Torneo notturno
Sette notturni in tre atti
1. LE SERENATE.
Di fronte una fetta di casa con un balcone chiuso da vetrate al primo piano,
e sotto una piccola porta. Tutto il resto si perde nell'oscurità. Al balcone,
illuminato dall'interno, siede MADONNA AURORA, come in una vetrina.
TRE MNAMORATI
(guardando la finestra cantano)
Ah, moriamo
e non troviamo ristoro!
Non si trova erba
al mondo per sanarci
fuorchè un bacio rugiadoso,
saporito, inzuccherato.
Abbiam inteso che tu l'abbi
e veniam perchè tu c'el dia,
e se non c'el dai
nell'ottava ci seppellirai
e dirai: peccato
che tanti giovani divori la tomba
che tanti giovani prodi
si perdan per un amore.
(MADONNA AURORA non si muove. I TRE partono. Sopraggiunge il DISPERATO.)
IL DISPERATO
(canta)
Addio speranza mia, addio fortuna,
so in questo mondo tanto disgraziato.
In alto in alto vo' fare un palazzo,
in alto, sulla bella altura.
A ogni finestra vo' tender un laccio
a tradimento per tradir la luna
a tradimento per pigliar le stelle
a tradimento per pigliar il sole,
perchè restai tradito dall'amore.
Addio speranza mia, addio fortuna
so in questo mondo tanto disgraziato.
(Si allontana un poco verso sinistra. Da destra appare insieme
a due compagni che si tengono in disparte, LO SPENSIERATO.
Avvicinandosi al balcone canta.)
LO SPENSIERATO
Chi ha tempo e tempo aspetta il tempo perde
il tempio fugge come d'arco strale:
dunque per fin che sei nel tempo verde
accogli il tempo che pentir non vale.
Il tempo fugge e mai non si rinverde
e mena al fin la tua bellezza frale
dunque cogli del tuo tempo il fiore
prima che manchi il giovanil valore.
Pensa, Madonna, ben ch'el tempo fugge
nè mai ritorna a noi poi ch'è passato;
vecchiezza presto ogni beltà distrugge,
nè sempre mai si sta fermo in uno stato.
Ogni cosa divora il tempo e sugge
il bel color d'ogni viso rosato.
Fin che tu puoi raccogli il vago fiore
de li dolci anni tuoi che volan l'ore.
Se 'l tempo dona molto, il tempo toglie,
se ‘l tempo dà piacer, il tempo attrista,
se 'l tempo lega stretto, il tempo scioglie,
se ‘l tempo molto perde, il tempo acquista,
se ‘l tempo dà allegrezza, il tempo doglie,
se 'l tempo inforza, il tempo sangue pista,
se ’l tempo t'alza, il tempo ti sommerge,
il tempo insomma ogni opera converge.
MADONNA AURORA si scuote, s’alza, apre la porta, si getta fra le
braccia dello SPENSIERATO. Un raggio di luna illumina un istante la
faccia camusa dell’insidioso giullare … la donna vorrebbe fuggire, ma
non può, dopo breve lotta cade a terra. I due compagni trattengono IL
DISPERATO che vorrebbe soccorrerla. LO SPENSIERATO fugge, essi lo seguono.
IL DISPERATO si abbandona sul corpo inerte di MADONNA AURORA.
2. LA TORMENTA.
Una stanza con una piccola porta chiusa che dà sulla strada. Notte.
Un tavolo e qualche sedia. Sul tavolo un lume ad olio. Infuria l'uragano.
Una vecchia e due giovani donne, genuflesse, appoggiano il capo e le braccia
alle sedie, come se queste fossero degli inginocchiatoi.
LA VECCHIA MADRE
Gesù Nazareno liberateci dal baleno!
Santa Barbara benedetta liberateti dal tuono e dalla saetta!
Gesù in campo liberateci dal tuono e dal lampo.
(La violenza della tempesta a poco a poco diminuisce.)
