Mario fuggitivo
Dramma per musica in tre atti
Testo del libretto
ATTO PRIMO
Scena prima
Parte di Cartagine ruinata.
Mario, che sìede sopra le Ruine di Cartagine, e poi Publio.
Mario
Quando mai tiranna sorte
L'Ira tua si placherà?
Fai, ch'io vada abbandonato,
Fuggitivo, sventurato,
Ma non fai, ch'io sia men forte
Nella mia cadente età.
Quando, ecc.
Mario, Mario infelice, ingrata Roma.
Vago d'illustri imprese
Stupido il Tebro intese
L'alte mie prove, e trionfar mi vide
D'onorato sudor sparsa la chioma:
Ingrata, ingrata Roma.
Roma ingrata, da te
Mario trè volte, e trè
Sol per salvezza tua Console eletto
Và ramingo, e negletto?
Io trassi in Campidoglio
Il supcrbo Giugurta al Carro avvinto,
Io de' Cimbri l'orgoglio
In doppia pugna estinto,
Vasti campi inondai di sangue ostile,
Ed or son preso a vile,
Vile qual reo di morte
Indegno di perdono, e di pietà?
Quando mai tiranna sorte
L'ira tua si placherà?
Publio
Sestilio a Mario impone,
Che dall'Africo suol parta lontano,
Del Senato Romano
Vuol cosi la ragione.
E se tardo, e sprezzante
Osi fermar le piante in queste arene
Qual nemico verrai stretto in catene.
(Mario profondamente pensa, ed intanto si fanno pochssime battute di grave Smfonia.)
Ed ancor taci, e pensi?
Palesa al fin que' sensi,
Che ridir deggio, e che nel petto ascondi.
Mario
A Sestilo rispondi,
Che qui Mario vedesti
Su le ruine di Cartago assìso.
Volgi lo sguardo in questi
Laceri marmi, e guarda Mario in viso,
E dipingendo poi
Avanti a gli occhi suoi
L'infrante mura, ed i miei casi amari,
Di sua fortuna a non fidarsi impari.
Publio
E tu vanne, ed apprendi
Dal tuo misero stato,
E da questa, in cui siedi alta ruina,
Che la forza Latina
Ogni altera cervice abbatte, e doma.
(parte.)
Mario
Mario, Mario infelice, ingrata Roma.
Da Sestilio credea,
Se non conforto, aver pietade almeno,
Ed affannoso il seno, e stanco i passi
Mi niega ancor di riposar sù i sassi.
Mario ubbidisce, e parte,
Mà la Città di Marte
Posta un giorno in periglio
Si lagnerà del mio remoto esiglio:
Che altre volte smarrita
In più d'un rischio spaventoso, e crudo
Io la sostenni in vita, io fui suo scudo.
Spero si;
Che Roma un di,
A chiamar mi tornerà.
E pentita forse adesso
Chiama spesso
Mario a nome,
E sospira, e dove, e come
Ritrovarmi, e non lo sa.
Spero, ecc.
Scena seconda
Giulia in abito di Zingana sotto nome di Argene.
Giulia
Tortora, che si lagna è l'Alma mia.
Giulia, misera Giulia!
Mario fugge da Roma, e Icilio fugge
Il suo Figlio, il mio Sposo:
Sola appena rimango,
Che lo sospiro, e piango,
E priva dì riposo
Cerco il perduto Bene,
Cangio sembianza, e spoglie
Afflitta Moglie, e fò nomarmi Argene.
Voce ascolto, che dice,
Ch'egli è in Numidia, ed in Numidia io passo,
E sento, ahi me infelice,
Ch'Icilio mi tradì,
E che furtivo altrove
Con Dalinda partì, ma non so dove.
Per ritrovar l'infido
Scorro di lido in lido
Lagrimando d'amor, di gelosia.
Tortora, che si lagna è l'Alma mia.
Scena terza
Sestilio, e Publio con Guardie, e detta.
Publio
Donna, partir vedesti
Guerrier canuto in non vulgare ammanto
Dubbio, e pensoso tanto
Qual Uom, che di se stesso ancor diffidi,
Che là mesto sedea?
Giulia
Partir nol vidi.
Sestilio
(Alle Guardie.)
Gran premio avrà chi sìa
Che Mario trovi.
Giulia
(Mario?)
Sestilio
E Mario arresti.
Itene in traccia, i cenni miei son questì,
(Partono le Guardie.)
Publio colpa saria
Non farlo prigioniero,
E dolersi potria
Il Senato di me.
Publio
Sestilio è vero.
Gliulia
Mario, che fece mai?
Sestilio
Qual sembri a gii occhi miei,
Se indovina tu sei già lo saprai.
Giulia
Signor, non giunge a tanto
L'arte d'Argene, ma sò dir gran cose,
Quando le linee osservo
Dell'una, e l'altra mano:
Stendi la destra.
Sestilio
Io non la stendo invano.
Stendo la destra al brando,
Ma non la stendo à te;
Se il mio Destin qual sia
Dovessì andar cercando.
Sol dalla spada mia
Vorrei saper qual'è.
Stendo, ecc.
Scena quarta
Publio, e Giulia.
Publio
Argene, egli non brama
Saper la sorte sua, perche non ama;
lo che d'Amor trà i lacci
Porto l'anima avvolta .....
Giulia
Brami saperla?
Publio
Sì, ma prima ascolta.
Giulia
(Assistetemi, o Dei.)
Publio
Là de' Numidi
Giunsi un dì nella Reggia, e m'arse il seno
Al suo primo baleno
Una illustre Beltà, che in quella io vidi:
Mai non potea con lei
Parlar degl'amor miei,
Onde l'interno foco
Cercai farle palese
Col linguaggio degli occhi, ed ella intese.
Intese, e dolce poi
Sempre con gli occhi suoi
Rispose all'amor mio
Sospirando, e tacendo ed ella, ed io.
Se, qual vanti, tu sei
Tanto nel divinar saggia maestra
Dimmi, che sia di lei,
Che sia di me.
Giulia
Son pronta.
Publio
Ecco la destra.
Giulia
(Che mai dirò?)
Publio
Fà che mi sìa palese,
O lieto, o infausto il mìo destin.
Giulia
(Osservando la mano di Publio.)
La Bella,
Che in Numidia t'accese
Se Dalinda s'appella.
Publio
Sì, Dalinda si chiama.
Giulia
Misero Cavalier.
Publio
Che?
Giulia
Più non t'ama.
Publio
O mia fede schernita.
Giulia
Signor, v'è peggio ancora, ella è fuggita.
Publio
Dove?
Giulia
Con altro amante
S'involò da quel Regno.
Publio
Empia, incostante.
Giulia
(M'arrise il Ciel.)
Publio
Sicuro
E' il tradimento suo?
Giulia
Publio tel giuro.
Publio
E chiaro in questa mano
La sua fuga tu vedi?
Giulia
Pur troppo è ver, non lusìngarti, e credi.
Publio
Più non voglio innamorarmi,
Che non v'è più fedeltà.
Spezzo l'arco, e spezzo l'armi,
E mi rido ancor d'Amore,
Rompo i lacci, e sciolgo il core,
E ritorno in libertà.
Più, ecc.
Scena quinta
Giulia.
Giulia
Torno all'usato pianto,
Che non v'è chi m'insegni Icilio mìo:
Ma l'amante desio
Par che veder mel faccia assiso accanto:
Infedel, menzogniero
Pure al fin ti ritrovo. Ah non è vero,
Giro d'intorno i passi,
E non vedo che sassì,
E s'è pur ver, che Icilio abbia da presso
Per me di sasso è divenuto anch'esso.
Che parlo? Ei con Dalinda,
Passa contento l'ore,
E invan sù queste arene
Giulia lo cerca, e lo sospira Argene.
Deh per pietade Amore
Se guidar non mi vuoi
Dirmi almeno tu puoi dov'egli sia.
Tortora che si lagna è l'Alma mia.
Abbandonata, e sola
Andrà gemendo intorno,
Sin che dal sen non vola,
Sin che non trova un giorno
La dolce, che smarrì sua Compagnia.
Tortora, ecc.
Scena sesta
Blesa, e poi Floro con Soldati.
Blesa
Che venga la rabbia
Al Nume d'Amor.
M'ha posto già in gabbia,
E qual Filomena
Nel Mese di Maggio
Con lungo passaggio
Io sfogo la pena,
Che sento nel Cor.
Che, ecc.
Floro
Seguitemi, correte,
Perche dia nella rete
Ogni studio si faccia.
Blesa
E dove vai?
Floro
Del Signor Mario in traccia.
Blesa
Fermati.
Floro
Il Ciel mi guardi,
Che in certi casi vale
Più l'esser puntuale,
Che non val tutta l'Indica Maremma.
