| Primo atto | |
| Grotta rocciosa nella foresta | |
| (Sul proscenio c’è parte di una grotta rocciosa, che a sinistra si addentra verso il fondo, invece a destra si allarga per circa tre quarti della scena. Due entrate naturali si aprono verso la foresta: l’una, a destra, direttamente nel fondo, l’altra, più larga, sempre a destra ma di lato. Alla parete di fondo, a sinistra, una grande fucina da fabbro, fatta di blocchi di roccia naturali; artificiale è solo il grande mantice: il rozzo fumaiolo attraversa in alto – in modo altrettanto naturale – la volta rocciosa. Un’enorme incudine ed altri arnesi da fabbro) | |
| Mime | |
| (quando si alza il sipario dopo un breve preludio, Mime è seduto presso l’incudine e con crescente agitazione martella una spada: alla fine si ferma irritato) | |
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Zwangvolle Plage! Müh’ ohne Zweck! Das beste Schwert, das je ich geschweißt, in der Riesen Fäusten hielte es fest: doch dem ich’s geschmiedet, der schmähliche Knabe, er knickt und schmeißt es entzwei, als schüf’ ich Kindergeschmeid! – – |
Pena implacabile! Vana fatica! La spada migliore che mai io abbia saldato, nel pugno dei giganti resisterebbe: ma l’odioso ragazzo per cui l’ho forgiata, la spezza e la scaglia lontano, come se io facessi balocchi! – – |
| (Esasperato Mime butta la spada sull’incudine, appoggia le mani ai fianchi e fissa pensieroso il pavimento) | |
| Es gibt ein Schwert, das er nicht zerschwänge: Notungs Trümmer zertrotzt’ er mir nicht, könnt’ ich die starken Stücke schweißen, die meine Kunst nicht zu kitten weiß! Könnt’ ich’s dem Kühnen schmieden, meiner Schmach erlangt’ ich da Lohn! – |
Ma c’è una spada che non squasserebbe: Notung in pezzi contro me non lancerebbe, se fondere i forti frammenti sapessi, che la mia arte non sa saldare! Se a lui, il fiero, io li forgiassi, della mia offesa avrei un compenso! – |
| (Si curva anche più e piega pensieroso la testa) | |
| Fafner, der wilde Wurm, lagert im finstren Wald; mit des furchtbaren Leibes Wucht der Niblungen Hort hütet er dort. Siegfrieds kindischer Kraft erläge wohl Fafners Leib: des Niblungen Ring erränge er mir. Ein Schwert nur taugt zu der Tat; nur Notung nützt meinem Neid, wenn Siegfried sehrend ihn schwingt: und ich kann’s nicht schweißen, Notung, das Schwert! – |
Fafner, drago crudele, si acquatta nel buio bosco; col peso del corpo mostruoso l’oro dei Nibelunghi colà difende. Alla giovane forza di Siegfried cederà certo il corpo di Fafner: l’anello del Nibelungo egli mi può conquistare. Solo una spada serve all’azione; Notung soltanto giova al mio odio, se Siegfried violento la vibra: ed io non posso saldarla, Notung, la spada! – |
| (Ha rimesso la spada sull’incudine e continua a martellare nel massimo scontento) | |
| Zwangvolle Plage! Müh’ ohne Zweck! Das beste Schwert, das je ich geschweißt, nie taugt es je zu der einzigen Tat! Ich tapp’re und hämm’re nur, weil der Knabe es heischt: er knickt und schmeißt es entzwei, und schmäht doch, schmied’ ich ihm nicht! |
Pena implacabile! Vana fatica! La spada migliore che mai abbia saldato, non servirebbe per l’unica impresa! Io tento e martello soltanto, perché la pretende il ragazzo: e lui la spezza e la scaglia lontano, e poi mi maltratta, se non lavoro per lui! |
| (Lascia cadere il martello) | |
| (Dalla foresta entra Siegfried con foga impetuosa. Ha un grezzo abito silvestre e un corno d’argento a una catenella; con un laccio di scorza d’albero ha imbrigliato un grande orso e lo aizza contro Mime con allegra insolenza. Per lo spavento Mime lascia cadere la spada, e si rifugia dietro la fucina; Siegfried lo insegue con l’orso da ogni parte) | |
| Siegfried | |
| Hoiho! Hoiho! Hau’ ein! Hau’ ein! Friß ihn! Friß ihn, den Fratzenschmied! |
Hoiho! Hoiho! Attacca! Attacca! Mangialo! Mangia il fabbro birbone! |
| (Ride a crepapelle) | |
| Mime | |
| Fort mit dem Tier! Was taugt mir der Bär? |
Via quella bestia! A che mi serve l’orso? |
| Siegfried | |
| Zu zwei komm ich, dich besser zu zwicken: Brauner, frag’ nach dem Schwert! |
Veniamo in due per meglio assillarti: Moro, domanda la spada! |
| Mime | |
| He! Laß das Wild! Dort liegt die Waffe: fertig fegt’ ich sie heut’. |
Ehi! Via la bestiaccia! L’arma sta là: è pronta e l’ho ripulita. |
| Siegfried | |
| So fährst du heute noch heil! | Bene, per oggi la scampi! |
| (Scioglie all’orso il laccio, con cui gli dà un colpo sulla groppa) | |
| Lauf’, Brauner: dich brauch’ ich nicht mehr! |
Vattene, Moro: non ho più bisogno di te! |
| (Correndo l’orso torna nella foresta) | |
| Mime | |
| (uscendo tremante da dietro la fucina) | |
| Wohl leid’ ich’s gern, erlegst du Bären: was bringst du lebend die braunen heim? |
Sono ben lieto, se abbatti gli orsi: ma perché vivi li porti a casa? |
| Siegfried | |
| (si siede per riprendersi dalle risate) | |
| Nach beßrem Gesellen sucht’ ich, als daheim mir einer sitzt; im tiefenWalde mein Horn ließ ich hallend da ertönen: ob sich froh mir gesellte ein guter Freund? Das frug ich mit dem Getön’. Aus dem Busche kam ein Bär, der hörte mir brummend zu; er gefiel mir besser als du, doch beßre fänd’ ich wohl noch! Mit dem zähen Baste zäumt’ ich ihn da, dich, Schelm, nach dem Schwerte zu fragen. |
Cercavo un amico migliore dell’unico che sta qui in casa; nel cuore del bosco ho fatto echeggiare forte il mio corno: che lieto al mio fianco venisse un buon amico? Con gli squilli questo chiedevo. Dal folto uscì un orso, che mi ascoltò brontolando; più di te molto mi piacque, ma potrei trovare anche meglio! Con il laccio robusto l’ho quindi legato, per chiederti, ladro, la spada. |
| (Salta in piedi e va verso l’incudine) | |
| Mime | |
| (afferra la spada per porgerla a Siegfried) | |
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Ich schuf die Waffe scharf, ihrer Schneide wirst du dich freun. |
Tagliente ho fatto l’arma, del filo sarai soddisfatto. |
| (impaurito stringe in mano la spada, che Siegfried gli strappa con violenza) | |
| Siegfried | |
| Was frommt seine helle Schneide, ist der Stahl nicht hart und fest! |
A che serve la lucida lama, se l’acciaio non è saldo e fermo! |
| (prova la spada con la mano) | |
| Hei!Was ist das für müß’ger Tand! Den schwachen Stift nennst du ein Schwert? |
Ehi, che è questo ridicolo gioco! Questo chiodino lo chiami una spada? |
| (la infrange sull’incudine, sì che i pezzi volano in giro; Mime atterrito retrocede) | |
| Da hast du die Stücken, schändlicher Stümper: hätt’ ich am Schädel dir sie zerschlagen! Soll mich der Prahler länger noch prellen? Schwatzt mir von Riesen und rüstigen Kämpfen, von kühnen Taten und tüchtiger Wehr; will Waffen mir schmieden, Schwerte schaffen; rühmt seine Kunst, als könnt’ er was Rechts: nehm’ ich zur Hand nun, was er gehämmert, mit einem Griff zergreif’ ich den Quark! – Wär’ mir nicht schier zu schäbig der Wicht, ich zerschmiedet’ ihn selbst mit seinem Geschmeid, den alten albernen Alp! Des Ärgers dann hätt’ ich ein End’! |
A te restano i pezzi, cialtrone infame: sul tuo cranio li avessi spaccati! Quanto ancora dovrà l’imbroglione ingannarmi? Chiacchiera di giganti e di gagliardi scontri, di fiere imprese e di esperta difesa; vuole fondermi armi, forgiare spade; esalta la sua arte, come sapienza rara: ma se poi prendo in pugno quello che ha lavorato, con una stretta stritolo la sconcezza! – Non mi fosse il furfante solo troppo schifoso, già avrei ridotto in pezzi lui con i suoi gingilli, vecchio gnomo balordo! Avrebbe così fine la mia ira! |
| (Furente si getta su un sedile di pietra, di lato sulla sinistra) | |
| Mime | |
| (che guardingo si è sempre tenuto lontano) | |
| Nun tobst du wieder wie toll: dein Undank, traun, ist arg. Mach’ ich dem bösen Buben nicht alles gleich zu best, was ich ihm Gutes schuf, vergißt er gar zu schnell! Willst du denn nie gedenken, was ich dich lehrt’ vom Danke? Dem sollst du willig gehorchen, der je sich wohl dir erwies. |
Di nuovo dai in smanie da matto: sì, la tua ingratitudine è smodata. Se a questo ragazzaccio non faccio tutto al meglio e presto, scorda subito tutto il bene già fatto! Non vuoi mai ricordare che ti insegnai sulla riconoscenza? Tu devi dar retta di buon grado a chi sempre ti ha fatto del bene. |
| (Irritato Siegfried si gira, con il viso verso la parete, voltando così le spalle a Mime) | |
| Das willst du wieder nicht hören! – | Come sempre non vuoi ascoltarmi! – |
| (Resta perplesso; quindi si dirige verso la cucina presso il focolare) | |
| Doch speisen magst du wohl? Vom Spieße bring’ ich den Braten: versuchtest du gern den Sud? Für dich sott ich ihn gar. |
Ma almeno vuoi mangiare? Dallo spiedo ti porto qui l’arrosto: assaggeresti volentieri il sugo? A puntino l’ho bollito per te. |
| (Porge il cibo a Siegfried. Questo, senza voltarsi, gli scaglia via dalla mano pentola e arrosto) | |
| Siegfried | |
| Braten briet ich mir selbst: deinen Sudel sauf’ allein! |
La carne me la son cotta io stesso: il tuo sugaccio te lo bevi da solo! |
| Mime | |
| (si mostra addolorato e con voce lamentosa e stridula) | |
| Das ist nun der Liebe schlimmer Lohn! Das der Sorgen schmählicher Sold! – Als zullendes Kind zog ich dich auf, wärmte mit Kleiden den kleinenWurm: Speise und Trank trug ich dir zu, hütete dich wie die eig’ne Haut. Und wie du erwuchsest, wartet’ ich dein; dein Lager schuf ich, daß leicht du schliefst. Dir schmiedet’ ich Tand und ein tönend Horn; dich zu erfreun, müht’ ich mich froh: mit klugem Rate riet ich dir klug, mit lichtem Wissen lehrt’ ich dichWitz. Sitz’ ich daheim in Fleiß und Schweiß, nach Herzenslust schweifst du umher: für dich nur in Plage, in Pein nur für dich verzehr’ ich mich alter, armer Zwerg! Und aller Lasten ist das nun mein Lohn, daß der hastige Knabe mich quält und haßt! |
Dell’amore ecco è questa la ricompensa amara! Questo delle mie cure l’umiliante premio! – Da bimbo lattante io t’ho allevato, ho scaldato con panni il marmocchio: cibo e bevanda io ti portavo, su te io ho vegliato come tu fossi me. E di te poi cresciuto ho avuto cura; ti stendevo il giaciglio per farti soffice il sonno. Ti ho fabbricato giochi ed un corno sonoro; e per svagarti faticavo felice: con saggio insegnamento t’ho insegnato saggezza, con lucido ingegno ti ho addestrato la mente. Se resto in casa attivo ed affannato, tu in esultanza corri dove ti piace: solo per te in assillo, in ansia per te solo io mi consumo, vecchio e povero nano! E di tutti i miei stenti ora è questo il compenso, che il rabbioso ragazzo mi tortura e detesta! |
| (Si abbandona ai singhiozzi) | |
| Siegfried | |
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(che di nuovo si è voltato e scruta
tranquillamente il volto di Mime) (Mime incontra lo sguardo di Siegfried e tenta timidamente di celare il suo) |
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| Vieles lehrtest du,Mime, und manches lernt’ ich von dir; doch was du am liebsten mich lehrtest, zu lernen gelang mir nie: wie ich dich leiden könnt’. Trägst du mir Trank und Speise herbei, der Ekel speist mich allein; schaffst du ein leichtes Lager zum Schlaf, der Schlummer wird mir da schwer; willst du mich weisen, witzig zu sein, gern bleib’ ich taub und dumm. Seh’ ich dir erst mit denAugen zu, zu übel erkenn’ ich, was alles du tust: seh’ ich dich stehn, gangeln und gehn, knicken und nicken, mit den Augen zwicken: beim Genick möchte’ ich den Nicker packen, den Garaus geben dem garst’gen Zwicker! – So lernt’ ich, Mime, dich leiden. Bist du nun weise, so hilf mir wissen, worüber umsonst ich sann: in denWald lauf’ ich, dich zu verlassen, – wie kommt das, kehr ich zurück? Alle Tiere sind mir teurer als du: Baum und Vogel, die Fische im Bach, lieber mag ich sie leiden als dich: – wie kommt das nun, kehr’ ich zurück? Bist du klug, so tu mir’s kund. |
Mime,molto mi hai insegnato e da te qualcosa ho appreso; ma ciò che a preferenza mi insegnavi, apprendere non ho saputo mai: come potrei sopportarti. Se mi porti vicino bevanda e cibo, mi arriva solo il disgusto; se mi stendi il giaciglio soffice per il sonno, mi impedisci il riposo; se con me tenti di addestrarmi la mente, preferisco restare sordo e stolto. Solo che io su te volga lo sguardo, il male riconosco in tutto ciò che fai: ti guardo fermo o traballante e il passo ti scrocchia e sogghigni, se ammicchi con gli occhi: vorrei acchiappare il ciondolone al collo, e al lurido seccante dare l’ultima botta! – Così saprei sopportarti. Se sei sapiente, aiutami a capire una cosa a cui ho pensato invano: fuggo nella foresta per lasciarti, – come succede che poi ritorno? Le bestie tutte mi sono più care di te: a una pianta, a un uccello, ai pesci nel fiume, a loro io voglio più bene che a te: – ma perché accade ch’io qui ritorni? Se sei saggio, spiegami questo. |
| Mime | |
| (si siede di fronte a lui familiarmente, a una certa distanza) | |
| Mein Kind, das lehrt dich kennen, wie lieb ich am Herzen dir lieg’ |
Figliolo, questo ti quanto a cuore io ti stia. |
| Siegfried | |
| (ridendo) | |
| Ich kann dich ja nicht leiden, – vergiß das nicht so leicht! |
Ma io non ti posso soffrire, – tanto presto non lo scordare! |
| Mime | |
| (indietreggia e si siede di nuovo da una parte, sempre rivolto a Siegfried) | |
| Des ist deine Wildheit schuld, die du, Böser, bänd’gen sollst. – Jammernd verlangen Junge nach ihrerAlten Nest; Liebe ist das Verlangen; so lechzest du auch nach mir, so liebst du auch deinen Mime, – so mußt du ihn lieben! Was demVögelein ist der Vogel, wenn er im Nest es nährt, eh’ das flügge mag fliegen: das ist dir kind’schem Sproß der kundig sorgende Mime, – das muß er dir sein! |
È colpa della tua rustichezza, che tu, crudele, devi domare. – Tristi pensano i giovani al nido dei loro vecchi; amore è il loro pensiero; così anche tu cerchi me, dunque tu ami il tuo Mime, – tu sei costretto ad amarlo! Ciò che all’uccellino è l’uccello, quando nel nido lo nutre, prima che il piccolo voli: questo per te mio rampollo è Mime che zelante provvede, – questo per te ha da essere! |
| Siegfried | |
| Ei,Mime, bist du so witzig, so laß mich eines noch wissen! Es sangen die Vöglein so selig im Lenz, das eine lockte das and’re: du sagtest selbst – da ich’s wissen wollt’– das wären Männchen undWeibchen. Sie kosten so lieblich, und ließen sich nicht; sie bauten ein Nest und brüteten drin: da flatterte junges Geflügel auf, und beide pflegten der Brut. – So ruhten im Busch auch Rehe gepaart, selbst wilde Füchse undWölfe: Nahrung brachte zum Neste das Männchen, dasWeibchen säugte dieWelpen. Da lernt’ ich wohl, was Liebe sei: der Mutter entwandt’ ich dieWelpen nie. – Wo hast du nun,Mime, dein minnigesWeibchen, daß ich es Mutter nenne? |
Ehi,Mime, se sei tanto assennato, fa’ che ancora io sappia una cosa! Cantavano beati gli uccellini a primavera, l’uno invitava l’altro: tu stesso lo dicevi – quando volli saperlo – che erano maschi e femminucce. Si scambiavano tenerezze, senza lasciarsi mai; costruivano un nido per farci la covata: poi i piccini aprivano le ali, e i due curavano la prole. – Così in coppia posavano i capri nella macchia, anche volpi selvatiche e lupi: cibo portava al nido il giovane maschio, la femminuccia allattava i piccini. Allora ho compreso che significhi amore: né mai ho sottratto i piccoli alla madre. – Dove hai dunque tu, Mime, la tua donnetta amorosa, sì che madre io la chiami? |
| Mime | |
| (stizzito) | |
| Was ist dir,Tor? Ach, bist du dumm! Bist doch weder Vogel noch Fuchs? |
Che ti succede, pazzo? Ah, sei uno stolto! Sei forse un uccello, una volpe? |
| Siegfried | |
| Das zullende Kind zogest du auf, wärmtest mit Kleiden den kleinenWurm: – wie kam dir aber der kindischeWurm? Du machtest wohl gar ohne Mutter mich? |
Il bimbo lattante tu hai allevato, scaldavi con panni il marmocchio: – ma questo marmocchio a te come giunse? Mi hai fatto davvero senza una madre? |
| Mime | |
| (in grande imbarazzo) | |
| Glauben sollst du, was ich dir sage: ich bin dir Vater und Mutter zugleich. |
Tu devi credere a ciò che ti dico: a te padre sono e madre ad un tempo. |
| Siegfried | |
| Das lügst du, garstiger Gauch! Wie die Jungen denAlten gleichen, das hab’ ich mir glücklich ersehn. Nun kam ich zum klaren Bach: da erspäht’ ich die Bäum’ und Tier’ im Spiegel; Sonn’ und Wolken, wie sie nur sind, im Glitzer erschienen sie gleich. Da sah ich denn auch mein eigen Bild; ganz anders als du dünkt’ ich mir da: so glich wohl der Kröte ein glänzender Fisch; doch kroch nie ein Fisch aus der Kröte! |
Tu menti, zotico rozzo! Che il giovane al vecchio assomiglia, per fortuna l’ho appreso. Un giorno giunsi al chiaro ruscello: lì nel suo specchio osservai gli animali e le piante; e il sole e le nubi nel bagliore mi apparvero uguali così come sono. Ho osservato poi anche l’immagine mia; tutto diverso da te sembravo a me stesso: come forse assomiglia al rospo un lucido pesce; ma mai è sbucato un pesce dal rospo! |
| Mime | |
| (al massimo della stizza) | |
| Gräulichen [Greulichen] Unsinn kramst du da aus! |
Scemenze enormi vai predicando! |
| Siegfried | |
| (con vivacità sempre crescente) | |
| Siehst du, nun fällt auch selbst mir ein, was zuvor umsonst ich besann: wenn zumWald ich laufe, dich zu verlassen, wie das kommt, kehr’ ich doch heim? |
Ecco, alla fine posso comprendere ciò a cui prima pensavo invano: se io fuggo nel bosco e voglio lasciarti, perché succede che torno a casa? |
| (salta in piedi) | |
| Von dir erst muß ich erfahren, wer Vater und Mutter mir sei! |
Da te devo infine sapere chi siano a me padre e madre! |
| Mime | |
| (scansandolo) | |
| Was Vater!Was Mutter! Müßige Frage! |
Che padre! Che madre! Vana domanda! |
| Siegfried | |
| (lo afferra alla gola) | |
| So muß ich dich fassen, um was zu wissen: gutwillig erfahr’ ich doch nichts! So mußt’ ich alles ab dir trotzen: kaum das Reden hätt’ ich erraten, entwandt ich’s mit Gewalt nicht dem Schuft! Heraus damit, räudiger Kerl! Wer ist mir Vater und Mutter? |
Devo agguantarti per sapere qualcosa: perché con le buone non ricevo niente! Così mi hai costretto a estorcerti tutto: a stento saprei le parole, se non le avessi con forza strappate al furfante! Coraggio, dimmi, ladro rognoso! Chi sono mio padre e mia madre? |
| Mime | |
| (dopo che ha agitato la testa e ha fatto segno con le mani, Siegfried l’ha lasciato) | |
| Ans Leben gehst du mir schier! – Nun laß!Was zu wissen dich geizt, erfahr’ es, ganz wie ich’s weiß. – O undankbares, arges Kind! Jetzt hör’, wofür du mich hassest! Nicht bin ich Vater noch Vetter dir, – und dennoch verdankst du mir dich! Ganz fremd bist du mir, dem einzigen Freund; aus Erbarmen allein barg ich dich hier: nun hab’ ich lieblichen Lohn! Was verhofft’ ich Tor mir auch Dank? – Einst lag wimmernd einWeib da draußen im wilden Wald: zur Höhle half ich ihr her, am warmen Herd sie zu hüten. Ein Kind trug sie im Schoße; traurig gebar sie’s hier; sie wand sich hin und her, ich half, so gut ich konnt’: groß war die Not! Sie starb – doch Siegfried, der genas. |
Per poco non mi ammazzi! – E sia! Quello che brami sapere, ora apprendi, per quel che io so. – O ingrato, tristo ragazzo! Ecco, ascolta, perché tu mi odi! Non sono padre a te né parente, – eppure tu mi devi la vita! Del tutto estraneo sei a me, tuo unico amico; fu per pietà soltanto che qui io ti accolsi: ora ne ho dolce mercede! E io stolto speravo un compenso? – Un giorno laggiù nell’oscura foresta giaceva gemente una donna: fino qui alla grotta l’ho sorretta, per ristorarla al calore. Un bimbo ella aveva nel grembo; desolata qui lo partorì; ella si torceva senza pace, quanto potevo, l’aiutai: la miseria era grande! Morì – ma Siegfried, lui sopravvisse. |
| Siegfried | |
| (resta in piedi pensieroso) | |
| So starb meine Mutter an mir? | Dunque mia madre morì per me? |
| Mime | |
| Meinem Schutz übergab sie dich: ich schenkt’ ihn gern dem Kind. Was hat sich Mime gemüht! Was gab sich der Gute für Not! «Als zullendes Kind zog ich dich auf....» |
Alla mia custodia ti consegnò: volentieri io il bimbo ho protetto. Quanto ha penato Mime! Che stenti da onesto ha sofferto! «Da bimbo lattante io ti ho allevato...» |
| Siegfried | |
| Mich dünkt, des gedachtest du schon! Jetzt sag’: woher heiß’ ich Siegfried? |
L’hai già ricordato,mi pare! Ora dimmi: da chi Siegfried ho nome? |
| Mime | |