Gesù Nazareno liberateci dal baleno!
Santa Barbara benedetta liberateti dal tuono e dalla saetta!
Gesù in campo liberateci dal tuono e dal lampo.
(Picchiano con forza alla porta. Scoppia la folgore. La vecchia apre la porta.
Enrra il DISPERATO. Si abbandona su una sedia. Gli offrono da bere.)
IL DISPERATO
(canta)
Una fanciulla si vantò - la non teme Caronte
Perché ha nove fratelli,
Giampierozzo suo sposo che ha case dimolte,
Quattro palazzi.
E Caronte si fece uccello, come nera rondine:
volò e nel cuore saettò la fanciulla.
E Ia mamma di lei la piangea,
e la sua mamma la piange:
«Caronte, oh'l mal che m'hai fatto nell'unica figliuola mia
Nell’unica, mia, nella sola, nella mia buona fanciulla.
Ecco Giampierozzo spunta da un alto vallone
con quattrocento compagni e sessantadue strumenti.
«Cessate ora le nozze, cessate i suoni».
E una croce spunta dalla porta della sua amata.
Sprona forte il suo morello; alla chiesa se ne va:
trova il maestro che fa una sepoltura:
«Dimmi se tu viva, maestro, di chi è egli la sepoltura».
«E’ della fanciulla bionda, bionda e occhinera
ch'aveva nove fratelli, Giampierozzo suo sposo
che ha case dimolte, quattro palazzi».
(Le donne lo ascottano e dimostrano coi gesti di seguire attentamente le
vicende della leggendo che il cantore narra fissando lo sguardo nel vuoto.)
«Pregoti, maestro, che tu faccia la sepoltura un po’ grande
un po' larga, tanto per due persone».
Trasse il coltel d'oro, e si trafigge il cuore.
Ambedue insieme seppellirono, in una sepoltura ambedue.
(Da una stanza s'ode una voce di donna cantare:)
LA FIGLIA
Chi ha tempo e il tempo aspetta il tempo perde,
il tempo fugge come d'arco strale;
dunque per fin che sei nel tempo verde
(Il DISPERATO si alza e ascolta.)
accogli il tempo, che pentir non vale.
Il tempo fugge e mai non si rinverde
e mena al fin le tue bellezze frale:
adunque cogli del tuo tempo il fiore
prima che manchi il giovanil valore.
(Appare la figlia; è in preda a una grande agitazione.)
LA FIGLIA
(alla madre)
Scacciami madre, scacciami con legni e con pietre
perché mi prenda il malanno, ch'io mi levi,
che scappi, ch'io vada, dolce madre mia,
dove vanno le rondini; le rondini per tornare
(Esce correndo. Le due giovani donne soccorrono la madre.)
e io per non tornar mai più.
(Il DISPERATO rimane alcuni istanti perlesso, poi esce di corsa,
come se volesse raggiungere la fuggitiva.)
3. LA FORESTA.
Una foresta. Notte. La fuggitiva riposa. Il DISPERATO la guarda.
IL DISPERATO
(canta)
Mangio pane con lacrime, acqua amara,
i dolori e i travagli m'han nutricato.
Come la notte tenebrosa ogni cosa fa nero,
così è ogni cosa nel cuore cui preme l’affanno.
Che amari e che travagli non prova io!
E qual dì si troverà lieto per me!
Ahi. me sfortunato, dove ch'io ami,
par ch'io porti foco da ardere il mondo.
Uomo più sventurato al mondo non fu,
i miei tormenti ah nessuno li soffre.
Disgraziato nacqui e infelice sono.
Vo sulle nevi, mi bruciano, e nella fiamma infreddo,
su’ ghiacci mi scaldo e alla pioggia m’asciugo.
Sorte mia sfortunata, sorte fierissima mia,
perchè torti su me e affanni tanti?
Ohimè sventurato, che vita pass’io!
Nè piangere posso, nè sospirare.
