Siegfried, WWV 86c

Testo del libretto (nota 1)

Primo atto
Grotta rocciosa nella foresta
(Sul proscenio c’è parte di una grotta rocciosa, che a sinistra si addentra verso il fondo, invece a destra si allarga per circa tre quarti della scena. Due entrate naturali si aprono verso la foresta: l’una, a destra, direttamente nel fondo, l’altra, più larga, sempre a destra ma di lato. Alla parete di fondo, a sinistra, una grande fucina da fabbro, fatta di blocchi di roccia naturali; artificiale è solo il grande mantice: il rozzo fumaiolo attraversa in alto – in modo altrettanto naturale – la volta rocciosa. Un’enorme incudine ed altri arnesi da fabbro)
Mime
(quando si alza il sipario dopo un breve preludio, Mime è seduto presso l’incudine e con crescente agitazione martella una spada: alla fine si ferma irritato)
Zwangvolle Plage!
Müh’ ohne Zweck!
Das beste Schwert,
das je ich geschweißt,
in der Riesen Fäusten
hielte es fest:
doch dem ich’s geschmiedet,
der schmähliche Knabe,
er knickt und schmeißt es entzwei,
als schüf’ ich Kindergeschmeid! – –
Pena implacabile!
Vana fatica!
La spada migliore
che mai io abbia saldato,
nel pugno dei giganti
resisterebbe:
ma l’odioso ragazzo
per cui l’ho forgiata,
la spezza e la scaglia lontano,
come se io facessi balocchi! – –
(Esasperato Mime butta la spada sull’incudine, appoggia le mani ai fianchi e fissa pensieroso il pavimento)
Es gibt ein Schwert,
das er nicht zerschwänge:
Notungs Trümmer
zertrotzt’ er mir nicht,
könnt’ ich die starken
Stücke schweißen,
die meine Kunst
nicht zu kitten weiß!
Könnt’ ich’s dem Kühnen schmieden,
meiner Schmach erlangt’ ich da Lohn! –
Ma c’è una spada
che non squasserebbe:
Notung in pezzi
contro me non lancerebbe,
se fondere i forti
frammenti sapessi,
che la mia arte
non sa saldare!
Se a lui, il fiero, io li forgiassi,
della mia offesa avrei un compenso! –
(Si curva anche più e piega pensieroso la testa)
Fafner, der wilde Wurm,
lagert im finstren Wald;
mit des furchtbaren Leibes Wucht
der Niblungen Hort
hütet er dort.
Siegfrieds kindischer Kraft
erläge wohl Fafners Leib:
des Niblungen Ring
erränge er mir.
Ein Schwert nur taugt zu der Tat;
nur Notung nützt meinem Neid,
wenn Siegfried sehrend ihn schwingt:
und ich kann’s nicht schweißen,
Notung, das Schwert! –
Fafner, drago crudele,
si acquatta nel buio bosco;
col peso del corpo mostruoso
l’oro dei Nibelunghi
colà difende.
Alla giovane forza di Siegfried
cederà certo il corpo di Fafner:
l’anello del Nibelungo
egli mi può conquistare.
Solo una spada serve all’azione;
Notung soltanto giova al mio odio,
se Siegfried violento la vibra:
ed io non posso saldarla,
Notung, la spada! –
(Ha rimesso la spada sull’incudine e continua a martellare nel massimo scontento)
Zwangvolle Plage!
Müh’ ohne Zweck!
Das beste Schwert,
das je ich geschweißt,
nie taugt es je
zu der einzigen Tat!
Ich tapp’re und hämm’re nur,
weil der Knabe es heischt:
er knickt und schmeißt es entzwei,
und schmäht doch, schmied’ ich ihm nicht!
Pena implacabile!
Vana fatica!
La spada migliore
che mai abbia saldato,
non servirebbe
per l’unica impresa!
Io tento e martello soltanto,
perché la pretende il ragazzo:
e lui la spezza e la scaglia lontano,
e poi mi maltratta, se non lavoro per lui!
(Lascia cadere il martello)
(Dalla foresta entra Siegfried con foga impetuosa. Ha un grezzo abito silvestre e un corno d’argento a una catenella; con un laccio di scorza d’albero ha imbrigliato un grande orso e lo aizza contro Mime con allegra insolenza. Per lo spavento Mime lascia cadere la spada, e si rifugia dietro la fucina; Siegfried lo insegue con l’orso da ogni parte)
Siegfried
Hoiho! Hoiho!
Hau’ ein! Hau’ ein!
Friß ihn! Friß ihn,
den Fratzenschmied!
Hoiho! Hoiho!
Attacca! Attacca!
Mangialo! Mangia
il fabbro birbone!
(Ride a crepapelle)
Mime
Fort mit dem Tier!
Was taugt mir der Bär?
Via quella bestia!
A che mi serve l’orso?
Siegfried
Zu zwei komm ich,
dich besser zu zwicken:
Brauner, frag’ nach dem Schwert!
Veniamo in due
per meglio assillarti:
Moro, domanda la spada!
Mime
He! Laß das Wild!
Dort liegt die Waffe:
fertig fegt’ ich sie heut’.
Ehi! Via la bestiaccia!
L’arma sta là:
è pronta e l’ho ripulita.
Siegfried
So fährst du heute noch heil! Bene, per oggi la scampi!
(Scioglie all’orso il laccio, con cui gli dà un colpo sulla groppa)
Lauf’, Brauner:
dich brauch’ ich nicht mehr!
Vattene, Moro:
non ho più bisogno di te!
(Correndo l’orso torna nella foresta)
Mime
(uscendo tremante da dietro la fucina)
Wohl leid’ ich’s gern,
erlegst du Bären:
was bringst du lebend
die braunen heim?
Sono ben lieto,
se abbatti gli orsi:
ma perché vivi
li porti a casa?
Siegfried
(si siede per riprendersi dalle risate)
Nach beßrem Gesellen sucht’ ich,
als daheim mir einer sitzt;
im tiefenWalde mein Horn
ließ ich hallend da ertönen:
ob sich froh mir gesellte
ein guter Freund?
Das frug ich mit dem Getön’.
Aus dem Busche kam ein Bär,
der hörte mir brummend zu;
er gefiel mir besser als du,
doch beßre fänd’ ich wohl noch!
Mit dem zähen Baste
zäumt’ ich ihn da,
dich, Schelm, nach dem Schwerte zu fragen.
Cercavo un amico migliore
dell’unico che sta qui in casa;
nel cuore del bosco ho fatto
echeggiare forte il mio corno:
che lieto al mio fianco venisse
un buon amico?
Con gli squilli questo chiedevo.
Dal folto uscì un orso,
che mi ascoltò brontolando;
più di te molto mi piacque,
ma potrei trovare anche meglio!
Con il laccio robusto
l’ho quindi legato,
per chiederti, ladro, la spada.
(Salta in piedi e va verso l’incudine)
Mime
(afferra la spada per porgerla a Siegfried)
Ich schuf die Waffe scharf,
ihrer Schneide wirst du dich freun.
Tagliente ho fatto l’arma,
del filo sarai soddisfatto.
(impaurito stringe in mano la spada, che Siegfried gli strappa con violenza)
Siegfried
Was frommt seine helle Schneide,
ist der Stahl nicht hart und fest!
A che serve la lucida lama,
se l’acciaio non è saldo e fermo!
(prova la spada con la mano)
Hei!Was ist das
für müß’ger Tand!
Den schwachen Stift
nennst du ein Schwert?
Ehi, che è questo
ridicolo gioco!
Questo chiodino
lo chiami una spada?
(la infrange sull’incudine, sì che i pezzi volano in giro; Mime atterrito retrocede)
Da hast du die Stücken,
schändlicher Stümper:
hätt’ ich am Schädel
dir sie zerschlagen!
Soll mich der Prahler
länger noch prellen?
Schwatzt mir von Riesen
und rüstigen Kämpfen,
von kühnen Taten
und tüchtiger Wehr;
will Waffen mir schmieden,
Schwerte schaffen;
rühmt seine Kunst,
als könnt’ er was Rechts:
nehm’ ich zur Hand nun,
was er gehämmert,
mit einem Griff
zergreif’ ich den Quark! –
Wär’ mir nicht schier
zu schäbig der Wicht,
ich zerschmiedet’ ihn selbst
mit seinem Geschmeid,
den alten albernen Alp!
Des Ärgers dann hätt’ ich ein End’!
A te restano i pezzi,
cialtrone infame:
sul tuo cranio
li avessi spaccati!
Quanto ancora dovrà
l’imbroglione ingannarmi?
Chiacchiera di giganti
e di gagliardi scontri,
di fiere imprese
e di esperta difesa;
vuole fondermi armi,
forgiare spade;
esalta la sua arte,
come sapienza rara:
ma se poi prendo in pugno
quello che ha lavorato,
con una stretta
stritolo la sconcezza! –
Non mi fosse il furfante
solo troppo schifoso,
già avrei ridotto in pezzi
lui con i suoi gingilli,
vecchio gnomo balordo!
Avrebbe così fine la mia ira!
(Furente si getta su un sedile di pietra, di lato sulla sinistra)
Mime
(che guardingo si è sempre tenuto lontano)
Nun tobst du wieder wie toll:
dein Undank, traun, ist arg.
Mach’ ich dem bösen Buben
nicht alles gleich zu best,
was ich ihm Gutes schuf,
vergißt er gar zu schnell!
Willst du denn nie gedenken,
was ich dich lehrt’ vom Danke?
Dem sollst du willig gehorchen,
der je sich wohl dir erwies.
Di nuovo dai in smanie da matto:
sì, la tua ingratitudine è smodata.
Se a questo ragazzaccio
non faccio tutto al meglio
e presto, scorda subito
tutto il bene già fatto!
Non vuoi mai ricordare
che ti insegnai sulla riconoscenza?
Tu devi dar retta di buon grado
a chi sempre ti ha fatto del bene.
(Irritato Siegfried si gira, con il viso verso la parete, voltando così le spalle a Mime)
Das willst du wieder nicht hören! – Come sempre non vuoi ascoltarmi! –
(Resta perplesso; quindi si dirige verso la cucina presso il focolare)
Doch speisen magst du wohl?
Vom Spieße bring’ ich den Braten:
versuchtest du gern den Sud?
Für dich sott ich ihn gar.
Ma almeno vuoi mangiare?
Dallo spiedo ti porto qui l’arrosto:
assaggeresti volentieri il sugo?
A puntino l’ho bollito per te.
(Porge il cibo a Siegfried. Questo, senza voltarsi, gli scaglia via dalla mano pentola e arrosto)
Siegfried
Braten briet ich mir selbst:
deinen Sudel sauf’ allein!
La carne me la son cotta io stesso:
il tuo sugaccio te lo bevi da solo!
Mime
(si mostra addolorato e con voce lamentosa e stridula)
Das ist nun der Liebe
schlimmer Lohn!
Das der Sorgen
schmählicher Sold! –
Als zullendes Kind
zog ich dich auf,
wärmte mit Kleiden
den kleinenWurm:
Speise und Trank
trug ich dir zu,
hütete dich
wie die eig’ne Haut.
Und wie du erwuchsest,
wartet’ ich dein;
dein Lager schuf ich,
daß leicht du schliefst.
Dir schmiedet’ ich Tand
und ein tönend Horn;
dich zu erfreun,
müht’ ich mich froh:
mit klugem Rate
riet ich dir klug,
mit lichtem Wissen
lehrt’ ich dichWitz.
Sitz’ ich daheim
in Fleiß und Schweiß,
nach Herzenslust
schweifst du umher:
für dich nur in Plage,
in Pein nur für dich
verzehr’ ich mich alter,
armer Zwerg!
Und aller Lasten
ist das nun mein Lohn,
daß der hastige Knabe
mich quält und haßt!
Dell’amore ecco è questa
la ricompensa amara!
Questo delle mie cure
l’umiliante premio! –
Da bimbo lattante
io t’ho allevato,
ho scaldato con panni
il marmocchio:
cibo e bevanda
io ti portavo,
su te io ho vegliato
come tu fossi me.
E di te poi cresciuto
ho avuto cura;
ti stendevo il giaciglio
per farti soffice il sonno.
Ti ho fabbricato giochi
ed un corno sonoro;
e per svagarti
faticavo felice:
con saggio insegnamento
t’ho insegnato saggezza,
con lucido ingegno
ti ho addestrato la mente.
Se resto in casa
attivo ed affannato,
tu in esultanza
corri dove ti piace:
solo per te in assillo,
in ansia per te solo
io mi consumo, vecchio
e povero nano!
E di tutti i miei stenti
ora è questo il compenso,
che il rabbioso ragazzo
mi tortura e detesta!
(Si abbandona ai singhiozzi)
Siegfried
(che di nuovo si è voltato e scruta tranquillamente il volto di Mime)
(Mime incontra lo sguardo di Siegfried e tenta timidamente di celare il suo)
Vieles lehrtest du,Mime,
und manches lernt’ ich von dir;
doch was du am liebsten mich lehrtest,
zu lernen gelang mir nie:
wie ich dich leiden könnt’.
Trägst du mir Trank
und Speise herbei,
der Ekel speist mich allein;
schaffst du ein leichtes
Lager zum Schlaf,
der Schlummer wird mir da schwer;
willst du mich weisen,
witzig zu sein,
gern bleib’ ich taub und dumm.
Seh’ ich dir erst
mit denAugen zu,
zu übel erkenn’ ich,
was alles du tust:
seh’ ich dich stehn,
gangeln und gehn,
knicken und nicken,
mit den Augen zwicken:
beim Genick möchte’ ich
den Nicker packen,
den Garaus geben
dem garst’gen Zwicker! –
So lernt’ ich, Mime, dich leiden.
Bist du nun weise,
so hilf mir wissen,
worüber umsonst ich sann:
in denWald lauf’ ich,
dich zu verlassen, –
wie kommt das, kehr ich zurück?
Alle Tiere sind
mir teurer als du:
Baum und Vogel,
die Fische im Bach,
lieber mag ich sie
leiden als dich: –
wie kommt das nun, kehr’ ich zurück?
Bist du klug, so tu mir’s kund.
Mime,molto mi hai insegnato
e da te qualcosa ho appreso;
ma ciò che a preferenza mi insegnavi,
apprendere non ho saputo mai:
come potrei sopportarti.
Se mi porti vicino
bevanda e cibo,
mi arriva solo il disgusto;
se mi stendi il giaciglio
soffice per il sonno,
mi impedisci il riposo;
se con me tenti
di addestrarmi la mente,
preferisco restare sordo e stolto.
Solo che io su te
volga lo sguardo,
il male riconosco
in tutto ciò che fai:
ti guardo fermo
o traballante e il passo
ti scrocchia e sogghigni,
se ammicchi con gli occhi:
vorrei acchiappare
il ciondolone al collo,
e al lurido seccante
dare l’ultima botta! –
Così saprei sopportarti.
Se sei sapiente,
aiutami a capire
una cosa a cui ho pensato invano:
fuggo nella foresta
per lasciarti, –
come succede che poi ritorno?
Le bestie tutte mi sono
più care di te:
a una pianta, a un uccello,
ai pesci nel fiume,
a loro io voglio
più bene che a te: –
ma perché accade ch’io qui ritorni?
Se sei saggio, spiegami questo.
Mime
(si siede di fronte a lui familiarmente, a una certa distanza)
Mein Kind, das lehrt dich kennen,
wie lieb ich am Herzen dir lieg’
Figliolo, questo ti
quanto a cuore io ti stia.
Siegfried
(ridendo)
Ich kann dich ja nicht leiden, –
vergiß das nicht so leicht!
Ma io non ti posso soffrire, –
tanto presto non lo scordare!
Mime
(indietreggia e si siede di nuovo da una parte, sempre rivolto a Siegfried)
Des ist deine Wildheit schuld,
die du, Böser, bänd’gen sollst. –
Jammernd verlangen Junge
nach ihrerAlten Nest;
Liebe ist das Verlangen;
so lechzest du auch nach mir,
so liebst du auch deinen Mime, –
so mußt du ihn lieben!
Was demVögelein ist der Vogel,
wenn er im Nest es nährt,
eh’ das flügge mag fliegen:
das ist dir kind’schem Sproß
der kundig sorgende Mime, –
das muß er dir sein!
È colpa della tua rustichezza,
che tu, crudele, devi domare. –
Tristi pensano i giovani
al nido dei loro vecchi;
amore è il loro pensiero;
così anche tu cerchi me,
dunque tu ami il tuo Mime, –
tu sei costretto ad amarlo!
Ciò che all’uccellino è l’uccello,
quando nel nido lo nutre,
prima che il piccolo voli:
questo per te mio rampollo
è Mime che zelante provvede, –
questo per te ha da essere!
Siegfried
Ei,Mime, bist du so witzig,
so laß mich eines noch wissen!
Es sangen die Vöglein
so selig im Lenz,
das eine lockte das and’re:
du sagtest selbst –
da ich’s wissen wollt’–
das wären Männchen undWeibchen.
Sie kosten so lieblich,
und ließen sich nicht;
sie bauten ein Nest
und brüteten drin:
da flatterte junges
Geflügel auf,
und beide pflegten der Brut. –
So ruhten im Busch
auch Rehe gepaart,
selbst wilde Füchse undWölfe:
Nahrung brachte
zum Neste das Männchen,
dasWeibchen säugte dieWelpen.
Da lernt’ ich wohl,
was Liebe sei:
der Mutter entwandt’ ich
dieWelpen nie. –
Wo hast du nun,Mime,
dein minnigesWeibchen,
daß ich es Mutter nenne?
Ehi,Mime, se sei tanto assennato,
fa’ che ancora io sappia una cosa!
Cantavano beati
gli uccellini a primavera,
l’uno invitava l’altro:
tu stesso lo dicevi –
quando volli saperlo –
che erano maschi e femminucce.
Si scambiavano tenerezze,
senza lasciarsi mai;
costruivano un nido
per farci la covata:
poi i piccini
aprivano le ali,
e i due curavano la prole. –
Così in coppia posavano
i capri nella macchia,
anche volpi selvatiche e lupi:
cibo portava
al nido il giovane maschio,
la femminuccia allattava i piccini.
Allora ho compreso
che significhi amore:
né mai ho sottratto
i piccoli alla madre. –
Dove hai dunque tu, Mime,
la tua donnetta amorosa,
sì che madre io la chiami?
Mime
(stizzito)
Was ist dir,Tor?
Ach, bist du dumm!
Bist doch weder Vogel noch Fuchs?
Che ti succede, pazzo?
Ah, sei uno stolto!
Sei forse un uccello, una volpe?
Siegfried
Das zullende Kind
zogest du auf,
wärmtest mit Kleiden
den kleinenWurm: –
wie kam dir aber
der kindischeWurm?
Du machtest wohl gar
ohne Mutter mich?
Il bimbo lattante
tu hai allevato,
scaldavi con panni
il marmocchio: –
ma questo marmocchio
a te come giunse?
Mi hai fatto davvero
senza una madre?
Mime
(in grande imbarazzo)
Glauben sollst du,
was ich dir sage:
ich bin dir Vater
und Mutter zugleich.
Tu devi credere
a ciò che ti dico:
a te padre sono
e madre ad un tempo.
Siegfried
Das lügst du, garstiger Gauch!
Wie die Jungen denAlten gleichen,
das hab’ ich mir glücklich ersehn.
Nun kam ich zum klaren Bach:
da erspäht’ ich die Bäum’
und Tier’ im Spiegel;
Sonn’ und Wolken,
wie sie nur sind,
im Glitzer erschienen sie gleich.
Da sah ich denn auch
mein eigen Bild;
ganz anders als du
dünkt’ ich mir da:
so glich wohl der Kröte
ein glänzender Fisch;
doch kroch nie ein Fisch aus der Kröte!
Tu menti, zotico rozzo!
Che il giovane al vecchio assomiglia,
per fortuna l’ho appreso.
Un giorno giunsi al chiaro ruscello:
lì nel suo specchio osservai
gli animali e le piante;
e il sole e le nubi
nel bagliore mi apparvero uguali
così come sono.
Ho osservato poi anche
l’immagine mia;
tutto diverso da te
sembravo a me stesso:
come forse assomiglia
al rospo un lucido pesce;
ma mai è sbucato un pesce dal rospo!
Mime
(al massimo della stizza)
Gräulichen [Greulichen] Unsinn
kramst du da aus!
Scemenze enormi
vai predicando!
Siegfried
(con vivacità sempre crescente)
Siehst du, nun fällt
auch selbst mir ein,
was zuvor umsonst ich besann:
wenn zumWald ich laufe,
dich zu verlassen,
wie das kommt, kehr’ ich doch heim?
Ecco, alla fine
posso comprendere
ciò a cui prima pensavo invano:
se io fuggo nel bosco
e voglio lasciarti,
perché succede che torno a casa?
(salta in piedi)
Von dir erst muß ich erfahren,
wer Vater und Mutter mir sei!
Da te devo infine sapere
chi siano a me padre e madre!
Mime
(scansandolo)
Was Vater!Was Mutter!
Müßige Frage!
Che padre! Che madre!
Vana domanda!
Siegfried
(lo afferra alla gola)
So muß ich dich fassen,
um was zu wissen:
gutwillig
erfahr’ ich doch nichts!
So mußt’ ich alles
ab dir trotzen:
kaum das Reden
hätt’ ich erraten,
entwandt ich’s
mit Gewalt nicht dem Schuft!
Heraus damit,
räudiger Kerl!
Wer ist mir Vater und Mutter?
Devo agguantarti
per sapere qualcosa:
perché con le buone
non ricevo niente!
Così mi hai costretto
a estorcerti tutto:
a stento saprei
le parole,
se non le avessi con forza
strappate al furfante!
Coraggio, dimmi,
ladro rognoso!
Chi sono mio padre e mia madre?
Mime
(dopo che ha agitato la testa e ha fatto segno con le mani, Siegfried l’ha lasciato)
Ans Leben gehst du mir schier! –
Nun laß!Was zu wissen dich geizt,
erfahr’ es, ganz wie ich’s weiß. –
O undankbares,
arges Kind!
Jetzt hör’, wofür du mich hassest!
Nicht bin ich Vater
noch Vetter dir, –
und dennoch verdankst du mir dich!
Ganz fremd bist du mir,
dem einzigen Freund;
aus Erbarmen allein
barg ich dich hier:
nun hab’ ich lieblichen Lohn!
Was verhofft’ ich Tor mir auch Dank? –
Einst lag wimmernd einWeib
da draußen im wilden Wald:
zur Höhle half ich ihr her,
am warmen Herd sie zu hüten.
Ein Kind trug sie im Schoße;
traurig gebar sie’s hier;
sie wand sich hin und her,
ich half, so gut ich konnt’:
groß war die Not! Sie starb –
doch Siegfried, der genas.
Per poco non mi ammazzi! –
E sia! Quello che brami sapere,
ora apprendi, per quel che io so. –
O ingrato,
tristo ragazzo!
Ecco, ascolta, perché tu mi odi!
Non sono padre
a te né parente, –
eppure tu mi devi la vita!
Del tutto estraneo sei a me,
tuo unico amico;
fu per pietà soltanto
che qui io ti accolsi:
ora ne ho dolce mercede!
E io stolto speravo un compenso? –
Un giorno laggiù nell’oscura foresta
giaceva gemente una donna:
fino qui alla grotta l’ho sorretta,
per ristorarla al calore.
Un bimbo ella aveva nel grembo;
desolata qui lo partorì;
ella si torceva senza pace,
quanto potevo, l’aiutai:
la miseria era grande! Morì –
ma Siegfried, lui sopravvisse.
