Achille in Sciro

Dramma per musica in tre atti


Testo del libretto


ATTO I

Scena prima

Aspetto esteriore di magnifico tempio dedicato a Bacco, donde si discende per nobile, e spaziosa scalinata. Dal destro lato bosco sacro alla Deità sudetta, e dal sinistro parte della marina di Sciro, dove poi approderanno alcune Navi. La gran piazza comparirà tutta ingrombrata da liete schiere di Baccanti, che celebrando le feste del loro Nume, intrecciano allegre danze, al suono di vari stromenti, secondati dal canto del seguente coro. Indi scnderanno dal tempio, e verranno a poco a poco avvanzandosi.

Deidamia, ed Achille in abito femminile.
Coro
Ah di tue lodi al suono,
Padre Lièo discendi:
Ah le nostr'alme accendi
Del fiero tuo furor.
Parte del Coro
Oh fonte de' diletti,
Oh dolce obblio de' mali
Per te d'esser mortali
Noi ci scordiam talor.
Tutti
Ah le nostre alme accendi
Del sacro tuo furor.
Parte del coro
Per te se in fredde vene
Pigro ristagna, e langue,
Bolle di nuovo il sangue
D'insolito calor.
Tutti
Ah le nostr'alme ecc.
Parte del coro
Chi te raccoglie in seno,
Esser non può fallace;
Fai diventar verace
Un labbro mentitor.
Tutti
Ah le nostr'alme ecc.
Parte del coro
Tu dai coraggio al vile,
Rasciughi al mesto i pianti,
Discacci dagli amanti
L'incomodo rossor.
Tutti
Oh fonte de' diletti,
Oh dolce obblio de' mali,
Per te d'esser mortali
Noi ci scordiam talor.

Ad un'improvviso suono di trombe, che odisi in lontano verso la marina, tace il coro, s'interrompe il ballo, e s'arrestan tutti in attitudine di timore, riguardando verso il mare.
Deidamia
(ad Achille.)
Udisti?
Achille
Udii.
Deidamia
Chi temerario ardisce
Turbar col suon profano
Dell'Orgie venerate il rito arcano?
Achille
Non m'ingannai. Lo strepito sonoro
Parte dal mar; ma non saprei . . . . non veggo
Che vuol dir, chi lo muova . . . . ah, Principessa,
Eccone la cagion. Due navi, osserva,
Vengono a questo lido.
Reidamia
Ohimè!
Achille
Che temi?
Son lungi ancor.

Compariscono in lontano due navi. Sentesi di nuovo il suono delle trombe sudette: tutti partono fuggendo, toltone Achille, e Deidamia.
Deidamia
Fuggiam.
Achille
Perchè?
Deidamia
Non sai
Che d'infami Pirati
Tutto infestato è il mar? così rapite
Fur le figlie infelici
Al Re d'Argo, e di Tiro. Ignori forse
La recente di Sparta
Perdita ingiuriosa, e che ne freme
Invan la Grecia, e che domanda invano
L'infida sposa al Predator Troiano?
Chi sa, che ancora in quelle
Insidiose Navi . . . oh Dei, vien meco.
Achille
Di che temi, mia vita, Achille è teco?
Deidamia
Taci . . . .
Achille
E se teco è Achille . . . .
Deidamia
Ah taci: alcuno
Potrebbe udirti, e se acoperto sei,
Son perduta, ti perdo. E che direbbe
Il Genitor deluso? una donzella
Sai che ti crede, e si compiace, e ride
Del nostro amor; ma che sarà, se mai
(Solo in pensarlo io moro)
Se mai scuopre, che in Pirra Achille adoro?
Achille
Perdona; è vero.

Scena seconda

Nearco, e detti.
Nearco
(Ecco gli amanti.) E deggio
Sempre così tremar per voi! vel dissi
Pur mille volte, è troppo chiara ormai
Questa vostra imprudente
Cura di separarvi
Sempre dalle compagne: ognun la vede;
Ne parla ognuno. Andate al Re. Son tutte
L'altre già nella Reggia.
Achille
(Achille, intento ad altro, non l'ascolta.)
Il suon guerriero,
Che da' que' legni uscì, d'armati, e d'armi
Mostra, che vengan gravi.
Deidamia
(Oh come in volto
Già tutto avvampa! usar conviene ogn'arte
Per trarlo altrove.)
Nearco
E non partite?
Achille
Or' ora.
Principessa. verrò. Quei legni in porto
Bramo veder.
Deidamia
Come! ch'io parta? e lasci
Te in periglio sì grande? ah tu, lo vedo,
Ne saresti capace, e dal tuo core
Misuri il mio. So già, crudele . . . .
Achille
Andiamo,
Non ti sdegnar. Con un tuo sguardo irato
Mi fai morir.
Deidamia
No, non è vero, ingrato.

No, ingrato, amor non senti,
O se pur senti amor,
Perder non vuoi del cor
Per me la pace.

Ami, se tel rammenti:
E puoi senza penar,
Amare, e disamar
Quando ti piace.

Achille s'incammina appresso a Deidamia; ma giunto alla scena si volge, e si arresta di nuovo a rimirar le navi, già avvicinate a segno, che su la sponda di una di esse possa già distinguersi un guerriero.

Scena terza

Nearco, e di nuovo Achille.
Nearco
Di pacifiche ulive
Han le prore adornate. Amiche navi
Queste dunque saran.
Achille
Nearco, osserva,
Come splende fra l'armi
Quel guerrier maestoso.
Nearco
Ah va: non lice
A te che una donzella
Comparisci alle spoglie, in questo loco
Scompagnata restar.
Achille
(con sdegno.)
Ma non ti crede
Ognuno il Padre mio? qual meraviglia
Che appresso al genitor resti una figlia.
Nearco
Deh parti alfin.
Achille
Lasciami un sol momento
A vagheggiar quell'armi.
Nearco
(Ohimè!) Sì, resta
Pur quanto vuoi; ma Deidamia intanto
Sarà col tuo rival.
Achille
(in atto feroce.)
Che!
Nearco
Giunto or' ora
E' di Calcide il Prence, e Licomede
Vuol, che la man di sposo
Oggi porga alla figlia.
Achille
Oh Numi!
Nearco
E' vero,
Ch'è tuo quel cor; ma se il rivale accorto
Può lusingarla innosservata, e sola,
Chi sa? Pensaci, Achille, ei te l'invola.
Achille
Involarmi il mio tesoro?
Ah dov' è quest'alma ardita?
Ha da togliermi la vita,
Chi vuol togliermi il mio ben.

Mi avvilisce in queste spoglie
Il poter di due pupille;
Ma lo so, ch'io son'Achille,
E mi sento Achille in sen.
(parte.)

Scena quarta

Nearco, e poi Ulisse, ed Arcade dalle navi.
Nearco
Che difficile impresa,
Tetide, m'impooesti! ogni momento
Temo scoperto Achille. E' ver, che Amore
Lo tiene a fren; ma se una tromba ascolta,
Se rimira un guerrier, s'agita, avvampa,
Sdegna l'abito imhbelle. Or che farebbe
Se sapesse che Troja
Senza lui non cadrà, che lui domanda
Tutta la Grecia armata? ah tolga il Cielo,
Che alcuno in questo lido
Non venga a ricercarlo . . . . oh Dei, m'inganno!
Ulisse! e qual cagione
Qui lo conduce? ah non a caso ei venne,
Che farò? mi conosce,
E nella Reggia appunto
Del Genitor di Achille. E' ver, che ormai
Lungo tempo è trascorso, in ogni caso
Niegherò d'esser quello. Olà; straniero,
Non osar d'inoltrarti
Senza dirmi chi sei. Questa è la legge,
Il mio Re la prescrisse.
Ulisse
Si ubbidisca alla legge: io sono Ulisse.
Nearco
Ulisse! i detti audaci
Scusa, eroe generoso. Al Re men volo
Con sì lieta novella.
(vuol partìre.)
Ulisse
Odi. E tu sei
Servo di Licomede?
Nearco
Appunto.
Ulisse
Il nome?
Nearco
Nearco.
Ulisse
Ove nascesti?
Nearco
Nacqui in Corinto.
Ulisse
E da' paterni lidi,
Perchè mai qui venisti?
Nearco
Io venni . . . . Oh Dio!
Signor, troppo mi arresti. e il Re frattanto
Non sa chi giunse in porto.
Ulisse
Va dunque.
Nearco
(Ah ch'io fingea si è quasi accorto!)
)Parte.)