| So hieß mich die Mutter, möchte’ ich dich heißen: als “Siegfried” würdest du stark und schön. «Ich wärmte mit Kleiden den kleinenWurm...» |
Questo mi chiese tua madre, che così dovessi chiamarti: come “Siegfried” avresti avuto forza e bellezza. «Scaldavo con panni il marmocchio...» |
| Siegfried | |
| Nun melde, wie hieß meine Mutter? | Racconta, il nome di mia madre? |
| Mime | |
| Das weiß ich wahrlich kaum! – «Speise und Trank trug ich dir zu...» |
A stento davvero ricordo! – «Cibo e bevanda io ti portavo...» |
| Siegfried | |
| Den Namen sollst du mir nennen! | Il nome tu devi dirmi! |
| Mime | |
| Entfiel er mir wohl? Doch halt! Sieglinde mochte sie heißen, die dich in Sorge mir gab. – «Ich hütete dich wie die eig’ne Haut...» |
Mi è forse sfuggito? Ma no! Sieglinde doveva chiamarsi colei che alle mie cure ti diede. – «Su te io ho vegliato come tu fossi me...» |
| Siegfried | |
| (con insistenza sempre maggiore) | |
| Dann frag’ ich, wie hieß mein Vater? | Ti chiedo, il nome di mio padre? |
| Mime | |
| (brusco) | |
| Den hab’ ich nie gesehn. | Lui non l’ho mai visto. |
| Siegfried | |
| Doch die Mutter nannte den Namen? | Ma mia madre ti disse quel nome? |
| Mime | |
| Erschlagen sei er, das sagte sie nur; dich Vaterlosen befahl sie mir da: – «und wie du erwuchsest, wartet’ ich dein; dein Lager schuf ich, daß leicht du schliefst...» |
L’avevano ucciso, solo questo mi disse; te orfano a me lei consegnò: – «e di te poi cresciuto ho avuto cura; ti stendevo il giaciglio per farti soffice il sonno...» |
| Siegfried | |
| Still mit dem alten Starenlied! – Soll ich der Kunde glauben, hast du mir nichts gelogen, so laß mich Zeichen sehn! |
Smettila con la vecchia solita lagna! – Se devo credere al racconto, se in nulla hai mentito, fammi vedere le prove! |
| Mime | |
| Was soll dir’s noch bezeugen? | Che altro devo provarti? |
| Siegfried | |
| Dir glaub’ ich nicht mit dem Ohr, dir glaub’ ich nur mit dem Aug’: welch’ Zeichen zeugt für dich? |
A te le mie orecchie non credono, soltanto con gli occhi ti credo: quale prova parla per te? |
| Mime | |
| (dopo averci pensato un po’ trae fuori i due pezzi di una spada spezzata) | |
| Das gab mir deine Mutter: für Mühe, Kost und Pflege ließ sie’s als schwachen Lohn. Sieh’ her, ein zerbrochnes Schwert! Dein Vater, sagte sie, führt’ es, als im letzten Kampf er erlag. |
Questo mi diede tua madre: per le fatiche, il cibo, le cure lei ha lasciato questo magro compenso. Ecco, una spada spezzata! Tuo padre, disse, l’impugnava, quando cadde nell’ultimo scontro. |
| Siegfried | |
| (esaltato) | |
| Und diese Stücken sollst du mir schmieden: dann schwing’ ich mein rechtes Schwert! Auf! Eile dich, Mime, mühe dich rasch; kannst du ’was Rechts, nun zeig’ deine Kunst! Täusche mich nicht mit schlechtem Tand: den Trümmern allein trau’ ich was zu. Find’ ich dich faul, fügst du sie schlecht, flickst du mit Flausen den festen Stahl, – dir Feigem fahr’ ich zu Leib’, das Fegen8 lernst du von mir! Denn heute noch, schwör’ ich, will ich das Schwert; dieWaffe gewinn’ ich noch heut’! |
E questi pezzi tu devi saldarmi: così brandisco la mia vera spada! Su! Sbrigati, Mime, datti da fare in fretta; se sei bravo in qualcosa, la tua arte dimostra! Non illudermi con giochi inutili: solo in questi frammenti nutro qualche fiducia. Se ti scopro pigro, se li saldi fiacchi, se sono frottole i tuoi rimedi per il forte acciaio, – vile, te la vedi con me, impari da me come si lustra! Perché oggi, lo giuro, io voglio la mia spada; sì, oggi, la mia arma ottengo! |
| Mime | |
| (spaventato) | |
| Was willst du noch heut’ mit dem Schwert? | Che vuoi fare oggi con la spada? |
| Siegfried | |
| Aus demWald fort in die Welt ziehn: nimmer kehr’ ich zurück! Wie ich froh bin, daß ich frei ward, nichts mich bindet und zwingt! Mein Vater bist du nicht, in der Ferne bin ich heim; dein Herd ist nicht mein Haus, meine Decke nicht dein Dach. Wie der Fisch froh in der Flut schwimmt, wie der Fink frei sich davon schwingt: flieg’ ich von hier, flute davon, wie derWind übern Wald weh’ ich dahin, – dich,Mime, nie wieder zu sehn! |
Via, fuori dal bosco entrare nel mondo: e indietro più non ritorno! Come sono felice di essere libero, nulla mi lega e mi opprime! Mio padre non sei tu; distante è il mio rifugio; al tuo focolare io non ho casa, né riparo sotto il tuo tetto. Come felice il pesce nuota nell’onda, come il fringuello libero si slancia, io volo lontano da qui via la corrente mi porta; scompaio come il soffio del vento sul bosco, – per non rivederti, Mime, mai più! |
| (si lancia correndo nel bosco) | |
| Mime | |
| (al colmo dell’ansia) | |
| Halte! Halte! Wohin? | Fermo! Dove corri? Fermo! |
| (grida col massimo sforzo verso il bosco) | |
| He! Siegfried! Siegfried! He! |
Ehi! Siegfried! Siegfried! Ehi! |
| (stupefatto segue per un po’ con lo sguardo Siegfried che corre via; poi torna nella fucina e si siede dietro l’incudine) | |
| Da stürmt er hin! – Nun sitz’ ich da: – zur alten Not hab’ ich die neue; vernagelt bin ich nun ganz! – Wie helf’ ich mir jetzt? Wie halt’ ich ihn fest? Wie führ’ ich den Huien zu Fafners Nest? Wie füg’ ich die Stücken des tückischen Stahls? Keines Ofens Glut glüht mir die echten; keines Zwergen Hammer zwingt mir die harten: |
Via a precipizio! – E io qui resto: – alla sventura antica ne aggiungo una nuova; proprio non vedo rimedio! – Ora come trovo un aiuto? Quello, come lo tengo? Come trascino quel furioso alla tana di Fafner? Saprò ricomporre le schegge del perfido acciaio? Di nessun forno il fuoco mi fonde i forti pezzi; non c’è martello di nano che mi costringa i tenaci: |
| (stridulo) | |
| des Niblungen Neid, Not und Schweiß nietet mir Notung nicht, schweißt mir das Schwert nicht zu ganz! |
odio del Nibelungo, sventura e sudore non scalfiscono Notung, non mi fondono a nuovo la spada! |
| (Disperato si lascia cadere sul panchetto dietro l’incudine) | |
| Scena seconda | |
| (Il Viandante [Wotan] uscendo dalla foresta si avvicina alla porta posteriore della caverna. – Porta un lungo manto azzurro cupo; una lancia gli serve da bastone. Sul capo tiene una gran cappello con una larga falda rotonda, che scende e copre un occhio mancante) | |
| Viandante | |
| Heil dir, weiser Schmied! Dem wegmüden Gast gönne hold des Hauses Herd! |
Salute, fabbro sapiente! All’ospite stanco della via accorda tu benigno il focolare di casa! |
| Mime | |
| (trasale spaventato) | |
| Wer ist’s, der im wilden Walde mich sucht? Wer verfolgt mich im öden Forst? |
Chi è che cerca me nella folta foresta? Nella selva solitaria chi mi scova? |
| Viandante | |
| (molto lentamente, avvicinandosi sempre di un passo soltanto) | |
| “Wand’rer” heißt mich die Welt: weit wandert’ ich schon, auf der Erde Rücken rührt’ ich mich viel! |
“Viandante”mi chiama il mondo: lunga via ho già fatto, sul dorso della terra molto ho vagato! |
| Mime | |
| So rühre dich fort und raste nicht hier, heißt dich “Wand’rer” die Welt! |
Vaga ancora perciò e non fermarti qui, se il mondo ti chiama “Viandante”! |
| Viandante | |
| Gastlich ruht’ ich bei Guten, Gaben gönnten viele mir: denn Unheil fürchtet, wer unhold ist. |
Tetto trovai e riposo dagli onesti, che mi dettero doni: malanno infatti teme chi è maligno. |
| Mime | |
| Unheil wohnte immer bei mir: willst du dem Armen es mehren? |
Malanno sempre abitava con me: lo accrescerai a un pover’ uomo? |
| Viandante | |
| (seguita ad avanzare) | |
| Viel erforscht’ ich, erkannte viel: Wicht’ges konnt’ ich manchem künden, manchem wehren, was ihn mühte, nagende Herzensnot. |
Molto ho cercato, compreso ho molto: verità gravi ho saputo rivelare a qualcuno, altri sottrarre alla fatica che il cuore corrode. |
| Mime | |
| Spürtest du klug und erspähtest du viel, hier brauch’ ich nicht Spürer noch Späher. Einsam will ich und einzeln sein, Lungerern lass’ ich den Lauf. |
Se eri bravo a cercare, se molto spiavi, qui non mi serve segugio né spia. Voglio stare da solo e solitario, e ai perdigiorno lascio la via libera. |
| Viandante | |
| (facendo ancora qualche altro passo) | |
| Mancher wähnte weise zu sein, nur was ihm not tat, wußte er nicht; was ihm frommte, ließ ich erfragen: lohnend lehrt’ ihn mein Wort. |
Si illuse qualcuno di essere saggio, ma ciò di cui aveva bisogno ignorava; feci sì che chiedesse come avere un guadagno: ricompensa gli fu la mia parola. |
| Mime | |
| (sempre più inquieto, perché il Viandante si avvicina) | |
| Müß’gesWissen wahren manche: ich weiß mir grade genug; mir genügt mein Witz, ich will nicht mehr: dirWeisem weis’ ich den Weg! |
Sapere ozioso coltivano in molti; per me so quel che basta; mi basta il mio ingegno, altro non voglio: e a te saggio indico la strada! |
| Viandante | |
| (si siede presso il focolare) | |
| Hier sitz’ ich am Herd und setze mein Haupt der Wissenswette zum Pfand: mein Kopf ist dein, du hast ihn erkiest, entfrägst du dir nicht, was dir frommt, lös’ ich’s mit Lehren nicht ein. |
Al focolare siedo e la mia testa impegno in gara di sapienza: tua è la mia testa, te la sei guadagnata, se risposta non hai alle tue domande, se ciò che a te serve, io con la mia scienza non risolvo. |
| Mime | |
| (che da ultimo ha fissato il Viandante restando a bocca aperta, ora sussulta; e dice timoroso fra sé spaventato e confuso) | |
| Wie wird’ ich den Lauernden los? Verfänglich muß ich ihn fragen. – |
Come mi libero dell’indiscreto? Devo trovare domande subdole. – |
| (Cerca di farsi coraggio, a voce alta) | |
| Dein Haupt pfänd’ ich für den Herd: nun sorg’, es sinnig zu lösen! Drei der Fragen stell’ ich mir frei. |
Per il mio focolare in pegno prendo il tuo capo: bada ora a salvarlo da scaltro! Mi prendo il diritto di tre domande. |
| Viandante | |
| Dreimal muß ich’s treffen. | E tre devo risolvere. |
| Mime | |
| (dopo aver riflettuto per un po’) | |
| Du rührtest dich viel auf der Erde Rücken, dieWelt durchwandert’st du weit: – nun sage mir schlau: welches Geschlecht tagt in der Erde Tiefe? |
Sul dorso della terra molto hai vagato, il vasto mondo hai percorso: – ora sta’ attento e dimmi: quale gente è raccolta giù nella terra profonda? |
| Viandante | |
| In der Erde Tiefe tagen die Nibelungen: Nibelheim ist ihr Land. Schwarzalben sind sie11; Schwarz-Alberich hütet’ als Herrscher sie einst: eines Zauberringes zwingende Kraft zähmt’ ihm das fleißige Volk. Reicher Schätze schimmernden Hort häuften sie ihm: der sollte dieWelt ihm gewinnen. – Zum zweiten was frägst du, Zwerg? |
Giù nella terra profonda i Nibelunghi sono raccolti: Nibelheim è il loro paese. Demoni oscuri essi sono; il nero demone Alberich li guidava, loro sovrano: di un magico anello la forza possente gli sottomise la gente operosa. Di ricchi tesori fulgente ammasso per lui stiparono: questo doveva conquistargli il mondo. – Nano, qual è la seconda domanda? |
| Mime | |
| (si immerge in pensieri sempre più profondi) | |
| Viel, Wanderer, weißt du mir aus der Erde Nabelnest. Nun sage mir schlicht, welches Geschlecht ruht auf der Erde Rücken? |
Vedo, o Viandante, che molto conosci dal centro profondo della terra. Ora dimmi preciso, quale gente giace sul dorso della terra? |
| Viandante | |
| Auf der Erde Rücken wuchtet der Riesen Geschlecht: Riesenheim ist ihr Land. Fasolt und Fafner, der Rauhen Fürsten, neideten Nibelungs Macht; den gewaltigen Hort gewannen sie sich, errangen mit ihm den Ring: um den entbrannte den Brüdern Streit; der Fasolt fällte, als wilder Wurm hütet nun Fafner den Hort. – Die dritte Frage nun droht. |
Sul dorso della terra grava la gente dei giganti: Riesenheim è il loro paese. Fasolt e Fafner, principi di quei rudi, invidiarono il potere del Nibelungo; l’enorme tesoro si conquistarono, con esso ottennero l’anello: su cui si accese lo scontro dei fratelli; Fasolt cadde, drago crudele sorveglia ora Fafner la preda. – Ora incombe la terza domanda. |
| Mime | |
| (tutto assorto in fantasie) | |
| Viel, Wanderer, weißt du mir von der Erde rauhem Rücken. Nun sage mir wahr, welches Geschlecht wohnt auf wolkigen Höh’n? |
Vedo, o Viandante, che molto conosci del rude dorso della terra. Dimmi ora veritiero, quale gente ha dimora sulle vette tra nubi? |
| Viandante | |
|
Auf wolkigen Höh’n wohnen die Götter: Walhall heißt ihr Saal. Lichtalben sind sie; Licht-Alberich, Wotan, waltet der Schar. Aus der Welt-Esche weihlichstem Aste schuf er sich einen Schaft: dorrt der Stamm, nie verdirbt doch der Speer; mit seiner Spitze sperrt Wotan die Welt. Heil’ger Verträge Treuerunen schnitt in den Schaft er ein. Den Haf der Welt hält in der Hand, wer den Speer führt, denWotans Faust umspannt. Ihm neigte sich der Niblungen Heer; der Riesen Gezücht zähmte sein Rat: ewig gehorchen sie alle des Speeres starkem Herrn. |
Su vette tra nubi sta degli dèi la dimora: Walhall si chiama la reggia. Luminosi dèmoni sono; il luminoso demone, Wotan, signoreggia la schiera. Dal ramo più sacro del frassino del mondo si è fatto egli un’asta: se inaridisce il tronco, mai si dissecca la lancia; con la sua punta Wotan vincola il mondo. Sicure rune di santi patti egli ha inciso nell’asta. Il governo del mondo trattiene nella mano chi regge la lancia che Wotan serra nel pugno. A lui si è inchinato lo stuolo dei Nibelunghi; la genia dei giganti ammansì la sua mente: in eterno obbediscono tutti al forte signore della lancia. |
| (Come per un gesto involontario colpisce il suolo con la lancia; si sente allora un tuono lontano, che atterrisce violentemente Mime ) | |
| Nun rede, weiser Zwerg: wußt’ ich der Fragen Rat? Behalte mein Haupt ich frei? |
Dimmi ora, nano sapiente: Delle domande sapevo il senso? Mantengo salva la testa? |
| Mime | |
| (dopo che ha osservato con attenzione il Viandante con la lancia, è preso da grande angoscia, cerca sbigottito i suoi attrezzi volgendo gli occhi altrove) | |
| Fragen und Haupt hast du gelöst: nun, Wand’rer, geh’ deines Wegs! |
Domande e testa hai messo in salvo: ora, Viandante, prosegui il cammino! |
| Viandante | |
| Was zu wissen dir frommt, solltest du fragen; Kunde verbürgte mein Kopf: – daß du nun nicht weißt, was dir nützt, des fass’ ich jetzt deines als Pfand. Gastlich nicht galt mir dein Gruß: mein Haupt gab ich in deine Hand, um mich des Herdes zu freun. Nach Wettens Pflicht pfänd’ ich nun dich, lösest du drei der Fragen nicht leicht. Drum frische dir, Mime, den Mut! |
Ciò che a te giova conoscere, dovevi chiedere; della scienza era garante la mia testa: – ora la tua prendo in pegno, perché tu ignori il tuo bisogno. Non fu ospitale a me il tuo saluto: la mia testa ho messo nelle tue mani, per godermi il tuo tetto. Per la norma delle sfide ora tu sei mio pegno, se prontezza non hai a sciogliere tre quesiti. Dunque, Mime, raduna il coraggio! |
| Mime | |
| (esitando molto impaurito, alla fine si adatta con intimorita rassegnazione) | |
| Lang’ schon mied ich mein Heimatland, lang’ schon schied ich aus der Mutter Schoß; |
Da tempo ormai sono lontano dalla mia terra, da tempo ho lasciato il grembo della madre; |
| (alza uno sguardo furtivo verso il Viandante) | |
| mir leuchtete Wotans Auge, zur Höhle lugt’ es herein: vor ihm magert mein Mutterwitz. Doch frommt mir’s nun weise zu sein, Wand’rer, frage denn zu! Vielleicht glückt mir’s, gezwungen zu lösen des Zwerges Haupt. |
vidi brillare l’occhio di Wotan, qui nell’antro indagava: davanti a lui languisce il senno mio materno. Ma se mi giova esser saggio, Viandante, su, chiedi! A forza, ottengo forse di salvare la testa del nano. |
| Viandante | |
| (si accomoda di nuovo tranquillamente) | |
| Nun, ehrlicher Zwerg, sag’ mir zum ersten: welches ist das Geschlecht, demWotan schlimm sich zeigte und das doch das liebste ihm lebt? |
Ora, onesto nano, dimmi per prima cosa: qual è la stirpe, cui Wotan si mostrò crudele ma che vive a lui la più cara? |
| Mime | |
| (riprendendo coraggio) | |
| Wenig hört’ ich von Heldensippen; der Frage doch mach’ ich mich frei. Die Wälsungen sind das Wunschgeschlecht, das Wotan zeugte und zärtlich liebte, zeigt’ er auch Ungunst ihm. Siegmund und Sieglind’ stammten von Wälse, ein wild-verzweifeltes Zwillingspaar: Siegfried zeugten sie selbst, den stärksten Wälsungensproß. Behalt’ ich,Wand’rer, zum ersten mein Haupt? |
Poco ho sentito delle stirpi di eroi; ma di questa domanda mi sbrigo. Sono i Wälsìdi la desiderata stirpe, che Wotan generò e che teneramente amava, pur se fu ad essa inclemente. Siegmund e Sieglinde nacquero da Wälse, gemelli in una coppia crudelmente afflitta: e nacque Siegfried da loro, vigoroso germoglio dei Wälsìdi. Nella prima domanda, Viandante, ho in salvo la testa? |
| Viandante | |
| (con cordialità) | |
| Wie doch genau das Geschlecht du mir nennst: schlau eracht’ ich dich Argen! Der ersten Frage wardst du frei; zum zweiten nun sag’ mir, Zwerg! – Ein weiser Niblung wahret Siegfried: Fafner soll er ihm fällen, daß den Ring er erränge, des Hortes Herrscher zu sein. Welches Schwert muß Siegfried nun schwingen, taug’ es zu Fafners Tod? |
Ma con che diligenza mi descrivi la razza: te malizioso io giudico accorto! Dalla prima domanda sei in salvo; ora rispondi, nano, a quel che segue! – Di un Nibelungo saggio Siegfried è in custodia: lui deve uccidergli Fafner, sì che egli ghermisca l’anello per esser sovrano dell’oro. Quale spada allora Siegfried brandirà, che a Fafner dia morte? |
| Mime | |
| (a poco a poco dimenticandosi della sua condizione presente e vivamente attirato dell’argomento si stropiccia allegro le mani) | |
| Notung heißt ein neidliches Schwert; in einer Esche Stamm stieß es Wotan: dem sollt’ es geziemen, der aus dem Stamm es zög’. Der stärksten Helden keiner bestand’s: Siegmund, der Kühne, konnt’s allein; fechtend führt’ er’s im Streit, bis an Wotans Speer es zersprang. Nun verwahrt die Stücken ein weiser Schmied; denn er weiß, daß allein mit dem Wotanssch wert ein kühnes dummes Kind, Siegfried, den Wurm versehrt. |
Notung si chiama una spada spietata; nel tronco di una quercia la piantò Wotan: doveva essere di colui che la strappasse al tronco. Degli eroi più forti a nessuno riuscì: Siegmund, l’impavido, solo poté; combattendo l’agitò nello scontro, finché s’infranse sulla lancia di Wotan. Oggi conserva le schegge un fabbro saggio; perché sa che soltanto con la spada di Wotan uno stupido ragazzo impavido, Siegfried, annienta il drago. |
| (tutto soddisfatto) | |
| Behalt’ ich Zwerg auch zweitens mein Haupt? |
Anche stavolta il nano conserva la sua testa? |
| Viandante | |
| (ridendo) | |
| Der witzigste bist du unter den Weisen: wer käm’ dir an Klugheit gleich? Doch bist du so klug, den kindischen Helden für Zwergen-Zwecke zu nützen: mit der dritten Frage droh’ ich nun! – Sag’ mir, du weiser Waffenschmied, wer wird aus den starken Stücken Notung, das Schwert, wohl schweißen? |
Il più arguto sei tu fra tutti i saggi: chi pari ti sarebbe in astuzia? Ma se sei tanto astuto che dell’eroe giovinetto ti servi per le trame da nano: con la terza domanda ora ti assalgo! – Dimmi, tu saggio fabbro di armi, chi dai forti frammenti temprerà Notung, la spada? |
| Mime | |
| (sussulta al massimo dello spavento e con voce stridula) | |
| Die Stücken! Das Schwert! O weh! Mir schwindelt! – Was fang’ ich an? Was fällt mir ein? Verfluchter Stahl, daß ich dich gestohlen! Er hat mich vernagelt in Pein und Not; mir bleibt er hart, ich kann ihn nicht hämmern: Niet’ und Löte läßt mich im Stich! |
Le schegge! La spada! Ahimè! Barcollo! – Che posso fare? Trovo un rimedio? Odioso acciaio, averti rubato! Mi ha costretto in ansia e angustia; resta inflessibile, resiste al martello: di inchiodarlo e saldarlo sono incapace! |
| (come delirante getta qua e là i suoi attrezzi e dà pieno sfogo alla disperazione) | |
| Der weiseste Schmied weiß sich nicht Rat: wer schweißt nun das Schwert, schaff’ ich es nicht? DasWunder, wie soll ich’s wissen? |
Il fabbro più esperto non ha più mezzi: chi tempra ora la spada, se io non ci riesco? Il prodigio, come posso conoscerlo? |
| Viandante | |
| (si è tranquillamente alzato dal focolare) | |
| Dreimal solltest du fragen, dreimal stand ich dir frei: nach eitlen Fernen forschtest du; doch was zunächst dir sich fand, was dir nützt, fiel dir nicht ein. Nun ich’s errate, wirst du verrückt: gewonnen hab’ich das witzige Haupt! – Jetzt, Fafners kühner Bezwinger, hör’, verfall’ner Zwerg: – Nur wer das Fürchten nie erfuhr, schmiedet Notung neu. |
