L'Olimpiade
Dramma serio in due atti
Testo del libretto
ATTO PRIMO.
Scena prima
Fondo selvoso di cupa ed angusta valle, adombrata
dall'alto di grand'alberi, che giungono ad
intrecciare i rami dall'uno all'altro colle,
fra quali è chiusa.
Licida, e Aminta.
Licida
Ho risoluto, Aminta:
Più consigli non vò.
Aminta
Licida, ascolta.
Deh modera una volta
Questo tuo violento
Spirito intollerante.
Licinda
E in chi poss'io
Fuor che in me più sperar? Megacle stesso,
Megacle m'abbandona
Nel bisogno maggiore. Or va, riposa
Sulla fé d'un Amico.
Aminta
Ancor non dei
Condannarlo però. Prescritta è l'ora
Agli Olimpici giuochi
Oltre il meriggio; ed or non è l'aurora.
Licida
Sai pur, che ognun che aspiri
All'olimpica palma, or sul mattino
Dee presentarsi al Tempio; il grado, il nome,
La patria palesar: di Giove all'Ara
Giurar di non valersi
Di frode nel cimento.
Aminta
Il so; ma quale
Sarebbe il tuo disegno?
Licida
All'Ara innanzi
Presentarmi, cogli altri
A suo tempo a pugnar.
Aminta
Eh, qui non giova,
Prence, il saper come si tratti il brando.
LIcinda
Dunque, che far degg'io? Non si contrasta
Oggi in Olimpia del selvaggio ulivo
La solita corona. Al vincitore
Sarà premio Aristea, figlia reale
Dell'invitto Clistene: unica, e bella
Fiamma di questo cor, benchè novella.
Aminta
Ed Argene?
Licinda
Ed Argene
Più riveder non spero.
Aminta
E pur giurasti . . . .
Licinda
T'intendo. In queste fole
Trattener mi vorresti. Addio.
Aminta
Ma senti.
Licinda
No, no.
Aminta
Vedi, che giunge . . . .
(Osservando tra le scene.)
Megacle?
Licida
Dov'è?
Aminta
Fra quelle piante
Parmi . . . . no, non è desso.
Licida
Tu mi deridi, Aminta,
E lo merito ben.
Aminta
Ah che pur troppo
Tu deliri d'amor: ma folle è ognuno
E a suo piacer ne aggira
L'odio, l'amor, la cupidigia, o l'ira.
Siam navi all'onde algenti
Lasciate in abbandono,
Impetuosi venti
I nostri affetti sono:
Ogni diletto e scoglio,
Tutta la vita è mar.
(parte.)
Scena seconda
Licida, indi Megacle.
Licida
Misero! E fui si cieco,
Che in Megacle sperai?
Megacle
Megacle è teco.
Licida
Giusti Dei!
Megacle
Prence!
Licida
Amico!
Vieni, vieni al mio seno. Ecco risorta
La mia speme cadente.
Megacle
E sarà vero,
Che il ciel m'offra una volta
La via d'esserti grato?
Licida
E pace, e vita
Tu puoi darmi, se vuoi.
Megacle
Come?
Licida
Pugnando
Nell'Olimpico agone
Per me, col nome mio.
Megacle
Ma tu non sei
Noto in Elide ancor?
Licida
No.
Megacle
Quale oggetto
Ha questa trama?
Licida
Il mio riposo. Oh Dio!
Non perdiamo i momenti. Appunto è l'ora:
Che de'rivali Atleti
Si raccolgono i nomi. Ah, vola al Tempio;
Di, che Licida sei. La tua venuta
Inutile sarà, se più soggiorni:
Vanne. Tutto saprai quando ritorni.
Megacle
Superbo di me stesso
Andrò, portando in fronte
Quel caro nome impresso,
Come mi sta nel cor.
Dirà la Grecia poi
Che fur comuni a noi
L'opre, i pensier, gli affetti,
E in fine i nomi ancor.
(parte.)
Scena terza
Licida, poi Aminta.
Licida
Oh generoso amico!
Oh Megacle fedel! Eccomi alfine
Possessor d'Aristea.
Aminta
Signor . . . .
Licida
Mio caro Aminta,
Vanne, e tutto disponi . . . . Io colla Sposa,
Prima che il Sol tramonti,
Voglio quinci partir.
Aminta
Più lento, o Prence,
Nel fingerti felice.
Licida
Oh sei pur importuno! Ai dubbi tuoi
Chi presta intera fede,
O ardir non osa, o di poter non crede.
S'affretta il Passaggiero
Sia l'alba, o sia la sera,
Perchè affrettando ei spera
Riposo alfin trovar.
Sollecito il Nocchiero,
Quando vicino ha il lido,
Sprezza ogni vento infido,
E va solcando il mar.
(parte.)
Scena quarta
Campagna alle falde d'un monte, sparsa di capanne
pastorali. Ponte rustico sul fiume Alfeo,
composto di tronchi d'alberi rozzamente
commessi. Veduta della città d'Olimpia
in lontano, interrotta da poche piante, che
adombrano la pianura, ma non l'ingombrano.
Argene in abito dl pastorella, seduta tessendo ghirlande;
pastori occupati in lavori pastorali;
indi Aristea con seguito.
Argene
Oh care selve, o cara
Felice liberta!
Qui, se un piacer si gode,
Parte non v'ha la frode;
Ma lo condisce a gara
Amor e fedeltà.
Qui gli innocenti amori
Di ninfe . . .
Ecco Aristea.
Aristea
Siegui, o Licori.
Argene
Già il rozzo mio soggiorno
Torni a render felice, o Principessa?
Aristea
Ah fuggir da me stessa
Potessi ancor, come dagli altri, Amica,
Incominciasti un giorno
A narrarmi i tuoi casi; il tempo è questo
Di proseguir.