Scena quinta

Ulisse, ed Arcade.
Ulisse
Arcade, il Ciel seconda
La nostra impresa.
Arcade
Onde la speme?
Ulisse
Udisti?
Rimirasti colui? Sappi, che il vidi
Di Peleo in corte ha già molt'anni. Ei finse
Patria, e nome con noi; ma già confuso
Era alle mie richieste. Ah menzogniera
Forse non è la fama; in gonna avvolto
Qui si nasconde Achille. Arcade, vola
Su l'orme di colui. Cerca, domanda
Chi sia, come qui venne, ove dimora,
Se alcuno è seco; ogni leggiero, indizio
Può servirne di scorta.
Arcade
Io vado.
Ulisse
Ascolta:
Che d'Achille si cerchi,
Pensa a non dar sospetto ancor lontano.
Arcade
A un tuo seguace un tal ricordo è vano.
(Parte.)

Scena sesta

Ulisse solo.
Ulisse
Già con prospero vento
Comincio a navigar. Per altri forse
Qnest'incontro felice,
Quel confuso parlar, quel dubbio volto
Poco saria; ma per Ulisse è molto

Fra l'ombre un lampo solo
Basta al nocchìer sagace,
Che già ritrova il polo,
Già riconosce il mar.

Al pellegrin ben spesso
Basta un vestigio impresso,
Perchè la via fallace
Non l'abbia ad ingannar.

Scena settima

Appartamenti di Deidamia.

Licomede, e Deidamia.
Licomede
Ma se ancor nol vedesti, onde lo sai,
Che piacerti non può?
Deidamia
Già molto intesi
Parlar di Teagene.
Licomede
E vuoi di lui
Su la fe giudicar degli occhi altrui?
Semplice! va; m'attendi
Nel giardino real: colà fra poco
Col tuo sposo verrò.
Deidamia
Già sposo!
Licomede
Ei venne
Su la mia fe; tutto è disposto.
(vuol partire.)
Deidamia
Almeno . . . .
Padre . . . . ah senti . . .
Licomede
Mi attende
Il greco ambasciator. Più non opporti:
Siegui il consiglio mio.
Deidamia
Dunque un comando
Non è questo, o signor?
Licomede
Sempre una figlia
Comanda il Genitor quando consiglia.

Alme incaute, che torbide ancora,
Non provaste l'umane vicende,
Ben lo veggo, vi spiace, vi offende
Il consiglio d'un labro fedel.

Confondete con l'utile il danno:
Chi vi regge credete tiranno;
Chi vi giova chiamate crudel.

Scena ottava

Deidamia, indi Achille.
Deidamia
All'idol mio mancar di fede! ah prima
Ch'altro sposo . . . .
Achille
(Con ironia sdegnoso.)
E' permesso
A Deidamia l'ingresso? Io non vorrei
Importuno arrivar. Come! tu sola!
Dov'è lo sposo? a tributarti affetti
Qui sperai ritrovarlo.
Deidamia
E già sapesti . . . .
Achille
Tutto; ma non da te. Prova sublime
Della bella tua fede! A me, crudele,
Celar sì nero arcano? a me, che t'amo
Più di me stesso? a me, che in queste spoglie
Avvilito per te . . . Barbara . . .
Deidamia
Oh Dio!
Non mi affliger, ben mio. Di queste nozze
Nulla seppi fìnor. Pocanzi il padre
Venne a proporle. Istupidii; m'intesi
Tutto il sangue gelar.
Achille
Pur che farai?
Deidamia
Tutto fuor che lasciarti. E prieghi, e pianti
A svolger Licomede
Pongansi in uso. Ei cederà, se vuole
Salvar la figlia; e quando ancor non ceda,
Nulla speri ottener. Fu Achille il primo,
Che amai finora, e voglio,
Che sia l'ultimo Achille. Ah mi vedrai
Morir, cor mio, pria che tradirti mai.
Achlle
Oh dolcissimi accenti! e qual mercede
Posso renderti, o cara?
Deidamia
Eccola; io chiedo,
Se possibil'è pur, ch'abbi più cura
Di non scoprirti.
Achille
E questa gonna è poco . . . .
Deidamia
Che val, se la smentisce
Ogni tuo sguardo, ogni tuo moto. I passi
Troppo liberi son, troppo è sicuro
Quel tuo girar di ciglio. Ogni cagione
Basta a farti sdegnar; nè feminili
Son poi gli sdegni tuoi. Che più? se vedi
Un'elmo, un'asta, o se parlar ne senti,
Già feroce diventi,
Escon dagli occhi tuoi lampi, e faville;
Pirra si perde, e comparisce Achille.
Achille
Ma il cambiar di natura,
E' impresa troppo dura.
Deidamia
E' dura impresa
Anche l'opporsi a un Genitor. Poss'io
Dunque con questa scusa
Accettar Teagene.
Achille
Ah no, mia vita,
Farò quanto m'imponi.
Deidamia
Or lo prometti;
Ma poi . . . .
Achille
No; questa volta
Ti ubbidirò. Terrò gli sdegni a freno;
Non parlerò più d'armi, e de' tuoi cenni
Se più fedele esecutor non sono,
Corri in braccio al rival, ch'io ti perdono.

Sì, ben mio, farò qual vuoi,
Lo prometto a que' bei rai,
Che mi accendono d'amor.

Scena nona

Ulisse, e detti.
Deidamia
Taci; v'è chi ti ascolta.
Achille
(Ad Ulisse pieno di sdegno.)
E tu chi sei,
Che temerario ardisci
Di penetrar queste secrete soglie?
Che vuoi? parla? rispondi,
O pentir ti farò . . .
Deidamia
Pirra!
Ulisse
(Che fiero
Sembiante è quello!)
Deidamia
(Piano ad Achille.)
(E la promessa?)
Achille
(ravvedendosi.)
(E' vero.)
Ulisse
Non son di Licomede
Queste le stanze?
Deidamia
No.
Ulisse
Straniero errai.
Perdona.
(vuol partire,)
Deidamia
Odi. E che brami
Dal Re?
Ulisse
La Grecia chiede
Da lui navi, e guerrieri, or che si affretta
D'unirsi armata alla comun vendetta.
Achille
(Felice chi v'andrà!)
Deidamia
(Tutto nel volto
Già si cambiò.)
Ulisse
S'apre al valore altrui
Oggi un'illustre via. Corrono a questa
Impresa anche i più vili.
Achille
(E Achille resta!)
Deidamia
(Periglioso discorso!)
(ad Ulisse.)
A Licomede,
Stranier, quella è la via.
(ad Achille.)
Sieguimi.
Achille
(torna ndo indietro.)
Amico,
Dimmi: le greche navi
Dove ad unirsi andranno?
Deidamia
(Dalla scena minacciando.)
Pirra! ma . . . .
Achille
Già ti sieguo. (oh amor tiranno!)
(Parte appresso a Deidamia.)

Scena decima

Ulisse, e poi Arcade.
Ulisse
O il desio di trovarlo
Per tutto mel dipinge, o Pirra è Achille.
Peleo ne' suoi verd'anni
Quel volto avea, me ne rammento, e poi
Quel parlar, quegli sguardi . . . . è ver, ma Ulisse
Fidarsi ancor non dee. Posso ingannarmi.
Arcade
Ulisse.
Ulisse
Arcade! e in queste
Stanze t'inoltri?
Arcade
Entrar ti vidi, e venni
Su l'orme tue.
Ulisse
Che raccogliesti intanto?
Arcade
Poco, o Signor: sol che Nearco
In questa terra, or compie l'anno, con
Una Figlia gentil; Mostra per ella
La real Principessa
Straordinario amor.
Ulisse
Come si appella?
Arcade
Pirra.
Ulisse
Pirra!
Arcade
E per lei Nearco ha loco
Fra reali ministri.
Ulisse
E questo è poco?
Arcade
Ma ciò che giova?
Ulisse
Ah mio fedel, facciamo
Gran viaggio a momenti. Odi, e dirai . . .