Tre volte dovevi chiedere, tre volte ti ho soddisfatto: cose vane e lontane hai ricercato; ma a ciò che ti è accanto, al tuo interesse, non hai pensato. Adesso che io l’indovino, tu dai in smanie: e io mi guadagno l’astuto tuo capo! – Ora, ardito domatore di Fafner, ascolta, sfortunato nano: – Solo chi la paura non ha mai provato, ritempra Notung a nuovo. |
| (Mime lo fissa a occhi spalancati; Wotan si volge verso l’uscita) | |
| Dein weises Haupt wahre von heut’: verfallen – lass’ ich es dem, der das Fürchten nicht gelernt! |
Il tuo capo sapiente custodisci da oggi: votato – io lo lascio a colui cui la paura è ignota! |
| (Ridendo si volta per andarsene e scompare in fretta nella foresta) | |
| Scena terza | |
| Mime | |
| (come annichilito, si è lasciato cadere sullo sgabello dietro l’incudine: scruta, fisso davanti a sé, entro il bosco illuminato dal sole. Dopo lungo silenzio è afferrato da un tremito violentissimo) | |
| Verfluchtes Licht! Was flammt dort die Luft? Was flackert und lackert, was flimmert und schwirrt, was schwebt dort und webt, und wabert umher? Da glimmert’s und glitzt’s in der Sonne Glut: was säuselt und summt und saust nun gar? Es brummt und braust und prasselt hieher! Dort bricht’s durch den Wald, will auf mich zu! |
Luce maledetta! Che incendio è nell’aria? Che è che scintilla e vacilla, che sibila e stride, si libra e vibra, e intorno mi guizza? Dal sole una vampa che luccica e acceca: che è che spira, sussurra, e soffia potente? Ronza, risuona, e piomba fin qui! Si slancia nel bosco, s’avventa su me! |
| (Salta su atterrito) | |
| Ein gräßlicher Rachen reißt sich mir auf! Der Wurm will mich fangen! Fafner! Fafner! |
Un’orrida gola mi si apre davanti! Il drago mi afferra! Fafner! Fafner! |
| (Con un grido acuto si lascia cadere dietro la grande incudine) | |
| Siegfried | |
| (esce con impeto dal folto del bosco e chiama ancora fuori dall’entrata) | |
| Heda! Du Fauler! Bist du nun fertig? Schnell! Wie steht’s mit dem Schwert? |
Olà! Pigrone! Sei pronto adesso? Svelto! Che ne è della spada? |
| (Entra nella grotta e si arresta meravigliato) | |
| Wo steckt der Schmied? Stahl er sich fort? Hehe! Mime, du Memme! Wo bist du? Wo birgst du dich? |
Dove si ficca il fabbro? Se l’è svignata? Ehi! Mime, scemo! Dove sei? Ti nascondi? |
| Mime | |
| (con voce flebile dietro l’incudine) | |
| Bist du es, Kind? Kommst du allein? |
Sei tu, ragazzo? Arrivi solo? |
| Siegfried | |
| (ridendo) | |
| Hinter demAmboß? Sag’, was schufest du dort? Schärftest du mir das Schwert? |
Dietro l’incudine? Lì che facevi? Mi affilavi la spada? |
| Mime | |
| (venendo fuori atterrito e confuso) | |
| Das Schwert? Das Schwert? Wie möcht’ ich’s schweißen? – |
La spada? La spada? Forgiarla io come posso? – |
| (quasi tra sé) | |
| «Nur wer das Fürchten nie erfuhr, schmiedet Notung neu». – Zu weise ward ich für solches Werk! |
«Solo chi la paura non ha mai provato, ritempra Notung a nuovo.» – Per un lavoro così sono ormai troppo saggio! |
| Siegfried | |
| (con furia) | |
| Wirst du mir reden? Soll ich dir raten? |
Mi parli o no? Vuoi un mio consiglio? |
| Mime | |
| (come prima) | |
| Wo nähm’ ich redlichen Rat? – Mein weises Haupt hab’ ich verwettet: |
Un buon consiglio chi me lo dà? – Il mio capo sapiente l’ho scommesso e perduto: |
| (lo sguardo fisso davanti a sé) | |
| verfallen, verlor ich’s an den, «der das Fürchten nicht gelernt». – |
sconfitto, a colui spetta «che non ha appreso la paura». – |
| Siegfried | |
| (con furia) | |
| Sind mir das Flausen? Willst du mir fliehn? |
A me queste chiacchiere? Mi vuoi sfuggire? |
| Mime | |
| (riprendendosi a poco a poco) | |
| Wohl flöh’ ich dem, der’s Fürchten kennt: – doch das ließ ich dem Kinde zu lehren! Ich Dummer vergaß, was einzig gut: Liebe zu mir sollt’ er lernen; – das gelang nun leider faul! Wie bring’ ich das Fürchten ihm bei? |
Sfuggirei sì a chi sa la paura: – ma al ragazzo non l’ho insegnata! Da sciocco ho scordato ciò che solo serviva: l’amore per me doveva imparare; – ahimè, fu una causa persa! E la paura come gliela mostro? |
| Siegfried | |
| (lo afferra) | |
| He! Muß ich helfen? Was fegtest du heut’? |
Ehi! Vuoi un aiuto? Oggi che hai lustrato? |
| MIme | |
| Um dich nur besorgt, versank ich in Sinnen, wie ich dich Wichtiges wiese. |
Solo di te sollecito, mi immersi a riflettere come posso insegnarti ciò che conta. |
| Siegfried | |
| (ridendo) | |
| Bis unter den Sitz warst du versunken: wasWichtiges fandest du da? |
Fin sotto alla sedia ti sei immerso: là hai trovato ciò che conta? |
| Mime | |
| (riprendendo sempre più coraggio) | |
| Das Fürchten lernt’ ich für dich, daß ich’s dich Dummen lehre. |
La paura ho imparato per te, che a te sciocco io l’insegni. |
| Siegfried | |
| (con tranquillo stupore) | |
| Was ist’s mit dem Fürchten? | Questa paura che è mai? |
| Mime | |
| Erfuhrst du’s noch nie, und willst aus dem Wald doch fort in die Welt? Was frommte das festeste Schwert, blieb dir das Fürchten fern? |
Non l’hai provata mai, e fuori dalla foresta vuoi andare via nel mondo? A che servirebbe la più solida spada, se fosse estranea a te la paura? |
| Siegfried | |
| (impaziente) | |
| Faulen Rat erfindest du wohl? |
Marci consigli inventi forse? |
| Mime | |
| (accostandosi a Siegfried con confidenza sempre maggiore) | |
| Deiner Mutter Rat redet aus mir; was ich gelobte, muß ich nun lösen; in die listige Welt dich nicht zu entlassen, eh’ du nicht das Fürchten gelernt. |
Di tua madre il consiglio parla da me; ciò che ho promesso, ora mantengo: di non lasciarti andare nel mondo maligno, prima che tu abbia appreso la paura. |
| Siegfried | |
| (con furia) | |
| Ist’s eine Kunst, was kenn’ ich sie nicht? – Heraus!Was ist’s mit dem Fürchten? |
Se è un mestiere, perché non lo conosco? – Coraggio! Che è la paura? |
| Mime | |
| (sempre più animato) | |
| Fühltest du nie im finstren Wald, bei Dämmerschein am dunklen Ort, wenn fern es säuselt, summt und saust, wildes Brummen näher braust, wirres Flackern um dich flimmert, schwellend Schwirren zu Leib dir schwebt, – fühltest du dann nicht grieselnd Grausen die Glieder dir fahen? Glühender Schauer schüttelt die Glieder, wirr verschwimmend schwinden die Sinne, in der Brust bebend und bang berstet hämmernd das Herz? – Fühltest du das noch nicht, das Fürchten blieb dir dann fremd. |
Non hai provato nel bosco oscuro, verso il crepuscolo dove è più buio, se senti lontano soffiare un sussurro, risuonarti accanto un rude ronzio, confuse scintille intorno ti sibilano, se stridente un fremito ti avvolge volando, – con ribrezzo non hai provato un terrore afferrarti le membra? Febbrile orrore scuote le membra, nella vertigine si estinguono i sensi, nel petto che trema atterrito scoppia martellando il cuore? – Se tutto questo non hai provato, estranea è a te la paura. |
| Siegfried | |
| (riflettendo) | |
| Sonderlich seltsam muß das sein! Hart und fest, fühl’ ich, steht mir das Herz. Das Grieseln und Grausen, das Glühen und Schauern, Hitzen und Schwindeln, Hämmern und Beben – gern begehr’ ich das Bangen, sehnend verlangt mich’s der Lust. – Doch wie bringst du, Mime,mir’s bei? Wie wärst du, Memme, mir Meister? |
Ben straordinario tutto deve essere! Saldo e fermo, lo sento, il cuore è in me. Il ribrezzo e l’orrore, i brividi e la febbre, le vampe e le vertigini trema il cuore e martella – lo spavento, sì lo desidero, è un piacere che bramo con ansia. – Ma sai tu, Mime, mostrarmi la paura? Mi saresti tu, scemo, maestro? |
| Mime | |
| Folge mir nur, ich führe dich wohl: sinnend fand ich es aus. Ich weiß einen schlimmenWurm, der würgt’ und schlang schon viel: Fafner lehrt dich das Fürchten, folgst du mir zu seinem Nest. |
Non hai che da seguirmi, ti guido bene: ho pensato e trovato. Io so di un drago crudele, che molti ha strozzato e ingoiato: Fafner ti insegna la paura, se tu mi segui fino alla sua tana. |
| Siegfried | |
| Wo liegt er im Nest? | Dove sta nella tana? |
| Mime | |
| Neidhöhle wird es genannt: im Ost, am Ende des Walds. |
Neidhöhle è chiamata: a oriente, alla fine della foresta. |
| Siegfried | |
| Dann wär’s nicht weit von der Welt? | Dunque non lontano dal mondo? |
| Mime | |
| Bei Neidhöhle liegt sie ganz nah! | A Neidhöhle il mondo è a un passo! |
| Siegfried | |
| Dahin denn sollst du mich führen: lernt’ ich das Fürchten, dann fort in die Welt! Drum schnell schaffe das Schwert, in der Welt will ich es schwingen. |
Bene, là tu mi porti: se imparo la paura, poi via nel mondo! Perciò svelto forgia la spada, è nel mondo che voglio brandirla. |
| Mime | |
| Das Schwert? O Not! | La spada? O pena! |
| Siegfried | |
| Rasch in die Schmiede! Weis’, was du schufst! |
Alla fucina, presto! Mostra il tuo lavoro! |
| Mime | |
| Verfluchter Stahl! Zu flicken versteh’ ich ihn nicht! Den zähen Zauber bezwingt keines Zwergen Kraft. Wer das Fürchten nicht kennt, der fänd’ wohl eher die Kunst. |
Acciaio maledetto! Io non so ripararlo! Non c’è vigore di nano che vinca il forte sortilegio. Chi non sa la paura, più presto troverebbe l’arte. |
| Siegfried | |
| Feine Finten weiß mir der Faule; daß er ein Stümper, sollt’ er gestehn; nun lügt er sich listig heraus. – Her mit den Stücken! Fort mit dem Stümper! |
Bei pretesti il pigro mi ritrova; che è un inetto dovrebbe ammettere; ma se la scampa astutamente. – Qui, a me quei pezzi! E fuori l’inetto! |
| (avvicinandosi al focolare) | |
| Des Vaters Stahl fügt sich wohl mir: ich selbst schweiße das Schwert! |
L’acciaio di mio padre si aggiusterà per me: io stesso tempro la sua spada! |
| (Con foga si appresta al lavoro buttando sottosopra tutti gli attrezzi di Mime) | |
| Mime | |
| Hättest du fleißig die Kunst gepflegt, jetzt käm’ dir’s wahrlich zugut; doch lässig warst du stets in der Lehr’: was willst du Rechtes nun rüsten? |
Se diligente tu avessi atteso all’arte, qui certo ti tornerebbe utile; ma sempre sei stato un apprendista ozioso: vuoi procurare ora qualcosa di buono? |
| Siegfried | |
| Was der Meister nicht kann, vermöcht’ es der Knabe, hätt’ er ihm immer gehorcht? |
Ciò che non sa il maestro, lo farebbe l’allievo, se gli avesse sempre obbedito? |
| (gli fa una smorfia) | |
| Jetzt mach’ dich fort, misch’ dich nicht drein: sonst fällst du mir mit ins Feuer! |
Ora sparisci, non t’impicciare: potresti cadermi nel fuoco! |
| (Ha ammassato una grande quantità di carbone sulla fucina e alimenta senza sosta la fiamma, mentre costringe nella morsa i tronconi della spada e li riduce a limatura) | |
| Mime | |
| (che si è seduto da parte e osserva Siegfried al lavoro) | |
| Was machst du denn da? Nimm doch die Löte: den Brei braut’ ich schon längst. |
Che stai facendo? Prendi la saldatura: è la lega che ho cotto da tempo. |
| Siegfried | |
| Fort mit dem Brei! Ich brauch’ ihn nicht: mit Pappe back’ ich kein Schwert! |
Via la tua lega! Non ne ho bisogno: con poltiglia non si fonde una spada! |
| Mime | |
| Du zerfeilst die Feile, zerreibst die Raspel: wie willst du den Stahl zerstampfen? |
Così triti la lima, sbricioli la raspa: come vuoi frantumare l’acciaio? |
| Siegfried | |
| Zersponnen muß ich in Späne ihn sehn: was entzwei ist, zwing’ ich mir so. |
Consunto in polvere devo vederlo: ciò che è spezzato, così costringo. |
| (continua a limare con gran lena) | |
| Mime | |
| (tra sé) | |
| Hier hilft kein Kluger, das seh’ ich klar: hier hilft dem Dummen die Dummheit allein! Wie er sich rührt und mächtig regt: ihm schwindet der Stahl, doch wird ihm nicht schwül! – |
Qui non serve chi ha ingegno, lo vedo bene: la stoltezza soltanto serve allo stolto! Come si muove e quanto s’agita: gli si riduce l’acciaio, ma lui non soffoca! – |
| (Siegfried ha attizzato il fuoco della fucina fino alla massima incandescenza) | |
| Nun ward ich so alt wie Höhl’ und Wald, und hab’ nicht so was gesehn! – |
Sono ormai vecchio come caverna e bosco, e non ho visto niente di simile! – |
| (Mentre Siegfried continua con lena irruente a limare i pezzi della spada, Mime si mette seduto ancora più in disparte) | |
| Mit dem Schwert gelingt’s, das lern’ ich wohl: furchtlos fegt er’s zu ganz. Der Wand’rer wußt’ es gut! – Wie berg’ ich nun mein banges Haupt? Dem kühnen Knaben verfiel’s, lehrt’ ihn nicht Fafner die Furcht. – |
Ce la fa con la spada, lo riconosco: impavido, intera la riassesta. Lo sapeva il Viandante! – E io come riparo l’impaurita testa? A quell’ardito è votata, se Fafner non gli insegna la paura. – |
| (balza in piedi con inquietudine crescente e piega la schiena) | |
| Doch weh’ mir Armen! Wie würgt’ er den Wurm, erführ’ er das Fürchten von ihm? Wie erräng’ er mir den Ring? Verfluchte Klemme! Da klebt’ ich fest, fänd’ ich nicht klugen Rat, wie den Furchtlosen selbst ich bezwäng’. – |
Ohi, me disgraziato! Scannerebbe il drago, se apprendesse da lui la paura? L’anello, me lo può ottenere? Odioso impaccio! Resterei in trappola, se non trovassi un buon rimedio, per costringere io stesso quell’impavido. – |
| Siegfried | |
| (ha finito di limare i pezzi della spada e li ha radunati in un crogiolo, che pone sulla vampa della fucina: durante ciò che segue alimenta la vampa con il mantice) | |
| He, Mime! Geschwind! Wie heißt das Schwert, das ich in Späne zersponnen? |
Ehi, Mime! Svelto! Quale nome ha la spada, che in polvere ho consunto? |
| Mime | |
| (con un sussulto si scuote dai suoi pensieri) | |
| Notung nennt sich das neidliche Schwert: deine Mutter gab mir die Mär. |
Ha nome Notung la spada crudele: tua madre mi dette notizia. |
| Siegfried | |
| (mentre lavora) | |
| Notung! Notung! Neidliches Schwert! Was mußtest du zerspringen? Zu Spreu nun schuf ich die scharfe Pracht, im Tiegel brat’ ich die Späne. Hoho! Hoho! Hohei! Hohei! Hoho! Blase, Balg! Blase die Glut! – Wild im Walde wuchs ein Baum, den hab’ ich im Forst gefällt: die braune Esche brannt’ ich zur Kohl’, auf dem Herd nun liegt sie gehäuft! Hoho! Hoho! Hohei! Hohei! Hoho! Blase, Balg! Blase die Glut! – Des Baumes Kohle, wie brennt sie kühn; wie glüht sie hell und hehr! In springenden Funken sprühet sie auf: hohei! Hohei! Hohei! Zerschmilzt mir des Stahles Spreu. Hoho! Hoho! Hohei! Blase, Balg! Blase die Glut! – |
Notung! Notung! Spada spietata! Perché ti sei spezzata? In pula ora ho ridotto il tagliente fulgore, le polveri cuocio nel crogiolo. Hoho! Hoho! Hohei! Hohei! Hoho! Soffia, mantice! Soffia nel fuoco! – Fiero nel folto cresceva un albero, nella foresta io l’ho abbattuto: il bruno frassino bruciai in carboni, sul focolare ora è ammucchiato! Hoho! Hoho! Hohei! Hohei! Hoho! Soffia, mantice! Soffia nella fiamma! – Ardita i tizzi arde dell’albero; come grandiosa e chiara splende! In sprizzanti scintille essa sfavilla: hohei! Hohei! Hohei! Dell’acciaio mi fonde la pula. Hoho! Hohei! Hohei! Soffia, mantice! Soffia nella fiamma! – |
| Mime | |
| (sempre tra sé, seduto lontano) | |
| Er schmiedet das Schwert, und Fafner fällt er: das seh’ ich nun sicher voraus; Hort und Ring erringt er im Harst: wie erwerb’ ich mir den Gewinn? MitWitz und List erlang’ ich beides und berge heil mein Haupt. |
Forgia la spada, e abbatte Fafner: tutto questo prevedo sicuro; tesoro e anello ottiene nello scontro: il bottino io come lo prendo? Con ingegno e astuzia l’uno e l’altro raggiungo e metto al riparo la mia testa. |
| Siegfried | |
| (ancora al mantice) | |
| Hoho! Hohei! Hohei! Hohei! Notung! Notung! Neidliches Schwert! Nun schmolz deines Stahles Spreu: im eignen Schweiße schwimmst du nun. Bald schwing’ ich dich als mein Schwert! |
Hoho! Hohei! Hohei! Hohei! Notung! Notung! Spada spietata! Si è fusa la pula del tuo acciaio: nel tuo stesso sudore stai nuotando. Presto ti impugnerò come mia spada! |
| Mime | |
| (al proscenio tra sé) | |
| Rang er sich müd mit dem Wurm, von der Müh’ erlab’ ihn ein Trunk: aus würz’gen Säften, die ich gesammelt, brau’ ich den Trank für ihn; wenig Tropfen nur braucht er zu trinken, sinnlos sinkt er in Schlaf: mit der eignen Waffe, die er sich gewonnen, räum’ ich ihn leicht aus dem Weg, erlange mir Ring und Hort. |
Sfinito che sia dalla lotta col drago, dalla fatica lo ristori un sorso: da aromatici succhi che ho raccolto, io gli preparo la bevanda; poche gocce soltanto deve bere, esanime cade nel sonno: e con la stessa spada, ch’egli si è conquistato, di lui senza fatica mi sbarazzo, e mi prendo l’anello col tesoro. |
| (Si frega le mani soddisfatto) | |
| Hei! Weiser Wand’rer! Dünkt’ ich dich dumm? Wie gefällt dir nun mein feiner Witz? Fand ich mir wohl Rat und Ruh’? |
Ehi! Saggio Viandante! Ti sembravo scemo? Apprezzi ora la mia mente sottile? Non ho trovato forse il rimedio e il riposo? |
| (Balza in piedi tutto contento, raccoglie alcuni recipienti e da essi versa droghe in una pentola) | |
| Siegfried | |
| (ha versato l’acciaio fuso in uno stampo allungato che immerge nell’acqua; ora si ode il sibilo acuto del raffreddamento) | |
| In dasWasser floß ein Feuerfluß: grimmiger Zorn zischt’ ihm da auf! Frierend zähmt’ ihn der Frost. Wie sehrend er floß, in des Wassers Flut fließt er nicht mehr; starr ward er und steif, herrisch der harte Stahl: heißes Blut doch fließt ihm bald! Nun schwitze noch einmal, daß ich dich schweiße, Notung, neidliches Schwert! |
Nell’acqua fluì un fiotto di fuoco: irato cruccio si sfoga in fischi! Gelido il freddo lo doma. Se avverso fluiva, nel flutto dell’acqua più ora non scorre; s’è fatto rigido e fermo, il duro acciaio superbo: ma caldo sangue presto l’inonda! Per ora torna a sudare, che io ti tempri, Notung, spada spietata! |
| (Spinge l’acciaio nei carboni e l’arroventa. Poi si gira verso Mime, che dall’altra parte del focolare ha posato la sua pentola sull’orlo della brace) | |
| Was schafft der Tölpel dort mit dem Topf? Brenn’ ich hier Stahl, braust du dort Sudel? |
Che fa quello stupido là con la pentola? Se qui incendio acciaio, tu là scaldi brodini? |
| Mime | |
| Zu Schanden kam ein Schmied, den Lehrer sein Knabe lehrt; mit der Kunst nun ist’s beim Alten aus, als Koch dient er dem Kind: brennt es das Eisen zu Brei, aus Eiern braut der Alte ihm Sud. |
Vergogna toccò a un fabbro, il ragazzo ammaestra il maestro; con l’arte il vecchio è alla fine, fa il cuoco per il ragazzo: riduce questo il ferro in brodo, con uova il vecchio gli cuoce una zuppa. |
| (continua a cucinare) | |
| Siegfried | |
| (sempre intento al lavoro) | |
| Mime, der Künstler, lernt jetzt kochen; das Schmieden schmeckt ihm nicht mehr: seine Schwerter alle hab’ ich zerschmissen; was er kocht, ich kost’ es ihm nicht! Das Fürchten zu lernen, will er mich führen; ein Ferner soll es mich lehren: was am besten er kann, mir bringt er’s nicht bei; als Stümper besteht er in allem! |
Mime, l’artefice, impara a cuocere; non gli piace più la fucina: le sue spade tutte quante le ho ridotte in pezzi; le sue pietanze io non le assaggio! Per imparare il timore, lui mi sarà guida; un estraneo sarà chi me lo mostra: quel che Mime sa meglio, non sa insegnarmelo; un inetto rimane in tutto! |
| (Ha tratto fuori l’acciaio arroventato e ora, durante la canzone che segue, lo martella sull’incudine con il grande martello da fabbro) | |
| Hoho! Hoho! Hohei! Schmiede,mein Hammer, ein hartes Schwert! Hoho! Hahei! Hoho! Hahei! Einst färbte Blut dein falbes Blau; sein rotes Rieseln rötete dich: kalt lachtest du da, das warme lecktest du kühl! Heiaho! Haha! Haheiaha! Nun hat die Glut dich rot geglüht; deine weiche Härte dem Hammer weicht: zornig sprühst du mir Funken, daß ich dich Spröden gezähmt! Heiaho! Hohoho! Hahei! Hahei! Hahei! |
Hoho! Hoho! Hohei! Batti, martello, la dura spada! Hoho! Hohei Hoho! Hohei! Il tuo livido azzurro un giorno si tinse di sangue; le rosse sue gocce ti fecero rossa: fredda tu allora ridesti, il caldo leccando gelavi! Heiaho! Haha! Haheiaha! Ora la vampa ardendo ti arrossa; il tuo molle rigore cede al martello: irata mi scagli faville, perché te ribelle ho domato! Heiaho! Hohoho! Hahei! Hahei! Hahei! |
| Mime | |
| (a parte) | |
| Er schafft sich ein scharfes Schwert, Fafner zu fällen, der Zwerge Feind: ich braut’ ein Trug-Getränk, Siegfried zu fangen, dem Fafner fiel. Gelingen muß mir die List; lachen muß mir der Lohn! |
Si fa una spada tagliente, per abbattere Fafner nemico dei nani: io con l’inganno di un succo catturo Siegfried quando atterra Fafner. L’astuzia deve riuscirmi, sorridermi deve il guadagno! |
