formando una specie di semicerchio a piccoli gruppi. La Sorella Zelatrice viene nel mezzo.)

[Le Punizioni]

La Sorella Zelatrice
(alle due converse che sono passate prima)
Sorelle in umiltà,
mancaste alla quindèna
ed anche Suor Angelica,
che però fece contrizione piena.
Invece voi, sorelle,
peccaste in distrazione,
e avete perso un giorno di quindèna!
Una conversa
M’accuso della colpa
e invoco una gran pena,
e più grave sarà
più grazie vi dirò,
sorella in umiltà.
(Resta in attesa della penitenza.)
La Maestra delle Novizie
(alle novizie, come spiegando)
(Chi arriva tardi in coro
si prostri e baci terra.)
La Zelatrice
(alle converse)
Farete venti volte
la preghiera mentale
per gli afflitti, gli schiavi
e per quelli che stanno
in peccato mortale.
Una conversa
Con gioia e con fervore!
Le due converse
Cristo Signore,
Sposo d’Amore,
io voglio sol piacerti,
ora e nell’ora
della mia morte! Amen!
(Si ritirano, compunte, sotto gli archi.)
La Zelatrice
(a Suor Lucilla, porgendole l’occorrente per filare)
Suor Lucilla, il lavoro. Ritiratevi.
E osservate il silenzio.
(Suor Lucilla si ritira filando.)
La Maestra delle Novizie
(alle due novizie, come prima)
(Perché stasera in coro
ha riso e fatto ridere.)
La Zelatrice
(a Suor Osmina)
Voi, Suor Osmina, in chiesa
tenevate nascoste nelle maniche
due rose scarlattine.
Suor Osmina
(indocile)
Non è vero!
La Zelatrice
(severamente)
Sorella, entrate in cella.
(Suor Osmina scuote la spalle)
Non tardate! La Vergine vi guarda!
(Suor Osmina si avvia: tutti gli sguardi la seguono sotto gli archi finché non scompare nella sua cella.)
Alcune suore
Regina Virginum, ora pro ea...
(Suor Osmina chiude bruscamente la porta della sua cella.)

[La Ricreazione]

La Zelatrice
Ed or, sorelle in gioia,
poiché piace al Signore
e per tornare
più allegramente
a faticare
per amor Suo
ricreatevi!
Le suore
Amen!

(Le figure bianche delle suore si sparpagliano per il chiostro e oltre gli archi. Suor Angelica zappetta la terra e innaffia l’erbe ed i fiori.)
Suor Genovieffa
(gaiamente)
O sorelle, sorelle,
io voglio rivelarvi
che una spera di sole
è entrata in clausura!
Guardate dove batte,
là, là fra la verzura!
Il sole è sull’acòro!
Comincian le tre sere
della fontana d’oro!
Le suore
– È vero; fra un istante
vedrem l’acqua dorata!
– E per due sere ancor!
– È maggio! – È maggio!
– È il bel sorriso – di Nostra Signora
– che viene con quel raggio.
– Regina – di Clemenza, grazie!
– Grazie!
Una novizia
(alla Maestra,con fare timoroso)
Maestra, vi domando
licenza di parlare.
La Maestra delle Novizie
Sempre per laudare
le cose sante e belle.
La novizia
Qual grazia della Vergine
rallegra le sorelle?
La Maestra delle Novizie
Un segno risplendente
della bontà di Dio!
Per tre sere dell’anno solamente,
all’uscire dal coro,
Dio ci concede di vedere il sole
che batte sulla fonte e la fa d’oro.
La novizia
E l’altre sere?
La Maestra delle Novizie
O usciamo troppo presto e il sole è alto,
o troppo tardi e il sole è tramontato.
Le suore
(con malinconia)
– Un altr’anno è passato!
– È passato un altr’anno!
– E una sorella manca!...