Se due volte si rinnovassero le venture
mai seguirebbero sventure nel mondo.
LA DONNA
(si desta e si lamenta)
Ah, Ah
(Giunge dal folto della boscaglia la voce dello SPENSIERATO.)
LO SPENSIERATO
Chi ha tempo e tempo aspetta
LA DONNA
Ah, ah,
LO SPENSIERATO
il tempo perde, il tempo fugge come d'arco strale
dunque per fin che sei nel tempo verde
LA DONNA
Ah, Ah
LO SPENSIERATO
accogli il tempo che pentir non vale:
(La DONNA si alza e ascolta.)
il tempo fugge e mai non si rinverde
e mena al fin di tue bellezze frale
adunque cogli del tuo tempo il fiore,
prima che manchi il giovanil valore.
(LA DONNA con uno scatto si getta nella foresta e sparisce senza
lasciare al DISPERATO il tempo di trattenerla. Egli tenta di inseguirla,
ma riappare quasi subito, avendo perduto le sue tracce.)
LA VOCE DELLA DONNA
(s’odono le grida della donna)
Ah, Ah, Ah.
(Poi più nulla.)
4. LA TAVERNA DEL BUON TEMPO.
Una taverna con due lunghi tavoli, sedie e alcune lampade che la illuminano
lugubremente. Uomini e donne danzano o guardano quelli che giocano battendo i
pugni sui tavoli, quasi seguendo il ritmo delle danze. Appare il DISPERATO.
L'OSTE osservando la sua tristezza gli va incontro).
L'OSTE
O, o ben venuto alla taverna del buon tempo.
Qui si beve in allegria!
Chi vuol cantar canta, chi vuol danzar danza.
Bacco, Tabacco e Venere, alla taverna del
buon tempo non riducon l'uomo in cenere.
Bacco, Tabacco e Venere.
(Il DISPERATO, seguito da due sconosciute che gli mescono dabere, si siede
a uno dei due tavoli.)
UNA DELLE DUE DONNE
O, gira, sole, quanto puoi girare,
gira che per girar troverai meglio.
E le scarpe di ferro fatti fare
che tu possa girar lo state e 'l verno.
Quando scarpe di ferro avirai
logro verrai da me e dirai:
Meglio non trovo.
IL DISPERATO
(beve avidamente e già un po' brillo canta)
Vo' contare e narrare, quello che ricordare
potrà la mente primieramente
rimorchi rimbrocci, gaffe, ed occi;
e non a quo' ch’è buo' tengon a socci;
che con tescocci vanno pure a quale
e già non mena a cale
che le ciuffole buffole e truffole
non dice chi sta cheto, ma non fa eto
perch'egli è leto e par milenso, che ritenso
chi vegna al nighittoso, che fattaspioso e
dappioso ed anfana e tafana e cinguetta
il truggia in beretta sta in pettine di seta,
e mente il tempo a dar punzoni leffoni rugioloni,
e son fagnoni e goccioloni che dicon sciarpelloni
e guatan in cagnesco e hanno marcio il guidaresco
e sotto il desco già mi portan broncio, ma scocio
e'l lor guardare a squarciasacco
se io gli ammacco e fonne macco.
(Durante la sua canzone qualche coppia si rimette a ballare e
l'animazione si fa sempre più viva.)
LO SPENSIERATO
(attirando a se una delle due donne che sedevano al tavolo del DISPERATO, danza cantando.)
Chi ha tempo e tempo aspetta, il tempo perde,
il tempo fugge come d'arco strale,
dunque per fin che sei nel tempo verde
accogli il tempo che pentir non vale:
il tempo fugge e mai non si rinverde
e mena al fin di tue bellezze frale:
adunque cogli del tuo tempo il fiore
prima che manchi il giovami valore.
Pensa, Madonna, ben ch'el tempo fugge
nè mai ritorna a noi poi ch'è passato;
vecchiezza ogni beltà presto distrugge,
nè sempre mai si sta fermo in un stato.