| (durante ciò che segue Mime si affaccenda a versare il contenuto della pentola in una fiaschetta) | |
| Siegfried | |
| Hoho! Hoho! Hahei! Hahei! Schmiede, mein Hammer, ein hartes Schwert! Hoho! Hahei! Hoho! Hahei! Der frohen Funken wie freu’ ich mich! Es ziert den Kühnen des Zornes Kraft: lustig lachst du mich an, stellst du auch grimm dich und gram! Heiaho! Haha! Haheiaha! Durch Glut und Hammer glückt’ es mir; mit starken Schlägen streckt’ ich dich: nun schwinde die rote Scham; werde kalt und hart, wie du kannst. Heiaho! Heiaho! Heiaho! Hohoho! |
Hoho! Hoho! Hahei! Hahei! Tempra, martello, una spada tenace! Hoho! Hahei! Hoho! Hahei! Delle giocose faville quanto gioisco! Dà onore all’intrepido la forza dell’ira: se allegro tu mi sorridi, anche rabbia mostri e rancore! Heiaho! Haha! Haheiaha! Con fuoco e martello mi è andata bene; colpi potenti ti hanno disteso: sparisca il rosso pudore; più fredda fatti, più dura che puoi. Heiaho! Heiaho! Heiaho! Hohoho! |
| (A questo punto immerge l’acciaio nell’acqua e ride per il sibilo potente) | |
| Mime | |
| (mentre Siegfried fissa la spada ormai forgiata nell’impugnatura, Mime al proscenio va girando su e giù con la sua fiaschetta) | |
| Den der Bruder schuf, den schimmernden Reif, in den er gezaubert zwingende Kraft, das helle Gold, das zum Herrscher macht, – ihn hab’ ich gewonnen, ich walte sein’! – Alberich selbst, der einst mich band, zur Zwergenfrone zwing’ ich ihn nun: als Niblungenfürst fahr’ ich danieder; gehorchen soll mir alles Heer! – Der verachtete Zwerg, wie wird er geehrt! Zu dem Horte hin drängt sich Gott und Held; vor meinem Nicken neigt sich die Welt, vor meinem Zorne zittert sie hin! – Dann wahrlich müht sich Mime nicht mehr: ihm schaffen andre den ew’gen Schatz. Mime, der kühne, Mime ist König, Fürst der Alben, Walter des Alls! Hei, Mime! Wie glückte dir das! Wer hätte wohl das gedacht? |
L’anello che mio fratello creò, splendido cerchio, in cui impresse magica potenza, l’oro radioso che dona il dominio, – l’ho conquistato, è in mio potere! Alberico, lui stesso, che un giorno mi piegò, ai servizi dei nani ora lo astringo io: dei Nibelunghi io principe scendo laggiù; deve obbedirmi tutta la schiera! – Il nano disprezzato, quali onori godrà! Al tesoro si slancia un dio e un eroe; ad ogni cenno mio s’inchina il mondo, per la mia collera trema di terrore! – Poi davvero fatiche Mime non avrà più: altri per lui lavorano il tesoro immortale. Mime, l’ardito, Mime è sovrano, signore dei demoni, padrone del mondo! Ehi,Mime! T’è andata bene! Chi mai l’avrebbe pensato? |
| Siegfried | |
| (con gli ultimi colpi leviga i chiodi dell’impugnatura, poi afferra la spada) | |
| Notung! Notung! Neidliches Schwert! Jetzt haftest du wieder im Heft. Warst du entzwei, ich zwang dich zu ganz; kein Schlag soll nun dichmehr zerschlagen. Dem sterbenden Vater zersprang der Stahl, der lebende Sohn schuf ihn neu: nun lacht ihm sein heller Schein, seine Schärfe schneidet ihm hart. |
Notung! Notung! Spada spietata! Di nuovo stai salda nell’elsa. Divisa in due, a forza ti ho resa intera; ormai non c’è colpo che ti spezzi. Al padre morente si ruppe l’acciaio, vivo il figlio l’ha rifatto nuovo: e ora gli sorride il suo splendore, per lui l’aguzza lama taglia netto. |
| (agitando la spada avanti a sé) | |
| Notung! Notung! Neidliches Schwert! Zum Leben weckt’ ich dich wieder. Tot lagst du in Trümmern dort, jetzt leuchtest du trotzig und hehr. Zeige den Schächern nun deinen Schein! Schlage den Falschen, fälle den Schelm! Schau,Mime, du Schmied: so schneidet Siegfrieds Schwert! |
Notung! Notung! Spada spietata! Alla vita io t’ho risvegliata. Morta giacevi laggiù in frantumi; ora risplendi nobile e altera. Mostra ai furfanti ora il tuo fulgore! Colpisci il falso, abbatti il perfido! Guarda, Mime, tu fabbro: così taglia la spada di Siegfried! |
|
(Ha disteso il braccio con la spada e ora
colpisce l’incudine; questa si infrange in
due pezzi, dall’alto in basso, sì che cade
spaccata con grande fracasso. Mime, che
al colmo dell’estasi si era arrampicato su
un panchetto, per lo spavento cade
seduto per terra. Siegfried esultante leva
in alto la spada. Cala rapidamente il sipario.) |
|
| Secondo atto | |
| Preludio e prima scena | |
| (Proprio sullo sfondo l’entrata di una caverna. Il terreno sale fino a metà del palcoscenico, dove forma un piccolo rialzo spianato; da lì si estende all’indietro di nuovo in discesa, verso la caverna, sì che di questa è visibile allo spettatore solo la parte superiore dell’entrata. A sinistra si osserva attraverso gli alberi del bosco una parete rocciosa tutta spaccature. Notte oscura, fittissima sul fondo, dove all’inizio l’occhio dello spettatore non può distinguere assolutamente nulla.) | |
| Alberich | |
| (da parte, acquattato alla parete rocciosa, in truce meditazione) | |
| In Wald und Nacht vor Neidhöhl’ halt’ ich Wacht: es lauscht mein Ohr, mühvoll lugt mein Aug’. – Banger Tag, bebst du schon auf? Dämmerst du dort durch das Dunkel her? |
Nella selva e nella notte sorveglio la grotta dell’odio: il mio orecchio ascolta, con fatica scruta il mio occhio. – Trepido giorno, già ti levi tremando? Con l’alba là giungi a me nelle tenebre? |
| (A destra, dalla selva si alza un vento impetuoso; dalla stessa parte lampeggia un bagliore azzurrino) | |
| Welcher Glanz glitzert dort auf? Näher schimmert ein heller Schein; es rennt wie ein leuchtendes Roß, bricht durch den Wald brausend daher. Naht schon des Wurmes Würger? Ist’s schon, der Fafner fällt? |
Che bagliore freme lassù? Più vicino guizza un vivo chiarore, corre come un cavallo lucente, tra gli alberi irrompe con fragore fin qui. Giunge già l’uccisore del drago? È già qui chi Fafner abbatte? |
| (Il vento impetuoso si placa; i bagliori si spengono) | |
| Das Licht erlischt, – der Glanz barg sich dem Blick: Nacht ist’s wieder. Wer naht dort schimmernd im Schatten? |
Si spegne la luce, – il bagliore si toglie alla vista: di nuovo è notte. Ma chi arriva brillando nell’ombra? |
| (Il Viandante esce dal bosco e si arresta di fronte ad Alberich) | |
| Viandante | |
| Zur Neidhöhle fuhr ich bei Nacht: wen gewahr’ ich im Dunkel dort? |
Alla grotta dell’odio nella notte son giunto: chi scorgo là nella tenebra? |
| (Come da una nube improvvisamente squarciata appare il chiarore lunare e illumina la figura del Viandante) | |
| Alberich | |
| (riconosce il Viandante, arretra spaventato, ma esplode subito al colmo del furore) | |
| Du selbst läßt dich hier sehn? Was willst du hier? Fort, aus dem Weg! Von dannen, schamloser Dieb! |
Proprio tu qui osi mostrarti? Qui che vuoi? Via, fuori dai piedi! Vattene, ladro sfrontato! |
| Viandante | |
| (tranquillo) | |
| Schwarz-Alberich, schweifst du hier? Hütest du Fafners Haus? |
Oscuro Alberich, erri qui attorno? Sorvegli la tana di Fafner? |
| Alberich | |
| Jagst du auf neue Neidtat umher? Weile nicht hier! Weiche von hinnen! Genug des Truges tränkte die Stätte mit Not. Drum, du Frecher, laß sie jetzt frei! |
In caccia sei sempre di gesta dell’odio? Non ti fermare qui! Va’ via lontano! Troppi inganni hanno intriso di angoscia questo luogo. Libero dunque lascialo, sfrontato! |
| Viandante | |
| Zu schauen kam ich, nicht zu schaffen: wer wehrte mir Wand’rers Fahrt? |
Per guardare venni, non per agire: chi mi impedisce il cammino? |
| Alberich | |
| (con una risata maligna) | |
| Du Rat wütender Ränke! Wär’ ich dir zulieb doch noch dumm wie damals, als du mich Blöden bandest! Wie leicht geriet’ es, den Ring mir nochmals zu rauben! Hab’ acht: deine Kunst kenne ich wohl; doch wo du schwach bist, blieb mir auch nicht verschwiegen. Mit meinen Schätzen zahltest du Schulden; mein Ring lohnte der Riesen Müh’, die deine Burg dir gebaut; was mit den Trotz’gen einst du vertragen, dess’ Runen wahrt noch heut’ deines Speeres herrischer Schaft. Nicht du darfst, was als Zoll du gezahlt, den Riesen wieder entreißen: du selbst zerspelltest deines Speeres Schaft; in deiner Hand der herrische Stab, der starke, zerstiebte wie Spreu! |
Maestro di frodi furiose! Ti farei comodo io ancora ottuso come quando me ingenuo asservisti! Per te sarebbe da nulla rubarmi l’anello un’altra volta! Sta’ attento: la tua arte bene conosco; ma dove sei debole, anche questo non mi è celato. Coi miei tesori pagasti i tuoi debiti; l’anello premiò l’opera dei giganti, che ti hanno eretto la reggia; ma del patto che con quei tracotanti un giorno hai concluso, i segni anche oggi preserva l’asta superba della tua lancia. Non ti è concesso sottrarre ai giganti il tributo che hai loro pagato: spezzeresti tu stesso l’asta della tua lancia; nella tua mano la spranga superba, possente, in polvere sarebbe disfatta! |
| Viandante | |
| Durch Vertrages Treue-Runen band er dich Bösen mir nicht: dich beugt’ er mir durch seine Kraft; zum Krieg drum wahr’ ich ihn wohl! |
Non con il nodo delle rune infallibili: essa a me te maligno ha legato: ti ha piegato con la sua forza; io dunque la serbo per la guerra! |
| Alberich | |
| Wie stolz du dräust in trotziger Stärke, und wie dir’s im Busen doch bangt! – Verfallen dem Tod durch meinen Fluch ist des Hortes Hüter: wer – wird ihn beerben? Wird der neidliche Hort dem Niblungen wieder gehören? Das sehrt dich mit ew’ger Sorge! Denn fass’ ich ihn wieder einst in der Faust, anders als dumme Riesen üb’ ich des Ringes Kraft: dann zitt’re der Helden heiliger Hüter! Walhalls Höhen stürm’ ich mit Hellas Heer: der Welt walte dann ich! |
Con che fierezza minacci in tracotante violenza, e quale angoscia hai nel petto! – Da me maledetto, è votato alla morte il custode dell’oro: chi – potrà ereditarlo? Il tremendo tesoro tornerà al Nibelungo? Con ansia eterna questo ti corrode! Se infatti nel mio pugno lo stringerò un giorno, ben altrimenti che i giganti stolti userò il potere dell’anello: tremi allora il santo guardiano degli eroi! Della Walhall le cime attaccherò con la schiera dei morti: e il dominio del mondo sarà mio! |
| Viandante | |
| (tranquillo) | |
| Deinen Sinn kenn’ ich wohl, doch sorgt er mich nicht. des Ringes waltet, wer ihn gewinnt. |
Il tuo disegno conosco, ma non mi dà pensiero: il dominio ha dell’anello chi lo conquista. |
| Alberich | |
| Wie dunkel sprichst du, was ich deutlich doch weiß! An Heldensöhne hält sich dein Trotz, |
Tu dici con oscure parole ciò che a me è ben chiaro! Su figli di eroi spera la tua arroganza, |
| (beffardo) | |
| die traut deinem Blute entblüht. Pflegtest du wohl eines Knaben, der klug die Frucht dir pflücke, |
i nati con amore dal tuo sangue. Non ti sei preso cura di un ragazzo che accorto per te spiccasse il frutto, |
| (sempre più violento) | |
| die du – nicht brechen darfst? | che tu – cogliere non potevi? |
| Viandante | |
| Mit mir nicht, hadre mit Mime: dein Bruder bringt dir Gefahr; einen Knaben führt er daher, der Fafner ihm fällen soll. Nichts weiß der von mir; der Niblung nützt ihn für sich. Drum sag’ ich dir, Gesell: tue frei, wie dir’s frommt! |
Non con me, litiga con Mime: il pericolo per te è tuo fratello; conduce qui un ragazzo che abbatterà Fafner per lui. Di me egli non sa nulla; il Nibelungo ne fa uso per sé. Quindi io ti dico, compagno: liberamente fa’ ciò che ti serve! |
| (Alberich fa gesti di una viva curiosità) | |
| Höre mich wohl, sei auf der Hut! Nicht kennt der Knabe den Ring; doch Mime kundet’ ihn aus. |
Ascolta bene, sta’ in guardia! Il ragazzo non sa dell’anello, ma Mime l’ha rintracciato. |
| Alberich | |
| (con impeto) | |
| Deine Hand hieltest du vom Hort? | Tratterresti la tua mano dal tesoro? |
| Viandante | |
| Wen ich liebe, lass’ ich für sich gewähren; er steh’ oder fall’, sein Herr ist er: Helden nur können mir frommen. |
Colui che amo, lascio che abbia libera l’azione; se vince o cade, è padrone di sé: da eroi soltanto posso avere aiuto. |
| Alberich | |
| Mit Mime räng’ ich allein um den Ring? |
Per l’anello con Mime lotterei io da solo? |
| Viandante | |
| Außer dir begehrt er einzig das Gold. |
Oltre a te solo lui brama quell’oro. |
| Alberich | |
| Und dennoch gewänn’ ich ihn nicht? | E tuttavia a me non toccherà? |
| Viandante | |
| (avvicinandosi con calma) | |
| Ein Helde naht, den Hort zu befrei’n; zwei Niblungen geizen das Gold: Fafner fällt, der den Ring bewacht: wer ihn rafft, hat ihn gewonnen. Willst du noch mehr? Dort liegt der Wurm: |
Un eroe si avvicina per liberare l’oro, di cui due Nibelunghi sono avidi. Cade Fafner, che veglia sull’anello: chi l’arraffa, se lo guadagna. Vuoi di più? Là giace il drago: |
| (si volta verso la caverna) | |
| warnst du ihn vor dem Tod, willig wohl ließ’ er den Tand. – Ich selber weck’ ihn dir auf. |
se tu gli dai l’avviso della morte, credo a te lascerebbe il suo trastullo. Io stesso te lo sveglio. |
| (Si pone sull’altura davanti alla caverna e grida verso l’interno) | |
| Fafner! Fafner! Erwache,Wurm! |
Fafner! Fafner! Destati, drago! |
| Alberich | |
| (tra sé, con nervoso stupore) | |
| Was beginnt der Wilde? Gönnt er mir’s wirklich? |
Che ha in mente quel bruto? Me lo cede davvero? |
| (Dall’oscura profondità dello sfondo si ode la voce di Fafner) | |
| Voce di Fafner | |
| Wer stört mir den Schlaf? | Chi turba il mio sonno? |
| Viandante | |
| (rivolto verso la caverna) | |
| Gekommen ist einer, Not dir zu künden: er lohnt dir’s mit dem Leben, lohnst du das Leben ihm mit dem Horte, den du hütest? |
Qualcuno è venuto a predirti disgrazia: ti offre a ricompensa la vita, tu la sua vita ricompensi a lui col tesoro che custodisci? |
| (Tende l’orecchio alla caverna) | |
| Fafner | |
| Was will er? | Che vuole? |
| Alberich | |
| (si è accostato al Viandante e grida verso la caverna) | |
| Wache, Fafner! Wache, du Wurm! Ein starker Helde naht, dich heil’gen will er bestehn. |
All’erta, Fafner! All’erta, drago! Un forte eroe s’appressa, e te inviolabile intende aggredire. |
| Fafner | |
| Mich hungert sein. | Di lui ho fame. |
| Viandante | |
| Kühn ist des Kindes Kraft, scharf schneidet sein Schwert. |
Audace e forte è il ragazzo, acuto è il taglio della sua spada. |
| Alberich | |
| Den goldnen Reif geizt er allein: laß mir den Ring zum Lohn, so wend’ ich den Streit; du wahrest den Hort, und ruhig lebst du lang’! |
Il cerchio d’oro solamente brama: dà a me l’anello a ricompensa, e io allontano lo scontro, tu conservi il tesoro, e tranquillo vivi lungamente! |
| Fafner | |
| Ich lieg’ und besitz’, | Giacendo io possiedo, |
| (sbadigliando) | |
| laßt mich schlafen! | lasciatemi dormire! |
| Viandante | |
| (scoppia a ridere e si gira ancora verso Alberich) | |
| Nun, Alberich, das schlug fehl. Doch schilt mich nicht mehr Schelm! Dies eine, rat’ ich, achte noch wohl: |
Ecco, Alberich, è andata male. Ma non accusarmi più d’essere un ladro! Ti do solo un consiglio, e tu pensaci bene! |
| (gli si avvicina con un tono confidenziale) | |
| Alles ist nach seiner Art; an ihr wirst du nichts ändern. – Ich lass’ dir die Stätte, stelle dich fest! Versuch’s mit Mime, dem Bruder: der Art ja versiehst du dich besser. |
Tutto è secondo una sua legge; e in essa non puoi cambiare nulla. – Lascio a te il campo, resta qui sicuro! Prova con Mime tuo fratello: dal suo tipo puoi attenderti di meglio. |
| (si gira per andarsene) | |
| Was anders ist, das lerne nun auch! |
Ciò che sta in altro modo, devi impararlo adesso! |
| (Scompare nel bosco. S’alza un vento impetuoso, scoppia un chiaro bagliore; poi rapidamente si estinguono) | |
| Alberich | |
| (dopo averlo seguito a lungo con occhio truce) | |
| Da reitet er hin auf lichtem Roß: mich läßt er in Sorg’ und Spott! Doch lacht nur zu, ihr leichtsinniges, lustgieriges Göttergelichter! Euch seh’ ich noch alle vergehn! Solang’ das Gold am Lichte glänzt, hält einWissenderWacht: – Trügen wird euch sein Trotz! |
Cavalcando egli fugge sul cavallo splendente: e lascia me angosciato e schernito! Ma ridete, ridete, voi, vanitosa, godereccia razza di dèi! Io già vi vedo votati tutti alla rovina! Finché l’oro brilla alla luce, lo sorveglia un sapiente: – la sua tenacia vi trarrà in inganno! |
| (si infila in un crepaccio da un lato. – Spunta l’alba) | |
| Scena seconda | |
| (Mentre sorge il giorno compaiono Mime e Siegfried. Siegfried porta la spada in un cinturone di corda. Mime esamina il luogo con cura; scruta alla fine verso il fondo, che – mentre l’altura nel mezzo del proscenio a mano a mano è illuminata sempre di più dal sole – rimane avvolto in ombre oscure; poi fa un cenno a Siegfried) | |
| Mime | |
| Wir sind zur Stelle: bleib hier stehn! |
Siamo arrivati: fermati qui! |
| Siegfried | |
| (si mette seduto sotto un grande tiglio e si guarda attorno) | |
| Hier soll ich das Fürchten lernen? Fern hast du mich geleitet: eine volle Nacht im Walde selbander wanderten wir. Nun sollst du, Mime, mich meiden! Lern’ ich hier nicht, was ich lernen soll, allein zieh’ ich dann weiter: dich endlich wird’ ich da los! |
Qui devo imparare la paura? Ben lontano mi hai portato: una notte intera nel bosco in due abbiamo girato. Mime, tu ora devi farti da parte! Se qui non imparo quel che devo imparare, io vado avanti solo: finalmente mi libero di te! |
| Mime | |
| (gli si siede davanti, in modo da tenere sempre d’occhio la caverna) | |
| Glaube, Liebster, lernst du heut’ und hier das Fürchten nicht, an andrem Ort, zu andrer Zeit schwerlich erfährst du’s je. – Siehst du dort den dunklen Höhlenschlund? Darin wohnt ein greulich wilder Wurm: unmaßen grimmig ist er und groß; ein schrecklicher Rachen reißt sich ihm auf; mit Haut und Haar auf einen Happ verschlingt der Schlimme dich wohl. |
Credi, carissimo, se la paura oggi e qui non impari, in altro luogo, in altro tempo difficilmente ne avrai la prova. – Vedi laggiù la gola oscura della grotta? Lì dentro abita un drago orribile, feroce: esso è enorme e malvagio; spaventosa la gola gli si spalanca; piazza pulita in un solo boccone di te farà il crudele. |
| Siegfried | |
| (sempre seduto sotto il tiglio) | |
| Gut ist’s, den Schlund ihm zu schließen: drum biet’ ich mich nicht dem Gebiß. |
È bene chiudergli la canna: perciò al suo morso non mi offro. |
| Mime | |
| Giftig gießt sich ein Geifer ihm aus: wen mit des Speichels Schweiß er bespeit, dem schwinden wohl Fleisch und Gebein. |
Si versa dalle fauci velenosa saliva: a chi è bagnato con la bava della sua bocca, carne e ossa si disfano. |
| Siegfried | |
| Daß des Geifers Gift mich nicht sehre, weich’ ich zur Seite dem Wurm. |
A che non mi corroda lo sputo velenoso, giro sul fianco al drago. |
| Mime | |
| Ein Schlangenschweif schlägt sich ihm auf: wen er damit umschlingt und fest umschließt, dem brechen die Glieder wie Glas. |
A lui una coda di rettile si drizza: a colui che con quella avvolge e stringe, si infrangono le membra come vetro. |
| Siegfried | |
| Vor des Schweifes Schwang mich zu wahren, halt’ ich denArgen im Aug’. – Doch heiße mich das: hat der Wurm ein Herz? |
Per scampare allo scatto della coda, tengo d’occhio il crudele. – Ma tu dimmi una cosa: ha un cuore il drago? |
| Mime | |
| Ein grimmiges, hartes Herz! | Sì,malvagio e duro! |
| Siegfried | |
| Das sitzt ihm doch, wo es jedem schlägt, trag’ es Mann oder Tier? |
Il suo cuore si trova dove batte ad ognuno, l’abbia uomo o animale? |
| Mime | |
| Gewiß, Knabe, da führt’s auch der Wurm; jetzt kommt dir das Fürchten wohl an? |
Certo, ragazzo, ce l’ha lì anche il drago; forse ti arriva adesso la paura? |
| Siegfried | |
| (che fino ad ora indolente stava disteso, si alza rapidamente a sedere) | |
| Notung stoß’ ich dem Stolzen ins Herz! Soll das etwa Fürchten heißen? He, du Alter! Ist das alles, was deine List mich lehren kann? Fahr’ deines Wegs dann weiter; das Fürchten lern’ ich hier nicht. |
A quel borioso spingo Notung nel cuore! Forse è questa che chiamano paura? Ehi, vecchio! È questo tutto ciò che la tua astuzia può insegnarmi? Va’ avanti per la tua strada; la paura qui non l’imparo. |
| Mime | |
| Wart’es nur ab! Was ich dir sage, dünke dich tauber Schall: ihn selber mußt du hören und sehn, die Sinne vergehn dir dann schon! Wenn dein Blick verschwimmt, der Boden dir schwankt, im Busen bang dein Herz erbebt: – |
Aspetta almeno che arrivi! Quel che ti dico io, ti sembrerebbe un vuoto suono: da solo devi vederlo e udirlo, allora i sensi ti mancheranno! Quando l’occhio si appanna, il suolo ti trema, nel petto in affanno palpita il cuore: – |