Siegfried
(resta in piedi pensieroso)
So starb meine Mutter an mir? Dunque mia madre morì per me?
Mime
Meinem Schutz übergab sie dich:
ich schenkt’ ihn gern dem Kind.
Was hat sich Mime gemüht!
Was gab sich der Gute für Not!
«Als zullendes Kind
zog ich dich auf....»
Alla mia custodia ti consegnò:
volentieri io il bimbo ho protetto.
Quanto ha penato Mime!
Che stenti da onesto ha sofferto!
«Da bimbo lattante
io ti ho allevato...»
Siegfried
Mich dünkt, des gedachtest du schon!
Jetzt sag’: woher heiß’ ich Siegfried?
L’hai già ricordato,mi pare!
Ora dimmi: da chi Siegfried ho nome?
Mime
So hieß mich die Mutter,
möchte’ ich dich heißen:
als “Siegfried” würdest
du stark und schön.
«Ich wärmte mit Kleiden
den kleinenWurm...»
Questo mi chiese tua madre,
che così dovessi chiamarti:
come “Siegfried” avresti avuto
forza e bellezza.
«Scaldavo con panni
il marmocchio...»
Siegfried
Nun melde, wie hieß meine Mutter? Racconta, il nome di mia madre?
Mime
Das weiß ich wahrlich kaum! –
«Speise und Trank
trug ich dir zu...»
A stento davvero ricordo! –
«Cibo e bevanda
io ti portavo...»
Siegfried
Den Namen sollst du mir nennen! Il nome tu devi dirmi!
Mime
Entfiel er mir wohl? Doch halt!
Sieglinde mochte sie heißen,
die dich in Sorge mir gab. –
«Ich hütete dich
wie die eig’ne Haut...»
Mi è forse sfuggito? Ma no!
Sieglinde doveva chiamarsi
colei che alle mie cure ti diede. –
«Su te io ho vegliato
come tu fossi me...»
Siegfried
(con insistenza sempre maggiore)
Dann frag’ ich, wie hieß mein Vater? Ti chiedo, il nome di mio padre?
Mime
(brusco)
Den hab’ ich nie gesehn. Lui non l’ho mai visto.
Siegfried
Doch die Mutter nannte den Namen? Ma mia madre ti disse quel nome?
Mime
Erschlagen sei er,
das sagte sie nur;
dich Vaterlosen
befahl sie mir da: –
«und wie du erwuchsest,
wartet’ ich dein;
dein Lager schuf ich,
daß leicht du schliefst...»
L’avevano ucciso,
solo questo mi disse;
te orfano
a me lei consegnò: –
«e di te poi cresciuto
ho avuto cura;
ti stendevo il giaciglio
per farti soffice il sonno...»
Siegfried
Still mit dem alten
Starenlied! –
Soll ich der Kunde glauben,
hast du mir nichts gelogen,
so laß mich Zeichen sehn!
Smettila con la vecchia
solita lagna! –
Se devo credere al racconto,
se in nulla hai mentito,
fammi vedere le prove!
Mime
Was soll dir’s noch bezeugen? Che altro devo provarti?
Siegfried
Dir glaub’ ich nicht mit dem Ohr,
dir glaub’ ich nur mit dem Aug’:
welch’ Zeichen zeugt für dich?
A te le mie orecchie non credono,
soltanto con gli occhi ti credo:
quale prova parla per te?
Mime
(dopo averci pensato un po’ trae fuori i due pezzi di una spada spezzata)
Das gab mir deine Mutter:
für Mühe, Kost und Pflege
ließ sie’s als schwachen Lohn.
Sieh’ her, ein zerbrochnes Schwert!
Dein Vater, sagte sie, führt’ es,
als im letzten Kampf er erlag.
Questo mi diede tua madre:
per le fatiche, il cibo, le cure
lei ha lasciato questo magro compenso.
Ecco, una spada spezzata!
Tuo padre, disse, l’impugnava,
quando cadde nell’ultimo scontro.
Siegfried
(esaltato)
Und diese Stücken
sollst du mir schmieden:
dann schwing’ ich mein rechtes Schwert!
Auf! Eile dich, Mime,
mühe dich rasch;
kannst du ’was Rechts,
nun zeig’ deine Kunst!
Täusche mich nicht
mit schlechtem Tand:
den Trümmern allein
trau’ ich was zu.
Find’ ich dich faul,
fügst du sie schlecht,
flickst du mit Flausen
den festen Stahl, –
dir Feigem fahr’ ich zu Leib’,
das Fegen8 lernst du von mir!
Denn heute noch, schwör’ ich,
will ich das Schwert;
dieWaffe gewinn’ ich noch heut’!
E questi pezzi
tu devi saldarmi:
così brandisco la mia vera spada!
Su! Sbrigati, Mime,
datti da fare in fretta;
se sei bravo in qualcosa,
la tua arte dimostra!
Non illudermi
con giochi inutili:
solo in questi frammenti
nutro qualche fiducia.
Se ti scopro pigro,
se li saldi fiacchi,
se sono frottole i tuoi rimedi
per il forte acciaio, –
vile, te la vedi con me,
impari da me come si lustra!
Perché oggi, lo giuro,
io voglio la mia spada;
sì, oggi, la mia arma ottengo!
Mime
(spaventato)
Was willst du noch heut’ mit dem Schwert? Che vuoi fare oggi con la spada?
Siegfried
Aus demWald fort
in die Welt ziehn:
nimmer kehr’ ich zurück!
Wie ich froh bin,
daß ich frei ward,
nichts mich bindet und zwingt!
Mein Vater bist du nicht,
in der Ferne bin ich heim;
dein Herd ist nicht mein Haus,
meine Decke nicht dein Dach.
Wie der Fisch froh
in der Flut schwimmt,
wie der Fink frei
sich davon schwingt:
flieg’ ich von hier,
flute davon,
wie derWind übern Wald
weh’ ich dahin, –
dich,Mime, nie wieder zu sehn!
Via, fuori dal bosco
entrare nel mondo:
e indietro più non ritorno!
Come sono felice
di essere libero,
nulla mi lega e mi opprime!
Mio padre non sei tu;
distante è il mio rifugio;
al tuo focolare io non ho casa,
né riparo sotto il tuo tetto.
Come felice il pesce
nuota nell’onda,
come il fringuello
libero si slancia,
io volo lontano da qui
via la corrente mi porta;
scompaio come il soffio
del vento sul bosco, –
per non rivederti, Mime, mai più!
(si lancia correndo nel bosco)
Mime
(al colmo dell’ansia)
Halte! Halte! Wohin? Fermo! Dove corri? Fermo!
(grida col massimo sforzo verso il bosco)
He! Siegfried!
Siegfried! He!
Ehi! Siegfried!
Siegfried! Ehi!
(stupefatto segue per un po’ con lo sguardo Siegfried che corre via; poi torna nella fucina e si siede dietro l’incudine)
Da stürmt er hin! –
Nun sitz’ ich da: –
zur alten Not
hab’ ich die neue;
vernagelt bin ich nun ganz! –
Wie helf’ ich mir jetzt?
Wie halt’ ich ihn fest?
Wie führ’ ich den Huien
zu Fafners Nest?
Wie füg’ ich die Stücken
des tückischen Stahls?
Keines Ofens Glut
glüht mir die echten;
keines Zwergen Hammer
zwingt mir die harten:
Via a precipizio! –
E io qui resto: –
alla sventura antica
ne aggiungo una nuova;
proprio non vedo rimedio! –
Ora come trovo un aiuto?
Quello, come lo tengo?
Come trascino quel furioso
alla tana di Fafner?
Saprò ricomporre
le schegge del perfido acciaio?
Di nessun forno il fuoco
mi fonde i forti pezzi;
non c’è martello di nano
che mi costringa i tenaci:
(stridulo)
des Niblungen Neid,
Not und Schweiß
nietet mir Notung nicht,
schweißt mir das Schwert nicht zu ganz!
odio del Nibelungo,
sventura e sudore
non scalfiscono Notung,
non mi fondono a nuovo la spada!
(Disperato si lascia cadere sul panchetto dietro l’incudine)
Scena seconda
(Il Viandante [Wotan] uscendo dalla foresta si avvicina alla porta posteriore della caverna. – Porta un lungo manto azzurro cupo; una lancia gli serve da bastone. Sul capo tiene una gran cappello con una larga falda rotonda, che scende e copre un occhio mancante)
Viandante
Heil dir, weiser Schmied!
Dem wegmüden Gast
gönne hold
des Hauses Herd!
Salute, fabbro sapiente!
All’ospite stanco della via
accorda tu benigno
il focolare di casa!
Mime
(trasale spaventato)
Wer ist’s, der im wilden
Walde mich sucht?
Wer verfolgt mich im öden Forst?
Chi è che cerca me
nella folta foresta?
Nella selva solitaria chi mi scova?
Viandante
(molto lentamente, avvicinandosi sempre di un passo soltanto)
“Wand’rer” heißt mich die Welt:
weit wandert’ ich schon,
auf der Erde Rücken
rührt’ ich mich viel!
“Viandante”mi chiama il mondo:
lunga via ho già fatto,
sul dorso della terra
molto ho vagato!
Mime
So rühre dich fort
und raste nicht hier,
heißt dich “Wand’rer” die Welt!
Vaga ancora perciò
e non fermarti qui,
se il mondo ti chiama “Viandante”!
Viandante
Gastlich ruht’ ich bei Guten,
Gaben gönnten viele mir:
denn Unheil fürchtet,
wer unhold ist.
Tetto trovai e riposo dagli onesti,
che mi dettero doni:
malanno infatti
teme chi è maligno.
Mime
Unheil wohnte
immer bei mir:
willst du dem Armen es mehren?
Malanno sempre
abitava con me:
lo accrescerai a un pover’ uomo?
Viandante
(seguita ad avanzare)
Viel erforscht’ ich,
erkannte viel:
Wicht’ges konnt’
ich manchem künden,
manchem wehren,
was ihn mühte,
nagende Herzensnot.
Molto ho cercato,
compreso ho molto:
verità gravi ho saputo
rivelare a qualcuno,
altri sottrarre
alla fatica
che il cuore corrode.
Mime
Spürtest du klug
und erspähtest du viel,
hier brauch’ ich nicht Spürer noch Späher.
Einsam will ich
und einzeln sein,
Lungerern lass’ ich den Lauf.
Se eri bravo a cercare,
se molto spiavi,
qui non mi serve segugio né spia.
Voglio stare da solo
e solitario,
e ai perdigiorno lascio la via libera.
Viandante
(facendo ancora qualche altro passo)
Mancher wähnte
weise zu sein,
nur was ihm not tat,
wußte er nicht;
was ihm frommte,
ließ ich erfragen:
lohnend lehrt’ ihn mein Wort.
Si illuse qualcuno
di essere saggio,
ma ciò di cui aveva bisogno
ignorava;
feci sì che chiedesse
come avere un guadagno:
ricompensa gli fu la mia parola.
Mime
(sempre più inquieto, perché il Viandante si avvicina)
Müß’gesWissen
wahren manche:
ich weiß mir grade genug;
mir genügt mein Witz,
ich will nicht mehr:
dirWeisem weis’ ich den Weg!
Sapere ozioso
coltivano in molti;
per me so quel che basta;
mi basta il mio ingegno,
altro non voglio:
e a te saggio indico la strada!
Viandante
(si siede presso il focolare)
Hier sitz’ ich am Herd
und setze mein Haupt
der Wissenswette zum Pfand:
mein Kopf ist dein,
du hast ihn erkiest,
entfrägst du dir nicht,
was dir frommt,
lös’ ich’s mit Lehren nicht ein.
Al focolare siedo
e la mia testa impegno
in gara di sapienza:
tua è la mia testa,
te la sei guadagnata,
se risposta non hai alle tue domande,
se ciò che a te serve,
io con la mia scienza non risolvo.
Mime
(che da ultimo ha fissato il Viandante restando a bocca aperta, ora sussulta; e dice timoroso fra sé spaventato e confuso)
Wie wird’ ich den Lauernden los?
Verfänglich muß ich ihn fragen. –
Come mi libero dell’indiscreto?
Devo trovare domande subdole. –
(Cerca di farsi coraggio, a voce alta)
Dein Haupt pfänd’
ich für den Herd:
nun sorg’, es sinnig zu lösen!
Drei der Fragen
stell’ ich mir frei.
Per il mio focolare in pegno
prendo il tuo capo:
bada ora a salvarlo da scaltro!
Mi prendo il diritto
di tre domande.
Viandante
Dreimal muß ich’s treffen. E tre devo risolvere.
Mime
(dopo aver riflettuto per un po’)
Du rührtest dich viel
auf der Erde Rücken,
dieWelt durchwandert’st du weit: –
nun sage mir schlau:
welches Geschlecht
tagt in der Erde Tiefe?
Sul dorso della terra
molto hai vagato,
il vasto mondo hai percorso: –
ora sta’ attento e dimmi:
quale gente è raccolta
giù nella terra profonda?
Viandante
In der Erde Tiefe
tagen die Nibelungen:
Nibelheim ist ihr Land.
Schwarzalben sind sie11;
Schwarz-Alberich
hütet’ als Herrscher sie einst:
eines Zauberringes
zwingende Kraft
zähmt’ ihm das fleißige Volk.
Reicher Schätze
schimmernden Hort
häuften sie ihm:
der sollte dieWelt ihm gewinnen. –
Zum zweiten was frägst du, Zwerg?
Giù nella terra profonda
i Nibelunghi sono raccolti:
Nibelheim è il loro paese.
Demoni oscuri essi sono;
il nero demone Alberich
li guidava, loro sovrano:
di un magico anello
la forza possente
gli sottomise la gente operosa.
Di ricchi tesori
fulgente ammasso
per lui stiparono:
questo doveva conquistargli il mondo. –
Nano, qual è la seconda domanda?
Mime
(si immerge in pensieri sempre più profondi)
Viel, Wanderer,
weißt du mir
aus der Erde Nabelnest.
Nun sage mir schlicht,
welches Geschlecht
ruht auf der Erde Rücken?
Vedo, o Viandante,
che molto conosci
dal centro profondo della terra.
Ora dimmi preciso,
quale gente giace
sul dorso della terra?
Viandante
Auf der Erde Rücken
wuchtet der Riesen Geschlecht:
Riesenheim ist ihr Land.
Fasolt und Fafner,
der Rauhen Fürsten,
neideten Nibelungs Macht;
den gewaltigen Hort
gewannen sie sich,
errangen mit ihm den Ring:
um den entbrannte
den Brüdern Streit;
der Fasolt fällte,
als wilder Wurm
hütet nun Fafner den Hort. –
Die dritte Frage nun droht.
Sul dorso della terra
grava la gente dei giganti:
Riesenheim è il loro paese.
Fasolt e Fafner, principi
di quei rudi, invidiarono
il potere del Nibelungo;
l’enorme tesoro
si conquistarono,
con esso ottennero l’anello:
su cui si accese
lo scontro dei fratelli;
Fasolt cadde,
drago crudele
sorveglia ora Fafner la preda. –
Ora incombe la terza domanda.
Mime
(tutto assorto in fantasie)
Viel, Wanderer,
weißt du mir
von der Erde rauhem Rücken.
Nun sage mir wahr,
welches Geschlecht
wohnt auf wolkigen Höh’n?
Vedo, o Viandante,
che molto conosci
del rude dorso della terra.
Dimmi ora veritiero,
quale gente ha dimora
sulle vette tra nubi?
Viandante
Auf wolkigen Höh’n
wohnen die Götter:
Walhall heißt ihr Saal.
Lichtalben sind sie;
Licht-Alberich,
Wotan, waltet der Schar.
Aus der Welt-Esche
weihlichstem Aste
schuf er sich einen Schaft:
dorrt der Stamm,
nie verdirbt doch der Speer;
mit seiner Spitze
sperrt Wotan die Welt.
Heil’ger Verträge
Treuerunen
schnitt in den Schaft er ein.
Den Haf der Welt
hält in der Hand,
wer den Speer führt,
denWotans Faust umspannt.
Ihm neigte sich
der Niblungen Heer;
der Riesen Gezücht
zähmte sein Rat:
ewig gehorchen sie alle
des Speeres starkem Herrn.
Su vette tra nubi
sta degli dèi la dimora:
Walhall si chiama la reggia.
Luminosi dèmoni sono;
il luminoso demone,
Wotan, signoreggia la schiera.
Dal ramo più sacro
del frassino del mondo
si è fatto egli un’asta:
se inaridisce il tronco,
mai si dissecca la lancia;
con la sua punta
Wotan vincola il mondo.
Sicure rune
di santi patti
egli ha inciso nell’asta.
Il governo del mondo
trattiene nella mano
chi regge la lancia
che Wotan serra nel pugno.
A lui si è inchinato
lo stuolo dei Nibelunghi;
la genia dei giganti
ammansì la sua mente:
in eterno obbediscono tutti
al forte signore della lancia.
(Come per un gesto involontario colpisce il suolo con la lancia; si sente allora un tuono lontano, che atterrisce violentemente Mime )
Nun rede, weiser Zwerg:
wußt’ ich der Fragen Rat?
Behalte mein Haupt ich frei?
Dimmi ora, nano sapiente:
Delle domande sapevo il senso?
Mantengo salva la testa?
Mime
(dopo che ha osservato con attenzione il Viandante con la lancia, è preso da grande angoscia, cerca sbigottito i suoi attrezzi volgendo gli occhi altrove)
Fragen und Haupt
hast du gelöst:
nun, Wand’rer, geh’ deines Wegs!
Domande e testa
hai messo in salvo:
ora, Viandante, prosegui il cammino!
Viandante
Was zu wissen dir frommt,
solltest du fragen;
Kunde verbürgte mein Kopf: –
daß du nun nicht weißt,
was dir nützt,
des fass’ ich jetzt deines als Pfand.
Gastlich nicht
galt mir dein Gruß:
mein Haupt gab ich
in deine Hand,
um mich des Herdes zu freun.
Nach Wettens Pflicht
pfänd’ ich nun dich,
lösest du drei
der Fragen nicht leicht.
Drum frische dir, Mime, den Mut!
Ciò che a te giova conoscere,
dovevi chiedere;
della scienza era garante la mia testa: –
ora la tua prendo in pegno,
perché tu ignori
il tuo bisogno.
Non fu ospitale
a me il tuo saluto:
la mia testa ho messo
nelle tue mani,
per godermi il tuo tetto.
Per la norma delle sfide
ora tu sei mio pegno,
se prontezza non hai
a sciogliere tre quesiti.
Dunque, Mime, raduna il coraggio!
Mime
(esitando molto impaurito, alla fine si adatta con intimorita rassegnazione)
Lang’ schon mied ich
mein Heimatland,
lang’ schon schied ich
aus der Mutter Schoß;
Da tempo ormai sono
lontano dalla mia terra,
da tempo ho lasciato
il grembo della madre;
(alza uno sguardo furtivo verso il Viandante)
mir leuchtete Wotans Auge,
zur Höhle lugt’ es herein:
vor ihm magert
mein Mutterwitz.
Doch frommt mir’s nun weise zu sein,
Wand’rer, frage denn zu!
Vielleicht glückt mir’s, gezwungen
zu lösen des Zwerges Haupt.
vidi brillare l’occhio di Wotan,
qui nell’antro indagava:
davanti a lui languisce
il senno mio materno.
Ma se mi giova esser saggio,
Viandante, su, chiedi!
A forza, ottengo forse
di salvare la testa del nano.
Viandante
(si accomoda di nuovo tranquillamente)
Nun, ehrlicher Zwerg,
sag’ mir zum ersten:
welches ist das Geschlecht,
demWotan schlimm sich zeigte
und das doch das liebste ihm lebt?
Ora, onesto nano,
dimmi per prima cosa:
qual è la stirpe,
cui Wotan si mostrò crudele
ma che vive a lui la più cara?
Mime
(riprendendo coraggio)
Wenig hört’ ich
von Heldensippen;
der Frage doch mach’ ich mich frei.
Die Wälsungen sind
das Wunschgeschlecht,
das Wotan zeugte
und zärtlich liebte,
zeigt’ er auch Ungunst ihm.
Siegmund und Sieglind’
stammten von Wälse,
ein wild-verzweifeltes
Zwillingspaar:
Siegfried zeugten sie selbst,
den stärksten Wälsungensproß.
Behalt’ ich,Wand’rer,
zum ersten mein Haupt?
Poco ho sentito
delle stirpi di eroi;
ma di questa domanda mi sbrigo.
Sono i Wälsìdi
la desiderata stirpe,
che Wotan generò
e che teneramente amava,
pur se fu ad essa inclemente.
Siegmund e Sieglinde
nacquero da Wälse,
gemelli in una coppia
crudelmente afflitta:
e nacque Siegfried da loro,
vigoroso germoglio dei Wälsìdi.
Nella prima domanda, Viandante,
ho in salvo la testa?
Viandante
(con cordialità)
Wie doch genau
das Geschlecht du mir nennst:
schlau eracht’ ich dich Argen!
Der ersten Frage
wardst du frei;
zum zweiten nun sag’ mir, Zwerg! –
Ein weiser Niblung
wahret Siegfried:
Fafner soll er ihm fällen,
daß den Ring er erränge,
des Hortes Herrscher zu sein.
Welches Schwert
muß Siegfried nun schwingen,
taug’ es zu Fafners Tod?
Ma con che diligenza
mi descrivi la razza:
te malizioso io giudico accorto!
Dalla prima domanda
sei in salvo;
ora rispondi, nano, a quel che segue! –
Di un Nibelungo saggio
Siegfried è in custodia:
lui deve uccidergli Fafner,
sì che egli ghermisca l’anello
per esser sovrano dell’oro.
Quale spada allora
Siegfried brandirà,
che a Fafner dia morte?
Mime
(a poco a poco dimenticandosi della sua condizione presente e vivamente attirato dell’argomento si stropiccia allegro le mani)
Notung heißt
ein neidliches Schwert;
in einer Esche Stamm
stieß es Wotan:
dem sollt’ es geziemen,
der aus dem Stamm es zög’.
Der stärksten Helden
keiner bestand’s:
Siegmund, der Kühne,
konnt’s allein;
fechtend führt’ er’s im Streit,
bis an Wotans Speer es zersprang.
Nun verwahrt die Stücken
ein weiser Schmied;
denn er weiß, daß allein
mit dem Wotanssch wert
ein kühnes dummes Kind,
Siegfried, den Wurm versehrt.
Notung si chiama
una spada spietata;
nel tronco di una quercia
la piantò Wotan:
doveva essere di colui
che la strappasse al tronco.
Degli eroi più forti
a nessuno riuscì:
Siegmund, l’impavido,
solo poté;
combattendo l’agitò nello scontro,
finché s’infranse sulla lancia di Wotan.
Oggi conserva le schegge
un fabbro saggio;
perché sa che soltanto
con la spada di Wotan
uno stupido ragazzo impavido,
Siegfried, annienta il drago.
(tutto soddisfatto)
Behalt’ ich Zwerg
auch zweitens mein Haupt?
Anche stavolta il nano
conserva la sua testa?
Viandante
(ridendo)
Der witzigste bist du
unter den Weisen:
wer käm’ dir an Klugheit gleich?
Doch bist du so klug,
den kindischen Helden
für Zwergen-Zwecke zu nützen:
mit der dritten Frage
droh’ ich nun! –
Sag’ mir, du weiser
Waffenschmied,
wer wird aus den starken Stücken
Notung, das Schwert, wohl schweißen?
Il più arguto sei tu
fra tutti i saggi:
chi pari ti sarebbe in astuzia?
