Tutt'altro il tono scelto da Francis Poulenc nel suo Intermezzo in la bemolle maggiore op. 118 del 1943. La musica si snocciola sulla tastiera con naturalezza, quasi fosse una sorta di monologo conviviale, ricco di incisi e digressioni, senza - apparentemente - un filo preciso, con una vena al tempo stesso campestre (i ritmi, l'uso arcaizzante di certi abbellimenti così legati al clavicembalismo francese settecentesco) ed intima, spruzzata di estroversione arguta e brillante. Dell'accezione comune a tutto l'Ottocento pianistico, il termine intermezzo mantiene qui soprattutto la vena lirica, posta tuttavia non in primo piano, ed una sostanza armonica e motivica che fa pensare ad un monologo còlto nel suo farsi più che ad una esposizione organizzata.
Massimo Acanfora Torrefranca