Scena undicesima

Nearco, e detti.
Nearco
Signor, vieni, che fai?
Ti attende il Re.
Ulisse
Qual'è il cammino?
Nearco
E' questo.
Ulisse
Ti Sieguo, andiam.
(Ad Arcadde, e parte con Nearco.)
(Non posso dirti il resto.)

Scena dodicesima

Arcade solo.
Arcade
Chi può d'Ulisse al pari
Tutto veder? ciocché per altri è oscuro,
Chiaro è per lui. No, la natura, o l'arte
Mai non formò. D'Ulisse al fianco
Ogni giorno mi trovo,
E ogni giorno al mio sguardo Ulisse è nuovo.

Si varia il ciel talora,
Dopo l'estiva pioggia,
L'Iride si colora,
Quando ritorna il Sol.

Non cambia in altra foggia
Colomba al Sol le piume,
Se va cambiando lume,
Mentre rivolge il vol.

Scena tredicesima

Deliziosa nella Reggia di Licomede

Achille, e Deidamia, e poi Licomede, e Teagene.
Deidamia
No, Achille, io non mi fido
Di tue promesse. A Teagene in faccia
Non saprai contenerti. Il tuo calore
Ti scuoprirà. Parti, se m'ami.
Achille
Almeno
Qui tacito in disparte
Lascia, ch'io vegga il mio rivale.
Deidamia
Oh Dio!
Ti esponi a gran periglio! Eccolo . . .
Achille
(turbandosi.)
Ah! questo
Dunque è l'audace? e ho da soffrir . . . . .
Deidamia
Nol dissi?
Già ti trasporti.
Achille
Un'impeto primiero
Fu questo; è già sedato. Or son sicuro.
Deidamia
Tu parlerai.
Achille
Non parlerò: tel giuro.
(Si ritira in lontano.)
Licomede
Amata figlia, ecco il tuo sposo: ed ecco,
Illustre Teagene,
La sposa tua.
Achille
(Qui tollerar conviene.)
Teagene
Chi ascolta, o Principessa,
Ciocchè de' pregi tuoi la fama dice,
La crede adulatrice; e chi ti mira
La ritrova maligna. Io che già sono
Tuo prigionier, t'offro quest'alma in dono.
Achille
(Considerando sdegnosamente Teagene s'avanza senza avvedersene.)
(Che temerario!)
Deidamia
A Così alto segno
Non giunge il merto mio. Tanto esaltarlo
Non dei . . . Pirra! che vuoi? parti.
(Avvedendosi che Achille è vicino a Teagene.)
Achille
Non parlo.
(Si ritira come sopra.)
Deidamia
(Qual timore mi assale!)
Teagene
Chi è mai questa donzella?
Licomede
E' il tuo rivale.
Deidamia
(Son morta!)
Achille
(Ah mi conosce!)
Licomede
E' Pirra il solo
Amor di Deidamia. Altre non vide
Più tenere compagne il mondo intero.
Deidamia
(Ei parlava da scherzo, e disse il vero.)
Licomede
Deidamia, or che ti sembra
Di sì degno consorte
Deidamia
I pregi, o Padre,
Ne ammiro, ne comprendo;
Ma . . . . .
Licomede
Tu arrossisci! il tuo rossore intendo.

Intendo il tuo rossor:
Amo, vorresti dir;
Ma in faccia al genitor,
Parlar non vuoi.

Il farti più soffrir,
Sarebbe crudeltà.
Restino in libertà
Gli affetti tuoi.
(parte.)

Scena quattordicesima

Achille, Deidamia, e Teagene.
Achille
(Ah se altre spogiie avessi!)
Teagene
Or che siam soli,
Principessa gentil, soffri, ch'io spieghi
L'ardor di questo sen; soffri ch'io dica . . . .
Deidamia
Non parlarmi d'amor: Ne son nemica.

Del sen gli ardori
Nessun mi vanti:
Non soffro amori,
Non voglio amanti;
Troppo mi è cara
La libertà.

Se fosse ognuno
Così sincero,
Meno importuno
Parrebbe il vero;
Saria più rara
L'infedeltà.
(Parte con Achille, il quale si ferma sull'entrare,)
Teagene
Giusti Numi! e in tal guisa
Deidamia mi accoglie? In che son reo?
Che fu? Sieguasi.
(Vuol seguir Deidamia.)
Achille
Ferma; ove ti affretti?
(Arrestandolo.)
Teagene
A Deidamia appresso.
Raggiungerla desio.
Achille
(risoluto.)
Non è permesso.
Teagene
Chi può vietarlo?
Achille
Io.
Teagene
Tu!
Achille
Sì. Nè giammai,
Sappilo, io parlo invano.
(Parte lentamente.)
Teagene
(Delle Ninfe di Sciro il genio è strano!
E pur quella fierezza
Ha un non so che, che piace.) Odimi; ma dimmi
Almen perchè?
Achille
Dissi abbastanza.
(Partendo come sopra.)
Teagene
E credi,
Che di te sola io tema?
Credi bastar tu sola?
Achille
(feroce.)
Io basto; e trema.
Teagene
(Quell'ardir m'innamora!)
Deidamia
(Ah mancator, non sei contento ancora.)

(Nell'atto che Achille si rivolge per partire, incontra su la scena Deidamia, che gli dice sdegnata il verso sudetto, e lo lascia confuso.)
Achille
(Misero! è ver; trascorsi.)
Teagene
Ascolta:io voglio,
Bella Ninfa, ubbidirti; e per mercede
Bramo sol de' tuoi sdegni
L'origine saper. Dì . . . ma sospiri? . . . .
Mi guardi? . . . ti confondi? . . .
Qual cambiamento è il tuo? parla, rispondi.
Achille
Risponder ti vorrei;
Ma gela il labbro, e tace:
Lo rese Amor loquace,
Muto lo rende Amor.

Amor, che a suo talento
Rende un'imbelle audace,
E abbatte in un momento,
Quando gli piace, un cor.

Scena quindicesima

Teagene solo.
Teagene
Son fuor di me! Quanto son mai vezzose
L'ire in quel volto! Ah forse m'ama, e ch'io
Siegua un'altra, non soffre. E così presto
E' amante, ed è gelosa? una donzella
Parlar così? così mostrarsi audace!
Intenderla non so: so, che mi piace.

Chi mai vide altrove ancora
Così amabile fierezza,
Che minaccia, ed innamora,
Che diletta, e fa tremar.

Cinga il brando, ed abbia questa
L'asta in pugno, e l'elmo in testa,
E con Pallade in bellezza
Già potrebbe contrastar.

Fine dell'Atto primo.

ATTO II

Scena prima

Camere corrispondenti a Logge, adornate di statue rappresentanti varie imprese d' Ercole.

Ulisse, ed Arcade.
Arcade
Tutto come imponesti,
Signor, già preparai. Son pronti i doni
Da presentarsi al Re. Mischiai fra questi
Il militare arnese
Lucido, e terso. I tuoi seguaci istrussi,
Che simular dovranno
Il tumulto guerrier. Spiegami al fine
Sì confuso comando,
Tutto ciò che ti giova? e dove? e quando?
Ulisse
Fra mille ninfe, e mille
Per distinguere Achille.
Arcade
E come?
Ulisse
Intorno
A quell'elmo lucente, a quell'usbergo
Lo vedrai vaneggiar; ma quando ascolti
Il suon dell'armi, e il generoso invito
Delle trombe sonore; allor vedrai
Quel fuoco a forza oppresso,
Scoppiar feroce, e palesar se stesso.
Arcade
Di troppo ti lusinghi.
Ulisse
Io so d'Achille
L'indole bellicosa.
Arcade
Hai pur tant'altrì indizi.
Ulisse
Ogn'altro indizio
Solo è dubbioso; a questa pruova unito
Certezza diverrà. Questa è la prova,
Arcade, più sicura,
Dove co' moti suoi parla natura.
Arcade
Ma, se, come supponi,
Ama Deidamia, anche palese, a lei
Toglierlo non potrem.
Ulisse
Coll'arti occulte
Pria si stringa a scuoprirsi, indi scoperta
Assalirò quell'alma a forza aperta.
Arcade
Vien Pirra a noi. Parlale adesso.
Ulisse
Eh lascia,
Che venga per se stessa. Ad altro inteso
Mi fingerò: tu destramente intanto
Osservane ogni moto.