Ma se sei tanto astuto
che dell’eroe giovinetto
ti servi per le trame da nano:
con la terza domanda
ora ti assalgo! –
Dimmi, tu saggio
fabbro di armi,
chi dai forti frammenti
temprerà Notung, la spada?
Mime
(sussulta al massimo dello spavento e con voce stridula)
Die Stücken! Das Schwert!
O weh! Mir schwindelt! –
Was fang’ ich an?
Was fällt mir ein?
Verfluchter Stahl,
daß ich dich gestohlen!
Er hat mich vernagelt
in Pein und Not;
mir bleibt er hart,
ich kann ihn nicht hämmern:
Niet’ und Löte
läßt mich im Stich!
Le schegge! La spada!
Ahimè! Barcollo! –
Che posso fare?
Trovo un rimedio?
Odioso acciaio,
averti rubato!
Mi ha costretto
in ansia e angustia;
resta inflessibile,
resiste al martello:
di inchiodarlo e saldarlo
sono incapace!
(come delirante getta qua e là i suoi attrezzi e dà pieno sfogo alla disperazione)
Der weiseste Schmied
weiß sich nicht Rat:
wer schweißt nun das Schwert,
schaff’ ich es nicht?
DasWunder, wie soll ich’s wissen?
Il fabbro più esperto
non ha più mezzi:
chi tempra ora la spada,
se io non ci riesco?
Il prodigio, come posso conoscerlo?
Viandante
(si è tranquillamente alzato dal focolare)
Dreimal solltest du fragen,
dreimal stand ich dir frei:
nach eitlen Fernen
forschtest du;
doch was zunächst dir sich fand,
was dir nützt, fiel dir nicht ein.
Nun ich’s errate,
wirst du verrückt:
gewonnen hab’ich
das witzige Haupt! –
Jetzt, Fafners kühner Bezwinger,
hör’, verfall’ner Zwerg: –
Nur wer das Fürchten
nie erfuhr,
schmiedet Notung neu.
Tre volte dovevi chiedere,
tre volte ti ho soddisfatto:
cose vane e lontane
hai ricercato;
ma a ciò che ti è accanto,
al tuo interesse, non hai pensato.
Adesso che io l’indovino,
tu dai in smanie:
e io mi guadagno
l’astuto tuo capo! –
Ora, ardito domatore di Fafner,
ascolta, sfortunato nano: –
Solo chi la paura
non ha mai provato,
ritempra Notung a nuovo.
(Mime lo fissa a occhi spalancati; Wotan si volge verso l’uscita)
Dein weises Haupt
wahre von heut’:
verfallen – lass’ ich es dem,
der das Fürchten nicht gelernt!
Il tuo capo sapiente
custodisci da oggi:
votato – io lo lascio a colui
cui la paura è ignota!
(Ridendo si volta per andarsene e scompare in fretta nella foresta)
Scena terza
Mime
(come annichilito, si è lasciato cadere sullo sgabello dietro l’incudine: scruta, fisso davanti a sé, entro il bosco illuminato dal sole. Dopo lungo silenzio è afferrato da un tremito violentissimo)
Verfluchtes Licht!
Was flammt dort die Luft?
Was flackert und lackert,
was flimmert und schwirrt,
was schwebt dort und webt,
und wabert umher?
Da glimmert’s und glitzt’s
in der Sonne Glut:
was säuselt und summt
und saust nun gar?
Es brummt und braust
und prasselt hieher!
Dort bricht’s durch den Wald,
will auf mich zu!
Luce maledetta!
Che incendio è nell’aria?
Che è che scintilla e vacilla,
che sibila e stride,
si libra e vibra,
e intorno mi guizza?
Dal sole una vampa
che luccica e acceca:
che è che spira, sussurra,
e soffia potente?
Ronza, risuona,
e piomba fin qui!
Si slancia nel bosco,
s’avventa su me!
(Salta su atterrito)
Ein gräßlicher Rachen
reißt sich mir auf!
Der Wurm will mich fangen!
Fafner! Fafner!
Un’orrida gola
mi si apre davanti!
Il drago mi afferra!
Fafner! Fafner!
(Con un grido acuto si lascia cadere dietro la grande incudine)
Siegfried
(esce con impeto dal folto del bosco e chiama ancora fuori dall’entrata)
Heda! Du Fauler!
Bist du nun fertig?
Schnell! Wie steht’s mit dem Schwert?
Olà! Pigrone!
Sei pronto adesso?
Svelto! Che ne è della spada?
(Entra nella grotta e si arresta meravigliato)
Wo steckt der Schmied?
Stahl er sich fort?
Hehe! Mime, du Memme!
Wo bist du? Wo birgst du dich?
Dove si ficca il fabbro?
Se l’è svignata?
Ehi! Mime, scemo!
Dove sei? Ti nascondi?
Mime
(con voce flebile dietro l’incudine)
Bist du es, Kind?
Kommst du allein?
Sei tu, ragazzo?
Arrivi solo?
Siegfried
(ridendo)
Hinter demAmboß?
Sag’, was schufest du dort?
Schärftest du mir das Schwert?
Dietro l’incudine?
Lì che facevi?
Mi affilavi la spada?
Mime
(venendo fuori atterrito e confuso)
Das Schwert? Das Schwert?
Wie möcht’ ich’s schweißen? –
La spada? La spada?
Forgiarla io come posso? –
(quasi tra sé)
«Nur wer das Fürchten
nie erfuhr,
schmiedet Notung neu». –
Zu weise ward
ich für solches Werk!
«Solo chi la paura
non ha mai provato,
ritempra Notung a nuovo.» –
Per un lavoro così
sono ormai troppo saggio!
Siegfried
(con furia)
Wirst du mir reden?
Soll ich dir raten?
Mi parli o no?
Vuoi un mio consiglio?
Mime
(come prima)
Wo nähm’ ich redlichen Rat? –
Mein weises Haupt
hab’ ich verwettet:
Un buon consiglio chi me lo dà? –
Il mio capo sapiente
l’ho scommesso e perduto:
(lo sguardo fisso davanti a sé)
verfallen, verlor ich’s an den,
«der das Fürchten nicht gelernt». –
sconfitto, a colui spetta
«che non ha appreso la paura». –
Siegfried
(con furia)
Sind mir das Flausen?
Willst du mir fliehn?
A me queste chiacchiere?
Mi vuoi sfuggire?
Mime
(riprendendosi a poco a poco)
Wohl flöh’ ich dem,
der’s Fürchten kennt: –
doch das ließ ich dem Kinde zu lehren!
Ich Dummer vergaß,
was einzig gut:
Liebe zu mir
sollt’ er lernen; –
das gelang nun leider faul!
Wie bring’ ich das Fürchten ihm bei?
Sfuggirei sì
a chi sa la paura: –
ma al ragazzo non l’ho insegnata!
Da sciocco ho scordato
ciò che solo serviva:
l’amore per me
doveva imparare; –
ahimè, fu una causa persa!
E la paura come gliela mostro?
Siegfried
(lo afferra)
He! Muß ich helfen?
Was fegtest du heut’?
Ehi! Vuoi un aiuto?
Oggi che hai lustrato?
MIme
Um dich nur besorgt,
versank ich in Sinnen,
wie ich dich Wichtiges wiese.
Solo di te sollecito,
mi immersi a riflettere
come posso insegnarti ciò che conta.
Siegfried
(ridendo)
Bis unter den Sitz
warst du versunken:
wasWichtiges fandest du da?
Fin sotto alla sedia
ti sei immerso:
là hai trovato ciò che conta?
Mime
(riprendendo sempre più coraggio)
Das Fürchten lernt’ ich für dich,
daß ich’s dich Dummen lehre.
La paura ho imparato per te,
che a te sciocco io l’insegni.
Siegfried
(con tranquillo stupore)
Was ist’s mit dem Fürchten? Questa paura che è mai?
Mime
Erfuhrst du’s noch nie,
und willst aus dem Wald
doch fort in die Welt?
Was frommte das festeste Schwert,
blieb dir das Fürchten fern?
Non l’hai provata mai,
e fuori dalla foresta
vuoi andare via nel mondo?
A che servirebbe la più solida spada,
se fosse estranea a te la paura?
Siegfried
(impaziente)
Faulen Rat
erfindest du wohl?
Marci consigli
inventi forse?
Mime
(accostandosi a Siegfried con confidenza sempre maggiore)
Deiner Mutter Rat
redet aus mir;
was ich gelobte,
muß ich nun lösen;
in die listige Welt
dich nicht zu entlassen,
eh’ du nicht das Fürchten gelernt.
Di tua madre il consiglio
parla da me;
ciò che ho promesso,
ora mantengo:
di non lasciarti andare
nel mondo maligno,
prima che tu abbia appreso la paura.
Siegfried
(con furia)
Ist’s eine Kunst,
was kenn’ ich sie nicht? –
Heraus!Was ist’s mit dem Fürchten?
Se è un mestiere,
perché non lo conosco? –
Coraggio! Che è la paura?
Mime
(sempre più animato)
Fühltest du nie
im finstren Wald,
bei Dämmerschein
am dunklen Ort,
wenn fern es säuselt,
summt und saust,
wildes Brummen
näher braust,
wirres Flackern
um dich flimmert,
schwellend Schwirren
zu Leib dir schwebt, –
fühltest du dann nicht grieselnd
Grausen die Glieder dir fahen?
Glühender Schauer
schüttelt die Glieder,
wirr verschwimmend
schwinden die Sinne,
in der Brust bebend und bang
berstet hämmernd das Herz? –
Fühltest du das noch nicht,
das Fürchten blieb dir dann fremd.
Non hai provato
nel bosco oscuro,
verso il crepuscolo
dove è più buio,
se senti lontano
soffiare un sussurro,
risuonarti accanto
un rude ronzio,
confuse scintille
intorno ti sibilano,
se stridente un fremito
ti avvolge volando, –
con ribrezzo non hai provato
un terrore afferrarti le membra?
Febbrile orrore
scuote le membra,
nella vertigine
si estinguono i sensi,
nel petto che trema atterrito
scoppia martellando il cuore? –
Se tutto questo non hai provato,
estranea è a te la paura.
Siegfried
(riflettendo)
Sonderlich seltsam
muß das sein!
Hart und fest,
fühl’ ich, steht mir das Herz.
Das Grieseln und Grausen,
das Glühen und Schauern,
Hitzen und Schwindeln,
Hämmern und Beben –
gern begehr’ ich das Bangen,
sehnend verlangt mich’s der Lust. –
Doch wie bringst du,
Mime,mir’s bei?
Wie wärst du, Memme, mir Meister?
Ben straordinario
tutto deve essere!
Saldo e fermo,
lo sento, il cuore è in me.
Il ribrezzo e l’orrore,
i brividi e la febbre,
le vampe e le vertigini
trema il cuore e martella –
lo spavento, sì lo desidero,
è un piacere che bramo con ansia. –
Ma sai tu, Mime,
mostrarmi la paura?
Mi saresti tu, scemo, maestro?
Mime
Folge mir nur,
ich führe dich wohl:
sinnend fand ich es aus.
Ich weiß einen schlimmenWurm,
der würgt’ und schlang schon viel:
Fafner lehrt dich das Fürchten,
folgst du mir zu seinem Nest.
Non hai che da seguirmi,
ti guido bene:
ho pensato e trovato.
Io so di un drago crudele,
che molti ha strozzato e ingoiato:
Fafner ti insegna la paura,
se tu mi segui fino alla sua tana.
Siegfried
Wo liegt er im Nest? Dove sta nella tana?
Mime
Neidhöhle
wird es genannt:
im Ost, am Ende des Walds.
Neidhöhle
è chiamata:
a oriente, alla fine della foresta.
Siegfried
Dann wär’s nicht weit von der Welt? Dunque non lontano dal mondo?
Mime
Bei Neidhöhle liegt sie ganz nah! A Neidhöhle il mondo è a un passo!
Siegfried
Dahin denn sollst du mich führen:
lernt’ ich das Fürchten,
dann fort in die Welt!
Drum schnell schaffe das Schwert,
in der Welt will ich es schwingen.
Bene, là tu mi porti:
se imparo la paura,
poi via nel mondo!
Perciò svelto forgia la spada,
è nel mondo che voglio brandirla.
Mime
Das Schwert? O Not! La spada? O pena!
Siegfried
Rasch in die Schmiede!
Weis’, was du schufst!
Alla fucina, presto!
Mostra il tuo lavoro!
Mime
Verfluchter Stahl!
Zu flicken versteh’ ich ihn nicht!
Den zähen Zauber
bezwingt keines Zwergen Kraft.
Wer das Fürchten nicht kennt,
der fänd’ wohl eher die Kunst.
Acciaio maledetto!
Io non so ripararlo!
Non c’è vigore di nano
che vinca il forte sortilegio.
Chi non sa la paura,
più presto troverebbe l’arte.
Siegfried
Feine Finten
weiß mir der Faule;
daß er ein Stümper,
sollt’ er gestehn;
nun lügt er sich listig heraus. –
Her mit den Stücken!
Fort mit dem Stümper!
Bei pretesti
il pigro mi ritrova;
che è un inetto
dovrebbe ammettere;
ma se la scampa astutamente. –
Qui, a me quei pezzi!
E fuori l’inetto!
(avvicinandosi al focolare)
Des Vaters Stahl
fügt sich wohl mir:
ich selbst schweiße das Schwert!
L’acciaio di mio padre
si aggiusterà per me:
io stesso tempro la sua spada!
(Con foga si appresta al lavoro buttando sottosopra tutti gli attrezzi di Mime)
Mime
Hättest du fleißig
die Kunst gepflegt,
jetzt käm’ dir’s wahrlich zugut;
doch lässig warst du
stets in der Lehr’:
was willst du Rechtes nun rüsten?
Se diligente tu avessi
atteso all’arte,
qui certo ti tornerebbe utile;
ma sempre sei stato
un apprendista ozioso:
vuoi procurare ora qualcosa di buono?
Siegfried
Was der Meister nicht kann,
vermöcht’ es der Knabe,
hätt’ er ihm immer gehorcht?
Ciò che non sa il maestro,
lo farebbe l’allievo,
se gli avesse sempre obbedito?
(gli fa una smorfia)
Jetzt mach’ dich fort,
misch’ dich nicht drein:
sonst fällst du mir mit ins Feuer!
Ora sparisci,
non t’impicciare:
potresti cadermi nel fuoco!
(Ha ammassato una grande quantità di carbone sulla fucina e alimenta senza sosta la fiamma, mentre costringe nella morsa i tronconi della spada e li riduce a limatura)
Mime
(che si è seduto da parte e osserva Siegfried al lavoro)
Was machst du denn da?
Nimm doch die Löte:
den Brei braut’ ich schon längst.
Che stai facendo?
Prendi la saldatura:
è la lega che ho cotto da tempo.
Siegfried
Fort mit dem Brei!
Ich brauch’ ihn nicht:
mit Pappe back’ ich kein Schwert!
Via la tua lega!
Non ne ho bisogno:
con poltiglia non si fonde una spada!
Mime
Du zerfeilst die Feile,
zerreibst die Raspel:
wie willst du den Stahl zerstampfen?
Così triti la lima,
sbricioli la raspa:
come vuoi frantumare l’acciaio?
Siegfried
Zersponnen muß ich
in Späne ihn sehn:
was entzwei ist, zwing’ ich mir so.
Consunto in polvere
devo vederlo:
ciò che è spezzato, così costringo.
(continua a limare con gran lena)
Mime
(tra sé)
Hier hilft kein Kluger,
das seh’ ich klar:
hier hilft dem Dummen
die Dummheit allein!
Wie er sich rührt
und mächtig regt:
ihm schwindet der Stahl,
doch wird ihm nicht schwül! –
Qui non serve chi ha ingegno,
lo vedo bene:
la stoltezza soltanto
serve allo stolto!
Come si muove
e quanto s’agita:
gli si riduce l’acciaio,
ma lui non soffoca! –
(Siegfried ha attizzato il fuoco della fucina fino alla massima incandescenza)
Nun ward ich so alt
wie Höhl’ und Wald,
und hab’ nicht so was gesehn! –
Sono ormai vecchio
come caverna e bosco,
e non ho visto niente di simile! –
(Mentre Siegfried continua con lena irruente a limare i pezzi della spada, Mime si mette seduto ancora più in disparte)
Mit dem Schwert gelingt’s,
das lern’ ich wohl:
furchtlos fegt er’s zu ganz.
Der Wand’rer wußt’ es gut! –
Wie berg’ ich nun
mein banges Haupt?
Dem kühnen Knaben verfiel’s,
lehrt’ ihn nicht Fafner die Furcht. –
Ce la fa con la spada,
lo riconosco:
impavido, intera la riassesta.
Lo sapeva il Viandante! –
E io come riparo
l’impaurita testa?
A quell’ardito è votata,
se Fafner non gli insegna la paura. –
(balza in piedi con inquietudine crescente e piega la schiena)
Doch weh’ mir Armen!
Wie würgt’ er den Wurm,
erführ’ er das Fürchten von ihm?
Wie erräng’ er mir den Ring?
Verfluchte Klemme!
Da klebt’ ich fest,
fänd’ ich nicht klugen Rat,
wie den Furchtlosen selbst ich bezwäng’. –
Ohi, me disgraziato!
Scannerebbe il drago,
se apprendesse da lui la paura?
L’anello, me lo può ottenere?
Odioso impaccio!
Resterei in trappola,
se non trovassi un buon rimedio,
per costringere io stesso quell’impavido. –
Siegfried
(ha finito di limare i pezzi della spada e li ha radunati in un crogiolo, che pone sulla vampa della fucina: durante ciò che segue alimenta la vampa con il mantice)
He, Mime! Geschwind!
Wie heißt das Schwert,
das ich in Späne zersponnen?
Ehi, Mime! Svelto!
Quale nome ha la spada,
che in polvere ho consunto?
Mime
(con un sussulto si scuote dai suoi pensieri)
Notung nennt sich
das neidliche Schwert:
deine Mutter gab mir die Mär.
Ha nome Notung
la spada crudele:
tua madre mi dette notizia.
Siegfried
(mentre lavora)
Notung! Notung!
Neidliches Schwert!
Was mußtest du zerspringen?
Zu Spreu nun schuf ich
die scharfe Pracht,
im Tiegel brat’ ich die Späne.
Hoho! Hoho!
Hohei! Hohei! Hoho!
Blase, Balg!
Blase die Glut! –
Wild im Walde
wuchs ein Baum,
den hab’ ich im Forst gefällt:
die braune Esche
brannt’ ich zur Kohl’,
auf dem Herd nun liegt sie gehäuft!
Hoho! Hoho!
Hohei! Hohei! Hoho!
Blase, Balg!
Blase die Glut! –
Des Baumes Kohle,
wie brennt sie kühn;
wie glüht sie hell und hehr!
In springenden Funken
sprühet sie auf:
hohei! Hohei! Hohei!
Zerschmilzt mir des Stahles Spreu.
Hoho! Hoho! Hohei!
Blase, Balg!
Blase die Glut! –
Notung! Notung!
Spada spietata!
Perché ti sei spezzata?
In pula ora ho ridotto
il tagliente fulgore,
le polveri cuocio nel crogiolo.
Hoho! Hoho!
Hohei! Hohei! Hoho!
Soffia, mantice!
Soffia nel fuoco! –
Fiero nel folto
cresceva un albero,
nella foresta io l’ho abbattuto:
il bruno frassino
bruciai in carboni,
sul focolare ora è ammucchiato!
Hoho! Hoho!
Hohei! Hohei! Hoho!
Soffia, mantice!
Soffia nella fiamma! –
Ardita i tizzi
arde dell’albero;
come grandiosa e chiara splende!
In sprizzanti scintille
essa sfavilla:
hohei! Hohei! Hohei!
Dell’acciaio mi fonde la pula.
Hoho! Hohei! Hohei!
Soffia, mantice!
Soffia nella fiamma! –
Mime
(sempre tra sé, seduto lontano)
Er schmiedet das Schwert,
und Fafner fällt er:
das seh’ ich nun sicher voraus;
Hort und Ring
erringt er im Harst:
wie erwerb’ ich mir den Gewinn?
MitWitz und List
erlang’ ich beides
und berge heil mein Haupt.
Forgia la spada,
e abbatte Fafner:
tutto questo prevedo sicuro;
tesoro e anello
ottiene nello scontro:
il bottino io come lo prendo?
Con ingegno e astuzia
l’uno e l’altro raggiungo
e metto al riparo la mia testa.
Siegfried
(ancora al mantice)
Hoho! Hohei! Hohei! Hohei!
Notung! Notung!
Neidliches Schwert!
Nun schmolz deines Stahles Spreu:
im eignen Schweiße
schwimmst du nun.
Bald schwing’ ich dich als mein Schwert!
Hoho! Hohei! Hohei! Hohei!
Notung! Notung!
Spada spietata!
Si è fusa la pula del tuo acciaio:
nel tuo stesso sudore
stai nuotando.
Presto ti impugnerò come mia spada!
Mime
(al proscenio tra sé)
Rang er sich müd mit dem Wurm,
von der Müh’ erlab’ ihn ein Trunk:
aus würz’gen Säften,
die ich gesammelt,
brau’ ich den Trank für ihn;
wenig Tropfen nur
braucht er zu trinken,
sinnlos sinkt er in Schlaf:
mit der eignen Waffe,
die er sich gewonnen,
räum’ ich ihn leicht aus dem Weg,
erlange mir Ring und Hort.
Sfinito che sia dalla lotta col drago,
dalla fatica lo ristori un sorso:
da aromatici succhi
che ho raccolto,
io gli preparo la bevanda;
poche gocce soltanto
deve bere,
esanime cade nel sonno:
e con la stessa spada,
ch’egli si è conquistato,
di lui senza fatica mi sbarazzo,
e mi prendo l’anello col tesoro.
(Si frega le mani soddisfatto)
Hei! Weiser Wand’rer!
Dünkt’ ich dich dumm?
Wie gefällt dir nun
mein feiner Witz?
Fand ich mir wohl
Rat und Ruh’?
Ehi! Saggio Viandante!
Ti sembravo scemo?
Apprezzi ora
la mia mente sottile?
Non ho trovato forse
il rimedio e il riposo?
(Balza in piedi tutto contento, raccoglie alcuni recipienti e da essi versa droghe in una pentola)
Siegfried
(ha versato l’acciaio fuso in uno stampo allungato che immerge nell’acqua; ora si ode il sibilo acuto del raffreddamento)
In dasWasser floß
ein Feuerfluß:
grimmiger Zorn
zischt’ ihm da auf!
Frierend zähmt’ ihn der Frost.
Wie sehrend er floß,
in des Wassers Flut
fließt er nicht mehr;
starr ward er und steif,
herrisch der harte Stahl:
heißes Blut
doch fließt ihm bald!
Nun schwitze noch einmal,
daß ich dich schweiße,
Notung, neidliches Schwert!
Nell’acqua fluì
un fiotto di fuoco:
irato cruccio
si sfoga in fischi!
Gelido il freddo lo doma.
Se avverso fluiva,
nel flutto dell’acqua
più ora non scorre;
s’è fatto rigido e fermo,
il duro acciaio superbo:
ma caldo sangue
presto l’inonda!
Per ora torna a sudare,
che io ti tempri,
Notung, spada spietata!
(Spinge l’acciaio nei carboni e l’arroventa. Poi si gira verso Mime, che dall’altra parte del focolare ha posato la sua pentola sull’orlo della brace)
Was schafft der Tölpel
dort mit dem Topf?
Brenn’ ich hier Stahl,
braust du dort Sudel?
Che fa quello stupido
là con la pentola?
Se qui incendio acciaio,
tu là scaldi brodini?
