Emma di Resburgo [Emma di Leichester]
Melodramma eroico in due atti
Testo del libretto
ATTO PRIMO
Scena prima
Deliziosi contorni del Castello di Tura, sulle rive
del Clide, che si vede discendere fra le ridenti
colline, che circondano il castello, cui si salisce
per ombroso viale: capanne sparse: paesaggi, antichi
castelli in lontananza sulle montagne ricoperte di neve:
Bosco alla sinistra.
E' l'Aurora. Olfredo comparisce sulla soglia del
Castello: osserva, poi scende.
OLFREDO
Dal suo placido riposo
Già si desta la natura:
Sorge l'astro luminoso
Che la torna ad animar.
Dolce calma, gioja pura
Sente l'anima innocente: -
Io t'adoro, o ciel clemente,
Che l'uom giusto vuoi premiar.
(entra nel boschetto: s'aprono intanto le capanne:
n'escono Pastori, Pastorelle: Etelia poscia, che
ad essi s'unisce.)
CORO
Ecco il giorno sospirato
Arrivato è il bel momento:
Ah! del nostro egual contento
In tal dì non vi sarà.
ETELIA COL CORO
Quanto e caro, quanto è amato
Oggi Olfredo / il padre scorgerà.
Lieta ei rende a noi la vita:
Cosa è pena qui s'ignora:
Col piacer qui regna ognora
La più tenera amistà.
(Olfredo ritorna: è commosso.)
Uno stato più felice
No, del nostro non si dà.
OLFREDO
E per voi, per te felice
(al Coro, e ad Etelia.)
Il mio core ognor sarà.
ETELIA, CORO
Per te solo ognun felice
Caro padre / Buon'Olfredo qui sarà . . .
(trombe lontane.)
TUTTI
Ma . . . quai trombe! . . qual suono! . . . ascoltiamo . . .
A turbar chi ci viene? . . . osserviamo.
Di guerrieri si vede un drappello . . .
A tal parte già mostra avanzar.
Lo stendardo del Principe è quello:
Il Sovrano pensiamo a onorar.
Scena seconda
Araldi, guardie che precedono Norcesto, il quale
viene con Donaldo e varj Cavalieri. Olfredo Etelia,
e il Coro si ritirano rispettosi.
NORCESTO
Non v'atterisca, amici,
Di quelle trombe il suono:
In campo, fra nemici,
Vuò spargere il terror,
Al padre d'intorno,
Miei cari, venite:
Tranquilli giojte,
Sgombrate il timor.
Oh quanto felici
Voi siete, o pastori,
Cui brilla ne' cori
La pace, l'amor!
CORO
Frà gioje innocenti
Noi siamo contenti:
Ci rende felici
La pace, l'amor.
(un' Araldo dà un segno di tromba: un' altro
spiega, e s'appresta a leggere un'editto;
tutti sorprendono, e s'affollano.)
CORO
Ma qual si pubblica cenno del Principe? . . .
Odasi, leggasi - che mai sarà?
ARALDO
Stranieri accogliere nessun potrà . . .
(il popolo ripete sotto voce.)
Che si palesino pria converrà.
Quanto può chiedere tutto otterrà
Quel che Edemondo scoprir saprà . . .
(alla parola Edemondo moto generale d'orrore,
di fremito, d'indignazione.)
CORO
Edemondo! . . . Ah! quel nome fa orrore.
Parricida crudel, traditore! . . .
Qual furore nel seno mi desta! . . .
Qual memoria tremenda, funesta
Ci ricorda quel nome esecrato,
Qual delitto che fremer ci fa!
Stragge, morte, terrore, vendetta;
La natura, la legge, l'aspetta.
Ad ogni empio egli serva d'esempio
Tremi, pera: nessuna pietà.
NORCESTO
(Quali smanie nel petto mi sento!
Ogni accento m'accresce tormento:
Oh! tacete, rimorsi tiranni:
Già quest'alma più regger non sà.)
OLFREDO
(Quali angustie nel petto mi sento!
Quel furore per esso pavento:
Ah! ché forse Edemondo è innocente,
E, infelice! non trova pietà!)
(il Coro si disperde.)
Scena terza
Norcesto, Olfredo, Etelia, Donaldo, seguito
OLFREDO
Al nuovo Sire di Lanerk, io stendo
Amica mano; e con piacere io vedo
Il figlio d'un'antico
Nostro compagno d'armi, e fido amico.
NORCESTO
A te ben grato, o saggio Olfredo.
(s'impalmano.)
OLFREDO
Oh! il prode,
E leal Cavaliere
Era Duncalmo il padre tuo! la lode
Spesso ottenea de' nostri Bardi:
NORCESTO
(frenato sospiro)
E' vero.
OLFREDO
Fu il degno fratel d'armi di Roggero,
Ultimo nostro Sire. - Sventurato!
Com'egli ebbe a morire! - assassinato:
NORCESTO
(agitato)
(Oh dio!)
OLFREDO
(marcato, e fissando Norcesto)
E per man di chi? . . .
NORCESTO
(con affanno)
Taci.
OLFREDO
(come sopra)
Infelice!
Per le mani d'un figlio! . . . almen si dice.
NORCESTO
(come sopra)
Oh! che ricordi mai? . . .
OLFREDO
Tu fremi? . . .
NORCESTO
Tu non sai! . . .
Quanto il mio cor ne soffra.
OLFREDO
Io più Edemondo
Or non ravviseręi . . . Ben giovinetto,
Allora che in Sorìa l'armi portai,
Già tre lustri, il lasciai:
E appunto ritornava a' giorni orrendi
Dell'assassinio.
NORCESTO
(come sopra)
Orrendi . . . sì.
DONALDO
Edemondo
Però il frutto non colse
Della sua colpa indegna;
Egli ambiva regnar . . .
NORCESTO
(Ohimė!)
OLFREDO
E non regna . . .
Tuo padre, ch'era al buon Rogger cugino,
Al trono fu dal Popolo acclamato:
Edemondo alla morte condannato.
ETELIA
Emma, la virtuosa
Contessa di Resburgo, la sua sposa
Divise la sua sorte, il suo periglio.
Fuggì seco col misero suo figlio.
NORCESTO
Figlio della sciagura! -
Emma io non vidi mai. - Viveva ognora
Alle cure del figlio, ritirata.
ETELIA
E intanto, sventurata! . . .
OLFREDO
(marcato)
E v'ha pur'anco
Chi reo Edemondo ben non crede.
NORCESTO
(contenendosi a fatica)
Addio,
Per ora, illustre, e saggio Olfredo. - Al mio
Vicin castello, a respirar di queste
Aure felici io rimarrò - Ben dolce
A me fia il rivederti. - (Ah! nel mio core
Tutto d'averno ei ridestò l'orrore.)
(parte col seguito.)
Scena quarta
Olfredo, Etelia.