(Un silenzio doloroso è nel chiostro; le suore, assorte in un atteggiamento di muta preghiera, sembrano rievocare l’immagine della sorella che non è più.)
Suor Genovieffa
(con accento ingenuo e quasi lieto)
O sorelle in pio lavoro,
quando il getto s’è infiorato,
quando il getto s’è indorato,
non sarebbe ben portato
un secchiello d’acqua d’oro
sulla tomba a Bianca Rosa?
Le suore
Sì! La suora che riposa
lo desidera di certo!
Suor Angelica
I desideri sono i fiori dei vivi,
non fioriscon nel regno delle morte,
perché la Madre Vergine soccorre,
e in Sua benignità,
liberamente al desïar precorre;
prima che un desiderio sia fiorito,
la Madre delle Madri l’ha esaudito.
O sorella, la morte è vita bella!
(Rimane come assorta.)
La Zelatrice
Noi non possiamo
nemmen da vive avere desideri.
Suor Genovieffa
Se son leggeri e candidi, perché?
Voi non avete un desiderio?...
La Zelatrice
Io no!
(Suor Angelica va verso i fiori a sinistra.)
Le suore
– Ed io nemmeno!
– Io no!
(una, timida)
– Io no!
Suor Genovieffa
Io sì,
lo confesso.
(volgendo lo sguardo in alto)
Soave Signor Mio,
tu sai che prima d’ora
nel mondo ero pastora.
Da cinqu’anni non vedo un agnellino.
Signore, ti rincresce
se dico che desidero
vederne uno piccino,
poterlo carezzare,
toccargli il muso fresco
e sentirlo belare?
Se è colpa, t’offerisco
il Miserere mei.
Perdonami, Signore,
Tu che sei l’Agnus Dei.
Suor Dolcina
Ho un desiderio anch’io!
Le suore
– Sorella, li sappiamo
i vostri desideri!
– Qualche boccone buono!
– Della frutta gustosa!
– La gola è colpa grave!
(alle novizie)
(È golosa! – È golosa!)
(Suor Dolcina resta mortificata ed interdetta.)
Suor Genovieffa
(che si è avvicinata in compagnia di alcune suore a Suor Angelica)
Suor Angelica, e voi?
Avete desideri?
Suor Angelica
(volgendosi verso il gruppo)
Io?... no, sorella, no.
(Si volge ancora ai fiori.)
Le suore
(facendo gruppo dalla parte opposta e mormorando)
– Che Gesù la perdoni,
ha detto una bugia!
– Ha detto una bugia!
Una novizia
(avvicinandosi, curiosa)
Perché?
Le suore
– Noi lo sappiamo,
ha un grande desiderio.
– Vorrebbe aver notizie
della famiglia sua!
– Son più di sett’anni,
da quando è in monasterio,
non ha avuto più nuove!
– E sembra rassegnata,
ma è tanto tormentata!
(allontanandosi sempre più da Suor Angelica)
– Nel mondo era ricchissima,
lo disse la Badessa.
– Era nobile!
– Nobile!
– Nobile! – Principessa!
– La vollero far monaca,
– sembra per punizione.
– Perché?
– Perché?
– Chi sa!
– Mah?
– Mah?
(Si disperdono qua e là.)
La Sorella Infermiera
(accorrendo frettolosa)
Suor Angelica, sentite!
Suor Angelica
O sorella infermiera,
che cosa accadde, dite!
La Sorella Infermiera
Suora Chiara là nell’orto
assettava la spalliera
delle rose; all’improvviso
tante vespe sono uscite,
l’han pinzata qui nel viso!
ora è in cella e si lamenta;
ah! calmatele, sorella,
il dolor che la tormenta!
Le suore
Poveretta! – Poveretta!
Suor Angelica
Aspettate; ho un’erba e un fiore!
(Corre cercando fra le erbe e i fiori.)
La Sorella Infermiera
Suor Angelica ha sempre una ricetta
buona, fatta coi fiori,
sa trovar sempre un’erba benedetta
per calmare i dolori!
Suor Angelica
(alla Suora Infermiera porgendole alcune erbe)
Ecco, questa è calenzòla;
col latticcio che ne cola
le bagnate l’enfiagione.
E con questa, una pozione.
Dite a Sorella Chiara
che sarà molto amara,
ma che le farà bene.
E le direte ancor
che punture di vespe
sono piccole pene
e che non si lamenti,
ché a lamentarsi crescono i tormenti.
La Sorella Infermiera
Le saprò riferire!
Grazie, sorella, grazie.
Suor Angelica
(piegando la testa)
Sono qui per servire.

