L'interno della dimora di Hunding. Uno sconosciuto fuggitivo entra, in cerca di riparo dalla tempesta: fortemente provato, si accascia vicino al focolare. Sieglinde, moglie di Hunding, della stirpe dei Neidinge, lo accoglie e ristora come un ospite. Riacquistate le energie, lo straniero si accinge a uscire, ma Sieglinde lo prega di rimanere. Una volta giunto, il marito onora a malincuore il sacro dovere dell'ospitalità, e nota subito la straordinaria somiglianza fra il giovane e la propria moglie. Lo sconosciuto inizia il suo racconto: visse nella foresta con il padre Wolfe, poi dileguatosi, dal giorno in cui aveva trovato la casa bruciata dalla stirpe nemica, quella dei Neidinge, la madre morta e nessuna traccia della sorella gemella. Nell'ultima disavventura difese una fanciulla costretta a nozze senza amore, ma fu vinto. Hunding capisce che lo sconosciuto è proprio il suo irriducibile nemico, e gli intima di trovarsi un'arma per il duello cui lo sfiderà la mattina seguente. Lasciato solo, il fuggitivo (Siegmund) rievoca infine la promessa del padre, di fargli apparire una spada nel momento del maggior pericolo.
Addormentato il marito con una pozione, Sieglinde torna dall'ospite per confessargli che, durante le sue nozze con Hunding, un vecchio con un occhio bendato aveva conficcato una spada nel frassino che si trova nel centro della stanza, dichiarando che sarebbe appartenuta al solo in grado di estrarla. Ora Sieglinde sa di avere di fronte l'eroe cui è stata destinata. I due si abbracciano, nel dolce soffio primaverile giunto dalla porta, che si spalanca improvvisamente.
Egli rivela che il nome del padre, Wolfe, altro non era se non un soprannome di Velsungo; i due, felici, si riconoscono come i fratelli da lungo tempo separati, figli di Wotan, il re degli dèi. Sieglinde allora lo nomina «Siegmund» («colui che reca protezione con la vittoria»); egli estrae la spada dal frassino, a sua volta battezzandola, «Notung» («figlia della necessità»), quindi la porge a Sieglinde come dono di nozze. Pur consapevoli d'esser fratelli di sangue, i due si uniscono nell'ebbrezza del trasporto amoroso.
ATTO SECONDOMontagna rocciosa e selvaggia. Wotan incarica Brünnhilde, la sua valchiria prediletta, di difendere Siegmund nel duello con Hunding. Giunge Fricka, consorte del dio e divinità protettrice dei sacri vincoli matrimoniali, che, infuriata per l'adulterio incestuoso di Sieglinde, reclama giustizia. Wotan ritiene sacrilego, invece, quel matrimonio forzato, e benedice l'unione amorosa della nuova coppia. Fricka lo biasima aspramente, inoltre, perché troppo spesso lontano, in battaglia al fianco delle valchirie; Wotan spiega allora che la sola speranza per gli dèi di evitare la propria fine risiede nella comparsa di un eroe che, libero dalla legge divina, divenga il loro difensore per sua stessa volontà. Ma Fricka non demorde: Siegmund non è libero perché ha conquistato Notung guidato da Wotan. Perciò non merita di essere salvato: dovrà soccombere nel duello. Con la morte nel cuore, il dio cede alla richiesta della consorte, e giura.
Al ritorno di Brünnhilde, Wotan lascia esplodere la propria rabbia nel rievocare quanto è accaduto nel passato (i fatti del Rheingold): il furto dell'oro perpetrato ai danni delle ondine da Alberich e, con quello, la forgiatura dell'anello maledetto, che garantisce il dominio sul mondo a chi lo possiede; quindi la costruzione del Walhall, il castello commissionato ai giganti Fasolt e Fafner come dimora degli dèi, e il pagamento del grandioso lavoro con l'oro e l'anello sottratti ad Alberich»; infine il triste presagio della fine degli dèi espresso dall'onnisciente Erda. Wotan con lei aveva generato le nove valchirie, insieme alle quali si era procurato un esercito di veri eroi, caduti in combattimento, a difesa del Walhall; ma se Alberich tornasse in possesso dell'anello (ora custodito dal gigante Fafner, trasformatosi in drago dopo aver ucciso il fratello Fasolt), allora per gii dèi non ci sarebbe più scampo. Wotan ammette il fallimento del proprio disegno, riconoscendo l'incoerenza di asservire uomini che si pretendono liberi, nonché l'impotenza di un dio costretto, per primo, a rispettare le leggi stabilite, per garantire l'armonia del mondo. Non resta che attendere la fine, per la quale lo stesso Alberich sta operando: al futuro figlio del nibelungo Wotan manda allora la propria benedizione e minaccia di conseguenze terribili la riluttante Brünnhilde, se Siegmund non cadrà in duello.