OLFREDO
(Oh come egli pareva
Agitato, confuso!- se mai! . . .)
ETELIA
Padre;
Ed anche il nostro Elvino, il pargoletto
Che sulle soglie del castello esposto
Tu ritrovasti un di, forse appartiene
A illustri, e sventurati genitori:
OLFREDO
Sì: lo credo.-E ben pago
Son d'averlo raccolto:
ETELIA
Cosi vago!
Di sì nobil sembiante! - Gli infantili
Atti suoi sì gentili!
OLFREDO
Io di già l'amo
Quale mio figlio . . .
ETELIA
E tutti noi l'amiamo . . .
E quel Bardo straniero
Che triste, errante, misero accogliesti
Sono già tante lune, oh! come l'ama!
Con qual trasporto al sen lo stringe! e quali
Sguardi fissar io l'osservai su Elvino
Di tenerezza, di pietade . . . e intanto
Versar dagli occhi mal frenato il pianto!
OLFREDO
Lo versa forse per un figlio . . . e forse
Quel Bardo . . . (ove trascorro? . .)
ETELIA
Egli promise
Ritornar, ch'è a te sacro, in si bel giorno.
A questi monti, a queste selve intorno
Ei volge solitario i passi suoi.
OLFREDO
Sembra amar questi luoghi, e . . .
(preludi d'arpa lontani.)
ETELIA
(lieta)
Ah!- l'odi: questi
Sono dell'arpa sua
Preludi armoniosi.
(Pastori, Pastorelle escono dalle capanne.)
OLFREDO
Ei riede:
PASTORE
Egildo! . .
ETELIA
(ossserva)
Al solito pendio
Eccolo assiso.
(il fanciullino Elvino scende dal castello,
seguito da un domestico, e corre fra le braccia d'Etelia.)
ALTRI PASTORI
Egildo! . . .
OLFREDO
Non turbiamo
Il silenzio ch'ei brama.
TUTTI
(piano)
Udiamo . . . udiamo.
EMMA
(di dentro)
Sulla rupe triste, e sola
Elga piange e sposo, e figlio.
Trema ognora al lor periglio:
Non v'e più chỉ la consola.
E fra teneri lamenti
Chiede al ciel per lor pietà.
CORO
D'Elga a' teneri lamenti
Vorrà il ciel sentir pietà . . .
(intanto)
Scena quinta
Emma, vestita da bardoO, con arpa: tutti le corrono
all'incontro: Elvino si stacoa da Etelia, e va a lei.
Olfredo la considera attentamente, e con interesse.
EMMA
L'infelice padre intanto
(riprende il canto, e come dirigendone
l'espressione al fanciullo.)
Geme errante, forse estinto . . .
(singhiozzante.)
TUTTI
Lascia omai sì triste canto:
Esultar tu dei con noi:
Sien di gioja i canti tuoi:
Elga lieta dei cantar.
EMMA
Elga lieta! . . questo bacio
(con trasporto bacia Elvino.)
Gioja a me potrà ispirar.
Ma dopo tanti
Sospiri e pianti
Giunge il momento
Consolator.
Rivede il figlio:
Lo sposo abbraccia:
Nelle lor braccia
Scorda il dolor.
Già si confondono
I baci, l'anime:
Langue di gioja,
Brilla d'amor.
CORO
Si: dopo tanti
Sospiri, e pianti:
Giunge il momento
Consolator.
OLFREDO
Lasciaci, Etelia. - Io bramo
Rimaner solo con Egildo:
EMMA
(Oh Dio! . . .
Quale in esso desio?)
ETELIA
Venite, amici,
Appresterem la festa.
(prende Elvino fre le braccia.)
Fra le mie braccia, Elvino:
EMMA
Deh! . . . t'arresta.
Un solo istante, un bacio ancora. Oh! il padre,
Orfano, sventurato,
(lo bacia col più vivo sentimento.)
Perchè non puoi stringer così? . . . ne mai
(cupamente.)
Forse più lo vedrai:
OLFREDO
(che l'avrà osservata)
(E che più dubitar? . . .) Vanne:
(Etelia, e tutti si rinrano.)
Scena sesta
Olfredo, Emma.
OLFREDO
(rispettoso, e marcato)
Siam soli:
Giunto è l'istante: alto è il periglio.
EMMA
(sorpresa, incerta)
Olfredo! . . .
OLFREDO
(per prostrarsi)
Principessa! . . .
EMMA
(colpita, agitata)
Che fai? . . . che dici? . . . (oh Dio!)
Sorgi: misera me'. . .
OLFREDO
Calmati -- Il mio
Core è leal, sensibile!- Tu omai
Troppo meco tacesti.
EMMA
E come sai? . . .
OLFREDO
L'amor di madre ti, tradì. -- Più volte
Che sola con Elvino ti credevi,
Al seno lo stringevi. - Figlio mio,
Caro figlio, piangendo tu sclamavi:
Edemondo nomavi . . .
EMMA
(nobile, e con fiducia)
Ecco in tua mano
Dunque del tuo sovrano
Il figlio, e la consorte.
OLFREDO
E difenderli io giuro: Ma la sorte
Or qual è d'Edemondo?
EMMA
Ah! -- ch'io l'ignoro.
Da quell'orribil notte in cui fuggendo
Dal furore del popolo, eccitato
Dal perfido Duncalmo, io mi trovai
Separata da lui, più non lo vidi;
Più non ne seppi -- Già in estranj lidi . . .
O forse estinto! . . oh Dio!
Fossi con esso almeno estinta anch'io!. -
OLFREDO
E ch'era allor del figlio tuo? --
EMMA
L'amore
Di madre m'animò . . Sola, atterrita,
In un'antro, languente,
Senza soccorsi . . . Il figlio mio spirante! . .
Per una madre imagina tu quale
Stato orribil fatale!
OLFREDO
Oh! ti compiango.
EMMA
Udia vantare il tuo bel core . . . Il cielo
Invocai: presi il figlio, là l'esposi . . .
(segna la porta del castello.)
Pietoso il raccogliesti: respirai . . .
Bardo mi presentai. -- Nel tuo castello
Ebbi asilo ospitale; - e da quel giorno,
Vicina al figlio, ignota madre, allora
Che stringerlo al mio sen, che di suo padre
L'imagine parlante
In lui baciar possio
Parmi d'esser felice, e tutto oblìo.
OLFREDO
Dunque Edemondo? . . .
EMMA
E' innocente.
OLFREDO
E chi dunque
Del padre suo fu l'assassin?
EMMA
Edemondo
Ne sospetta i Cumini: -- avida ognora
Comparve in essi ambizion di trono.
O fu il vecchio Duncalmo,
O Norcesto suo figlio.
OLFREDO
A noi vicino
Or' appunto è Norcesto.
EMMA
(colpita)
Egli! oh destino!
OLFREDO
Calmati ei già non ti conosce: e poi
Sotto le amiche rispettate spoglie
De' nostri Bardi sei secura.