Ogni cosa divora il tempo, e sugge
il bel color d'ogni viso rosato:
fin che tu puoi, raccogli il vago fiore
de li dolci anni tuoi che volan l'ore.
Se 'l tempo dona molto, il tempo toglie;
se 'l tempo dà piacer il tempo attrista,
se 'l tempo lega stretto, il tempo scioglie
se 'l tempo molto perde il tempo acquista,
se 'l tempo dà allegrezza, il tempo doglie,
se 'l tempo inforza, il tempo sangue pista,
se 'l tempo t'alza, il tempo ti sommerge,
il tempo insomma ogni opera sommerge.
(A un tratto il DISPERATO lo riconosce e lo investe minaccioso. Mo lo
SPENSIERATO con uno spintone lo fa ruzzolare a terra: anche il vino lo ha
tradito. Tutti ridono, ed egli appoggiandosi ai tavoli e alle sedie esce.)
5. IL FOCOLARE SPENTO.
Una camera abbandonata, con un gran seggiolone nel mezzo, e rischiarata
da un obliquo raggio di luna. Entra il DISPERATO e, stanco, si pone a sedere
sul seggiolone.)
IL DISPERATO
O casa buia, o vedova finestra
dov'è quel sol che ci soleva dare?
E' ci soleva ridere e far festa...
Ora vedo le pietre lacrimare,
ora vedo le pietre stare in pena,
o casa buia, o finestra serena.
E canto dall'affanno e dal dolore,
ma no che voglia mia sia di cantare:
lo fo per isvagar questo mio core,
tanta malinconia nè tanto affetto.
Sebben io canti la pena ho al petto.
Vado la notte come fa la luna,
vado cercando la mia dolce madre,
e ritrovai la morte acerba e dura,
mi disse: non cercar l'ho sotterrata.
(Giunge dalla stanza il rumore di gente che ride e danza.
Domina la voce dello SPENSIERATO che canta.)
LO SPENSIERATO
(canta)
Chi ha tempo e tempo aspetta il tempo perde
il tempo fugge come d'arco strale
dunque per fin che sei nel tempo verde
accogli il tempo che pentir non vale...
a, a, a, a, a, a, a, a,
(ride.)
Il DISPERATO si scuote, si alza, va verso la porta e picchia risolutamente.
Breve silenzio. Appare la sorella con un lume in mano. Riconosce il fratello, e
dopo aver posato il lume a terra gli getta le braccia al collo. Il DISPERATO si
abbandona esausto sul seggiolone, la sorella si inginocchia ai suoi piedi, gli
prende le mani, le bacia.
Tre uomini, fra i quali lo SPENSIERATO, camminando cautamente si avviano verso
la porta di uscita e prima di varcare la soglia gettano alcune monete contro la donna.
Il DISPERATO ha un sussulto, scatta, ma la sorella gli si avvinghia alle gambe: i tre
compari hanno il tempo di allontanarsi, protetti dalla notte lunare.
6. IL CASTELLO DELLA NOIA.
Una sala illuminata da luci nascoste nel soffitto. Il vecchio e obeso castellano e
la non più giovane e imbellettata castellana troneggiano su due grandi poltrone dorate.
Servi che passano. Guardie alle porte. Le livree sono sgualcite e le guardie brandiscono
alabarde e spadoni d’altri tempi. E’ l’ora degli svaghi. Per primo si presenta il Giocoliere
e fa prodigi con la sua arte che annoia però la castellana. Lo segue il BUFFONE.
IL BUFFONE
(canta)
Chi vuole udir cantare
soni un po’ la sua scarsella
imperò che al suon di quella
ci fa tutti rallegrare.
Chi vive a corte muore sulla paglia.
Col tempo e con la paglia si maturano
le nespole.