Blesa
Floro mio, flemma, flemma.
Floro
Questa saria delitto
D'un Caporal Romano.
Blesa
Floro mio piano, piano.
Floro
Senza di me non s'hà da far la festa.
Blesa
E vai Mario cercando
Senza il tuo brando, e senza niente in testa?
Floro
Cospetto delle sfere,
L'Elmo mio, la mia spada
O sta nel mio quartiere,
O pure l'ho perduta per la strada.
O là tosto si trovi
Il mio brando, il cimiero,
E qui spedito in fretta
O mi sia per Staffetta, o per Corriere.
(Partono due Soldati.)
Blesa
Dunque potrò d'amore
Parlar teco un momento
Floro
Blesa mia mi contento,
Che sei la mia diletta,
Sei la mia cioccolata, il mio caffè.
Blesa
Amorosa Farfalletta
Vò girando intorno a te.
Floro
Farfalletta gentile
Per arder le tue piume
Ci vorrebbe un' incendio, e non un lume,
Blesa
Bastano le faville
Di tue vaghe pupille,
Che a incenerir cento Farfalle, e cento
Sono i begl'occhi tuoi due torcie a vento.
Floro
Troppa, troppa finezza.
Blesa
Idolo caro.
(Tornano i due Soldati con la spada, e il Cimiero di Floro.)
Floro
Ecco l'elmo, e l'acciaro.
Blesa
Questo mio cor piagato .....
Floro
Già me l'appendo a lato.
Blesa
Con umile richiesta . . . . .
Floro
Già me lo pongo in testa,
Blesa
Floro sì poca udienza?
Floro
Con tutta diligenza . . . .
Blesa
Un guardo, o luci care.
Floro
Di premura è l'affare,
Per grazia mi perdoni:
Si cerchi il Signor Mario, e s'imprigioni.
A due
Addio
Ben mio
D'un core, che t'ama
Ricordati tu.
Floro
Vezzosa Madama
Blesa
Leggiadro Monsù.
A due
Sovvengavi, o Dei,
Del duol di noi dui.
Floro
E' quella colei
Blesa
E' quello colui
Floro
Per cui
Blesa
Per cui
A due
Con anima accesa
Floro
Già Floro
Blesa
Già Blesa
A due
Non possono più.
Addio, ecc.
Scena settima
Campagna con veduta di Mare.
Icilio vcstito da Schiava sotto nome di Elisa, Dalinda, e poi Mario.
Icilio
O Dio Dalinda bella
In qual parte, in qual lido
Tempestoso ci spinse il mare infido!
Dalinda
Fingiti mia Donzella
Qual già rassembri alle mentite spoglie,
E tempra le tue doglie Icilio amato.
Icilio
Nemica hò Roma, ed hò nemico il Fato.
Dalinda
Non paventi il tuo core,
Ch'egli amica hà Daliiida, e amico Amore.
Icilio
Ma se Publio ti vede?
Dalinda
Non temer di mia fede.
Icilio
Egli di te s'accese.
Dalinda
Ed io di lui,
Già tel narrai, ma più non son qual fui.
Cinta dalle tue dolci
Amorose ritorte,
Ch'altro laccio mi stringa è vanità.
Mario
(di dentro)
Quando mai tiranna Sorte
L'ira tua si placherà?
Icilio
Mario!
Dalinda
Il tuo Genitor?
(Mario vien fuora.)
Icilio
Sì. Padre amato.
Pur mi concede il Fato
Di rivederti in sì lontano esiglio.
Mario
Dunque di Mario il figlio
In femminile ammanto
Qui giace ignoto ad una Donna accanto?
Dov'è la spada? ov'è il cimiero? Icilio
Più in Icilio non miro: è forse questo
L'usbergo effigiato di trofei
Degno ornamento di Garzon virile?
Tu mio figlio non seì,
Perche Mario non ha figlio sì vile.
Dalinda
Signor, Dalinda io sono,
E per suo scampo a ricoprirlo intesì
Di quei barbari arnesi, e fui sua guida.
Mario
Come?
Iciolio
Dal Rè Numida
Cercai d'aver soccorso, ei mi promise,
Ma falsamente aita:
In periglio di vita,
O almen di servitù penosa, e dura
Fu sua pietade, e cura
Trarmi da quella Reggia: alta procella
Ci porta in questi lidi,
Ti riveggio, t'abbraccio, e tu mi sgridi?
Mario
Icilio, Icilio mio.
Dalinda.
Dalinda
Mario.
Mario
Ah figlio.
Icilio
Ah padre.
A tre
Oh Dio!
Icilio
Dal Destin
Mario
Dalla Sorte.
Icilio
Oltraggiata.
Mario
Abbattuto,
Icilio
Ecco un'anima forte.
Mario
Ecco un' Eroe temuto.
Icilio
Che pena!
Mario
Che dolor!
Dalinda
Più non poss'io.
Mario
Dalinda.
Dalinda
Mario.
Mario
Ah figlio.
Icilio
Ah padre.
A tre
O Dio.
Mario
Tanto al duol m'abbandono,
Nè mi ricordo più, che Mario io sono?
Vive ancor Mario in Mario, e un giorno io spero
Far le vendette mie.
Scena ottava
Floro con Guardie, poi Publio, e detti.
Floro
Sei prigioniero,
Mario
Prigionìer?
Floro
Si Signor poche parole,
Il Pretor cosi vuole.
Icilio
Perche . . . . .
Mario
(Piano ad Icilio.)
Non ti scoprir.
Dalinda
Lascia . . . . .
Mario
Deh taci.
Floro
Uno de miei seguaci
Subito avvisi Publio a noi vicino.
Dalinda e Icilio
Publio?
Dalinda
Questo di più?
Icilio
Crudel Destino.
Floro
Lagrima, che s'ammazza
Questa bella Ragazza, e quella ancora.
Mario
Mario andrà prigionìer? No, pria si mora.
(Tenta uccidersi con la propria spada.)
Icilio
Ferma
Dalinda
Che fai?
Floro
Non più.
Publio
Deponi il brando,
Di Sestilo è il comando.
Mario
Non cede il braccio armato
Nè a Sestiìio, nè a te, cede al mio fato.
(Getta la Spada.)
Publio
Disperato furore.
Mario
(Icilio)
Icilio
(Mario, mi si spezza il core.)
Publio
Vanne.
Dalinda
(Non m'osservò.)
Floro
Vieni.
Publio
Che tardi?
Icilio
(Guardandosi con Mario.)
(O tormentosi sguardi)
Publio
Se ostinato ripugni ecco le squadre.
Mario
Vado, (e forse a morir.)
Icilio
(Misero Padre.)
Mario
Ho sparso il crin dì neve,
Ed ho di foco il cor.
In questo, che m'avvanza
Tempo di vita breve,
Mi resta la costanza,
Se manca il mio vigor.
Ho, ecc.
Scena nona
Dalinda, Icilio, e Publio.
Dalinda
Publio, più non ravvisi
Dalinda tua?
Publio
Dalinda in queste piagge?
Dalinda
Vengo, ove Amor mi tragge,
Amor dell'Alma mia dolce tiranno.
Publio
Sogno, o desto son'io?
Dalinda
(Piano a Icilio)
Segui l'inganno.
Icilio
(Piano a Dalinda)
Son pronto.
Dalinda
A chi t'adora
Nulla rispondi?
Publio
E sai tradirmi ancora?
Infida, ove lasciasti
Quell'Amante novello .....
Dalinda
Quale Amante?
Publio
Sì quello,
Con cui sola, e furtiva
Noto è già, che partisti
Dalla Patria nativa?
Dalinda
Elisa, udisti?
(Finge di piangere)
Dimmi, ben mio, ch'io vada
Lungi dagl'occhi tuoi,
Dimmi, che non mi vuoi,
Non dirmi infida.
Prendi, crudel, la spada
Passami questo seno,
O per pietade almeno,
Non dir,
Ch'io sò tradir,
Dì, ch'io m'uccida.
Dimmi, ecc.
Icilio
Che degna ricompensa
Ha da te l'amor suo! che bel conforto
Tu porgi alle sue pene!
Publio
Cara Dalinda (menzognera Argene.)
Dalinda
Con periglio di vita
(Fingendo di piangere)
Alla fuga m'appresto
Fedele a te mi porto, e il premio è questo?
Publio
Non più, che di tua fede
Chiare scorgo le prove.
Icilio
(Egli già crede.)
Dalinda
(Fingendo di piangere)
Se vaga d'altro oggetto
Dasse luogo il mio petto a fiamme nuove.
Qui non sarei, sarei fuggita altrove.
Publio
Perdonami, mio Bene,
T'offesi a torto, (menzogniera Argene.)