Mime
Zu Schanden kam ein Schmied,
den Lehrer sein Knabe lehrt;
mit der Kunst nun ist’s beim Alten aus,
als Koch dient er dem Kind:
brennt es das Eisen zu Brei,
aus Eiern braut
der Alte ihm Sud.
Vergogna toccò a un fabbro,
il ragazzo ammaestra il maestro;
con l’arte il vecchio è alla fine,
fa il cuoco per il ragazzo:
riduce questo il ferro in brodo,
con uova il vecchio
gli cuoce una zuppa.
(continua a cucinare)
Siegfried
(sempre intento al lavoro)
Mime, der Künstler,
lernt jetzt kochen;
das Schmieden schmeckt ihm nicht mehr:
seine Schwerter alle
hab’ ich zerschmissen;
was er kocht, ich kost’ es ihm nicht!
Das Fürchten zu lernen,
will er mich führen;
ein Ferner soll es mich lehren:
was am besten er kann,
mir bringt er’s nicht bei;
als Stümper besteht er in allem!
Mime, l’artefice,
impara a cuocere;
non gli piace più la fucina:
le sue spade tutte quante
le ho ridotte in pezzi;
le sue pietanze io non le assaggio!
Per imparare il timore,
lui mi sarà guida;
un estraneo sarà chi me lo mostra:
quel che Mime sa meglio,
non sa insegnarmelo;
un inetto rimane in tutto!
(Ha tratto fuori l’acciaio arroventato e ora, durante la canzone che segue, lo martella sull’incudine con il grande martello da fabbro)
Hoho! Hoho! Hohei!
Schmiede,mein Hammer,
ein hartes Schwert!
Hoho! Hahei! Hoho! Hahei!
Einst färbte Blut
dein falbes Blau;
sein rotes Rieseln
rötete dich:
kalt lachtest du da,
das warme lecktest du kühl!
Heiaho! Haha!
Haheiaha!
Nun hat die Glut
dich rot geglüht;
deine weiche Härte
dem Hammer weicht:
zornig sprühst du mir Funken,
daß ich dich Spröden gezähmt!
Heiaho! Hohoho!
Hahei! Hahei! Hahei!
Hoho! Hoho! Hohei!
Batti, martello,
la dura spada!
Hoho! Hohei Hoho! Hohei!
Il tuo livido azzurro
un giorno si tinse di sangue;
le rosse sue gocce
ti fecero rossa:
fredda tu allora ridesti,
il caldo leccando gelavi!
Heiaho! Haha!
Haheiaha!
Ora la vampa
ardendo ti arrossa;
il tuo molle rigore
cede al martello:
irata mi scagli faville,
perché te ribelle ho domato!
Heiaho! Hohoho!
Hahei! Hahei! Hahei!
Mime
(a parte)
Er schafft sich ein scharfes Schwert,
Fafner zu fällen,
der Zwerge Feind:
ich braut’ ein Trug-Getränk,
Siegfried zu fangen, dem Fafner fiel.
Gelingen muß mir die List;
lachen muß mir der Lohn!
Si fa una spada tagliente,
per abbattere Fafner
nemico dei nani:
io con l’inganno di un succo
catturo Siegfried quando atterra Fafner.
L’astuzia deve riuscirmi,
sorridermi deve il guadagno!
(durante ciò che segue Mime si affaccenda a versare il contenuto della pentola in una fiaschetta)
Siegfried
Hoho! Hoho!
Hahei! Hahei!
Schmiede, mein Hammer,
ein hartes Schwert!
Hoho! Hahei!
Hoho! Hahei!
Der frohen Funken
wie freu’ ich mich!
Es ziert den Kühnen
des Zornes Kraft:
lustig lachst du mich an,
stellst du auch grimm dich und gram!
Heiaho! Haha!
Haheiaha!
Durch Glut und Hammer
glückt’ es mir;
mit starken Schlägen
streckt’ ich dich:
nun schwinde die rote Scham;
werde kalt und hart, wie du kannst.
Heiaho! Heiaho!
Heiaho! Hohoho!
Hoho! Hoho!
Hahei! Hahei!
Tempra, martello,
una spada tenace!
Hoho! Hahei!
Hoho! Hahei!
Delle giocose faville
quanto gioisco!
Dà onore all’intrepido
la forza dell’ira:
se allegro tu mi sorridi,
anche rabbia mostri e rancore!
Heiaho! Haha!
Haheiaha!
Con fuoco e martello
mi è andata bene;
colpi potenti
ti hanno disteso:
sparisca il rosso pudore;
più fredda fatti, più dura che puoi.
Heiaho! Heiaho!
Heiaho! Hohoho!
(A questo punto immerge l’acciaio nell’acqua e ride per il sibilo potente)
Mime
(mentre Siegfried fissa la spada ormai forgiata nell’impugnatura, Mime al proscenio va girando su e giù con la sua fiaschetta)
Den der Bruder schuf,
den schimmernden Reif,
in den er gezaubert
zwingende Kraft,
das helle Gold,
das zum Herrscher macht, –
ihn hab’ ich gewonnen,
ich walte sein’! –
Alberich selbst,
der einst mich band,
zur Zwergenfrone
zwing’ ich ihn nun:
als Niblungenfürst
fahr’ ich danieder;
gehorchen soll mir
alles Heer! –
Der verachtete Zwerg,
wie wird er geehrt!
Zu dem Horte hin drängt sich
Gott und Held;
vor meinem Nicken
neigt sich die Welt,
vor meinem Zorne
zittert sie hin! –
Dann wahrlich müht sich
Mime nicht mehr:
ihm schaffen andre
den ew’gen Schatz.
Mime, der kühne,
Mime ist König,
Fürst der Alben,
Walter des Alls!
Hei, Mime! Wie glückte dir das!
Wer hätte wohl das gedacht?
L’anello che mio fratello
creò, splendido cerchio,
in cui impresse
magica potenza,
l’oro radioso
che dona il dominio, –
l’ho conquistato,
è in mio potere!
Alberico, lui stesso,
che un giorno mi piegò,
ai servizi dei nani
ora lo astringo io:
dei Nibelunghi io principe
scendo laggiù;
deve obbedirmi
tutta la schiera! –
Il nano disprezzato,
quali onori godrà!
Al tesoro si slancia
un dio e un eroe;
ad ogni cenno mio
s’inchina il mondo,
per la mia collera
trema di terrore! –
Poi davvero fatiche
Mime non avrà più:
altri per lui lavorano
il tesoro immortale.
Mime, l’ardito,
Mime è sovrano,
signore dei demoni,
padrone del mondo!
Ehi,Mime! T’è andata bene!
Chi mai l’avrebbe pensato?
Siegfried
(con gli ultimi colpi leviga i chiodi dell’impugnatura, poi afferra la spada)
Notung! Notung!
Neidliches Schwert!
Jetzt haftest du wieder im Heft.
Warst du entzwei,
ich zwang dich zu ganz;
kein Schlag soll nun dichmehr zerschlagen.
Dem sterbenden Vater
zersprang der Stahl,
der lebende Sohn
schuf ihn neu:
nun lacht ihm sein heller Schein,
seine Schärfe schneidet ihm hart.
Notung! Notung!
Spada spietata!
Di nuovo stai salda nell’elsa.
Divisa in due,
a forza ti ho resa intera;
ormai non c’è colpo che ti spezzi.
Al padre morente
si ruppe l’acciaio,
vivo il figlio
l’ha rifatto nuovo:
e ora gli sorride il suo splendore,
per lui l’aguzza lama taglia netto.
(agitando la spada avanti a sé)
Notung! Notung!
Neidliches Schwert!
Zum Leben weckt’ ich dich wieder.
Tot lagst du
in Trümmern dort,
jetzt leuchtest du trotzig und hehr.
Zeige den Schächern
nun deinen Schein!
Schlage den Falschen,
fälle den Schelm!
Schau,Mime, du Schmied:
so schneidet Siegfrieds Schwert!
Notung! Notung!
Spada spietata!
Alla vita io t’ho risvegliata.
Morta giacevi
laggiù in frantumi;
ora risplendi nobile e altera.
Mostra ai furfanti
ora il tuo fulgore!
Colpisci il falso,
abbatti il perfido!
Guarda, Mime, tu fabbro:
così taglia la spada di Siegfried!
(Ha disteso il braccio con la spada e ora colpisce l’incudine; questa si infrange in due pezzi, dall’alto in basso, sì che cade spaccata con grande fracasso. Mime, che al colmo dell’estasi si era arrampicato su un panchetto, per lo spavento cade seduto per terra. Siegfried esultante leva in alto la spada.
Cala rapidamente il sipario.)
Secondo atto
Preludio e prima scena
(Proprio sullo sfondo l’entrata di una caverna. Il terreno sale fino a metà del palcoscenico, dove forma un piccolo rialzo spianato; da lì si estende all’indietro di nuovo in discesa, verso la caverna, sì che di questa è visibile allo spettatore solo la parte superiore dell’entrata. A sinistra si osserva attraverso gli alberi del bosco una parete rocciosa tutta spaccature. Notte oscura, fittissima sul fondo, dove all’inizio l’occhio dello spettatore non può distinguere assolutamente nulla.)
Alberich
(da parte, acquattato alla parete rocciosa, in truce meditazione)
In Wald und Nacht
vor Neidhöhl’ halt’ ich Wacht:
es lauscht mein Ohr,
mühvoll lugt mein Aug’. –
Banger Tag,
bebst du schon auf?
Dämmerst du dort
durch das Dunkel her?
Nella selva e nella notte
sorveglio la grotta dell’odio:
il mio orecchio ascolta,
con fatica scruta il mio occhio. –
Trepido giorno,
già ti levi tremando?
Con l’alba là
giungi a me nelle tenebre?
(A destra, dalla selva si alza un vento impetuoso; dalla stessa parte lampeggia un bagliore azzurrino)
Welcher Glanz glitzert dort auf?
Näher schimmert
ein heller Schein;
es rennt wie ein leuchtendes Roß,
bricht durch den Wald
brausend daher.
Naht schon des Wurmes Würger?
Ist’s schon, der Fafner fällt?
Che bagliore freme lassù?
Più vicino guizza
un vivo chiarore,
corre come un cavallo lucente,
tra gli alberi irrompe
con fragore fin qui.
Giunge già l’uccisore del drago?
È già qui chi Fafner abbatte?
(Il vento impetuoso si placa; i bagliori si spengono)
Das Licht erlischt, –
der Glanz barg sich dem Blick:
Nacht ist’s wieder.
Wer naht dort schimmernd im Schatten?
Si spegne la luce, –
il bagliore si toglie alla vista:
di nuovo è notte.
Ma chi arriva brillando nell’ombra?
(Il Viandante esce dal bosco e si arresta di fronte ad Alberich)
Viandante
Zur Neidhöhle
fuhr ich bei Nacht:
wen gewahr’ ich im Dunkel dort?
Alla grotta dell’odio
nella notte son giunto:
chi scorgo là nella tenebra?
(Come da una nube improvvisamente squarciata appare il chiarore lunare e illumina la figura del Viandante)
Alberich
(riconosce il Viandante, arretra spaventato, ma esplode subito al colmo del furore)
Du selbst läßt dich hier sehn?
Was willst du hier?
Fort, aus dem Weg!
Von dannen, schamloser Dieb!
Proprio tu qui osi mostrarti?
Qui che vuoi?
Via, fuori dai piedi!
Vattene, ladro sfrontato!
Viandante
(tranquillo)
Schwarz-Alberich,
schweifst du hier?
Hütest du Fafners Haus?
Oscuro Alberich,
erri qui attorno?
Sorvegli la tana di Fafner?
Alberich
Jagst du auf neue
Neidtat umher?
Weile nicht hier!
Weiche von hinnen!
Genug des Truges
tränkte die Stätte mit Not.
Drum, du Frecher,
laß sie jetzt frei!
In caccia sei sempre
di gesta dell’odio?
Non ti fermare qui!
Va’ via lontano!
Troppi inganni hanno intriso
di angoscia questo luogo.
Libero dunque
lascialo, sfrontato!
Viandante
Zu schauen kam ich,
nicht zu schaffen:
wer wehrte mir Wand’rers Fahrt?
Per guardare venni,
non per agire:
chi mi impedisce il cammino?
Alberich
(con una risata maligna)
Du Rat wütender Ränke!
Wär’ ich dir zulieb
doch noch dumm wie damals,
als du mich Blöden bandest!
Wie leicht geriet’ es,
den Ring mir nochmals zu rauben!
Hab’ acht: deine Kunst
kenne ich wohl;
doch wo du schwach bist,
blieb mir auch nicht verschwiegen.
Mit meinen Schätzen
zahltest du Schulden;
mein Ring lohnte
der Riesen Müh’,
die deine Burg dir gebaut;
was mit den Trotz’gen
einst du vertragen,
dess’ Runen wahrt noch heut’
deines Speeres herrischer Schaft.
Nicht du darfst,
was als Zoll du gezahlt,
den Riesen wieder entreißen:
du selbst zerspelltest
deines Speeres Schaft;
in deiner Hand
der herrische Stab,
der starke, zerstiebte wie Spreu!
Maestro di frodi furiose!
Ti farei comodo io
ancora ottuso come
quando me ingenuo asservisti!
Per te sarebbe da nulla
rubarmi l’anello un’altra volta!
Sta’ attento: la tua arte
bene conosco;
ma dove sei debole,
anche questo non mi è celato.
Coi miei tesori
pagasti i tuoi debiti;
l’anello premiò
l’opera dei giganti,
che ti hanno eretto la reggia;
ma del patto che con quei tracotanti
un giorno hai concluso,
i segni anche oggi preserva
l’asta superba della tua lancia.
Non ti è concesso
sottrarre ai giganti
il tributo che hai loro pagato:
spezzeresti tu stesso
l’asta della tua lancia;
nella tua mano
la spranga superba, possente,
in polvere sarebbe disfatta!
Viandante
Durch Vertrages Treue-Runen
band er dich
Bösen mir nicht:
dich beugt’ er mir durch seine Kraft;
zum Krieg drum wahr’ ich ihn wohl!
Non con il nodo
delle rune infallibili:
essa a me te maligno ha legato:
ti ha piegato con la sua forza;
io dunque la serbo per la guerra!
Alberich
Wie stolz du dräust
in trotziger Stärke,
und wie dir’s im Busen doch bangt! –
Verfallen dem Tod
durch meinen Fluch
ist des Hortes Hüter:
wer – wird ihn beerben?
Wird der neidliche Hort
dem Niblungen wieder gehören?
Das sehrt dich mit ew’ger Sorge!
Denn fass’ ich ihn wieder
einst in der Faust,
anders als dumme Riesen
üb’ ich des Ringes Kraft:
dann zitt’re der Helden
heiliger Hüter!
Walhalls Höhen
stürm’ ich mit Hellas Heer:
der Welt walte dann ich!
Con che fierezza minacci
in tracotante violenza,
e quale angoscia hai nel petto! –
Da me maledetto,
è votato alla morte
il custode dell’oro:
chi – potrà ereditarlo?
Il tremendo tesoro
tornerà al Nibelungo?
Con ansia eterna questo ti corrode!
Se infatti nel mio pugno
lo stringerò un giorno,
ben altrimenti che i giganti stolti
userò il potere dell’anello:
tremi allora il santo
guardiano degli eroi!
Della Walhall le cime
attaccherò con la schiera dei morti:
e il dominio del mondo sarà mio!
Viandante
(tranquillo)
Deinen Sinn kenn’ ich wohl,
doch sorgt er mich nicht.
des Ringes waltet,
wer ihn gewinnt.
Il tuo disegno conosco,
ma non mi dà pensiero:
il dominio ha dell’anello
chi lo conquista.
Alberich
Wie dunkel sprichst du,
was ich deutlich doch weiß!
An Heldensöhne
hält sich dein Trotz,
Tu dici con oscure parole
ciò che a me è ben chiaro!
Su figli di eroi
spera la tua arroganza,
(beffardo)
die traut deinem Blute entblüht.
Pflegtest du wohl eines Knaben,
der klug die Frucht dir pflücke,
i nati con amore dal tuo sangue.
Non ti sei preso cura di un ragazzo
che accorto per te spiccasse il frutto,
(sempre più violento)
die du – nicht brechen darfst? che tu – cogliere non potevi?
Viandante
Mit mir nicht,
hadre mit Mime:
dein Bruder bringt dir Gefahr;
einen Knaben führt er daher,
der Fafner ihm fällen soll.
Nichts weiß der von mir;
der Niblung nützt ihn für sich.
Drum sag’ ich dir, Gesell:
tue frei, wie dir’s frommt!
Non con me,
litiga con Mime:
il pericolo per te è tuo fratello;
conduce qui un ragazzo
che abbatterà Fafner per lui.
Di me egli non sa nulla;
il Nibelungo ne fa uso per sé.
Quindi io ti dico, compagno:
liberamente fa’ ciò che ti serve!
(Alberich fa gesti di una viva curiosità)
Höre mich wohl,
sei auf der Hut!
Nicht kennt der Knabe den Ring;
doch Mime kundet’ ihn aus.
Ascolta bene,
sta’ in guardia!
Il ragazzo non sa dell’anello,
ma Mime l’ha rintracciato.
Alberich
(con impeto)
Deine Hand hieltest du vom Hort? Tratterresti la tua mano dal tesoro?
Viandante
Wen ich liebe,
lass’ ich für sich gewähren;
er steh’ oder fall’,
sein Herr ist er:
Helden nur können mir frommen.
Colui che amo,
lascio che abbia libera l’azione;
se vince o cade,
è padrone di sé:
da eroi soltanto posso avere aiuto.
Alberich
Mit Mime räng’ ich
allein um den Ring?
Per l’anello con Mime
lotterei io da solo?
Viandante
Außer dir begehrt er
einzig das Gold.
Oltre a te solo lui
brama quell’oro.
Alberich
Und dennoch gewänn’ ich ihn nicht? E tuttavia a me non toccherà?
Viandante
(avvicinandosi con calma)
Ein Helde naht,
den Hort zu befrei’n;
zwei Niblungen geizen das Gold:
Fafner fällt,
der den Ring bewacht:
wer ihn rafft, hat ihn gewonnen.
Willst du noch mehr?
Dort liegt der Wurm:
Un eroe si avvicina
per liberare l’oro,
di cui due Nibelunghi sono avidi.
Cade Fafner,
che veglia sull’anello:
chi l’arraffa, se lo guadagna.
Vuoi di più?
Là giace il drago:
(si volta verso la caverna)
warnst du ihn vor dem Tod,
willig wohl ließ’ er den Tand. –
Ich selber weck’ ihn dir auf.
se tu gli dai l’avviso della morte,
credo a te lascerebbe il suo trastullo.
Io stesso te lo sveglio.
(Si pone sull’altura davanti alla caverna e grida verso l’interno)
Fafner! Fafner!
Erwache,Wurm!
Fafner! Fafner!
Destati, drago!
Alberich
(tra sé, con nervoso stupore)
Was beginnt der Wilde?
Gönnt er mir’s wirklich?
Che ha in mente quel bruto?
Me lo cede davvero?
(Dall’oscura profondità dello sfondo si ode la voce di Fafner)
Voce di Fafner
Wer stört mir den Schlaf? Chi turba il mio sonno?
Viandante
(rivolto verso la caverna)
Gekommen ist einer,
Not dir zu künden:
er lohnt dir’s mit dem Leben,
lohnst du das Leben ihm
mit dem Horte, den du hütest?
Qualcuno è venuto
a predirti disgrazia:
ti offre a ricompensa la vita,
tu la sua vita ricompensi a lui
col tesoro che custodisci?
(Tende l’orecchio alla caverna)
Fafner
Was will er? Che vuole?
Alberich
(si è accostato al Viandante e grida verso la caverna)
Wache, Fafner!
Wache, du Wurm!
Ein starker Helde naht,
dich heil’gen will er bestehn.
All’erta, Fafner!
All’erta, drago!
Un forte eroe s’appressa,
e te inviolabile intende aggredire.
Fafner
Mich hungert sein. Di lui ho fame.
Viandante
Kühn ist des Kindes Kraft,
scharf schneidet sein Schwert.
Audace e forte è il ragazzo,
acuto è il taglio della sua spada.
Alberich
Den goldnen Reif
geizt er allein:
laß mir den Ring zum Lohn,
so wend’ ich den Streit;
du wahrest den Hort,
und ruhig lebst du lang’!
Il cerchio d’oro
solamente brama:
dà a me l’anello a ricompensa,
e io allontano lo scontro,
tu conservi il tesoro,
e tranquillo vivi lungamente!
Fafner
Ich lieg’ und besitz’, Giacendo io possiedo,
(sbadigliando)
laßt mich schlafen! lasciatemi dormire!
Viandante
(scoppia a ridere e si gira ancora verso Alberich)
Nun, Alberich, das schlug fehl.
Doch schilt mich nicht mehr Schelm!
Dies eine, rat’ ich,
achte noch wohl:
Ecco, Alberich, è andata male.
Ma non accusarmi più d’essere un ladro!
Ti do solo un consiglio,
e tu pensaci bene!
(gli si avvicina con un tono confidenziale)
Alles ist nach seiner Art;
an ihr wirst du nichts ändern. –
Ich lass’ dir die Stätte,
stelle dich fest!
Versuch’s mit Mime, dem Bruder:
der Art ja versiehst du dich besser.
Tutto è secondo una sua legge;
e in essa non puoi cambiare nulla. –
Lascio a te il campo,
resta qui sicuro!
Prova con Mime tuo fratello:
dal suo tipo puoi attenderti di meglio.
(si gira per andarsene)
Was anders ist,
das lerne nun auch!
Ciò che sta in altro modo,
devi impararlo adesso!
(Scompare nel bosco. S’alza un vento impetuoso, scoppia un chiaro bagliore; poi rapidamente si estinguono)
Alberich
(dopo averlo seguito a lungo con occhio truce)
Da reitet er hin
auf lichtem Roß:
mich läßt er in Sorg’ und Spott!
Doch lacht nur zu,
ihr leichtsinniges,
lustgieriges
Göttergelichter!
Euch seh’ ich
noch alle vergehn!
Solang’ das Gold
am Lichte glänzt,
hält einWissenderWacht: –
Trügen wird euch sein Trotz!
Cavalcando egli fugge
sul cavallo splendente:
e lascia me angosciato e schernito!
Ma ridete, ridete,
voi, vanitosa,
godereccia
razza di dèi!
Io già vi vedo
votati tutti alla rovina!
Finché l’oro
brilla alla luce,
lo sorveglia un sapiente: –
la sua tenacia vi trarrà in inganno!
(si infila in un crepaccio da un lato. – Spunta l’alba)
Scena seconda
(Mentre sorge il giorno compaiono Mime e Siegfried. Siegfried porta la spada in un cinturone di corda. Mime esamina il luogo con cura; scruta alla fine verso il fondo, che – mentre l’altura nel mezzo del proscenio a mano a mano è illuminata sempre di più dal sole – rimane avvolto in ombre oscure; poi fa un cenno a Siegfried)
Mime
Wir sind zur Stelle:
bleib hier stehn!
Siamo arrivati:
fermati qui!
Siegfried
(si mette seduto sotto un grande tiglio e si guarda attorno)
Hier soll ich das Fürchten lernen?
Fern hast du mich geleitet:
eine volle Nacht im Walde
selbander wanderten wir.
Nun sollst du, Mime,
mich meiden!
Lern’ ich hier nicht,
was ich lernen soll,
allein zieh’ ich dann weiter:
dich endlich wird’ ich da los!
Qui devo imparare la paura?