Scena seconda

Achille in disparte, e detti.
Achille
(Ecco il guerriero,
Che la Grecia inviò. Se la mia bella
Non lo vietasse, oh qual diletto avrei
Di ragionar con lui! muoverla ad ira,
Ch'io l'osservi, non dee.)
Ulisse
(Piano fra loro.)
(Che fa?)
Arcade
(Ti mira.)
Ulisse
(Guardando le statue.)
Di questo albergo invero
Ogni arredo è real. Questi sculti marmi
Sembran pieni di vita. Eccoti Alcide,
Che l'idra abbatte. Ah gli si vede in volto
Lo Spirito guerrier! l'anima eccelsa
Gli ha l'industre maestro in fronte accolta.
(Guarda se m'ode.)
Arcade
(Piano fra loro.)
(Attentamente ascolta.)
Ulisse
Ecco quando dal suolo
Solleva Anteo per atterrarlo; e l'arte
Qui superò se stessa. Oh come accende
Quando è sì vivo espresso
Di virtude un'esempio! Io già vorrei
Essere Alcide. Oh generoso, oh grande,
Oh magnanimo Eroe! Vivrà il tuo nome
Mille secoli, e mille.
Achille
(Oh Dei! così non si dirà di Acille!)
Ulisse
(Ed or?)
Arcade
(Piano fra loro.)
(S'agita, e parla.)
Ulisse
(Osserva adesso.)
(Volgendosi ad altra parte.)
Che miro! ecco l'istesso
Terror dell'Erimanto
In gonna avvolto alla sua Jole accanto!
Ah l'artefice errò; mai non dovea,
A questa di viltà memoria indegna
Avvilir lo scalpello.
Qui Alcide fa pietà: non è più quello!
Achille
(E' vero, è vero! Oh mia vergogna estrema!)
Ulisse
(Piano fra loro.)
(Arcade, che ti par?)
Arcade
(Parmi, che frema.)
Ulisse
(Dunque s'assalga.)
Arcade
(Il Re. Guarda, che tutto
Il disegno non scuopra.)
Ulise
(Ah m'interrompe in sul finir dell'opra!)

Scena terza

Licumede, e detti.
Licomede
Pirra, appunto ti bramo: attendi. Ulisse,
Vedi, che il Sol tocca il meriggio. Onori
Un'ospite si grande
Le mense mie.
Ulisse
Mi sarà legge il cenno,
Invitissimo Re.
(vuol ritirarsi.)
Licomedde
Le navi, e l'armi,
Che a chieder mi venisti, al nuovo giorno
Radunate vedrai: vedrai di quanto
Superai la richiesta, ed a qual segno
Gli amici onoro, e un messaggier sì degno.
Ulisse
Sempre uguale a se stesso
E' del gran Licomede
Il magnanimo cor. Da me sapranno
I congiurati a danno
Della Frigia infedel Principi Achei,
Qual'amico tu sei. Nè lieve prova
Ne sian l'armi, e le navi
Che ti piacque apprestarmi.
( Altro quindi io trarrò che navi, ed armi.)

Quando il soccorso apprenda,
Che dal tuo regno io guido,
Dovrà sul Frigio lido
Ettore impallidir.

Più gli farà spavento
Questo soccorso solo,
Che cento insegne e cento,
Che ogni guerriero stuolo,
Che quante vele al vento
Seppe la Grecia aprir.

Scena quarta

Licomede, Achilie, e poi Nearco.
Licomede
Vezzosa Pirra, il crederai? dipende
Da te la pace mia.
Achille
Perchè?
Licomede
Se vuoi
Impegnarti a mio prò, rendi felice
Un grato Re.
Achille
Che far poss'io?
Licomede
Mi avveggo,
Che a Deidamia spiace,
Unirsi a Teagene.
Achille
(Comincia a turbarsi.)
E bene?
Licomede
Tu puoi
Tutto sul cor di lei.
Achille
Come! e vorresti
Da me?
Licomede
Sì, che la scelta
Tu le insegnassi a rispettar d'un Padre.
Che i merti del suo sposo
Le facessi osservar; che amor per lui
Le ispirassi nel seno, onde l'accolga,
Com'è il dover d'un' amorosa moglie.
Achille
(Con ira.)
(Questo pur deggio a voi, misere spoglie!)
Licomede
Che dici?
Achille
(Reprimendosi a forza.)
È tu mi credi
Opportuno istromento . . . . ah Licomede,
Mal mi conosci. Io? . . . Numi eterni! . . . Io, . . . cerca
Mezzo miglior.
Licomede
Che ti sgomenta? E' forse
Teagene uno sposo,
Che non meriti amor?
Achille
(Mi perdo. Io sento,
Che soffrir più non posso.)
Licomede
Alfin la figlia,
Dimmi, a qual'altro mai
Meglio unirsi potea?
Achille
(Soffersi assai!)
(risoluto.)
Signor . . . .
Nearco
Le reggie mense,
Licomede, son pronte.
Licmede
Andiamo. Udisti,
Pirra, i miei sensi? a te mi fido. Ah sia
Frutto del tuo sudor la pace mia.

Fa, che si spieghi almeno
Quell'alma contumace,
Se l'amor mio le piace,
Se vuol rigor da me.

Di: ch'io per lei nel seno
Di Re, di Padre ho il core;
Che appaghi il genitore,
O che ubbidisca il Re.

Scena quinta

Achille, e Nearco.
Achille
Non parlarmi, Nearco,
Più di riguardi; ho stabilito; adesso
Non sperar di sedurmi. Andiamo.
Nearco
E dove?
Achille
A depor queste vesti. E che? degg'io
Passar così vilmente
Tutti gli anni migliori? e quanti oltraggi
Ho da soffrir! le mie minacce or veggo,
Ch'altri deride: ingiurioso impiego
Or m'odo imporre; or negli esempi altrui
I falli miei rimproverar mi sento.
Son stanco d'arrossirmi ogni momento!
Nearco
Un rossor ti figuri . . .
Achille
Ah taci; assai
Ho tollerato i tuoi
Vilissimi consigli. altri ne intesi
Dal Tessalo maestro. Ove da lui
M'asconderei! Che replicar, se in volto
Rigido mi chiedesse, ov'è la spada,
Ove l'altr'armi, Achille? Ah di mie scuole
Tu non serbi altro segno,
Che la cetra avvilita ad uso indegno.
Nearco
Basta, Signor; più non mi oppongo. Alfine
Son persuaso anch'io.
Achille
Ti par, Nearco,
Quest'ozio vergognoso
Degno di me?
Nearco
No; lo conosco. E' tempo,
Che dal sonno ti desti,
Che ti svolga da questi
Impacci feminili, e corri altrove
A dar del tuo gran cor nobili prove.
E' ver, che Deidamia
Priva di te non avrà pace, e forse
Ne morrà di dolor; ma quando ancora
N'abbia a morir, non t'arrestar per lei;
Vagliono la sua vita i tuoi trofei.
Achille
Morir! dunque tu credi,
Che non abbia costanza
Di vedersi lasciar?
Nearco
Costanza! e come
Potrebbe averne una donzella amante,
Che perda il solo oggetto
Della sua tenerezza? il sol conforto,
L'unica sua speranza?
Achille
(Oh Dei!)
Nearco
Non sai,
Che se ti scosti mai
Da' suoi sguardi un momento, è già smarrita,
Non ha riposo, a ciaschedun ti chiede,
Ti vuol da tutti, e in questo punto istesso
Come credi, che stia? Già non ha pace,
Già dubbiosa, e tremante . . .
Achille
Andiamo . . .
Nearco
E sei
Pronto a partir?
Achille
No; ritorniamo a lei.

Potria ta tante pene
Lasciar l'amato bene,
Chi un cuor di tigre avesse,
Nè basterebbe ancor.

Che quel pietoso affetto
Che a me si desta in petto,
Senton le tigri istesse,
Quando le accende amor.

Scena sesta

Nearco solo.
Nearco
Oh incredibile, oh strano
Miracolo d'amor! Si muova all'ira;
E' terribile Achille; andrebbe solo
Ad affrontar mille nemici, e mille.
Pensi a Deidamia; è mansueto Achille.

Così leon feroce,
Che sdegna i lacci, e freme,
Al cenno d'una voce
Perde l'usato ardir.