Dalinda
Credea vedermi accolta
Qual con gioia s'accoglie ardente, e viva
Quando improvisa arriva una che s'ama.
Icilio
Ed ci s'attrista, ed infedel ti chiama.
Publio
Deh taci Elisa: o Dio,
Taci Dalinda amata.
Dalinda
Ah Publio mio
Con quest'Alma costante
Troppo geloso.
Publio
Perche troppo amante.
Dalinda
Io infedel?
Publio
Pentito
Son de sospettì miei.
Icilio
(Ma sei schernito.)
Publio
Vieni, che ricco albergo . . . . .
Dalinda
Verrò.
Publio
Sarà tua stanza.
Dalinda
Temer di mia costanza!
Icilio
Publio, che crudeltà!
Publio
Scordati, o bella,
Del mio vano timore.
Dalinda
Più che scordar men vò, più mi sovviene.
Publio
Dalinda, basta (ah menzognera Argene)
Pace sì pace, non tormentarmi,
Segui ad amarmi
Fedel così.
Se Gelosìa mai più mi dice,
Che mancatrice
Tu sei di fè,
Colmo d'orgoglio
Risponder voglio
Ingannatrice
Il ver non è,
Dalinda bella non mi tradì.
Pace, ecc.
Scena decima
Dalinda, Icilio, e poi Giulia.
Dalinda
E contento, e deluso
Egli partì.
Icilio
Finger sì ben tu sai,
Che paventar mi fai.
Dalinda
Folle timor. Ravviserai, che poi
Gioverà questo core
Con menzogniero amore a Mario, e a noi.
Icilio
Dalinda mia.
Giulia
(Dalinda!)
Dalinda
Icilio.
Giulia
(O Dei,
Sposo infedel.)
Icilio
Che fà?
Dalinda
Che vuol costei?
Giulia
Indovina
Peregrina
Di scoprire è mia virtù
Quel che fù,
Quel che sarà:
E se alcun saper procura
Sua ventura
Me la chieda, e la saprà.
Indovina, ecc.
Icilio
(Ha di Giulia la voce,
E un non so che di Giulia io scorgo in lei.)
Dalinda
Sentì, saper vorrei
Gli arcani del mio Fato.
Giulia
Argene è pronta.
Dalinda
Ecco la mano.
Giulia
(Ingrato.)
Icilio
Argene, in questo lido
Quando giungesti?
(Giulia và osservando la mano di Dalinda.)
Dalinda
Eh non turbarla.
Giulia
(Infido.)
Icilio
Curiosa Dalinda.
Dalinda
Io vò che pago
Sia di Dalinda il core.
Icilio
Non dirà, che menzogne.
Giulia
(Ah traditore.)
Dalinda
Osserva Argene.
Giulia
Osservo.
Dalinda
Con libertà palesa
La sorte mia.
Giulia
Ma non ti rechi offesa.
Dalinda
Nò.
Giulia
Dalinda mancasti
All'amor tuo primiero
Per seguir nuovo amante: é vero?
Dalinda
E' vero.
Giulia
Ma nel secondo amore
Vien deluso il tuo core.
Icilio
Erri.
Giulia
Non erro, il primo amante è quello,
Che languisce per lei, non è il novello.
Dalinda
Udisti Elisa?
Icilio
Intesi,
Ma non dò fede a suoi bugiardi accenti,
Che il nuovo amante è il più fedel.
Giulia
Tu menti.
Dalinda
Dimmi la sorte sua.
Giulia
Nella sua fronte
Già le cifre ne vidi.
Dalinda
Scoprile.
Giulia
(A Dalinda)
Ah stolta se di lei ti fidi.
Icilio
Come?
Dalinda
Dunque è infedele?
Giulia
Tal da me si ravvisa.
Icilio
Sei menzognera.
Giulia
E' menzognera Elisa.
Icilio
Or che guardi?
Dalinda
Rispondi?
Icilio
Ti perdi?
Dalinda
Ti confondi?
Giulia
Se al nome, ed alle spoglie
Donna non fossi tu, direi ch'hai Moglie.
Dalinda
(Moglie?)
Icilio
(Scoperto io sono.)
Dalinda
Elisa infida Elisa.
Icilio
Se i detti di costei
Turbano il tuo pensiero
Troppo credula sei.
Giulia
Ma crede il vero.
Ti compatisco, che sò qual sia
La gelosia,
Il tradimento, il traditor.
Per far mcn crude l'aspre mie pene
Volger l'affetto
Ad altro oggetto,
Benché tradita, non mi conviene,
Tu puoi tornare al primo amor.
Ti, ecc.
Scena undicesima
Dalinda, Icilio.
Dalinda
Icilio mi lusinghi
Con affetto mentito,
Con speranza di nozze, e sei Marito?
Icilio
E' possìbil che tanto
Presti fede ad Argene?
Non è qual si dà vanto,
Che ingannata dal nome, e dalla gonna
Non giunse a discoprir, ch'io non son Donna.
Dalinda
Fù pur troppo indovina
Di tutti gli amor miei.
Icilio
Questo ascrivilo al caso, e non a lei,
Non dar fede à chi t'inganna
Mia Tiranna,
Dalla solo a chi t'adora.
Ma se fido non mi credi
M'apri il seno,
Il cor mi vedi,
E se amante
Son costante,
Piangi almeno,
E dillo all'ora.
Non, ecc.
Scena dodicesima
Dalinda.
Dalinda
E chi mandò mai quella
Donna d'Egitto à funestarmi il petto?
Ma mi conforta Amore,
Nel mio dubbio timore in tal favella:
Troppo vano sospetto
Parte del cor t'ingombra,
E del chiaro tuo Sole i raggi adombra.
Più non ti voglio credere
Penosa Gelosìa.
Tu vuoi con freddo gelo
Estinguere il mio foco,
Ma per l'ardor, ch'io celo
Questo tuo gelo è poco,
Né mai gli saprà cedere
La bella fiamma mia.
Più, ecc.
Ballo di Zingani, e Zingane.
Fine dell'Atto Primo.
ATTO SECONDO
Scena prima
Foro con Tribunale.
Sestilio, Publio, e poi Mario.
Publio
Sestilio, arrise il Cielo
All'alto tuo comando:
Di Mario prigioniero è questo il brando.
(Consegna a Sestilo la Spada di Mario.)
Sestilio
Brando, che già si rese
Degno d'invidia in più famose imprese.
Egli che fà, che dice?
Publio
Del suo caso infelice
Nulla sì lagna, ma gli copre il ciglio
Nube di pena intensa,
E grave tace, e grave guarda, e pensa.
Sestilio
Mario a me venga. Io sento
Pietà del suo destino:
Ma servo al gran Senato, e son Latino.
Publio
Ecco Mario.
Sestilio
Qui solo
Deggio seco parlar.
Publio
Da te m'involo,
(Sestilio si mette a sedere nel Tribunale.)
Sestilio
Mario un'Anima invitta
Sì torbida, sì afflitta?
Mario
Porto turbato il volto
Non perche in seno abbia mestizia alcuna,
Ma in onta sol di mia crudel Fortuna.
Sestilio
Sparger non sò d'obblio
Gl'incliti pregi tuoi.
Mario
Sestilo, Addio.
Sestilio
Arresta il piè.
Mario
Tu vedi,
Che qui stà Mario a te d'avanti, e sìedi?
Sestilio
Io nell'Africa impero.
Mario
Ma l'impero è di Roma.
Sestilio
Tu di Roma, e di me sei prigioniero.
Mario
Son prigioniero, ma pur Mario io sono.
Sestilio
Mario, ma reo, ed io Giudice in trono.
Mario
Nulla temo, che il Cielo
Mi serba ancora ad opre memorande,
Ed or provano gli Astri
Co i più fieri disastri Alma sì grande.
Sestilio
Tu di Sestilio a fronte
Troppo ardito ragioni.
Mario
Gli Eroi parlan da Eroi benché prigioni.
Sestilio
La pietà, che sentia
Delle sventure tue sdegno diviene.
Mario
Perche l'anima mia
Tutta coraggio il suo Destin sostiene.
Sestilio
Ma non sempre sì forte
Saprai soffrirlo: io ti condanno a morte.
Mario
Tema dell'ultim'ora
Chi l'ore de' suoi giorni
Con chiari lampi adorni
Giamai non illustrò.
Benché traffitto io mora
Vivrà di Mario il grido:
Vivo per ogni lido
Sin dopo morte andrò.
Tema, ecc.
Scena seconda
Sestilio,
Sestilio
Non vidi un'Alma altera
Men sgomentarsi nelle sue cadute:
Sia baldanza, o virtute,
Mario ne mali suoi più s'avvalora,
E di sua morte insuperbisce ancora.