E non monda nespole
io l’ho donde si soffiano le noci
e non gli piacciono le pere guaste,
tu ne sei più ghiotto che l’orso delle pere.
Sguscia fave, ghina ceci,
porco pigro non mangia pera melza.
Tu sei fatto come la castagna
bella di fuor e dentro la magagna.
Chi vuole udir cantare
suoni un po’ la sua scarsella
imperò che al suon di quella
ci fa tutti rallegrare.
Chi vuol essere amato dalle donne loro innamorate
bisogna sempre mantenerle,
altrimenti ‘le cercano altro amante.
Chi vuol essere ben servito
paghi il famiglio del continuo e l'accarezzi.
Chi vuol mantenere la reputazione e il credito
paghi i debiti,
Chi vuol che'l medico continui la visita,
spesso gli metta in mano gli scudi,
chi vuol che l'avvocato sia sollecito,
empia la borsa e per finirla:
Chi vuol che i potenti e gli storiografi
li mettino in canzona e gli dien fama
del continuo faccia correr presenti,
altrimenti ciascuno molino resta di macinare
mancando l'acqua sì come le piante
di crescere e far frutto.
Chi ci vuole udir cantare
suoni un po' la sua scarsella
imperò che al suon di quella
ci fa tutti rallegrare.
(Il CASTELLANO sbadiglia. Un TROMBETTIERE, accompagnato da un PIFFERO e
da TAMBURI, con i suoi squilli offende la CASTELLANA che si tura gli orecchi
con le mani. Indi appare lo SPENSIERATO.)
Lo SPENSIERATO
Peregrinando vo di sasso in sasso
disperso notte e dì di monte in monte
solo, afflitto afflitto, lasso lasso,
smarrito, con la morte a fronte a fronte,
pPregando il ciel ognor di passo in passo,
ch’aiuti me con le man gionte,
chè dubito tornami al tutto al tutto
piano piano, stanco stanco asciutto asciutto.
Se per andar peregrinando tanto
di giorno in giorno ognor di terra in terra,
giunger mai posso a quel beato santo
che può dar pace dopo lunga guerra,
forse ponerò fine al grave pianto,
ed a l'aspro dolor che il cor m’afferra,
perchè servendo un cor di tanta fede,
il giusto. prego avrà qualche mercede.
(La CASTELLANA s'inebria di musica.)
Pensa. Madonna, ben che'l tempo fugge
ne mai ritorna a noi poi ch’è passato;
vecchiezza ogni beltà presto distrugge,
né sempre mai sta fermo in un stato.
Ogni cosa divora il tempo e sugge
il bel color d’ogni viso rosato:
fin ch tu puoi raccogli il vago fiore…
(Lo interrompe il DISPERATO che entra e tenta di scagliarsi contro di
lui quantunque i servi e le gurdie cerchino di trattenerlo. Il CASTELLANO
si alza e con un gesto imperioso ordina che il DISPERATO si leghi e si
faccia uscire. Approfittando della confusione la CASTELLANA si avvicina
allo SPENSIERATO e prende nolo per mano lo trascina seco infilando la porta
più lontana dal tafferuglio.)
7. LA PRIGIONE.
Una cella completamente buia. A destra una porta chiusa, a sinistra
in alto, un finestrino con inferriata. Il DISPERATO, con due pesanti carene
ai piedi, siede per terra, sotto il finestrino. S’ode il canto dell’assiolo.
IL DISPERATO
O assiolo! perchè piangi?
Sei libero e non ti hanno tolto il tuo amor
non devi piangere, o assiolo!
(S’odono i campamacci delle mandrie che salgono alla montagna.)
Ecco le mandrie che salgono ai monti.
Ah, salire con voi! Ah, ah!
Mangio pane con lacrime,
acqua amara:
i dolori e i travagli m’han nutricato.
Come la notte tenebrosa ogni cosa fa nero
così è ogni cosa nel cuore cui preme l'affanno,
(Passa cantando una allegra brigata. Lontano.)