EMMA
E quando
Cesserò, oh ciel! di palpitar?
OLFREDO
Lontano
Non è forse l'istante: allor che meno
Forse l'attenderai.
EMMA
Vuoi lusingarmi. -
Ma cangiarsi per me non può la sorte
Che in seno d'Edemondo, o della morte.
(partono.)
Scena settima
(Dalle montagne scende, e comparisce sulle colline un
pastore: (è Edemondo cosi travestito.) Ei guarda d'intorno,
cerca riconoscere i luoghi, si andrà gradatamente animando.
EDEMONDO
Io vi lasciai, deserte,
Gelate rive degli Ebridi. Io miro
Un cielo azzurro, un sol brillante. Io spiro
Ancora un'aura dolce, sospirata . . .
L'aura del patrio suolo. Io vi ravviso,
Spiaggie apriche, ridenti: Ecco i bei colli . . .
Sparsi d'erbe, di fiori
I vaghi prati . . . Ah! - de' nostri pastori
(un pastore dalle coline traversa la scena, suonando.)
Ecco l'usato suon! quante soavi . . .
E crude rimembranze! - oh, cari oggetti
De' miei teneri affetti . . . oh sposa! . . oh figlio!
In queste selve appunto; io vi perdei . . .
E quai giorni d'orror furono i miei!
Ciel pietoso, tu che vedi
Il mio pianto, il dolor mio
Tu che sai se reo son'io,
Se innocente è questo cor . . .
Deh! la calma tu concedi
A uno sposo, a un genitor. -
Uno sguardo di mia moglie! . .
Un sorriso di mio figlio! . .
Ah! che in loro io fissi il ciglio,
Che una volta sola almeno
Io li stringa a questo seno,
Altro, o ciel, bramar non so.
A quel tenero momento
Di contento. - io morirò.
Ove cercarne? -- a chi? -- Già un semilustro
Corso è d'allora. I disagi, gli affanni
Hanno alterato già le mie sembianze:
E chi può ravvisare in queste spoglie
Il misero! . . chi viene? -- è del castello
Forse quegli il signor; quel saggio Olfredo
Che a' miei tempi lontano . . . Ardir . . .
Scena ottava
Olfredo, Edemondo.
EDEMONDO
(presentandosi)
Signore! . . .
OLFREDO
(Quale aspetto! -- è un pastor! . .) Stranier, che vuoli? . . .
EDEMONDO
Sacra ognora tra voi
Fu l'ospitalità.
OLFREDO
Vanto, piacere
A me fu sempre l'offerirla. Or dimmi,
E chi sei?
EDEMONDO
Tu lo vedi: - Un'infelice.
OLFREDO
Dritto acquisti al mio cor; Ma, non mi lice
Se pria non ti palesi,
Accoglierti o stranier.
EDEMONDO
(si turba)
Ma . . .
OLFREDO
Non son'io
Che ciò esigo.
EDEMONDO
E chi dunque? . . .
OLFREDO
(gli addita di leggere all'albero)
Leggi:
EDEMONDO
(va, legge, s'agita, è colpito)
Oh Dio!
Sventurato Edemondo!
(resta tristissimo.)
OLFREDO
(Osservandolo con interesse)
(Ei si turbò! geme! e che mai! . . .) Conosci
Tu Edemondo?
(entrambi fissandosi, e marcati.)
EDEMONDO
Lo credi
Tu Parricida? - Edemondo! - Ei, che il vanto
Nobile avea di lealtà, d'onore!
Ei, la speme, l'amore,
(con energia crescente.)
La gloria di suo padre! egli assassino!
OLFREDO
(come sopra)
(Qual'ardor! . . quali accenti!)
EDEMONDO
(con più espressione)
E assassino di chi? - del suo Sovrano . . .
D'un' eroe . . . di suo padre! . . . quale orrore! -
(piangente, e si copre la faccia colle mani.)
OLFREDO
(Ei piange! . . il suo dolore,
Quel suo trasporto . . . oh ciel! . .)
pensa.)
EDEMONDO
(tristissimo fra se)
(E chi sà mai
Cosa sarà di lor? . .)
OLFREDO
(deciso)
(Scoprasi.) Avrai
Tu d'uopo di ristoro, Ed . . .
Scena nona
Emma dal bosco, e i precedenti.
OLFREDO
(veggendola)
Opportuno,
(vicino a lei.)
Egildo, arrivi: A misero straniero
Pronto reca soccorso,
Colmo il nappo ospitale.
EMMA
(Ccon interesse)
E' misero, e stranier!- Tosto:
EDEMONDO
(si volge)
Qual voce! . . .
(la ravvisa)
E' dessa . . .
EMMA
(lo riconosce)
Oh Dio! . . .
EDEMONDO
Sposa! . . .
(si slanciano in seno uno dell'altra.)
EMMА
Edemondo!
OLFREDO
(intenerito)
Oh ciel! . . .
EDEMONDO
Oh mio tesoro!
EMMA
Ah! che di gioja or moro.
(sviene fra le braccia d'Edemondo sostenuta
da Olfredo. Poi con tutta tenerezza.)
EMMA E EDEMONODO
Ah! tu vivi . . . Non deliro!
Io t'abbraccio . . . ohimè! respiro:
Di sua gioja nell'eccesso
Langue in seno oppresso il cor.
OLFREDO
Ah! se il prence mio tu sei . . .
(per prostarsi)
EMMA
Figlio, e sposa a lui tu dei.
EDEMONDO
Oh! . . . m'abbraccia . . . Il figlio mio! . .
EMMA
E' vicino . . . vive ancor.
EDEMONDO
E' vicino! . . . vive ancor? . . .
EMMA E EDEMONDO
Io t'adoro, o ciel clemente
Che proteggi l'innocente:
Nel periglio che l'/m' attende
Deh, lo/la salvi il tuo favor.
EMMA
Ah! s'abbandoni l'anima
A' più soavi affetti:
Vicina ai cari oggetti
Che più bramar non sò.
EDEMONDO
Ah! son pur dolci i palpiti
D'un tenero contento!
L'alma in sì bel momento
Gli affanni suoi scordò.
OLFREDO
Brilla di speme un raggio:
Mostrasi il ciel sereno:
Si, che felici appieno
Vedervi ancor potrò.
(partono al castello.)
Scena decima
Cortile nel castello di Tura adorno per festa campestre. Ghirlande appese all'intorno, Emblemmi
sostenuti su picche ricoperte di fiori, con iscrizioni analoghe: Il palazzo antichissimo e alla
destra: In faccia al palazzo, sotto un berceau di
fori, un trono campestre: al di sopra una corona
d'alloro, di mirti, di fiori: nel mezzo vi si
legge, ad'Olfredo.
Etelia: ha per mano Elvino, che porta una corona
di fiori, e un mazzolinọ: qualcbe pastore, e
pаstorella per la scena.