Argene
Già dissi,
Che Argene è il nome mio; che in Creta io nacqui
D'illustre sangue. Del Cretense soglio
Licida il Regio erede
Fu la mia fiamma, ed io la sua. L'intese
Il re: se ne sdegnò, sgridonne il figlio;
Gli vietò di vedermi. A me, s'impone,
Che a straniero Consorte
Porga la destra. Io la ricuso, e ignota
In Elide pervenni, e al caro bene
Serbo in sen di Licori il cor d'Argene.
Aristea
In ver mi fai pietà. Ma la tua fuga
Non approvo però.
Argene
Dunque a Megacle
Donar dovea la man?
Aristea
Megacle? (oh Nome!)
Di qual Megacle parli?
Argene
Era lo sposo
Questi, che il re mi destinò. Dovea
Dunque obliar? . . . .
Aristea
Ne sai la patria?
Argene
Atene.
Aristea
Come in Creta pervenne?
Argene
Amor vel trasse,
Com'ei stesso dicea.
Aristea
Ma ti ricordi
Le sue sembianze?
Argene
Avea
Bionde le chiome, oscuro il ciglio, i sguardi
Lenti, e pietosi; un arrossir frequente;
Un soave parlar . . . Ma, principessa,
Tu cambi di color? Che avvenne?
Aristea
Oh dio!
Quel Megacle, che pingi, è l'idol mio.
Argene
Che dici?
Aristea
Il vero. A lui,
Lunga stagion già mio segreto amante,
Negommi il padre mio; ne volle mai
Conoscerlo, vederlo. Ei disperato
Da me partì: più nol rividi. S'egli
Sapesse, che in quest'oggi
Per me qui si combatte!. . . .
Argene
A lui
Voli un tuo servo, e tu procura intanto
La pugna differir.
Aristea
Come?
Argene
Clistene
E' pur tuo padre? Ei qui presiede eletto
Arbitro delle cose. Ei pur, se vuole . . . .
Aristea
Ma non vorrà.
Argene
Che nuoce,
Principessa, il tentarlo?
Aristea
E ben, Clistene
Vadasi a ritrovar.
Argene
Fermati. Ei viene.
Scena quinta
Clistene con seguito e dette.
Clistene
Figlia, tutto e compito. I nomi accolti
Le vittime svenate; al gran cimento
L'ora prescritta; e piu la pugna omai,
Senza offesa de' numi,
Della pubblica fé, dell'onor mio,
Differir non si puo.
Aristea
(Speranze, addio.)
Clistene
Ragion d'esser superba
Io ti darei, se ti dicessi tutti
Que' che a pugnar per te vengono a gara.
V'è Olinto di Megara,
V'è Clearco di Sparta, Ati di Tebe,
Erilo di Corinto, e fin di Creta
Licida venne.
Argene
Chi?
Clistene
Licida, il figlio
Del re cretense.
Aristea
Ei pur mi brama?
Clistene
Ei viene
Con gli altri a prova.
Argene
(Ah! Si scordò d'Argene.)
Clistene
Sieguimi, o Figlia.
Aristea
Ah! Questa pugna, o padre,
Si differisca.
Clistene
Un impossibil chiedi;
Dissi perché. Ma la ragion non trovo
Di tal richiesta.
Aristea
A divenir soggette
Sempre v'è tempo. E' d'Imeneo per noi
Pesante il giogo: e gia senz'esso abbiamo
Che soffrire abbastanza
Nella nostra servil sorte infelice.
Clistene
Dice ognuna cosi, ma il ver non dice.
Del destin non vi lagnate,
Se vi rese a noi soggette:
Siete serve, ma regnate
Nella vostra servitù.
Forti noi, voi belle siete;
E vincete in ogni impresa,
Quando vengono a contesa
La bellezza e la virtù
(Parte col proprio seguito.)
Scena sesta
Aristea, ed Argene.
Argene
Udisti, o principessa?
Aristea
Amica, addio.
Convien, ch'io segua il Padre. Ah! tu, che puoi,
Del mio Megacle amato,
Se pietosa pur sei, come sei bella,
Cerca, recami, oh Dio! qualche novella.
Tu di saper procura
Dove il mio ben s'aggira:
Se più di me si cura,
Se parla più di me.
Chiedi, se mai sospira,
Quando il mio nome ascolta:
Se il proferì talvolta
Nel ragionar fra sé.
(Parte col proprlo seguito.)
Scena settima
Argene sola.
Argene
Dunque Licida ingrato
Gia di me si scordò? Questo è lo stile
De' lusinghieri amanti. Hanno il talento
Di lagrimar, d'impallidir. Talvolta
Par, che sugli occhi nostri
Voglian morir fra gli amorosi affanni:
Guardatevi da lor, son tutti inganni.
Fra mille amanti un core
Talor sarà fedele;
Ma rara è nell'amore
Costanza, e fedeltà.
(Parte, ed i pastori si ritirano.)
Scena ottava
Licida, e Megacle, da diverse parti.
Megacle
Licida.
Licida
Amico.
Megacle
Eccomi a te.
Licida
Compisti? . . .
Megacle
Tutto, o Signor. Già col tuo nome al tempio
Per te mi presentai.
Licida
Oh! Se tu vinci,
Non ha di me piu fortunato amante
Tutto il regno d'Amor.
Megacle
Perché?
Licida
Promessa
In premio al vincitore
E' una beltà real.
Megacle
Intendo, io deggio
Conquistarla per te.
Licida
Si; chiedi poi
La mia vita, il mio sangue, il regno mio,
Tutto, o Megacle amato, io t'offro, e tutto
Scarso premio sarà.
Megacle
Di tanti, o prence,
Stimoli non fa d'uopo
Al grato servo, al fido amico. Io sono
Memore assai de'doni tuoi. Rammento
La vita, che mi desti. Avrai la sposa:
Speralo pur.
Licida
Oh dolce Amico! O cara
(Abbracciandolo.)
Sospirata Aristea!
Megacle
Che!
Licida
Chiamo a nome
Il mio tesoro.