[Il ritorno dalla cerca]

(Dal fondo a sinistra entrano due Suore Cercatrici conducendo un ciuchino carico di roba.)
Le cercatrici
Laudata Maria!
Le suore
E sempre sia!
(Le suore attorniano il ciuchino, mentre le Suore Cercatrici scaricano e consegnano le limosine alla Suora Dispensiera.)
Le cercatrici
Bona sera stasera,
Sorella Dispensiera!
Prima cercatrice
Un otre d’olio.
Suor Dolcina
Uh! buono!
Seconda cercatrice
Nocciòle, sei collane.
Prima cercatrice
Un panierin di noci.
Suor Dolcina
Buone con sale e pane!
La Sorella Zelatrice
(riprendendola)
Sorella!
Prima cercatrice
Qui farina!
E qui una caciottella
che suda ancora latte,
buona come una pasta,
e un sacchetto di lenti,
dell’uova, burro e basta.
Le suore
Buona cerca stasera,
Sorella Dispensiera!
Seconda cercatrice
(a Suor Dolcina)
Per voi, sorella ghiotta...
(Offre un tralcetto di ribes. – La Seconda Cercatrice porta via il ciuchino.)
Suor Dolcina
(felice)
Un tralcetto di ribes!
(offrendo alle altre suore)
Degnatene, sorelle.
Le suore
– Grazie!
– Grazie!
(scherzosamente)
Uh! Se ne prendo un chicco, la martorio!
Suor Dolcina
(insistendo nell’offrire)
No, prendete!
Le suore
– Grazie!
– Grazie!
(Formano un gruppetto a destra e beccano il ribes, fra risatine discrete.)
Prima cercatrice
Chi è venuto stasera in parlatorio?
Le suore
– Nessuno.
– Nessuno.
– Perché?
Prima cercatrice
Fuor del portone c’è
fermata una ricca berlina.
Suor Angelica
(volgendosi alla Sorella Cercatrice, come assalita da un’improvvisa inquietudine)
Come, sorella? avete detto?
Una berlina è fuori?
Ricca? Ricca? Ricca?
Prima cercatrice
Da gran signori.
Certo aspetta qualcuno
che è entrato nel convento,
e forse fra un momento
suonerà la campana a parlatorio.
Suor Angelica
(con ansia crescente)
Ah! ditemi, sorella,
com’era la berlina?
Non aveva uno stemma?
uno stemma d’avorio?...
E dentro tappezzata
d’una seta turchina
ricamata in argento?
Prima cercatrice
(interdetta)
Io non so, sorella, non lo so:
ho veduto soltanto
una berlina... bella!
Le suore
(osservando curiosamente Suor Angelica)
– È diventata bianca...
– Ora è tutta vermiglia!
– Poverina!
– È commossa!
– È commossa
– Poverina!
– Spera che sian persone di famiglia!
(Campanella di bronzo sulla scena. – Le suore accorrono da ogni parte.)
– Vien gente in parlatorio!
– Una visita viene!
– Per chi?
– Per chi?
– Per chi?
– Per chi sarà?
– Fosse per me!
– Per me!
– Fosse mia madre
– che ci porta le tortorine bianche.
– Fosse la mia cugina di campagna
– che porta il seme di lavanda buono.
(Suor Genovieffa si avvicina alle compagne e quasi interrompe queste esclamazioni indicando con un gesto pietoso Suor Angelica.)
Suor Angelica
(con fervore, da sola, volgendo gli occhi al cielo)
(O Madre eletta, leggimi nel cuore.
Volgi per me un sorriso al Salvatore.)
(Il gruppo delle suore si avvicina in silenzio a Suor Angelica.)
Suor Genovieffa
(con grande dolcezza a Suor Angelica)
O sorella in amore,
noi preghiam la Stella delle Stelle
che la visita adesso sia per voi.
Suor Angelica
(commossa)
Buona sorella, grazie... grazie!