Ed a tal segno obblia
La ferità natia,
Che quella man, che teme,
Va placido a lambir.

Scena settima

Gran Sala magnificamente adornata. Tavola nel mezzo, credenze all'intorno, logge nell'alto ripiene di musici, e spettatori.

Licomede, Teagene, Ulisse, e Deidamia seduti a mensa. Arcade in piedi accanto ad Ulisse, Achille in piedi accanto a Deidamia, e per tutto Cavalieri, e paggi.
Coro
Lungi lungi, fuggite fuggite
Cure ingrate, molesti pensieri;
No; non lice del giorno felice,
Che un'istante si venga a turbar

Dolci affetti, diletti sinceri,
Porga amore, ministri la pace;
E da moti di gioja verace
Lieta ogn'alma si senta agitar.

Lungi lungi, fuggite fuggite ecc.
Licomede
Fumin le tazze intorno
Del cretense liquor.
Deidamia
Pirra, lo sai,
Se di tua man non viene,
L'ambrosia degli Dei
Vil bevanda parrebbe a' labbri miei.
Achille
Ubbidisco. Ah da questa
Ubbidienza mia
Vedi se fido sia di Pirra il core.
Teagete
(Guardando Deidamia, ed Ahille.)
(Che strano affetto!)
Achille
(Nell'andare a prendere la tazza.)
(Oh Tirannia d'amore!)
Licomede
Quando da'greci lidi i vostri legni
L'ancore scioglieranno?
Ulisse
Al mio ritorno
Teagete
Son già tutti raccolti?
Ulisse
Altro non manca,
Che il soccorso di Sciro.
Licomedde
Oh qual mi toglie
Spettacolo sublime
La mia canuta età!

(Un paggio porge la tazza ad Achille, ed egli nel prenderla sente il discorso artificioso d'Ulisse, e resta attonito ad ascoltarlo.)
Ulisse
(Non si trascuri
L'opportuno momento.) E' di te degna,
Gran Re, la brama. Ove mirar più mai
Tant'armi, e tanti Duci,
Tante squadre guerriere,
Tante navi, cavalli, aste, e bandiere?
Tutta Europa vi accorre: ormai son vuote
Le selve, e le città. Da' padri istessi,
Da' vecchi padri invidiata, e spinta
La gioventù proterva
Corre all'armi fremendo.
(Piano ad Arcade.)
(Arcade osserva.)
Deidamia
Pirra.
Achille
E' ver.
(Si riscuote, prende la tazza, s'incammina, poi torna a fermarsi.)
Ulisse
Chi d'onore
Sente stimoli in sen, chi sa che sia
Desio di gloria, or non rimane; appena
Restano, e quasi a forza,
Le vergini, le spose: e alcun, che dura
Necessità trattien, col ciel s'adira,
Come tutti gli Dei l'abbiano in ira.
Deidamia
Ma Pirra.
Achille
Eccomi.
(Va con la tazza a Deidamia.)
Deidamia
(Ingrato!
(Piano adAchille nel prender la tazza.)
Questi di poco amor segni non sono?)
Achille
(Non ti sdegnar, bell'idoi mio, perdono.)
Licomede
Olà; rechisi a Pirra
L'usata cetra. A lei, Deidamia, imponi,
Che alle corde sonore
La voce unisca, e la maestra mano.
Tutto farà per te.
Deidamia
Pirra, se m'ami,
Seconda il Genitor.
Achille
Tu il vuoi? si faccia. (oh tirannia d amore!)
(Un paggio gli presenta la cetra, ed altri pongono un sedile da un lato della Scena, a vista della mensa.)
Teagete
(Tanto amor non comprendo.)
Ulisse
(Piano ad Arcade.)
(Arcade, adesso è tempo: intendi?)
Arcade
(Intendo.)
(Ad Ulisse, e parte.)
Achille
(Canta accompagnandosi colla lira.)

Se un core annodi,
Se un'alma accendi,
Che non pretendi,
Tiranno amor?

Vuoi che al potere
Delle tue frodi
Ceda il sapere,
Ceda il valor.
Coro
Se un core annodi
Se un alma accendi,
Che non pretendi,
Tiranno amor?
Achille
Se in bianche piume
De' Numi il Nume
Canori accenti
Spiegò talor

Se fra gli armenti
Muggì negletto,
Fu solo effetto
Del tuo rigor.
Coro
Se un core annodi ecc.
Achille
De' tuoi seguaci
Se a far si viene,
Sempre in tormento
Si trova un cor.

E vuoi che baci
Le sue catene,
Che sia contento
Nel suo dolor.
Coro
Se un core annodi ecc.

(Al comparir de' doni portati da' seguaci d'Ulisse s'interrompe il canto d'Achille.)
Licomede
Questi chi son?
Ulisse
Son miei seguaci, e al piede
Portan di Licomede
Questi per cenno mio piccioli doni,
Che d'Itaca recai. Lo stile usato
D'Ospite non ingrato,
Giust'è, che siegua anch'io. Se troppo usai,
Il costume mi assolva.
Licomede
Eccede i segni
Sì generosa cura.
Achille
Oh Ciel! che miro!
(Avvedendosi dell'armatura, che venne fra' doni.)
Licomede
(Ammirando le vesti.)
Mai non si tinse in Tiro
Porpora più vivace!
Teagene
Altri sinora
Sculti vasi io non vidi
Di magnifico egual!
(Ammirando i vasi.)
Deidamia
L'Eoa marina
Non ha lucide gemme al par di quelle.
(Ammirando le gemme.)
Achille
Ah chi vide finora armi più belle!
(Si leva, e va impaziente più da vicino a veder l'armi.)
Deidamia
Pirra, che fai? ritorna
Agl'interrotti carmi.
Achille
{Che tormento crudele!}
(Torna a sedere, e ripiglia la cetra.)
Voci di dentro
All'armi, all'armi.

(S'ode gran strepito d'armi, e d'istromenti militari. Tutti si levano spaventati, solo Achille resta sedendo in atto feroce.)
Licomede
Qual tumulto è mai questo?
Arcade
Ah corri Ulisse.
(Simulando spavento.)
Corri l'impeto insano
De' tuoi seguaci a raffrenar.
Ulisse
Che avvenne?
(Fingendo esser sorpreso.)
Arcade
Non so per qual cagion fra lor si accese,
E i custodi reali
Feroce pugna. Ah qui vedrai fra poco
Lampeggiar mille spade.
Deidamia
Aita, oh Numi!
Dove corro a salvarmi?
Teagene
Fermati Principessa.
Da dentro
All'armi, all'armi.

(Si ode strepito d'armi come sopra, Licomede snudando la spada corre al tumulto. Fugge ognuno. Ulisse, ed Arcade si ritirano, per nuovamente ritornare in scena. Achille si leva da sedere già invaso d'estro guerriero.)

Scena ottava

Achille solo.
Achille
Ove son? che ascoltai? mi sento in fronte
Le chiome sollevar! Qual nebbia i lumi
Offuscando mi va! che fiamma è questa,
Onde sento avvamparmi!
Ah frenar non mi posso, all'armi, all'armi.

