Turno Aricino

Dramma musicale in tre atti


Testo del libretto


ATTO PRIMO

Scena prima

Sala, che corrisponde à una Galleria.
Turno, Geminio, Ottavio, Ascanio, ed altri Latini, che siedono parte à destra, parte à sinistra, restando nel luogo più degno vota una Sedia preparata per Tarquinio
Turno
Indiscreta tardanza!
Geminio quanto avanza
Al tramontar del Sol?
Geminio
Del Sol la spera
Sull'Occaso già guarda.
Ascanio
Presso è la sera.
Turno
E ancor Tarquinio tarda?
Ottavio
Forse, chi sà, sulle Romane arene
Grave cura il trattiene,
Turno
Eh Ottavio, Ottavio: al Lazio egli d'intorno
Manda inviti à Consiglio, e noi qui chiama;
Questo è il prefisso giorno,
E questo è il Ferentino
Pubblico luogo all'Adunanze usato;
Io vi giunsi il mattino.
Ottavio
Io col dì non ben nato.
Ascanio
Io sul nasscer dell'Alba.
Geminio
Io dell'Aurora
A' primi raggi.
Turno
Ed ei non viene ancora?
Geminio
Tarquinio è Rè; tal volta
O fà grancose, o pur gran cose ascolta.
Ascanio
E pari avrà le pene.
Di noi, che l'aspettiamo, ei, che non viene.
Ottone
Ne dà pene leggiere
Il desio di venire, e non potere.
Ascanio
Turno?
Turno
Ascanio non più.
Geminio
Sentì .....
Turno
Tacete.
Già pur troppo sapete,
Che mal soffrendo Roma
L'aspro giogo di lui, superbo il noma:
Dite; vi fembra poco,
Poco eccesso vi par d'anima altera,
Con sì ardita maniera
Il gran nome Latin prendere à gioco?
Voi non scorgete ancora
Di Tarquinio il desire;
Vuol con la sua dimora
Avvezzarne à soffrire;
E se mal cauti noi
A soffrir cominciamo, Amici, e poi?
Poi ci vedrem soggetti al suo governo;
O vergogna del Lazio, o nostro scherno!
Roma sarà Reina,
Ed egli Rè d'ogni Città Latina.
Deh sul Tebro mirate,
Dove l'empio Tarquinio innalza il Soglio:
Ahi, che scene spietate
Presenta à gli occhi il suo feroce orgoglio!
Và l'innocente à morte,
Esule il giusto, insidiato è il forte:
Veggo dalla sua mano
Del Senato Romano uccisì i Padri;
Ed è tiranno tanto,
Che alle vedove Madri,
All'oltraggiate Figlie,
E' tolta ancor la libertà del pianto;
Talché ne' casì avversi
E' colpa à gl'infelici anche il dolersi.
E noi, Grandi Latini,
Non sdegnerem di soggiacere à lui,
Se l'hanno à sdegno i Cittadini sui?
Chi mai sarà, che il giorno desinato
S' egli tanto hà mancato,
Più lungamente vilipeso osservi?
Voi chi siete? Io chi son? Principi, ò Servi?
Dunque, che più si tarda? E' nostro scorno
Qui tardare un momento;

Si leva da sedere.

Ecco all'Aricia io torno,
Torni Ascanio à Laurento,
Del Tusculo alle mura Ottavio rieda;
Te Geminio riveda
Il tuo Lanuvio; e voi

A gli altri Latini,

Partite, o degni Eroi,
Se pur stimol di gloria il cor vi punge;
Non si attenda il Superbo.
Geminio
E' qui, che giunge.

Mentre Turno và per partire, si apre la Portiera per l'arrivo di Tarquinio, e tutti si levano in piedi, e gli vanno incontro, ed intanto suonano Trombe, e Tamburi, finche tornano, sedendo Tarquinio, tutti gli altri à sedere, e di nuovo si chiude la Portiera.

Scena seconda


Tarquinio, e detti.
Tarquinio
Di mia lunga tardanza
Rendo ragione a voi; Principi udite:
Arbitro d'alta lite
Tra Genitore, e Figlio
Ad unirli mi appiglio,
E l'unirli è cagion di mia dimora:
Mà, perche tarda è l'ora,
Ciò, che da me si chiede,
Dirò nel dì, che à questo dì succede.

Si leva in piedi Turquinio, e tutti gli altri, toltone Turno
Turno
Tanto tardasrsi, e poi
E' questa la ragion, che rendi à noi?
Nel Tribunal d'Astrea
Lite, che in pochi istanti
Terminar si potea, si stesse à tanti?

Si alza Turno, e s'incammina per partire.
Ottone
(Che ardito cor!)
Geminio
(Chc petto!)

Turno si rivolta, e segue.
Turno
Chi non sà, che soggetto
Al paterno consiglio
Nulla può contra il Padre in Roma il Figlio?
E che di opporsì al suo voler se tenta
Di non lieve infortunio ei reo diventa?
Tarquinio
Turno sentimi.
Turno
Eh ch'io
Troppo t'intesi. O là.

Torna ad aprirsi la Portiera.

Latini Addio,
Troppo intesi, e ben t'intendo:
Tardi giungi, e sò perche:
D'alto sdegno il petto accendo
Turno io son, se tu sei Rè.
Troppo, ecc.

Scena terza

Tarquinio, Geminio, Ottavio, Ascanio.
Tarquinio
Con animo composto.
Turno udirmi non degna,
E ingiustamente altero,
Tacciar di menzognero osa chi regna?
Ottone
Egli è facile all' ire.
Geminio
Lo sdegno à se lo toglie.
Ascanio
Lo trasporta l'ardire.
Tarquinio
Anima troppo viva in seno accoglie.
Geminio
Tarquinio à lui perdona.
Tarquinio
Questa offesa Corona
Tutti gli oltraggi oblia,
E all'alma sua, che della mìa sospetta,
Giuro amistà (per machinar vendetta.)

Tuona Giove, e Giove insegna
A chi regna
Il perdono, e la pietà.
Non è mai Reale un' Alma
Se la palma
Di se stessa aver non sà.
Tuona, ecc.

Scena quarta

Colline.
Egeria, e poi Livia.
Egeria
Io ti guido amante core,
Aure fresche in fin del giorno,
Qui d'intorno
A respirar.
Mà che prò, se veggio amore,
Che ti viene in ogni loco
Tutto foco
A tormentar?
Io ti guido amante core,
(Mà che prò?)
Aure frefche, ecc.

Ah Geminio, Geminio,
Dove rivolgo il piede,
Se non ti vedon gli occhi, il cor ti vede;
Onde trovar ristoro
Non posso a' dolor miei,
Che sol quegli tu sei, per cui mi moro.
Deh chi m'insegna, o Dio!
Che far degg'io per consolarmi un poco.
Livia
Ama, mà sol per gioco,
Se tu non vuoi penar.
Egeria
Già il core
E' in man d'amore,
Più non lo posso far.
Livia
Toglilo à quell'ingrato:
Egeria
Ei tutto l'hà piagato:
Livia
Se vuoi
Sanar lo puoi.
Egeria
Come?
Livia
Col non amar.
Ama, ecc.

Egeria vede apparir Geminio, e resta interrotto l'intercalare del duetto.

Scena quinta

Geminio, Egeria, Livia, e poi Ottavio.
Egeria
Ecco la pena mia,
Ch'egualmente mi affligge e lungi, e presso
Livia, Livia, se pria
Disamar non potea, men posso adesso.
Geminio
Di Tarquinio alla figlia,
Ad Egeria m'inchino.
Egeria
O vaghe ciglia!
Livia
Su i vostri lumi il core
Quanto sà, quanto dice, ascolto, e veggio.
Egeria
Son effetti di amore.
Ottavio
Livia.
Geminio
Piano ad Egeria
Parlar ti deggio.
Ottavio
Delle vive tue faci.
Egeria
Parlami pur.
Geminio
Piano trà loro
Deh taci.
Ottavio
A' primi rai lucenti
Tutto s'accese il cor.
Geminio
Piano ad Egeria, si tirano in disparte.
Seguimi, e senti.
Livia
Ed ora?
Ottavio
Livia, ed ora,
Che torno à vagheggiarti .....
Livia
Egregia, perche parti?
Egeria
Nò, qui mi fermo.