Face accesa esposta al vento
Più scintilla, e più risplende:
Se le manca l'alimento
Con grand'impeto d'ardore,
Ella more,
E l'aria accende.
Face, ecc.
Scena terza
Publio, e Giulia.
Pulio
Importuna, mendace
Scoperte ho le tue frodi.
Giulia
Viver dunque tu godi
Così schernito, e vilipeso amante?
Publio
Volgi altrove le piante,
Invan torni a dar vita al mio sospetto
Che di Dalinda in petto
Puro amor, pura fè per me s'annida.
Giulia
Semplice, che tu sei, Dalinda è infida.
Publio
Ed ancora a suo danno
Ingiuriosa a favellar tu riedi?
Giulia
Il tuo Rival la segue, e pur nol vedi.
Publio
Temeraria.
Giulia
Con essa
Egli giva poc' anzi, e il vidi io stessa.
Publio
Vaneggi.
Giulia
Ah non vaneggio:
Di Dalinda l'amante un dì fù mio;
Tu sei tradito, e son tradita anch'io.
Publio
Parti, Argene sei stolta.
Giulia
Ascolta, Publio ascolta,
Credi a i sospiri miei,
Siam delusi ambedui
Tu da lei, io da lui.
Publio
Rider mi fai.
E quando, e come mai
Per un tuo vile amante
Ella cieca, incostante arse d'amore?
Grande hà Dalinda il core,
E grande ebbe il natale.
Giulia
E grande è il mio Tiranno, e il tuo Rivale.
Publio
Cavalier d'alto sangue
Ad amar non s'inchina
Una d'Egitto povera indovina.
Giulia
Non mi credi
Perche vedi,
Che raminga io vò così:
Ma vedran con meraviglia
Le tue ciglia,
Se sia grande il mio Tiranno,
Se sia tale
Il tuo Rivale;
E il vedranno
In questo dì.
Non, ecc.
Scena quarta
Dalinda da una parte, Icilio dall'altra, e Publio, poi Floro.
Icilio
Ah Publio.
Dalinda
Ah Publio mio.
Publio
Che vi perturba?
Icilio
O Dio!
Dalinda
Vidi Mario andar cinto
D'aspre ritorte.
Icilio
E temo,
Che sia vicino il suo momento estremo.
Publio
Può in Africa Sestilio
Condennar Mario all'ultimo suo fato,
Ma non può far, se pria
Non l'approva il Senato,
Che ad illustre Campion morte si dia:
E vorrà forse Roma
Per l'estrema sua pena
Aprir sovra il Tarpeo tragica scena.
Dalinda
Non voglia il Ciel, che spento
Resti sì degno Eroe.
Icilio
Morir mi sento.
Floro
Signor, spedito è Mario,
Già si trova ristretto
In duri ferri ruginosi, e gravi,
E della sua prigione ecco le chiavi.
Publio
Serbale.
Floro
E' peso mio.
Icilio
Piango
Dalinda
Languisco
Floro
Cara Schiavetta Addio.
Publio
Vanne.
Floro
Ubbidisco.
(Parte.)
Publio
Dunque di Mario il fato
Tanto a pietà vi muove?
Dalinda
Delle chiare sue prove
Grande è la fama.
Icilio
Ed il valor di lui
Luminoso rapisce il genio altrui.
Publio
Degna del vostro affanno
E' di Mario la vita.
Dalinda
Deh per pietà l'aita.
Icilio
Ripara al mio tormento, ed al suo danno;
Publio
Tal di Mario ti duole?
Icilio
Qual se Padre foss'egli, ed io sua prole.
Dalinda
Di chi fedel t'adora
Rendi pago il desio, non far ch'ei mora.
Publio
Sei pietosa, e sei tiranna,
Se t'affanna
La sua morte, e non la mìa.
Se con guardi
Lagrimosi, ed omicidi
Mario piangi, e Publio uccidi,
O crudel per me non ardì,
O il mio duol non sai qual sia.
Sei, ecc.
Scena quinta
Dalinda, Icilio.
Icilio
Ei di Mario è nemico,
Che a suo prò non s'impegna,
E i tuoi voti, ed i miei seguir non degna.
Dalinda
Non si perda il tuo core.
Icilio
Non si perde, ma teme.
Dalinda
Speri, e speri in amore
Icilio
Spesso vana è la speme.
Dalinda
Anche ben spesso
Vano è il timor.
Icilio
Ma non è vano adesso.
Dalinda
S'è vero, che tu m'ami
Sia dalla speme e dissipato, e scosso.
Icilio
T'amo Dalinda mia, ma far nol posso.
Dalinda
Smarrito il tuo core
Non sà respirar.
Da questo sì rio
Tuo fiero tormento
Sì affligger mi sento,
Che morta son'io.
Deh tempra il dolore
Non farmi penar.
Smarrito, ecc.
Scena sesta
Icilio, Floro con una lettera in mano, e poi Blesa.
Floro
Adorata mia Schiavetta
Tu saresti una sposetta
A propnsito per me.
Io t'ho scritte due parole
Con inchiostro
Fatto d'acqua di viole,
E ti mostro
L'amor mio, e la mia fè.
Adorata, ecc.
Icilio
(Coraggio anima mia
Questi giovar mi può.)
Floro
Prenda Vossignoria
Non mi dica di nò.
Icilio
Prendo il tuo foglio:
(Forse del mio cordoglio
Hanno pietà gli Dei.)
Floro
(Faccia Amor che costei
Le voglie mie secondi.)
Aprilo per mercè, leggì, e rispondi.
Icilio
Non sarà, ch'io non faccia
Quanto Floro desia.
Floro
Dunque fallo.
Icilio
Ma pria
Voglio, che Floro appaghi un mìo volere.
Floro
E' giustizia, è dovere.
Icilio
Guidami a Mario.
Floro
A Mario?
Icilio
Tu le chiavi riserbi
Del suo carcere oscuro.
Floro
io non dico il contrario,
Ma . . . .
Icilio
Che? Questo è l'affetto?
Floro
Lo farò, te lo giuro, e tel prometto,
(Vien fuori Blesa non osservata.)
Idol mio quella carta,
Che de miei pianti è sparsa
Aprila per pietà.
Icilio
L'apro.
Blesa
(Che novità?
Qui mi metto alla posta.)
Floro
Leggi, e onorami poi della risposta.
Icilio
Gentilissima Elisa
Son di te innamorato.
Blesa
(Uno sia strangolato, e l'altra uccisa.)
Icilio
A te pensa il pensìero,
E pensa a tutte l'ore.
Floro
Elisa cara è vero.
Blesa
(Ingannatore.)
Icilio
Brami tu ch'io sia vivo?
Floro
Punto interrogativo.
Icilio
Lo vedo.
Floro
Segui pur.
Icilio
Chiedo un servizio.
Blesa
(Che vuol da i fatti suoi?)
Icilio
Concludiamo tra noi lo sposalizìo.
Blesa
(Orrido tradimento.)
Icilio
Spero restar contento, e a te m'inchino.
Floro Trasteverino.
Floro
Leggesti i sensi miei,
Rispondi or tu.
Blesa
Risponderò per lei.
(Entra in mezzo, e leva il foglio dalle mani d'Icilio.)
Floro
Dammi la carta mia.
Blesa
Voglio darti il malan, che il Ciel ti dia.
Icilio
(Impaccio tormentoso.)
Blesa
Sappi, ch'egli è mio Sposo.
Floro
Ne menti per la gola.
Blesa
Lingua iniqua, e spergiura,
M'hai data la parola,
M'hai fatta la scrittura.
Floro
Io l'annullo, e mi slego,
Ti sdegno, ti rinunzio, e ti rinego.
Icilio
Andiamo Floro, andiamo.
Blesa
Alma perversa,
Se cosi m'abbandoni
Mi troverai nel pianto mio sommersa.
Floro
Non temer d'annegarti,
Che senz'adulazione
Per la tua sommersìone
Una pioggia di lagrime non vale,
Vuol'essere un diluvio universale.
Blesa
Scelerato, arrogante,
O il Ciel t'incenerisca,
O l'aria t'avveleni.
Floro
Temeraria sei tu.
Icilio
Chetati, e vieni.
Blesa
Maligna Schiva
Non far la brava,
Che il cor dal petto
Ti svellerò.
Floro
Porta rispetto
Al ben, che adoro.
Blesa
Indegno Floro
Floro
Tu vuoi morire
Icilio
Lasciala dire
Floro
Signora nò.
Più non ti voglio,
Più non mi piaci
Blesa
Che cor di scoglio!
Icilio
Deh parti, e taci:
Floro
Anima mia,
Blesa
Che gelosia!
Icilio
Seguimi
Floro
Adesso
Blesa
Verrovvi appresso
Con l'odio mio.
