Funf Gedichte für eine Frauenstimme mit Pianoforte-Begleitung (Wesendonck-Lieder), WWV 91

per voce femminile e pianoforte

Musica: Richard Wagner (1813 - 1883)
Testo: Mathilde Wesendonck
  1. Der Engel («In der Kindheit frühen Tagen») - Sehr ruhig bewegt (sol maggiore)
  2. Stehe still! («Sausendes, brausendes Rad der Zeit») - Bewegt (do minore)
  3. Im Treibhaus («Hoch gewölbte Blätterkronen») - Langsam und schwer (re minore)
  4. Schmerzen («Sonne, weinest jeden Abend dir die schönen Augenrot») - Langsam und breit (mi bemolle maggiore)
  5. Träume («Sag, welch wunderbare Träume») - Sehr mässig bewegt aber nie schleppende (la bemolle maggiore)
Organico: voce femminile, pianoforte
Composizione: Zurigo, novembre 1857 - Venezia, ottobre 1858
Prima esecuzione: Magonza, Villa Schott, 30 luglio 1862
Edizione: B. Schott's Sohne, Magonza, 1862
Dedica: Ihrer Excellenz Frau Luisa Gräfin Erdody
Guida all'ascolto (nota 1)

L'8 settembre 1857 Wagner termina il dramma poetico del Tristano e dona il manoscritto a Mathilde Wesendonch, alla quale era dedicato. Si era appena iniziata la loro passione romantica, celebre allora e oggi. Noi stupiamo al pensiero che proprio in quei giorni Wagner aveva ospiti Hans von Bülow e la moglie ventenne Cosima Liszt, che alle letture poetiche assisteva emozionata, pensierosa e con gli occhi bassi (come ricorda Wagner nell'Autobiografia). Solo sei anni dopo sarà lei, l'abbiamo visto, la grande attrice di un nuovo amore romantico con Wagner.

Non seguiremo le sofferenze e le disavventure della passione nata "attorno" al Tristano, perché sono troppo famose (e sono anche troppo incerte). Ma ad esse è legato, se direttamente o indirettamente è questione insolubile, non solo il Tristano (che da solo basterebbe a dar fama non che a una biografìa, a un'epoca intera) - è legato, dicevo, un ciclo di cinque Lieder che Wagner compose dal 30 novembre 1857 al 21 maggio 1858 su versi della Wesendonck. Il titolo che egli dava alla raccolta è sottilmente condiscendente ma non proprio lusinghiero per la giovane poetessa (forse intendeva essere paternamente affettuoso), Fünf Dilettanten-Cedichte, Cinque poesie di una dilettante, la musica è splendida, fremente di sospiri e di celate dichiarazioni, è arte, pura arte vissuta. E con accorta diplomazia Wagner donò il manoscritto originale dei cinque Lieder a Otto Wesendonck, munifico benefattore fino a quel momento.

L'ordine dei Lieder nell'edizione definitiva non è il cronologico: ed è simbolico che ad apertura e a chiusura del ciclo stiano Der Engel, la discesa dell'angelo consolatore (Mathilde), e Träume, il canto dei sogni "che ogni ora, ogni giorno sbocciano più belli" (il "celeste annuncio" che il musicista ha avuto). Nella sistemazione della raccolta possiamo scorgere, o meglio possiamo ascoltare, senza insisterci, un diario sentimentale in musica.

Träume e Im Treibhaus nel manoscritto per l'editore Schott sono presentati come Studien zu Tristan und Isolde, Studi per Tristan und Isolde, ma tali veramente sono tutti e cinque, quale più quale meno, cioè sono cartoni, sinopie che preparano o echeggiano il grande lavoro, non solo nelle citazioni esplicite, come è in Im Treibhaus (preludio del III atto) e in Träume (duetto del II atto) ma anche in un "gesto" musicale qual è l'avvio di Schmerzen (inizio del II atto) o nei diversi segmenti di ascensioni della voce per gradi cromatici (il tipico stile "tristaniano"), quali, ad esempio, in Der Engel alle parole "schwebt und es sanft gen Himmel hebt" o in Stehe still! alle parole "Seele ganz in Seele (versinken)", che è quasi una citazione. Nella versione originale per pianoforte il carattere espressivo passa, con grande naturalezza, dal melodismo liederistico a figure di stile drammatico e quasi teatrale.

Wagner trascrisse per orchestra da camera, con violino solista, Träume, per una serenata a Mathilde Wesendonck nel suo 29° compleanno (23 dicembre 1857: di lì a tredici anni precisi l'Idillio fu una serenata per Cosima). Felix Mottl, fedele direttore wagneriano, trascrisse gli altri, dopo la morte di Wagner.

Franco Serpa


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 19 maggio 2012

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Ultimo aggiornamento 18 aprile 2024