Intanto Geminio racconta ad Egeria, ciò che seguì nella Sala del Consiglio fra Turno, e Tarquinio.
Livia
Ottavio segui.
Ottavio
Ed ora,
Che torno à vagheggiarti, auvampa ancora.
Livia
Se queste mie pupille
Destano in te faville
Il rimedio è vicino.
Ottavio
E come? E dove?
Livia
Non guardar gli occhi miei, mà guarda altrove.
Ottavio
Livia tu fcherzi, ed io
Stò in periglio di vita.
Egeria
Il Padre mio?

Sempre tra loro in disparte, come sopra.
Geminio
Sì, Turno.
Egeria
Acerba nuova!
Livia
Non guardarmi.
Ottavio
A' che giova
Volgere altrove il guardo,
Se già son tutto fiamme, e già tutto ardo?
Deh se pietà ti muove
De' miei caldi sospiri .....
Livia
Se altrove tu non miri, io vado altrove.
Ottavio
Ah nò.
Livia
(Che assalto!)
Ottavio
Ah nò.
Le belle piante arresta.
Egeria
Tarquinio?
Geminio
Come sopra.
Si placò.
Livia
Lasciami, Cavalier.
Egeria
Piange
Lusinga è questa.
Geminio
Come sopra
Credimi;
Ottavio
E non si frange
La tua dura fierezza?
Livia
Guarda Egeria, e dice ad Ottavio
Egeria piange.
Ottavio
Piange forse d'amore.
Senso avesse il tuo core
Per gli aspri affanni miei,
Come l'hà per Geminio il cor di lei.
Livia
Vanne.

Con disprezzo ad Ottavio, e torna a guardare Egeria, che piange.

Ottavio
Così proterva
Con chi t'àma così?
Geminio
Ad Egeria, che si rasciuga gli occhi
Livia t'osserva.
LivIA
Che lAgrime Son quelle,
Ch'ora dagli occhi tuoi tergendo vai?
Egeria
Io non amo per gioco, e tu lo sai.
Ottavio
Accostandosi à Livia con timore.
Livia
Ancor non partisti?
Ottavio
Ch'io parta?
Livia
Parti sì: (cor mio resisti.)
Ottavio
Col farmi partire,
Tu mandi à morire
Chi vive per te:
Se ascolti, ben mio,
Che morto son' io,
Almeno puoi dire,
E' morto per me.
Col, ecc.

Scena sesta

Livia, ed Egeria, e Geminio da parte.
Livia
Ottavio parte, e resta
L'anima mia smarrita?
Che ignota pena è questa? Egeria aita.
Egeria
Palesa il tuo tormento.
Geminio
Livia, che mai ti affligge?
Livia
O Dio, mi sento ....
Si ferma in Atto pensoso.

Non sò dirlo, è un non sò che,
Che principio par che sia
O d'amore,
O di pietà.
L'alma mia
Non distingue, che cosa è.
Sò, che in me non vive il core
Nella prima libertà.
Non sò, ecc.

Scena settima

Egeria, e Geminio.
Geminio
Livia, i tormenti tuoi
Quanto, crescendo poi, crudi verranno,
Se incominci ad amar con tanto affanno!
Egeria
Crescano le sue pene,
E divengano pur barbare, e rie,
Che non saranno mai pari alle mie.
Mà il Cor mesto ripiglia
A temer come pria;
Geminio
Perche?
Egeria
Son figlia;
E creder non poss'io,
Che di Tarqutnio l'ira
Perdoni al Padre mio.
Geminio
Credi, e respira.
Così fusse pur vero,
Che nè tempo, nè loco
Volgesse il tuo pensiero ad altro foco.
Egeria
Se non giungi à mirare
Senz'acque il mare, e privo il sol di rai,
Ch'io ti manchi di fè non creder mai.

Chi mi accese, o luci belle,
Col fulgor de' lampi suoi?
Foste voi,
Voi foste quelle;
Quelle foste, e quelle siete,
Che m'ardete adesso ancora,
E farete infin ch'io mora
Le mie fiamme, e le mie Stelle.
Chi mi, ecc.

Scena ottava

Geminio.
Geminio
O come unisce insieme
Un reciproco amor duo cori amanti!
Io gemo, s'ella geme,
Ella piange a'miei pianti;
Son sue le gioie mie, son mie le sue:
Par, che dia vita un' alma sola à due.

Viene il mio foco
Dagli occhi suoi,
E questo poi
Diventa amor:
E à poco à poco
Dagli occhi miei
Tornando à lei
Le accende il cor.
Viene, ecc.

Scena nona

Notte, Piazza illuminata.
Livia, Ascanio, e poi Ottavio,
Livia
Son vane le querele,
Principe, arresta il passo,
Ascanio
Pietà, beila, crudele.
Livia
Se mi chiedi pietà,la chiedi à un sasso.
Parte,
Ascanio
Sorda con chi la prega,
Fin di seguir mi niega
L'orme delle sue piante.
Ottavio
Ascanio sì confuso?
Ascanio
Io sono amante.
Ottavio
Amante ancor son'io,
E Livia è il mio bel Nume,
Ascanio
E Livia è il mio.
Ottavio
Livia il tuo Nume?
Ascanio
Livia.
Ottavio
O fà che spenti
Restino in te gl'incendi;
O pure .....
In atto mìnaccioso.
Ascanio
Ottavio?
Ottavio
O pur ....
Ascanio
Spiegati,
Ottavio
Intendi.

Sceba decima

Tarquinio, che vien discorrendo con alcuni Aricini.
Tarquinio
Diasi di Turno al servo
Quanto vuol, quanto chiede,
Se adempir le mie brame egli vi affida;
Ricca mercede à grand'impresa è guida.
Generosi Aricini
In voi confido, e à vostro prò m'impegno,
In voi, ch' avete a sdegno
Del fiero Turno i barbari costumi.
Ite, e nulla si scopra,
Ch'alla vostr'opra arrìderanno i Numi;
E vendicata poi
Resterà con Tarquinio e Roma, e voi.

Partono gli Aricini.

Già teso è l'arco, e di veder già parmì
Da ben' accorta mano
Vibrato il Dardo, e non vibrato invano.

Scena undicesima

Ascanio, e Ottavio, che vengono battendosi, Tarquinio, e poi Livia.
Ascanio
Al mio ferro,
Ottavio
Al mio brando,
Ascanio
Cedi.
Ottavio
Renditi vinto.
Tarquinio
Che cimento, che orgoglio .....
Ascanio
Morto lo voglio,
Ottavio
Ed io vog'io estinto,
Tarquinio
Deh, fermatevi.

Si mette in mezzo.
Livia
O Dio!
Ascanio
(Il mio bene?)
Ottavio
(Il mo Sol?)
Livia
(L'Idolo mio?)
Tarquinio
Chi mosse il vostro core?
A tanto sdegno?
Ascanio
Amore
Tarquinio
Amore?
Ottavio
Amore.
Tarquinio
E' viltade d'un'alma sublime
Soggiacere all'impero d'Amor;
Deh chiamate, se Amore vi opprime
La Ragione in difesa del Cor.
E' viltade, ecc,

Scena dodicesima

Livia, Ottavio, e Ascanio,
Livia
Tanto per genio eguale
Suo rivale tu sei? tu suo rivale?
Ascanio
Gli cederò la vita,
Mà la vita non già per cui mi moro.
Ottavio
Ed io prima morrei,
Che cedergli colei, che tanto adoro,
Livia
Ascanio, chi t' accende,
Ottavio, chi t'impiaga
E' dunque bella?
Ascanio
E' bella.
Livia
E' vaga?
Ottavio
E' vaga.
Livia
Il nome sol di quella,
E null'altro di più saper vorrei.
Ottavio
Livia, quella sei tu,
Ascanio
Quella tu sei.
Livia
Io quella?
Ottavio
Sì.
Livia
Son' io .....
Ascanio
La mia vita.
Ottavio
Il Cor mio.
Ascanio
Le mìe fiamme.
Ottavio
I miei dardi.
Ascanio
Sono i tuoi sguardi
Ottavio
Son gli sguardi tuoi.
Livia
E pure uno di voi
Anche in offesa mia snudò l'acciaro;
Ch' uno di voi mi è caro,
E quanto è caro all'alma, à gli occhi è bello.
Ascanio
Forse quello son' io?
Ottavio
Forse io son quello?
Livia
Un dì voi sol piace à me;
Or chi sia quel, che à me piace,
Nol degg'io, nol voglio dir.
A te basti, e basti à te
Di saper, che il tuo mi spiace,
Che mi spiace il tuo martir.
Un dì, ecc.