| (molto amichevole) | |
| dann dankst du mir, der dich führte, gedenkst, wie Mime dich liebt. |
poi ringrazi me che ti ho guidato, rammentando quanto Mime t’ama. |
| Siegfried | |
| (salta su contrariato) | |
| Du sollst mich nicht lieben! Sagt’ ich dir’s nicht? Fort aus denAugen mir. Laß mich allein: sonst halt’ ich’s hier länger nicht aus, fängst du von Liebe gar an! Das eklige Nicken und Augenzwicken, wann endlich soll ich’s nicht mehr sehn, wann wird’ ich denAlbernen los? |
Tu non mi devi amare! Non te l’ho già detto? Sparisci dai miei occhi. Lasciami in pace: altrimenti qui non ci resisto, se tu ricominci con l’amore! Gli ammicchi stomachevoli, le strizzatine di occhi, quando potrò non vederli mai più, libero finalmente dell’idiota? |
| Mime | |
| Ich lass’ dich schon. Am Quell dort lagr’ ich mich; steh’ du nur hier; steigt dann die Sonne zur Höh’, merk’ auf den Wurm: aus der Höhle wälzt er sich her, hier vorbei biegt er dann, am Brunnen sich zu tränken. |
Ecco, ti lascio. Vicino alla sorgente mi distendo, tu resta qui; ma quando il sole cresce, sta’ attento al drago: qui dalla sua grotta egli si snoda, da questa parte poi si volge, per bere alla sorgente. |
| Siegfried | |
| (ridendo) | |
| Mime, weilst du am Quell, dahin lass’ ich den Wurm wohl gehn: Notung stoß’ ich ihm erst in die Nieren, wenn er dich selbst dort mit weggesoffen! Darum, hör’ meinen Rat, raste nicht dort am Quell: kehre dich weg, so weit du kannst, und komm’ nie mehr zu mir! |
Se resti alla sorgente, Mime, ti mando il drago: Notung gli spingo nelle reni non prima che proprio te laggiù con l’acqua abbia ingoiato! Perciò ascolta il mio consiglio: non attardarti là alla sorgente: scappa via, lontano quanto puoi, e non tornare mai più da me! |
| Mime | |
| Nach freislichem Streit dich zu erfrischen, wirst du mir wohl nicht wehren? |
Non vorrai, credo, impedirmi di ristorarti dopo lo scontro mortale? |
| (Siegfried lo respinge con stizza) | |
| Rufe mich auch, darbst du des Rates – |
E chiamami, se ti manca un consiglio – |
| (Siegfried ripete con veemenza il suo gesto) | |
| oder wenn dir das Fürchten gefällt. | o se ti arriva la paura. |
| (Siegfried si alza e con gesto furente spinge Mime ad andarsene) | |
| Mime | |
| (tra sé, avviandosi) | |
| Fafner und Siegfried – Siegfried und Fafner: – oh, brächten beide sich um! |
Fafner e Siegfried – Siegfried e Fafner – oh, si uccidessero l’un l’altro! |
| (scompare nel bosco, a destra) | |
| Siegfried | |
| (si stende comodamente sotto il tiglio, seguendo con lo sguardo Mime che si allontana) | |
| Daß der mein Vater nicht ist, wie fühl’ ich mich drob so froh! Nun erst gefällt mir der frische Wald; nun erst lacht mir der lustige Tag, da der Garstige von mir schied und ich gar nicht ihn wiederseh’! |
Che lui non sia mio padre, quanto sono felice! Solo ora mi piace la freschezza del bosco; la letizia del giorno solo ora mi ride, ora che il lercio mi lascia, e non lo vedrò più! |
| (cade in silenziosa riflessione) | |
| Wie sah mein Vater wohl aus? – Ha! – gewiß wie ich selbst: denn wär’ wo von Mime ein Sohn, müßt’ er nicht ganz Mime gleichen? Grade so garstig, griesig und grau, klein und krumm, höckrig und hinkend, mit hängenden Ohren, triefigen Augen – – fort mit dem Alp! Ich mag ihn nicht mehr seh’n. |
Com’era l’aspetto di mio padre? – Ah! – certo come il mio: se mai ci fosse un figlio di Mime, non dovrebbe in tutto esser simile a Mime? Come lui tanto goffo, grugnone e grigio, piegato e piccolo, e storto e storpio, con le orecchie appese, con la cispa agli occhi – – via quello gnomo! Non lo voglio più vedere! |
| (Si distende all’indietro e guarda in mezzo alla cima dell’albero. Profonda quiete. Vita della foresta) | |
| Aber – wie sah meine Mutter wohl aus? Das – kann ich nun gar nicht mir denken! – Der Rehhindin gleich glänzten gewiß ihr hell schimmernde Augen, nur noch viel schöner! – Da bang sie mich geboren, warum aber starb sie da? Sterben die Menschenmütter an ihren Söhnen alle dahin? Traurig wäre das, traun! – Ach, möchte’ ich Sohn meine Mutter sehen! – Meine – Mutter! – ein Menschenweib! – |
Ma – com’era l’aspetto di mia madre? Questo – non posso immaginarlo affatto! – Come alla cerbiatta, brillavano a lei certo gli occhi chiari e lucenti, solo molto più belli! – Dopo che in ansia mi partorì, perché è morta in quell’attimo? Muoiono tutte le madri umane per i loro figli? Cosa triste sarebbe, davvero! – Ahimè, potessi io suo figlio vedere mia madre! – Mia – madre! – una donna umana! – |
| (Sospira piano e si distende all’indietro ancora di più. Lungo silenzio. – Il canto di un uccello attira alla fine la sua attenzione. Egli porge ascolto a un bell’uccellino sopra di lui) | |
| Du holdes Vöglein! Dich hört’ ich noch nie: bist du imWald hier daheim? – Verstünd’ ich sein süßes Stammeln! Gewiß sagt’ es mir was, – vielleicht – von der lieben Mutter? – Ein zankender Zwerg hat mir erzählt, der Vöglein Stammeln gut zu verstehn, dazu könnte man kommen: wie das wohl möglich wär’? |
Gentile uccellino! Non ti ho ascoltato mai prima: hai qui casa nel bosco? – Se intendessi il dolce balbettìo! Di certo mi direbbe qualcosa, – forse – della cara mia madre? – Un nano chiacchierone mi ha narrato che l’uomo può arrivare a intendere il cinguettìo degli uccelli: e come è possibile? |
| (Riflette. L’occhio gli cade su un canneto non lontano dal tiglio) | |
| Hei! Ich versuch’s; sing’ ihm nach: auf dem Rohr tön’ ich ihm ähnlich! Entrat’ ich der Worte, achte der Weise, sing’ ich so seine Sprache, versteh’ ich wohl auch, was es spricht. |
Ehi, ci provo; imito il canto: intono i suoi suoni sulla canna! Se rinuncio alle parole, imitandone l’aria, io canto la sua lingua, e anche comprendo quel che dice. |
| (Con la spada ha tagliato una canna e se ne è fatto rapidamente uno zufolo) | |
| Es schweigt und lauscht: – so schwatz’ ich denn los! |
Tace ed ascolta: – perciò chiacchiero io quanto mi pare. |
| (Tenta di ripetere sullo zufolo l’aria dell’uccellino; non gli riesce; si interrompe, riprende il taglio e lo migliora. Soffia di nuovo; indispettito scuote il capo e torna a correggere. Tenta un’altra volta. Si arrabbia, preme la canna con la mano e fa ancora un tentativo; alla fine ridendo smette del tutto) | |
| Das tönt nicht recht; auf dem Rohre taugt die wonnige Weise mir nicht. – Vöglein,mich dünkt, ich bleibe dumm: von dir lernt sich’s nicht leicht! |
Non è intonato; sullo zufolo non mi si adatta la melodia graziosa. – Credo, uccellino, di restare un ottuso: imparare da te non è facile! |
| (Ascolta ancora l’uccellino e alza lo sguardo) | |
| Nun schäm’ ich mich gar vor dem schelmischen Lauscher: er lugt und kann nichts erlauschen. – Heida! So höre nun auf mein Horn. |
Ora provo una gran vergogna davanti al birichino che m’ascolta: mi spia e non ne trae un bel niente. – Ehilà! Senti allora qualcosa sul mio corno! |
| (Agita per aria lo zufolo e lo getta via lontano) | |
| Auf dem dummen Rohre gerät mir nichts. – Einer Waldweise, wie ich sie kann, der lustigen sollst du nun lauschen. Nach lieben Gesellen lockt’ ich mit ihr: nichts Beß’res kam noch als Wolf und Bär. Nun laß mich sehn, wen jetzt sie mir lockt: ob das mir ein lieber Gesell? |
Su questa sciocca canna non mi riesce nulla. – Una canzone dei boschi, come io la so fare, quella allegra ora sta’ ad ascoltare. Buoni compagni con essa attiravo: niente ancora ne venne di meglio che lupi ed orsi. Dunque lascia ch’io veda, chi ora essa a me attira: che non sia un buon compagno? |
|
(Sul suo piccolo corno d’argento suona
una melodia allegra. Nello sfondo c’è movimento. Fafner, in forma di un drago simile a un mostruoso ramarro, nella caverna si è sollevato dal suo giaciglio; si fa strada in mezzo ai cespugli e avanza sinuoso fuori dal profondo verso il rialzo del terreno, così che con la parte anteriore del corpo è già arrivato. Ora emette il rumore di un potente e sonoro sbadiglio) |
|
| Siegfried | |
| (si gira, si accorge di Fafner, lo osserva meravigliato e ride) | |
| Haha! Da hätte mein Lied mir was Liebes erblasen! Du wärst mir ein saub’rer Gesell! |
Haha! Doveva la canzone attirarmi qualcuno gradito! Tu puoi essere un compagno più grazioso! |
| Fafner | |
| (alla vista di Siegfried si è fermato sull’altura) | |
| Was ist da? | Che c’è là? |
| Siegfried | |
| Ei, bist du ein Tier, das zum Sprechen taugt, wohl ließ’ sich von dir ’was lernen? Hier kennt einer das Fürchten nicht: kann er’s von dir erfahren? |
Ehi, se sei una bestia che sa parlare, da te si può imparare qualcosa? Qui una persona non conosce la paura: può apprenderla da te? |
| Fafner | |
| Hast du Übermut? | È insolenza la tua? |
| Siegfried | |
| Mut oder Übermut – was weiß ich! Doch dir fahr’ ich zu Leibe, lehrst du das Fürchten mich nicht! |
Fermezza o insolenza – che ne so! Ma tu te la vedrai con me, se non sai insegnarmi la paura! |
| Fafner | |
| (scoppia in una sonora risata) | |
| Trinken wollt’ ich: nun treff’ ich auch Fraß! |
Volevo bere: ora trovo anche il pasto! |
| (apre le fauci e mostra i denti) | |
| Siegfried | |
| Eine zierliche Fresse zeigst du mir da: lachende Zähne im Leckermaul! Gut wär’ es, den Schlund dir zu schließen; dein Rachen reckt sich zu weit! |
Un grugno grazioso mi stai mostrando: lucide zanne di un ghiottone! Sarebbe bene chiuderti la canna; le fauci si allargano troppo! |
| Fafner | |
| Zu tauben Reden taugt er schlecht: dich zu verschlingen, frommt der Schlund. |
Per vuoti discorsi serve a poco: ma ad inghiottirti è pronta la canna. |
| (minaccia con la coda) | |
| Siegfried | |
| Hoho! Du grausam grimmiger Kerl! Von dir verdaut sein, dünkt mich übel: rätlich und fromm doch scheint’s, du verrecktest hier ohne Frist. |
Hoho! Che tipo truce e feroce! Essere digerito da te credo sia brutto: saggio mi sembra e giusto che tu crepi qui senza aspettare. |
| Fafner | |
| (con un muggito) | |
| Pruh! Komm, prahlendes Kind! |
Bah! Vieni, ragazzino sbruffone! |
| Siegfried | |
| (afferra la spada) | |
| Hab’ acht, Brüller! Der Prahler naht! |
Attento, con tutti i tuoi urli! Lo sbruffone è vicino! |
| (Si mette davanti a Fafner: questi lo fronteggia ergendosi ancora di più sull’altura e schizza dalle narici contro di lui. Siegfried si lancia di lato. Fafner agita la coda in avanti per afferrare Siegfried, che la scansa, saltando con un balzo sulla schiena del drago; allorché la coda velocemente si piega dalla sua parte e già quasi lo coglie, Siegfried la ferisce con la spada. Fafner in fretta tira indietro la coda, muggisce e solleva la parte superiore del corpo per gettarsi su Siegfried con tutto il furore che ha dentro; e così porge scoperto il petto; rapido Siegfried scruta il posto del cuore e ci spinge dentro la sua spada fino all’impugnatura. Fafner per il dolore si solleva anche più in alto e appena Siegfried ha lasciato andare la spada ed è saltato da un lato, con tutto il corpo si abbatte sulla ferita) | |
| Siegfried | |
| Da lieg’, neidischer Kerl! Notung trägst du im Herzen. |
Lì ferma, bestia invidiosa! Hai Notung in mezzo al cuore. |
| Fafner | |
| (con voce più debole) | |
| Wer bist du, kühner Knabe, der das Herz mir traf? Wer reizte des Kindes Mut zu der mordlichen Tat? Dein Hirn brütete nicht, was du vollbracht. |
Ragazzo audace, chi sei tu che hai colpito il mio cuore? Chi ha spinto il giovanile ardore all’atto assassino? Non fu la tua mente a pensare ciò che hai compiuto. |
| Siegfried | |
| Viel weiß ich noch nicht, noch nicht auch, wer ich bin. Mit dir mordlich zu ringen, reiztest du selbst meinen Mut. |
Molto ancora non so, non so neanche chi sono. Per lottare con te fino a morte, tu stesso hai spinto il mio ardore. |
| Fafner | |
| Du helläugiger Knabe, unkund deiner selbst: wen du gemordet meld’ ich dir. Die einst der Welt gewaltet, Der Riesen ragend Geschlecht, Fasolt und Fafner, die Brüder fielen nun beide. Um verfluchtes Gold, von Göttern vergabt, traf ich Fasolt zu Tod. Der nun als Wurm den Hort bewachte, Fafner, den letzten Riesen, fällte ein rosiger Held. – Blicke nun hell, blühender Knabe: der dich Blinden reizte zur Tat, berät jetzt des Blühenden Tod! |
Ragazzo dai limpidi occhi, che ignori te stesso: chi hai ucciso a te rendo noto. Chi un tempo ha dominato il mondo, razza eccelsa dei giganti, Fasolt e Fafner, fratelli caddero entrambi. Per l’oro maledetto, ceduto dagli dèi, colpii Fasolt a morte. Quel drago che ora custodiva il tesoro, Fafner, l’ultimo gigante, è stato abbattuto da un fiorente eroe. – Apri i tuoi occhi, vigoroso ragazzo: chi te cieco ha spinto ad agire, al tuo vigore trama adesso la morte! |
| (spirando) | |
| Merk’, wie’s endet: – acht’ auf mich! |
Pensa quale sarà la fine: – credi a me! |
| Siegfried | |
| Woher ich stamme, rate mir noch; weise ja scheinst du Wilder im Sterben; rat’ es nach meinem Namen: Siegfried bin ich genannt. |
Da chi sono nato, anche dimmi; tu selvaggio mi sembri sapiente morendo; scoprilo dal mio nome: Siegfried son detto. |
| Fafner | |
| Siegfried...! | Siegfried...! |
| (sospira, si solleva e muore) | |
| Siegfried | |
| Zur Kunde taugt kein Toter. So leite mich denn mein lebendes Schwert! |
Nulla si apprende da un morto. Mi guidi dunque la viva mia spada! |
| (Morendo Fafner si è girato su un fianco. Ora Siegfried gli tira via la spada dal petto: nel far questo la sua mano si bagna di sangue; ed egli la scuote con impeto) | |
| Wie Feuer brennt das Blut! | Il sangue scotta come fuoco! |
| (Involontariamente porta alla bocca le dita per succhiarne via il sangue. Mentre pensieroso fissa lo sguardo davanti a sé, la sua attenzione è attirata via via maggiormente dal canto dell’uccellino nel bosco. Egli ascolta trattenendo il respiro – ) | |
| Ist mir doch fast, als sprächen die Vöglein zu mir! Deutlich dünken mich’s Worte!br> Nützte mir das des Blutes Genuß? – Das seltne Vöglein hier, – horch, was singt es nur? |
Quasi mi sembra che gli uccellini mi stiano parlando! Con parole chiare, direi! Forse mi aiuta aver gustato il sangue? – Questo raro uccellino, – ascolta, che sta cantando? |
| Voce di un uccello nel bosco | |
| (nel tiglio) | |
| Hei! Siegfried gehört nun der Niblungen Hort: O, fänd’ in der Höhle den Hort er jetzt! Wollt’ er den Tarnhelm gewinnen, der taugt’ ihm zu wonniger Tat: doch wollt’ er den Ring sich erraten, der macht’ ihn zum Walter der Welt! |
Evviva! A Siegfried spetta dei Nibelunghi il tesoro: oh, se nella caverna ora egli lo trovasse! E se il magico elmo si conquista, gli è di aiuto ad azioni gloriose: ma se volesse ritrovare l’anello, con esso sarebbe il sovrano del mondo! |
| Siegfried | |
| Dank, liebes Vöglein, für deinen Rat: gern folg’ ich dem Ruf! |
Grazie, caro uccellino, del tuo consiglio: con gioia seguo l’invito! |
| (Si volge verso il fondo e scende giù nella caverna, dove subito scompare completamente) | |
| Scena terza | |
| (Compare Mime che avanza con cautela, guardandosi attorno timido per persuadersi della morte di Fafner. – Nello stesso momento dall’altro lato viene fuori Alberich dal crepaccio e fissa Mime. Come questi si accorge che Siegfried non c’è e si volge indietro con prudenza verso la caverna, Alberich balza su di lui e gli taglia la strada) | |
| Alberich | |
| Wohin schleichst du eilig und schlau, schlimmer Gesell? |
Dove ti infili lesto e scaltro, perfido amico? |
| Mime | |
| Verfluchter Bruder, dich braucht’ ich hier! Was bringt dich her? |
Maledetto fratello, proprio qui mi mancavi! Che ci vieni a fare? |
| Alberich | |
| Geizt es dich, Schelm, nach meinem Gold? Verlangst du mein Gut? |
A te, ladro, fa gola il mio oro? Vuoi prenderti i miei beni? |
| Mime | |
| Fort von der Stelle! Die Stätte ist mein: was stöberst du hier? |
Vattene da qui! Il posto è mio: tu qui che vai frugando? |
| Alberich | |
| Stör’ ich dich wohl im stillen Geschäft, wenn du hier stiehlst? |
Ti disturbo forse nei tuoi loschi affari, se sei qui per rubare? |
| Mime | |
| Was ich erschwang mit schwerer Müh’, soll mir nicht schwinden. |
Quel che ho raggiunto con aspra pena, non deve sparirmi. |
| Alberich | |
| Hast du dem Rhein das Gold zum Ringe geraubt? Erzeugtest du gar den zähen Zauber im Reif? |
Al Reno hai rubato l’oro per farne un anello? Sei tu che hai creato nel cerchio l’incanto tenace? |
| Mime | |
| Wer schuf den Tarnhelm, der die Gestalten tauscht? Der sein’ bedurfte, erdachtest du ihn wohl? |
Chi ha fatto il magico elmo che cambia le forme? Tu ne avevi bisogno, forse tu l’hai inventato? |
| Alberich | |
| Was hättest du Stümper je wohl zu stampfen verstanden? Der Zauberring zwang mir den Zwerg erst zur Kunst. |
Tu, incapace, che avresti mai saputo formare? La magia dell’anello solo ha costretto lo gnomo al lavoro. |
| Mime | |
| Wo hast du den Ring? Dir Zagem entrissen ihn Riesen! Was du verlorst, meine List erlangt’ es für mich. |
L’anello dove lo tieni? Te l’hanno tolto, codardo, i giganti! Ciò che tu hai perduto, l’ottenne per me la mia astuzia. |
| Alberich | |
| Mit des Knaben Tat will der Knicker nun knausern? Dir gehört sie gar nicht, der Helle ist selbst ihr Herr! |
Le gesta del ragazzo vuole il taccagno tenerle per sé? Non appartengono a te, ne è signore quel luminoso! |
| Mime | |
| Ich zog ihn auf; für die Zucht zahlt er mir nun: für Müh’ und Last erlauert’ ich lang meinen Lohn! |
Io l’ho cresciuto; ora il compenso mi paga: di pesi e di pene il compenso ho atteso per anni! |
| Alberich | |
| Für des Knaben Zucht will der knickrige schäbige Knecht keck und kühn wohl gar König nun sein? Dem räudigsten Hund wäre der Ring geratner als dir: nimmer erringst du Rüpel den Herrscherreif! |
Se ha cresciuto il ragazzo, il sordido servo insolente vorrà ardito e arrogante ora essere il re? Al più rognoso dei cani più che a te converrebbe l’anello: rozzo come sei, non puoi afferrare l’anello regale! |
| Mime | |
| (si gratta la testa) | |
|
Behalt’ ihn denn, und hüt’ ihn wohl, den hellen Reif! Sei du Herr: doch mich heiße auch Bruder! Um meines Tarnhelms lustigen Tand tausch’ ich ihn dir: uns beiden taugt’s, teilen die Beute wir so. |
Tienilo allora e conservalo bene, il cerchietto lucente! Comanda tu: ma chiamami anche fratello! Col giocondo ornamento del magico elmo ti faccio lo scambio: la cosa conviene ad entrambi, se spartiamo la preda così. |
| (si frega fiducioso le mani) | |
| Alberich | |
| (ridendo beffardo) | |
| Teilen mit dir? Und den Tarnhelm gar? Wie schlau du bist! Sicher schlief’ ich niemals vor deinen Schlingen! |
Spartirla con te? E proprio il magico elmo? Il furbo che sei! Non dormirei mai sicuro accanto ai tuoi inganni! |
| Mime | |
| (fuori di sé) | |
| Selbst nicht tauschen? Auch nicht teilen? Leer soll ich gehn? Ganz ohne Lohn? |
Neanche scambiare? Neanche spartire? Vado a mani vuote? Senza neanche un compenso? |
| (strillando) | |
| Gar nichts willst du mir lassen? | Proprio niente mi lasci? |
| Alberich | |
| Nichts von allem! Nicht einen Nagel sollst du dir nehmen! |
No, proprio niente! Neanche un chiodo tu ti puoi prendere! |
| Mime | |
| (al colmo del furore) | |
| Weder Ring noch Tarnhelm soll dir denn taugen! Nicht teil’ ich nun mehr! Gegen dich doch ruf’ ich Siegfried zu Rat und des Recken Schwert: der rasche Held, der richte, Brüderchen, dich! |
Né anello né elmo potranno servirti! Con te non spartisco più nulla! Ma a tuo danno io chiamo in aiuto Siegfried l’eroe e la sua spada: l’eroe irruente ti dia lui la sentenza, fratello! |
| (Siegfried appare sullo sfondo) | |
| Alberich | |
| Kehre dich um: – aus der Höhle kommt er daher. |
Voltati: – dalla grotta eccolo che viene. |
| Mime | |
| (guardandosi attorno) | |
| Kindischen Tand erkor er gewiß. |
Un gioco infantile certo si è scelto. |
| Alberich | |
| Den Tarnhelm hält er! | Ha l’elmo magico! |
| Mime | |
| Doch auch den Ring! | E anche l’anello! |
| Alberich | |
| Verflucht! – Den Ring! | Maledetto! – L’anello! |
| Mime | |
| (ride maligno) | |
| Laß ihn den Ring dir doch geben! Ich will ihn mir schon gewinnen. |
Cerca di fartelo dare! Io invece me lo guadagno. |
| (Con le ultime parole scivola via furtivo nella foresta) | |
| Alberich | |
| Und doch seinem Herrn soll er allein noch gehören! |
Eppure solo al vero padrone può appartenere l’anello! |
| (Alberich scompare nel crepaccio) | |