(Da sinistra entra la Badessa per chiamare la suora che dovrà andare al parlatorio. L’attesa è viva. In quell’attimo di silenzio tutte le suore fanno il sacrificio del loro desiderio a pro della sorella in gran pena. Suor Angelica ha sempre gli occhi rivolti al cielo, immobile come se tutta la sua vita fosse sospesa.)
La Badessa
(chiamando)
Suor Angelica!
Le suore
Ah!

(La Badessa fa cenno alle suore che si ritirino; queste si avviano, scorgono che la fontana si è fatta d’oro, prendono un secchiolino d’acqua, si dirigono verso il cimitero.)
Suor Angelica
(come respirando, sollevata)
Madre, Madre, parlate!
Chi è? chi è? Madre, parlate!
Son sett’anni che aspetto,
che aspetto una parola, uno scritto...
Tutto ho offerto alla Vergine
in piena espïazione.
La Badessa
(interrompendola)
Offritele anche l’ansia
che adesso vi scompone!
(Suor Angelica, affranta, si curva lentamente in ginocchio e si raccoglie.)
Le suore
(dall’interno, dal cimitero)
Requiem aeternam
dona ei, Domine:
et lux perpetua
luceat ei.
Requiescat in pace. Amen!
Suor Angelica
(alzando gli occhi)
Madre, sono serena e sottomessa.
La Badessa
È venuta a trovarvi
vostra zia Principessa.
Suor Angelica
(con un sospiro)
Ah!
La Badessa
In parlatorio
si dica quanto
vuole ubbidienza,
necessità.
Ogni parola è udita
dalla Vergine Pia.
Suor Angelica
(dolcemente)
La Vergine m’ascolti. E così sia.

[La Zia Principessa]