Scena tredicesima

Ascanio, Ottavio, ogn'uno da se.
Ascanio
Chi sà, Livia, chi sà,
Sente forse pietà del mio dolore.
Ottavio
Perche, Livia, perche,
Non può nudrir per me senfs di amore?
Ascanio
Pur troppo mi sovviene,
Ch'ella udì con disprezzo il mio tormento.
Ottavio
Pur troppo mi rammento,
Ch' ella sdegnò dar pace alle mie pene.
Ascanio
Mà mi lusìngo adesso,
Che il cor di Livia non farà l'istesso.
Ottavio
Mà spera l'alma mia,
Ch' ora, se fu crudel, crudel non fia.
Ascanio
Non è vano il pensiero.
Ottavio
Il desio non m'inganna.
Ascanio
E' vero.
Ottavio
E' vero.
Ascanio
Ottavio?
Ottavio
Ascanio?
Ascanio
Del passato sdegno
Nulla più si ragioni.
Ottavio
Ecco la destra in pegno,
E di Livia all'amor tutto si doni.
Ascanio
Non vuole il braccio mio
Offender te, che forse piaci à lei.
Ottavio
Nè oltraggiar te vogl'io,
Che forse à Livia mia caro tu sei.
Ascanio
Ella si spieghi, e sìa
Degna l'invidia mia,
Se tu la stringi al seno;
Ma il mio dolor poi compatisci almeno,
Ottavio
Di me paventi, ed io
Temo, che invidiar debba il tuo stato,
E che ne meno avrai pietà del mio.
Ascanio
Siamo in Mar due navicelle,
E agitando Amor ne và;
In sì torbide procelle
Chi di noi fi salverà?
Siamo, ecc.

Scena quattordicesima

Ottavio.
Ottavio
Trà i fremiti dell'onde
Sento, che dalle sponde
Lusinghiera la speme innalza il grido,
E mi và replicando; al lido, al lido;
Al lido io corro, ed ecco
Minaccioso mi appare
Il timor, che ripiglia; al mare, al mare,

Voi fate à gara
Dentro al mio petto
Speranza cara,
Freddo timor.
Credo alle speme,
Credo al sospetto,
E intanto geme
Dubbioso il cor.
Voi, ecc.

Scena quindicesima

Turno, e Geminio.
Turno
Geminio amico, à i simulati accenti,
Se di Tarquinio credi,
Le tue voci non senti, e il cor no vedi.
Geminio
Pur sembra, ch'abbia in seno
Un cor tutta dolcezza.
Turno
Ed è veleno.
Geminio
I suoi modi non sanno,
Che legar l'alme altrui.
Turno
Quello è l'inganno.
Ne à vergogna ti rechi,
Che un finto lusingar così ti acciechi?
E tu, che d'esser brami
Con le nozze di Egeria à me congiunto,
Sai quali son gli sdegni,
Che nel petto riserbo,
E à difender t'impegni il Rè superbo?
Geminio
Turno à torto ti lagni;
Che per discolpa sua
In sua discolpa à favellar non presi;
D'acchetar solo intesi
Il fier tumulto degli sdegni tuoi,
Ond'io potessi poi
Grazia ottener dell'Imeneo bramato,
Che favor non si chiede ad uomo irato,
Turno
Egeria sarà tua.
Geminio
Fortunato Geminio.
Turno
E tu prometti
Nel nuovo dì venturo
Non secondar Tarquinio?
Geminio
Io così giuro.
Turno
Se à gii urti dell'onda
Si frange la sponda,
Alzando le spume
Il Fiume,
Che fà?
Sù i campi si vede,
Che grande
Si spande,
E carco di prede
Al mare sen và.

A lui dunque si nieghi
Ciò, che da noi presume;
Noi siam le sponde, ed è Tarquinio il Fiume.

Scena sedicesima

Geminio, e poi Egeria,
Geminio
Pietoso mio destin,
Da te, che più desio
Se à confidarmi ai fin ....
Egeria
Geminìo mio,
Mio Geminio adorato,
Veggio più dell'usato,
Che son degli occhi tuoi ridenti i rai?
Perchè sì lieto?
Geminio
Perchè mia sarai;
Così Turno promise.
Egeria
O come il Cielo à nostri voti arrise!
Geminio
E arrise à quell'amore,
Che nudrisco nel core,
Di pure voglie acceso,
Amore in me disceso
Dalla più chiara stella
Vago dell'alma tua, che tanto è bella,

Lo veggio ne' tuoi lumi
Quanto sia bello il cor:
E fà ch'io mi consumi
Quel raggio, che traspare
Dalle tue luci care
Fatte per man d'amor.
Lo veggio, ecc.

Scena diciassettesima

Egeria, e poi Livia.
Egeria
Io di Geminio Sposa?
O novella gradita,
O sospirata sorte!
Livia
Egeria aita.
Egeria
La pena del tuo core
Distingui ancor?
Livia
Sì, la distinguo, è amore.
Vedi quante facelle
Ardono qui d'intorno;
Per due pupille belle
Con acceso desio,
Scena di tante faci è il petto mio.
Egeria
Ed in sì breve istanre ....
Livia
Crebbero le mie fiamme, ed or son tante.
Egeria in sì gran foco,
Per aver pace un dì, che deggio far?
Egeria
Ama, ma sol per gioco,
Se tu non vuoi penar.
Livia
Deh non prendere à scherno
Gl'intensi affanni miei.
Egeria
Troppo cruda sarei:
Anch'io ridea d'amore
Sciolta da' lacci suoi,
Ma poi, Livia, mà poi,
Qual duol venni à soffrire
Quando m'innamorai, nol sò ridire.
Livia
Ah, che il mio core oppresso,
Quanto d'amor ridea, sospira adesso.
Egeria e Livia
(a due)
Che affanno
Tiranno!
Alato
Bendato
Ti chiedo mercè.
Non rida d'amore
Chi libero hà il core,
Mà impari da me.

Fine dell'Atto Primo.

Ballo di Schiavi d'Amore.

ATTO SECONDO

Scena prima

Giardino segreto dell'abitazione di Tarquinio.
Tarquinio con alcuni Aricini.
Tarquinio
Dunque si mosse al fine,
Care genti Aricine,
Di Turno il servo à secondar l'impresa.
Udite, chi palesa
La furtiva da noi congiura ordita,
Perder deve la vita;
Se l'arcano celate,
Tarquinio è Rè, voi m'intendeste; andate.

Partono gli Arcini.

L'armi ascofe già stanno
Nell'albergo di Turno,
E ascose à mia vendetta, ed à suo danno;
Mà dell'orror notturno,
Comincia l'ombre à dissipar l'Aurora,
Nociva è la dimora.
O là, vanne, Tarquinio,

Vien fuora un Servo.

Pria ch'apparisca il sole,
Pronti, Ascanio qui vuole,
Qui brama Ottavio, e quì desia Geminio.

Parte il Servo.

L'innocente s'incolpi, e Turno mora.
Sotto mentito velo
Di giustissimo zelo,
Talor si copre la vendetta ancora.
L'innocente s'incolpi, e Turno mora.

L'atroce veleno
Degli angui di Aletto,
Lo sdegno nel seno
Spargendo mi va.
Son furia d'Averno,
E fiamme l'Inferno,
Di quelle, ch'ho in petto,
Più fiere non hà.
L'atroce, ecc.