ETELIA
Ed ei non viene ancora
Il mio buon padre! - ei sa che questa è l'ora
Della sua festa. - Tutto è di già pronto,
Il suo trono campestre, i suoi pastori,
I doni, i canti, i fiori, Elvino . . . oh come,
Da te offerto, più caro
Sarà a lui quest'omaggio
Pegno del nostro amore,
Simbolo dell'onore,
Dell'immortalità! - Quanto più bello
Oggi ti mostri! - Là, sul trono . . .
(lo posa sul trono, e si ferma contemplandolo
con compiacenza.)
Scena undicesima
Olfredo, Edemondo, e precedenti.
EDEMONDO
(subito l'occhio su Elvino)
E' quello? . .
OLFREDO
(in disparte.)
Si.
EDEMONDO
Figlio mio! . .
OLFREDO
Ti frena - In lui rimira
La stessa effigie tua:
EDEMONDO
Ma un bacio almeno,
Un bacio sol. Già un semilustro privo
Di cari baci io vivo.
OLFREDO
Ti rammenta
Che Norcesto è vicino: che giurasti
Evitarlo, serbarti alla vendetta.
EDEMONDO
Oh, sì. Dunque l'affretta.
OLFREDO
Col favor della notte, in salvo . . .
ETELIA
(si volge)
Oh padre! . .
Quale ignoto pastor! . .
OLFREDO
E' amico - Elvino,
(prende Elvino, e lo porge ad Edemondo.
Un bacio . . . allo stranier . . .
EDEMONDO
(prendendolo in braccio)
Ah vieni: stretto,
O figlio . . . dell'amor a questo petto . . .
(con trasparto.)
OLFREDO
Or lascialo . . .
ETELIA
(osservando)
Ecco Egildo . . . ecco i pastori:
Padre, al tuo trono - Il canto
Udrai del Bardo amico
Che i nostri voti esprimerà -- Le offerte
I nostri omaggi accetta, o padre in questa
Della fe, dell'amor semplice festa.
Scena dodicesima
Olfredo va sotto il berceau: Edemondo vicino:
intanto preceduti da Emma avanzano pastori, pastorelle,
giovani figli, vecchi - ognuno colla sna offerta: -
Etelia con Elvino
EMMA COL CORO
Il piacer aleggi intorno,
Brilli gioja in ogni cor.
Sacro a Olfredo è un sì bel giornо
Tutto spiri pace, e amor.
(offerte)
Voi donzelle, voi pastori,
Vaghe danze, e lieti cori
Intrecciate a lui d'intorno,
L'alme esalti un vivo ardor.
Sacro a Olfredo è un sì bel giorno:
Tutto spiri pace, e amor.
(compariscono due scudieri: il canto è sospeso:
tutti si volgono ad esservare.)
OLFREDO
Ma, chi giunge? . . Norcesto!
(avanzano alcune guardie.)
EMMA
Oh Ciel! . . Norcesto!
(Emma quasi a forza strascina Edemondo, e lо
confonde tra i pastori, e le pastorelle, che
nell'avvicinarsi del corteggio di Nercesto si
ritirano all'opposto lato.
Scena tredicesima
Le guardie gia schierate, entra Norcestro, con
Donaldo, e cavalieri, seguito da scudieri.
OLFREDO
(incontrandolo).
Signor . . .
NORCESTO
Alla tua festa
Co' nostri Prodi, eccomi, Olfredo. E questa
Di fiducia, e amistà prova ti fia: -
OLFREDO
A voi dunque, o pastori,
Pastorelle con suoni, danze, e canti
Il signor nostro si ricrei, s'onori.
ETELIA
E tu, Elvino, quel serto
Che al tuo benefattor era serbato
Or offri al tuo signor . . .
(prende Elvino.)
EMMA
(agitatissima)
(Oh Dio! . .)
NORCESTO
Ben caro
A me sarà dall'innocenza . . .
EDEMONDO
Io tremo:
(Etelia guida Elvino al trono, e gli addita
di porgere il suo dono a Norcesto.)
NORCESTO
Quanto t'invidio, Olfredo! . . .
Vieni, amabil fanciullo . .. ah! . . . che mai vedo!
(mentre riceve il dono da Elvino, e vuol baciarlo,
resta colpito dalla di lui fisonomia: lo osserva,
s'agita, lo respinge: attenzione, sorpresa generale,
affanno d'Emma, e d'Edemondo.)
Quai sembianze! . . . Fia pur vero! . . .
Chi riveggo in quell'aspetto?
Ei ridesta nel mio petto
Invincibile terror.
EDEMONDO
(Non tradirmi in tal momento,
Taci in sen, paterno amor.)
EMMA
(Ah! tremar pel figlio io sento,
Per lo sposo in petto il cor.)
OLFREDO
(Ah! per essi al fier cimento,
Cielo! invoco il tuo favor:)
DONALDO, ETELIA, CORO
(Qual sorpresa! . . . qual'evento! . .
Come smania! . . . qual terror!)
NORCESTO
(ad Olfredo, con premura, e autorità)
Quel fanciullo d'onde avesti? . . .
OLFREDO
Lo raccolsi abbandonato.
(Nordesto ripete fra se, e medita.)
NORCESTO
E qual tempo è omai passato! . .
OLFREDO
Scorso è appena un semilustro . . .
NORCESTO
(Norcesto come sopra.)
Quel fanciullo avea segnali? . .
OLFREDO
Scritto foglio . . .
NORCESTO
(con ansietà)
Ov'e il foglio? . .
(Olfredo esita: Emma trema,
Edemondo è fremente.)
ETELIA
(ingenuamente apre il vestito d'Elvino, ne cava una
busta in cuojo, e trae un foglio, che presenta a
Norcesto.)
Eccolo . . .
(Norcesto lo prende, e legge avidamente.)
EMMA, EDEMONDO, OLFREDO
(Oh istante.)
NORCESTO
(Ah s'avvera il mio sospetto:
E più dubbio omai non v'ha.)
EMMA, EDEMONDO, OLFREDO
(Ah s'accresce lo spavento
Per il povero mio cor.)
NORCESTO
Del fanciul che raccogliesti
Il destin, l'età, il sembiante
(Emma cоpre col suo corpo Edemondo.)
Tanto al padre simigliante . . .
Questo foglio . . . tutto addita . . .
EMMA, EDEMONDO, OLFREDO
(Siam perduti! . .)
(attenzione generale.)
EDEMONDO
Ch'egli è figlio
D'Edemondo.
TUTTI
(con sorpresa,e fremito)
D'Edemondo! . .
Parricida! Traditor!
EMMA, EDEMONDO
Me infelice!
Infelici! quale orror! -
NORCESTO
(ad Olfredo)
A me il figlio:
OLFREDO
Ma . . . Giurai . . .