LA BRIGATA
Noi cantiamo in allegria
Per noi è sempre carnevale.
Noi cantiamo in allegria
Per noi è sempre carnevale.
Noi vogliamo ballar,
noi vogliamo cantar.
Carnevale, carnevale, carnevale
Carnevale, carnevale, carnevale
Carnevale anche d'estate.
(Il DISPERATO si alza In piedi, afferra il boccale dell'acqua lo lancia fuori
del finestrino. Improvvisamente s'apre la porta e la tenue luce di una lanterna
ad olio illumina un istante la faccia dello SPENSIERATO: lo spingono entro la
cella. La porta si chiude.)
LO SPENSIERATO
(appoggialo alla porta e non osando avanzare nell'oscurità)
(parlato)
Anche lei…
(ride)
Anche lei...
(ride)
A, a, a, a, a,
Ma io non voglio soffrire per una femmina!
Nemmeno per una regina.
Aprite! aprite!
(Picchiando furiosamente alla porta. Selvaggiamente canta)
Chi ha tempo e tempo aspetta il tempo perde
il tempo vola come d'arco strale:
dunque per fin che sei nel tempo verde
accogli il tempo che pentir non vale:
il tempo fugge e mai non si rinverde
e mena al fin di tue bellezze frale:
adunque cogli del tuo tempo il fiore
prima che manchi il giovanil valore.
(Va verso il finestrino che inquadra un po' di cielo stellato. Il DISPERATO
che guatava nel buio, si getta su di lui e con un pugnale gli trafigge il cuore.
Lo SPENSIERATO cade a terra, a qualche passo davanti alla porta. Breve silenzio.
S'apre la porta ed entra la CASTELLANA. Con una lanterna cieca illumina il cammino.
E scopre il corpo dello SPENSIERATO. Sviene quasi, sì agita, vorrebbe chiamare al
soccorso. Ma il DISPERATO, con uno slancio che tradisce la sua malcelata agitazione canta.)
IL DISPERATO
Pensa, Madonna, ben ch’el tempo fugge
nè mai ritorna a noi poi ch’è passato,
vecchiezza ogni beltà presto distrugge
nè sempre mai sta fermo in uno stato.
Ogni cosa divora il tempo e sugge
il bel color d'ogni viso rosato;
fin che tu puoi raccogli il vago fiore
de li dolci anni tuoi che volan l’ore.
(La CASTELLANA ascolta, va verso il DISPERATO. Dimentica l’altro e rimane conquisa
dal nuovo cantore. Lo accarezza e si accorge delle catene. Chiama il GUARDIANO e lo
invita a sciogliere le catene. Questi esita un istante ma poi accondiscende. Appena
si sente libero, il DISPERATO, con mossa felina si slancia fuori dalla porta e la chiude.
Il DISPERATO è libero. Il GUARDIANO e la CASTELLANA rimangono prigionieri.)
IL BUTTAFUORI
(avanzando verso la ribalta, rivolto al pubblico e facendogli segno di rimanere seduto)
(declamato)
Non è finito!
(libero)
Voi avete veduto morire lo spensierato
e Madonna Aurora. Forse crederete che la
vendetta e la riacquistata libertà abbiano
ridato la pace al Disperato, ma egli invece
ha ripreso il suo cammino senza meta.
Voi avete veduto morire, vivere, agitarsi
alcuni uomini che le più discordanti passioni
tormentavano. Non è finito.
(Tamburo militare gran cassa.)
Udite? Udite ii ritmo di un funebre corteo?
E’ la vita che passa agitando il gonfalone
della morte.
(Il BUTTAFUORI, senza abbandonare la ribalta, aprendo un poco la tela e
guardando entro la scena, mostra di seguire il corteo immaginario, di vedere
quello che nessun altro può vedere. Alla fine entra e sparisce chiudendo
dietro di sè la tela.)
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Ultimo aggiornamento 4 marzo 2020