Icilio
Donna molesta
O tu qui resta,
O sò ben'io
Quel che farò.
Maligna, ecc.
Scena settima
Blesa, e poi Giulia.
Blesa
Povera Blesa
Tu fosti esclusa,
Tu sei delusa,
Tu resti offesa.
Povera Blesa.
Giulia
Indouina
Peregrina .....
Blesa
O quanto cara, o quanto
Arrivi a Blesa in simil congiuntura.
Giulia
Che chiedi?
Blesa
La ventura.
Giulia
Tutto saper mi vanto,
E paga rimarrai.
Blesa
Mi levo il guanto.
Giuia
Ed io con lumi attenti
Guarderò la tua man.
Blesa
Guardala, e senti.
Per Elisa, per quella
Picciola schiavettella .....
Giulia
Sì.
Blesa
Manca Floro mio
A un pezzo di beltà come son'io:
Anzi temo, che presto
Si maritino insieme.
Giulia
Timor degno di riso, e Blesa geme?
Blesa
Tu mi lusinghi
Giulia
Nò.
Credi, ch'esser non può.
Blesa
Non si faran le nozze infrà lor dui?
Giulia
E' più facil ch'Elisa
Sia Sposo mio, ch'ella si sposi à lui.
Blesa
Tu m'imbrogli il cervello,
E questo a dirla a te
Parmi un' indovinello.
Giulia
E pur non è,
Respira, e ti conforta.
Blesa
Io ti resto obbligata, era già morta,
E per retribuzione
Di donar ti prometto
Un galante merletto, e un bel gallone,
Zingana bella bella,
Zingana cara cara:
Zingana tu sei quella,
Che a questo cor fedele
In zucchero, ed in mele
Cangi la doglia amara.
Zingana, ecc.
Scena ottava
Giulia.
Giulia
Icilio, Icilio, o Dei,
Infedel dove sei? crudel che fai?
Ah non t'avessi ritrovato mai.
Io vorrei
De torti miei,
E di te scordarmi ancor.
Ma sdegnata
Abbandonata
Se ti scaccio dal pensiero,
Traditore, menzogniero
Ti ritrovo in mezzo al cor.
Io vorrei, ecc.
Scena nona
Gabinetto.
Sestilio, Publio, e poi Dalinda.
Publio
Signor, Dalinda brama
Teco parlar.
Sestilio
Dalinda,
Che tanto piace à te, che tanto t'ama?
Publio
Quella.
Sestilio
Dille, che venga.
(Publio parte.)
Guardati pur mio core
Non far che Amore alcun trionfo ottega.
Dalinda
Eccomi a te d'avanti
Tutta dìsciolta in pianti.
Sestilio
Per qual cagion si mesta?
Dalinda
Sol per pietà, l'alta cagione è questa.
Sestilio
Olà.
(Vengono due Comparse con due sedie.)
Da me, che chiedi?
Dalinda
Ora mi spiegherò.
Sestilio
Spiegati, e siedi.
(Si mettono a sedere.)
Dalinda
Degno di stima è Mario, e tal si rese
Con le sue grandi imprese:
Veder si eccelso Eroe
Più volte sospirai: vederlo appena
Mi concede la sorte,
Che và in catena, ed è dannato a morte.
Deh, se non è di sasso,
O se fosse di sasso anche il tuo core,
Piangasi a tante stille,
Che versano per lui le mie pupille.
Sestilio
Dì, che vorresti?
Dalinda
In tuo potere è Mario.
Sestilio
Ma in mio poter non è di Mario il fato.
Dalinda
Egli è tuo prigioniero.
Sestilio
Scusami, non è vero, è del Senato.
Dalinda
Tu puoi far, ch'egli scampi
Lungi da i lacci suoi.
Sestilio
E che dirassì poi? (che idea, che lampi!)
Dalinda
Si dirà, che il suo spirto,
Che ebbe in tant'opre tanto ardir, che fuora
L'ebbe da uscir da sue ritorte ancora.
Sestilio
Ma . . . .
Dalinda
(In atto d'inginocchiarsi.)
Prostrata a tuoi piedi.
Sestilio
Sorgi Dalinda, e sìedi.
Dalinda
Nulla può, nulla vale,
Misera Principessa,
Che da gran pena oppressa i lumi bagna?
Sestilio
(Che assalto.) I lumi asciuga:
È se Roma si lagna
Meco della sua fuga?
Dalinda
Fingiti d'ira acceso,
Fingiti offeso, e di voler vendetta
Della fuga di lui,
E per salvar te stesso incolpa altrui.
Sestilio
Il consiglio è tiranno.
Dalinda
D'altri non siegua il danno,
E solo far ben puoi,
Che de fulmini tuoi s'ascolti il tuono.
Sestilio
Nò, della Patria io traditor non sono.
Dalinda
Dunque tanto infelici
Con Seftilio son queste
Lagrime del mio ciglio?
Poveri pianti miei!
Sestilio
(Cresce il periglio.)
Dalinda
Guardami, e vedi almeno
L'affanno del mio seno entro quest'occhi.
Sestilio
Tu lagrimi Dalinda, (e dardi scocchi.)
Dalinda
E dove miri, e dove?
Tanto ti spiaccio, che ti volgi altrove?
Sestilio
(Se qui più mi rattengo
Libero Mario, e prigionier divengo.)
(Si leva per partire.)
Dalinda
Signor, quando credea
Co i voti miei piegarti,
Senza pria dirmi Addio, ti levi, e parti?
Sestilio
Sì mi parto, e sai perche?
Tanto piaci a gli occhi miei,
Che pavento innamorarmi.
E pavento, che farei
Sdegno a Publio, e sdegno a te!
E al mio Genio inteso all'armi.
Sì, ecc.
Scena decima
Publio, e Dalinda.
Publio
Dalinda mia, qual forza
Ebber le tue parole
Di Sestilio nell'Alma?
Delle lagrime tue qual fù la palma?
Dalinda
Non ha fortuna
Il pianto mio,
E invan desio
D'averla un di.
A gioia alcuna
Io non son nata,
E sventurata
Morrò cosi.
Non, ecc.
Scena undicesima
Publio.
Publio
Publio, che far risolvi?
Se consolo Dalinda al Tebro io manco?
Lo stral, che porto al fianco
Mi sprona a dar conforto all'Idol mio:
Se così vuole Amor, che far poss'io?
Amore
Se un core
Ritiene
In catene
Lo scorta,
Lo porta
Dov'egli desia.
E quanto sia forte
Lo sente, lo prova,
Che cinta si trova
Di gravi ritorte
Quest'anima mia.
Amore, ecc.
Scena dodicesima
NOTTE.
Cortile, che corrisponde al Cancello d'un orrida carcere.
Mario incatenato dentro la carcere, poi Icilio, e Floro.
Mario
Duri ferri superbì voi siete,
Che Mario stringete:
Ma più altero
Il mio cor vi sostiene,
E più fiero
Spezzarvi saprò.
Sì lacere, infrante
Di Mario alle piante
Cadran le catene:
Con fervido moto
Le traggo, le scuoto,
Le mordo; ma invano,
Che il piede, la mano
Disciorsi non può.
Duri, ecc.
Floro
Elisa, eccolo là:
Vedi, che fà pietà.
Icilio
Ahi vista io moro.
Marco
Odo gente. Chi siete?
Icilio
Eliaa.
Floro
E Floro.
Icilio
Apri, che tardi?
Marco
Elisa
Guarda Mario, e se puoi Mario ravvisa.
Floro
Io d'aprir t'ho promesso.
Icilio
(Cieli non mi tradite.)
Floro
Ed apro adesso.
(Apre il Cancello della Carcere.)
Icilio
Ah Mario.
Mario
Ah del mio core
Dolce parte migliore.
Floro
Iniqua, infida.
Icilio
Scostati.
Floro
E questo ancora?
Marco
Ti stringo al sen
Icilio
T'abbraccio.
Floro
Elisa fuora.
Icilio
Ardito
Marco
Temerario
Floro
Dentro tu, fuora lei.
Marco
Così con Mario?
Floro
E tu così con me?
Marco
Ti giungerò: ma incatenato ho il pie.
Se a turbarci ritorni
Proverai l'ira mia.
Floro
(Minaccie, e scorni.)
Icilio
Toglier potessì, o Dio,
Questo pesante laccio
Al tuo piede, al tuo braccio, e porlo al mio.
Marco
Allor per me più grave
Saria l'incarco del ritorto ferro.
Floro
Elisa fuora.
Icilio
Nò.
Floro
Dentro ti serro.
(Vuol serrare il Cancello della carcere, ma si ritira per timore.)
Icilio
Morrai.
Marco
E di tua morte
Giunto il momento e già. Crude ritorte.