Scena seconda

Ascanio, Ottavio, Geminio, e Tarquinio.
Ascanio
Eccomi a' cenni tuoi.
Ottavio
Signor, che vuoi da me?
Geminio
Da me, che vuoi?
Ascanio
Così turbato in vista?
Ottavio
Che ti confonde mai?
Geminio
Che mai ti attrista?
Tarquinio
Per voi, per me funesto,
Un fiero avviso; e il fiero avviso e questo
De' Latini l'Impero
Turno usurpar desia,
E con empio pensiero,
Già machinò la morte, e vostra, e mia.
Ascanio
Come?
Geminio
Creder nol posso.
Ottavio
Scelerata arroganza!
Tarquinio
Forse la mia tardanza
Opra fù degli Dei;
Morti già voi sareste,
Io già morto sarei.
Ascanio
Quell'accendersi tanto.
Ottavio
Quel favellar sì altero
Contro la tua dimora,
Ombra è del vero.
Geminio
Io non lo credo ancora.
Ottavio
Tu le forme leggiadre
Adori della Figlia.
Ascanio
E scusi il Padre.
Geminio
Principi troppo ardite.
Tarquinio
Tempo non è di lite,
Si avvicina il periglio;
Oggi al nuovo consiglio
Pieno d'alto ardimento
Turno verrà con cento armati, e cento.
Geminio
Non son' use à tradir l'anime grandi.
Tarquinio
Anche intesì, che i brandi
Per li tramati insulti
Stanno in gran copia occulti
Nel soggiorno di lui.
Geminio
Menzognere saran le accuse altrui.
Tarquinio
E quando ciò si veda?
Ottavio
Turno si danni.
Ascanio
Un traditor si creda.
Ottavio
E tu Geminio all'ora,
Che dir saprai?
Geminio
So, che nol credo ancora.
Tarquinio
Questo inganno, se voi
Di scoprir vaghi siete,
Latini Eroi, seguitemi, e tacete.

Scena terza

Livia.
Livia
O Dio, che pena è questa!
Se dormo amor mi desta,
O non mi fà sognar
Altro, che pene.

Livia, Livia infelice;
Priva di libertà, priva di pace,
O come oppressa giace
L'anima mìa perche d'amor sospira!
Misera! non respira,
Qual respirar soleva, aure serene,
Che se parte un' affanno,
Un più tiranno à tormentar la viene.

Da che m'innamorai.
Pace non ebbi mai,
Pace non sò trovar,
Nè avrò più bene.
O Dio, ecc.

Scena quarta

Camera con due porte, e due Alcove lateraii: porta in mezzo del prospetto, la quale corrisponde ad una Stanza, piena d'Armi.

Turno, che sentcndo il rumore della violenza, che si fa alle porte laterali per aprirle, esce da una Alcova. Tarquinio, Ottavio, Geminio, Ascanio, con molti de' loro Soldati, e poi Egeria.
Tarquinio
Chi mai le porte atterra
Del mio temuto albergo?
Servi, Servi accorrete.
(Vengono i Servi.)
Portatemi l'Usbergo,
(Si mette l'Ushergo, e torna, à sentirsi il rumore, come sopra.)
Il mio brando prendete,
(Rumore come sopra.)
Datemi l'elmo à ricoprir la chioma.
(S'aprono violentemente le Porte laterali.)
Chi siete, o là, chi siete?
Ottavio
I Principi Latini.
Tarquinio
Il Rè di Roma.
Turno
Con insolenza ostile,
Così Turno da voi si prende à vile?
Tarquinio
Turno deponga l'armi
Turno
Pria, che la man disarmi,
Voglio incontrar la morte.
Ascanio
Temerario tu sei.
Turno
Menti, son forte.

Turno si difende, e tentano i servi suoi di difenderlo, ma subito restan disarmati, e Turno cade, e vien disarmato anch' egli.
Ottavio
La resistenza è vana.
Turno
Crudelissime Stelle.
Tarquinio
Alma inumana.
Ascanio
S'incateni.
Ottavio
S'arresti.
Turno
E tu Geminio amico ancor con questi?
Tarquinio
Itene prigionieri,
O d'altero Signor servi più alteri.

Sono condotti via i Servi di Turno.
Turno
Nome d'altero à me?
Tarquinio
Sì traditor.
Turno
Io traditor? Perche?
Egeria
(Esce dall'altra Alcova.)
Che tumulti? Che squadre?
Geminio
(Povera Egeria!)
Egeria
Incatenato il Padre?
Caro mio Genitore.
Turno
Taci Figlia, deh taci. Io traditore?
Tarquinio
In queste parti, e in quelle,
Delle spade rubelle,
Se il gran numero accolto ora si trova,
De' tradimenti tuoi certa è la prova.
Ottavio
S'aprano quelle porte.
Turno
Apransi pure,
Che l'innocenza mìa vedrassì all' ora.

I Soldati aprono le Alcove, ed aprono la porta del prospetto, e si vede una stanza piena d'armi.
Egeria
Geminio.
Geminio
Egeria.
Egeria
E tu con questi ancora?
Ascanio
Ecco gli acciari infidi.
Turno
Quando .....
Egeria
Come .....
Gemimio
(Che vidi!)
Ottavio
Ecco scoperti i brandi.
Tarquinio
E son prove ben grandi
Del fiero inganno à nostro danno ordito.
Ascanio
E il traditor tu sei.
Turno
Sono il tradito.
Egeria
(Ahi, che tragica scena!)
Ottavio
(A Geminio.)
Dimmi lo credi ancor?
Geminio
Lo credo appena.
Tarquinio
Ti accusan quelle spade.
Turno
A' incenerirti un fulmine non cade?
Ottavio
Ogni ferro, che miri,
La tua frode dimostra.
Turno
Questa è una frode, ò di Tarquinio, ò vostra.
Tarquinio
Basta; l'empio guidate
Entro carcere oscuro.
Egeria
O Dio fermate.
Ottavio
(Piange.)
O Dio fermate.
Ottavio
Son vani i pianti tuoi.
Turno
Turno, Turno, resìsti: ah che non puoi.
Tarquinio
Tu sei reo
Turno
Menzognero.
Ottavio
Infedel
Turno
Non son'io.
Ascanio
Il fallo.
Turno
Non è vero.
Tarquinio
Si vede.
Turno
Non è mio.

Tratto à forza, à forza offeso
Tragger voglio à tutti il core.
Tarquinio
Traditore
Ottavio
Parti.
Ascanio
Và.
Turno
Oltraggiato, vilipeso
Vibro fulmini, veleno
E dal seno,
E dalle ciglia.
Egeria
Padre
Turno
Figlia.
Geminio
(E crudeltà.)
Tratto à forza, ecc.
Tarquinio
Traditore
Egeria
Padre
Turno
Figlia
Ottavio
Parti.
Ascanio
Và.

Turno è condotto via a forza.
Egeria
Ah Tarquinio, Tarquinio .....
Tarquinio
A torto ti quereli,
Chiaro è l'errore.
Parte.
Egeria
E lo soffrire o Cieli?
Ottavio .....
Ottavio
De' tuoi lumi
Non giova il lagrimar.
Parte.
Egeria
Giustizia, o Numi.
Ascanio .....
Ascanio
Troppo vere
Sono le colpe sue.
Parte.
Egeria
Vendetta, o Sfere.

Scena quinta

Egeria, e Geminio,
Egeria
Tu con quelli,
Si rubelli,
Al mio sangue, al Padre mio?
Crudo, barbaro, spietato.
Geminio
Egeria Addio.
Egeria
Che Addio ? fermati ingrato.

Empio core,
Traditore,
Che infedel, che reo sei tu,
Spargerò di lido in lido.
Geminio
Deh non più.
Egeria
Che non più? Sentimi infido.
Turno, che mai ti fece?
Geminio
Egeria, à Turno,
Che mai Geminio hà fatto?
Egeria
Vanne superbo in atto
Del tuo trionfo, e delle sue ritorte.
Geminio
Machinò la mia morte.
Egeria
E reo lo credi?
Geminio
Quegli acciari, che vedi .....
Egeria
Son testimoni degl' inganni tuoi;
A chi colpa non hà darla tu vuoi.
Geminio
Di Geminio nel seno
Core non v'è sì sclerato, e rio.
Egeria
Perche il cor non è il tuo, quel core è il mio.
Nel mio sen lo rivoglio,
Che un dì nel tuo diventeria di scoglio.

