Balletto con voci (coro) in un atto Les Biches fu messo in scena dai Ballets Russes di Diaghilev al Teatro di Montecarlo il 6 gennaio 1924 e conseguì un successo trionfale. Balletto di situazioni (coreografia di B. Nijnska, scene e costumi di M. Laurencin), privo di sviluppo narrativo, si compone di nove brani di stile neoclassico, sull'esempio del Pulcinella di Stravinskij. Anche Les Biches, infatti, è occasionato da un canovaccio esilissimo: si tratta di un divertissement scandito dai corteggiamenti di tre baldi giovani nei confronti di sedici eleganti fanciulle, che la musica sottolinea con vivace disincanto. Da un lato il gusto del rifacimento stilistico (i testi dei brani vocali del XVII secolo, le canzoni popolaresche di tradizione, i richiami a Mozart, al barocco, persino al balletto ottocentesco), dall'altro il filtro di un'intelligenza scanzonata, ironica e graffiante, che non si perita di introdurre elementi jazzistici e armonicamente arditi, nonché assonanze straniami (come quella dell'Adagietto, con un tema della Sinfonia in re minore di Franck). Straordinaria la vivacità ritmica e la ricchezza dell'orchestrazione.
Dal balletto Poulenc trasse, nel 1940, una suite solo orchestrale, abolendo l'Ouverture e i brani nei quali intervenivano le voci (Chanson dansée, Jeu, Petite chanson dansée). Il Rondeau, annunciato da minuti richiami degli strumentini, scalpita di accenti (sincopati) popolareschi e di preziosismi settecenteschi, ma conosce (parte centrale) anche carezzevoli abbandoni e (in chiusura) sussulti jazzistici. L'Adagietto si avvia danzante su un dolce tema pendolare, di sapore franckiano, enunciato dall'oboe e dagli archi e poi ripreso dalla tromba per tornare, dopo un episodio vigoroso, sentimentalmente enfatizzato. La Rag Mazurka coniuga la danza salottiera di tradizione con passi jazzistici. L'Andantino, ha un andamento più disteso, ma non è meno scanzonato. Il Finale conosce un certo cipiglio drammatico, esibendo atteggiamenti stravinskiani e di nuovo jazzistici.