Scena nona

Ulisse, ed Arcade, che tornano nuovamente in Scena per osservare i movimenti di Achille, e detto.
Ulisse
(piano ad Arcade.)
(Guardalo.)
Achille
(S'incammina, e poi si ferma avvedendosi d'avere in mano la cetra.)
E' questa cetra
Dunque è l'arma di Achille? ah no; la sorte
Altre n'offre, e più degne: a terra, a terra
(Getta la cetra, e va all'armi portate co' doni da Ulisse.)
Vile istrumento. All'onorato incarco
Dello scudo pesante
(Imbraccia lo scudo.)
Torni il braccio avvilito. In questa mano
Lampeggi il ferro. Ah ricomincio adesso
A ravvisar me stesso. Ah fossi a fronte
Di mille squadre, e mille.
(Impugna la spada, e va per icamminarsi nelle scene.)
Ulisse
E qual sarà, se non è questo Achille.
(Palesandosi.)
Achille
Numi! Ulisse . . . . che dici!
Ulisse
Anima grande,
Prole de' Numi! invitto Achille! alfine
Lascia che al sen ti stringa. Eh non è tempo
Di finger più. Sì, tu la speme sei,
Tu l'onor della Grecia,
Tu dell'Asia il terror. Perchè reprimi
Gl'impeti generosi
Del magnanimo cor? son di te degni:
Secondali, signor. Lo so, lo veggo;
Raffrenar non ti puoi. Vieni; io ti guido
Alle palme, a trofei. La Grecia armata
Non aspetta che te. L'Asia nemica
Non trema, che al tuo nome. Andiam.
Achille
(risoluto.)
Sì, vengo.
Guidami, dove vuoi . . . . Ma . . .
Ulisse
Che t'arresta?
Achille
E Deidamia?
Ulisse
E Deidamia un giorno
Ritornar ti vedrà cinto d'allori,
E più degno d'amor.
Achille
E intanto . . . .
Ulisse
E intanto
Che d'incendio di guerra
Tutta avvampa la terra, a tutti ascoso
Quì languir tu vorresti in vil riposo?
Ah non sia ver. Destati alfine; emenda
Il grave error; più non soffrir, che alcuno
Ti miri in queste spoglie. Ah se vedessi
Qual'oggetto di riso
Con que' fregi è un guerriero. In questo scudo
Lo puoi veder. Guardati, Achilie. Or dimmi,
Ti riconosci?
(Gli leva lo scudo, e glielo presenta, acciò vi si specchi.)
Achille
Oh vergognosi, oh indegni
Impacci dei valor, come finora
Tollerar vi potei! Guidami, Ulisse,
L'armi a vestir. Fra questi ceppi avvinto
Più non farmi penar.
Ulisse
Seguimi. (ho vinto.)
(S'incamminano.)

Scena decima

Nearco, e detti.
Nearco
Pirra, Pirra, ove corri?
Achille
(Rivolgendosi con sdegno.)
Anima vile,
Quel vergognoso nome
Più non t'esca da' labri; i miei rossori
Non farmi rammentar.
(Partendo.)
Nearco
Senti . . . tu parti?
E la tua principessa?
Achille
A lei dirai . . .
Ulisse
Achille, andiam.
Nearco
Che posso dirle mai?
Achille
Dille, che si consoli,
Dille, che mi ami, e dille,
Che partì fido Achille;
Che fido tornerà.

Che a suoi begli occhi solo
Vuò che il mio cor si stempre;
Che l'idol mio fu sempre,
Che l'idol mio sarà.
(Parte con Ulisse, ed Arcade.)

Scena undicesima

Nearco, e poi Deidamia.
Nearco
Eterni Dei! qual fulmine improvviso
Strugge ogni mia speranza! ove mi ascondo
Se parte Achille? e chi di Teti all'ira
M'involera? Tanti sudori, oh stelle!
Tant'arte, tanta cura . . . .
Deidamia
Ov'è, Nearco,
Il mio tesoro?
Nearco
Ah Principessa, Achille
Non è più tuo.
Deidamia
Che?
Nearco
Ti abbandona.
Deidamia
I tuoi
Vani sospetti io già conosco: ognora
Così mi torni a dir.
Nearco
Volesse il Cielo,
Ch' or m'ingannassi. Ah l'ha scoperto Ulisse,
L'ha sedotto, il rapisce.
Deidamia
E tu, Nearco,
Così partir lo lasci? ah corri, ah vola . . .
Misera me! senti . . . son morta! ah troppo,
Troppo il colpo è inumano!
Che fai? non parti?
Nearco
Io partirò; ma invano.
(Parte.)

Scena dodicesima

Deidamia, e poi Teagene.
Deidamia
Achille mi abbandona!
Mi lascia Achille! e sarà vero? e come,
Come potè l'ingrato
Pensarlo solo, e non morir? son queste
Le promesse di fede?
Le proteste di amor? così . . . ma intanto
Nulla risolvo, e mi disciolgo in pianto.
Teagene
Amata Principessa . . . .
Deidamia
(con impazienza.)
(Oh me infelice,
Che inciampo è questo!)
Teagene
Io del tuo cor vorrei
Intender meglio . . . .
Deidamia
(Smaniando.)
Or non è tempo.
Teagene
Ascolta.
Deidamia
Non posso.
Teagene
Un solo istante.
Deidamia
Oh Numi!
Reagene
Alfine
Mia sposa al nuovo giorno . . . .
Deidamia
Ma per pietà, non mi venir d'intorno.
(Siede, e si copre il volto col fazzoletto.)
Teagene
Disse il ver? parlò per gioco?
Mi confondo a detti suoi!
E comincio a poco a poco
Di me stesso a dubitar.

Pianger fanno i pianti altrui,
Sospirar gli altrui sospiri,
Ben potrian gli altrui deliri
Insegnarmi a delirar.
(Parte.)

Scena tredicesima

Deìdamìa sola.
Deidamia
Misera, qual torrente
Mi rovina sul cor! beila mercede
Mi rende il traditore! ah che capace
Più non è di riguardi il mio dolore.
(S'alza.)
Si raggiunga l'ingrato, e sopra il lido
Spirar mi vegga, e parta poi l'infido.
Vadasi pur . . . Ma, oh Dei! che veggo! oh vista
Crudele, miserabile, infelice!
Gonfia d' aure è la vela, e già per l'onda
Fugge l'infame legno,
Che lo sleal mi toglie . . . . ah ferma . . . ah senti,
Achille, ah per pietà . . . Ma già s'invola
Dagli occhi miei l'ingrata prora. Oh scogli,
Oh voragini, oh mostri! oh rie procelle
Voi punite il fellon; a voi consegno
Contro quell'alma ria
Tutto l'onor della vendetta mia.
Ah no, che dissi! ove trascorro? Achille,
Dolce mio mal, perdona. I miei trasporti
Sono figli d'amor. Costante, o ìngrato
Sarai la fiamma mia: a te fedele
Io sarò sempre, idolo mio crudele.

Tortorella abbandonata
Piangerò da lido in lido,
Finchè torni al caro nido
Più fedel l'amato ben.

Fu crudele, è vero, oh Dei!
Mi tradì; ma l'amo ancora,
Ed a lui costante ognora
Serberò quest'alma in sen.

Fine dell'atto Secondo.

ATTO III

Scena prima

Luogo remoto nella Reggia corrispondente al mare, Navi poco lontane dalla riva.

Licomede, ed Arcade.
Arcade
Pel trascorso tumulto,
Signor, perdona all'insolenza audace
D'incolta gente.
Licomede
Io sol tanto credei
Dal mero caso una scintilla accesa.
Arcade
Tal fu, Signor.
Licomede
Vanne ad Ulisse, e dille,
Che delle navi il radunato stuolo
E' nel porto già pronto.
Arcade
Saprà Ulisse di quanto
Eccedan l'opre tue del nome il vanto.

No, ingrati, non saremo;
No, nol vedrai, Signor;
Troppo del tuo bel cor
Prove ci dai.

Tremi la Frigia ingrata
Di Sciro oggi al valor;
Ne vegga il nostro amor
Diviso mai.
(Parte.)

Scena seonda

Teagene, e Licomede.
Teagene
Licomede, mio Re, sperar degg'io
Di Deidamia l'affetto
Giungere a conseguir?
Licomede
Io tel prometto.
Teagene
Ma pur sempre ritrosa;
Qualor la fiamma mia spiegar, le voglio,
Tutta sdegno mi fugge, e tutta orgoglio.
Licomede
Tornagli pure a favellar d'amore,
Che sì ritroso non sarà quel core.

Quel cor, che sembra ingrato,
Talor sospira, e brama:
Se fugge, allor ti chiama,
Devi cercarlo allor.

E' pur del sesso amato
Questo il costume antico;
Dirprezza ognor nemico,
Quel che più serba al cor.
(Parte.)

Scena terza

Teagene solo.
Teagene
Mi accerta Licomede
Di Deidamia il possesso, e pure io sento
Da un barbaro tormento
Agitarmi così l'alma nel seno,
Che non mi fa restar contento appieno.

Sembra, che al cor la speme
Dica: non dubitar:
E intanto questo geme,
E non sa ritrovar
La dolce calma.

In così rio tormento
Rapire, oh Dio! mi sento
La quiete del pensier,
La pace all'alma.