| (Nel frattempo Siegfried, con l’elmo magico e con l’anello, è uscito lento e assorto dalla caverna: osserva pensieroso la sua preda e di nuovo si ferma sull’altura nel mezzo della scena, presso l’albero. – Grande quiete) | |
| Siegfried | |
| Was ihr mir nützt, weiß ich nicht; doch nahm ich euch aus des Horts gehäuftem Gold, weil guter Rat mir es riet. So taug’ eure Zier als des Tages Zeuge: mich mahne der Tand, daß ich kämpfend Fafner erlegt, doch das Fürchten noch nicht gelernt! |
A che mi servite io non so; ma vi ho preso dal prezioso cumulo d’oro, perché ho avuto un consiglio. Serva il vostro splendore da testimone di questo giorno: Mi sia ricordo il gingillo che io lottando Fafner ho atterrato, ma la paura non l’ho appresa! |
| (Appende l’elmo al cinturone e si infila al dito l’anello. – Calma e silenzio. Cresce la vita nella foresta. – Involontariamente torna a osservare l’uccellino e lo ascolta trattenendo il respiro) | |
| Voce dell’uccello nel bosco | |
| (nel tiglio) | |
| Hei! Siegfried gehört nun der Helm und der Ring! O, traute er Mime, dem Treulosen, nicht! Hörte Siegfried nur scharf auf des Schelmen Heuchlergered’: wie sein Herz es meint, kann er Mime verstehn: so nützt’ ihm des Blutes Genuß. |
Evviva! Spettano a Siegfried ora l’elmo e l’anello! Oh, mai non si fidi di Mime, il bugiardo! Se Siegfried ostile ascoltasse le false parole dell’impostore: può egli intendere Mime e quale proposito ha in cuore: gli ha giovato il sapore del sangue. |
| (L’espressione e i gesti di Siegfried dicono che egli ha ben compreso tutto. Vede che Mime si avvicina e senza muoversi, appoggiato alla sua spada, attento e chiuso in sé, resta nella sua posizione sull’altura, fino alla conclusione della scena che segue) | |
| Mime | |
| (viene avanti furtivo e osserva Siegfried dal proscenio) | |
| Er sinnt und erwägt der Beute Wert: – weilte wohl hier ein weiser Wand’rer, schweifte umher, beschwatzte das Kind mit list’ger Runen Rat? Zwiefach schlau sei nun der Zwerg; die listigste Schlinge leg’ ich jetzt aus, daß ich mit traulichem Truggerede betöre das trotzige Kind! |
Riflette e calcola il valore della preda: – si sarà forse fermato qui in giro vagando un saggio viandante, avrà raggirato il ragazzo con consigli di scaltre rune? Due volte furbo ora sia il nano; il laccio più astuto ora preparo, sì che con false frasi cordiali io confonda il ragazzo arrogante! |
| (Si fa avanti avvicinandosi a Siegfried e gli dà il benvenuto con gesti di adulazione) | |
| Willkommen, Siegfried! Sag’, du Kühner, hast du das Fürchten gelernt? |
Siegfried, benvenuto! Dimmi, tu audace, hai appreso che è la paura? |
| Siegfried | |
| Den Lehrer fand ich noch nicht. | Il maestro non l’ho ancora trovato. |
| Mime | |
| Doch den Schlangenwurm, du hast ihn erschlagen? Das war doch ein schlimmer Gesell? |
Però il mostruoso serpente, tu l’hai ammazzato? Era o no un perfido tipo? |
| Siegfried | |
| So grimm und tückisch er war, sein Tod grämt mich doch schier, da viel üblere Schächer unerschlagen noch leben! Der mich ihn morden hieß, den hass’ ich mehr als den Wurm! |
Sebbene nocivo e perfido fosse, la sua morte quasi mi affligge, perché malfattori peggiori incolumi vivono ancora! Chi mi ha esortato ad ucciderlo, mi è odioso più del serpente! |
| Mime | |
| (in tono molto amichevole) | |
| Nur sachte! Nicht lange siehst du mich mehr: zum ew’gen Schlaf |
Be’ adagio! Non a lungo ormai devi vedermi: al sonno eterno |
| (dolcemente) | |
| schließ’ ich dir die Augen bald! Wozu ich dich brauchte, |
ti chiudo gli occhi fra poco! Lo scopo cui mi servivi |
| (come per elogiarlo) | |
| hast du vollbracht; jetzt will ich nur noch die Beute dir abgewinnen: – mich dünkt, das soll mir gelingen; zu betören bist du ja leicht! |
tu l’hai compiuto; ora io voglio soltanto strapparti la preda: – io credo che mi riesca; confonderti è cosa facile! |
| Siegfried | |
| So sinnst du auf meinen Schaden? | Dunque pensi di farmi del male? |
| Mime | |
| (meravigliato) | |
| Wie, sagt’ ich denn das? | Che, ho detto questo? |
| (continuando con tenerezza) | |
| Siegfried, hör’ doch,mein Söhnchen! Dich und deine Art haßt’ ich immer von Herzen; |
Siegfried, ascolta, figliolo! Te e la tua specie odio da sempre col cuore; |
| (con tenerezza) | |
| aus Liebe erzog ich dich Lästigen nicht: dem Horte in Fafners Hut, dem Golde galt meine Müh’. |
mi eri inviso e non ti allevai per amore: il tesoro nella tana di Fafner, l’oro valeva la mia fatica. |
| (Come se gli promettesse cose belle) | |
| Gibst du mir das gutwillig nun nicht, |
Se volentieri non me li dai, |
| (come se fosse pronto lui a dargli la vita) | |
| Siegfried, mein Sohn, das siehst du wohl selbst, |
Siegfried, figlio, lo vedi tu stesso, |
| (per burla amichevole) | |
| dein Leben mußt du mir lassen! | la vita tu devi darmi! |
| Siegfried | |
| Daß du mich hassest, hör’ ich gern: doch auchmein Lebenmuß ich dir lassen? |
Ascolto con piacere che tu mi odi: ma anche la vita devo darti? |
| Mime | |
| (con stizza) | |
| Das sagt’ ich doch nicht? Du verstehst mich ja falsch! |
Ma non l’ho detto! Mi capisci a rovescio! |
| (Nel modo più evidente si impegna nella sua finzione, cerca di estrarre la sua fiaschetta) | |
| Sieh’, du bist müde von harter Müh’; brünstig wohl brennt dir der Leib: dich zu erquicken mit queckem Trank säumt’ ich Sorgender nicht. Als dein Schwert du dir branntest, braut’ ich den Sud: trinkst du nun den, gewinn’ ich dein trautes Schwert, und mit ihm Helm und Hort. |
Guarda, sei stanco per il duro sforzo; di febbre ti arde certo tutto il corpo: per rianimarti con ristoro pronto io premuroso ho provveduto. Quando fondevi la tua spada, io preparavo l’infuso: se tu ora lo bevi, io mi prendo la tua fedele spada, e con essa l’elmo ed il tesoro. |
| (Ci sghignazza su) | |
| Siegfried | |
| So willst du mein Schwert und was ich erschwungen, Ring und Beute, mir rauben? |
Dunque vuoi la mia spada e ogni frutto dei miei sforzi rubarmi, anello e prede? |
| Mime | |
| (con veemenza) | |
| Was du doch falsch mich verstehst! Stamml’ ich, fasl’ ich wohl gar? Die größte Mühe geb’ ich mir doch, mein heimliches Sinnen heuchelnd zu bergen, und du dummer Bube deutest alles doch falsch! Öffne die Ohren, und vernimm genau: höre, was Mime meint! – |
Ma quanto a rovescio mi capisci! Balbetto forse o farfuglio? La più dura fatica io mi do, per celare simulando i segreti pensieri, e il ragazzino sciocco intende male tutto! Apri gli orecchi, e comprendimi bene: ascolta quel che Mime vuole! – |
| (nuovamente cordiale, con evidente fatica) | |
| Hier nimm und trinke die Labung! Mein Trank labte dich oft: tat’st du wohl unwirsch, stelltest dich arg: was ich dir bot – erbost auch – nahmst du’s doch immer. |
Qui, prendi e bevi il rinfresco! La bevanda t’ha ricreato spesso: se anche eri sgarbato, e facevi il ribelle, quello che ti porgevo - anche incattivito - lo prendevi sempre. |
| Siegfried | |
| (senza scomporsi affatto) | |
| Einen guten Trank hätt’ ich gern: wie hast du diesen gebraut? |
Una buona bevanda prenderei volentieri: come l’hai cotta? |
| Mime | |
| (scherzando allegramente, come se gli descrivesse uno stato di ebbrezza gradevole che il succo dovrebbe procurargli) | |
| Hei! So trink nur, trau’ meiner Kunst! In Nacht und Nebel sinken die Sinne dir bald; ohne Wach’ und Wissen stracks streckst du die Glieder. Liegst du nun da, leicht könnt’ ich die Beute nehmen und bergen: doch erwachtest du je, nirgends wär’ ich sicher vor dir, hätt’ ich selbst auch den Ring. Drum mit dem Schwert, das so scharf du schufst, |
Evviva! Su, bevi, fìdati della mia scienza! In notte e nebbie scendono presto i tuoi sensi; senza risveglio, incosciente subito stendi le membra. Quando tu giaci, agile potrei prender la preda e salvarla: ma se mai ti svegliassi, mai io sarei al sicuro da te, avessi anche l’anello. Perciò con la spada, che tu acuta hai creato, |
| (con un gesto di sfrenata allegria) | |
| hau’ ich dem Kind den Kopf erst ab: dann hab’ ich mir Ruh’ und auch den Ring! |
al ragazzo anzitutto stacco la testa: poi in pace mi tengo l’anello! |
| (sghignazza ancora) | |
| Siegfried | |
| Im Schlafe willst du mich morden? | Vuoi ammazzarmi nel sonno? |
| Mime | |
| (con stizza furiosa) | |
| Was möcht’ ich? Sagt’ ich denn das? – | Che voglio io? Ho detto questo? – |
| (Si sforza di assumere un tono il più dolce possibile) | |
| Ich will dem Kind | Al ragazzo io voglio |
| (con attentissima chiarezza) | |
| nur den Kopf abhau’n! | solo staccare la testa! |
| (Con l’espressione di un’affettuosa sollecitudine per la salute di Siegfried) | |
| Denn haßte ich dich auch nicht so sehr, und hätt’ ich des Schimpfs und der schändlichen Mühe auch nicht so viel zu rächen: |
Se infatti tanto io non ti odiassi, e tanto non avessi da vendicarmi delle offese e delle vergognose fatiche: |
| (dolcemente) | |
| aus demWege dich zu räumen, darf ich doch nicht rasten: |
a toglierti di mezzo, anche così non devo tardare: |
| (ancora scherzando) | |
| wie käm’ ich sonst anders zur Beute, da Alberich auch nach ihr lugt? – |
come altrimenti arriverei alla preda, che anche Alberich ricerca? – |
| (Versa il succo nel corno per bere e lo porta a Siegfried con gesto insistente) | |
| Nun, mein Wälsung! Wolfssohn du! Sauf’, und würg’ dich zu Tod: nie tust du mehr ’nen Schluck! |
Ora, Wälsìde! Figlio del lupo! Manda giù e strozzati a morirne: è il tuo ultimo sorso! |
| (sghignazza) | |
| (Siegfried leva in alto la spada. Come in un accesso di violento disgusto, mena un furibondo colpo su Mime, che subito cade a terra morto. Si ode dal crepaccio la beffarda risata di Alberich.) | |
| Siegfried | |
| Schmeck’ du mein Schwert, ekliger Schwätzer! |
Assaggia la mia spada, disgustoso ciarlone! |
| (Mentre osserva il corpo disteso a terra, tranquillamente aggancia di nuovo la spada) | |
| Neides-Zoll zahlt Notung: dazu durft’ ich ihn schmieden. |
Notung paga il tributo dell’odio: per questo ho potuto forgiarla. |
| (Si carica addosso il cadavere di Mime, lo porta fino alla grotta e ce lo butta dentro) | |
| In der Höhle hier lieg’ auf dem Hort! Mit zäher List erzieltest du ihn: jetzt magst du des wonnigen walten! Einen guten Wächter geb’ ich dir auch, daß er vor Dieben dich deckt. |
Qui nella grotta riposa sul tesoro! Con ostinata astuzia l’hai ottenuto: e ora sei padrone del tuo amato! Un buon sorvegliante anche ti dono, che dai ladri ti difenda. |
| (Con grande sforzo rotola il cadavere del drago davanti all’entrata della grotta, in modo da ostruirla completamente) | |
| Da lieg’ auch du, dunkler Wurm! Den gleißenden Hort hüte zugleich mit dem beuterührigen Feind: so fandet beide ihr nun Ruh’! |
Riposa qui anche tu, nero serpente! Il fulgente tesoro sorveglia insieme al tuo nemico avido di preda: così trovate tutti e due la pace! |
| (Per breve tempo guarda pensieroso giù nella grotta e quindi si volge lentamente, come per stanchezza, verso il proscenio. Si passa la mano sulla fronte) | |
| Heiß ward mir von der harten Last! Brausend jagt mein brünst’ges Blut; die Hand brennt mir am Haupt. – Hoch steht schon die Sonne: aus lichtem Blau blickt ihr Aug’ auf den Scheitel steil mir herab. – Linde Kühlung erkies’ ich unter der Linde! |
Mi è venuto caldo per il grave sforzo! Corre irruente il fervido mio sangue; mi brucia la mano sulla fronte. – Già alto è il sole: dal chiaro azzurro guarda giù il suo occhio diritto sul mio capo. – Mite frescura scelgo sotto il tiglio! |
| (Si distende sotto il tiglio e di nuovo guarda su verso i rami) | |
| Noch einmal, liebes Vöglein, da wir so lang lästig gestört, – lauscht’ ich gerne deinem Sange: auf dem Zweige seh’ ich wohlig dich wiegen; zwitschernd umschwirren dich Brüder und Schwestern, umschweben dich lustig und lieb! Doch ich – bin so allein, hab’ nicht Brüder noch Schwestern: meine Mutter schwand, mein Vater fiel: nie sah sie der Sohn! – Mein einz’ger Gesell war ein garstiger Zwerg; Güte zwang |
Ancora una volta, mio uccellino, poiché a lungo ci hanno disturbati, – ascolterei volentieri il tuo canto: sul ramo ti vedo cullarti beato; ti volano intorno cantando le sorelle e i fratelli, grati e allegri ti cingono! Io invece – sono così solo, non ho né fratelli né sorelle: mia madre scomparve, mio padre cadde: mai non l’ha visti il figlio! – Mio unico compagno era un immondo nano; bontà non ci ha costretti |
| (con calore) | |
| uns nie zu Liebe; listige Schlingen warf mir der Schlaue; nun mußt’ ich ihn gar erschlagen! |
mai ad amarci; furbi tranelli mi tramava il maligno; così ho dovuto ammazzarlo! |
| (Dolorosamente commosso torna a guardare verso i rami) | |
| Freundliches Vöglein, dich frage ich nun: gönntest du mir wohl ein gut Gesell? Willst du mir das Rechte raten? Ich lockte so oft, und erlost’ es mir nie: du, mein Trauter, träfst es wohl besser! So recht ja rietest du schon. Nun sing’! Ich lausche dem Gesang. |
Uccellino gentile, ora ti chiedo: mi doneresti tu forse un caro compagno? Vuoi consigliarmi bene? Io tanto ho cercato, e non ho mai ottenuto: tu, o gentile, riusciresti assai meglio! Da te ho già ottenuto ottimi consigli. Ora canta! E io ascolto il tuo canto. |
| (Silenzio; poi:) | |
| Voce dell’uccello nel bosco | |
| Hei! Siegfried erschlug nun den schlimmen Zwerg! Jetzt wüßt’ ich ihm noch das herrlichste Weib: auf hohem Felsen sie schläft, Feuer umbrennt ihren Saal: durchschritt’ er die Brunst, weckt’ er die Braut, Brünnhilde wäre dann sein! |
Evviva! Siegfried ha ucciso il perfido nano! Ora vorrei parlargli di una donna mirabile: su alta rupe ella dorme, circondano fiamme la sua reggia: se egli attraversa la vampa, se egli desta la sposa, Brünnhilde sarà allora sua! |
| Siegfried | |
| (balza in piedi con slancio impetuoso) | |
| O holder Sang! Süßester Hauch! Wie brennt sein Sinn mir sehrend die Brust! Wie zückt er heftig zündend mein Herz! Was jagt mir so jach durch Herz und Sinne? Sag’ es mir, süßer Freund! |
Soave canto! Dolce sospiro! Fuoco è il suo senso e mi consuma l’animo! Come attrae e incendia violento il mio cuore! Che cosa assale con impeto in me cuore e sensi? Dimmelo, dolce amico! |
| (ascolta) | |
| L’uccello nel bosco | |
| Lustig im Leid sing’ ich von Liebe; wonnig aus Weh web’ ich mein Lied: nur Sehnende kennen den Sinn! |
È lieta nel mio pianto la melodia d’amore; dolce nel dolore intreccio la canzone: solo chi desidera ne sa il senso! |
| Siegfried | |
| Fort jagt’s mich jauchzend von hinnen, fort aus dem Wald auf den Fels! Noch einmal sage mir, holder Sänger: wird’ ich das Feuer durchbrechen? Kann ich erwecken die Braut? Der Waldvogel |
Via ora mi spinge l’esultanza da qui, via dal bosco alla roccia! Un’altra volta ancora dimmi, o cantore gentile: il fuoco saprò attraversare? Potrò destare la sposa? |
| L’uccello nel bosco | |
| Die Braut gewinnt, Brünnhild’ erweckt ein Feiger nie: nur wer das Fürchten nicht kennt! |
Conquista la sposa, Brünnhilde desta un vile mai: solo colui che non sa la paura! |
| Siegfried | |
| (ride per l’entusiasmo) | |
| Der dumme Knab’, der das Fürchten nicht kennt, mein Vöglein, der bin ja ich! Noch heute gab ich vergebens mir Müh’, das Fürchten von Fafner zu lernen. Nun brenn’ ich vor Lust, es von Brünnhilde zu wissen: wie find’ ich zum Felsen den Weg? |
Lo stupido giovane che non sa la paura, uccellino, eccomi, son io! Proprio oggi affrontavo inutili fatiche, per imparare da Fafner la paura. La brama ora mi brucia di conoscerla da Brünnhilde: come trovo la strada alla roccia? |
| (L’uccellino batte le ali, vola sul capo di Siegfried e lo precede esitando) | |
| Siegfried | |
| (esultando) | |
| So wird mir derWeg gewiesen: wohin du flatterst folg’ ich dem Flug! |
Così mi si mostra il cammino: verso dove tu voli nella corsa ti seguo! |
|
(Egli corre dietro all’uccellino che per
un po’ come giocando con lui lo guida in
differenti direzioni. Poi alla fine
Siegfried lo segue, quando esso con un
giro deciso vola via verso lo sfondo. Cala il sipario) |
|
| Terzo atto | |
| Preludio e prima scema | |
| (Un luogo selvaggio. – Ai piedi di una montagna rocciosa, che a sinistra, verso il fondo, sale ripida. – Notte, temporale, uragano, lampi e tuoni violenti. All’ingresso di una specie di cripta nella roccia sta il Viandante, appoggiato alla sua lancia) | |
| Viandante | |
| Wache, Wala! Wala! Erwach’! Aus langem Schlaf weck’ ich dich Schlummernde wach. Ich rufe dich auf: Herauf! Herauf! Aus nebliger Gruft, aus nächtigem Grunde herauf! Erda! Erda! Ewiges Weib! Aus heimischer Tiefe tauche zur Höh’! Dein Wecklied sing’ ich, daß du erwachest; aus sinnendem Schlafe weck’ ich dich auf. Allwissende! Urweltweise! Erda! Erda! Ewiges Weib! Wache, erwache, du Wala! Erwache! |
Destati, Wala! Wala! Sollevati! Da lungo sonno te addormentata io richiamo. sono io che t’invoco: sorgi! sorgi! Da nebbie profonde, dal notturno abisso, sorgi! Erda! Erda! Eterna donna! Dall’originaria voragine sali ed emergi! L’incantesimo io canto che ti chiama, perché tu ti desti; dall’assorto tuo sonno io ti traggo. Onnisciente! Prima sapienza! Erda! Erda! Eterna donna! Destati, emergi, Wala! Emergi! |
| (La cripta nella roccia ha cominciato a illuminarsi: nel bagliore di una luce azzurrina sorge Erda dal profondo. Essa appare come ricoperta di brina; dai capelli e dall’abito si irradia un chiarore sfavillante) | |
| Erda | |
| Stark ruft das Lied; kräftig reizt der Zauber. Ich bin erwacht aus wissendem Schlaf: wer scheucht den Schlummer mir? |
Forte chiama il canto; potente l’incantesimo attira. Destata io sono dal mio sonno sapiente: chi disperde il mio sopore? |
| Viandante | |
| Der Weckrufer bin ich, und Weisen üb’ ich, daß weithin wache, was fester Schlaf verschließt. Die Welt durchzog ich, wanderte viel, Kunde zu werben, urweisen Rat zu gewinnen. Kundiger gibt es keine als dich; bekannt ist dir, was die Tiefe birgt, was Berg und Tal, Luft und Wasser durchwebt. Wo Wesen sind, wehet dein Atem; wo Hirne sinnen, haftet dein Sinn: alles, sagt man, sei dir bekannt. Daß ich nun Kunde gewänne, weck’ ich dich aus dem Schlaf! |
Sono io che chiamo e ti desto, e mi servo di un canto che anche lontano risvegli ciò che è serrato in solido sonno. Il mondo ho percorso, molto ho vagato, per ottenere sapienza e consigli di arcana saggezza. Più di te esperta non esiste nessuna; è noto a te ciò che l’abisso nasconde, ciò che di vita pervade monti, valli, aria, acqua. Dove sono creature, il tuo alito spira; dove pensa una mente, la regge il tuo spirito: tutto, si dice, a te è noto. Perché io ottenga sapienza, ora te desto dal sonno! |
| Erda | |
| Mein Schlaf ist Träumen, mein Träumen Sinnen, mein Sinnen Walten des Wissens. Doch wenn ich schlafe, wachen Nornen: sie weben das Seil und spinnen fromm, was ich weiß: was frägst du nicht die Nornen? |
Il mio sonno è sogno, pensiero il mio sogno, e il mio pensiero guida la sapienza. Però se io dormo, vegliano le Norne: tessono la fune e filano ubbidienti ciò che io so: perché non interroghi le Norne? |
| Viandante | |
| Im Zwange der Welt weben die Nornen: sie können nichts wenden noch wandeln. Doch deiner Weisheit dankt’ ich den Rat wohl, wie zu hemmen ein rollendes Rad? |
Nel dominio del mondo tessono le Norne: nulla possono correggere o mutare. Ma dalla tua saggezza vorrei avere un consiglio, come fermare la corsa di una ruota? |
| Erda | |
| Männertaten umdämmern mir den Mut: mich Wissende selbst bezwang ein Waltender einst. Ein Wunschmädchen gebar ich Wotan: der Helden Wal hieß für sich er sie küren. Kühn ist sie und weise auch: was weckst du mich und frägst um Kunde nicht Erdas und Wotans Kind? |
L’agire umano mi confonde il pensiero: me la Sapiente stessa sforzò un potente una volta. Una desiderata vergine ho partorito a Wotan: gli eroi morti in campo ella doveva scegliere per lui. È coraggiosa ed è saggia: perché mi svegli e notizia non chiedi alla figlia di Erda e di Wotan? |
| Viandante | |
| Die Walküre meinst du, Brünnhild’, die Maid? Sie trotzte dem Stürmebezwinger, wo er am stärksten selbst sich bezwang: was den Lenker der Schlacht zu tun verlangte, doch dem er wehrte – zuwider sich selbst –: allzu vertraut wagte die Trotzige, das für sich zu vollbringen, Brünnhild’ in brennender Schlacht. Streitvater strafte die Maid; in ihr Auge drückte er Schlaf; auf dem Felsen schläft sie fest: erwachen wird die Weihliche nur, um einen Mann zu minnen als Weib. Frommten mir Fragen an sie? |