Megacle
Ed Aristea si chiama?
Licida
Appunto.
Megacle
Altro ne sai?
Licida
Presso Corinto
Nacque in riva all'Asopo, al Re Clistene
Unica prole.
Megacle
(Ahimè! questo è il mio bene!)
E per lei si combatte?
Licida
Per lei.
Megacle
Questa degg'io
Conquistarti pugnando?
Licida
Questa.
Megacle
Ed è tua speranza e tuo conforto
Sola Aristea?
Licida
Sola Aristea.
Megacle
(Son morto.)
Licida
Non ti stupir. Quando vedrai quel volto,
Forse mi scuserai. D'esserne amnanti
Non avrebbon rossore i numi istessi.
Megacle
(Ah, così nol sapessi!)
Licida
Oh, se tu vinci!
Chi più lieto di me? Megacle istesso
Quanto mai ne godra! Di, non avrai
Piacer del piacer mio?
Megacle
Grande.
Licida
Il momento,
Che ad Aristea m'annodi
Megacle, di, non ti parrà felice?
Megacle
Felicissimo. (Oh Dio!)
Licida
Senti, amico. Io mi fingo
Già l'avvenir; già col desio possiedo
La dolce sposa.
Megacle
(Ah quest'è troppo!)
Licida
E parmi . . . .
Megacle
Ma taci. Assai dicesti. Amico io sono;
Il mio dover comprendo,
(Con impeto.)
Ma poi . . . .
Licida
Perchè ti sdegni? In che t'offendo?
Megacle
(Imprudente! che feci?) Il mio trasporto
(Si ricompone.)
E' desio di servirti. Io stanco arrivo
Dal cammin lungo: ho da pugnar; mi resta
Picciol tempo al riposo, e tu mel nieghi?
Licida
E chi mai ti ritenne
Di spiegarti finora?
Megacle
Il mio rispetto.
Licida
Vuoi dunque riposar?
Megacle
Si.
Licida
Brami altrove
Meco venir?
Megacle
No.
Licida
Rimaner ti piace
Qui fra quest'ombre?
Megacle
Si.
Licida
Restar degg'io?
Megacle
No.
(Con impazienza si getta a sedere.)
Licida
(Strana voglia!) E ben, riposa. Addio.
Mentre dormi. Amor fomenti
Il piacer de' sonni tuoi
Con l'idea del mio piacer.
Abbia il rio passi piu lenti,
E sospenda i moti suoi
Ogni zefiro legger.
(Parte.)
Scena nona
Megacle, poi Aristea.
Megacle
Che intesi, eterni Dei! Quale improvviso
Fulmine mi colpì! L'anima mia
Dunque sia d'altri? E ho da condurla io stesso
In braccio al mio Rival! Ma . . . . quel Rivale
E' il caro amico. Ah quali nomi unisce
Per mio strazio la sorte! Eh! che non sono
Rigide a questo segno
Le leggi d'amistà . . . . Megacle ingrato,
E dubitar potresti? Ah! Se ti vede
Con questa in volto infame macchia e rea,
Ha ragion d'abborirti anche Aristea.
No. Tal non mi vedrà. Quello, che temo,
E' il volto del mio ben. Questo s'eviti
Formidabile incontro. In faccia a lei,
Misero! che farei?
Solo in pensarlo io sento
Confondermi, tremar. No; non potrei . . . .
Aristea
Stranier?
(Senza vederlo in viso.)
Megacle
Chi mi sorprende?
(Rlvoltandosi.)
Aristea
Oh Stelle!
Megacle
(Oh Dei!)
(Riconoscendosi.)
Aristea
Megacle! Mia speranza! Oh caro, oh tanto,
E sospirato, e pianto,
E richiamato invan! Tornasti: e come
Opportuno tornasti! Oh Amor pietoso!
Oh felici martiri!
Oh ben sparsi finor pianti e sospiri!
Megacle
(Che fiero caso è il mio!)
Aristea
Megacle amato,
E tu nulla rispondi?
Che mai vuol dir quel tanto
Cambiarti di color? E quelle a forza
Lagrime trattenute? Ah, più non sono
Forse la fiamma tua? Forse . . . .
Megacle
Che dici?
Sempre . . . . Sappi . . . . Son io . . . .
(Confuso.)
Parlar non so. (Che fiero caso è il mio!)
Aristea
Ma tu mi fai gelar. Dimmi non sai,
Che per me qui si pugna?
Megacle
Il so.
Aristea
Non vieni
Ad esporti per me?
Megacle
Si.
Aristea
Perché mai
Dunque sei così mesto?
Megacle
Perchè . . . (Barbari dei! Che inferno e questo?)
Aristea
Ma guardami, ma parla;
Ma di . . . .
Megacle
Che posso dir? Non odi il segno,
(Si sente il segno che invita al combattimento.)
Che al gran cimento i concorrenti invita?
(Assistetemi, oh numi.) Addio, mia vita.
(In atto di partire.)
Aristea
E mi lasci cosi? Va; ti perdono,
Purché torni mio sposo.
Megacle
Ah! Si gran sorte
(Come sopra.)
Non è per me.
Aristea
Senti . . . . Tu m'ami ancora?
Megacle
Quanto l'anima mia.
Aristea
Fedel mi credi?
Megacle
Si, come bella.
Aristea
A conquistar mi vai?
Megacle
Lo bramo almeno.
Aristea
Il tuo valor primiero
Hai pur?
Megacle
Lo credo.
Aristea
E vincerai?
Megacle
Lo spero.
Aristea
Dunque allor non son io,
Caro, la sposa tua?
Megacle
Mia vita . . . . Addio.
Megacle
Ne'giorni tuoi felici
Ricordati di me.
Aristea
Perché cosi mi dici,
Anima mia, perché?
Megacle
Taci, bell' idol mio . . .
Aristea
Parla, mio dolce amor . . . .
Megacle ed Aristea
Ah, che parlando / tacendo, oh dio!