Ben lontano mi hai portato:
una notte intera nel bosco
in due abbiamo girato.
Mime, tu ora devi
farti da parte!
Se qui non imparo
quel che devo imparare,
io vado avanti solo:
finalmente mi libero di te!
Mime
(gli si siede davanti, in modo da tenere sempre d’occhio la caverna)
Glaube, Liebster,
lernst du heut’
und hier das Fürchten nicht,
an andrem Ort,
zu andrer Zeit
schwerlich erfährst du’s je. –
Siehst du dort
den dunklen Höhlenschlund?
Darin wohnt
ein greulich wilder Wurm:
unmaßen grimmig
ist er und groß;
ein schrecklicher Rachen
reißt sich ihm auf;
mit Haut und Haar
auf einen Happ
verschlingt der Schlimme dich wohl.
Credi, carissimo,
se la paura
oggi e qui non impari,
in altro luogo,
in altro tempo
difficilmente ne avrai la prova. –
Vedi laggiù la gola
oscura della grotta?
Lì dentro abita un drago
orribile, feroce:
esso è enorme
e malvagio;
spaventosa la gola
gli si spalanca;
piazza pulita
in un solo boccone
di te farà il crudele.
Siegfried
(sempre seduto sotto il tiglio)
Gut ist’s, den Schlund ihm zu schließen:
drum biet’ ich mich nicht dem Gebiß.
È bene chiudergli la canna:
perciò al suo morso non mi offro.
Mime
Giftig gießt sich
ein Geifer ihm aus:
wen mit des Speichels
Schweiß er bespeit,
dem schwinden wohl Fleisch und Gebein.
Si versa dalle fauci
velenosa saliva:
a chi è bagnato
con la bava della sua bocca,
carne e ossa si disfano.
Siegfried
Daß des Geifers Gift mich nicht sehre,
weich’ ich zur Seite dem Wurm.
A che non mi corroda lo sputo velenoso,
giro sul fianco al drago.
Mime
Ein Schlangenschweif
schlägt sich ihm auf:
wen er damit umschlingt
und fest umschließt,
dem brechen die Glieder wie Glas.
A lui una coda
di rettile si drizza:
a colui che con quella
avvolge e stringe,
si infrangono le membra come vetro.
Siegfried
Vor des Schweifes Schwang mich zu wahren,
halt’ ich denArgen im Aug’. –
Doch heiße mich das:
hat der Wurm ein Herz?
Per scampare allo scatto della coda,
tengo d’occhio il crudele. –
Ma tu dimmi una cosa:
ha un cuore il drago?
Mime
Ein grimmiges, hartes Herz! Sì,malvagio e duro!
Siegfried
Das sitzt ihm doch,
wo es jedem schlägt,
trag’ es Mann oder Tier?
Il suo cuore si trova
dove batte ad ognuno,
l’abbia uomo o animale?
Mime
Gewiß, Knabe,
da führt’s auch der Wurm;
jetzt kommt dir das Fürchten wohl an?
Certo, ragazzo,
ce l’ha lì anche il drago;
forse ti arriva adesso la paura?
Siegfried
(che fino ad ora indolente stava disteso, si alza rapidamente a sedere)
Notung stoß’ ich
dem Stolzen ins Herz!
Soll das etwa Fürchten heißen?
He, du Alter!
Ist das alles,
was deine List
mich lehren kann?
Fahr’ deines Wegs dann weiter;
das Fürchten lern’ ich hier nicht.
A quel borioso
spingo Notung nel cuore!
Forse è questa che chiamano paura?
Ehi, vecchio!
È questo tutto ciò
che la tua astuzia
può insegnarmi?
Va’ avanti per la tua strada;
la paura qui non l’imparo.
Mime
Wart’es nur ab!
Was ich dir sage,
dünke dich tauber Schall:
ihn selber mußt du
hören und sehn,
die Sinne vergehn dir dann schon!
Wenn dein Blick verschwimmt,
der Boden dir schwankt,
im Busen bang
dein Herz erbebt: –
Aspetta almeno che arrivi!
Quel che ti dico io,
ti sembrerebbe un vuoto suono:
da solo devi
vederlo e udirlo,
allora i sensi ti mancheranno!
Quando l’occhio si appanna,
il suolo ti trema,
nel petto in affanno
palpita il cuore: –
(molto amichevole)
dann dankst du mir, der dich führte,
gedenkst, wie Mime dich liebt.
poi ringrazi me che ti ho guidato,
rammentando quanto Mime t’ama.
Siegfried
(salta su contrariato)
Du sollst mich nicht lieben!
Sagt’ ich dir’s nicht?
Fort aus denAugen mir.
Laß mich allein:
sonst halt’ ich’s hier länger nicht aus,
fängst du von Liebe gar an!
Das eklige Nicken
und Augenzwicken,
wann endlich soll ich’s
nicht mehr sehn,
wann wird’ ich denAlbernen los?
Tu non mi devi amare!
Non te l’ho già detto?
Sparisci dai miei occhi.
Lasciami in pace:
altrimenti qui non ci resisto,
se tu ricominci con l’amore!
Gli ammicchi stomachevoli,
le strizzatine di occhi,
quando potrò
non vederli mai più,
libero finalmente dell’idiota?
Mime
Ich lass’ dich schon.
Am Quell dort lagr’ ich mich;
steh’ du nur hier;
steigt dann die Sonne zur Höh’,
merk’ auf den Wurm:
aus der Höhle wälzt er sich her,
hier vorbei
biegt er dann,
am Brunnen sich zu tränken.
Ecco, ti lascio.
Vicino alla sorgente mi distendo,
tu resta qui;
ma quando il sole cresce,
sta’ attento al drago:
qui dalla sua grotta egli si snoda,
da questa parte
poi si volge,
per bere alla sorgente.
Siegfried
(ridendo)
Mime, weilst du am Quell,
dahin lass’ ich den Wurm wohl gehn:
Notung stoß’ ich
ihm erst in die Nieren,
wenn er dich selbst dort
mit weggesoffen!
Darum, hör’ meinen Rat,
raste nicht dort am Quell:
kehre dich weg,
so weit du kannst,
und komm’ nie mehr zu mir!
Se resti alla sorgente,
Mime, ti mando il drago:
Notung gli spingo
nelle reni non prima
che proprio te laggiù
con l’acqua abbia ingoiato!
Perciò ascolta il mio consiglio:
non attardarti là alla sorgente:
scappa via,
lontano quanto puoi,
e non tornare mai più da me!
Mime
Nach freislichem Streit
dich zu erfrischen,
wirst du mir wohl nicht wehren?
Non vorrai, credo, impedirmi
di ristorarti
dopo lo scontro mortale?
(Siegfried lo respinge con stizza)
Rufe mich auch,
darbst du des Rates –
E chiamami,
se ti manca un consiglio –
(Siegfried ripete con veemenza il suo gesto)
oder wenn dir das Fürchten gefällt. o se ti arriva la paura.
(Siegfried si alza e con gesto furente spinge Mime ad andarsene)
Mime
(tra sé, avviandosi)
Fafner und Siegfried –
Siegfried und Fafner: –
oh, brächten beide sich um!
Fafner e Siegfried –
Siegfried e Fafner –
oh, si uccidessero l’un l’altro!
(scompare nel bosco, a destra)
Siegfried
(si stende comodamente sotto il tiglio, seguendo con lo sguardo Mime che si allontana)
Daß der mein Vater nicht ist,
wie fühl’ ich mich drob so froh!
Nun erst gefällt mir
der frische Wald;
nun erst lacht mir
der lustige Tag,
da der Garstige von mir schied
und ich gar nicht ihn wiederseh’!
Che lui non sia mio padre,
quanto sono felice!
Solo ora mi piace
la freschezza del bosco;
la letizia del giorno
solo ora mi ride,
ora che il lercio mi lascia,
e non lo vedrò più!
(cade in silenziosa riflessione)
Wie sah mein Vater wohl aus? –
Ha! – gewiß wie ich selbst:
denn wär’ wo von Mime ein Sohn,
müßt’ er nicht ganz
Mime gleichen?
Grade so garstig,
griesig und grau,
klein und krumm,
höckrig und hinkend,
mit hängenden Ohren,
triefigen Augen – –
fort mit dem Alp!
Ich mag ihn nicht mehr seh’n.
Com’era l’aspetto di mio padre? –
Ah! – certo come il mio:
se mai ci fosse un figlio di Mime,
non dovrebbe in tutto
esser simile a Mime?
Come lui tanto goffo,
grugnone e grigio,
piegato e piccolo,
e storto e storpio,
con le orecchie appese,
con la cispa agli occhi – –
via quello gnomo!
Non lo voglio più vedere!
(Si distende all’indietro e guarda in mezzo alla cima dell’albero. Profonda quiete. Vita della foresta)
Aber – wie sah
meine Mutter wohl aus?
Das – kann ich
nun gar nicht mir denken! –
Der Rehhindin gleich
glänzten gewiß
ihr hell schimmernde Augen,
nur noch viel schöner! –
Da bang sie mich geboren,
warum aber starb sie da?
Sterben die Menschenmütter
an ihren Söhnen
alle dahin?
Traurig wäre das, traun! –
Ach, möchte’ ich Sohn
meine Mutter sehen! –
Meine – Mutter! –
ein Menschenweib! –
Ma – com’era
l’aspetto di mia madre?
Questo – non posso
immaginarlo affatto! –
Come alla cerbiatta,
brillavano a lei certo
gli occhi chiari e lucenti,
solo molto più belli! –
Dopo che in ansia mi partorì,
perché è morta in quell’attimo?
Muoiono tutte
le madri umane
per i loro figli?
Cosa triste sarebbe, davvero! –
Ahimè, potessi io suo figlio
vedere mia madre! –
Mia – madre! –
una donna umana! –
(Sospira piano e si distende all’indietro ancora di più. Lungo silenzio. – Il canto di un uccello attira alla fine la sua attenzione. Egli porge ascolto a un bell’uccellino sopra di lui)
Du holdes Vöglein!
Dich hört’ ich noch nie:
bist du imWald hier daheim? –
Verstünd’ ich sein süßes Stammeln!
Gewiß sagt’ es mir was, –
vielleicht – von der lieben Mutter? –
Ein zankender Zwerg
hat mir erzählt,
der Vöglein Stammeln
gut zu verstehn,
dazu könnte man kommen:
wie das wohl möglich wär’?
Gentile uccellino!
Non ti ho ascoltato mai prima:
hai qui casa nel bosco? –
Se intendessi il dolce balbettìo!
Di certo mi direbbe qualcosa, –
forse – della cara mia madre? –
Un nano chiacchierone
mi ha narrato
che l’uomo può arrivare
a intendere
il cinguettìo degli uccelli:
e come è possibile?
(Riflette. L’occhio gli cade su un canneto non lontano dal tiglio)
Hei! Ich versuch’s;
sing’ ihm nach:
auf dem Rohr tön’ ich ihm ähnlich!
Entrat’ ich der Worte,
achte der Weise,
sing’ ich so seine Sprache,
versteh’ ich wohl auch, was es spricht.
Ehi, ci provo;
imito il canto:
intono i suoi suoni sulla canna!
Se rinuncio alle parole,
imitandone l’aria,
io canto la sua lingua,
e anche comprendo quel che dice.
(Con la spada ha tagliato una canna e se ne è fatto rapidamente uno zufolo)
Es schweigt und lauscht: –
so schwatz’ ich denn los!
Tace ed ascolta: –
perciò chiacchiero io quanto mi pare.
(Tenta di ripetere sullo zufolo l’aria dell’uccellino; non gli riesce; si interrompe, riprende il taglio e lo migliora. Soffia di nuovo; indispettito scuote il capo e torna a correggere. Tenta un’altra volta. Si arrabbia, preme la canna con la mano e fa ancora un tentativo; alla fine ridendo smette del tutto)
Das tönt nicht recht;
auf dem Rohre taugt
die wonnige Weise mir nicht. –
Vöglein,mich dünkt,
ich bleibe dumm:
von dir lernt sich’s nicht leicht!
Non è intonato;
sullo zufolo non mi si adatta
la melodia graziosa. –
Credo, uccellino,
di restare un ottuso:
imparare da te non è facile!
(Ascolta ancora l’uccellino e alza lo sguardo)
Nun schäm’ ich mich gar
vor dem schelmischen Lauscher:
er lugt und kann nichts erlauschen. –
Heida! So höre
nun auf mein Horn.
Ora provo una gran vergogna
davanti al birichino che m’ascolta:
mi spia e non ne trae un bel niente. –
Ehilà! Senti allora
qualcosa sul mio corno!
(Agita per aria lo zufolo e lo getta via lontano)
Auf dem dummen Rohre
gerät mir nichts. –
Einer Waldweise,
wie ich sie kann,
der lustigen sollst du nun lauschen.
Nach lieben Gesellen
lockt’ ich mit ihr:
nichts Beß’res kam noch
als Wolf und Bär.
Nun laß mich sehn,
wen jetzt sie mir lockt:
ob das mir ein lieber Gesell?
Su questa sciocca canna
non mi riesce nulla. –
Una canzone dei boschi,
come io la so fare,
quella allegra ora sta’ ad ascoltare.
Buoni compagni
con essa attiravo:
niente ancora ne venne di meglio
che lupi ed orsi.
Dunque lascia ch’io veda,
chi ora essa a me attira:
che non sia un buon compagno?
(Sul suo piccolo corno d’argento suona una melodia allegra.
Nello sfondo c’è movimento. Fafner, in forma di un drago simile a un mostruoso ramarro, nella caverna si è sollevato dal suo giaciglio; si fa strada in mezzo ai cespugli e avanza sinuoso fuori dal profondo verso il rialzo del terreno, così che con la parte anteriore del corpo è già arrivato. Ora emette il rumore di un potente e sonoro sbadiglio)
Siegfried
(si gira, si accorge di Fafner, lo osserva meravigliato e ride)
Haha! Da hätte mein Lied
mir was Liebes erblasen!
Du wärst mir ein saub’rer Gesell!
Haha! Doveva la canzone
attirarmi qualcuno gradito!
Tu puoi essere un compagno più grazioso!
Fafner
(alla vista di Siegfried si è fermato sull’altura)
Was ist da? Che c’è là?
Siegfried
Ei, bist du ein Tier,
das zum Sprechen taugt,
wohl ließ’ sich von dir ’was lernen?
Hier kennt einer
das Fürchten nicht:
kann er’s von dir erfahren?
Ehi, se sei una bestia
che sa parlare,
da te si può imparare qualcosa?
Qui una persona
non conosce la paura:
può apprenderla da te?
Fafner
Hast du Übermut? È insolenza la tua?
Siegfried
Mut oder Übermut –
was weiß ich!
Doch dir fahr’ ich zu Leibe,
lehrst du das Fürchten mich nicht!
Fermezza o insolenza –
che ne so!
Ma tu te la vedrai con me,
se non sai insegnarmi la paura!
Fafner
(scoppia in una sonora risata)
Trinken wollt’ ich:
nun treff’ ich auch Fraß!
Volevo bere:
ora trovo anche il pasto!
(apre le fauci e mostra i denti)
Siegfried
Eine zierliche Fresse
zeigst du mir da:
lachende Zähne
im Leckermaul!
Gut wär’ es, den Schlund dir zu schließen;
dein Rachen reckt sich zu weit!
Un grugno grazioso
mi stai mostrando:
lucide zanne
di un ghiottone!
Sarebbe bene chiuderti la canna;
le fauci si allargano troppo!
Fafner
Zu tauben Reden
taugt er schlecht:
dich zu verschlingen,
frommt der Schlund.
Per vuoti discorsi
serve a poco:
ma ad inghiottirti
è pronta la canna.
(minaccia con la coda)
Siegfried
Hoho! Du grausam
grimmiger Kerl!
Von dir verdaut sein,
dünkt mich übel:
rätlich und fromm doch scheint’s,
du verrecktest hier ohne Frist.
Hoho! Che tipo
truce e feroce!
Essere digerito
da te credo sia brutto:
saggio mi sembra e giusto
che tu crepi qui senza aspettare.
Fafner
(con un muggito)
Pruh! Komm,
prahlendes Kind!
Bah! Vieni,
ragazzino sbruffone!
Siegfried
(afferra la spada)
Hab’ acht, Brüller!
Der Prahler naht!
Attento, con tutti i tuoi urli!
Lo sbruffone è vicino!
(Si mette davanti a Fafner: questi lo fronteggia ergendosi ancora di più sull’altura e schizza dalle narici contro di lui. Siegfried si lancia di lato. Fafner agita la coda in avanti per afferrare Siegfried, che la scansa, saltando con un balzo sulla schiena del drago; allorché la coda velocemente si piega dalla sua parte e già quasi lo coglie, Siegfried la ferisce con la spada. Fafner in fretta tira indietro la coda, muggisce e solleva la parte superiore del corpo per gettarsi su Siegfried con tutto il furore che ha dentro; e così porge scoperto il petto; rapido Siegfried scruta il posto del cuore e ci spinge dentro la sua spada fino all’impugnatura. Fafner per il dolore si solleva anche più in alto e appena Siegfried ha lasciato andare la spada ed è saltato da un lato, con tutto il corpo si abbatte sulla ferita)
Siegfried
Da lieg’, neidischer Kerl!
Notung trägst du im Herzen.
Lì ferma, bestia invidiosa!
Hai Notung in mezzo al cuore.
Fafner
(con voce più debole)
Wer bist du, kühner Knabe,
der das Herz mir traf?
Wer reizte des Kindes Mut
zu der mordlichen Tat?
Dein Hirn brütete nicht,
was du vollbracht.
Ragazzo audace, chi sei
tu che hai colpito il mio cuore?
Chi ha spinto il giovanile ardore
all’atto assassino?
Non fu la tua mente a pensare
ciò che hai compiuto.
Siegfried
Viel weiß ich noch nicht,
noch nicht auch, wer ich bin.
Mit dir mordlich zu ringen,
reiztest du selbst meinen Mut.
Molto ancora non so,
non so neanche chi sono.
Per lottare con te fino a morte,
tu stesso hai spinto il mio ardore.
Fafner
Du helläugiger Knabe,
unkund deiner selbst:
wen du gemordet
meld’ ich dir.
Die einst der Welt gewaltet,
Der Riesen ragend Geschlecht,
Fasolt und Fafner,
die Brüder fielen nun beide.
Um verfluchtes Gold,
von Göttern vergabt,
traf ich Fasolt zu Tod.
Der nun als Wurm
den Hort bewachte,
Fafner, den letzten Riesen,
fällte ein rosiger Held. –
Blicke nun hell,
blühender Knabe:
der dich Blinden reizte zur Tat,
berät jetzt des Blühenden Tod!
Ragazzo dai limpidi occhi,
che ignori te stesso:
chi hai ucciso
a te rendo noto.
Chi un tempo ha dominato il mondo,
razza eccelsa dei giganti,
Fasolt e Fafner,
fratelli caddero entrambi.
Per l’oro maledetto,
ceduto dagli dèi,
colpii Fasolt a morte.
Quel drago che ora
custodiva il tesoro,
Fafner, l’ultimo gigante,
è stato abbattuto da un fiorente eroe. –
Apri i tuoi occhi,
vigoroso ragazzo:
chi te cieco ha spinto ad agire,
al tuo vigore trama adesso la morte!
(spirando)
Merk’, wie’s endet: –
acht’ auf mich!
Pensa quale sarà la fine: –
credi a me!
Siegfried
Woher ich stamme,
rate mir noch;
weise ja scheinst du
Wilder im Sterben;
rat’ es nach meinem Namen:
Siegfried bin ich genannt.
Da chi sono nato,
anche dimmi;
tu selvaggio mi sembri
sapiente morendo;
scoprilo dal mio nome:
Siegfried son detto.
Fafner
Siegfried...! Siegfried...!
(sospira, si solleva e muore)
Siegfried
Zur Kunde taugt kein Toter.
So leite mich denn
mein lebendes Schwert!
Nulla si apprende da un morto.
Mi guidi dunque
la viva mia spada!
(Morendo Fafner si è girato su un fianco. Ora Siegfried gli tira via la spada dal petto: nel far questo la sua mano si bagna di sangue; ed egli la scuote con impeto)
Wie Feuer brennt das Blut! Il sangue scotta come fuoco!
(Involontariamente porta alla bocca le dita per succhiarne via il sangue. Mentre pensieroso fissa lo sguardo davanti a sé, la sua attenzione è attirata via via maggiormente dal canto dell’uccellino nel bosco. Egli ascolta trattenendo il respiro – )
Ist mir doch fast,
als sprächen die Vöglein zu mir!
Deutlich dünken mich’s Worte!br> Nützte mir das
des Blutes Genuß? –
Das seltne Vöglein hier, –
horch, was singt es nur?
Quasi mi sembra
che gli uccellini mi stiano parlando!
Con parole chiare, direi!
Forse mi aiuta
aver gustato il sangue? –
Questo raro uccellino, –
ascolta, che sta cantando?
Voce di un uccello nel bosco
(nel tiglio)
Hei! Siegfried gehört
nun der Niblungen Hort:
O, fänd’ in der Höhle
den Hort er jetzt!
Wollt’ er den Tarnhelm gewinnen,
der taugt’ ihm zu wonniger Tat:
doch wollt’ er den Ring sich erraten,
der macht’ ihn zum Walter der Welt!
Evviva! A Siegfried spetta
dei Nibelunghi il tesoro:
oh, se nella caverna
ora egli lo trovasse!
E se il magico elmo si conquista,
gli è di aiuto ad azioni gloriose:
ma se volesse ritrovare l’anello,
con esso sarebbe il sovrano del mondo!
Siegfried
Dank, liebes Vöglein,
für deinen Rat:
gern folg’ ich dem Ruf!
Grazie, caro uccellino,
del tuo consiglio:
con gioia seguo l’invito!
(Si volge verso il fondo e scende giù nella caverna, dove subito scompare completamente)
Scena terza
(Compare Mime che avanza con cautela, guardandosi attorno timido per persuadersi della morte di Fafner. – Nello stesso momento dall’altro lato viene fuori Alberich dal crepaccio e fissa Mime. Come questi si accorge che Siegfried non c’è e si volge indietro con prudenza verso la caverna, Alberich balza su di lui e gli taglia la strada)
Alberich
Wohin schleichst du
eilig und schlau,
schlimmer Gesell?
Dove ti infili
lesto e scaltro,
perfido amico?
Mime
Verfluchter Bruder,
dich braucht’ ich hier!
Was bringt dich her?
Maledetto fratello,
proprio qui mi mancavi!
Che ci vieni a fare?
Alberich
Geizt es dich, Schelm,
nach meinem Gold?
Verlangst du mein Gut?
A te, ladro,
fa gola il mio oro?
Vuoi prenderti i miei beni?
Mime
Fort von der Stelle!
Die Stätte ist mein:
was stöberst du hier?
Vattene da qui!
Il posto è mio:
tu qui che vai frugando?
Alberich
Stör’ ich dich wohl
im stillen Geschäft,
wenn du hier stiehlst?
Ti disturbo forse
nei tuoi loschi affari,
se sei qui per rubare?
Mime
Was ich erschwang
mit schwerer Müh’,
soll mir nicht schwinden.
Quel che ho raggiunto
con aspra pena,
non deve sparirmi.
Alberich
Hast du dem Rhein
das Gold zum Ringe geraubt?
Erzeugtest du gar
den zähen Zauber im Reif?
Al Reno hai rubato
l’oro per farne un anello?
Sei tu che hai creato nel cerchio
l’incanto tenace?
Mime
Wer schuf den Tarnhelm,
der die Gestalten tauscht?