Gli avventa la manoe sul petto in atto di ripìgliarsi il Cuore, e poi si guarda attentamente in mano, come se vi avesse il Cuore à lui ritolto.

Dove ti pose amore, Dove ti pose mai, povero core!
Al tuo primo soggiorno
Io ti ritorno, e se al dolor vivrai,
Piangere almen potrai;
Sarà miglior ricetto
D'Egeria il sen, che di Geminio il petto.
Geminio
Il tuo duol non condanno,
Che figlia sei, mà non son'io tiranno.
Egeria
Contro Turno congiuri,
Ad onta di chi t' ama,
Nè tirannia sì chiama?
Ingiustamente oscuri
La tua gloria, la mia,
E non è tirannia?
Da qual ragion sei mosso?
Turno, che mai ti fece? Io più non posso.
Geminio
(Piange.)
Egeria, Egeria; o Dio!
Egeria
Tu piangi?
Geminio
Il pianto mio
Nasce dal tuo dolore.
Egeria
Rasciuga, o traditore,
Quelle lagrime infide,
Esser pianta non vò da chi m'uccide.

Più non pianger la mia pena,
Piangi solo il tuo delitto,
Và del Nilo in sull'arena,
Se mi uccidi, e poi mi piangi;
Che quel mostro, in cui ti cangi,
Lo produce il suol di Egitto.
Più, ecc.

Scena sesta

Geminio.
Geminio
Innocente, qual sei,
Egeria bella, o fosse Turno ancora!
Confusi affanni miei,
Chi di voi mi trafigge, e fà ch'io mora?
Sventurato già veggio
Qual vita io viver deggio,
Se vita sì funesta,
Si può dir vita, e se pur vita è questa.

A poco à poco io manco,
Ch' è sorte troppo ria
Perdere Egeria mia,
Che mi hà ritolto il Cor.
Mi avesse aperto il fianco
L'occulta morte ordita,
Sarei già fuor di vita,
Mà fuor dì pene ancor.
A poco, ecc.

Scena settima

Deliziosa.
Livia, e poi Ottavio.
Livia
In sembianza di lieta Donzella
Tutta bella
La Speranza seguendo mi va.
Dolce ride, e vezzosa mi dice.
Che felice
Quell'alma sarà.
In, ecc.
Ottavio
Livia, Livia adorata
Qual sarà la mia sorte?
Spiegati, e dammi al fine o vita, o morte.
Livia
Ottavio ancor non deggio
Scoprir l'occulto affetto;
Palesarlo prometto
Prima, che questo giorno arrivi à sera.
Ottavio
Ed intanto?
Livia
Ed intanto, amami, e spera.
Ottavio
Ch' io t'ami è mio destino,
Ch' io speri è tuo consiglio;
Mà se à sperar mi appiglio,
Alla speranza mia creder dovrò?
Che rispondi Ben mio?
Livia
Ne sì, ne nò.
Ottavio
Care pupille
Tra mille, e mille
Un più bel core
Del mio non v'è.
Invan tu brami
Trovar chi t'ami
Con tanto amore,
Con tanta fè!
Care, ecc.

Scena ottava

Livia, e poi Ascanio.
Livia
Credi, che creder puoi
Alla speranza tua.
Ascanio
Livia.
Livia
Che vuoi?
Ascanio
Quella pace ti chieggio,
Che in tanti miei tormenti ancor non trovo,
Dimmi, nel duol, ch'io provo,
Se sperar posso, ò se temere ìo deggio.
Livia
S'io sperar ti negassi,
All'amor tuo troppo sarei tiranna;
Mà ti rammento, che la speme inganna.
Ascanio
Dunque è follia s'io spero.
Livia
Nò; la speme talor pur dice il vero.
Ascanio
Deh per pietà consola
L'intensa pena mia.
Livia
Lasciami sola.
Ascanio
Dimmi un nò, dimmi un sì.
Livia
Spiegarmi non poss'io più dì cosi.
Ascanio
Ricordati almeno,
Ch'io piango, ch'io peno,
Mà solo per te.
Puoi moverti intanto,
Che pensì al mio pianto,
A darmi mercè.
Ricordati, ecc.

Scena nona

Livia, e poi Geminio.
Livia
Ascanio la tua spene
Presto t'ingannerà.
Geminio
(Queste son pene!)
Livia
Sparso d'acerbo duolo,
Donde vieni, ove vai sì mesto, e solo?
Geminio
Al carcere di Turno
Debbo volger le piante:
Tarquinio in questo istante
Ivi del Lazio il gran Senato aspetta,
Che noi di Turno alla sentenza affretta.
Livia
E duro il passo.
Geminio
E pure andar conviene.
Livia
Sei degno di pietà.
Geminio
Queste son pene!

Parto con qual timore
L'anima mìa lo sà;
Così mentisse il core,
Come temer mi fà.
Parto, ecc.

Scena decina

Livia, e poi Egeria.
Livia
M'affligge il tuo dolore,
Pèrche tu sei con fedeltà costante,
Di Turno amico, e della Figlia amante.
Egeria
Deh Livia a' voti miei
In soccorso di Turno aggiungi i tuoi,
Di Tarquinio ben puoi
L'ira placar, che Figlia sua tu sei,
E negar non sapranno
I Principi Latini,
Mossi da tua favella,
Di render paga una real Donzella.br>
Livia
Egeria, sallo il Cielo,
Quanto m'incresce del tuo core afflitto,
Mà del tuo Genitor grave è il delitto.
Egeria
Egli è innocente, io chiamo
In testimonio i Numi ..... e chiamo ..... o Dio!
Livia
Dimmi, che far poss'io,
Se più tempo non v'è per darti aita?
Or con Tarquinio unita
La prima eletta Nobiltà Latina
Nella prigion vicina
Deve formar l'ultima sua sentenza.
Egeria
O tradita innocenza
Ingiustamente offesa!
Turno, Padre, ecco Egeria in tua difesa.
(Parte frettolosamente.)
Lvia
Io compiango il tuo tormento,
Ch'egli è Padre, e tu sei Figlia;
La pietà, che per te sento
Mi si legge in sulle ciglia.
Io, ecc.

Scena undicesima

Foro delle Carceri, nel quale si vede la porta della segreta di Turno. Tavolino dove stà il Cancelliere.
Tarquinio, Geminio, Ottavio, e Afcanio.
Tarquinio
Ciascun di noi, che sdegna,
Che il nome suo nota d'ingiusto oscuri,
Ponga la man sulla sua Spada, e il giuri.
(Tutti mettono la mano sul pomo della Spada, e poi siedono.)
Scrivi.
(Il Cancelliere scrive.)
Chi mai di noi ripugna à quella,
Che à Turno si darà, giusta sentenza;
E che de' voti alla metà prevale,
Si condanni, qual reo,
Complice del suo fallo, à pena eguale,
Ottavio
A Tarquinio consento,
Geminio
Io son pago dei giusto,
Ascanio
Ed io contento.

(Il Cancelliere, scrive.)
Tarquinio
Con memorando scempio,
Io risolvo così, mora quell'Empio,
Geminio
(Turno infelice!)
Tarquinio
A voi
Par giusto il voler mio?
Ascanio
Confermo i detti tuoi.
Ottavio
Gli approvo anch'io.
Tarquinio
E tu Geminio non rispondi ancora?
Geminio
Far non poss'io, ch'ei viva,
Quando tutti vi unite à dir, che mora.

(Il Cancelliere, scrive.)
Tarquinio
Turno colà si guidi
Dove in alpestre balza
Dell' acqua Fetentina
Scaturisce il gran Fonte, e poi ruina:
Spinto dall'alta rupe
Cada nelle più cupe
Voragini profonde
Il precipizio à misurar dell'onde.
Geminio
(Che ascolto mai?)
Ottavio
Si deve à tanto eccesso
Tanto supplicio.
Ascanio
E il voto mio l'istesso.
Tarquinio
(A Geminio.)
Quai sono i sensi tuoi?
Geminio
Non può Geminio solo opporsi à voi.