(Mario va per raggiunger Floro, e non può essendo incatenato.)
Icilio
Deh lo sdegno raffrena,
E sfoghiamo tra noi pena con pena,
Mario.
Marco
Viscere mie.
Icilio
Mira
Marco
Si mira
Icilio
Che piange
Marco
Che sospira
L'Alma su i labbri.
Icilio
E sovra il ciglio il core.
Marco
Ti bacio.
(Mario bacia il suo figlio.)
Floro
O questo è troppo. Elisa fuore.
(Vuol per forza portar via Icilio, e vien preso da Mario.)
Mario
Ti giunsi.
Floro
Son perduto.
Icilio
Renditi.
Mario
Ti disarmo
Floro
Ajuto, ajuto.
(Mario leva la Spada dal fianco a Floro.)
Mario
Dal tuo brando punita
L'arroganza sarà.
Floro
Signor, la vita.
Mario
Vita ti dò, se sciogli
Il mio pie, la mia mano,
Floro
Un Caporal Romano
Vuoi che si disonori?
Il Tebro, che dirà?
Mario
Scioglimi, o mori.
Floro
Ti scioglio, sì ti scioglio,
E di me dica male
Il Tebro, il Campidoglio, e il Quirinale.
(Icilio in dir l'aria va sempre intorno osservando se viene alcuno.)
Icilio
Cieli, Numi
Deh volgete i vostri lumi
A chi torna in libertà.
Mario
Affrettati.
Floro
M'affretto:
Ecco aperto un lucchetto.
Icilio
Stelle voi, non più Comete,
Risplendete
Al nostro scampo
Con un lampo
Di pietà.
Floro
Sciolto già sei.
Mario
Da questa
Carcere fuggo altrove, e tu qui resta.
(Mario, ed Icilio chiudono Floro nella Carcere.)
Floro
Rinchiudermi in prigione
E' brutissìma azzione,
E' poca carità.
Mario e Icilio
Cieli, Numi, ecc.
Scena tredicesima
Floro, poi Publio, e Dalinda.
Floro
Io mi merito peggio,
Fui cagion del mio male:
Ma non credea che fosse
Il Secolo passato il mio Rivale.
Duri ferri superbi voi siete,
Che Floro chiudete:
Ma giuro che dentro
Quest'orrido centro
Più stare non vò.
Cancello di ferro
Se non ti dissero,
Se aprirti rifiuti
In pezzi minuti
Ridurti saprò.
Duri, ecc.
Publio
Amor teco mi guida.
Dalinda
Egli a Dalinda arrida.
Floro
Sento parlar. Chi è?
Dalinda
Dalinda.
Publio
Publio.
Floro
(O sventurato me.)
Publio
Or vieni, e Mario vedi.
Dalinda
Deplorabile Eroe.
Floro
Son qui, che chiedi?
Publio
Mario dov'è?
Floro
Fuggì,
Fuggì Elisa con lui,
Il caso fu così
D'accordo tutti e dui
M'hanno rinchiuso qui.
Publio
Vanne, le Guardie avvisa,
(Apre il Camello.)
Mario si trovi.
Dalinda
Si rinvenga Elisa.
Publio
E se l'uno, e se l'altra
Non rimane in catena,
Stolto che sei, ne pagherai la pena.
Floro
Non dubitar che Floro
In traccia di coloro
Andrà con la sua gente
Precipitevolissimevolmente.
Publio e Dalinda
Sospira, pena, e geme
Publio
Il Cor ma sol per te
Dalinda
Il Cor (ma non per te.)
Publio
T'amo mia bella speme
Dalinda
T'amo (così non è.)
Publio
Arde per te il cor mio
Dalinda
Ardo d'amore anch'io
Publio
E tu sei la cara face,
Dalinda
Tu (non sei) la cara face.
Publio
Mi piacque il tuo sembiante
Dalinda
Del tuo divenni amante
Publio
Or più mi piace
Dalinda
(Or non mi piace.)
Sospira, ecc.
Ballo di Africani prigionieri, di Africane che vanno a liberarli.
Fine dell'Atto Secondo.
ATTO TERZO
Scena prima
Galleria, che introduce agli Appartamenti di Dalinda.
Icilio, e Mario.
Icilio
Tra l'ombre delia notte
Col favor degli Dei,
Caro mio Genitor, salvo qui sei.
Mario
Che albergo è questo?
Icilio
E' di Dalinda, e mio,
Mercè di Publio, e dentro à quelle Stanze
Altri non passa che Dalinda, ed io.
Mario
Dunque colà nascoso .....
Icilio
Tu sicuro vivrai, finché opportuna
Arrida al nostro scampo un dì Fortuna.
Mario
Se complice t'accusa
Floro e Sestilio della fuga mia,
Figlio, di te che sia?
Icilio
Non mi manca valore,
Non mi manca consìglio.
Mario
Ma tormenta il mio core
Amor di Padre, e gelosia di figlio.
Icilio
Mario, deh ti sovvenga,
Che tu sei Mario, e credi,
Che virtù, che fortezza in me non langue,
Che nelle vene mie bolle il tuo sangue.
Mario
Vengano amato Icilio
Il tuo cor, la tua mente.
Secondati dal Ciel.
Icilio
Mario, vien gente.
Ritirati, che saggio
Sempre non è l'ardir.
Mario
Figlio coraggio.
(Mario si ritira.)
Icilio
Or con sereno aspetto
Fingerò di cantar per mio diletto.
(Si metta a cantare ad una spinetta.)
L'armonia dell'Usignuolo
Sembra canto, ed è lamento:
Fà talor vedersì il duolo
In sembianza di contento.
Scena seconda
Sestilio, Publio, Dalinda, Icilio, e poi Floro, e finalmente Mario, che torna fuora.
Dalinda
Elisa è qui.
Sestilio
Che miro!
Publio
Mi confondo.
Dalinda
Respiro.
Icilio
L'armoni ......
Publio
Elisa
Sestilio
Elisa
Icilio
Che venuta improvisa?
Sestilio
Dimmi, Mario dov'è?
Icilio
Chiedi di Mario a me?
Sestilio
Di Mario sì.
Publio
Egli teco fuggì.
Icilio
Chiami fuggita
Chi non portossi altrove?
Sestilio
Senti, o narrami dove
Egli salvossì, o perderai la vita.
Floro
Signor, cercato ho inva . . . . .
(Resta vedendo Icilio.)
Sestilio
Segui,
Floro
Elisa ci sei? Cercato hò invano:
Mario trovar non seppì, ed or cammina
Gente a cavallo, e parte il monte, e il piano,
E parte và battendo la marina.
Sstilio
(A Floro.)
Elisa niega.
Floro
Niega?
Ella con Mario in lega
Mi disarmò, lo tolse alle ritorte.
Dalinda
Fanciulla imbelle esser non può sì forte.
Icilio
Chi mi diè tanto core?
Qual fu l'impulso?
Floro
Amore.
Icilio
Amor? che forse io sono
Figlia di Mario?
Floro
Amante
Tu sei del suo, egli del tuo sembiante.
Dalinda
Stolto.
Publio
Creder nel posso.
Sestilio
A me par strano.
Floro
Si toccaron la mano,
Si diero insieme abbracciamenti, e bacì.
Icilio
Taci, malvaggio, taci.
Floro
Figurina, ch'io taccia?
Guarda, guarda che faccia!
Signor scommetterei,
Che Mario è qui con lei:
Di trovarlo hò speranza
Se comandi che spij stanza per stanza.
Publio
Gli si permetta.
Icilio
(o Dio.)
Dalinda
(Che forse ivi celato . . . . ,)
Icilio
(E' il Padre mio.)
Sestilio
Con tua pace Dalinda, io gliel concedo.
Floro
Subito vado, e vedo,
(Floro va per entrare nella stanza dove stà Mario e vien da lui respinto.)
Icilio
Richiamalo,
Sestilio
Perche?
Icilio
Mario quìvì non è,
Ma se perdono impetro
Mario t'insegnerò.
Mario
Codardo, indietro.
Floro
Eccolo.
Sestilio
(Ad Icilio.)
Menzogniera.
Mario vada ìn catene.
Floro
Elisa pera.
Icilio
(Sorte ria)
Dalinda
(Crudo fato.)
Sestilio
Invan ti mosti armato
Con ardimento ostile.
Mario
Anzi sdegno trattar brando sì vile.
(Getta la spada, che tolse nella prigione a Floro.)
Perch'io prigion non vada
Difendermi saprò con la tua spada.
(S'avventa alla vita di Sestilio per togliergli la Spada dal fianco, e cadendo viene arrestato.)
Sestilio
Questo di più?
Dalinda
(Ad Icilio.)
Che fai?