Der sein’ bedurfte,
erdachtest du ihn wohl?
Chi ha fatto il magico elmo
che cambia le forme?
Tu ne avevi bisogno,
forse tu l’hai inventato?
Alberich
Was hättest du Stümper
je wohl zu stampfen verstanden?
Der Zauberring
zwang mir den Zwerg erst zur Kunst.
Tu, incapace, che avresti
mai saputo formare?
La magia dell’anello
solo ha costretto lo gnomo al lavoro.
Mime
Wo hast du den Ring?
Dir Zagem entrissen ihn Riesen!
Was du verlorst,
meine List erlangt’ es für mich.
L’anello dove lo tieni?
Te l’hanno tolto, codardo, i giganti!
Ciò che tu hai perduto,
l’ottenne per me la mia astuzia.
Alberich
Mit des Knaben Tat
will der Knicker nun knausern?
Dir gehört sie gar nicht,
der Helle ist selbst ihr Herr!
Le gesta del ragazzo
vuole il taccagno tenerle per sé?
Non appartengono a te,
ne è signore quel luminoso!
Mime
Ich zog ihn auf;
für die Zucht zahlt er mir nun:
für Müh’ und Last
erlauert’ ich lang meinen Lohn!
Io l’ho cresciuto;
ora il compenso mi paga:
di pesi e di pene
il compenso ho atteso per anni!
Alberich
Für des Knaben Zucht
will der knickrige schäbige Knecht
keck und kühn
wohl gar König nun sein?
Dem räudigsten Hund
wäre der Ring geratner als dir:
nimmer erringst
du Rüpel den Herrscherreif!
Se ha cresciuto il ragazzo,
il sordido servo insolente
vorrà ardito e arrogante
ora essere il re?
Al più rognoso dei cani
più che a te converrebbe l’anello:
rozzo come sei, non puoi
afferrare l’anello regale!
Mime
(si gratta la testa)
Behalt’ ihn denn,
und hüt’ ihn wohl,
den hellen Reif!
Sei du Herr:
doch mich heiße auch Bruder!
Um meines Tarnhelms
lustigen Tand
tausch’ ich ihn dir:
uns beiden taugt’s,
teilen die Beute wir so.
Tienilo allora
e conservalo bene,
il cerchietto lucente!
Comanda tu:
ma chiamami anche fratello!
Col giocondo ornamento
del magico elmo
ti faccio lo scambio:
la cosa conviene ad entrambi,
se spartiamo la preda così.
(si frega fiducioso le mani)
Alberich
(ridendo beffardo)
Teilen mit dir?
Und den Tarnhelm gar?
Wie schlau du bist!
Sicher schlief’ ich
niemals vor deinen Schlingen!
Spartirla con te?
E proprio il magico elmo?
Il furbo che sei!
Non dormirei mai sicuro
accanto ai tuoi inganni!
Mime
(fuori di sé)
Selbst nicht tauschen?
Auch nicht teilen?
Leer soll ich gehn?
Ganz ohne Lohn?
Neanche scambiare?
Neanche spartire?
Vado a mani vuote?
Senza neanche un compenso?
(strillando)
Gar nichts willst du mir lassen? Proprio niente mi lasci?
Alberich
Nichts von allem!
Nicht einen Nagel
sollst du dir nehmen!
No, proprio niente!
Neanche un chiodo
tu ti puoi prendere!
Mime
(al colmo del furore)
Weder Ring noch Tarnhelm
soll dir denn taugen!
Nicht teil’ ich nun mehr!
Gegen dich doch ruf’
ich Siegfried zu Rat
und des Recken Schwert:
der rasche Held,
der richte, Brüderchen, dich!
Né anello né elmo
potranno servirti!
Con te non spartisco più nulla!
Ma a tuo danno io chiamo in aiuto
Siegfried l’eroe
e la sua spada:
l’eroe irruente
ti dia lui la sentenza, fratello!
(Siegfried appare sullo sfondo)
Alberich
Kehre dich um: –
aus der Höhle kommt er daher.
Voltati: –
dalla grotta eccolo che viene.
Mime
(guardandosi attorno)
Kindischen Tand
erkor er gewiß.
Un gioco infantile
certo si è scelto.
Alberich
Den Tarnhelm hält er! Ha l’elmo magico!
Mime
Doch auch den Ring! E anche l’anello!
Alberich
Verflucht! – Den Ring! Maledetto! – L’anello!
Mime
(ride maligno)
Laß ihn den Ring dir doch geben!
Ich will ihn mir schon gewinnen.
Cerca di fartelo dare!
Io invece me lo guadagno.
(Con le ultime parole scivola via furtivo nella foresta)
Alberich
Und doch seinem Herrn
soll er allein noch gehören!
Eppure solo al vero padrone
può appartenere l’anello!
(Alberich scompare nel crepaccio)
(Nel frattempo Siegfried, con l’elmo magico e con l’anello, è uscito lento e assorto dalla caverna: osserva pensieroso la sua preda e di nuovo si ferma sull’altura nel mezzo della scena, presso l’albero. – Grande quiete)
Siegfried
Was ihr mir nützt,
weiß ich nicht;
doch nahm ich euch
aus des Horts gehäuftem Gold,
weil guter Rat mir es riet.
So taug’ eure Zier
als des Tages Zeuge:
mich mahne der Tand,
daß ich kämpfend Fafner erlegt,
doch das Fürchten noch nicht gelernt!
A che mi servite
io non so;
ma vi ho preso
dal prezioso cumulo d’oro,
perché ho avuto un consiglio.
Serva il vostro splendore
da testimone di questo giorno:
Mi sia ricordo il gingillo
che io lottando Fafner ho atterrato,
ma la paura non l’ho appresa!
(Appende l’elmo al cinturone e si infila al dito l’anello. – Calma e silenzio. Cresce la vita nella foresta. – Involontariamente torna a osservare l’uccellino e lo ascolta trattenendo il respiro)
Voce dell’uccello nel bosco
(nel tiglio)
Hei! Siegfried gehört
nun der Helm und der Ring!
O, traute er Mime,
dem Treulosen, nicht!
Hörte Siegfried nur scharf
auf des Schelmen Heuchlergered’:
wie sein Herz es meint,
kann er Mime verstehn:
so nützt’ ihm des Blutes Genuß.
Evviva! Spettano a Siegfried
ora l’elmo e l’anello!
Oh, mai non si fidi
di Mime, il bugiardo!
Se Siegfried ostile ascoltasse
le false parole dell’impostore:
può egli intendere Mime
e quale proposito ha in cuore:
gli ha giovato il sapore del sangue.
(L’espressione e i gesti di Siegfried dicono che egli ha ben compreso tutto. Vede che Mime si avvicina e senza muoversi, appoggiato alla sua spada, attento e chiuso in sé, resta nella sua posizione sull’altura, fino alla conclusione della scena che segue)
Mime
(viene avanti furtivo e osserva Siegfried dal proscenio)
Er sinnt und erwägt
der Beute Wert: –
weilte wohl hier
ein weiser Wand’rer,
schweifte umher,
beschwatzte das Kind
mit list’ger Runen Rat?
Zwiefach schlau
sei nun der Zwerg;
die listigste Schlinge
leg’ ich jetzt aus,
daß ich mit traulichem
Truggerede
betöre das trotzige Kind!
Riflette e calcola
il valore della preda: –
si sarà forse fermato
qui in giro vagando
un saggio viandante,
avrà raggirato il ragazzo
con consigli di scaltre rune?
Due volte furbo
ora sia il nano;
il laccio più astuto
ora preparo,
sì che con false
frasi cordiali
io confonda il ragazzo arrogante!
(Si fa avanti avvicinandosi a Siegfried e gli dà il benvenuto con gesti di adulazione)
Willkommen, Siegfried!
Sag’, du Kühner,
hast du das Fürchten gelernt?
Siegfried, benvenuto!
Dimmi, tu audace,
hai appreso che è la paura?
Siegfried
Den Lehrer fand ich noch nicht. Il maestro non l’ho ancora trovato.
Mime
Doch den Schlangenwurm,
du hast ihn erschlagen?
Das war doch ein schlimmer Gesell?
Però il mostruoso serpente,
tu l’hai ammazzato?
Era o no un perfido tipo?
Siegfried
So grimm und tückisch er war,
sein Tod grämt mich doch schier,
da viel üblere Schächer
unerschlagen noch leben!
Der mich ihn morden hieß,
den hass’ ich mehr als den Wurm!
Sebbene nocivo e perfido fosse,
la sua morte quasi mi affligge,
perché malfattori peggiori
incolumi vivono ancora!
Chi mi ha esortato ad ucciderlo,
mi è odioso più del serpente!
Mime
(in tono molto amichevole)
Nur sachte! Nicht lange
siehst du mich mehr:
zum ew’gen Schlaf
Be’ adagio! Non a lungo
ormai devi vedermi:
al sonno eterno
(dolcemente)
schließ’ ich dir die Augen bald!
Wozu ich dich brauchte,
ti chiudo gli occhi fra poco!
Lo scopo cui mi servivi
(come per elogiarlo)
hast du vollbracht;
jetzt will ich nur noch
die Beute dir abgewinnen: –
mich dünkt, das soll mir gelingen;
zu betören bist du ja leicht!
tu l’hai compiuto;
ora io voglio soltanto
strapparti la preda: –
io credo che mi riesca;
confonderti è cosa facile!
Siegfried
So sinnst du auf meinen Schaden? Dunque pensi di farmi del male?
Mime
(meravigliato)
Wie, sagt’ ich denn das? Che, ho detto questo?
(continuando con tenerezza)
Siegfried, hör’ doch,mein Söhnchen!
Dich und deine Art
haßt’ ich immer von Herzen;
Siegfried, ascolta, figliolo!
Te e la tua specie
odio da sempre col cuore;
(con tenerezza)
aus Liebe erzog ich
dich Lästigen nicht:
dem Horte in Fafners Hut,
dem Golde galt meine Müh’.
mi eri inviso
e non ti allevai per amore:
il tesoro nella tana di Fafner,
l’oro valeva la mia fatica.
(Come se gli promettesse cose belle)
Gibst du mir das
gutwillig nun nicht,
Se volentieri
non me li dai,
(come se fosse pronto lui a dargli la vita)
Siegfried, mein Sohn,
das siehst du wohl selbst,
Siegfried, figlio,
lo vedi tu stesso,
(per burla amichevole)
dein Leben mußt du mir lassen! la vita tu devi darmi!
Siegfried
Daß du mich hassest,
hör’ ich gern:
doch auchmein Lebenmuß ich dir lassen?
Ascolto con piacere
che tu mi odi:
ma anche la vita devo darti?
Mime
(con stizza)
Das sagt’ ich doch nicht?
Du verstehst mich ja falsch!
Ma non l’ho detto!
Mi capisci a rovescio!
(Nel modo più evidente si impegna nella sua finzione, cerca di estrarre la sua fiaschetta)
Sieh’, du bist müde
von harter Müh’;
brünstig wohl brennt dir der Leib:
dich zu erquicken
mit queckem Trank
säumt’ ich Sorgender nicht.
Als dein Schwert du dir branntest,
braut’ ich den Sud:
trinkst du nun den,
gewinn’ ich dein trautes Schwert,
und mit ihm Helm und Hort.
Guarda, sei stanco
per il duro sforzo;
di febbre ti arde certo tutto il corpo:
per rianimarti
con ristoro pronto
io premuroso ho provveduto.
Quando fondevi la tua spada,
io preparavo l’infuso:
se tu ora lo bevi,
io mi prendo la tua fedele spada,
e con essa l’elmo ed il tesoro.
(Ci sghignazza su)
Siegfried
So willst du mein Schwert
und was ich erschwungen,
Ring und Beute, mir rauben?
Dunque vuoi la mia spada
e ogni frutto dei miei sforzi
rubarmi, anello e prede?
Mime
(con veemenza)
Was du doch falsch mich verstehst!
Stamml’ ich, fasl’ ich wohl gar?
Die größte Mühe
geb’ ich mir doch,
mein heimliches Sinnen
heuchelnd zu bergen,
und du dummer Bube
deutest alles doch falsch!
Öffne die Ohren,
und vernimm genau:
höre, was Mime meint! –
Ma quanto a rovescio mi capisci!
Balbetto forse o farfuglio?
La più dura fatica
io mi do,
per celare simulando
i segreti pensieri,
e il ragazzino sciocco
intende male tutto!
Apri gli orecchi,
e comprendimi bene:
ascolta quel che Mime vuole! –
(nuovamente cordiale, con evidente fatica)
Hier nimm und trinke die Labung!
Mein Trank labte dich oft:
tat’st du wohl unwirsch,
stelltest dich arg:
was ich dir bot –
erbost auch – nahmst du’s doch immer.
Qui, prendi e bevi il rinfresco!
La bevanda t’ha ricreato spesso:
se anche eri sgarbato,
e facevi il ribelle,
quello che ti porgevo -
anche incattivito - lo prendevi sempre.
Siegfried
(senza scomporsi affatto)
Einen guten Trank
hätt’ ich gern:
wie hast du diesen gebraut?
Una buona bevanda
prenderei volentieri:
come l’hai cotta?
Mime
(scherzando allegramente, come se gli descrivesse uno stato di ebbrezza gradevole che il succo dovrebbe procurargli)
Hei! So trink nur,
trau’ meiner Kunst!
In Nacht und Nebel
sinken die Sinne dir bald;
ohne Wach’ und Wissen
stracks streckst du die Glieder.
Liegst du nun da,
leicht könnt’ ich
die Beute nehmen und bergen:
doch erwachtest du je,
nirgends wär’ ich
sicher vor dir,
hätt’ ich selbst auch den Ring.
Drum mit dem Schwert,
das so scharf du schufst,
Evviva! Su, bevi,
fìdati della mia scienza!
In notte e nebbie
scendono presto i tuoi sensi;
senza risveglio, incosciente
subito stendi le membra.
Quando tu giaci,
agile potrei
prender la preda e salvarla:
ma se mai ti svegliassi,
mai io sarei
al sicuro da te,
avessi anche l’anello.
Perciò con la spada,
che tu acuta hai creato,
(con un gesto di sfrenata allegria)
hau’ ich dem Kind
den Kopf erst ab:
dann hab’ ich mir Ruh’ und auch den Ring!
al ragazzo anzitutto
stacco la testa:
poi in pace mi tengo l’anello!
(sghignazza ancora)
Siegfried
Im Schlafe willst du mich morden? Vuoi ammazzarmi nel sonno?
Mime
(con stizza furiosa)
Was möcht’ ich? Sagt’ ich denn das? – Che voglio io? Ho detto questo? –
(Si sforza di assumere un tono il più dolce possibile)
Ich will dem Kind Al ragazzo io voglio
(con attentissima chiarezza)
nur den Kopf abhau’n! solo staccare la testa!
(Con l’espressione di un’affettuosa sollecitudine per la salute di Siegfried)
Denn haßte ich dich
auch nicht so sehr,
und hätt’ ich des Schimpfs
und der schändlichen Mühe
auch nicht so viel zu rächen:
Se infatti tanto
io non ti odiassi,
e tanto non avessi
da vendicarmi delle offese
e delle vergognose fatiche:
(dolcemente)
aus demWege dich zu räumen,
darf ich doch nicht rasten:
a toglierti di mezzo,
anche così non devo tardare:
(ancora scherzando)
wie käm’ ich sonst anders zur Beute,
da Alberich auch nach ihr lugt? –
come altrimenti arriverei alla preda,
che anche Alberich ricerca? –
(Versa il succo nel corno per bere e lo porta a Siegfried con gesto insistente)
Nun, mein Wälsung!
Wolfssohn du!
Sauf’, und würg’ dich zu Tod:
nie tust du mehr ’nen Schluck!
Ora, Wälsìde!
Figlio del lupo!
Manda giù e strozzati a morirne:
è il tuo ultimo sorso!
(sghignazza)
(Siegfried leva in alto la spada. Come in un accesso di violento disgusto, mena un furibondo colpo su Mime, che subito cade a terra morto. Si ode dal crepaccio la beffarda risata di Alberich.)
Siegfried
Schmeck’ du mein Schwert,
ekliger Schwätzer!
Assaggia la mia spada,
disgustoso ciarlone!
(Mentre osserva il corpo disteso a terra, tranquillamente aggancia di nuovo la spada)
Neides-Zoll
zahlt Notung:
dazu durft’ ich ihn schmieden.
Notung paga
il tributo dell’odio:
per questo ho potuto forgiarla.
(Si carica addosso il cadavere di Mime, lo porta fino alla grotta e ce lo butta dentro)
In der Höhle hier
lieg’ auf dem Hort!
Mit zäher List
erzieltest du ihn:
jetzt magst du des wonnigen walten!
Einen guten Wächter
geb’ ich dir auch,
daß er vor Dieben dich deckt.
Qui nella grotta
riposa sul tesoro!
Con ostinata astuzia
l’hai ottenuto:
e ora sei padrone del tuo amato!
Un buon sorvegliante
anche ti dono,
che dai ladri ti difenda.
(Con grande sforzo rotola il cadavere del drago davanti all’entrata della grotta, in modo da ostruirla completamente)
Da lieg’ auch du,
dunkler Wurm!
Den gleißenden Hort
hüte zugleich
mit dem beuterührigen Feind:
so fandet beide ihr nun Ruh’!
Riposa qui anche tu,
nero serpente!
Il fulgente tesoro
sorveglia insieme
al tuo nemico avido di preda:
così trovate tutti e due la pace!
(Per breve tempo guarda pensieroso giù nella grotta e quindi si volge lentamente, come per stanchezza, verso il proscenio. Si passa la mano sulla fronte)
Heiß ward mir
von der harten Last!
Brausend jagt
mein brünst’ges Blut;
die Hand brennt mir am Haupt. –
Hoch steht schon die Sonne:
aus lichtem Blau
blickt ihr Aug’
auf den Scheitel steil mir herab. –
Linde Kühlung
erkies’ ich unter der Linde!
Mi è venuto caldo
per il grave sforzo!
Corre irruente
il fervido mio sangue;
mi brucia la mano sulla fronte. –
Già alto è il sole:
dal chiaro azzurro
guarda giù il suo occhio
diritto sul mio capo. –
Mite frescura
scelgo sotto il tiglio!
(Si distende sotto il tiglio e di nuovo guarda su verso i rami)
Noch einmal, liebes Vöglein,
da wir so lang
lästig gestört, –
lauscht’ ich gerne deinem Sange:
auf dem Zweige seh’ ich
wohlig dich wiegen;
zwitschernd umschwirren
dich Brüder und Schwestern,
umschweben dich lustig und lieb!
Doch ich – bin so allein,
hab’ nicht Brüder noch Schwestern:
meine Mutter schwand,
mein Vater fiel:
nie sah sie der Sohn! –
Mein einz’ger Gesell
war ein garstiger Zwerg;
Güte zwang
Ancora una volta, mio uccellino,
poiché a lungo
ci hanno disturbati, –
ascolterei volentieri il tuo canto:
sul ramo ti vedo
cullarti beato;
ti volano intorno cantando
le sorelle e i fratelli,
grati e allegri ti cingono!
Io invece – sono così solo,
non ho né fratelli né sorelle:
mia madre scomparve,
mio padre cadde:
mai non l’ha visti il figlio! –
Mio unico compagno
era un immondo nano;
bontà non ci ha costretti
(con calore)
uns nie zu Liebe;
listige Schlingen
warf mir der Schlaue;
nun mußt’ ich ihn gar erschlagen!
mai ad amarci;
furbi tranelli
mi tramava il maligno;
così ho dovuto ammazzarlo!
(Dolorosamente commosso torna a guardare verso i rami)
Freundliches Vöglein,
dich frage ich nun:
gönntest du mir
wohl ein gut Gesell?
Willst du mir das Rechte raten?
Ich lockte so oft,
und erlost’ es mir nie:
du, mein Trauter,
träfst es wohl besser!
So recht ja rietest du schon.
Nun sing’! Ich lausche dem Gesang.
Uccellino gentile,
ora ti chiedo:
mi doneresti tu
forse un caro compagno?
Vuoi consigliarmi bene?
Io tanto ho cercato,
e non ho mai ottenuto:
tu, o gentile,
riusciresti assai meglio!
Da te ho già ottenuto ottimi consigli.
Ora canta! E io ascolto il tuo canto.
(Silenzio; poi:)
Voce dell’uccello nel bosco
Hei! Siegfried erschlug
nun den schlimmen Zwerg!
Jetzt wüßt’ ich ihm noch
das herrlichste Weib:
auf hohem Felsen sie schläft,
Feuer umbrennt ihren Saal:
durchschritt’ er die Brunst,
weckt’ er die Braut,
Brünnhilde wäre dann sein!
Evviva! Siegfried ha ucciso
il perfido nano!
Ora vorrei parlargli
di una donna mirabile:
su alta rupe ella dorme,
circondano fiamme la sua reggia:
se egli attraversa la vampa,
se egli desta la sposa,
Brünnhilde sarà allora sua!
Siegfried
(balza in piedi con slancio impetuoso)
O holder Sang!
Süßester Hauch!
Wie brennt sein Sinn
mir sehrend die Brust!
Wie zückt er heftig
zündend mein Herz!
Was jagt mir so jach
durch Herz und Sinne?
Sag’ es mir, süßer Freund!
Soave canto!
Dolce sospiro!
Fuoco è il suo senso
e mi consuma l’animo!
Come attrae e incendia
violento il mio cuore!
Che cosa assale con impeto
in me cuore e sensi?
Dimmelo, dolce amico!
(ascolta)
L’uccello nel bosco
Lustig im Leid
sing’ ich von Liebe;
wonnig aus Weh
web’ ich mein Lied:
nur Sehnende kennen den Sinn!
È lieta nel mio pianto
la melodia d’amore;
dolce nel dolore
intreccio la canzone:
solo chi desidera ne sa il senso!
Siegfried
Fort jagt’s mich
jauchzend von hinnen,
fort aus dem Wald auf den Fels!
Noch einmal sage mir,
holder Sänger:
wird’ ich das Feuer durchbrechen?
Kann ich erwecken die Braut?
Der Waldvogel
Via ora mi spinge
l’esultanza da qui,
via dal bosco alla roccia!
Un’altra volta ancora
dimmi, o cantore gentile:
il fuoco saprò attraversare?
Potrò destare la sposa?
L’uccello nel bosco
Die Braut gewinnt,
Brünnhild’ erweckt
ein Feiger nie:
nur wer das Fürchten nicht kennt!
Conquista la sposa,
Brünnhilde desta
un vile mai:
solo colui che non sa la paura!
Siegfried
(ride per l’entusiasmo)
Der dumme Knab’,
der das Fürchten nicht kennt,
mein Vöglein, der bin ja ich!
Noch heute gab ich
vergebens mir Müh’,
das Fürchten von Fafner zu lernen.
Nun brenn’ ich vor Lust,
es von Brünnhilde zu wissen:
wie find’ ich zum Felsen den Weg?
Lo stupido giovane
che non sa la paura,
uccellino, eccomi, son io!
Proprio oggi affrontavo
inutili fatiche,
per imparare da Fafner la paura.
La brama ora mi brucia
di conoscerla da Brünnhilde:
come trovo la strada alla roccia?
(L’uccellino batte le ali, vola sul capo di Siegfried e lo precede esitando)
Siegfried
(esultando)
So wird mir derWeg gewiesen:
wohin du flatterst
folg’ ich dem Flug!
Così mi si mostra il cammino:
verso dove tu voli
nella corsa ti seguo!
(Egli corre dietro all’uccellino che per un po’ come giocando con lui lo guida in differenti direzioni. Poi alla fine Siegfried lo segue, quando esso con un giro deciso vola via verso lo sfondo.