(Si levano in piedi.)
Tarquinio
Fermi ciascun di Turno
La pena stabilità in su quel foglio.

Scena dodicesima

Egeria, e detti.
Egeria
Non mi si arresti il piè; giustizia io voglio.
Geminio
(Egeria mia!)
Egeria
Dite, chi v'è che provi,
Che Turno l'armi ascose,
E che le ascose à lacerarvi il seno?
Chi le portò si trovi,
O chi portar vide tant'armi almeno:
L'innocenza di lui
Ciecamente non resti
Oltraggiata da voi.
Tarquinio
Tardi giungesti.
(Va à sottoscrivere la sentenza.)
Egeria
Dove, Tarquinio, dove?
Tarquinio
A segnar la sua pena.
Egeria
Freddo di vena in vena
Tutto mi scorre il sangue. O Numi, o Sorte!
Reo di qual pena è Turno?
Tarquinio
E' reo di morte.
(Parte.)
Egeria
Di morte? Ah Rè superbo, e come mai
Non ti saetta il Cielo? E tu, che fai?
(Ad Ottavio, che sottoscrive anch'egli.)
Ferma la destra ardita,
Viva il mio Genitor.
Ottavio
Perda la vita.
(Parte.)
Egeria
Barbaro Ottavio senti,
Senti Ottavio crudele. E tu, che tenti?
(Ad Ascanio, che sottoscrive anch' egli.)
Cangia, cangia desire,
Ch'ei non deve morir.
Ascanio
Deve morire.
(Parte.)
Egeria
O di core inumano
Ingiustissìmi sensi!
Geminio, e tu che pensi?
Geminio
Egeria, o Dio!
O scriver deggio, o pur morire anch'io.
Egeria
Chi a morir ti condanna?
Geminio
Legge, che vuol così.
Egeria
Legge tiranna!
Dunque il tuo voto .....
Geminio
E' solo.
Egeria
Per la vita di Turno . . . . .
Geminio
A nulla vale,
Vale à far, ch'io soggiaccia a pena eguale.
Egeria
Geminio, che farai?
Geminio
Ch'ei viva io scriverò,
Egeria
Vivrà poi Turno?
Geminio
Nò.
Egeria
Mà tu morrai?
Geminio
Tal sarà la mia sorte.
Egeria
Se inevitabil morte
Al Padre mio l'altrui fierezza appresta,
E se muori anche tu, per me chi resta?
Geminio
Scriverò, ch'egli mora.
Egeria
La man sospendi un sol momento ancora.
O tormentoso affanno,
Che di vita mi privi!
Geminio
Scrivo bell'Idol mio?
Egeria
Geminio, scrivi.
(Geminio sottoscrive, e resta Egeria brevemente in atto pensoso, e poi segue.)
Empia Figlia, che dissi?
Ah nò Geminio.
Geminio
Egeria mia già scrissi.

(Il Cancelliere prende il Foglio, e fa aprire la Porta della Segreta di Turno, e manda uno à chiamarlo,)
Eferia
Scrivesti? E perche mai?
Geminio
Se'l vuoi, cancellerò,
Egeria
Vivrà poi Turno?
Geminio
Nò.
Egeria
Mà tu morrai.
Geminio
Contento ancor per te,
Saprà morir chi t'ama.
Egeria
Chi poi resta per me?

(Interrompe il duetto Turno, che comparisce suìla Porta della Segreta, a cui vien presentato il Foglio della sentenza dal Cancelliere.)

Scena tredicesima

Turno, e detti.
Turno
Chi Turno chiama ?
Questo Foglio, che dice?
Geminio
(Misero Cavalier!)
Egeria
(Padre infelice!)
(Piange.)
Turno
Leggo, ch'io mora, e dove mora, e come,
Sotto il mio fatto acerbo,
Del Rè Superbo, e de' Latini il nome?
(A Geminio.)
E tu fosti sì cieco?
Geminio
Turno, o scriver doveva, o morir teco.
Turno
Figlia, tergi il tuo pianto,
S'io fossì reo, dovresti
Non sol bagnar di lagrime le ciglia;
Mà recarti à vergogna essermi Figlia.
Egeria
Padre, in questo martire,
Che tanto mi addolora,
Ch'io non pianga non dir, dimmi, ch'io mora.
Turno
Io morirò, perchè morire io voglio,
Non perchè à morte mi condanni un foglio.
(Getta il Foglio.)
Geminio
Io sarò de' tuoi passì
Fido seguace nelle sorti estreme,
E con egual destin morremo insieme.
Turno
Vivi, Geminio, e vivi
Sposo di Egeria, à te la morte mia
Dubbio di onor non dia,
Che morir senza error solo è sventura,
Ombra non già, che i chiari nomi oscura.
Geminio
Vivrò qual chiedi.
Turno
Stendi
Delle tue nozze in pegno
La destra à lei, la destra sua tu prendi;
(Ad Egeria.)
Così Turno prefisse.
Egeria
Ah Genitor, quella è la mam, che scrisse.
Geminio
E la man sarà questa,
Che armata di saette,
Farà le sue, le mie, le tue vendette.
Turno
Stringi, sì, Egeria, stringi
Di Geminio la mano,
Che à vendicarsi poi,
Turno rinaseerà ne' Figli tuoi.

(Egeria dà la mano à Geminio.)
Egeria
La sua già strinsi; ed ora
Alla tua destra, al seno
Porger mi sia concesso
L'ultimo bacio almen, l'ultimo amplesso.
Turno
Figlia la mia fortezza,
Che generosa, e franca
La morte ancor disprezza
Al tuo dolor s'intenerisce, e manca.
Egeria
Padre, e Signor, non ti vedrò più mai.
Turno
Basta così, che trionfasti assai,
Dell'invitto cor mio;
Figlia Addio.
Egeria
Padre Addio
Geminio e Turno
Principe Addio.

Partono egeria da una Parte, Geminio dall'altra, e Turno rientra nella sua Segreta.

Fine dell'Atto Secondo.

Ballo di Guardie congiurate contro Turno.

ATTO TERZO.

Scena prima

Portici.
Egeria, poi Geminio.
Egeria
Ripiglia il tuo vigor
Abbandonato cor,
Alma smarrita.
Nò, nò, non t'avvilir,
Che un generoso ardir
La sorte aita.
Ripiglia, ecc.

E' ver, che poco manca
Della morte di Turno à giunger l'ora.
Mà; chi sà? Turno non è morto ancora.
Geminio
Egeria, ecco il tuo Sposo.
Egeria
A te già diedi
La destra in pegno degli affetti miei,
Mà tu Sposo di Egeria ancor non sei.
Geminio
Come?
Egeria
Per altro oggetto,
Nè pur sento di amore una favilla,
Sento ben nel mio petto,
Che fiamma di coraggio arde, e scintilla.
Geminio
Scuoprirla à chi ti adora.
Egeria
Geminio, Turno non è morto ancora.
Ascolta, se tu m'ami
Seconda il voler mio.
Geminio
Dì pur, che brami?
Egeria
Nell'estremo momento,
Vanne, ed assisti a Turno.
Geminio
O Dio, che sento!
A veder, ch'egli cada,
E con qual core, e perche vuoi, ch'io vada?
Egeria
Che men bramar poss'io?
Meno, che far puoi tu?
Vanne Geminio, e non cercar di più.
(Parte.)
Geminio
Mio core, non v'è core,
Che avanzi il tuo dolore,
O che l'uguagli almen.
Nò che trovar nol puoi,
E cerca pur se vuoi
D'ogn' Infelice in sen.
Mio, ecc.