(La Badessa s’incammina verso la porticina del parlatorio. Suor Angelica si rialza e si avvia verso gli archi del parlatorio. Guarda ansiosamente verso la porticina. Si ode un rumore di chiavi. La porticina viene aperta in dentro dalla Suora Clavaria che rimarrà a fianco della porta aperta. La Badessa si sofferma davanti alla Suora Clavaria. Le due suore fanno ala e, fra le due figure bianche che si curvano lievemente in atto di ossequio, passa una figura nera, severamente composta in un naturale atteggiamento di grande dignità aristocratica: la Zia Principessa. Entra; cammina lentamente appoggiandosi a un bastoncino d’ebano. Si sofferma; getta per un attimo lo sguardo sulla nipote, freddamente e senza tradire nessuna emozione. Suor Angelica alla vista della zia è presa da grande emozione, ma si frena, perché si scorgono ancora nell’ombra la Badessa e la Suora Clavaria. La porticina si richiude sulle due suore. Suor Angelica, commossa, quasi vacillante, va incontro alla zia, ma la vecchia protende la sinistra come per consentire soltanto all’atto sottomesso del baciamano. Suor Angelica prende la mano che le viene tesa, la porta alle labbra e, mentre la zia siede, ella cade in ginocchio. Suor Angelica non toglie mai lo sguardo pietoso, implorante. La vecchia invece, ostentatamente, guarda avanti a sé.)
La Zia Principessa
Il Principe Gualtiero vostro padre,
la Principessa Clara vostra madre,
quando vent’anni or sono
vennero a morte,
(S’ interrompe per farsi il segno della croce.)
m’affidarono i figli
e tutto il patrimonio di famiglia.
Io dovevo dividerlo
quando ciò ritenessi conveniente
e con giustizia piena.
È quanto ho fatto. Ecco la pergamena.
Voi potete osservarla, discuterla, firmarla.
Suor Angelica
(umile)
Dopo sett’anni son davanti a voi.
Ispiratevi a questo luogo santo...
È luogo di clemenza,
è luogo di pietà!
La Zia Principessa
(come una condanna)
Di penitenza!
Io debbo rivelarvi la ragione
perché addivenni a questa divisione.
Vostra sorella
Anna Vïola
anderà sposa.
Suor Angelica
(dolcemente)
Sposa?!
Sposa la piccola
Anna Viola,
la sorellina piccina?
(con strazio)
Ah! ah! Son sett’anni,
son passati sett’anni! Ah! ah!
(come in estasi)
O sorellina bionda che vai sposa,
o sorellina mia, tu sia felice!
(dolce)
E chi la ingemma?
La Zia Principessa
Chi per amore condonò la colpa
di cui macchiaste il nostro bianco stemma!
Suor Angelica
(con impeto di ribellione)
Sorella di mia madre,
voi siete inesorabile!
La Zia Principessa
(scattando)
Che dite? E che pensate?
Inesorabile? Inesorabile?
Vostra madre invocate
quasi contro di me?
Contro di me!
Vostra madre invocate
quasi contro di me?!
(tornando fredda e composta)
Di frequente la sera,
là nel nostro oratorio,
io mi raccolgo.
Nel silenzio di quei raccoglimenti,
il mio spirito par che s’allontani
e s’incontri con quel di vostra madre
in colloqui eterei, arcani!
Com’è penoso, com’è penoso
udire i morti dolorare e piangere!
Quando l’estasi mistica scompare,
per voi ho serbata una parola sola:
(con forza)
Espiare! Espiare!
Offrite alla Vergine
la mia giustizia!
Suor Angelica
(dolce)
Tutto ho offerto alla Vergine, sì, tutto;
(misteriosamente, con ansia)
ma v’è un’offerta che non posso fare:
alla Madre soave delle Madri,
non posso offrire di scordar... mio figlio!
Mio figlio! Mio figlio, il figlio mio!
Figlio mio!
La creatura che mi fu strappata!
Figlio mio,
che ho veduto e baciato una sol volta!
Creatura mia! Creatura mia lontana!
È questa la parola
che invoco da sett’anni.
Parlatemi di lui!
Com’è, com’è mio figlio?
Com’è dolce il suo volto?
Come sono i suoi occhi?
(spossata)
Parlatemi di lui!
di mio figlio... mio figlio,
parlatemi... di lui...
(La vecchia tace, guardando la madre in angoscia.)
Suor Angelica
(con ansia tragica)
Perché tacete?
Perché? Perché?
Un altro istante di questo silenzio
e vi dannate per l’eternità!
(freddamente)
La Vergine ci ascolta e Lei vi giudica!
La Zia Principessa
(freddamente)
Or son due anni,
venne colpito
da fiero morbo.
Tutto fu fatto per salvarlo...
Suor Angelica
È morto?
(La zia curva il capo e tace.)
Ah!