Cala il sipario)
Terzo atto
Preludio e prima scema
(Un luogo selvaggio. – Ai piedi di una montagna rocciosa, che a sinistra, verso il fondo, sale ripida. – Notte, temporale, uragano, lampi e tuoni violenti. All’ingresso di una specie di cripta nella roccia sta il Viandante, appoggiato alla sua lancia)
Viandante
Wache, Wala!
Wala! Erwach’!
Aus langem Schlaf
weck’ ich dich Schlummernde wach.
Ich rufe dich auf:
Herauf! Herauf!
Aus nebliger Gruft,
aus nächtigem Grunde herauf!
Erda! Erda!
Ewiges Weib!
Aus heimischer Tiefe
tauche zur Höh’!
Dein Wecklied sing’ ich,
daß du erwachest;
aus sinnendem Schlafe
weck’ ich dich auf.
Allwissende!
Urweltweise!
Erda! Erda!
Ewiges Weib!
Wache, erwache, du Wala!
Erwache!
Destati, Wala!
Wala! Sollevati!
Da lungo sonno
te addormentata io richiamo.
sono io che t’invoco:
sorgi! sorgi!
Da nebbie profonde,
dal notturno abisso, sorgi!
Erda! Erda!
Eterna donna!
Dall’originaria voragine
sali ed emergi!
L’incantesimo io canto che ti chiama,
perché tu ti desti;
dall’assorto tuo sonno
io ti traggo.
Onnisciente!
Prima sapienza!
Erda! Erda!
Eterna donna!
Destati, emergi, Wala!
Emergi!
(La cripta nella roccia ha cominciato a illuminarsi: nel bagliore di una luce azzurrina sorge Erda dal profondo. Essa appare come ricoperta di brina; dai capelli e dall’abito si irradia un chiarore sfavillante)
Erda
Stark ruft das Lied;
kräftig reizt der Zauber.
Ich bin erwacht
aus wissendem Schlaf:
wer scheucht den Schlummer mir?
Forte chiama il canto;
potente l’incantesimo attira.
Destata io sono
dal mio sonno sapiente:
chi disperde il mio sopore?
Viandante
Der Weckrufer bin ich,
und Weisen üb’ ich,
daß weithin wache,
was fester Schlaf verschließt.
Die Welt durchzog ich,
wanderte viel,
Kunde zu werben,
urweisen Rat zu gewinnen.
Kundiger gibt es
keine als dich;
bekannt ist dir,
was die Tiefe birgt,
was Berg und Tal,
Luft und Wasser durchwebt.
Wo Wesen sind,
wehet dein Atem;
wo Hirne sinnen,
haftet dein Sinn:
alles, sagt man,
sei dir bekannt.
Daß ich nun Kunde gewänne,
weck’ ich dich aus dem Schlaf!
Sono io che chiamo e ti desto,
e mi servo di un canto
che anche lontano risvegli
ciò che è serrato in solido sonno.
Il mondo ho percorso,
molto ho vagato,
per ottenere sapienza
e consigli di arcana saggezza.
Più di te esperta
non esiste nessuna;
è noto a te
ciò che l’abisso nasconde,
ciò che di vita pervade
monti, valli, aria, acqua.
Dove sono creature,
il tuo alito spira;
dove pensa una mente,
la regge il tuo spirito:
tutto, si dice,
a te è noto.
Perché io ottenga sapienza,
ora te desto dal sonno!
Erda
Mein Schlaf ist Träumen,
mein Träumen Sinnen,
mein Sinnen Walten des Wissens.
Doch wenn ich schlafe,
wachen Nornen:
sie weben das Seil
und spinnen fromm, was ich weiß:
was frägst du nicht die Nornen?
Il mio sonno è sogno,
pensiero il mio sogno,
e il mio pensiero guida la sapienza.
Però se io dormo,
vegliano le Norne:
tessono la fune
e filano ubbidienti ciò che io so:
perché non interroghi le Norne?
Viandante
Im Zwange der Welt
weben die Nornen:
sie können nichts wenden noch wandeln.
Doch deiner Weisheit
dankt’ ich den Rat wohl,
wie zu hemmen ein rollendes Rad?
Nel dominio del mondo
tessono le Norne:
nulla possono correggere o mutare.
Ma dalla tua saggezza
vorrei avere un consiglio,
come fermare la corsa di una ruota?
Erda
Männertaten
umdämmern mir den Mut:
mich Wissende selbst
bezwang ein Waltender einst.
Ein Wunschmädchen
gebar ich Wotan:
der Helden Wal
hieß für sich er sie küren.
Kühn ist sie
und weise auch:
was weckst du mich
und frägst um Kunde
nicht Erdas und Wotans Kind?
L’agire umano
mi confonde il pensiero:
me la Sapiente stessa
sforzò un potente una volta.
Una desiderata vergine
ho partorito a Wotan:
gli eroi morti in campo
ella doveva scegliere per lui.
È coraggiosa
ed è saggia:
perché mi svegli
e notizia non chiedi
alla figlia di Erda e di Wotan?
Viandante
Die Walküre meinst du,
Brünnhild’, die Maid?
Sie trotzte dem Stürmebezwinger,
wo er am stärksten selbst sich bezwang:
was den Lenker der Schlacht
zu tun verlangte,
doch dem er wehrte – zuwider sich selbst –:
allzu vertraut
wagte die Trotzige,
das für sich zu vollbringen,
Brünnhild’ in brennender Schlacht.
Streitvater
strafte die Maid;
in ihr Auge drückte er Schlaf;
auf dem Felsen schläft sie fest:
erwachen wird
die Weihliche nur,
um einen Mann zu minnen als Weib.
Frommten mir Fragen an sie?
La Walkiria tu intendi,
Brünnhilde la vergine?
Ella ha sfidato il re delle bufere
dove più potente egli regna:
ciò che nell’arbitro della guerra
era desiderio di fare,
ma che a sé impedì – contro se stesso –:
troppo sicura
la ribelle osò
compiere per se stessa,
Brünnhilde in lotta ardente.
Il sovrano dei conflitti
ha punito la vergine;
nell’occhio di lei ha impresso il sonno;
sulla rupe ella dorme profondo:
si desterà soltanto
la divina
per amare un uomo come donna.
Mi gioverebbe far domande a lei?
Erda
(si è immersa in meditazione e comincia a parlare non prima di un lungo silenzio)
Wirr wird mir,
seit ich erwacht:
wild und kraus
kreist die Welt!
Die Walküre,
der Wala Kind,
büßt’ in Banden des Schlafs,
als die wissende Mutter schlief?
Der den Trotz lehrte,
straft den Trotz?
Der die Tat entzündet,
zürnt um die Tat?
Der die Rechte wahrt,
der die Eide hütet,
wehret dem Recht,
herrscht durch Meineid? –
Laß mich wieder hinab:
Schlaf verschließe mein Wissen!
Confusa sono
dopo il risveglio:
in disordine e furia
turbina il mondo!
La Walkiria,
la figlia della Wala,
fu punita nei lacci del sonno
quando dormiva la sapiente madre?
Chi insegnò ribellione,
ribellione punisce?
Chi accendeva l’azione,
per l’azione ora arde?
Chi tutela i diritti,
chi vigila sui giuramenti,
guasta il diritto,
regna con lo spergiuro? –
Lascia che io discenda:
avvolga il sonno il mio sapere!
Viandante
Dich, Mutter, lass’ ich nicht ziehn,
da des Zaubers mächtig ich bin. –
Urwissend
stachest du einst
der Sorge Stachel
in Wotans wagendes Herz:
mit Furcht vor schmachvoll
feindlichem Ende
füllt’ ihn dein Wissen,
daß Bangen band seinen Mut.
Bist du der Welt
weisestes Weib,
sage mir nun:
wie besiegt die Sorge der Gott?
No,madre, non ti lascio andare,
io dell’incantesimo ho il potere. –
Tu, mente prima,
spingesti un tempo
la spina dell’ansia
nel cuore ardito di Wotan:
del timore di avversa
fine e di infamia
lo colmò la tua scienza,
sì che angoscia gli fermò l’animo.
Se tu sei la donna
più saggia del mondo,
dimmi oggi:
come il dio sconfigge l’affanno?
Erda
Du bist – nicht,
was du dich nennst!
Was kamst du, störrischer Wilder,
zu stören der Wala Schlaf?
Friedloser,
laßmich frei!
Löse des Zaubers Zwang!
Tu – non sei
chi tu dici!
Perché sei giunto, bruto ostinato,
a turbare il sonno della Wala?
Dio inquieto,
rendi a me la quiete!
Sciogli la forza dell’incanto!
Viandante
Du bist – nicht,
was du dich wähnst!
Urmütter–Weisheit
geht zu Ende:
dein Wissen verweht
vor meinem Willen.
Weißt du, was Wotan – will?
Tu – non sei
chi tu credi!
L’arcano sapere delle madri
volge alla fine:
la tua sapienza si eclissa
davanti al mio volere.
Sai tu quello che Wotan – vuole?
(Lungo silenzio)
Dir Unweisen
ruf’ ich ins Ohr,
daß sorglos ewig du nun schläfst. –
Um der Götter Ende
grämt mich die Angst nicht,
seit mein Wunsch es – will!
Was in des Zwiespalts wildem Schmerze
verzweifelnd einst ich beschloß,
froh und freudig
führe frei ich nun aus.
Weiht’ ich in wütendem Ekel
des Niblungen Neid schon die Welt,
dem herrlichsten Wälsung
weis’ ich mein Erbe nun an.
Der von mir erkoren,
doch nie mich gekannt,
ein kühnester Knabe,
bar meines Rates,
errang des Niblungen Ring.
Liebesfroh,
ledig des Neides,
erlahmt an dem Edlen
Alberichs Fluch;
denn fremd bleibt ihm die Furcht.
Die du mir gebarst,
Brünnhild’,
weckt sich hold der Held:
wachend wirkt
dein wissendes Kind
erlösende Weltentat. –
Drum schlafe nun du,
schließe deinAuge;
träumend erschau’ mein Ende!
Was jene auch wirken,
dem ewig Jungen
weicht in Wonne der Gott. –
Hinab denn, Erda!
Urmütterfurcht!
Ursorge!
Hinab! Hinab!
Zu ewigem Schlaf! –
A te ignara
nell’orecchio grido
che per sempre impassibile tu dorma. –
Della fine degli dèi
l’angoscia più non mi affligge,
da quando la desidero e – la voglio!
Ciò che nella pena cruda di un dissidio
un giorno io decisi disperato,
ilare e lieto
ormai liberamente compio.
Se in rabbioso disgusto consacrai
il mondo all’odio del Nibelungo,
il sublime Wälsìde
mio erede ora designo.
Egli da me eletto,
che mai mi ha conosciuto,
il giovane più audace,
privo del mio consiglio,
ha conquistato l’anello del Nibelungo.
Ilare nell’amore,
libero dall’odio,
in lui purissimo si arresta
la maledizione di Alberich;
perché la paura gli è ignota.
Colei che mi hai partorito,
Brünnhilde,
con dolcezza la desterà per sé l’eroe:
e desta la tua saggia
figlia compirà l’atto
che redime il mondo. –
Dunque ora dormi,
serra il tuo occhio;
e nel tuo sogno guarda la mia fine!
Qual sia la loro azione,
cede il dio con amore
all’eterna giovinezza. –
Discendi ormai, Erda!
Primo orrore materno!
Angoscia prima!
Giù, giù! Discendi!
Al tuo sonno eterno! –
(Dopo che Erda ha già chiuso gli occhi e ha cominciato a sprofondare lentamente, ora scompare del tutto; anche la caverna di nuovo si è oscurata del tutto.
Un alba lunare rischiara la scena, la bufera è cessata.)
Scena seconda
(Il Viandante si è accostato alla caverna e con la schiena vi si appoggia, il volto girato verso la scena)
Viandante
Dort seh’ ich Siegfried nahn. – Là vedo che Siegfried si avvicina. –
(Resta nella sua posizione presso la caverna)
(L’uccellino di Siegfried vola verso il proscenio. Ad un tratto si arresta nella sua direzione, svolazza inquieto qua e là e scompare rapido verso il fondo)
Siegfried
(compare e si ferma)
Mein Vöglein schwebte mir fort!
Mit flatterndem Flug
und süßem Sang
wies es mich wonnig des Wegs:
nun schwand es fern mir davon!
Am besten find’
ich mir selbst nun den Berg:
wohin mein Führer mich wies,
dahin wandr’ ich jetzt fort.
Il mio uccellino mi è volato via!
Con le ali agitate
e dolce canto
mi indicava amabile la strada:
ora se ne fugge lontano!
Come posso, da solo
troverò quel monte:
per la via che mi indicava
la mia guida, da qui mi avvio.
(Procede verso il fondo)
Viandante
(sempre fermo nella sua posizione)
Wohin, Knabe,
heißt dich dein Weg?
Dove, ragazzo,
ti spinge la tua strada?
Siegfried
(si ferma e si volta)
Da redet’s ja?
Wohl rät das mir den Weg.
Qualcuno parla?
Saprà consigliarmi la strada.
(Si avvicina al Viandante)
Einen Felsen such’ ich,
von Feuer ist der umwabert:
dort schläft ein Weib,
das ich wecken will.
Cerco una rupe,
è avvolta di fiamme guizzanti:
lì dorme una donna,
che io voglio destare.
Viandante
Wer sagt’ es dir,
den Fels zu suchen?
Wer, nach der Frau dich zu sehnen?
Chi ti disse
di cercare la rupe?
Chi di desiderare quella donna?
Siegfried
Mich wies ein singend
Waldvöglein:
das gab mir gute Kunde.
Col canto mi guidava
un uccellino del bosco:
che fu buon consigliere.
Viandante
Ein Vöglein schwatzt wohl manches;
kein Mensch doch kann’s verstehn.
Wie mochtest du Sinn
dem Sang entnehmen?
Tante ciarle, si sa, fa un uccellino;
ma nessun uomo le comprende.
Come hai potuto un senso
trarre dal canto?
Siegfried
Das wirkte das Blut
eines wilden Wurms,
der mir vor Neidhöhl’ erblaßte:
kaum netzt’ es zündend
die Zunge mir,
da verstand ich der Vöglein Gestimm’.
L’ha fatto il sangue
di un drago feroce, che spirò
per mia mano alla grotta dell’odio:
appena infuocato
mi ha bagnato la lingua,
ho compreso le voci degli uccelli.
Viandante
Erschlugst den Riesen du,
wer reizte dich,
den starken Wurm zu bestehn?
Se hai ucciso il gigante,
chi ti spinse
ad abbattere il forte drago?
Siegfried
Mich führte Mime,
ein falscher Zwerg;
das Fürchten wollt’ er mich lehren:
zum Schwertstreich aber,
der ihn erschlug,
reizte der Wurm mich selbst;
seinen Rachen riß er mir auf.
Mi guidò Mime,
un nano mentitore;
voleva insegnarmi la paura:
ma al colpo di spada
che l’ha ucciso,
mi eccitò il drago stesso;
la sua bocca spalancò contro me.
Viandante
Wer schuf das Schwert
so scharf und hart,
daß der stärkste Feind ihm fiel?
Chi ha fatto la spada
così tagliente e dura,
che uccise l’avversario più forte?
Siegfried
Das schweißt’ ich mir selbst,
da’s der Schmied nicht konnte:
schwertlos noch wär’ ich wohl sonst.
Non seppe farlo il fabbro,
me la forgiai io stesso:
se no, sarei ancora disarmato.
Viandante
Doch, wer schuf
die starken Stücken,
daraus das Schwert du dir geschweißt?
Ma, chi ha fatto
i solidi frammenti
da cui tu hai forgiato la spada?
Siegfried
Was weiß ich davon?
Ich weiß allein,
daß die Stücke mir nichts nützten,
schuf ich das Schwert mir nicht neu.
Io che ne so?
Soltanto so che i pezzi
a nulla mi sarebbero serviti,
se la spada non rifacevo nuova.
Viandante
(scoppia in una risata bonaria e allegra)
Das – mein’ ich wohl auch! Sì, questo – lo credo anch’io!
(Compiaciuto osserva Siegfried)
Siegfried
(stupito)
Was lachst du mich aus?
Alter Frager,
hör’ einmal auf:
laß mich nicht länger hier schwatzen!
Kannst du den Weg
mir weisen, so rede:
vermagst du’s nicht,
so halte dein Maul!
Perché mi deridi?
Con le domande, vecchio,
devi smetterla:
non tenermi qui con le chiacchiere!
Se sai consigliarmi
la strada, parla:
ma se non puoi,
allora chiudi il becco!
Viandante
Geduld, du Knabe!
Dünk’ ich dich alt,
so sollst du Achtung mir bieten.
Sii paziente, ragazzo!
Se ti sembro vecchio,
tu mi devi rispetto.
Siegfried
Das wär’ nicht übel!
Solang’ ich lebe,
stand mir ein Alter
stets im Wege:
den hab’ ich nun fortgefegt.
Stemmst du dort länger
steif dich mir entgegen, –
sieh dich vor, sag’ ich,
Ecco una buona idea!
Da quando sono in vita,
ho avuto sempre
tra i piedi un vecchio:
ora me ne sono sbarazzato.
Se resti lì più a lungo
ritto davanti a me, –
sta’ attento, te lo dico,
(con un gesto significativo)
daß du wie Mime nicht fährst! a non finire come Mime!
(si avanza accostandosi al Viandante)
Wie siehst du denn aus?
Was hast du gar
für ’nen großen Hut?
Warum hängt er dir so ins Gesicht?
Che aspetto hai?
Che razza di cappello
enorme porti?
Perché ti scende tanto sulla faccia?
Viandante
(sempre senza cambiare posizione)
Das ist so Wand’rers Weise,
wenn dem Wind entgegen er geht.
Così usa il Viandante,
quando egli avanza contro vento.
Siegfried
(osservandolo più da vicino)
Doch darunter fehlt dir ein Auge!
Das schlug dir einer
gewiß schon aus,
dem du zu trotzig
den Weg vertratst?
Mach’ dich jetzt fort!
Sonst könntest du leicht
das andre auch noch verlieren.
Ma là sotto a te manca un occhio!
Non te l’ha cavato
forse uno al quale
tu troppo arrogante
sbarravi il passo?
Ma levati di torno!
Altrimenti potresti
perdere anche l’altro.
Viandante
(tranquillissimo)
Ich seh’, mein Sohn,
wo du nichts weißt,
da weißt du dir leicht zu helfen.
Mit dem Auge,
das als andres mir fehlt,
erblickst du selber das eine,
das mir zum Sehen verblieb.
Vedo, figliolo,
che quando non sai niente,
lo stesso te la cavi facilmente.
Con l’occhio,
il secondo che a me manca,
guardi tu stesso quell’uno
che a me rimane per vedere.
Siegfried
(che ha ascoltato attento, scoppia ora involontariamente in una sonora risata)
Zum Lachen bist du mir lustig!
Doch hör’, nun schwatz’ ich nicht länger:
geschwind, zeig’ mir den Weg,
deines Weges ziehe dann du!
Zu nichts andrem
acht’ ich dich nütz’:
drum sprich, sonst spreng’ ich dich fort!
Sei uno allegro che mi fa ridere!
Ma senti, ho finito le chiacchiere:
svelto, mostrami la strada,
e poi continua per la tua!
A niente altro
credo che tu mi serva:
parla perciò, o via di corsa ti caccio!
Viandante
(con tenerezza)
Kenntest du mich,
kühner Sproß,
den Schimpf – spartest du mir!
Dir so vertraut,
trifft mich schmerzlich dein Dräuen.
Liebt’ ich von je
deine lichte Art,
Grauen auch zeugt’ ihr
mein zürnender Grimm.
Dem ich so hold bin,
allzu hehrer,
heut’ nicht wecke mir Neid:
er vernichtete dich und mich!
Se tu mi conoscessi,
virgulto ardito,
l’offesa – mi risparmieresti!
A te così legato,
me colpisce con pena la minaccia.
Se ho amato da sempre
la luminosa tua specie,
lutti anche le diede
il mio irato rancore.
Colui al quale sono tanto benigno,
tanto più potente,
non svegli oggi il mio odio:
te e me annienterebbe!
Siegfried
Bleibst du mir stumm,
störrischer Wicht?
Weich’ von der Stelle!
Denn dorthin, ich weiß,
führt es zur schlafenden Frau:
so wies es mein Vöglein,
das hier erst flüchtig entfloh.
Vuoi o no stare zitto,
ostinato brigante?
Lévati di torno!
Perché da qui, lo so,
conduce la via alla donna dormiente:
così mi ha informato l’uccellino,
che da poco è fuggito volando.
(Di nuovo il tempo si oscura rapidamente)
Viandante
(in uno scoppio d’ira e con attitudine di comando)
Es floh dir zu seinem Heil!
Den Herrn der Raben
erriet es hier:
weh’ ihm, holen sie’s ein! –
Den Weg, den es zeigte,
sollst du nicht ziehn!
Da te è fuggito per la sua salvezza!
Ha previsto l’arrivo
del signore dei corvi:
se è raggiunto, è perduto! –
La via che t’ha mostrato,
tu non devi seguirla!
Siegfried
(arretra stupito ma in atteggiamento arrogante)
Hoho! Du Verbieter!
Wer bist du denn,
daß du mir wehren willst?
Hoho! Tu proibisci!
Ma poi chi sei tu
che vuoi ostacolarmi?
Viandante
Fürchte des Felsens Hüter!
Verschlossen hält
meine Macht die schlafende Maid:
wer sie erweckte,
wer sie gewänne,
machtlos macht’ er mich ewig! –
Ein Feuermeer
umflutet die Frau,
glühende Lohe
umleckt den Fels:
wer die Braut begehrt,
dem brennt entgegen die Brunst.
Temi chi sorveglia la rupe!
Il mio potere
trattiene chiusa la vergine dormiente:
chi mai la sveglia,
chi la conquista,
in eterno a me toglie il potere!
Un mare di fuoco
accerchia la donna,
rovente vampa
lecca la roccia:
chi brama la sposa,
contro gli brucia l’ardore.
(Indica con la lancia la cima della rupe)
Blick’nach der Höh’!
Erlugst du das Licht?
Es wächst der Schein,
es schwillt die Glut;
sengende Wolken,
wabernde Lohe
wälzen sich brennend
und prasselnd herab.
Ein Lichtmeer
umleuchtet dein Haupt:
Guarda lassù!
Avvisti la luce?
Si estende il fulgore,
si gonfia la fiamma;
cocenti nubi,
guizzante vampa,
vorticano ardendo
e crepitando franano.
Un mare di luce
ti avvolge il capo:
(appare crescendo dall’alto della rupe e si avvicina un guizzante bagliore di fuoco)
bald frißt und zehrt dich
zündendes Feuer:
zurück denn, rasendes Kind!
ecco che brace infuocata
ti afferra e ti consuma
arretra, ragazzo rabbioso!
Siegfried
Zurück, du Prahler, mit dir!
Dort, wo die Brünste brennen,
zu Brünnhilde muß ich dahin!
Arretra tu, bravaccio!
Là, dove l’ardore brucia,
da Brünnhilde devo andare!
(Siegfried avanza, il Viandante gli si pone contro)
Viandante
(opponendo la lancia)
Fürchtest das Feuer du nicht,
so sperre mein Speer dir den Weg!
Noch hält meine Hand
der Herrschaft Haft;
das Schwert, das du schwingst,
zerschlug einst dieser Schaft:
noch einmal denn
zerspring’ es am ew’gen Speer!