Publio
(A Mario.)
Tanto presumi?
Icilio
(A Dalinda.)
Voglio scoprirmi.
Dalinda
Nò.
Mario
Barbari Numi.
Sestilio
Scriver Sestilìo brama.
(Partono due Comparse a prendere il tavolino da scrivere.)
Nave intanto s'appressi
Per la novella Aurora:
(Parte un'altra Coparsa.)
Mario a Roma si porti, e in Roma ci mora.
(Viene il Tavolino, e Sestilio si mette a scrivere.)
Mario
Mora, ma non paventi.
Publio
Orgogliosa baldanza.
Icilio
Deh lasciami.
Dalinda
Che tenti?
Icilio
Mario.
Mario
Elisa costanza,
(Gli fa cenno furtivamente che taccia.)
Floro
Povero innamorato.
Sestilio
Tutti gli eccessi tuoi scrivo al Senato.
Mario
Sestilio al Campidoglio
Io dirò quel che vuoi, non il tuo foglio.
(Gli leva ti foglio dal Tavolino, e lo strappa.)
Sestilio
Ma tu cadendo esangue,
Meglio di te glie lo dirà il tuo sangue.
Mario
Del mio sangue in terra sparso
S'uniranno alle vendette
Tuoni, folgori, saette,
E tutt'arso
Forse il Lazio si vedrà.
E di Roma
Sù la chioma
Fulminati ancor gl'Allori,
Ardi, e mori
Il mio sdegno griderà.
Del, ecc.
Scena terza
Sestilio, Publio, Dalinda, e Icilio.
Sestilio
Elisa non assolvo,
Ma il nome tuo d'alto riguardo è degno,
E in man della tua fede io la contegno.
Dalinda
Signor, troppo m'onori
Publio
(Ad Icilio, che piange.)
Narra sol, che ti mosse
A celar Mario a noi.
Sestilio
Non discolpano il fallo i pianti tuoi
Icilio
Son Donzella d'un tenero core
Altro errore
Quest'Alma non ha.
Non credea,
Che in faccia d'Astrea
Fosse colpa una bella pietà.
Son, ecc.
Scena quarta
Sestilio, Publio, e Dalinda.
Sestilio
Sento, che si tranquilla
L'agitato mio petto:
Meraviglioso effetto
Dell'una, e l'altra tua dolce pupilla.
Dalinda
Meco scherzar tu godi.
Publio
A te sembrano scherzi, e son tue lodi.
sestilio
Son lodi, che Dalinda,
Che Publio non offendono:
Mi piacciono i tuoi rai, ma non m'accendono.
Splendi bella à gli occhi suoi,
Bella splendi a gli occhi miei,
Ma non seì
Bella per me.
Guardo sol ne i lumi tuoi
Quanto possono gli Dei,
Quanto fecero per te.
Splendi, ecc.
Scena quinta
Dalinda, e Publio.
Dalinda
Publio, mi duol di Elisa:
A Sestilio favella,
Deh mi consola, ed ella,
Se pur cara ti sono,
In te pietà ritrovi, in luì perdono.
Publio
Parlerò, te lo giura
Il più fedele amante
Sù le sue piaghe, che son tante, e tante,
Bersaglio d'Amore
Hò un core
Nel seno
Di strali sì pieno,
Che move a pietà:
Son mille, son fiere
Le schiere
Del duolo,
E il core ch'è solo
Riposo non ha.
Bersaglio, ecc.
Scena sesta
Dalinda, e Blesa.
Blesa
Signora.
Dalinda
Olà chi sei?
Blesa
La Fraila Blesa.
Dalinda
Che vuoi?
Blesa
La nuova hò ìntesa,
Ch'Elisa la tua schiava
Deve presto morire,
Onde hò preso l'ardire
In quest'ora importuna
Pria che venisse alcuna
Portarti un memoriale,
Il compendio del quale,
Se non sdegni ascoltarlo . . . .
Dalinda
Dì pure.
Blesa
Avanti a te m'umilio, e parlo.
Tu d'una Camerjunfra,
Ch'abbia buona presenza
Avrai forse bisogno.
Dalinda
Io nò.
Blesa
Pazienza.
Filo mirabilmente,
Ricamo a perfezzione,
Tesso per eccellenza:
Fò per te?
Dalinda
Nò.
Blesa
Pazienza.
Se la mia abilità
Ti pare, che sia poca
Per Cameriera, pigliami per Cuoca.
M'intendo dì cucina,
M'intendo di cantina,
M'intendo di credenza:
Fò per te?
Dalinda
Nò.
Blesa
Pazienza.
Io tratto ben la gola,
Prova una volta sola,
Se con arte esquisita
Ti fò leccar le dita,
Veniamo all'esperienza.
Dalinda
Parti non più.
Blesa
Pazienza.
Sicché .....
Dalinda
Taci, il tuo labbro
Di favellar più meco ardir non abbia.
Blesa
Non stanno bene insìem pazienza, e rabbia.
(Parte.)
Dalinda
Non sò se avrai mai bene,
Sò che non hai che pene
Povero amante cor.
Sarai sempre infelice
Sento, che me lo dice
Il freddo mio timor.
Non, ecc.
Scena settima
Grottesca antica con verdure intorno, e Antro oscuro in un lato.
Blesa, e poi Floro.
Blesa
Chi non mi vuol, non merita
Goder la mia beltà:
Io nell'età preterita
Aveva cento amanti,
E n'ho pur'altri, e tanti
Nella presente età.
Chi, ecc.
Floro
Blesa mia, Blesa cara,
Blesa
Con le mie pari a trattar meglio impara.
Floro
Provar volli il tuo amore.
Blesa
Vanne, Elisa t'aspetta: ingannatore.
Floro
Ti par cosa probabile,
Ch'io lasci il più per attaccarmi al meno?
E verità palpabile,
Cambiando te per lei
Privo d'intendimento
Io perduto ci avrei mille per cento.
Blesa
Che gusto, che letizia:
Elisa cadrà morta
Per man della giustizia.
Floro
A me che importa?
M'importa sol Ben mio,
M'importa sol di te.
O Dio, già manco, o Dio,
Ohimè, soccorso, ohimè.
(Finge cader mezzo svenuto.)
Blesa
Mori infido, ribelle.
Floro
Dunque ne vuoi la pelle?
Blesa
E la pelle, e la vita.
Floro
Aita, Blesa, aita.
Blesa
(M'intenerisco.)
Floro
Un che per te s'avvampa
More ancora per te.
Blesa
Nò, campa, campa.
Floro
Camperò per servirti.
Già ritornan gli spìrti
All' ufficio vitale.
Blesa
Come stai Floro mio?
Floro
Non stò più male,
E se tu m'amerai
Io starò meglio, e starò meglio assai.
Blesa
Eccomi a te rivolta,
Mi vuò pacificare,
Ma non ci ricascare un'altra volta.
Floro e Blesa
Per acqua, neve, e vento
A seguitarti ancor
Concorre il cor contento
Con concordato amor.
Floro
Se un giorno ti manco,
Con l'unghie, co i morsi
Lo stomaco, il fianco
Mi sbranino gli Orsi:
La terra m'inghiotta
Sia fritta, sìa cotta
La carne di Floro:
Ogn'un di coloro,
Che sta nell'Inferno
Vestito da Moro
Tormenti in eterno
L'infido mio cor.
Blesa
Se un giorno t'inganno
Le gambe, le mani,
Uniti a mio danno
Mi mangino i cani:
Mi pigli Plutone,
E giochi a pallone
Col corpo di Blesa:
In alto sospesa
M'uccida quel male,
Che far non sà spesa
Ne con lo Speziale,
Ne con il Dottor.
Per, ecc.
Scena ottava
Icilio, e Giulia.
Icilio
Già udisti il voler mio.
Giulia
Saprò dirti ben' io,
Che sìa di Mario.
Icilio
Avrai mercè da Elisa.
Giulia
Sovra qnel marmo assìsa
Chiuder dovrai quasi dormendo i lumi.
Che degli eventi suoi
Vedranno poi, quel che ne sanno i Numi.
Icilio
E la virtù d'Argene
Tanto val, tanto puote?
Giulia
(Cava fuora un Libro.)
Io di magiche note
L'ordine serbo in queste carte impresso,
E tutto posso, e tutto fò con esso.
Icilio
All'opra Argene.
Giulia
All'opra.
(Fa un circolo con la verga intorno al Sasso, dove seder deve Icilio.)
In mezzo a questo cerchio,
Che dalla verga mia formar tu vedi,
Baciala, passa, e sìedi.
(Icilio bacciata la verga entra nel circolo, e si mette à sedere.)
In quell'Antro nascosa
Quel che forte dirò, piano dirai:
Poi là dentro vedrai
Se Mario avrà il destin pietoso, o crudo.