NORCESTO
(severo)
Osi opporti? Guardie . . .
EMMA
{agitatissima)
(Oh Dio! . . .)
NORCESTO
Quel fanciullo a lui strappate . . .
(le guardie lo afferrano: il figlio piange: Emma fuori di
se si slancia fra le guardie, lo riprende, e coprendolo
colle sue braccia. Olfredo a forza ritiene Edemondo.
EMMA
Oh crudeli! v'arrestate . . .
E' mio figlio! . . figlio mio! . .
(lo bacia.)
NORCESTO
Ei tuo figlio! . . e tu saresti? . .
EMMA
Mi ravvisa - Emma son io.
(con dignità, e fermezza.)
D' Edemondo la consorte.
Dal mio sen or sol la morte,
(sorpresa generale.)
Figlio mio, ti strapperà.
A quattro
Di gioja, di pace
La dolce speranza
Qual lampo fugace
Comparve, e sparì! . .
DONALDO E CORO
Vieni alla Reggia: torna agli onori:
Cessa di vivere fra pene, e orrori:
Verso d'un perfido, d'un traditore
In te è colpevole la fedeltà.
EMMA
Sempre fedele al mio consorte,
Sia pur crudele, la di lui sorte,
Dolce il dividerla a me sarà;
Sà il ciel protegere la fedeltà.
DONALDO E CORO
(ad Emma.)
Il traditore! . .
EMMA
Egli è innocente.
NORCESTO
Ove s'asconde? . .
EDEMONDO
(non contenendosi)
(E' a te presente.)
OLFREDO
(ad Edemondo.)
(Giurasti, frenati)
EMMA
(a Norcesto)
Lo cerchi invano.
In altre sponde, da voi lontano
(coll'occhio verso Edemondo d'intelligenza.)
Lo guida il cielo . . . lo salverà.
DONALDO E CORO
A noi nascondersi ei cerca invano:
Si troverà . . . l'empio cadrà.
ASSIEME
Oh funesto terribile giorno!
D'ogni intorno d'orror ci circondi! --
Dell'allarmi il segnale s'intenda,
La vendetta ci guidi, il furor.
E tremenda la folgore scenda:
Piombi l'empio d'averno all'orror.
EMMA, EDEMONDO, OLFREDO, ETELIA
(Oh funesto, terribile giorno!
D'ogni intorno d'orror mi circondi -
Ah! tu, Cielo, a lor/suoi sguardi m'ascondi. . .
De crudeli lo/m' invola al furor.
E tremenda la folgore scenda
Piombi l'empio d'averno all'orror.)
NORCESTO
(Oh funesto terribile giorno!
D'ogni intorno d'orror mi circondi.
Il veleno nel seno m'infondi.
O rimorso, che strazi il mio cor:
Ah! già veggo la folgor tremenda,
Che m'avvoglie, e m'ingombra d'orror.)
(Emma cade in braccio d'Etelia: Norcesto la
osserva con compassione: Edemondo guidato da
Olfredo s'invola: tumulto, smanie, affanno, e
Fine del primo Atto.
ATTO SECONDO
Scena prima
Gallerie nel palazzo dei Conti di Lanerk.
Donaldo, guardie seco: Cavalieri
da opposte parti.
DONALDO
Ebben? - Più fortunati
A
Sulle sue traccie foste voi? - Fu vana
Ogni mia cura, ogni ricerca: e lunge
Esser egli non dee: - L'agitazione
D'Emma, gli sguardi inquieti, il terrore
Onde ella era compresa ad ogni aspetto,
Ad ogni indizio, al nome d'Edemondo,
Allor che proferir per via l'intese,
Mostran ch'egli e vicino, e a lei palese.
Ma invano . . .
Scena seconda
Norcesto concentrato, e precedenti.
NORCESTO
(a Donaldo)
Ebben? . . .
DONALDO
Non si rinvenne. Ognorа
Però, ovunque si cercа.
NORCESTO
Non vi fia
Chi ad Edemondo usi violenza, oltraggi:
Lo sventurato si rispetti: -- E Olfredo? . .
DONALDO
Olfredo è a' cenni tuoi:
Tenta da' labbri suoi
Scoprir l'asilo d'Edemondo . . - A lui
Ch'Emma accoglíea deve esser noto.
NORCESTO
Ed Emma? . .
DONALDO
Già riprese i primieri vestimenti.
NORCESTO
Ov'e? . . che fa? . . che dice? . .
DONALDO
Geme, sospira, piange.
NORCESTO
L'infelice! . .
DONALDO
Il popolo, ed i nostri Cavalieri
Ansiosi, frementi attendon l'ora
In cui l'empio Edemondo
In poter della legge . . .
NORCESTO
(scosso)
Allor! . . .
DONALDO
Guidato
Alla tomba del padre assassinato . . .
NORCESTO
(fremito represso)
(Ciel! . . .)
DONALDO
Subisca la morte
Dovuta ai traditor . . .
NORCESTO
(non contenendosi)
Và . . .
(cenno a' cavalieri, e guardie, che si ritiranо.)
DONALDO
A' parricidi.
Tu che un padre perdesti . . .
NORCESTO
(esclamazione affannosa)
Oh padre mio!
DONALDO
Sai d'un figlio il dover - ch'ei pera. --
(parte)
Scena terza
Norcesto: si getta su d'una sedia presso al tavolino.
NORCESTO
Oh Dio! --
(breve silenzio, s'agita: trae dal seno un foglio,
ne sembra atterrito: lo guarda... freme.)
Foglio tremendo! . . orribile mistero! . .
Sacri cenni d'un padre moribondo,
Vi guardo . . . e gemo. Qui, nel cor vi sento
Scritti a note di foco, a mio tormento.
(resta pensoso)
Ambizion fatale! --
(s'alza: ripone il foglio nel seno.)
In quale abisso mai ci getti? -- e intanto,
Se il misero Edemondo! . . ohimè! . . già parmi
Veder lo sventurato
Strascinato alla morte! -- Il colpo estremo
Pende su d'esso . . . io fremo. - Ah! Qual tonante,
Spaventevole voce
Dai regni della morte al cor mi piomba! --
Oh terror! -- Di Rogger s'apre la tomba . . .
Ombra ei sorge sdegnosa . . . ecco, m'addita
Il sangue, la ferita. Oh! quali sguardi! . .
Quale cenno tremendo!
Sở già quel che vuoi dirmi: Intendo, intendo:
(si copre la faccia colle mani: ricade sulla sedia nel massimo abbattimento.)
Ah! che il ciglio alzar non oso:
L'alma ingombra è di spavento:
Deh! ti placa un sol momento,
Abbi, oh Ciel, di me pietà:
Un'istante di riposo
Per me dunque più non v'ha!
(intanto vari cavalieri compariscono, e veggendolo
in tale azione; si fermano, lo osservano, e
fra loro, in gruppi ragionando.)