Scena seconda

Tarquinio, e Livia.
Tarquinio
Con illustri Sponsali
Render vò te felice, e me più forte.
Di sublimi natali
E' il tuo degno Consorte,
E con chiaro splendore,
Tra i Principi del Lazio egli è il maggiore.
Livia
Padre, se il Ciel ti serbi,
Lauri immortali à coronar le chiome,
Deh per pietà , palesa
Dello Sposo di Livia à Livia il nome.
Tarquinio
Figlia, giusto è il desio.
Senti, e risolvi.
Livia
(O fosse Ottavio mio!)
Tarquinio
Compagno del tuo letto
Già Tarquinio prescrisse
L'alto Eroe, che nel petto
Vanta il sangue di Circe, e quel di Ulisse.
Dimmi, paga ne resti?
Livia
M'inchino al tuo voler, (che Ottavio è questi.)
Tarquinio
Figlia, lieto ti abbraccio,
Che non ripugni al laccio,
Nè à questa d'Imeneo lucida face.
Livia
Ciò che piace à Tarquinio, à Livia piace.
Tarquinio
Questo laccio sul Regio mio crine
La Corona più ferma terrà
E nell'inclite Spose Latine
Bella invidia destar si vedrà.
Questo, ecc.

Scena terza

Livia, e poi Ascanio.
Livia
Mai non potran le stelle
Scintillar più benigne al voler mio.
Ascanio
Luci del Sol più belle,
Pace sperar poss'io,
Io, che per troppo amar vivo infelice?
Livia
Ascanio à te non lice
Di tua fiamma amorosa
Più con Livia parlar, che Livia è Sposa.
Ascanio
Sposa? Di chi? Di Ottavio?
Livia
O che d'Ottavio, o pur, che d'altri io sia,
A me più non conviene
Ascoltar le tue pene,
E tu l'amore, e la speranza obblia.
Ascanio
Io vivrò fenza speme,
E tu fida à chi vuoi
Tutti gli affetti tuoi dona, e comparti,
Mà contentati sol, ch'io possa amarti.

Contentati, ch'io t'ami
Senza sperar mercé;
Mai non sarà, ch'io brami
Ciò, che non piace à te.
Contentati, ecc.

Scena quarta

Livia, e poi Ottavio.
Livia
Lascia, Ascanio, di amarmi,
E volgi ad altro oggetto il tuo desio.
Ottavio
Livia, se quel son'io,
Si caro all'alma, à gli occhi tuoi sì bello,
Dimmelo per pietà.
Livia
Tu non sei quello.
Ottavio
L'Idolo del tuo seno
E' dunque Ascanio, il mio rival.
Livia
Nè meno.
Ottavio
Cagion di nuovi affanni
Novello amore in te sarà.
Livia
T'inganni.
L'adorato mio Bene,
Che questo sen trafisse,
Vanta nelle sue vene
L'alto sangue di Circe, e quel di Ulisse.
Ottavio
Ottavio è il tuo diletto?
Livia
Se non credi al mio labbro, aprimi il petto.
Ottavio
Ah Livia, mio tesoro,
Livia de' miei tormenti
Dolce ristoro.
Livia
Ottavio ti rammenti,
Quand'io dicea così;
Non guardar gli occhi miei, mà guarda altrove.
Ottavio
Sì, mi sovviene, sì,
E mi ricordo ancora, e quando, e dove.
Livia
Ti dicea, bell' Alma mia,
Che volgessi altrove il guardo,
Sai perche? Perche sentia
Da tuoi rai scaldarmi il cor.
Quelle picciole faville,
Crebber sì, che già tutt'ardo;
Or per voi, care pupille,
So ben' io, che cosa è amor.
Ti dicea, ecc.

Scena quinta

Ottavio.
Ottavio
Vaghi amorosi spirti
Ergete un' arco ai mio trionfo, e cinto
Sia di rose, e di mirti; Ottavio hà vinto.

Con danze belle
Scherzan gli Amori,
Spargendo fiori
D'intorno à me;
E in vago ammanto
Di Pastorelle
Le Grazie anch'elle
Movono il piè:
Il Genio intanto
Con lieto canto
Cinge di allori
L'alta mia Fè.
Con danze, ecc.

Scena sesta

Egeria con Spada nuda in mano, e seguito di Soldati.
Egeria
Grande (è vero) è il cimento;
Mà grande ancora è il valor vostro, e il mio;
Con eroico desio
Tento grand'opra, e non invan la tento.
Voli à spiegar la fama
Dall'Occaso, all'Aurora,
Che le Amazoni vanta il Lazio ancora.
Forti mie schiere ardite,
Io vi precorro, i passi miei feguite.

Nacqui Donna, mà d'alma virile;
Core imbelle nel petto non hò;
I perigli sò prendete à vile,
L'alte imprese temere non sò.
Nacqui, ecc.

Scena settima

Campagna con rupe, dove sorge il capo dell'acqua Ferentina, che poi cade in profondissìma Valle. Cielo oscuro, Lampi, e Tuoni. Guardie con Timpani scordati, e Trombe sordine.
Turno, e Geminio, e poi Egeria con le sue Schiere.
Turno
Ecco il luogo fatale, ecco il momento,
Da superar te stessa, anima forte;
Là mi attende la morte,
E quanto orrida è più, men la pavento.

In mirar la mia fiera sventura
Tuona il Cielo, lampeggia, saetta;
L'Aria sibila, il Sole si oscura
Tutto grida vendetta, vendetta.
In mirar, ecc.

Geminio piangi?
Geminio
Ahi lasso,
Avrei, se non piangessi, un Cor di sasso.
Turno
Per me non lagrimar, piangi per quella
Sventurata Donzella,
Che da quell'erta balza,
E vilipesa, e scalza,
Scempio d'alta superbia, in giù ruina,
E quella, o Dio! la Libertà Latina.
Geminio
Vaneggia l'infelice.
Turno
Tra l'eccelsa pendice,
E la vicina selva
Mira, Geminio, mira,
Che formidabil belva!
Geminio
Egli delira.
Turno
Coronata hà la fronte,
Ed orgogliosa in faccia,
Ululando minaccia oltraggi, ed onte.
Geminio
Deh ritorna in te stesso.
Turno
La riconosco adesso,
E' quella orribll Fera,
L'empia di Roma ingorda Lupa altera.
Geminio
Turno, che mai ragioni?
Turno
Cieli, dove scoccate i lampi, e i tuoni?
Se vibrarli temete
In quel Mostro inumano,
Date i fulmini vostri alla mia mano.
Mà i fulmini ove sono?
Che fanno i lampi? à che rimbomba il tuono?
Perchè, dire, perchè
In questo di mia vita ultimo giorno
Mi balenate inutilmente intorno?
Quelle saette almeno,
Che negate alla man, vibrate al seno.
Questo il bersaglio sia
De' vostri accesi dardi.
Dov'è la morte mia? Cieli codardi.
Sì codardi voi siete,
E ferir non sapete,
Che l'insensate fronti
Delle torri, degli albori, e de' monti;
Se uccider non ardite,
Chi tutto ardire il petto suo vi mostra,
E' mia la gloria, e la viltade è vostra;
Degni non siete voi
Dell'onor di mia morte,
Nè vò, che sia concesso
Di mia morte l'onor, che à Turno istesso.
Vado à morir, ma sia,
Che tutto al mio cadere il Lazio cada.
Egeria
Difenditi, ò Signor.
Turno
Dammi la spada;
Lungi, ò barbare squadre.
Egeria
Soccorri, Idolo mio,la Sposa, e il Padre.

le Guardie sono battute, da ì Soldati di Egeria, e Turno resta libero.

Scena ottava

Stanza.
Tarquinio, Ottavio, Ascanio, e poi Livia.
Tarquinio
E' tempo ch'io vi scopra
Quanto chieder dovea nel giorno andato.
(Qui Geminio non è, m'arride il Fato.)
Ottavio
Narra i tuoi fensi.
Ascanio
Spiega
Ciò, che Tarquinio chiede.
Ottavio
Ad un giusto desio nulla si niega.
Ascanio
A richiesta gentil tutto si cede.
Tarquinio
Taccio quelle, che il Tebro
Sovra il Lazio acquistò ragioni antiche,
Con nuove leggi amiche,
Or bramo collcgar Roma, e i Latini;
Sovra i vostri confini
Securi dormiran Ninfe, e Pastori.
Da' marziali ardori
Non si vedran delle mie spade à i lampi,
Arse le vostre Ville, ed arsi i Campi;
Onde con bella sorte
Sarem, voi più temuti, ed io più forte.
Dunque le vostre squadre
Si uniscano alle mie.
Livia
Princìpi, Padre,
Strepitoso tumulto
Di armate genti và scorrendo intorno,
E grida in ogni riva
L'Innocenza trionfi, e Turno viva.
Ascanio
Corro al nostro riparo,
(Parte.)
OPttavio
La tardanza è viltà.
(Parte.)
Livia
Fermati, o caro.
Tarquinio
In sì grave periglio
Saprò ben'io come cangiar consiglio.
Livia
Padre.
Tarquinio
Che tema è questa?
Parto à far ciò, che devo, e tu qui resta.

