Concert champêtre per clavicembalo e orchestra


Musica: Francis Poulenc (1899 - 1963)
  1. Allegro molto. Adagio. Allegro molto
  2. Andante: Mouvement de Sicilienne
  3. Finale: Presto très gai
Organico: clavicembalo solista (o pianoforte), ottavino, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, trombone, basso tuba, timpani, tamburo piccolo, tamburo basco, triangolo, grancassa, piatti, xilofono, archi
Composizione: 1927 - 1928
Prima esecuzione: Parigi, Salle Pleyel, 3 maggio 1929
Edizione: Rouart, Lerolle & Cie., Parigi, 1929
Dedica: Richard Chanlaire
Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Perché Francis Poulenc diede l'aggettivo di "campestre" al Concerto scritto nel 1927 "per la clavicembalista Wanda Landowska? Il titolo ricorda un famoso quadro italiano del Rinascimento (attribuito a Giorgione o a Tiziano) che rappresenta due figure maschili nell'atto di suonare un liuto e un flauto insieme a due fanciulle seminude. Il tutto ha un valore simbolico variamente interpretabile. Ciò che è sicuro è il senso di mistero che ne trapela, senso che, in fondo, appartiene anche alla musica di Poulenc, nella quale si gioca con stilemi musicali settecenteschi (e nella musica di quel secolo l'idealizzazione della natura, i suoi tempi e i suoi colori, l'idillio campestre, è un luogo ricorrente), conditi con il senso del paradosso, con una solennità giocosa e un motorismo un po' folle; una musica nella quale, però, rimane qualcosa di non svelato.

Il mondo esotico affascinava molto i compositori francesi dell'Ottocento: atmosfere spagnole e orientaleggianti, sia nella musica strumentale sia nell'opera, erano ben gradite al pubblico, anche perché luogo ideale in cui esprimere passioni e desideri che la società borghese preferiva tenere a freno. L'Italia ha fatto spesso da sfondo a questo tipo di musica, soprattutto per la sensualità e la vitalità delle sue atmosfere.

Simone Ciolfi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Anche se l'autore consentì infine la versione con pianoforte solista, il Concert champétre, opera fondamentalmente ispirata ad immagini barocche e galanti, richiede il clavicembalo per la definizione del suo prezioso tessuto discorsivo. Del resto, il concerto vide la luce (tra il '27 e il '28) proprio perché la grande sacerdotessa della rinascita del clavicembalo, Wanda Landowska, ne suggerì la composizione, spingendo Poulenc a seguire l'esempio di Falla che, per primo, era tornato ad interessarsi creativamente dello strumento di Couperin, di Rameau, di Bach. E fu proprio Wanda Landowska a tenerlo a battesimo nella prima esecuzione pubblica (Salle Pleyel, 3 maggio 1929), direttore Pierre Monteux.

L'aggettivo "campestre" non significa affatto arcadico o georgico, bensì una sorta di evasione dalla realtà urbana, magari semplicemente in un giardino, ove delibare memorie antiche. Il concerto si apre con un'introduzione lenta, di inequivocabile derivazione stravinskiana, che sfocia in una giocosità impertinente e barocca insieme (Allegro molto). Il cembalo impazza, finché inquietanti segnali dei corni introducono a un complesso episodio centrale, indicato come tragico e feroce dalla didascalia in partitura. Una estesa meditazione cadenzale di sapore liturgico, antifonalmente giocata tra cembalo e orchestra, conduce alla riesposizione. Nel secondo movimento lievita una tenera e danzante cantabilità, appena interrotta nella parte centrale da un recitativo del cembalo con interventi orchestrali. Il terzo movimento, che presenta una esplicita citazione händeliana (dal Fabbro armonioso), si ispira alla prassi del concerto grosso, ma è attraversato anche da una sottile inquietudine che svapora alla fine nella cadenza solistica del clavicembalo, con cui il concerto conclude.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 14 luglio 2016
(2) Testo tratto dal Repertorio di Musica Classica a cura di Pietro Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001

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Ultimo aggiornamento 30 agosto 2019