La Danse des morts

Cantata sacra per recitante, soli, coro e orchestra

Musica: Arthur Honegger (1892 - 1955)
Testo: Paul Claudel
  1. Introduction er Dialogue
  2. Danse des morts
  3. Lamento
  4. Sanglots
  5. La réponse de Dieu
  6. Espérance dans la Croix
  7. Affirmation
Organico: voce recitante, soprano, contralto, baritono, coro misto, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, 2 tromboni, timpani, grancassa, piatti, nacchere, tamburo, triangolo, woodblock, pianoforte, organo, archi
Composizione: luglio - 24 novembre 1938
Prima esecuzione: Basilea, Stadttheater, 2 marzo 1940
Edizione: Maurice Senart, Parigi, 1939
Dedica: Paul Sacher
Guida all'ascolto (nota 1)

La Danza macabra di Honegger fu composta nel 1938, e venne eseguita per la prima volta a Basilea, sotto la direzione di Paul Sacher, il 3 marzo 1940.

Qualche anno prima, Paul Claudel era venuto a Basilea in occasione della creazione di Giovanna al rogo, e s'era fermato lungamente a contemplare le famose «danze macabre» di cui l'antica città va giustamente orgogliosa. Una sera, mentre davanti ad un gruppo d'amici egli esprimeva il suo entusiasmo per quelle antiche pitture, Paul Sacher gli suggerì di trarre da esse un poema (Claudel avrebbe dovuto ispirarsi particolarmente ad Holbein), che il loro amico Honegger avrebbe messo in musica. L'idea fu accolta con entasiasmo dal poeta e dal musicista che avevano già collaborato insieme; però, riflettendo più tardi, Claudel respinse tutto il «pittoresco» che l'argomento gli poteva suggerire, e concepì il suo lavoro su questi tre punti essenziali:

Ricordati, uomo, che tu non sei che polvere.
Ricordati, uomo, che tu sei spirito.
Ricordati, uomo, che tu sei pietra.

Il musicista fu immediatamente colpito dalla forza suggestiva, emanata dal testo, e si mise immediatamente al lavoro.

Ascoltiamo ciò ch'egli stesso ci dice:

«Aprendo il suo manoscritto Claudel mi disse: Questo comincia con uno scoppio formidabile, un semplice colpo di tuono da teatro, un tuono musicale, prolungato... come quelli che si ascoltano durante i grandi temporali di primavera. Poi mi lesse il testo. Ampie adattazioni della Bibbia, la visione di Ezechiele, frammenti del libro di Giobbe, canzoni popolari un poco deformate... grida, singhiozzi, frasi latine, tutto questo ordinato e composto, e come già bagnato di musica.»

«Il Recitante parla, il Coro risponde. L'orchestra tace ancora: non deve entrare che poco alla volta, com'è stabilito... La Danza propriamente detta è il pezzo che evoca le immagini classiche, Re, Papa, Vescovo, Cavaliere, tutti vestiti ed abbigliati pesantemente, trascinati nella danza da questi scheletri gioviali, allegri e leggeri che mormorano sarcasticamente: 'Ricordati, uomo, che tu sei spirito, e che la carne è più che il vestito, e lo spirito più che la carne, e l'occhio più che il viso, e l'amore è più che la morte...»

«Lamento è il lamento dell'uomo: una voce ed un violino, ha precisato il poeta, ed è il violino che rivela il significato delle parole... I Singhiozzi Claudel me li ha dettati al telefono: grida pregne di disperazione, sospiri interrotti, aspirazioni della gola stretta...»

«Alla cupa frase Antequam vadam et non revertar Dio risponde: Io esisto. Le voci femminili cantano «la Speranza è nella Croce», ed il cantico Io prenderò i figli d'Israele sale come un canto popolare punteggiato di Amen che si affermano sempre più imperiosi, fino al ritorno del lungo tuono sopra il quale risuona all'unisono la frase Et scient gentes quia ego Dominus, seguita dall'affermazione: Ricordati, uomo, che tu sei pietra. E l'opera termina con questo 'singhiozzare nell'estasi' che la voce del soprano lancia verso il cielo e che ricade lentamente, come calmatasi nello stupore.»

«Se all'esecuzione di questo lavoro lo spettatore si sentirà vinto da una emozione sincera, sia persuaso che il merito va interamente al grande poeta che ha creato quest'opera, e del quale io non ho fatto che seguire le indicazioni, e cercato di realizzare nel modo migliore l'alto pensiero».

Pensiamo non occorra aggiungere nulla alle parole del musicista se non per osservare che la sua modestia è veramente eccessiva: poiché i pregi della Danza macabra sono soprattutto pregi musicali. Qtresto lavoro è una specie di cantata-oratorio, per voce recitante, coro misto, orchestra ed organo. Il testo è ora recitato, ora cantato, ed i vari episodi si susseguono in questo ordine: Dialogo - Danza dei morti - Lamento - Corale - La risposta del Signore - La speranza nella Croce - Affermazione.

L'argomento del poema di Paul Claudel si differenzia profondamente, da quelli che, sia nella letteratura narrativa e drammatica (Chorea Machabeorum, Danse Macabée, Danse de Macabre, Danza de la Muerte, con titoli derivanti in Francia dal nome dei martiri Maccabei cui era dedicata una celebrazione funebre), sia nelle arti figurative (affreschi a Clusone (Bergamo) e sulla facciata della, chiesa di S. Giovanni a Basilea, stampe del Holbein) trattarono, sin dal XIV secolo, il tema della morte inducente a meditare, per la sua inesorabilità, sulla vanità delle cose terrene e sulla vita eterna futura, non senza atteggiamenti satirici verso i gaudenti dei piaceri mondani e gli ambiziosi di vantaggi sociali e politici.

Il poema del Nostro trae invece la sua ispirazione e prende le mosse dal libro della Profezia di Ezechiele, e precisamente dal capo 37° che presenta la visione di una vasta pianura cosparsa di ossa di morti, le quali, rivestendosi di carne, riprenderanno vita per volontà di Dio (allegoria della liberazione d'Israele dalla schiavitù e, in più vasto raggio, della liberazione dell'uomo dalle tenebre del peccato). Questo primo brano (Dialogo tra Dio e l'umanità, tramite il Profeta Ezechiele) è interpolato da versetti del Genesi e del Libro di Giobbe.

Segue la Danza dei Morti che, nonostante fornisca il titolo al lavoro, non ne costituisce — a nostro avviso — la parte principale, centrata questa sulla resurrezione dei morti, sulla redenzione dell'umanità ad opera di Cristo e sul trionfo dello spirito. Il brano però, da un lato serbando il significato originariamente edificante delle danze macabre e dall'altro risolvendosi in atroce sarcasmo verso coloro che, dediti ai vizi è alle soddisfazioni mondane, inorridiscono al pensiero della morte, serve per la sua efficacia rappresentativa ad integrare il filo conduttore del poema col monito implicito che l'umanità deve passare attraverso la morte corporale per affrontare, dopo la resurrezione della carne, il giudizio finale.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Teatro Argentina, 6 marzo 1955


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Ultimo aggiornamento 15 maggio 2019