Tu mi traffiggi il cor.
Aristea
(Veggio languir chi adoro,
Né intendo il suo languir.)
Megacle
(Di gelosia mi moro,
E non lo posso dir.)
Megacle ed Aristea
Chi mai provò di questo
Affanno piu funesto,
Piu barbaro dolor.
(Partono.)
Fine dell'atto primo
ATTO SEGONDO
Scena pima
Campagna alle falde d'un monte, sparsa di capanne
pastorali. Ponte rustico sul fiume Alfeo,
composto di tronchi d'alberi rozzamente
commessi. Veduta della Citta d'Olimpia
in lontano, interrotta da poche piante, che
adombrano la pianura, ma non l'ingombrano.
Argene, ed Aminta.
Argene
E trovar non poss'io
Né pietà, né soccorso?
Aminta
Argene, e come
Tu in Elide? Tu sola?
Tu in si ruvide spoglie?
Argene
I neri inganni
A secondar del prence
Dunque anche tu qui sei ? Chissà! Nel Cielo
V'è giustizia per tutti, e si ritrova
Nel mondo anche tal volta. Io vuò' che il mondo
Sappia, ch'è un traditore, acciocché ognuno
L'abborrisca, e l'eviti,
E, con orrore, a chi nol sa l'additi.
Aminta
Un consigliero infido
Benché giusto è lo sdegno. E' sempre meglio,
Che opprimerlo nemico
Averlo amante, e riacquistarlo amico
In un cor, che fu piagato
Da un'amabile pupilla,
Destar basta una favilla
Perché torni al primo ardor.
Ottener può tal mercede
La costanza nella fede,
E la fede nell'amor.
(Parte.)
Scena seconda
Argene, poi Aristea.
Argene
Questi d'un labbro infido
Ingannevoli detti un cuor del mio
Meno cauto, sedur forse potranno.
Aristea
No, non v'e sotto il Cielo
Chi possa dirsi, oh dio!
Più misera di me.
Argene
Deh! Principessa,
Qual pena ti sorprende?
Perché quel volto di pallor dipinto?
Aristea
La pugna terminò: Licida ha vinto.
Argene
Licida?
Aristea
Appunto, il principe di Creta,
Che giunse a queste arene.
(Sventurata Aristea!)
Argene
(Misera Argene!)
Or dimmi, o principessa,
V'e sotto il Ciel chi possa dirsi, oh dio!
Più misera di me?
Aristea
Sì, vi son io.
Argene
Ah! non ti faccia Amore
Provar mai le mie pene:
Cara Aristea, tu non conosci Argene.
Scena terza
Aristea ed Argene.
Aristea
Io compiango il tuo duol,
Ma tu non senti quai piu fieri tormenti
Opprimano il mio cor. Ah! che perduta
E' ogni speme per me: de' mali miei
Non è ancor pago il ciel; dal fato oppressa
Perdo, ahimè! l'idol mio, perdo me stessa .
(Ad Argene.)
Grandi, è ver, son le tue pene,
Perdi, è ver, l'amato bene;
Ma sei tua, ma piangi intanto,
Ma domandi almen pietà.
Giusto ciel! che rio cimento!
Ah di me, che mai sarà?
Chi non sente il mio tormento,
No, che amor nel sen non ha.
(Partono.)
Scena quarta
Clistene, Licida e Megacle coronato d'ulivo.
Clistene
Giovane valoroso,
Che in mezzo a tanta gloria umil ti stai,
Quell'onorata fronte
Lascia, ch'io baci, e che ti stringa al seno,
Felice il Re di Creta,
Che tal figlio sortì! Premio Aristea
Sarà del tuo valor. S'altro donarti
Clistene può, chiedilo pur, che mai,
Quanto dar ti vorrei, non chiederai.
Megacle
(Coraggio, o mia virtù.) Signor, son figlio,
E di tenero padre. Ogni contento,
Che con lui non divido,
E' insipido per me. Di mie venture,
Pria d'ogni altro, vorrei
Giungergli apportator, chieder l'assenso
Per queste nozze; e, lui presente, in Creta
Legarmi ad Aristea.
Clistene
Giusta è la brama.
Megacle
Partirò, se 'l concedi,
Senz'altro indugio. In vece mia rimanga
Questi della mia sposa
Servo, compagno, e condottier.
Clistene
(Che volto
E' questo mai? Nel rimirarlo, il sangue
Mi si riscuote in ogni vena!) E questi
Chi è? come s'appella?
Megacle
Egisto ha nome,
Creta e sua patria.
Licida
(Oh amore!)
Clistene
E ben, la cura
Di condurti la sposa
Egisto avrà, ma Licida non debbe
Partir senza vederla.
Megacle
Ah no! Sarebbe
Pena maggior. Mi sentirei morire
Nell'atto di lasciarla. Ancor da lunge
Tanta pena ne provo . . . .
Clistene
Ecco, che giunge.
Megacle
(Oh me infelice!)
Scena quinta
Aristea, e detti.
Aristea
(All'odiose nozze
Come vittima io vengo all'ara avanti.)
Licida
(Sarà mio quel bel volto in pochi istanti.)
Clistene
Avvicinati, o figlia: ecco il tuo sposo.
Megacle
(Ah! non e ver.)
Aristea
Lo sposo mio?
Clistene
Sì. Vedi,
Se giammai si bel nodo in ciel si strinse.
Aristea
(Ma, se Licida ha vinto,
Come il mio bene? . . . Il genitor m'inganna.}
Licida
(Crede Megacle sposo, e se ne affanna.)
Aristea
E' questi, o padre, il vincitor?
Clistene
Mel chiedi?
Non lo ravvisi al volto
Di sangue asperso? All'onorate stille,
Che gli rigan la fronte, a quelle foglie,
Che son di chi trionfa
L'ornamento primier? Non più dubbiezze;
Ecco il consorte, a cui
Il ciel t'accoppia, e nol potea più degno
Ottener dagli dei l'amor paterno.