CORO
Vedi? . . smania. L'odi? . . geme:
Duol profondo il cor gli preme . . .
E sospira! Sventurato!
Il suo stato fa pietà.
(s'accostano)
Signor! . . .
NORCESTO
(volgendosi, come atterrito)
E chi è? . . .
CORO
Deh, scuotiti.
NORCESTO
(riavendosi)
Voi! Che volete?
CORO
Calmati.
NORCESTO
Calmarmi? . .
CORO
Spera.
NORCESTO
E come? . .
CORO
Pera Edemondo! . .
NORCESTO
(Oh nome! . .)
CORO
Sì: se Edemondo è il perfido
Che sospirar ti fà,
Alla sua colpa vittima,
All'ira tua cadrà.
NORCESTO
(Con alterazione, e raccapriccio)
Voi non vedeste sorgere
Fantasmi spaventevoli . . .
Voi l'atro orror che investemi
Non conoscete ancor.
CORO
Scaccia sì nere imagini,
E rasserena il cor.
NORCESTO
Ah! compiangete un misero:
Ben giusto e il mio dolor.
CORO
Ti calma: ti consola:
Sarai felice ancor.
NORCESTO
La pace, oh Dio! s'invola,
Per sempre dal mio cor.
Voi l'Ratro orror che investemi
Non conoscete ancor.
(parte agitatissimo, i cavalieri lo commiserano, e si disperdono.)
Scena quarta
Olfredo, Etelia.
ETELIA
Questa è la Reggia?
OLFREDO
(marcato)
E' questa
La Reggia del delitto.
ETELIA
E che pretende
Da te dunque Norcesto?
OLFREDO
Io lo prevedo;
Ma conoscere ei ben dovrebbe Olfredo.
ETELIA
Quel Pastor . . .
OLFREDO
Taci: già lontano . . .
ETELIA
E tanto
Emma, allor che piangendo mi lasciava,
Che tu l'allontanassi mi pregava!
OLFREDO
Salvo lo spero.
ETELIA
E il nostro Egildo! . .
Scena quinta
Emma di dentro, poi Donaldo con Egildo, guardie.
EMMA
(di dentro)
Oh Dio! . .
Barbari! . .
ETELIA
(colpita)
Questa voce . . .
EMMA
(ріù vicina)
Il figlio mio! . .
OLFREDO
(osservando)
Emma! . .
ETELIA
Che avviene? . .
EMMA
(vestita da Principessa, affannosa, seguendo
Donaldo, che porta Egildo: guardie.)
Lascialo.
(tentando levargli Egildo.)
DONALDO
(ripettoso resistendo)
Perdona . .
Il mio dover.
EMMA
E chi ti diede questo
Cenno crudel? . .
DONALDO
Norcesto.
EMMA
Ov'e il tiranno? . .
Scena sesta
Norcesto, e i precedenti.
NoRCESTO
Principessa! Io tiranno? . .
EMMA
A che rapirmi
Anche il mio figlio adunque?-- e che ti fece
Quell'anima innocente? E' in lui delitto
Forse l'avermi madre? -- I nostri stati
Tienti pure, o crudele,
Regna pure tranquillo . . se lo puoi;
Ma lasciami il mio figlio, unico bene
In tanti mali miei . . .
NORCESTO
Parla: e i tuoi mali
Cessan da questo istante. Ov'è Edemondo?
EMMA
(colpita)
Cielo! . . .
NORCESTO
Palesa ov'ei s'asconde.
EMMA
(con indegnazione, e dispregio)
Ch'io
Lo tradisca cosi? - Lo sposo mio
Darti io stessa in poter? . . .
NORCESTO
(con sentimento, e mistero)
Meglio conosci
Questo cor, Principessa - Tu non sai! . .
Puoi salvar tutti . . .
VOCI DI FUORI
Emma! . . .
ALTRE
Il figlio! . . .
EMMA
(turbata)
E che mai? . .
Scena settima
Cavalieri, popolo d'ogni età inonda le gallevie. Tutti
si presentano avanti d'Emma in atto fiero, e minaccioso:
Olfredo si metie a difesa d'Emma e d'Elvino:
Norcesto è in faccia a Cavalieri.
CORO
Ci svela, ci addita l'iniquo consorte . . .
O perdi la vita . . . o al figlio dai morte:
Quell'ombra t'aspetta, vendetta oggi avrà.
EMMA
Ed osereste? . . .
OLFREDO
E volete? . . .
TUTTI
Edemondo.
NORCESTO
(Oh supplizio! . . .)
ALCUNI
Dov'e? . . .
ALTRI
Scoprilo:
EMMA
Mai.
CAVALIERI
E trema.
POPOLO
E tu morrai. . .
ALTRI
Quel figlio . . .
(s'avventano co ferri alzati
ad Egildo, Olfredo s'oppоне.)
EMMA
(fuori di se, frapponendosi)
Ah! -- nò! . .
(affannosa.)
CORO
(fremente, minaccioso)
Edemondo . . .
Scena ottava
In questo Edemondo comparisce, apre la folla, si
presenta nel massimo disordine, ma fermo, e dignitoso.
EDEMONDO
Ecco Edemondo,
Sfogatevi, o crudeli.
(quadro analogo.)
EMMA
Oh sposo!-- e che facesti? --
EDEMONDO
Il mio dover: si compia il destin mio: --
Io ti rivedo -- v'abbraccio . . . e vi salvo.
(abbraccia Emma, Egildo col più vivo trasporto.)
EMMA
Ed a qual prezzo! . . .
EDEMONDO
Norcesto, Cavalieri,
Popolo, ebben, si compia la mia sorte;
Ecco lą vostra vittima. Versate
Il mio sangue: io ve l'offro: eccovi il seno.
Ma, deh! serbate almeno
Una misera sposa,
Un'innocente figlio. - In me s'estingua
Tutto il vostro furor; -- Vi basti, oh Dio!
Una vittima sola, il sangue mio.
Ah! mirate quel sembiante,
Le sue lagrime vedete,
E negate se potete
A que' miseri pietà.
Innocente io non pavento,
Е pietà per me non chiedo;
Innocente all'ira io cedo
Di crudel avversità.
CORO
E innocenza vanti ancora?
Parricida! - quale eccesso! -
Ma punire il gran consesso
Tanta colpa omai saprà.
EDEMONDO
(ad Emma con tenerezza.)
La sorte barbara,
Vorrà ch'io mora:
Sulla mia gelida
Tomba tal'ora
Tu vieni a spargere
Lagrime, e fior.
E fra quell'aure
Ombra amorosa
M'udrai rispondere
Al tuo dolor . . .
Nò, nò, non piangere,
Mio dolce amor.
CORO
Vieni a udire il tuo destino:
La tua vista orror ci fà.
EDEMONDO
Sò che a morte io m'incammino:
Ma tremare il cor non sà:
Per te sol, bell'idol mio
Vacillando il cor mi va.