Non temer, chiudi i lumi.
Icilio
Ecco li chiudo.
(Icilio si mette in Atto di dormire: entra Giulia nell'Antro, dove canta non veduta
l'aria seguente, replicata da Icilio, ed intanto ella si leva il velo, o la tintura, che
le copriva il volto, e il seno.)
Giulia
Spirti dell'Erebo, ombre sentitemi,
Icilio
Spirti dell'Erebo, ombre sentitemi,
Giulia
Dal cupo Baratro venite à me:
Icilio
Dal cupo Baratro venite à me:
Giulia
Su sù mostratemi, sù sù riditemi
Icilio
Sù sù mostratemi, su sù riditemi
Giulia
Se il fato arride non vuole à Mario
Icilio
Se il fato arride non vuole à Mario
Giulia
O se contrario
Icilio
O se contrario
Giulia
A lui non è.
Icilio
A lui non è.
Spirti, ecc.
(Giulia vien fuora dall'Antro disvelata la faccia, e il seno, ma
con la schiena volta al popolo, facendo circoli con la verga per aria, e per terra.)
Giulia
Destati Icilio.
Icilio
Icilio?
Giulia
Icilio
Icilio
O Dei.
Giulia
Or segui il passo mio:
(S'incammina per rientrare nell'Antro, seguitata da Icilio, e giunta sù l'apertura di quello gli si volta in faccia.)
Che se Icilio tu sei, Giulia son'io.
Icilio
Giulia! son fuor di me.
Giulia
Vanne, chi mi tradì più mio non è.
Icilio
Con affetti mendaci
Sol per mio scampo amai Dalinda.
Giulia
Taci.
Taci infido, ingrato parti,
Ma pria rendimi il mio cor;
Era meglio non trovarti,
Che trovarti traditor.
Taci, ecc.
Scena nona
Icilio, poi Dalinda,
Icilio
Son vivo, o son di sasso?
Ripiglia a poco a poco
Spirto il sen, moto il passo,
E sento un misto in me di gelo, e foco.
(Piange)
Dalinda
Icilio a tuo favore
Pregò Dalinda, e pregò Publio invano:
Di Sestilio il rigore
Ti condanna con Mario al suol Romano.
Ma che affanno? che pianti?
Icilio
Qui con Publio rimanti.
Dalinda
Come? seguirti io voglio,
E sappia il Campidoglio,
Qual nudrisca Dalinda alma nel petto.
Icilio
Forse avresti diletto
Di veder la mia morte?
Dalinda
Nò. Spero, che la sorte
Debba in vita serbar vita sì degna,
E spero Idolo mio stringerti al seno.
Icilio
E se il vago baleno
Di Latina beltà m'ardesse il core?
Dalnda
Che?
Icilio
Spesso per destin si cangia amore,
Spesso fatalità son gl'Imenei.
Dalinda
Teco unita sarei
Per resistere al Fato.
Icilio
Se il volesse il Senato?
Dalinda
Nol vorrebbe Dalinda.
Icilio
E se già Sposo
Fosse Icilio nel Tebro?
Dalinda
E quali accenti
Il labbro tuo discìoglie?
Icilio
Sia di Publio Dalinda, Icilio hà moglie.
Dalinda
Perfido ingannator
Morrà chi mi tradì,
Voglio, che mora si
Quel core ingrato.
Perchè giurarmi amor?
Perchè giurarmi fè?
Perche, dimmi, perchè?
Crudo, spietato.
Perfido, ecc.
Scena decima
Icilio.
Icilio
Giulia, infedel mi credi,
Che credi che sia vero un finto amore,
Ma per veder ben mio
Se infedel non son'io, vedimi il core.
Sempre la Gelosìa
Il duol che dà, non a ragion lo reca,
Ella spesso hà cent'occhi, e spesso è cieca.
Sò che i sospetti vanno
A dar maggiore affanno
A chi più vanta amor.
Sì, ti dirà il timore,
Ch'io ti mancai di fè;
Ma replica il mio core,
Guarda, che il ver non è:
Come talor l'Inganno
Si maschera da Fede,
Questa pigliar si vede
Forma d'Inganno ancor.
So, ecc.
Scena ultima
Portici vicini al Porto di Mare, con Nave allestita.
Sestilio, Publio, Blesa, e Floro, e successivamente Mario, Dalinda, Icilio, e Giulia.
Suonano Trombe, e Timpani.
Publio
Ecco Signor la nave
Pronta a partir dall'Africana rìva:
Ed ecco Mario incatenato arriva.
(Vien Mario accompagnato da Soldati, e tornano a suonare trombe, e timpani)
Sestilio
Vedi a che ti conduce
Fallo d'ardir superbamente altero.
Mario
Benché sia prigioniero è mia la palma,
Che se tra ceppi hò il pie, libera hò l'Alma.
(Vien fuora Dalinda con Icilio, e poi Giulia.)
Dalinda
Tutta di sdegno accesa
Più non bramo pietà, grido vendetta.
Publio, chiedo perdono,
Icilio è questi.
Giulia
E la sua sposa io sono.
Sestilio
Icilio?
Publio
(A Dalinda)
Anima rea.
Icilio
Di Mario il Figlio.
Mario
Qui Giulia!
Floro
Che accidente!
Blesa
Inarco il ciglio.
Giulia
Saziati pur Sestilio,
La Famiglia dì Mario estinta sia
Con la morte di loro, e con la mia.
(Si vede arrivare una Barca.)
Floro
Una vela si appressa,
E la vela è Latina,
Che l'Aquila Romana io veggio in essa.
Sestilio
Vò sapere a che viene.
Floro
Pronto ti servo.
(Va alla Barca.)
Icilio
(A Mario)
Barbare catene.
Mario
Figlio.
Icilio
Mia Sposa
Giulia
Traditor Consorte.
Dalinda
(Publio)
Publio
(Taci infedele.)
Sestilio
Andrete a morte.
(Torna Floro dalla Barca arrivata con una comparsa,
che tiene un foglio in mano, e con un'altra che porta sopra un bacino una Corona d'Alloro.)
Floro
Vostra Eccellenza vegga
Porta un foglio per te.
Sestilio
Publio lo legga.
(Publio prende il Foglio, e legge.)
Publio
Vacilla il Campidoglio
Guerra Civile a soggiogarlo aspira,
Egli Mario sospira,
Che sol da Mario il suo riparo aspetta;
Quando in Africa sia
La sua venuta affretta:
Con questo, che gl'invia
Settimo Consolare inclito Alloro
Adornagli la chioma:
Mario accetti l'impresa, e torni a Roma.
Sestilio
Olà tosto si sciolga
Il suo pie, la sua mano.
(Scende dal Soglio.)
Publio
Il Senato Romano.
Marco
Predissi, che la sorte
Mi serbava a grand'opre.
Sestilio
Anima forte,
Scusa gli sdegni miei.
Marco
Giusta fù l'ira, e caro a me tu sei.
Sestilòio
Cingere il crìn ti voglio
Co i Lauri, che ti manda il Campidoglio.
(Gli pone in Testa la Corona.)
Icilio
Giorno felice
Giulia
Fortunato istante.
Sestilio
Ride il Ciel
Dalinda
Publio mio
Publio
Donna incostante.
Icilio
Finsi Giulia adorata
D'amar la sua bellezza
Non per oltraggio tuo, per mia salvezza:
(A Publio)
Ed amai la tua bella
Come s'amano in Ciel stella con stella.
Mario
Icilio, Giulia pace,
Pace Publio, Dalinda.
Sestilio
Resti sparsa d'obblio
Ogni passata offesa.
Floro
Pace pure abbia Floro,
Blesa
E l'abbia Blesa.
Icilio
Cara.
Giulia
Bell'Idol mio.
Dalinda
Tu che pensi, che fai?
Publio
Sì tuo son'io: non mi tradir più mai.
Blesa
Floro mio da lontano
Io ti stendo la destra.
Floro
Ed io la mano.
Mario
Viva Amor
Giulia e Dalinda
Viva.
Icilio e Publio
Viva.
Blesa
Io son tutta giuliva.
Floro
Io di piacer tutt'ebro.
Sestilio
(A Mario)
Non tardar.
Mario
Giulia, Icilio al Tebro, al Tebro.
(Entrano nella Nave Mario, Icilio, e Giulia.)
Tutti
Dopo oscura tempesta crudel
Brillano nel Ciel
I raggi del Sol.
Le procelie d'un cor
Si cangian talor
In bella calma,
E l'Alma
Allor
Si scorda del suo duol.
Dopo, ecc.
Fine del Dramma.
Ballo di Marinari.
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Ultimo aggiornamento 28 dicembre 2021