Aristea
(Che gioia!)
Megacle
(Che martir!)
Licida
(Che giorno eterno!)
Clistene
E voi tacete? Onde il silenzio?
Megacle
(Oh dei!
Come comincierò?)
Aristea
Parlar vorrei,
Ma . . . .
Clistene
Intendo. Intempestiva
E' la presenza mia. Restate: io lodo
Quel modesto rossor, che vi trattiene.
Megacle
(Sempre lo stato mio peggior diviene.)
Clistene
Bell'alme innamorate,
Perché si meste siete?
Di paventar cessate,
Cessate ogni timor;
L'empio furor del fato
Già lascia il suo rigor.
(Parte.)
Scena sesta
Megacle, Aristea, e Licida.
Megacle
(Fra l'amico, e l'amante,
Che farò sventurato!)
Licida
(A Megacle.)
(All'idol mio
E' tempo che mi scopra.)
Megacle
(A Licida.)
(Aspetta. Oh dio!)
Aristea
Sposo; alla tua consorte,
Non celar, che t'affligge.
Megacle
(Oh pena! Oh morte!)
Licida
(A Megacle.)
(L'amor mio, caro amico,
Non soffre indugio.)
Aristea
Il tuo silenzio, o caro,
Mi cruccia, mi dispera.
Megacle
(Ardir, mio core,
Finiamo di morir.) Per pochi istanti
Allontanati, o prence.
Licida
E qual ragione? . . . .
Megacle
Va, fidati di me. Tutto conviene
Ch'io spieghi ad Aristea.
Licida
Ma, non poss'io
Esser presente?
Megacle
No; più che non credi
Delicato è l'impegno.
Licida
E ben, tu 'l vuoi,
Io lo farò. Poco mi scosto. Un cenno
Basterà, perch'io torni. Ah! pensa, Amico,
Di che parli, e per chi. Se nulla mai
Feci per te; se mi sei grato, e m'ami,
Mostralo adesso. Alla tua fida aita
La mia pace commetto e la mia vita.
(Parte.)
Scena settima
Megacle, ed Aristea.
Megacle
(Oh ricordi crudeli!)
Aristea
Alfin siam soli.
Potrò senza ritegni
Il mio contento esagerar? chiamarti
Mia speme, mio diletto,
Luce degli occhi miei? . . .
Megacle
No, principessa,
Questi soavi nomi
Non son per me. Serbali pure ad altro
Più fortunato amante . . . .
Aristea
E 'l tempo è questo
Di parlarmi così? Giunto è quel giorno . . . .
Ma, semplice ch'io son. Tu scherzi, o caro,
Ed io, stolta, m'affanno.
Megacle
Ah! Non t'affanni
Senza ragion.
Aristea
Spiegati adunque.
Megacle
Ascolta:
Ma coraggio, Aristea. L'alma prepara
A dar di tua virtù la prova estrema.
Aristea
Parla. Ahimè! Che vuoi dirmi? . . . Il cor mi trema.
Megacle
Tutto l'arcano ecco ti svelo,
Il principe di Creta
Langue per te d'amor. Pietà mi chiede,
E la vita mi diede. Ah! Principessa,
Se negarla poss'io, dillo tu stessa.
Aristea
E pugnasti? . . . .
Megacle
Per lui.
Aristea
Perder mi vuoi? . . . .
Megacle
Sì. Per serbarmi sempre
Degno di te.
Aristea
Dunque io dovrò? . . .
Megacle
Tu dei
Coronar l'opra mia. Sì, generosa,
Adorata Aristea, seconda i moti
D'un grato cuor. Sia, qual io fui fin ora,
Licida in avvenire. Amalo, è degno
Di sì gran sorte il caro amico. Anch'io
Vivo di lui nel seno,
E, s'ei t'acquista, io non ti perdo appieno.
Aristea
Ah qual passaggio e questo! Io dalle stelle
Precipito agli abissi. Eh, no . . . Si cerchi
Miglior compenso. Ah senza te la vita
Per me vita non è.
Megacle
Bella Aristea,
Non congiurar tu ancora
Contro la mia virtù. Mi costa assai
Il prepararmi a sì gran passo. Un solo
Di quei teneri sensi
Quant'opera distrugge!
Aristea
E di lasciarmi? . . . .
Megacle
Ho risoluto.
Aristea
Hai risoluto? E quando?
Megacle
Questo . . . (Morir mi sento!)
Questo è l'ultimo addio.
Aristea
L'ultimo? Ingrato! . . .
Soccorretemi, o numi! Il pié vacilla;
Freddo sudor mi bagna il volto; e parmi,
Che una gelida man m'opprima il core.
(S'appoggia ad un tronco.)
Megacle
(Sento, che il mio valore
Mancando va. Più che a partir dimoro,
Meno ne son capace.
Ardir.) Vado, Aristea; rimanti in pace.
Aristea
Come! Già m'abbandoni?
Megacle
E' forza, o cara,
Separarsi una volta.
Aristea
E parti? . . . .
Megacle
E parto,
Per non tornar piu mai.
(In atto di partire.)
Aristea
Senti . . . Ah, no . . . dove vai?
Megacle
A spirar, mio tesoro,
Lungi dagli occhi tuoi.
Aristea
Soccorso . . . . io moro.
(Sviene.)
Megacle
Misero me! Che veggo?
Ah, l'oppresse il dolor! Cara . . . mia speme . . .
Bella Aristea, non avvilirti; ascolta:
Megacle è qui: non partirò. Sarai . . . .
Che parlo? Ella non m'ode. Avete, o stelle,
Più sventure per me? No. Questa sola
Mi restava a provar. Chi mi consiglia?
Che risolvo? Che fo? Partir? . . . . Sarebbe
Crudeltà, tirannia. Restar? . . . . Che giova? . . .
Forse ad esserle sposo? . . . E 'l re ingannato!