(parte fra le guardie. Emma lo segue desolata.
Norcesto con Donaldo. Il Coro si disperde.)
Scena nona
Olfredo, Etelia.
OLFREDO
Oh sventurati! - almeno
Mai non li avessi conosciuti! - In seno
Tanto non sentirei
Di perderli il dolor.
ETELIA
Ma credi, o padre,
Ch'ei perirà? --
OLFREDO
Pur troppo! -- Hai tu veduto!
Popolo, Cavalier come feroci
Chiedean la morte sua! --
ETELIA
Ma s'è innocente! . .
OLFREDO
Che giova l'innocenza! --
Lo condanna ogni prova, ogni apparenza. --
Solo Edemondo avea libero accesso
Alla stanza del padre. - Al far del giorno,
Da Duncalmo, e da varj Cavalieri,
Da alte grida chiamati,
Vi fu sorpreso: Egli stringea un pugnale
Che stillava di sangue . . . e di quel sangue
Tutto egli stesso ancor grondante, e tinto
Parea ferire ancora il padre estinto.
ETELIA
Quale orrore! E Edemondo fu capace! . . .
Nò . . ma invano egli addusse in sua difesa
Ch'ei tratto aveva quel pugnal dal seno
Del padre, che trovato
Avea nel proprio letto assassinato. --
Ma il fremito, l'orrore
Ond'egli era compreso, il suo dolore,
I sospiri, quel pianto che versava,
Tutto lo condannava.
ETELIA
Oh! l'infelicе!
OLFREDO
II popolo furente . . . (e v'ha chi dice
Da Duncalmo irritato) ad alte grida
Esecrava, chiedeva il parricida,
La sua morte voleva. - A stento, avvolti
Sotto mentite spoglie
Edemondo seguito dalla moglie,
Col tenero suo figlio
Potè fuggire al suo fatal periglio.
ETELIA
Ma de' giusti il consesso! . .
OLFREDO
Della legge
Confirmerà il rigore.
ETELIA
E il cielo! . . .
OLFREDO
Ah! solo
Nel ciel giova sperar: Chi in lui confida
Ei mai non abbandona:
E l'oppressa virtù premia e corona.
(partono.)
Scena decima
Sala dei Cavalieri.
I Cavalieri del consesso e fra lor discutendo. Gran
tavolino nel mezzo, coperto da ricco tapeto, e distinta
sedia pel Presidente, vacante. Donaldo vicino al
tavolino. Araldi ai due lati: Guardie disposte.
CoRO a parti
Si decida: -- Giustizia . . . rigore:
Della legge la voce s'intenda:
A tremare il colpevole apprenda,
E tranquilla la patria sarà.
ALCUNI
Egli vanta innocenza.
ALTRI
(con fremito)
Innocenza!
VARI
Forse merta clemenza!
ALTRI
(come sopra)
Clemenza!
MOLTI
A una torre per sempre . . .
ALCUNI
All'esiglio . . .
PLURALITA'
Nò: nò: nò: Parricida ei morrà.
Inesorabile la legge grida
(s'alzano: soscrivono: alcuni con fiera
compiacenza: aliri con compassione: varj
con indifferenza.
Pel Parricida non v'e pietà.
Il Parricida morir dovrà.
Scena undicesima
Norcesto, indi Emma, e i precedenti.
NORCESTO
(a Donaldo)
Ebben! . . . (Tremo.)
DONALDO
La legge,
La giustizia parlò -- Morte.
NORCESTO
(Oh Dio! . . .)
EMMA
(entrando)
Morte!
Povero sposo mio! . . .
DONALDO
Or tu, Signor, segna il grand'atto . . .
(gli presenta la sentenza.)
NORCESTO
(confuso)
(Ed io? . . .)
EMMA
L'atto della sua morte? -- Lo potrai
(con forza, e affanno.)
Tu Norcesto? -- non trema la tua mano! . .
E' tranquillo il tuo core? . . .
NORCESTO
(come sopra)
Parricida . . .
EMMA
(fissandolo)
Parricida! -- Il vedesti
Tu, Norcesto, a svenare il genitore? . . .
(con forza)
Tu taci? . . . non mi guardi? Traditore!
NORCESTO
Io? . . che dici? . . .
EMMA
Oh, si trema. E' già arrivato
Il tuo momento - si - m'ispira il Cielo
(sollennemente)
Che i rei colpisce. -- omai si squarcia il velo
Della calunnia.
NORCESTO
(Ohimė! . . .)
EMMA
Senza temerti,
Ora che lo poss'io, sì, in faccia a questo
Leal concesso accuso io te, Norcesto,
(ad ogni parola d'Emma visibile alterazione di Norcesto.)
Te traditor dichiaro,
(sorpresa, attenzion generale)
Te l'assassino di Roggero:
NORCESTO
(facendosi forza)
E ardisci? . . .
EMMA
E perchè impallidisci? . . .
(sempre con maggior energia.)
NORCESTO
E tu me credi?
EMMA
Un traditore.
NORCESTO
Ed io! . . .
EMMA
Confessa, e cedi.
Giura, se il cor ti regge,
Che tu non l'hai trafitto:
Empio! già il tuo delitto
Si scopre al tuo terror.
NORCESTO
Cessa: sì nero oltraggio
Al tuo dolor perdono:
Rammenta omai chi sono:
Virtù mi regna in cor.
EMMA
Il tradimento atroce
Regna in quel cor feroce.
NORCESTO
Frena l'insulto audace
Son di viltà incapace.
Insieme
EMMA
Saprà la Scozia omai
Qual cor tu serbi in petto:
E' giusto il mio sospetto:
Paventa, o traditor.
NORCESTO
E sà la Scozia omai
Qual core io serbo in petto,
Se ingiusto è il tuo sospetto,
S'io sono un traditor.
EMMA E NORCESTO
(Ah! che l'alma in tal momento
Palpitar incerta io sento:
Geme oppressa al fier cimento
Dall'angoscia, e dall'orror.)
EMMA
(con forza)
Giura:
NORCESTO
(indeciso)
(Che far?)
EMMA
Non osi? . . .
NORCESTO
(Ed io! . . .)
EMMA
Vacilli! . .
NORCESTO
(Oh Padre! . . .)
Si -- al Cielo, a voi lo giuro,
Roggero io non uccisi --
EMMA
(disperata)
Ah! perfido! -- ah spergiuro!
E il Ciel non vibra nu fulmine!
Non ti punisce ancor? . . .
EMMA E NORCESTO
Non reggo a tanto orror:
Che barbaro momento
Qual fier destin tiranno:
Affanno eguale al mio
Chi mai provò sinor?
(partono
Scena dodicesima
Gallerie, come nella scena prima.
Etelia, indi Olfredo.