Scena quarta

Ulisse, e Achille in abito militare.
Ulisse
Achille, or ti conosco. Oh quanta parte
Del maestoso tuo real sembiante
Defraudavan le vesti! ecco il Guerriero,
Ecco l'Eroe.
Achille
Sì, tua mercè, gran Duce,
Respiro alfin; ma qual da' lacci appena
Disciolto prigionier, dubito ancora
Della mia libertade.
Ulisse
(Guardando intorno.)
(Ed Arcade non vien!)
Achille
Son queste, Ulisse,
Le Navi tue?
Ulisse
Si: nè superbe meno
Andran del peso lor, che quella d'Argo
Già del suo non andò; compensa assai
Di tanti eroi lo stuolo,
E i tesori di Frisso Achille solo.
Achille
Dunque che più si tarda?
Ulisse
Olà, Nocchieri,
Appressatevi a terra. (e pur non miro
Arcade ancora!)
(Comnciano a muoversi le navi, ed una più dell'altre si appprossima alla sponda.)
Achille
Ah perchè mai le sponde
Del nemico Scamandro
Queste non son? Come s'emendi Achille
La si vedrà.
Ulisse
Oh pentimenti, oh ardori
Degni d'Achille! e si volea di tanto
Fraudar la terra? e si sperò di Sciro
Nell'angusto recinto
Celar furto sì grande? Oh troppo ingiusta
Troppo timida Madre! e non previde,
Che a celar tanto foco
Ogn'arte è vana, ogni ritegno è poco.

Del terreno nel concavo seno
Vasto incendio se bolle ristretto,
A dispetto del carcere indegno,
Con più sdegno gran strada si fa.

Fugge allora; ma intanto che fugge,
Crolla, abbatte, sovverte, distrugge
Piani, monti, Foreste, e Città.
Achille
Ecco i legni alla sponda:
Ulisse, io ti precedo.
(S'incammina al mare.)

Scena quinta

Arcade frettoloso, e detti.
Ulisse
Arcade, ah quanto
Tardi a venir!
Arcade
Partiam, Signor, ti affretta.
Non ci arrestiam.
Ulisse
Che mai ti avvenne?
Arcade
Andiamo.
Tutto saprai.
Ulisse
Ma con un cenno almeno . . . .
Arcade
(Piano ad Ulisse.)
(Oh Numi! Ebra d'amor, cieca di sdegno
Deidamia ci siegue; io non potei
Più trattenerla , e la prevenni.)
Ulisse
(Ah questo
Fiero assalto si eviti.)
Achille
(Tornando indietro impaziente.)
Or che si attende?
Ulisse
Eccomi.
Achille
Sì turbato,
Arcade, che recasti?
Arcade
Nulla.
Ulisse
Partiam.
Achille
(Ad Arcade.)
Ma che vuol dir, quel tanto
Volgerti indietro, e rimirar? che temi?
Parla.
Ulisse
(Oh stelle!)
Arcade
Signor . . . temo . . . potrebbe
Il Re saper la nostra
Partenza inaspettata,
Ed a forza impedirla.
Achille
A forza! Io sono
Dunque suo prigionier? dunque pretende, . . . .
Ulisse
No; ma è saggio consiglio
Fuggir gl'inciampi . . . .
(Vuol prenderlo per la mano.)
Achille
A me fuggir?
(si scosta.)
Ulisse
Tronchiamo
Le inutili dimore - Al mare al mare
Or che l'onde ha tranquille.
(Lo prende per la mano, e seco s'incammina.)

Scena sesta

Deidamia, e detti.
Deidamia
Achille, ah dove vai? fermati Achille.
(Achille si arresta, e si guardano senza parlare.)
Ulisse
(Or sì ch'io mi sgomento.)
Arcade
(E la gloria, e l'amore ecco in cimento.}
Deidamia
Barbaro! è dunque vero?
Dunque lasciar mi vuoi?
Ulisse
(Piano ad Achille.)
(Se a lei rispondi,
Sei vinto.)
Achille
(Ad Ulisse.)
(Tacerò.)
Deidamia
Questa, o crudele,
Questa bella mercede
Serbavi a tanto amore! Alma sì atroce
Celò quel dolce aspetto! andate adesso,
Credule amanti, alle promesse altrui
Date pur fè. Quel traditor poc' anzi
Mi giurava costanza: in un momento
Tutto pose in obblio:
Parte, mi lascia, e senza dirmi addio,
Achille
Ah!
Arcade
(Non resiste.)
Deidamia
E qual cagion ti rese
Mio nemico in un punto? Io che ti feci?
Misera me! Di qual delitto è pena
Quest'odio tuo?
Achille
Nò: Principessa . . . .
Ulisse
Achille.
Achille
Due soli accenti.
Ulisse
(Ohimè!)
Achille
No, Principessa
Non son, qual tu mi chiami,
Traditore, e nemico. Eterna fede
Giurai: la serberò. Legge d'onore
Mi toglie a te; ma tornerò più degno
De' cari affetti tuoi. S'io parto, e taccio,
Odio non è, nè sdegno;
Ma timore, e pietà. Pietà del tuo
Troppo vivo dolor; tema del mio
Valor poco sicuro. Uno previdi,
Non mi fidai dell'altro. Io so, che m'ami,
Cara, più di te stessa; io sento . . . .
Ulisse
Achille.
Achille
Eccomi.
Arcade
(E pur non viene.)
Achille
Io sento in petto . . . .
Deidamia
Non più, troppo lo veggo,
Troppo trascorsi. Al grand'amor perdona
I miei tramortì. E' ver; se stesso Achille
Deve alla Grecia, al mondo,
Ed alle glorie sue. Va: non pretendo
D'interromperne il corso. Avrai seguaci
Gli affetti, i voti miei. Ma giacché io deggio
Restar senza di te, sia meno atroce,
Sia men subito il colpo. Abbia la mia
Vacillante virtù tempo a racorre
Le forze sue. Chiedo un sol giorno, e poi
Vattene in pace. Ah non si niega a' rei
Tanto spazio a morir; temer degg'io,
Ch'abbia a negarsi a me?
Arcade
(Se un giorno ottiene,
Tutto otterrà.)
Deidamia
Pensi! non parli! e fisse
Tieni le luci al suol!
Achille
Che dici, Ulisse?
Ulisse
Che, Signor di te stesso,
Puoi partir, puoi restar: che a me non lice
Premer più questo suolo;
Che a venir ti risolva, o parto solo.
Achille
(Che angustia!)
Deidamia
E ben, rispondi?
Achille
Io resterei,
Ma . . . . Udisti?
(accennando Ulisse.)
Ulisse
E ben risolvi?
Achille
Io verrei teco,
Ma . . . vedi.
(accennando Deidamia.)
Deidamia
Eh già comprendo,
Già di partir scegliesti.
Va, ingrato. Addio.
(mostra partire.)
Achille
Ferma, Deidamia . . . .
Ulisse
Intendo;
Hai la dimora eletta;
Resta imbelle; io ti lascio.
(mostrando partire.)
Achille
Ulisse, aspetta.
Deidamia
Che vuoi?
Ulisse
Che brami?
Achille
A compiacerti . . . (oh stelle!
E' debolezzza.) A seguitarti . . . (oh Numi!
E' crudeltà!) Sì, la mia gloria esigge . . .
No, l'amor mio non soffre . . . o gloria, o amore!
Arcade
(E' dubbio ancor chi vincerà quel core.)
Deidamia
E ben, giacchè ti costa
Sì picciola pietà pena si grande,
Più non la chiedo. Or da te voglio un dono;
Ch'è più degno di te. Parti; ma prima
Quel glorioso acciaro
Immergi in questo sen. L'opra pietosa
Giova ad entrambi. Ad avvezzarti, Achille,
Tu cominci alle straggi: io fuggo almeno
Un più lungo morir. Tu lieto vai,
Senza aver chi ti arresti; io son contenta,
Che quella destra amata,
Arbitra di mia sorte,
Se vita mi niegò, mi dia la morte.
(piange.)
Arcade
(Io cederei.)
Deidamia
L'ultimo dono . . . .
Achille
Ah taci,
Ah non pianger, mia vita. Ulisse, ormai
L'opporsi è tirannia.
Ulisse
Lo veggo.
Achille
Alfine
Non chiede, che un sol giorno. Un giorno solo
Ben puoi donarmi . . .
Ulisse
Oh questo no. m'en vado.
Achille
Ma valor non si perde . . .
Ulisse
Eh di valore
Più non parlar. Spoglia quell'armi: a Pirra
Non sarian, che d'impaccio. Olà: rendete
La gonna al nostro Eroe. Riposi ormai,
Che sotto l'elmo ha già sudato assai.
Arcade
(Vuol destarlo, e lo punge.)
Achille
Io Pirra! oh Dei!
La gonna a me!
(ad Ulisse.)
Ulisse
No: d'animo virile
Desti gran prova inver! Non sei capace
Di vincere un'affetto.
Achille
(risoluto.)
Ah meglio impara
A conoscere Achille. Andiam.
Deidamia
Mi lasci?
Achille
Sì.
Deidamia
Come?
Achille
All'onor mio
E' funesto il restar; Deidamia, addio.
(S'incammina alla nave con Ulisse per mano.)
Arcade
(Sentì lo sprone.)
Ulisse
(E pur non son sicuro)
Deidamia
Ah perfido! spergiuro!
Barbaro! traditor! parti? e son questi
Gli ultimi tuoi concedi? ove s'intese
Tirannia più crudel? Va, scellerato,
Va pur; fuggi da me: l'ira de' Numi
Non fuggirai. Se v'è giustizia in Cielo,
Se v'è pietà, congiureranno a gara
Tutti, tutti a punirti. Ombra seguace
Presente ovunque sei,
Vedrò le mie vendette. Io già le godo
Immaginando; i fulmini ti veggo
Già balenar d'intorno . . . . Ah, no fermate,
Vindici Dei: di tanto error se alcuno
Forza è che paghi il fio,
Risparmiate quel cor, ferite il mio.
S' egli una alma ha sì fiera,
S' ei non è più qual'era, io son qual fui.
Per lui vivea, voglio morir per lui.
(Sviene sopra un sasso.)
Achille
(ad Ulisse.)
Lasciami . . .
Ulisse
Dove corri?
Achille
A Deidamia in aiuto.
Ulisse
Ah dunque . . . .
Achille
E speri,
Ch'io l'abbandoni in questo stato?
Ulisse
E questa
Di valore è una prova?
Achille
(sdegnoso.)
Eh tu pretendi
Prove di crudeltà non di valore.
Scostati, Ulisse.
(Si fa strada, e corre a Deidamia.)
Arcade
(Ha trionfato amore.)
Achille
Principessa, ben mio, sentimi . . . Oh Numi!
L'infelice non ode. Apri le luci:
Guardami, è teco Achille.
Ulisse
Arcade, il tempo
Di sperar più vittoria ora non, parmi;
Cediamo il campo; adopreremo altr'armi.
(Parte con Arcade non veduto da Achille.)