E l'amico tradito! E la mia fede!
E l'onor mio lo soffrirebbe? Almeno
Partiam piu tardi . . . Ah, che sarem di nuovo
A quest'orrido passo! Ora è pietade
L'esser crudele. Addio, mia vita: Addio,
Mia perduta speranza: il ciel ti renda
Più felice di me. Deh! conservate
Questa bell'opra vostra, eterni Dei;
E i dì, ch'io perderò, donate a lei.
Licida. (Dov'è mai?) Licida.
Scena ottava
Licida e detti.
Licida
Intese
Tutto Aristea?
Megacle
Tutto. T'affretta, o prence,
Soccorri la tua sposa.
Licida
Ahimè! Che miro?
Che fu?
Megacle
Doglia improvvisa
Le oppresse i sensi.
Licida
E tu mi lasci?
Megacle
Io vado . . . .
Deh pensa ad Aristea. (Che dirà mai,
Quando in se tornerà? Tutte ho presenti,
Tutte le smanie sue.) Licida, ah! senti . . .
Se cerca, se dice,
L'amico dov'è?
L'amico infelice
Rispondi, mori.
Ah no: si gran duolo
Non darle per me.
Rispondi, ma solo,
Piangendo partì.
Che abisso di pene!
Lasciare il suo bene!
Lasciarlo per sempre!
Lasciarlo così!
Scena nona
Licida ed Aristea.
Licida
(Che labirinto e questo? Io non l'intendo.
Semiviva Aristea . . . . Megacle afflitto . . . .
Aristea
Oh dio!
Licida
Ma già quell'alma
Torna agli usati uffici. Aprì i bei lumi,
Principessa, ben mio.
Aristea
Sposo infedel!
Licida
Ah non dirmi così! Di mia costanza
Ecco in pegno la destra.
Aristea
Almeno . . . . Oh stelle!
(Accorgendosi che non è Megacle.)
Megacle ov'è?
Licida
Partì.
Aristea
Partì l'ingrato?
Ebbe cuor di lasciarmi in questo stato?
Licida
Il tuo sposo restò.
Aristea
Dunque è perduta
L'umanita, la fede?
Licida
Son fuor di me. Di: chi t'offese, o cara,
Parla, brami vendetta? Ecco il tuo sposo,
Ecco Licida . . . .
Aristea
Oh dei!
Tu quel Licida sei? Fuggi, t'invola
Nasconditi da me. Per tua cagione,
Barbaro, mi ritrovo a questo passo.
(Parte.)
Scena decima
Licida, poi Argene.
Licida
A Me barbaro? oh numi!
Voglio seguirla e voglio
Saper almen che strano enigma è questo.
Argene
Fermati, traditor.
Licida
Sogno, o son desto!
Argene
Non sogni no; son io,
L'abbandonata Argene, anima ingrata.
Licida
(D'onde viene, e in qual punto
Mi sorprende costei?) Io non intendo,
Bella ninfa, i tuoi detti.
Argene
Io ben comprendo,
Empio, la tua perfidia. I nuovi amori,
Le frodi tue da me saprà Clistene
Per tua vergogna.
Licida
Ah, no! Sentimi, Argene:
Perdona,
Se tardi ti ravviso: io mi rammento
Gli antichi affetti; e se tacer saprai,
Forse . . . . Chissà . . . .
Argene
Forse, chissà mi dici?
Licida
Ascolta . . .Io volli dir . . . (son disperato.)
Argene
Non ti voglio ascoltar, barbaro, ingrato.
(Parte.)
Scena undicesima
Licida, poi Clistene con numeroso seguito dl guardie.
Licida
In angustia piu fiera
Io non mi vidi mai; tutto è in rovina,
Se parla Argene: è forza
Raggiugnerla, placarla.
(Partendo s'incontra In Clistene.)
Clistene
Ferma, fellon!
Licida
(Alterato.)
A chi, signor, tal nome?
Che vuoi da me?
Clistene
Che in vergognoso esilio
Quinci lungi sii tratto: il sol cadente
Se in Elide ti lascia,
Reo di morte tu sei. Megacle ancora,
Il complice spergiuro
Del nero tradimento
Si rinvenga, o custodi, e a me si guidi.
(Alle guardie, due delle quali, ricevuto l'ordine, partono.)
Licida
Ah barbaro! Sospendi un si crudele,
Un si ingiusto comando, e pensa . . . .
Clistene
Impara
A mentir nome, a violar la fede,
A deludere i re. Noto è il tuo inganno,
Temerario impostor.
Licida
(Con impeto.)
Signor, non soffro
Que' detti amari; e nell'abisso orrendo
Di tanti mali, onde mi trovo oppresso,
Non conosco me stesso.
Le mie furie rispetta, e temi . . . .
Clistene
Indegno!
Ch'io tema? E che faresti in questo stato?
Licida
Tutto quel che può fare un disperato.
Con questo ferro il cuore
Anche ti passerei.
(Snudando la spada, ed avventandosi al re.)
Scena dodicesima
Aristea e detti.
Aristea
Difendetemi il padre, eterni dei!
(Esce, e frettolosa si frappone riparando il colpo .)
Clistene
Che orribile attentato!
Che sacrilego ardir! Guardie, fra ceppi
Al Tempio il reo si tragga. Egli svenato
(Alcuni de' Soldati s'avanzano, e mettono
Licida in catene, levatagli prima la spada.)
Sia di Giove sull'ara. Un sangue chiede
L'offesa maesta. Dei sacrifizi
Che una colpa interrompe, è il delinquente
Vittima necessaria. Ha già deciso
Il pubblico consenso.
Aristea
Ah padre . . . . Per pietà . . . .
Clistene
Non più; s'appressa
L'ora del sacrificio. Al suo destino
La sacrilega vittima si guidi
Dei scellerati memorando esempio.
Figlia, mi siegui; io ti precedo al tempio.
(Parte con alcune delle guardle.)