La Walkiria tu intendi, Brünnhilde la vergine? Ella ha sfidato il re delle bufere dove più potente egli regna: ciò che nell’arbitro della guerra era desiderio di fare, ma che a sé impedì – contro se stesso –: troppo sicura la ribelle osò compiere per se stessa, Brünnhilde in lotta ardente. Il sovrano dei conflitti ha punito la vergine; nell’occhio di lei ha impresso il sonno; sulla rupe ella dorme profondo: si desterà soltanto la divina per amare un uomo come donna. Mi gioverebbe far domande a lei? |
| Erda | |
| (si è immersa in meditazione e comincia a parlare non prima di un lungo silenzio) | |
| Wirr wird mir, seit ich erwacht: wild und kraus kreist die Welt! Die Walküre, der Wala Kind, büßt’ in Banden des Schlafs, als die wissende Mutter schlief? Der den Trotz lehrte, straft den Trotz? Der die Tat entzündet, zürnt um die Tat? Der die Rechte wahrt, der die Eide hütet, wehret dem Recht, herrscht durch Meineid? – Laß mich wieder hinab: Schlaf verschließe mein Wissen! |
Confusa sono dopo il risveglio: in disordine e furia turbina il mondo! La Walkiria, la figlia della Wala, fu punita nei lacci del sonno quando dormiva la sapiente madre? Chi insegnò ribellione, ribellione punisce? Chi accendeva l’azione, per l’azione ora arde? Chi tutela i diritti, chi vigila sui giuramenti, guasta il diritto, regna con lo spergiuro? – Lascia che io discenda: avvolga il sonno il mio sapere! |
| Viandante | |
| Dich, Mutter, lass’ ich nicht ziehn, da des Zaubers mächtig ich bin. – Urwissend stachest du einst der Sorge Stachel in Wotans wagendes Herz: mit Furcht vor schmachvoll feindlichem Ende füllt’ ihn dein Wissen, daß Bangen band seinen Mut. Bist du der Welt weisestes Weib, sage mir nun: wie besiegt die Sorge der Gott? |
No,madre, non ti lascio andare, io dell’incantesimo ho il potere. – Tu, mente prima, spingesti un tempo la spina dell’ansia nel cuore ardito di Wotan: del timore di avversa fine e di infamia lo colmò la tua scienza, sì che angoscia gli fermò l’animo. Se tu sei la donna più saggia del mondo, dimmi oggi: come il dio sconfigge l’affanno? |
| Erda | |
| Du bist – nicht, was du dich nennst! Was kamst du, störrischer Wilder, zu stören der Wala Schlaf? Friedloser, laßmich frei! Löse des Zaubers Zwang! |
Tu – non sei chi tu dici! Perché sei giunto, bruto ostinato, a turbare il sonno della Wala? Dio inquieto, rendi a me la quiete! Sciogli la forza dell’incanto! |
| Viandante | |
| Du bist – nicht, was du dich wähnst! Urmütter–Weisheit geht zu Ende: dein Wissen verweht vor meinem Willen. Weißt du, was Wotan – will? |
Tu – non sei chi tu credi! L’arcano sapere delle madri volge alla fine: la tua sapienza si eclissa davanti al mio volere. Sai tu quello che Wotan – vuole? |
| (Lungo silenzio) | |
| Dir Unweisen ruf’ ich ins Ohr, daß sorglos ewig du nun schläfst. – Um der Götter Ende grämt mich die Angst nicht, seit mein Wunsch es – will! Was in des Zwiespalts wildem Schmerze verzweifelnd einst ich beschloß, froh und freudig führe frei ich nun aus. Weiht’ ich in wütendem Ekel des Niblungen Neid schon die Welt, dem herrlichsten Wälsung weis’ ich mein Erbe nun an. Der von mir erkoren, doch nie mich gekannt, ein kühnester Knabe, bar meines Rates, errang des Niblungen Ring. Liebesfroh, ledig des Neides, erlahmt an dem Edlen Alberichs Fluch; denn fremd bleibt ihm die Furcht. Die du mir gebarst, Brünnhild’, weckt sich hold der Held: wachend wirkt dein wissendes Kind erlösende Weltentat. – Drum schlafe nun du, schließe deinAuge; träumend erschau’ mein Ende! Was jene auch wirken, dem ewig Jungen weicht in Wonne der Gott. – Hinab denn, Erda! Urmütterfurcht! Ursorge! Hinab! Hinab! Zu ewigem Schlaf! – |
A te ignara nell’orecchio grido che per sempre impassibile tu dorma. – Della fine degli dèi l’angoscia più non mi affligge, da quando la desidero e – la voglio! Ciò che nella pena cruda di un dissidio un giorno io decisi disperato, ilare e lieto ormai liberamente compio. Se in rabbioso disgusto consacrai il mondo all’odio del Nibelungo, il sublime Wälsìde mio erede ora designo. Egli da me eletto, che mai mi ha conosciuto, il giovane più audace, privo del mio consiglio, ha conquistato l’anello del Nibelungo. Ilare nell’amore, libero dall’odio, in lui purissimo si arresta la maledizione di Alberich; perché la paura gli è ignota. Colei che mi hai partorito, Brünnhilde, con dolcezza la desterà per sé l’eroe: e desta la tua saggia figlia compirà l’atto che redime il mondo. – Dunque ora dormi, serra il tuo occhio; e nel tuo sogno guarda la mia fine! Qual sia la loro azione, cede il dio con amore all’eterna giovinezza. – Discendi ormai, Erda! Primo orrore materno! Angoscia prima! Giù, giù! Discendi! Al tuo sonno eterno! – |
|
(Dopo che Erda ha già chiuso gli occhi e
ha cominciato a sprofondare lentamente,
ora scompare del tutto; anche la caverna
di nuovo si è oscurata del tutto. Un alba lunare rischiara la scena, la bufera è cessata.) |
|
| Scena seconda | |
| (Il Viandante si è accostato alla caverna e con la schiena vi si appoggia, il volto girato verso la scena) | |
| Viandante | |
| Dort seh’ ich Siegfried nahn. – | Là vedo che Siegfried si avvicina. – |
| (Resta nella sua posizione presso la caverna) | |
| (L’uccellino di Siegfried vola verso il proscenio. Ad un tratto si arresta nella sua direzione, svolazza inquieto qua e là e scompare rapido verso il fondo) | |
| Siegfried | |
| (compare e si ferma) | |
| Mein Vöglein schwebte mir fort! Mit flatterndem Flug und süßem Sang wies es mich wonnig des Wegs: nun schwand es fern mir davon! Am besten find’ ich mir selbst nun den Berg: wohin mein Führer mich wies, dahin wandr’ ich jetzt fort. |
Il mio uccellino mi è volato via! Con le ali agitate e dolce canto mi indicava amabile la strada: ora se ne fugge lontano! Come posso, da solo troverò quel monte: per la via che mi indicava la mia guida, da qui mi avvio. |
| (Procede verso il fondo) | |
| Viandante | |
| (sempre fermo nella sua posizione) | |
| Wohin, Knabe, heißt dich dein Weg? |
Dove, ragazzo, ti spinge la tua strada? |
| Siegfried | |
| (si ferma e si volta) | |
| Da redet’s ja? Wohl rät das mir den Weg. |
Qualcuno parla? Saprà consigliarmi la strada. |
| (Si avvicina al Viandante) | |
| Einen Felsen such’ ich, von Feuer ist der umwabert: dort schläft ein Weib, das ich wecken will. |
Cerco una rupe, è avvolta di fiamme guizzanti: lì dorme una donna, che io voglio destare. |
| Viandante | |
| Wer sagt’ es dir, den Fels zu suchen? Wer, nach der Frau dich zu sehnen? |
Chi ti disse di cercare la rupe? Chi di desiderare quella donna? |
| Siegfried | |
| Mich wies ein singend Waldvöglein: das gab mir gute Kunde. |
Col canto mi guidava un uccellino del bosco: che fu buon consigliere. |
| Viandante | |
| Ein Vöglein schwatzt wohl manches; kein Mensch doch kann’s verstehn. Wie mochtest du Sinn dem Sang entnehmen? |
Tante ciarle, si sa, fa un uccellino; ma nessun uomo le comprende. Come hai potuto un senso trarre dal canto? |
| Siegfried | |
| Das wirkte das Blut eines wilden Wurms, der mir vor Neidhöhl’ erblaßte: kaum netzt’ es zündend die Zunge mir, da verstand ich der Vöglein Gestimm’. |
L’ha fatto il sangue di un drago feroce, che spirò per mia mano alla grotta dell’odio: appena infuocato mi ha bagnato la lingua, ho compreso le voci degli uccelli. |
| Viandante | |
| Erschlugst den Riesen du, wer reizte dich, den starken Wurm zu bestehn? |
Se hai ucciso il gigante, chi ti spinse ad abbattere il forte drago? |
| Siegfried | |
| Mich führte Mime, ein falscher Zwerg; das Fürchten wollt’ er mich lehren: zum Schwertstreich aber, der ihn erschlug, reizte der Wurm mich selbst; seinen Rachen riß er mir auf. |
Mi guidò Mime, un nano mentitore; voleva insegnarmi la paura: ma al colpo di spada che l’ha ucciso, mi eccitò il drago stesso; la sua bocca spalancò contro me. |
| Viandante | |
| Wer schuf das Schwert so scharf und hart, daß der stärkste Feind ihm fiel? |
Chi ha fatto la spada così tagliente e dura, che uccise l’avversario più forte? |
| Siegfried | |
| Das schweißt’ ich mir selbst, da’s der Schmied nicht konnte: schwertlos noch wär’ ich wohl sonst. |
Non seppe farlo il fabbro, me la forgiai io stesso: se no, sarei ancora disarmato. |
| Viandante | |
| Doch, wer schuf die starken Stücken, daraus das Schwert du dir geschweißt? |
Ma, chi ha fatto i solidi frammenti da cui tu hai forgiato la spada? |
| Siegfried | |
| Was weiß ich davon? Ich weiß allein, daß die Stücke mir nichts nützten, schuf ich das Schwert mir nicht neu. |
Io che ne so? Soltanto so che i pezzi a nulla mi sarebbero serviti, se la spada non rifacevo nuova. |
| Viandante | |
| (scoppia in una risata bonaria e allegra) | |
| Das – mein’ ich wohl auch! | Sì, questo – lo credo anch’io! |
| (Compiaciuto osserva Siegfried) | |
| Siegfried | |
| (stupito) | |
| Was lachst du mich aus? Alter Frager, hör’ einmal auf: laß mich nicht länger hier schwatzen! Kannst du den Weg mir weisen, so rede: vermagst du’s nicht, so halte dein Maul! |
Perché mi deridi? Con le domande, vecchio, devi smetterla: non tenermi qui con le chiacchiere! Se sai consigliarmi la strada, parla: ma se non puoi, allora chiudi il becco! |
| Viandante | |
| Geduld, du Knabe! Dünk’ ich dich alt, so sollst du Achtung mir bieten. |
Sii paziente, ragazzo! Se ti sembro vecchio, tu mi devi rispetto. |
| Siegfried | |
| Das wär’ nicht übel! Solang’ ich lebe, stand mir ein Alter stets im Wege: den hab’ ich nun fortgefegt. Stemmst du dort länger steif dich mir entgegen, – sieh dich vor, sag’ ich, |
Ecco una buona idea! Da quando sono in vita, ho avuto sempre tra i piedi un vecchio: ora me ne sono sbarazzato. Se resti lì più a lungo ritto davanti a me, – sta’ attento, te lo dico, |
| (con un gesto significativo) | |
| daß du wie Mime nicht fährst! | a non finire come Mime! |
| (si avanza accostandosi al Viandante) | |
| Wie siehst du denn aus? Was hast du gar für ’nen großen Hut? Warum hängt er dir so ins Gesicht? |
Che aspetto hai? Che razza di cappello enorme porti? Perché ti scende tanto sulla faccia? |
| Viandante | |
| (sempre senza cambiare posizione) | |
| Das ist so Wand’rers Weise, wenn dem Wind entgegen er geht. |
Così usa il Viandante, quando egli avanza contro vento. |
| Siegfried | |
| (osservandolo più da vicino) | |
| Doch darunter fehlt dir ein Auge! Das schlug dir einer gewiß schon aus, dem du zu trotzig den Weg vertratst? Mach’ dich jetzt fort! Sonst könntest du leicht das andre auch noch verlieren. |
Ma là sotto a te manca un occhio! Non te l’ha cavato forse uno al quale tu troppo arrogante sbarravi il passo? Ma levati di torno! Altrimenti potresti perdere anche l’altro. |
| Viandante | |
| (tranquillissimo) | |
| Ich seh’, mein Sohn, wo du nichts weißt, da weißt du dir leicht zu helfen. Mit dem Auge, das als andres mir fehlt, erblickst du selber das eine, das mir zum Sehen verblieb. |
Vedo, figliolo, che quando non sai niente, lo stesso te la cavi facilmente. Con l’occhio, il secondo che a me manca, guardi tu stesso quell’uno che a me rimane per vedere. |
| Siegfried | |
| (che ha ascoltato attento, scoppia ora involontariamente in una sonora risata) | |
| Zum Lachen bist du mir lustig! Doch hör’, nun schwatz’ ich nicht länger: geschwind, zeig’ mir den Weg, deines Weges ziehe dann du! Zu nichts andrem acht’ ich dich nütz’: drum sprich, sonst spreng’ ich dich fort! |
Sei uno allegro che mi fa ridere! Ma senti, ho finito le chiacchiere: svelto, mostrami la strada, e poi continua per la tua! A niente altro credo che tu mi serva: parla perciò, o via di corsa ti caccio! |
| Viandante | |
| (con tenerezza) | |
| Kenntest du mich, kühner Sproß, den Schimpf – spartest du mir! Dir so vertraut, trifft mich schmerzlich dein Dräuen. Liebt’ ich von je deine lichte Art, Grauen auch zeugt’ ihr mein zürnender Grimm. Dem ich so hold bin, allzu hehrer, heut’ nicht wecke mir Neid: er vernichtete dich und mich! |
Se tu mi conoscessi, virgulto ardito, l’offesa – mi risparmieresti! A te così legato, me colpisce con pena la minaccia. Se ho amato da sempre la luminosa tua specie, lutti anche le diede il mio irato rancore. Colui al quale sono tanto benigno, tanto più potente, non svegli oggi il mio odio: te e me annienterebbe! |
| Siegfried | |
| Bleibst du mir stumm, störrischer Wicht? Weich’ von der Stelle! Denn dorthin, ich weiß, führt es zur schlafenden Frau: so wies es mein Vöglein, das hier erst flüchtig entfloh. |
Vuoi o no stare zitto, ostinato brigante? Lévati di torno! Perché da qui, lo so, conduce la via alla donna dormiente: così mi ha informato l’uccellino, che da poco è fuggito volando. |
| (Di nuovo il tempo si oscura rapidamente) | |
| Viandante | |
| (in uno scoppio d’ira e con attitudine di comando) | |
| Es floh dir zu seinem Heil! Den Herrn der Raben erriet es hier: weh’ ihm, holen sie’s ein! – Den Weg, den es zeigte, sollst du nicht ziehn! |
Da te è fuggito per la sua salvezza! Ha previsto l’arrivo del signore dei corvi: se è raggiunto, è perduto! – La via che t’ha mostrato, tu non devi seguirla! |
| Siegfried | |
| (arretra stupito ma in atteggiamento arrogante) | |
| Hoho! Du Verbieter! Wer bist du denn, daß du mir wehren willst? |
Hoho! Tu proibisci! Ma poi chi sei tu che vuoi ostacolarmi? |
| Viandante | |
| Fürchte des Felsens Hüter! Verschlossen hält meine Macht die schlafende Maid: wer sie erweckte, wer sie gewänne, machtlos macht’ er mich ewig! – Ein Feuermeer umflutet die Frau, glühende Lohe umleckt den Fels: wer die Braut begehrt, dem brennt entgegen die Brunst. |
Temi chi sorveglia la rupe! Il mio potere trattiene chiusa la vergine dormiente: chi mai la sveglia, chi la conquista, in eterno a me toglie il potere! Un mare di fuoco accerchia la donna, rovente vampa lecca la roccia: chi brama la sposa, contro gli brucia l’ardore. |
| (Indica con la lancia la cima della rupe) | |
| Blick’nach der Höh’! Erlugst du das Licht? Es wächst der Schein, es schwillt die Glut; sengende Wolken, wabernde Lohe wälzen sich brennend und prasselnd herab. Ein Lichtmeer umleuchtet dein Haupt: |
Guarda lassù! Avvisti la luce? Si estende il fulgore, si gonfia la fiamma; cocenti nubi, guizzante vampa, vorticano ardendo e crepitando franano. Un mare di luce ti avvolge il capo: |
| (appare crescendo dall’alto della rupe e si avvicina un guizzante bagliore di fuoco) | |
| bald frißt und zehrt dich zündendes Feuer: zurück denn, rasendes Kind! |
ecco che brace infuocata ti afferra e ti consuma arretra, ragazzo rabbioso! |
| Siegfried | |
| Zurück, du Prahler, mit dir! Dort, wo die Brünste brennen, zu Brünnhilde muß ich dahin! |
Arretra tu, bravaccio! Là, dove l’ardore brucia, da Brünnhilde devo andare! |
| (Siegfried avanza, il Viandante gli si pone contro) | |
| Viandante | |
| (opponendo la lancia) | |
| Fürchtest das Feuer du nicht, so sperre mein Speer dir den Weg! Noch hält meine Hand der Herrschaft Haft; das Schwert, das du schwingst, zerschlug einst dieser Schaft: noch einmal denn zerspring’ es am ew’gen Speer! |
Se tu non temi il fuoco, ti sbarri la strada la mia lancia! Ancora stringe questa mano il segno del dominio; la spada che tu impugni, la spezzò un giorno questa asta: quindi una volta ancora si infranga contro la lancia eterna! |
| (tende la lancia di fronte a sé) | |
| Siegfried | |
| (traendo la spada) | |
| Meines Vaters Feind! Find’ ich dich hier? Herrlich zur Rache geriet mir das! Schwing’ deinen Speer: in Stücken spalt’ ihn mein Schwert! |
Il nemico di mio padre! Ti trovo qui? Un’eccelsa occasione di vendetta m’è venuta incontro! Solleva la tua lancia: in pezzi la infranga la mia spada! |
| (Con un colpo spezza in due la lancia al Viandante: ne erompe un guizzo di fulmine che s’alza verso la cima della rupe, e lì da ora in poi comincia a divampare in fiamme sempre più luminose il bagliore che finora era debole. Accompagna il colpo di spada un tuono che subito si dilegua. I pezzi della lancia rotolano ai piedi del Viandante, che calmo li raccoglie) | |
| Viandante | |
| (arretrando) | |
| Zieh hin! Ich kann dich nicht halten! | Va’ avanti! Non posso trattenerti! |
| (All’improvviso scompare in fitta oscurità) | |
| Siegfried | |
| Mit zerfocht’ner Waffe wich mir der Feige? |
Con l’arma sconfitta mi sfugge il vigliacco? |
| (Le nubi ardenti dall’alto nello sfondo sono discese con crescente chiarore: tutta la scena si riempie come di un ondeggiante mare di fuoco) | |
| Ha! Wonnige Glut! Leuchtender Glanz! Strahlend nun offen steht mir die Straße. – Im Feuer mich baden! Im Feuer zu finden die Braut! Hoho! Hahei! Jetzt lock’ ich ein liebes Gesell! |
Ah! Dolce ardore! Splendida luce! Radiosa ora la via a me è aperta. – Bagnarmi nel fuoco! Nel fuoco trovare la sposa! Hoho! Hahei! Invito ora un buon compagno! |
| (Dà fiato al corno e suonando il suo richiamo si slancia nel fuoco. – Ora le fiamme si riversano anche sull’intero proscenio. Si ode prima vicino poi lontano il corno di Siegfried. – Le nubi ardenti continuano ad avanzare dal fondo verso il davanti, sì che Siegfried, il cui corno si ode di nuovo più vicino, sembra si volga verso il fondo, diretto alla cima) | |
| Scena terza | |
|
(Le fiamme incominciano finalmente a
impallidire; e si dissolvono quasi in un
leggero velo trasparente, che ora si
rischiara tutto e lascia vedere, nella
fulgida luce del giorno, l’aria e il cielo nel
loro azzurro più sereno. La scena, dalla quale è del tutto scomparsa la nuvolaglia, rappresenta la vetta di una rupe – come nel terzo atto della Walkiria – : a sinistra nella roccia l’entrata di un antro naturale; a destra abeti frondosi; il fondo è del tutto libero. – Sul fondo, all’ombra di un abete dagli ampi rami, giace Brünnhilde in profondo sonno: ella è in una completa armatura risplendente con l’elmo in capo e con il lungo scudo che la ricopre. – Sullo sfondo è appena giunto Siegfried, sul margine roccioso dell’altura. Egli si guarda intorno pieno di stupore) |
|
| Siegfried | |
| Selige Öde auf sonniger wonniger Höh’! |
Felice solitudine su soleggiata dolce altura! |
| (Ora Siegfried è completamente in vista e osserva, immobile su un sasso del declivio roccioso, la scena con meraviglia. Guarda da una parte nel bosco di abeti e fa qualche passo avanti) | |
| Was ruht dort schlummernd im schattigen Tann? – Ein Roß ist’s, rastend in tiefem Schlaf! |
Che c’è laggiù in riposo dormiente tra gli abeti ombrosi? È un cavallo, fermo in un sonno profondo! |
| (Avvicinandosi lentamente si arresta stupito quando ancora da una certa distanza scorge Brünnhilde) | |
| Was strahlt mir dort entgegen? Welch glänzendes Stahlgeschmeid? Blendet mir noch die Lohe den Blick? |
Che splendore mi colpisce? Quali fregi di fulgido acciaio? La fiamma ancora mi abbaglia la vista? |
| (Si avvicina di qualche passo) | |
| Helle Waffen! – Heb’ ich sie auf? |
Lucide armi! – Devo raccoglierle? |
| (Siegfried solleva lo scudo e osserva la figura di Brünnhilde, mentre il viso di lei tuttavia è in gran parte ancora coperto dall’elmo) | |
| Ha! In Waffen ein Mann: wie mahnt mich wonnig sein Bild! – Das hehre Haupt drückt wohl der Helm? Leichter würd’ ihm, löst’ ich den Schmuck. |
Ah! Un uomo in armi: con che dolcezza mi parla la sua immagine! – La nobile testa è forse oppressa dall’elmo? Ne avrà sollievo, se la sciolgo del suo ornamento? |
| (Con prudenza apre l’elmo e lo toglie dal capo della dormiente: se ne riversano lunghi capelli ondulati. – Siegfried trasale sgomento) | |
| Ach! – Wie schön! – | Ah! – Quale bellezza! – |
| (Resta immerso a guardare) | |
| Schimmernde Wolken säumen in Wellen den hellen Himmelssee: leuchtender Sonne lachendes Bild strahlt durch das Wogengewölk! |
Onde di nuvole chiare cingono il limpido lago del cielo: il volto ridente del sole radioso sfavilla tra le nubi! |
| (Si china profondamente verso la dormiente) | |
| Von schwellendem Atem schwingt sich die Brust: – brech’ ich die engende Brünne? |
Nel largo respiro il petto si gonfia: – spezzo la stretta corazza? |
| (Tenta con grande cautela – ma invano) | |
| Komm, mein Schwert, schneide das Eisen! |
Vieni, mia spada, taglia tu il ferro! |
| (Con attenta delicatezza spezza e apre gli anelli della corazza dai due lati dell’intera armatura e alza quindi il pettorale e gli schinieri, sì che ora davanti a lui è distesa Brünnhilde in un leggero abito femminile. – Sgomento e stupito egli balza in piedi) | |