(Suor Angelica, con un grido, cade di schianto a terra, in avanti, col volto sulle mani. La zia si alza come per soccorrerla, credendola svenuta; ma, al singhiozzare di Suor Angelica, frena il suo movimento di pietà: in piedi, si volge verso un’immagine sacra che è al muro, alla sua destra, e, con le due mani appoggiate al bastoncino di ebano, la testa curva, in silenzio, prega. Il pianto di Suor Angelica continua soffocato e straziante. Nel parlatorio è già la semioscurità della sera. Si ode la porta aprirsi. Suor Angelica si solleva un poco, restando sempre in ginocchio e col volto coperto. Entra la Suora Clavaria con una lucernina ad olio che pone sul tavolo. La zia si volge e parla sottovoce alla Suora Clavaria. La suora esce e ritorna colla Badessa recando in mano una tavoletta con un calamaio e una penna. Suor Angelica ode entrare le due suore, si volge, vede, comprende, in silenzio si trascina verso il tavolo e con mano tremante firma la pergamena; quindi si ritrae di nuovo, sempre ginocchioni, e si ricopre il volto colle mani. Le due suore escono. La Zia Principessa prende la pergamena, si avvicina a Suor Angelica, ma questa fa un leggero movimento con tutta la persona come per ritrarsi. Allora la zia procede verso la porta, batte col bastoncino. La Suora Clavaria apre, entra, prende il lume, va avanti; la Principessa la segue; di sulla soglia volge uno sguardo alla nipote: esce, scompare; la Suora Clavaria richiude la porta. La sera è calata; nel cimitero le suore vanno accendendo i lumini sulle tombe. – Appena uscita la Principessa, Suor Angelica scoppia in pianto disperato.)

[La grazia]

Suor Angelica
(sempre in ginocchio, con voce desolata.)
Senza mamma,
bimbo, tu sei morto!
Le tue labbra,
senza i baci miei,
scoloriron
fredde, fredde!
E chiudesti,
o bimbo, gli occhi belli!
Non potendo
carezzarmi,
le manine
componesti in croce!
E tu sei morto
senza sapere
quanto t’amava
questa tua mamma!
Ora che sei un angelo del cielo,
ora tu puoi vederla la tua mamma,
(umilmente)
tu puoi scendere giù pel firmamento,
ed aleggiare intorno a me ti sento.
Sei qui, sei qui, mi baci e m’accarezzi.
Ah! dimmi quando in ciel potrò vederti?
Quando potrò baciarti?
Oh! dolce fine d’ogni mio dolore,
quando in cielo con te potrò salire?
Quando potrò morire?
Quando potrò morire,
potrò morire?
(come in estasi)
Dillo alla mamma, creatura bella,
con un leggero scintillar di stella.
Parlami, parlami, amore, amore, amor!

(I lumi del cimitero sono tutti accesi: il chiostro è ormai quasi oscuro. Le suore escono dal cimitero e si avviano verso Suor Angelica che è come in estasi. Il gruppo delle suore si avvicina in silenzio. Nella semioscurità sembra che le figure bianche, camminando, non tocchino terra.)
Suor Genovieffa
Sarete contenta, o buona sorella,
la Vergine ha accolto la prece.
Le suore
Sarete contenta, sorella,
la Vergine ha fatto la grazia.
Suor Angelica
(in una esaltazione mistica, ma senza enfasi)
La grazia è discesa dal cielo,
già tutta, già tutta m’accende,
risplende! risplende!
(Entrano altre suore e si uniscono al primo gruppo.)
Già vedo, sorelle, la meta!
Sorelle, son lieta, son lieta!
Cantiamo! Già in cielo si canta!
Lodiamo la Vergine Santa!
Le suore
E così sia! – Cantiamo!
Già in cielo si canta!
E così sia!
Lodiamo la Vergine Santa!

(Si ode dal fondo a destra il segnale delle tavolette. Le suore vengono da ogni parte, si raccolgono e tutte in fila si avviano verso le celle; la teoria bianca entra sotto le arcate di destra; ciascuna suora apre l’uscio della propria cella, entra e richiude.)
Le suore
(dall’interno)
Lodiamo la Vergine Santa!...
Amen!
Suor Angelica
Ah! Lodiam!
(dalla cella)
La grazia è discesa dal cielo!