Siegmund e Sieglinde stanno fuggendo, braccati da Hunding; non appena lei, esanime, si addormenta, a lui appare Brünnhilde, per annunciargli la morte imminente, aggiungendo che lo condurrà al Walhall, dove ritroverà il padre. Quando l'eroe viene a sapere che Sieglinde non verrà con lui, rifiuta di seguire la valchiria e decide di affrontare Hunding, pur sapendo di non poter contare sull'appoggio del padre. Commossa da tanto amore, Brünnhilde rivela che Sieglinde aspetta un figlio da lui. Davanti al tentativo di Siegmund di uccidere ugualmente l'amata, pur di non separarsene, Brünnhilde, impietosita, cambia disegno e, contro l'ordine di Wotan, gli promette la sua protezione.
Il cielo si oscura: Hunding si avvicina di gran carriera, Sieglinde si rianima e rammenta l'orrore del proprio rapimento e dell'incendio della casa, prima che i due uomini si affrontino. Appare Brünnhilde per difendere Siegmund, ma quando l'eroe sta per assestare sul rivale il colpo mortale, irrompe Wotan, che frantuma la spada di Siegmund con la propria lancia. Allora Hunding trafigge il nemico, uccidendolo, mentre Brünnhilde raccoglie i frammenti della spada e fugge portando con sé Sieglinde. Contemplando addolorato Siegmund, Wotan con un gesto di disprezzo annienta Hunding. Fra tuoni e fulmini il dio, incollerito, si getta all'inseguimento della figlia disobbediente.
ATTO TERZOSulla vetta di un monte roccioso. Mentre infuria una tempesta, le valchirie si radunano per condurre al Walhall gli eroi caduti in battaglia. Brünnhilde, esausta, giunge in ritardo, per di più portando sul suo cavallo una donna, e narra la sua infrazione. Le inorridite sorelle acconsentono a proteggerla dalla furia di Wotan solo dopo aver appreso che Sieglinde porta in sé il figlio di Siegmund; le consigliano di rifugiarsi a oriente della foresta dove il drago Fafner custodisce l'anello: un luogo che Wotan evita accuratamente. Brünnhilde saluta Sieglinde, ma non dimentica di consegnarle i frammenti di Notung, di cui si servirà il più grande fra gli eroi: suo figlio, che battezza «Siegfried» (cioè «pace di vittoria»).
La tempesta annuncia l'arrivo del furibondo Wotan. Le sorelle nascondono Brünnhilde alla sua vista, ma è ben presto ia stessa colpevole a rivelarsi. Wotan esprime la condanna: poiché ha trasgredito al proprio dovere, non sarà più valchiria, ma comune donna mortale e, addormentata su di una rupe, sarà facile preda per il primo venuto. Allontanatesi le altre valchirie, minacciate dal padre, Brünnhilde prova a discolparsi, quindi supplica Wotan di risparmiarle la terribile sorte, confidandogli inoltre che la stirpe dei Velsunghi, da lui tanto amata, presto potrà contare sul più straordinario e magnifico fra gli eroi. Wotan appare irremovibile, ma dopo ulteriori insistenze della figlia acconsente a proteggerne il sonno con una coltre di fuoco che circondi tutta la rupe, cosicché solo il più coraggioso e libero eroe (più libero dello stesso dio) possa penetrarvi. Quindi addormenta con un bacio la figlia e le rivolge l'ultimo addio rievocando, commosso, la vita trascorsa insieme e, dopo averla protetta col suo scudo chiama all'ordine Loge, il dio del fuoco: dopo un ultimo sguardo alla più amata delle figlie, Wotan si allontana mentre l'incendio divampa.
Die Walküre è la prima delle tre «giornate» che, insieme al prologo Das Rheingold, compongono l'immane Tetralogia Der Ring des Nibelungen (L'anello del Nibelungo). Completato, nell'ordine cronologico della vicenda, da Siegfried (Sigfrido) e Götterdämmerung (Il crepuscolo degli dèi) il Ring venne in verità concepito da Wagner a ritroso: partendo dall'ultima giornata e da essa risalendo fino al prologo. La prima idea ad affacciarsi nella sua mente era stata infatti quella, maturata nel 1848, del dramma Siegfrieds Tod (Morte di Sigfrido, più tardi divenuto Die Götterdämmerung); ad esso seguirono Der junge Siegfried (Il giovane Siegfried, titolato infine col solo nome dell'eroe), Die Walküre, che prima di assumere il titolo definitivo (il 20 novembre 1851) era stata abbozzata come Siegmund und Sieglinde: Der Walküre Bestrafung (cioè Siegmund e Sieglinde: il castigo della Valchiria) e Der Raub des Rheingoldes (Il furto dell'oro del Reno, poi semplicemente Das Rheingold).