Scenja nona

Livia, e poi Egeria con Soldati.
Livia
Ml palpita nel seno
Così veloce il core,
Che libera nè meno
Più respirar non sò.
In questo rio timore
O Dio chi mi conforta?
Egeria
Livia renditi à me.
Livia
Cieli son morta.
Egeria
Preda non già tu sei
D'una Furia crudel, sei preda mia;
Egeria sol desia
D'assicurar del Padre suo la vita,
Altro non brama, e à respirar t'invita.
Miei fidi a' cenni suoi
Servan le care mie più degne Ancelle,
E me tu devi annoverar frà quelle.
Livia
Ti sovvanga, che son'io,
Che compiansi il tuo dolor;
Ti ricordo Ottavio mio,
Ti rammento il Genitor.
Ti, ecc.

Scena decima

Geminio, Egeria.
Geminio
Egeria, alle nostre armi
Chiesero breve tregua , e tregua breve
Ebber dall'armi i Principi Latini:
Braman, che si risparmi
Il sangue de'Vassalli, e Turno deve
Prima, che il Sol declini
Provar d'Aftrea nel Tempio,
Ch'egli è innocente, e vien creduto un'empio.
Egeria
Geminio, in mio potere
Già Livia giace, assìcurar mi volli
Con un sì nobil pegno
Dal Superbo Tarquinio, e dal fuo sdegno.
Geminio
Deh vanne, e teco guida
Livia al gran Tempio; nulla
Si mostri di timore in tanta impresa,
Che basta à Turno sol la sua difesa.
Egeria
Così prometto, or guarda
Come dell'Innocenza è scudo il Cielo;
Io più non mi querelo
De' sofferti disastri;
Soglion tal volta gli Astri
Farsi veder tutti turbati in faccia,
Perche più vago poi
Risplenda, e piaccia il lor sereno à noi.

Dopo la notte oscura
Se non sorgesse il Sol,
Parrebbe à gli occhi nostri il Sol men chiarp.
Così fà la sventura
Sembrar più dolce il bene,
E quel piacer, che viene
Da tormentoso duol,
Giunge più caro.
Dopo, ecc.

Scena undicesima

Ottavio, e Geminio.
Ottavio
Così dunque si osserva
Lo stabilito accordo?
Geminio
E donde mai
Nascono i tuoi lamenti? In che mancai?
Ottavio
Priggioniera di Egeria è Livia mia.
Credi, che ignoto sia
L'ardimento di lei?
E tu complice forse ancor ne sei.
Geminio
Nulla de' nostri patti
Egeria all'or sapea, che Livia prese,
Mà poi, che i patti intese, Corse a Livia, e con Livia
All'adorate mura
Ella verrà d'Astrea, Geminio il giura.
Ottavio
Scusa l'incauto errore,
Che non è colpa mia, colpa è d'amore.
Geminio
Chi vive innamorato
Porta la benda al ciglio,
Come la porta Amor;
Va col sospetto à lato,
E prende sol consiglio
Dal freddo suo timor.
Chi, ecc.

Scena dodicesima

Ottavio.
Ottavio
M'empie il destin di orrore,
E poi libero il core al fin mi lassa,
Qual nube, che tal'ora
Il bel volto del Sol scolora, e passa;
Mà turbato, o sereno
Mi resta sempre un non sò che nel seno.

Se il fato inconstante
Con torbido aspetto
Tormenta il mio petto,
Mi sforza à languir;
Se cangia sembiante
La sorte funesta,
La tema mi resta
Di nuovo martir.
Se il, ecc.

Scena tredicesima

Colonnato, che introduce al Tempio di Astrea.
Egeria, Livia, e poi Turno, Ottavio, e Ascanio.
Egeria
Pace goder desio,
Pace gridando vò.
Livia
Pace ripiglio anch'io,
E forse Pace avrò.
A due
Pace goder, ecc.
Turno
Nota sarà di Turno
L'Innocenza oltraggiata.
Livia
(Piano ad Ottavio.)
Ottavio anima mia.
Ottavio
(Piano a Livia.)
Livia adorata.
Turno
E se quest'alma è rea
Tutti su la mia fronte
I fulmini di Giove avventi Astrea.
Ascanio
Le tue discolpe attendo.
Turno
A ridirle non prendo,
Se Tarquinio non viene,
Se Geminio non giunge.

Scena ultima

Geminio, e detti, e poi Tarquinio.
Geminio
Ah Principi, da voi
Tregua si chiede, e poi
Non si fanno che stragi in questi liti?
Turno siamo traditi;
Tarquinio con sue schiere
A non pochi Aricini
Empiamente dal sen l'alma divise,
Ed un de' tuoi più cari Servi accise.
Ottavio e Ascanio
(A due)
Come.
Livia
Cieli!
Egeria
Che ascolto?
Turno
A battaglia, o Geminio.
(Vuol partire, e s'incontra in Tarquinio.)
Tarquinio
Turno, desia Tarquinio
Da te perdono, e perdonar gli dei;
Innocente tu sei,
Credulo troppo fui,
Mio fu l'error, mà il tradimento altrui.
Udite, udite il temerario eccesso;
Con un tuo servo istesso,
Molte Aricine insidiose genti
Ascofer l'armi, e machinar l'inganno;
Poi vennero à tuo danno
A portar tutti uniti à me l'accuse;
Ma il Cielo al fin deluse
I lor disegni, e te sottrasse à morte.
Io mercè della sorte,
Scoprii la frode, e di lor frode in pena
Tutti caddero estinti in su l'arena.
Egeria
O giustizia!
Livia
O vendetta!
Geminio
O giusto scempio!
Ottavio
O degna strage!
Ascanio
O memorando esempio!
Tarquinio
(A Turno.)
Lascia, che al sen ti stringa,
Che l'innocenza tua pur troppo è chiara.
Turno
A condennar più cautamente impara.
Tarquinio
Or perche resti ogn'altra forza doma,
Vivano in stretto nodo il Lazio, e Roma.
Turno
Questo legame accetto.
Geminio
Io di me t'assìcuro.
Ottavio
Amistà ti prometto.
Ascanio
E fè ti giuro.
Tarquinio
(In sì grave periglio
Seppi ben'io come cangiar consiglio.)
Turno
Di Geminio, e di Egeria
I felici Sponsali
Accrescano splendore à un sì bel giorno.
Egeria
Mio tesoro.
Geminio
Mia vita
Tarquinio
Io vò, che adorno
Delle nozze di Livia anch'ei risplenda,
Ella à sua voglia Ottavio, o Ascanio prenda.
Livia
Dunque Ottavio sia mio.
Ottavio
Me fortunato.
Ascanio
Ed io
Non hò dentro al mio sen gioia men grande,
Che di verdi ghirlande
Coronata la chioma
Bella Pace consola il Lazio, e Roma:
E in questo Dì, che all'inclito Natale
Dell'AUGUSTO GIUSEPPE
Prestò la Cuna, e indoro le Fasce,
O come un raggio nasce
Di lieta Pace à rallegrar la Terra
E deposte la Guerra
L'armi di sangue, e di sudor cosparse,
In mezzo à mille Eroi
Staranno à Piedi suoi la Pace, e Marte.
Tutti
Sull'Altar di quest'inclita Dea
Sparga olivi, e risplenda la Pace;
E al trionfo di Pace, e d'Astrea
Di ogni sdegno si estingua la face;
E risorga per mano d'Amore
Ogni core,
Che oppresso sen giace.
Sull'Altar, ecc.

Ballo di Latini, e Romani.

Fine del Drama


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Ultimo aggiornamento 14 aprile 2021