ETELIA
E ancora del consesso
Nuova non giunge?. - Io tremo. Non ardisco
Degli infelici ricercar. Ed Emma,
Emma che diverrà se . . . Padre mio! . . .
(verso Olfredo.)
OLFREDO
(agitato)
Seguimi.
ETELIA
(con ansietà)
Dunque! . . . oh Dio! . . .
Già è deciso?
OLFREDO
Pur troppo!
ETELIA
Ed'Emma! . . .
OLFREDO
Invano
Cercai trarla con noi lunge da questo
Suol per lei sì funesto!
ETELIA
E il Eglio? . . .
OLFREDO
Ottenne
Da Norcesto che a lui veci di padre
Io render possa . . . e lo farò. I suoi dritti
Io sosterrò.
ETELIA
Quel barbaro Norcesto!
OLFREDO
Arcano incomprensibile, tremendo
Lo avvoglie, l'atterrisce, lo tormenta.
Egli piangea . . . qual fuor di se parlava
D'espiazion, di vittima innocente,
Parea deciso ad un grand'atto . . . Un'ombra
Spaventarlo pareva . . .
Ei tremava, fremeva . . .
E mi facea pietà . . . e terror . .
ETELIA
Che dici?
E che ne pensi?
OLFREDO
(marcato)
Il cielo è giusto:
ETELIA
E il cielo
Squarciar saprà di rea calunnia il velo.
OLFREDO
Odo una voce al core
Che mi lusinga, e dice
Che cesserà l'orrore,
E tornerà felice
A respirare ancor.
In sen d'amica pace,
Fra teneri contenti,
Amabili momenti
Felicità verace
Consolerà quél cor.
(partono.)
SCena tredicesima
Parte remota nella città ove si erigono i sepolcri dei
Conti di Lanerk: tutto all'intorno è circondato il loco,
e sparso di cipressi. Molti, e di variata, e magnifica
architettura di què tempi, sepolcri si distinguono, a'
Principi, agli Eroi della famiglia innalzati. - Uno
superbo, e di recente costruzione se ne eleva sull'avanti
della scena: vi si legge inciso: Roggero Conte di
Lanerk, assassinato dal proprio figlio Edemondo -
Antichissimo maestoso Tempio attiguo, in parie nascosto
dai cipressi. - I raggi del sole che tramonta danno
una luce rossiccia alla scenа.
Emma dal fondo, concentrata, cupamente avvanzando.
EMMA
Ecco di morte l'ora:
Di morte ecco il soggiorno.
Oh! qual regna d'intorno
Sacro silenzio, augusto orror! Là dunque! . . .
Questo che al cor mi scese,
E lo gelò, cupo lento sospiro . . .
Qual gemito! . . . Un singhiozzo . . .
Un flebil mormorar d'arcani accenti . . .
Oh, sì - Degli avi nostri ombre dolenti,
Siete voi, che gemete; Voi, che ci compiangete,
Fra voi chiamate i vostri figli . . . ad essi,
Da tanti affanni oppressi,
Offrite in suon pietoso
Di quelle tombe in sen pace, e riposo.
Il dì cadrà:
Emma più non sarà . . .
Emma morì.
Povero cor!
Più non t'animerà
Tenero amor.
Col caro ben
Di quelle tombe in sen
Riposerà:
Il dì verrà:
Emma più non sarà . . .
Emma mori.-
(s'abbandona, come mancando su i gradini d'una tombа.)
Scena quattordicesima
Marcia funebre: Due araldi con velo nero alle trombe.
Guardie: Donaldo, cavalieri: Frà varie guardie poi Edemondo:
Popolo che si situa in vari gruppi: Mentre s'avanza.
CORO
(verso la tomba di Roggero.)
Pel fellon che ti tradi
L'ora estrema già suonò.
Pel crudel che ti svenò
Cade già l'estremo di
Pace intanto, pace a te
O il miglior fra i genitor:
Pace implora a te ogni cor,
Pace ognora, pace a te!
EDEMONDO
Cielo! . . . tu qui? a che vieni? . . .
EMMA
E tu mel chíedi?
Non son io la tua sposa? non è unita
Alla tua la mia sorte, e la mia vita?
EDEMONDO
E tu vuoi? . . .
EMMA
(decisa)
Morir tecо.
Sposo, m'abbraccia, E poi
Stretti così teneramente almeno
Caro, spiriam l'uno dell'altro in seno.
Per te solo amai la vita,
Lieti furo i giorni miei:
Or più viver non potrei,
Senza te, mio dolce amor.
Su, ferite. Un colpo istesso
Tronchi omai le nostre vite.
In sì caro estremo amplesso
Marirem felici ancor:
CORO
Di costanza qual'eccesso!
Quanto ardire! . . quanto amor! . .
(Donaldo dà un cenno: Due squilli di trombe: i
tamburri battono a morte. I ministri s'avanzano: Emma,
Edemondo s'abbracciano; e s'inginocchiano a piedi
della tomba di Roggeтo.
EMMA
Ah! voliamo uniti al cielo,
Morte venga . . .
Scena ultima
Norcesto affannoso, dal fondo, con voce forte
sclamando, Olfredo, Etelia con Elvino, che accorrono,
e circondano Emma, ed Edemondo, che stringono il figlio.
NORCESTO
V'arrestate,
E' innocente . . .
soprpresa generale
TUTTI
E che! Fia vero.
EMMA ED EDEMONDO
Oh Ciel!
NORCESTO
Sì: tacer più non poss'io:
DONALDO E CORO
Chi svenò dunque Roggero? . . .
NORCESTO
(esita)
Fu . . .
DONALDO E CORO EMMA EDEMONDO
Chi mai? . . .
NORCESTO
(porge un foglio a Donaldo e a Cavalieri)
Leggete -- oh Dio! --
Fu Duncalmo, il padre mio,
Lo sedusse un'empio orgoglio,
Ma pentito, presso a morte,
Rese a te l'onore, e il soglio --
La sua fama io rispettava . . .
Ma per voi parlava il cor.
EMMA EDEMONDO
Cielo! adoro il tuo favor!
DONALDO E CORO
Fu Duncalmo! -- quale orror!
NORCESTO
(Oh mio padre! oh mio rossor!)
CORO
(vicendevolmente ad Emma, ed Edemondo.)
Confusi,
Pentiti ci vedi a' tuoi piedi:
Sommessi
Chiediamo perdono
D'ingiusto rigor.
Ben degni del trono
Al Trono salite:
Felici giojte
Di pace, e d'amor:
EMMA
Ah! cedeva il core oppresso
Al suo barbaro tormento:
All'eccesso del contento
Or più reggere non sa.
Sposo . . . Figlio . . . Amici, oh Dio!
Io v'abbraccio -- tutto oblio.
E non sento in tal momento
Che la mia felicità.
CORO
Premia il ciel con tal contento
La virtù, la fedeltà.
Fine del Melodrammа.
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Ultimo aggiornamento 19 settembre 2026