Scena settima

Achille, Deidamia, e poi Nearco.
Deidamia
Ohimè!
Achille
Lode agli Dei!
Comincia a respirar. No, mia speranza,
Achille, non partì
Deidamia
Sei tu? m'inganno!
Che vuoi?
Achille
Pace, cuor mio.
Deidamia
Potesti, ingrato,
Negarmi un giorno solo, ed or . . .
Achille
Non fui
Io, che mi opposi, eccoti il reo . . . . Ma . . .come?
Non veggo Ulisse! ah mi laciò.
Nearco
Se cerchi
D'Ulisse, ei corre al Re; dal Re ti vuole,
Or che scoperto sei.
Deidamia
(S'alza da sedere.)
Questa sventura
Sol mancava fra tante. Ecco palese
Al padre il nostro arcano.
Nearco
Infin'ad ora
Nascosto non gli fu. Già Teagene,
Cercò de' tuoi trasportì,
Ritrovò la cagione; al Re sen corse,
Ed ancora è con lui.
Deidamia
Misera! Oh Dei!
Che sia di me? Se mi abbandoni, Achille,
A chi ricorrerò?
Achille
Ch'io ti abbandoni
In periglio sì grande? ah no; sarebbe
Fra le imprese d'Achille
La prima una viltà. Vivi sicura:
Lascia pur di tua sorte a me la cura.

Tornate sereni
Begl'astri d'amore,
La speme baleni
Fra il vostro dolore;
Se mesti girate,
Mi fate morir.

Oh Dio! lo sapete,
Voi soli al mio core,
Voi date, e togliete
La forza, e l'ardir.
(parte.)

Scena ottava

Deidamia, e Nearco.
Deidamia
Nearco, io tremo. Ah mi consola.
Nearco
E come
Consolar ti poss'io, se son più oppresso,
Più confuso di te?
Deidamia
Numi clementi,
Se puri, se innocenti
Furon gli affetti miei, voi dissipate
Questo nembo crudel. Voi gl'ispiraste,
Proteggeteli voi. Se colpa è amore,
Sì, lo confesso, errai;
Ma grande è la mia scusa: Achille amai.

Chi può dir, che rea son'io,
Guardi in volto all'idol mio,
E le scuse del mio core,
Da quel volto intenderà.

Da quel volto, in cui ripose
Fausto il Ciel, benigno Amore
Tante cifre luminose
Di valore, e di beltà.
(Parte con Nearco.)

Scena nona

Reggia

Lìcomede, Achille, e Teagene, con numeroso corteggio.)
Achille
Nè di risposta ancora,
Licomede, si degna?
Teagene
E' troppo ormai,
Gran Re, lungo il silenzio. I prieghi miei,
Le richieste d'Achille
Soddisfa alfin. Che ti sospende? è forse
La fe, che a me donasti? ah non son io
Tanto incognito a me, che oppormi ardisca
A sì grand'Imeneo. So quanto il Mondo
Debba quindi aspettar: Veggo, che in Cielo,
Si preparò.
Achille
(Chi mai sperato avrebbe
In Teagene il mio sostegno!)
Licomede
Achille,
Sì grande questo nome
Suona nell'alma mia, che usurpa il loco
Ad ogn'altro pensier. Che dir poss'io
Dell'Imeneo richiesto? il generoso
Teagene l'applaude: il Ciel lo vuole
Tu lo dimandi; io lo consento. Ammiro
Sì strani eventi; e rispettoso in loro
Del consiglio immortal gli ordini adoro.
Achille
Ah Licomede . . . ah Teagene . . . Andate
La mia sposa, il mio bene,
Custodi ad affrettar. Principe, oh quanto,
Quanto ti deggio mai! Padre, signore,
Come a si caro dono
Grato potrò mostrarmi?
Licomede
A Licomede
L'esser padre a tal figlio è gran mercede.

Scena ultima

Ulisse, e poi Deidamia indi tutti.
Achille
Ah vieni, Ulisse; i miei felici eventi
Sapesti forse?
Ulisse
Assai diversa cura
Qui mi conduce. Eccelso Re, conviene,
Che deposto ogni velo, alfin ti esponga
Della Grecia il voler. Sappi . . . .
Licomede
Già tutto
Mi è noto a parte a parte. Alle richieste
Risponderò.
Achille
(Incontrando Deidamia.)
Mia cara sposa, alfine
Giungesti pur, non tel diss'io? la sorte
Non cambiò di sembianza?
Deidamia
(inginocchiandosi.)
A piedi tuoi,
Mio Re, mio Genitor . . . . .
LIcomede
Sorgi: è soverchio;
Ciò che dir mi vorresti. Io già de' Fati
Tutto l'ordine intendo. Ove lo chiama
La tromba eccitatrice
Vada; ma sposo tuo. Ti torni al fianco;
Ma cinto di trofei. Co' suoi riposi
Del sudor si ristori,
E col sudore i suoi riposi onori.
Achille
Sposa, Ulisse, che dite?
Deidamia
Alle parterne
Giuste leggi m'accheto.
Ulisse
Lieta il saggio decreto
Ammirerà la Grecia.
Achille
Or non mi resta
Che desiar.
Licomede
Gl'illustri sposi unisca
Il bramato da lor laccio tenace:
E la gloria, e l'amor tornino in pace.
Coro
Ecco, felici amanti,
Ecco Imeneo già scende:
Già la sua face accende,
Spiega il purpureo vel.

Ecco a recar sen viene
Le amabili catene,
A voi per man de' Numi
Già fabricate in ciel.

Fine del Dramma.


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Ultimo aggiornamento 29 gennaio 2025