| Das ist kein Mann! – | Non è un uomo! – |
| (Nella massima agitazione egli fissa lo sguardo sulla dormiente) | |
| Brennender Zauber zückt mir ins Herz; feurige Angst faßt meine Augen: mir schwankt und schwindelt der Sinn! |
Incanto ardente mi palpita nel cuore; ansia infuocata ferma i miei occhi: storditi tremano i miei sensi! |
| (È preso dalla massima angoscia) | |
| Wen ruf’ ich zum Heil, daß er mir helfe? – Mutter! Mutter! Gedenke mein! – |
Chi chiamo a soccorso, perché mi aiuti? – Madre! Madre! Pensa tu a me! – |
| (Cade, quasi svenuto, posando la fronte sul petto di Brünnhilde. – Lungo silenzio. – Quindi si leva in piedi sospirando) | |
| Wie weck’ ich die Maid, daß sie ihr Auge mir öffne? – DasAuge mir öffne? Blende mich auch noch der Blick? Wagt’ es mein Trotz? Ertrüg’ ich das Licht? Mir schwebt und schwankt und schwirrt es umher! Sehrendes Sehnen zehrt meine Sinne; am zagenden Herzen zittert die Hand! Wie ist mir Feigem? Ist dies das Fürchten? O Mutter! Mutter! Dein mutiges Kind! Im Schlafe liegt eine Frau: – die hat ihn das Fürchten gelehrt! – Wie end’ ich die Furcht? Wie fass’ ich Mut? – Daß ich selbst erwache, muß die Maid ich erwecken. |
Come posso destare la vergine, sì che apra a me gli occhi? – A me apra gli occhi? E ancora il suo sguardo mi accechi? Ne avrei il coraggio? Reggerei tanta luce? Attorno a me fluttuando tutto s’agita e freme! Il desiderio brucia con la sua piaga i sensi; il cuore intimorito fa tremare la mano! In me vile che accade? È questa la paura? O madre! Madre! L’ardito tuo figlio! Nel sonno riposa una donna: – e lei gli ha insegnato la paura! – Questa paura come troncarla? Come ritrovo il coraggio? – Perché mi svegli io stesso, devo io destare la fanciulla. |
| (Nel momento in cui egli si riavvicina alla dormiente, alla vista di lei è preso di nuovo da sentimenti di tenerezza. E si china più ancora) | |
| Süß erbebt mir ihr blühender Mund. Wie mild erzitternd mich Zagen er reizt! – Ach! Dieses Atems wonnig warmes Gedüft! |
Dolcemente freme la sua bocca fiorente. Col suo molle tremore incoraggia me inerte! – Ah! Dell’alito amato il tiepido profumo! |
| (quasi disperato) | |
| Erwache! Erwache! Heiliges Weib! |
Destati! Destati! Vergine sacra! |
| (Fissa lo sguardo su di lei) | |
| Sie hört mich nicht. – | Lei non mi sente. – |
| (Lentamente, con espressione sforzato, incalzante) | |
| So saug’ ich mir Leben aus süßesten Lippen, – sollt’ ich auch sterbend vergehn! |
Così bevo la vita dalle più dolci labbra, – dovessi anche perdermi e morirne! |
| (Egli cade, come se morisse, sulla dormiente e preme, con gli occhi chiusi, le sue labbra sulla bocca di lei. Brünnhilde apre gli occhi. Siegfried balza in piedi e resta immobile di fronte a lei. Lentamente Brünnhilde si alza a sedere. Con gesti solenni delle sue braccia sollevate ella saluta il suo ritorno a guardare la terra e il cielo) | |
| Brünnhilde | |
| Heil dir, Sonne! Heil dir, Licht! Heil dir, leuchtender Tag! Lang war mein Schlaf; ich bin erwacht. Wer ist der Held, der mich erweckt’? |
Ti saluto, sole! Ti saluto, luce! Ti saluto, fulgente giorno! Lungo è stato il mio sonno; ora son desta. Chi è l’eroe che mi ha svegliato? |
| Siegfried | |
| (preso da austera emozione per lo sguardo e per la voce di lei, resta fermo come ammaliato) | |
| Durch das Feuer drang ich, das den Fels umbrann; ich erbrach dir den festen Helm: Siegfried bin ich, der dich erweckt’. |
Entro il fuoco mi spinsi che cingeva la rupe; l’elmo saldo ti ho infranto: Siegfried sono, io ti ho svegliata. |
| Brünnhilde | |
| (seduta, ben diritta) | |
| Heil euch,Götter! Heil dir, Welt! Heil dir, prangende Erde! Zu End’ ist nun mein Schlaf; erwacht, seh’ ich: Siegfried ist es, der mich erweckt’! |
Vi saluto, o dèi! Ti saluto, mondo! Ti saluto, splendida terra! Il mio sonno è finito; destata, vedo: Siegfried, è lui che mi ha svegliato! |
| Siegfried | |
| (esclama in un sublime rapimento) | |
| O, Heil der Mutter, die mich gebar! Heil der Erde, die mich genährt! Daß ich das Aug’ erschaut, das jetzt mir Seligem lacht! |
Oh, saluto la madre, che mi creò! Saluto la terra, che mi nutrì! Sì che contemplo l’occhio che a me felice ora ride! |
| Brünnhilde | |
| (nella massima commozione) | |
| O, Heil der Mutter, die dich gebar! Heil der Erde, die dich genährt! Nur dein Blick durfte mich schaun, erwachen durft’ ich nur dir! |
Oh, saluto la madre, che ti creò! Saluto la terra, che ti nutrì! Solo il tuo sguardo poteva vedermi, per te soltanto potevo destarmi! |
| (Colmi di raggiante felicità entrambi restano smarriti nei reciproci sguardi) | |
| O Siegfried! Siegfried! Seliger Held! Du Wecker des Lebens, siegendes Licht! O wüßtest du, Lust der Welt, wie ich dich je geliebt! Du warst mein Sinnen, mein Sorgen du! Dich Zarten nährt’ ich, noch eh’ du gezeugt; noch eh’ du geboren, barg dich mein Schild: so lang’ lieb’ ich dich, Siegfried! |
O Siegfried! Siegfried! Eroe beato! Tu risvegli la vita, mia luce trionfale! Se tu, letizia del mondo, sapessi come da sempre ti amo! Eri tu i miei pensieri, la mia ansia tu! Te tenero nutrii, prima che tu esistessi; prima che tu nascessi, ti difese il mio scudo: da tanto io t’amo, Siegfried! |
| Siegfried | |
| (sottovoce, con timidezza) | |
| So starb nicht meine Mutter? Schlief die Minnige nur? |
Mia madre non è morta? Dormiva la dolce soltanto? |
| Brünnhilde | |
| (sorridendo gli tende amichevolmente la mano) | |
| Du wonniges Kind, deine Mutter kehrt dir nicht wieder. Du selbst bin ich, wenn du mich Selige liebst. Was du nicht weißt, weiß ich für dich; doch wissend bin ich nur – weil ich dich liebe! O Siegfried! Siegfried! Siegendes Licht! Dich liebt’ ich immer, denn mir allein erdünkte Wotans Gedanke: der Gedanke, den ich nie nennen durfte; den ich nicht dachte, sondern nur fühlte; für den ich focht, kämpfte und stritt; für den ich trotzte dem, der ihn dachte; für den ich büßte, Strafe mich band, weil ich nicht ihn dachte und nur empfand! Denn der Gedanke – dürftest du’s lösen! – mir war er nur Liebe zu dir! |
Bimbo gentile, a te più non torna tua madre. Il tuo tu sono io, beata se tu mi ami. Ciò che tu non sai, per te lo io so; ma posso saperlo solo – perché ti amo! O Siegfried! Siegfried! Mia luce trionfale! Te ho amato sempre, perché a me sola fu chiaro il pensiero di Wotan: il pensiero di cui non potevo neanche parlare; che non pensavo, ma solo sentivo; per cui ho combattuto, lottato e conteso; per cui ho sfidato chi lo pensava; per cui ho pagato, costretta a una pena, perché io non l’avevo pensato e lo sentivo soltanto! Perché quel pensiero – potessi tu liberarlo! – in me era solo l’amore per te! |
| Siegfried | |
| Wie Wunder tönt, was wonnig du singst; doch dunkel dünkt mich der Sinn. Deines Auges Leuchten seh’ ich licht; deines Atems Wehen fühl’ ich warm; deiner Stimme Singen hör’ ich süß: doch was du singend mir sagst, staunend versteh’ ich’s nicht. Nicht kann ich das Ferne sinnig erfassen, wenn alle Sinne dich nur sehen und fühlen! Mit banger Furcht fesselst du mich: du Einz’ge hast ihre Angst mich gelehrt. Den du gebunden in mächtigen Banden, birg meinen Mut mir nicht mehr! |
Come un prodigio suona il dolce tuo canto; ma oscuro sento il suo senso. Il raggio del tuo occhio vedo splendente; del tuo alito il soffio tiepido sento; della tua voce il canto soave ascolto: ma ciò che col canto mi dici, stupito io non intendo. Le cose lontane non posso con i miei sensi afferrare, se essi te soltanto vedono e sentono! Tu mi incateni in trepidante timore: e il suo tormento tu sola mi hai insegnato. Ora a me, che hai costretto in catene potenti, non nascondere più il mio coraggio! |
| (Egli resta esitante, in grande agitazione, e tiene fisso su di lei lo sguardo appassionato) | |
| Brünnhilde | |
| (volge con dolcezza il capo di lato e dirige lo sguardo verso l’abete) | |
| Dort seh’ ich Grane, mein selig Roß: wie weidet er munte r, der mit mir schlief! Mit mir hat ihn Siegfried erweckt. |
Là vedo Grane, il mio sacro cavallo: lui che con me dormiva, pascola sereno! Siegfried con me l’ha destato. |
| Siegfried | |
| Auf wonnigem Munde weidet mein Auge: in brünstigem Durst doch brennen die Lippen, daß der Augen Weide sie labe! |
Su amata bocca pascola il mio occhio: ma bruciano le labbra in sete ardente di ristorarsi al pascolo degli occhi! |
| Brünnhilde | |
| (con la mano gli addita le sue armi che ella ha appena scorto) | |
| Dort seh’ ich den Schild, der Helden schirmte; dort seh’ ich den Helm, der das Haupt mir barg: er schirmt, er birgt mich nicht mehr! |
Là vedo lo scudo che difese eroi; là vedo l’elmo che coprì la mia testa: non la difende, non la copre più! |
| Siegfried | |
| Eine selige Maid versehrte mein Herz; Wunden dem Haupte schlug mir ein Weib: ich kam ohne Schild und Helm! |
Una sacra fanciulla mi ha piagato il cuore; ferite alla mia testa ha inferto una donna: sono arrivato senza scudo né elmo! |
| Brünnhilde | |
| (con malinconia crescente) | |
| Ich sehe der Brünne prangenden Stahl: ein scharfes Schwert schnitt sie entzwei; von dem maidlichen Leibe löst’ es die Wehr: – ich bin ohne Schutz und Schirm, ohne Trutz ein trauriges Weib! |
Vedo della corazza l’acciaio fulgido: un’affilata spada l’ha tagliato in due; del verginale corpo infranse la difesa: – sono senza aiuto e riparo, desolata donna inerme! |
| Siegfried | |
| (con passione) | |
| Durch brennendes Feuer fuhr ich zu dir; nicht Brünne noch Panzer barg meinen Leib: nun brach die Lohe mir in die Brust. Es braust mein Blut in blühender Brunst; ein zehrendes Feuer ist mir entzündet: die Glut, die Brünnhilds Felsen umbrann, die brennt mir nun in der Brust! O Weib, jetzt lösche den Brand! Schweige die schäumende Glut! |
Tra fiamme ardenti sono giunto a te; né armatura o corazza mi nascondeva il corpo: ora erompe la vampa a me nel petto. Freme il mio sangue in fiorente ardore; in me si è acceso un fuoco e mi consuma: l’incendio che cingeva la rupe di Brünnhilde, mi divampa ora in petto! Donna, estingui la fiamma! Acquieta il ribollente incendio! |
| (Siegfried la stringe con impeto. Ella balza in piedi, lo respinge con tutta la forza della sua angoscia e si rifugia dalla parte opposta) | |
| Brünnhilde | |
| Kein Gott nahte mir je! Der Jungfrau neigten scheu sich die Helden: heilig schied sie aus Walhall. – Wehe! Wehe! Wehe der Schmach, der schmählichen Not! Verwundet hat mich, der mich erweckt! Er erbrach mir Brünne und Helm: Brünnhilde bin ich nicht mehr! |
Nessun dio mi si è accostato mai! Alla vergine si inchinavano timidi gli eroi: ella pura abbandonò la Walhall. – Ahimè! Ahimè! Dolore dell’oltraggio, dell’oltraggiosa angustia! Mi ha ferita colui che mi ha destata! Mi ha infranto la corazza e l’elmo: Brünnhilde non sono più! |
| Siegfried | |
| Noch bist du mir die träumende Maid: Brünnhildes Schlaf brach ich noch nicht. Erwache, sei mir ein Weib! |
Ma per me sei ancora la vergine sognante: il sonno di Brünnhilde non l’ho rotto ancora. Destati e sii per me una donna! |
| Brünnhilde | |
| (presa da stordimento) | |
| Mir schwirren die Sinne, mein Wissen schweigt: soll mir die Weisheit schwinden? |
In me tremano i sensi, il mio sapere tace: dovrà svanire la mia saggezza? |
| Siegfried | |
| Sangst du mir nicht, dein Wissen sei das Leuchten der Liebe zu mir? |
Non mi dicevi che il tuo sapere sta nella luce del tuo amore per me? |
| Brünnhilde | |
| (guardando fissa davanti a sé) | |
| Trauriges Dunkel trübt meinen Blick; meinAuge dämmert, das Licht verlischt: Nacht wird’s um mich. Aus Nebel und Grau’n windet sich wütend ein Angstgewirr: Schrecken schreitet und bäumt sich empor! |
Triste oscurità turba il mio sguardo; l’occhio si vela, svanisce la luce: attorno a me si fa notte. Da fosco spavento si snoda furiosa un’ansiosa vertigine: avanza il terrore e in alto si espande! |
| (agitata ella si copre gli occhi con le due mani) | |
| Siegfried | |
| (mentre con dolcezza le libera gli occhi dalle mani) | |
| Nacht umfängt [umbangt] gebund’ne Augen. Mit den Fesseln schwindet das finstre Grau’n: tauch’ aus dem Dunkel und sieh’: – sonnenhell leuchtet der Tag! |
Notte avvolge [atterrisce] occhi bendati. Insieme alla fascia sparisce lo spavento oscuro: dal buio emergi e guarda: – ai raggi del sole splende il giorno! |
| Brünnhilde | |
| (nella massima commozione) | |
| Sonnenhell leuchtet der Tag meiner Schmach! O Siegfried! Siegfried! Sieh’ meine Angst! |
Ai raggi del sole splende il giorno della mia onta! O Siegfried! Siegfried! Guarda la mia angoscia! |
| (Il suo aspetto rivela che le nasce nell’animo un’immagine gentile, dopo la quale ella con dolcezza riporta su Siegfried il suo sguardo) | |
| Ewig war ich, ewig bin ich, ewig in süß sehnender Wonne, doch ewig zu deinem Heil! |
Eterna ero, eterna sono, eterna in un’estasi struggente di dolcezza, per il tuo bene eternamente! |
| (con ardore, ma anche con tenerezza) | |
| O Siegfried! Herrlicher! Hort der Welt! Leben der Erde! Lachender Held! Laß, ach laß! Lasse von mir! Nahe mir nicht mit der wütenden Nähe! Zwinge mich nicht mit dem brechenden Zwang! Zertrümm’re die Traute dir nicht! Sah’st du dein Bild im klaren Bach? Hat es dich Frohen erfreut? Rührtest zur Woge das Wasser du auf, zerflösse die klare Fläche des Bachs: – dein Bild sähst du nicht mehr, nur der Welle schwankend Gewog’! So berühre mich nicht, trübe mich nicht! Ewig licht lachst du selig dann aus mir dir entgegen, froh und heiter ein Held! O Siegfried! Leuchtender Sproß! Liebe dich, und lasse von mir: vernichte dein Eigen nicht! |
O Siegfried! Sublime! Tesoro del mondo! Vita della terra! Ridente eroe! Lascia, ah, lasciami! Rinuncia a me! Non toccarmi nel tuo impulso violento! Non costringermi nella stretta che schiaccia! Non spezzare la tua fedele! Vedesti mai la tua immagine nel limpido ruscello? Dava gioia a te allegro? Ma se tu in onde sconvolgevi l’acqua, svaniva la chiarezza del ruscello: – vedevi non più la tua immagine, dell’onda solo l’incostante moto! Dunque non mi toccare, non mi turbare! In beatitudine eterna ti rassereni col mio sorriso che ti viene incontro, tu eroe, gioioso e puro! O Siegfried! Raggiante virgulto! Ama te stesso e lasciami: non annientare la tua persona! |
| Siegfried | |
| Dich lieb’ ich: o, liebtest mich du! Nicht hab’ ich mehr mich: o, hätte ich dich! Ein herrlich Gewässer wogt vor mir; mit allen Sinnen seh’ ich nur sie, die wonnig wogende Welle. Brach sie mein Bild, so brenn’ ich nun selbst, sengende Glut in der Flut zu kühlen; ich selbst, wie ich bin, spring’ in den Bach: o, daß seine Wogen mich selig verschlängen, mein Sehnen schwänd’ in der Flut! Erwache, Brünnhilde! Wache, du Maid! Lache und lebe, süßeste Lust! Sei mein! Sei mein! Sei mein! |
Te io amo: oh, se tu mi amassi! Io non sono più mio: oh, se tu fossi mia! Un’acqua stupenda ondeggia davanti a me; con tutti i sensi vedo soltanto lei, l’onda vaga che fluttua. Se essa ha oscurato l’immagine, ora ardo io stesso di freddare nei flutti la vampa infocata; io, così come sono, mi getto nel fiume: oh, se le sue onde me felice coprissero, la mia brama sparirebbe nei flutti! Apri gli occhi, Brünnhilde! Destati, donna! Sorridi e vivi, gioia dolcissima! Sii mia! Sii mia! Sii mia! |
| Brünnhilde | |
| (con grande intimità) | |
| O Siegfried! Dein – war ich von je! |
O Siegfried! Tua – ero da sempre! |
| Siegfried | |
| (appassionato) | |
| Warst du’s von je, so sei es jetzt! |
Se mia eri da sempre, mia sii ora! |
| Brünnhilde | |
| Dein – wird’ ich ewig sein! |
Tua – in eterno io sarò! |
| Siegfried | |
| Was du sein wirst, sei es mir heut’! Faßt dich mein Arm, umschling’ ich dich fest; schlägt meine Brust brünstig die deine; zünden die Blicke, zehren die Atem sich; Aug’ in Auge, Mund an Mund: dann bist du mir, was bang du mir warst und wirst! Dann brach sich die brennende Sorge, ob jetzt Brünnhilde mein? |
Ciò che sarai, sii per me oggi! Se ti afferra il mio braccio, se stretta ti cingo e batte il mio petto con ardore sul tuo; se gli sguardi si accendono e vien meno il respiro; occhio nell’occhio, bocca sulla bocca: allora tu sei a me ciò che nella tua ansia eri e sarai! Si è infranta allora la rovente attesa se Brünnhilde ora è mia? |
| (Siegfried l’ha abbracciata) | |
| Brünnhilde | |
| Ob jetzt ich dein? – Göttliche Ruhe rast mir in Wogen; keuschestes Licht lodert in Gluten: himmlisches Wissen stürmt mir dahin, Jauchzen der Liebe jagt es davon! Ob jetzt ich dein? Siegfried! Siegfried! Siehst du mich nicht? Wie mein Blick dich verzehrt, erblindest du nicht? Wie mein Arm dich preßt, entbrennst du mir nicht? Wie in Strömen mein Blut entgegen dir stürmt, das wilde Feuer, fühlst du es nicht? Fürchtest du, Siegfried, fürchtest du nicht das wild wütende Weib? |
Se ora sono tua? – Divina quiete mi invade in onde, luce castissima rosseggia in vampe: celeste scienza da me via fugge, amorosa esultanza la scaccia lontano! Se ora sono tua? Siegfried! Siegfried! Tu non mi vedi? Da come ti strugge il mio sguardo, non resti abbagliato? Da come ti stringe il mio braccio, non mi ti infiammi? Come a ondate il mio sangue si slancia verso di te, questo fuoco sfrenato tu non lo senti? Non temi, Siegfried, non temi la folle donna in delirio? |
| (lo abbraccia con passione) | |
| Siegfried | |
| (con lieto sgomento) | |
| Ha! – Wie des Blutes Ströme sich zünden, wie der Blicke Strahlen sich zehren, wie die Arme brünstig sich pressen, – kehrt mir zurück mein kühner Mut, und das Fürchten, ach!, das ich nie gelernt, – das Fürchten, das du mich kaum gelehrt: das Fürchten – mich dünkt – ich Dummer vergaß es nun ganz! |
Ah! – Le onde del sangue si accendono, gli occhi raggianti si struggono, le cupide braccia si stringono, – ecco ora a me torna l’animo ardito, e, ahimè!, la paura che mai non appresi, – la paura che tu mi hai a stento insegnato: la paura – mi pare – io tardo l’ho tutta obliata! |
| (Mentre dice queste ultime parole egli senza accorgersene ha lasciato Brünnhilde) | |
| Brünnhilde | |
| (al colmo della gioia amorosa ride selvaggiamente) | |
| O kindischer Held! O herrlicher Knabe! Du hehrster Taten töriger Hort! Lachend muß ich dich lieben, lachend will ich erblinden, lachend la uns verderben, lachend zugrunde gehn! Fahr’ hin, Walhalls leuchtende Welt! Zerfall in Staub deine stolze Burg! Leb’ wohl, prangende Götterpracht! End’ in Wonne, du ewig Geschlecht! Zerreißt, ihr Nornen, das Runenseil! Götterdämm’rung, dunkle herauf! Nacht der Vernichtung, neble herein! Mir strahlt zur Stunde Siegfrieds Stern: er ist mir ewig, ist mir immer, Erb’ und Eigen, Ein und All’: leuchtende Liebe, lachender Tod! |
O eroe fanciullesco! O fanciullo magnifico! Tu ingenuo tesoro di atti gloriosi! Ridendo io devo amarti, ridendo voglio abbagliarmi, fa’ che ridendo noi ci perdiamo, fa’ che ridendo noi ci estinguiamo! Scompari, mondo splendente della Walhall! Annienta in polvere la superba tua rocca! Addio, fulgore orgoglioso degli dèi! Finisci in estasi, tu eterna razza! Spezzate, Norne, il filo delle rune! Oscuro sorgi, tramonto degli dèi! Annientamento, espandi la tua notte! Me ormai rischiara l’astro di Siegfried: per me è eterno, è mio per sempre, mia eredità e mio bene, mio unico e mio tutto: splendente amore, ridente morte! |
| Siegfried | |
| Lachend erwachst du Wonnige mir: Brünnhilde lebt, Brünnhilde lacht! Heil dem Tage, der uns umleuchtet! Heil der Sonne, die uns bescheint! Heil dem Licht, das der Nacht enttaucht! Heil der Welt, der Brünnhilde lebt! Sie wacht, sie lebt, sie lacht mir entgegen! Prangend strahlt mir Brünnhildes Stern! Sie ist mir ewig, ist mir immer, Erb’ und Eigen, Ein und All’: leuchtende Liebe, lachender Tod! |
Ridente, felice per me sei desta: Brünnhilde vive, Brünnhilde ride! Saluto il giorno che raggiante ci avvolge! Saluto il sole che a noi risplende! Saluto la luce che dalla notte emerge! Saluto il mondo per cui Brünnhilde vive! Ella è desta, ella vive, mi guarda e mi sorride! Fulgida mi rischiara la stella di Brünnhilde! Per me è eterna, è mia per sempre, mia eredità e mio bene, mio unico e mio tutto: splendente amore, ridente morte! |
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(Brünnhilde si getta nelle braccia di
Siegfried.) (Cala il sipario) |
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