(È notte. Si vedono le stelle sulla chiesetta, e la luna dà sui cipressi. – Si apre una cella: esce Suor Angelica. – Suor Angelica ha in mano una ciotola di terracotta che posa a pie’ di un cipresso; raccoglie un fastelletto di sterpi e rami, raduna dei sassi a mo’ d’alari e vi depone il fastelletto; va alla fonte e riempie la ciotola d’acqua: accende con l’acciarino il fuoco e vi mette su la ciotola. – Quindi si avvia verso la fiorita.
Suor Angelica
Suor Angelica ha sempre una ricetta
buona fatta coi fiori.
Amici fiori che nel piccol seno
racchiudete le stille del veleno,
ah, quante cure v’ho prodigate!
Ora mi compensate.
Per voi, miei fior, io morirò.
(Fa un pugnello delle erbe e dei fiori colti e li getta nella ciotola fumante, guarda un attimo, il formarsi del veleno, prende la ciotola e la posa a pie’ della croce; quindi si volge a desra verso le cellette.)
Addio, buone sorelle, addio, addio!
Io vi lascio per sempre.
M’ha chiamata mio figlio!
Dentro un raggio di stelle
m’è apparso il suo sorriso,
m’ha detto: «Mamma, vieni in Paradiso!».
Addio! Addio!
Addio, chiesetta! In te quanto ho pregato!
Buona accoglievi preghiere e pianti.
È discesa la grazia benedetta!
Muoio per lui e in cielo lo rivedrò! Ah!

(Con esaltazione abbraccia la croce, la bacia, si curva, prende la ciotola e beve il veleno; quindi si appoggia a un cipresso e lentamente lascia cadere a terra la ciotola. – Le nubi coprono la luna; la scena è oscura. – L’atto del suicidio ormai compiuto sembra la tolga dalla esaltazione a cui era in preda e la riconduca alla verità; il suo volto si atteggia a un tratto in una espressione angosciosa come le apparisse una rivelazione improvvisa e tremenda.)

[Il miracolo]

Ah! son dannata!
Mi son data la morte,
mi son data la morte!
Io muoio, muoio in peccato mortale!
(Si getta disperatamente in ginocchio.)
Per amor di mio figlio!
Ho smarrita la ragione!
Non mi fare morire
in dannazione!
Le suore
(da lontano, avvicinandosi poco a poco)
Regina Virginum, salve, Maria!
Mater castissima, salve, Maria!
Regina pacis, salve, Maria!
Suor Angelica
Dammi un segno di grazia,
dammi un segno di grazia,
(con disperazione)
Madonna! Madonna!
Salvami! Salvami!
(A questa invocazione rispondono le voci degli Angeli che levano l’Inno alla Madre delle Madri.)
Ragazzi, Suore e Uomini
O gloriosa virginum,
Sublimis inter sidera,
Qui te creavit, parvulum,
Lactente nutris ubere.
Suor Angelica
O Madonna, salvami!
Una madre ti prega,
una madre t’implora!
O Madonna, salvami!
Suore, Uomini e Ragazzi
Quod Heva tristis abstulit
Tu reddis almo germine:
Intrent ut astra flebiles,
Coeli recludis cardines.
Gloriosa virginum, salve, Maria!
Suor Angelica
Ah!
Ragazzi
Regina virginum!
Suor Angelica
Ah!
Ragazzi
Virgo fidelis! Sancta Maria!
Ragazzi e Suore
Gloriosa virginum, salve, Maria!
Mater purissima, salve, Maria!
Turris davidica, salve, Maria!

(E il miracolo s’inizia. La chiesetta appare come gonfia di luce. La porta della chiesa si schiude lentamente e fra uno sfolgorio mistico si vedrà la chiesa gremita di Angeli. Sulla porta apparirà la Regina del conforto, solenne e dolcissima, e avanti a lei un bimbo biondo, tutto bianco. La Vergine, con un gesto dolcissimo senza toccarlo, sospingerà il bimbo verso la moribonda. – Nell’estasi della visione tende le braccia verso il bimbo. – Il bimbo muove il primo passo. – Il bimbo muove il secondo passo. – Il bimbo muove il terzo passo. Suor Angelica cade dolcemente riversa e muore. Il miracolo sfolgora.)


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Ultimo aggiornamento 6 giugno 2025