Scena tredicesima
Aristea e Licida con guardie.
Aristea
Eppur mi fa pietade!
Licida
Addio per sempre,
Principessa adorata,
Di tutti i mali miei, bella cagione.
Il caro amico, il primo
Del mio povero cuor tenero oggetto,
Io raccomando a te. Della mia sorte
Non ti curar, che, in si fatal momento,
Odio la vita, e sento
Tenerezza, amicizia,
Pentimento, pieta, vergogna, amore,
Straziarmi, oh dio, in mille parti il core.
Torbido il Ciel s'oscura,
Mi trema il cuor nel seno;
Ma tu, mia vita, almeno
Non mi negar pietà.
(Parte.)
Scena quattordicesima
Aristea, indi Megacle fra le guardie.
Aristea
Giusti dei! Che sarà? Tento d'odiarlo;
Ne ho ragion; lo vorrei; ma in mezzo all'ira,
Sento, sui mali suoi che il cuor sospira.
Megacle
All'infelice amico,
(Sortendo alle guardie che lo accompagnano.)
Per pietà, mi guidate a lui d'appresso
O di morir per lui mi sia concesso.
Aristea
Megacle . . . . Oh Dei!
Megacle
Mia vita!
Aristea
Qual ti riveggo!
Megacle
E quale
Lasciarti, ohimé! Per sempre,
Mia speranza, degg'io? Del caro amico . . . .
Aristea
Taci; dell'infelice,
Forse perché a te caro,
Tanta pietade io sento,
Che il pianto io posso raffrenare a stento.
Megacle
Oh generosa! Oh grande!
Oh pietosa Aristea! Seconda i moti
Del tuo bel cuor. L'ire del padre offeso
Cerca, oh dio! Di placar. Licida, o cara,
In me vive, ed io in lui;
E, dalla tua pietade,
Se i cari giorni suoi salvi pur sono,
Di Megacle la vita è ancor tuo dono.
(Parte.)
Aristea
Qual poter, qual incanto, in questo seno
Disarma il mio rigor! Il padre irato
Deh! Si voli a placar. Numi pietosi,
Voi vedete il mio cor. Quella ch'io sento
Pietà d'un infelice,
Ah, non si nieghi a me! Pietosi dei,
Consolate voi pur gli affetti miei.
Mi sento, oh dio! nel core
Un dolce ignoto affetto;
Non so, se il desti in petto
L'amore, o la pietà.
Ah! Se il destin tiranno
Non cessa il suo rigore,
Il core un tanto affanno
Più tollerar non sa.
(Parte.)
Scena quindicesima
Argene ed Aminta.
Argene
Stelle, vi sono in cielo
Più sventure per me? Licida ingrato,
Tu mi tradisci, oh dio! . . .
Aminta
Vedesti, Argene,
Il tuo Licida ancor?
Argene
Purtroppo il vidi,
E da quel labbro audace
Intesi il mio destin.
Aminta
Ah, principessa,
Raffrena il tuo dolor, forse quel core
Si cangerà.
Argene
Deh taci,
Taci, Aminta crudel, e le mie pene
Non irritar: ahi sventurata Argene!
Spiegar non posso appieno
Quello ch'io serbo in petto:
Odio, timore, affetto,
Tutto combatte in me.
Da fiere smanie in seno
Sempre agitar mi sento;
E so, che al mio tormento
Eguale il tuo non è.
(Partono.)
Scena sedicesima
Aspetto esteriore del gran tempio di Giove
Olimpico, dal quale si scende per lunga, e magnifica
scala divisa in diversi piani.
Piazza innanzi al medesimo, con ara ardente nel mezzo.
Bosco all'intorno de' sacri ulivi silvestri, d'onde
formavansi le corone per gli atleti vincitori.
Clistene e Licida in bianca veste; guardie,
sacerdoti e popolo.
Clistene
Giovane sventurato! Ecco vicino
De' tuoi miseri dì l'ultimo istante!
Tanta pietade (e mi punisca Giove,
Se adombro il ver) tanta pietà mi fai,
Che non oso mirarti. Il ciel volesse,
Che potess'io dissimular l'errore;
Ma non lo posso, o figlio. Or se ti resta
Nulla, che desiar fuorché la vita,
Esponi il tuo desir. Esserne, io giuro,
Fedele esecutor. Quanto ti piace,
Figlio, prescrivi, e chiudi i lumi in pace.
LIcida
Padre, che ben di padre,
Non di giudice, e re, quei detti sono:
L'unico de' miei voti
E' il riveder l'amico
Pria di spirar. La sola grazia imploro
D'abbracciarlo una volta, e lieto io moro.
Clistene
T'appagherò, Custodi,
(Alle guardie, una delle quali parte.)
Megacle a me si guidi. Il volto, il ciglio,
La voce di costui nel cor mi desta
Un palpito improvviso,
Che lo risente in ogni fibra il sangue.
Fra tutti i miei pensieri
La cagion ne ricerco, e non la trovo.
Che sarà, giusti dei! Questo ch'io provo?
Non so d'onde viene
Quel tenero affetto:
Quel moto,
Che ignoto
Mi nasce nel petto,
Quel gel, che le vene
Scorrendo mi va.
Nel seno a destarmi
Si fieri contrasti,
Non parmi, che basti
La sola pietà.
Scena diciassettesima
Megacle fra le guardie, e detti, poi Aristea.
Licida
Ah, vieni, illustre esempio
Di verace amista! Megacle amato;
Caro Megacle, vieni.
Megacle
Ah, qual ti trovo,
Povero prence!
Licida
Il rivederti in vita
Mi fa dolce la morte.
Megacle
E che mi giova
Una vita, che in vano,
Voglio offrir per la tua? ma molto innanzi,
Licida, non andrai. Noi passeremo
Ombre amiche, indivise il guado estremo.