Mosso dal desiderio di rendere maggiormente intelligibili i nessi drammatici che conducono all'epilogo della morte dell'eroe, ma anche dalla consapevolezza dell'«irresistibiie potenza del soggetto» (il quale a suo dire «proponeva tesori di materiali artistici da svolgere che sarebbe stato delittuoso lasciare inoperosi»), Wagner fu ben presto consapevole (nel 1851) che, di antecedente in antecedente, il dramma sarebbe dovuto pervenire alla definitiva articolazione quadripartita, muovendo dall'antefatto, decisivo, rappresentato nella prima scena del Rheingold: il furto dell'oro perpetrato da Alberich a danno delle Rheintõchter (le tre Figlie del Reno), che innesca la lunga catena dei fatti, conducendo, col rogo conclusivo, all'estinzione delle stirpi divine ed eroiche.
Pur attingendo ad un vastissimo repertorio di fonti della mitologia nordica, Wagner attese alla composizione poetica della Tetralogia in tempi piuttosto ridotti, portandola a termine nel 1853: Die Walküre, segnatamente, lo tenne occupato fra il novembre 1851 ed il luglio 1852. Assai più esteso fu invece il tempo necessario a completare la partitura, che, anche a causa della sospensione intercorsa fra il 1857 ed il 1864 (foriera di Tristan und Isolde e della definitiva maturazione del progetto dei Meistersinger von Nümberg), si protrasse fino a più d'un ventennio di gestazione: dal novembre 1850 al novembre 1874. Quelli dedicati alla Walküre invece, specie a valutarne la mole e la complessità, furono tempi sorprendentemente brevi: dal giugno 1854 al marzo 1856.
Analogamente al Rheingold, Die Walküre in un certo senso ha avuto due 'prime': contro il desiderio di Wagner, che voleva attendere il completamento dell'intero Ring prima di pensare alla sua esecuzione, Ludwig II (il re di Baviera che tanto ruolo ebbe nella parte conclusiva della sua vita) ne ordinò la rappresentazione al Königlkhes Hof- und Nationaltheater il 26 giugno 1870 (dopo quella appunto del Rheingold, nel settembre 1869). La 'prima' dell'intera Tetralogia approvata dall'autore avvenne invece fra il 13 ed il 17 agosto 1876 (quella di Walküre il 14), sotto la guida di Hans Richter, al Festspielhaus di Bayreuth: il teatro edificato ad esclusivo appannaggio delle creazioni drammatiche wagneriane.
Die Walküre, che dell'intero Ring è con ogni probabilità il dramma musicale più amato dal pubblico - e dì certo il più rappresentato - ne rappresenta il cuore, il nucleo drammatico centrale: raffigurando il tempo in cui si consumano i fatti decisivi del dramma cosmico, essa inscena lo snodo cruciale di una vicenda rispetto alla quale Das Rheingold venne rubricato da Wagner come semplice «vigilia», mentre il complesso degli accadimenti inscenati nelle due «giornate» successive ne illustra le conseguenze.
In parte Wagner vi attese in un periodo dedicato alla lettura della Commedia dantesca, i cui paesaggi infernali influirono sulla concezione della scenografia selvatica e maestosa dell'atto secondo, ma la cui valenza simbolica si può considerare oltrepassi di gran lunga la semplice dimensione visiva: nella Walküre il tormento del paesaggio è tutt'uno con quello, interiore, che coinvolge tutti i personaggi del dramma: tormentata è la breve (tanto quanto intensa) felicità di Siegmund e Sieglinde, sulla quale incombe un destino che non tarda a colpire. Tormentato è il dissidio che muove tutte le altre figure del dramma: tutte divinità, ma divinità scese dai rispettivi piedistalli, umanizzate nella gelosia di Fricka, nella tenerezza paterna di Wotan, nella commozione di Brünnhilde, nella solidarietà che le valchirie non negano alla temeraria sorella.
Correlativo sonoro di quest'attenzione all'interiorità è nel saggio, non meno che assoluto, offerto da Wagner con questa partitura: la capacità di penetrare l'animo dei personaggi attraverso lo 'psicogramma' orchestrale evidenzia il consolidamento definitivo dei frutti della rivoluzione formale (abbandono del dualismo tra forme chiuse e recitativo, assunzione della forma libera, intessuta attraverso l'elaborazione del materiale leitmotivico) progettata nel quinquennio di apparente inattività compositiva succeduto all'ultimazione del Lohengrin (1848): tecnica che proprio nei due drammi iniziali della Tetralogia conobbe la prima memorabile applicazione.
Gianni Ruffin