Licida
Oh, delle gioie mie, de' miei martiri,
Finché piacque al destin, dolce compagno,
Separarci convien. Giacché siam giunti
Agli estremi momenti,
Quella destra fedel porgimi, e senti.
Sia preghiera, o comando:
Vivi, io bramo così. Ritorna in Creta
Al padre mio. Deh, tu l'istoria amara
Raddolcisci narrando. Il vecchio afflitto
Reggi, assisti, consola:
Lo raccomando a te. Se piange, il pianto
Tu gli asciuga sul ciglio;
E in te, se un figlio vuol, rendigli un figlio.
Clistene
(Povera umanita!) Ma ormai trascorre
(Dapprima commosso, indi rimesso.)
L'ora prescitta al sacrificio.
Aristea
Ah, Padre!
(In arrivando.)
Eccomi un'altra volta ai piedi tuoi.
(S'inginocchia.)
Il mio pianto, il mio sangue,
La tua stessa pietade, il tuo bel cuore,
Tutto per me ti parli, e tutto implori
Grazia per l'infelice . . . .
Clistene
Amata figlia,
Lasciami per pieta! Non posso. Il nume
Già la vittima attende. (Oh dio!) Custodi,
Dall'amico infelice
Dividete colui.
(Le guardie separano Megacle da Licida.)
Megacle
Barbari! Ah, vol
Avete dal mio sen svelto il cor mio.
Licida
Oh, dolce amico!
Megacle
Oh, caro prence! . . . .
Licida e Megacle
Addio.
Megacle
Nel lasciarti, o prence amato,
Mi si spezza in seno il cor;
Di morirti almeno a lato
Perché a me si niega ancor?
(A Clistene.)
Ah, signor . . . che acerbo affanno! . . .
(A Licida.)
Dolce amico! . . .
(Ad Aristea.)
Ah! . . . Mio tesor! . . .
Ahi destin empio tiranno,
Deh m'uccida il tuo rigor.
Voi che un dolce amor provate,
Deh spiegate il mio dolor.
Scena ultima
Argene, e detti, poi Aminta.
Argene
Fermati, o Re. Fermate,
Sacri Ministri.
Clistene
Oh insano ardir! non sai? . . .
Argene
So, che lice il morire
Per lo sposo a una sposa.
Clistene
Licori, io che t'ascolto
Son più folle di te. D'un regio erede
Una vil pastorella . . .
Argene
Io vil non sono,
Ne son Licori. Argene ho nome, in Creta
Chiara è del sangue mio la gloria antica.
Licida lo confessi, Aminta il dica.
(Accennando ad Aminta, che sopravviene
confuso, e corre per abbracciar Licida.)
Aminta
Prence . . . . Signor . . . .
Argene
Parlino queste gemme;
Io tacerò. Vedile, o re. Conosca
L'ingrato sposo mio i doni suoi;
E fede ai detti miei niega, se puoi.
(Porge a Clistene un monile.)
Clistene
(Stelle! Che miro? (E' questo
L'aureo monil. Ah! Troppo lo conosco!
Che al collo avea, quando fu esposto all'onde,
Il mio figlio bambin.) Licida, sorgi:
(Licida s'alza.)
Guarda: è ver, che costei
L'ebbe in dono da te?
Licida
Però non debbe
Morir per me.
Clistene
Ora ti chieggo solo,
Se il dono è tuo.
Licida
Sì.
Clistene
Da qual man ti venne?
Licida
A me donollo Aminta.
Clistene
Aminta, (oh dio!)
(Impazienete.)
Rispondi, e non menitir. Questo monile
D'onde l'avesti?
Aminta
Là, dove
In mar presso Corinto
Sbocca il torbido Asopo, io lo trovai
Al collo d'un bambino esposto all'onde.
Clistene
E del fanciullo (oh dio!)
(Come sopra.)
Che ne facesti? Parla:
Non aggiunger tacendo
All'antico delitto error novello.
Aminta
L'hai presente, o signor. Licida è quello.
Clistene
Come? Non è di Creta
Licida il prence?
Aminta
Il vero prence in fasce
Finì la vita. Io, ritornando in Creta,
Al re l'offersi in dono,
Che al trono l'educò per mio consiglio.
Clistene
Oh numi! Ecco Filinto, ecco il mio figlio.
(Abbracciandolo.)
Quanto mai per si gran dono,
Dei clementi, io vi son grato!
Tutti
(A riserva dl Clistene.)
Che momento fortunato!
Che felice genitor!
Licida
Caro padre, a' piedi tuoi
Con orrore, oh Dio! Rammento . . .
(In atto d'inginocchiarsi.)
Tutti
(A riserva di Licida.)
Tutto è oggetto di contento,
Quel che già fu di terror.
Clistene
Tutti voglio oggi felicl:
Scordi ognuno le sue pene,
La sua face accenda Imene,
E le destre annodi, e i cor.
Tutti
(A riserva di Clistene.)
Che momento fortunato!
Che felice genitor!
Aristea
Alfin se tua son io,
Se l'amor mio tu sei;
Megacle
Se sei l'idolo mio,
Luce degli occhi miei;
Aristea e Megacle
Care son pur, mio bene,
Le amabili catene
Onde ci avvince Amor.
Licida
Torno alle mie ritorte.
Argene
Arda la prima face,
Licida e Argene
Rieda la bella pace,
E dell'avversa sorte . . . .
Clistene
(Clistene dopo essere stato sospeso, e pensieroso, prorompe.)
Ma, Filinto, il mio figlio
E' reo di morte.
Megacle
(A Clistene.)
T'arresta, o signore.
Col dì, che gia more,
Qui re piu non sei:
E il pubblico voto
La sorte de' rei
Decider dovrà.
Clistene
E il pubblico voto
Decida del figlio:
Comando, o consiglio
Il padre non dà.
Tutti
Viva il Figlio, ed innocente
Torni in seno al padre amato.
Che momento fortunato!
Che felice genitor!
Fine del Dramma.
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Ultimo aggiornamento 27 agosto 2026