Se tu non temi il fuoco,
ti sbarri la strada la mia lancia!
Ancora stringe questa mano
il segno del dominio;
la spada che tu impugni,
la spezzò un giorno questa asta:
quindi una volta ancora
si infranga contro la lancia eterna!
(tende la lancia di fronte a sé)
Siegfried
(traendo la spada)
Meines Vaters Feind!
Find’ ich dich hier?
Herrlich zur Rache
geriet mir das!
Schwing’ deinen Speer:
in Stücken spalt’ ihn mein Schwert!
Il nemico di mio padre!
Ti trovo qui?
Un’eccelsa occasione di vendetta
m’è venuta incontro!
Solleva la tua lancia:
in pezzi la infranga la mia spada!
(Con un colpo spezza in due la lancia al Viandante: ne erompe un guizzo di fulmine che s’alza verso la cima della rupe, e lì da ora in poi comincia a divampare in fiamme sempre più luminose il bagliore che finora era debole. Accompagna il colpo di spada un tuono che subito si dilegua. I pezzi della lancia rotolano ai piedi del Viandante, che calmo li raccoglie)
Viandante
(arretrando)
Zieh hin! Ich kann dich nicht halten! Va’ avanti! Non posso trattenerti!
(All’improvviso scompare in fitta oscurità)
Siegfried
Mit zerfocht’ner Waffe
wich mir der Feige?
Con l’arma sconfitta
mi sfugge il vigliacco?
(Le nubi ardenti dall’alto nello sfondo sono discese con crescente chiarore: tutta la scena si riempie come di un ondeggiante mare di fuoco)
Ha! Wonnige Glut!
Leuchtender Glanz!
Strahlend nun offen
steht mir die Straße. –
Im Feuer mich baden!
Im Feuer zu finden die Braut!
Hoho! Hahei!
Jetzt lock’ ich ein liebes Gesell!
Ah! Dolce ardore!
Splendida luce!
Radiosa ora la via
a me è aperta. –
Bagnarmi nel fuoco!
Nel fuoco trovare la sposa!
Hoho! Hahei!
Invito ora un buon compagno!
(Dà fiato al corno e suonando il suo richiamo si slancia nel fuoco. – Ora le fiamme si riversano anche sull’intero proscenio. Si ode prima vicino poi lontano il corno di Siegfried. – Le nubi ardenti continuano ad avanzare dal fondo verso il davanti, sì che Siegfried, il cui corno si ode di nuovo più vicino, sembra si volga verso il fondo, diretto alla cima)
Scena terza
(Le fiamme incominciano finalmente a impallidire; e si dissolvono quasi in un leggero velo trasparente, che ora si rischiara tutto e lascia vedere, nella fulgida luce del giorno, l’aria e il cielo nel loro azzurro più sereno.
La scena, dalla quale è del tutto scomparsa la nuvolaglia, rappresenta la vetta di una rupe – come nel terzo atto della Walkiria – : a sinistra nella roccia l’entrata di un antro naturale; a destra abeti frondosi; il fondo è del tutto libero. – Sul fondo, all’ombra di un abete dagli ampi rami, giace Brünnhilde in profondo sonno: ella è in una completa armatura risplendente con l’elmo in capo e con il lungo scudo che la ricopre. – Sullo sfondo è appena giunto Siegfried, sul margine roccioso dell’altura. Egli si guarda intorno pieno di stupore)
Siegfried
Selige Öde
auf sonniger wonniger Höh’!
Felice solitudine
su soleggiata dolce altura!
(Ora Siegfried è completamente in vista e osserva, immobile su un sasso del declivio roccioso, la scena con meraviglia. Guarda da una parte nel bosco di abeti e fa qualche passo avanti)
Was ruht dort schlummernd
im schattigen Tann? –
Ein Roß ist’s,
rastend in tiefem Schlaf!
Che c’è laggiù in riposo
dormiente tra gli abeti ombrosi?
È un cavallo,
fermo in un sonno profondo!
(Avvicinandosi lentamente si arresta stupito quando ancora da una certa distanza scorge Brünnhilde)
Was strahlt mir dort entgegen?
Welch glänzendes Stahlgeschmeid?
Blendet mir noch
die Lohe den Blick?
Che splendore mi colpisce?
Quali fregi di fulgido acciaio?
La fiamma ancora
mi abbaglia la vista?
(Si avvicina di qualche passo)
Helle Waffen! –
Heb’ ich sie auf?
Lucide armi! –
Devo raccoglierle?
(Siegfried solleva lo scudo e osserva la figura di Brünnhilde, mentre il viso di lei tuttavia è in gran parte ancora coperto dall’elmo)
Ha! In Waffen ein Mann:
wie mahnt mich wonnig sein Bild! –
Das hehre Haupt
drückt wohl der Helm?
Leichter würd’ ihm,
löst’ ich den Schmuck.
Ah! Un uomo in armi:
con che dolcezza mi parla la sua immagine! –
La nobile testa
è forse oppressa dall’elmo?
Ne avrà sollievo,
se la sciolgo del suo ornamento?
(Con prudenza apre l’elmo e lo toglie dal capo della dormiente: se ne riversano lunghi capelli ondulati. – Siegfried trasale sgomento)
Ach! – Wie schön! – Ah! – Quale bellezza! –
(Resta immerso a guardare)
Schimmernde Wolken
säumen in Wellen
den hellen Himmelssee:
leuchtender Sonne
lachendes Bild
strahlt durch das Wogengewölk!
Onde di nuvole chiare
cingono il limpido
lago del cielo:
il volto ridente
del sole radioso
sfavilla tra le nubi!
(Si china profondamente verso la dormiente)
Von schwellendem Atem
schwingt sich die Brust: –
brech’ ich die engende Brünne?
Nel largo respiro
il petto si gonfia: –
spezzo la stretta corazza?
(Tenta con grande cautela – ma invano)
Komm, mein Schwert,
schneide das Eisen!
Vieni, mia spada,
taglia tu il ferro!
(Con attenta delicatezza spezza e apre gli anelli della corazza dai due lati dell’intera armatura e alza quindi il pettorale e gli schinieri, sì che ora davanti a lui è distesa Brünnhilde in un leggero abito femminile. – Sgomento e stupito egli balza in piedi)
Das ist kein Mann! – Non è un uomo! –
(Nella massima agitazione egli fissa lo sguardo sulla dormiente)
Brennender Zauber
zückt mir ins Herz;
feurige Angst
faßt meine Augen:
mir schwankt und schwindelt der Sinn!
Incanto ardente
mi palpita nel cuore;
ansia infuocata
ferma i miei occhi:
storditi tremano i miei sensi!
(È preso dalla massima angoscia)
Wen ruf’ ich zum Heil,
daß er mir helfe? –
Mutter! Mutter!
Gedenke mein! –
Chi chiamo a soccorso,
perché mi aiuti? –
Madre! Madre!
Pensa tu a me! –
(Cade, quasi svenuto, posando la fronte sul petto di Brünnhilde. – Lungo silenzio. – Quindi si leva in piedi sospirando)
Wie weck’ ich die Maid,
daß sie ihr Auge mir öffne? –
DasAuge mir öffne?
Blende mich auch noch der Blick?
Wagt’ es mein Trotz?
Ertrüg’ ich das Licht?
Mir schwebt und schwankt
und schwirrt es umher!
Sehrendes Sehnen
zehrt meine Sinne;
am zagenden Herzen
zittert die Hand!
Wie ist mir Feigem?
Ist dies das Fürchten?
O Mutter! Mutter!
Dein mutiges Kind!
Im Schlafe liegt eine Frau: –
die hat ihn das Fürchten gelehrt! –
Wie end’ ich die Furcht?
Wie fass’ ich Mut? –
Daß ich selbst erwache,
muß die Maid ich erwecken.
Come posso destare la vergine,
sì che apra a me gli occhi? –
A me apra gli occhi?
E ancora il suo sguardo mi accechi?
Ne avrei il coraggio?
Reggerei tanta luce?
Attorno a me fluttuando
tutto s’agita e freme!
Il desiderio brucia
con la sua piaga i sensi;
il cuore intimorito
fa tremare la mano!
In me vile che accade?
È questa la paura?
O madre! Madre!
L’ardito tuo figlio!
Nel sonno riposa una donna: –
e lei gli ha insegnato la paura! –
Questa paura come troncarla?
Come ritrovo il coraggio? –
Perché mi svegli io stesso,
devo io destare la fanciulla.
(Nel momento in cui egli si riavvicina alla dormiente, alla vista di lei è preso di nuovo da sentimenti di tenerezza. E si china più ancora)
Süß erbebt mir
ihr blühender Mund.
Wie mild erzitternd
mich Zagen er reizt! –
Ach! Dieses Atems
wonnig warmes Gedüft!
Dolcemente freme
la sua bocca fiorente.
Col suo molle tremore
incoraggia me inerte! –
Ah! Dell’alito amato
il tiepido profumo!
(quasi disperato)
Erwache! Erwache!
Heiliges Weib!
Destati! Destati!
Vergine sacra!
(Fissa lo sguardo su di lei)
Sie hört mich nicht. – Lei non mi sente. –
(Lentamente, con espressione sforzato, incalzante)
So saug’ ich mir Leben
aus süßesten Lippen, –
sollt’ ich auch sterbend vergehn!
Così bevo la vita
dalle più dolci labbra, –
dovessi anche perdermi e morirne!
(Egli cade, come se morisse, sulla dormiente e preme, con gli occhi chiusi, le sue labbra sulla bocca di lei. Brünnhilde apre gli occhi. Siegfried balza in piedi e resta immobile di fronte a lei. Lentamente Brünnhilde si alza a sedere. Con gesti solenni delle sue braccia sollevate ella saluta il suo ritorno a guardare la terra e il cielo)
Brünnhilde
Heil dir, Sonne!
Heil dir, Licht!
Heil dir, leuchtender Tag!
Lang war mein Schlaf;
ich bin erwacht.
Wer ist der Held, der mich erweckt’?
Ti saluto, sole!
Ti saluto, luce!
Ti saluto, fulgente giorno!
Lungo è stato il mio sonno;
ora son desta.
Chi è l’eroe che mi ha svegliato?
Siegfried
(preso da austera emozione per lo sguardo e per la voce di lei, resta fermo come ammaliato)
Durch das Feuer drang ich,
das den Fels umbrann;
ich erbrach dir den festen Helm:
Siegfried bin ich,
der dich erweckt’.
Entro il fuoco mi spinsi
che cingeva la rupe;
l’elmo saldo ti ho infranto:
Siegfried sono,
io ti ho svegliata.
Brünnhilde
(seduta, ben diritta)
Heil euch,Götter!
Heil dir, Welt!
Heil dir, prangende Erde!
Zu End’ ist nun mein Schlaf;
erwacht, seh’ ich:
Siegfried ist es,
der mich erweckt’!
Vi saluto, o dèi!
Ti saluto, mondo!
Ti saluto, splendida terra!
Il mio sonno è finito;
destata, vedo:
Siegfried, è lui
che mi ha svegliato!
Siegfried
(esclama in un sublime rapimento)
O, Heil der Mutter,
die mich gebar!
Heil der Erde,
die mich genährt!
Daß ich das Aug’ erschaut,
das jetzt mir Seligem lacht!
Oh, saluto la madre,
che mi creò!
Saluto la terra,
che mi nutrì!
Sì che contemplo l’occhio
che a me felice ora ride!
Brünnhilde
(nella massima commozione)
O, Heil der Mutter,
die dich gebar!
Heil der Erde,
die dich genährt!
Nur dein Blick durfte mich schaun,
erwachen durft’ ich nur dir!
Oh, saluto la madre,
che ti creò!
Saluto la terra,
che ti nutrì!
Solo il tuo sguardo poteva vedermi,
per te soltanto potevo destarmi!
(Colmi di raggiante felicità entrambi restano smarriti nei reciproci sguardi)
O Siegfried! Siegfried!
Seliger Held!
Du Wecker des Lebens,
siegendes Licht!
O wüßtest du, Lust der Welt,
wie ich dich je geliebt!
Du warst mein Sinnen,
mein Sorgen du!
Dich Zarten nährt’ ich,
noch eh’ du gezeugt;
noch eh’ du geboren,
barg dich mein Schild:
so lang’ lieb’ ich dich, Siegfried!
O Siegfried! Siegfried!
Eroe beato!
Tu risvegli la vita,
mia luce trionfale!
Se tu, letizia del mondo, sapessi
come da sempre ti amo!
Eri tu i miei pensieri,
la mia ansia tu!
Te tenero nutrii,
prima che tu esistessi;
prima che tu nascessi,
ti difese il mio scudo:
da tanto io t’amo, Siegfried!
Siegfried
(sottovoce, con timidezza)
So starb nicht meine Mutter?
Schlief die Minnige nur?
Mia madre non è morta?
Dormiva la dolce soltanto?
Brünnhilde
(sorridendo gli tende amichevolmente la mano)
Du wonniges Kind,
deine Mutter kehrt dir nicht wieder.
Du selbst bin ich,
wenn du mich Selige liebst.
Was du nicht weißt,
weiß ich für dich;
doch wissend bin ich
nur – weil ich dich liebe!
O Siegfried! Siegfried!
Siegendes Licht!
Dich liebt’ ich immer,
denn mir allein
erdünkte Wotans Gedanke:
der Gedanke, den ich
nie nennen durfte;
den ich nicht dachte,
sondern nur fühlte;
für den ich focht,
kämpfte und stritt;
für den ich trotzte
dem, der ihn dachte;
für den ich büßte,
Strafe mich band,
weil ich nicht ihn dachte
und nur empfand!
Denn der Gedanke –
dürftest du’s lösen! –
mir war er nur Liebe zu dir!
Bimbo gentile,
a te più non torna tua madre.
Il tuo tu sono io,
beata se tu mi ami.
Ciò che tu non sai,
per te lo io so;
ma posso saperlo
solo – perché ti amo!
O Siegfried! Siegfried!
Mia luce trionfale!
Te ho amato sempre,
perché a me sola
fu chiaro il pensiero di Wotan:
il pensiero di cui non potevo
neanche parlare;
che non pensavo,
ma solo sentivo;
per cui ho combattuto,
lottato e conteso;
per cui ho sfidato
chi lo pensava;
per cui ho pagato,
costretta a una pena,
perché io non l’avevo pensato
e lo sentivo soltanto!
Perché quel pensiero –
potessi tu liberarlo! –
in me era solo l’amore per te!
Siegfried
Wie Wunder tönt,
was wonnig du singst;
doch dunkel dünkt mich der Sinn.
Deines Auges Leuchten
seh’ ich licht;
deines Atems Wehen
fühl’ ich warm;
deiner Stimme Singen
hör’ ich süß:
doch was du singend mir sagst,
staunend versteh’ ich’s nicht.
Nicht kann ich das Ferne
sinnig erfassen,
wenn alle Sinne
dich nur sehen und fühlen!
Mit banger Furcht
fesselst du mich:
du Einz’ge hast
ihre Angst mich gelehrt.
Den du gebunden
in mächtigen Banden,
birg meinen Mut mir nicht mehr!
Come un prodigio suona
il dolce tuo canto;
ma oscuro sento il suo senso.
Il raggio del tuo occhio
vedo splendente;
del tuo alito il soffio
tiepido sento;
della tua voce il canto
soave ascolto:
ma ciò che col canto mi dici,
stupito io non intendo.
Le cose lontane non posso
con i miei sensi afferrare,
se essi te soltanto
vedono e sentono!
Tu mi incateni
in trepidante timore:
e il suo tormento
tu sola mi hai insegnato.
Ora a me, che hai costretto
in catene potenti,
non nascondere più il mio coraggio!
(Egli resta esitante, in grande agitazione, e tiene fisso su di lei lo sguardo appassionato)
Brünnhilde
(volge con dolcezza il capo di lato e dirige lo sguardo verso l’abete)
Dort seh’ ich Grane,
mein selig Roß:
wie weidet er munte
r, der mit mir schlief!
Mit mir hat ihn Siegfried erweckt.
Là vedo Grane,
il mio sacro cavallo:
lui che con me dormiva,
pascola sereno!
Siegfried con me l’ha destato.
Siegfried
Auf wonnigem Munde
weidet mein Auge:
in brünstigem Durst
doch brennen die Lippen,
daß der Augen Weide sie labe!
Su amata bocca
pascola il mio occhio:
ma bruciano le labbra
in sete ardente
di ristorarsi al pascolo degli occhi!
Brünnhilde
(con la mano gli addita le sue armi che ella ha appena scorto)
Dort seh’ ich den Schild,
der Helden schirmte;
dort seh’ ich den Helm,
der das Haupt mir barg:
er schirmt, er birgt mich nicht mehr!
Là vedo lo scudo
che difese eroi;
là vedo l’elmo
che coprì la mia testa:
non la difende, non la copre più!
Siegfried
Eine selige Maid
versehrte mein Herz;
Wunden dem Haupte
schlug mir ein Weib:
ich kam ohne Schild und Helm!
Una sacra fanciulla
mi ha piagato il cuore;
ferite alla mia testa
ha inferto una donna:
sono arrivato senza scudo né elmo!
Brünnhilde
(con malinconia crescente)
Ich sehe der Brünne
prangenden Stahl:
ein scharfes Schwert
schnitt sie entzwei;
von dem maidlichen Leibe
löst’ es die Wehr: –
ich bin ohne Schutz und Schirm,
ohne Trutz ein trauriges Weib!
Vedo della corazza
l’acciaio fulgido:
un’affilata spada
l’ha tagliato in due;
del verginale corpo
infranse la difesa: –
sono senza aiuto e riparo,
desolata donna inerme!
Siegfried
(con passione)
Durch brennendes Feuer
fuhr ich zu dir;
nicht Brünne noch Panzer
barg meinen Leib:
nun brach die Lohe
mir in die Brust.
Es braust mein Blut
in blühender Brunst;
ein zehrendes Feuer
ist mir entzündet:
die Glut, die Brünnhilds
Felsen umbrann,
die brennt mir nun in der Brust!
O Weib, jetzt lösche den Brand!
Schweige die schäumende Glut!
Tra fiamme ardenti
sono giunto a te;
né armatura o corazza
mi nascondeva il corpo:
ora erompe la vampa
a me nel petto.
Freme il mio sangue
in fiorente ardore;
in me si è acceso un fuoco
e mi consuma:
l’incendio che cingeva
la rupe di Brünnhilde,
mi divampa ora in petto!
Donna, estingui la fiamma!
Acquieta il ribollente incendio!
(Siegfried la stringe con impeto. Ella balza in piedi, lo respinge con tutta la forza della sua angoscia e si rifugia dalla parte opposta)
Brünnhilde
Kein Gott nahte mir je!
Der Jungfrau neigten
scheu sich die Helden:
heilig schied sie aus Walhall. –
Wehe! Wehe!
Wehe der Schmach,
der schmählichen Not!
Verwundet hat mich,
der mich erweckt!
Er erbrach mir Brünne und Helm:
Brünnhilde bin ich nicht mehr!
Nessun dio mi si è accostato mai!
Alla vergine si inchinavano
timidi gli eroi:
ella pura abbandonò la Walhall. –
Ahimè! Ahimè!
Dolore dell’oltraggio,
dell’oltraggiosa angustia!
Mi ha ferita colui
che mi ha destata!
Mi ha infranto la corazza e l’elmo:
Brünnhilde non sono più!
Siegfried
Noch bist du mir
die träumende Maid:
Brünnhildes Schlaf
brach ich noch nicht.
Erwache, sei mir ein Weib!
Ma per me sei ancora
la vergine sognante:
il sonno di Brünnhilde
non l’ho rotto ancora.
Destati e sii per me una donna!
Brünnhilde
(presa da stordimento)
Mir schwirren die Sinne,
mein Wissen schweigt:
soll mir die Weisheit schwinden?
In me tremano i sensi,
il mio sapere tace:
dovrà svanire la mia saggezza?
Siegfried
Sangst du mir nicht,
dein Wissen sei
das Leuchten der Liebe zu mir?
Non mi dicevi
che il tuo sapere sta
nella luce del tuo amore per me?
Brünnhilde
(guardando fissa davanti a sé)
Trauriges Dunkel
trübt meinen Blick;
meinAuge dämmert,
das Licht verlischt:
Nacht wird’s um mich.
Aus Nebel und Grau’n
windet sich wütend
ein Angstgewirr:
Schrecken schreitet
und bäumt sich empor!
Triste oscurità
turba il mio sguardo;
l’occhio si vela,
svanisce la luce:
attorno a me si fa notte.
Da fosco spavento
si snoda furiosa
un’ansiosa vertigine:
avanza il terrore
e in alto si espande!
(agitata ella si copre gli occhi con le due mani)
Siegfried
(mentre con dolcezza le libera gli occhi dalle mani)
Nacht umfängt [umbangt]
gebund’ne Augen.
Mit den Fesseln schwindet
das finstre Grau’n:
tauch’ aus dem Dunkel und sieh’: –
sonnenhell leuchtet der Tag!
Notte avvolge [atterrisce]
occhi bendati.
Insieme alla fascia sparisce
lo spavento oscuro:
dal buio emergi e guarda: –
ai raggi del sole splende il giorno!
Brünnhilde
(nella massima commozione)
Sonnenhell
leuchtet der Tag meiner Schmach!
O Siegfried! Siegfried!
Sieh’ meine Angst!
Ai raggi del sole
splende il giorno della mia onta!
O Siegfried! Siegfried!
Guarda la mia angoscia!
(Il suo aspetto rivela che le nasce nell’animo un’immagine gentile, dopo la quale ella con dolcezza riporta su Siegfried il suo sguardo)
Ewig war ich,
ewig bin ich,
ewig in süß
sehnender Wonne,
doch ewig zu deinem Heil!
Eterna ero,
eterna sono,
eterna in un’estasi
struggente di dolcezza,
per il tuo bene eternamente!
(con ardore, ma anche con tenerezza)
O Siegfried! Herrlicher!
Hort der Welt!
Leben der Erde!
Lachender Held!
Laß, ach laß!
Lasse von mir!
Nahe mir nicht
mit der wütenden Nähe!
Zwinge mich nicht
mit dem brechenden Zwang!
Zertrümm’re die Traute dir nicht!
Sah’st du dein Bild
im klaren Bach?
Hat es dich Frohen erfreut?
Rührtest zur Woge
das Wasser du auf,
zerflösse die klare Fläche des Bachs: –
dein Bild sähst du nicht mehr,
nur der Welle schwankend Gewog’!
So berühre mich nicht,
trübe mich nicht!
Ewig licht
lachst du selig dann
aus mir dir entgegen,
froh und heiter ein Held!
O Siegfried!
Leuchtender Sproß!
Liebe dich,
und lasse von mir:
vernichte dein Eigen nicht!
O Siegfried! Sublime!
Tesoro del mondo!
Vita della terra!
Ridente eroe!
Lascia, ah, lasciami!
Rinuncia a me!
Non toccarmi
nel tuo impulso violento!
Non costringermi
nella stretta che schiaccia!
Non spezzare la tua fedele!
Vedesti mai la tua immagine
nel limpido ruscello?
Dava gioia a te allegro?
Ma se tu in onde
sconvolgevi l’acqua,
svaniva la chiarezza del ruscello: –
vedevi non più la tua immagine,
dell’onda solo l’incostante moto!
Dunque non mi toccare,
non mi turbare!
In beatitudine eterna
ti rassereni col mio sorriso
che ti viene incontro,
tu eroe, gioioso e puro!
O Siegfried!
Raggiante virgulto!
Ama te stesso
e lasciami:
non annientare la tua persona!
Siegfried
Dich lieb’ ich:
o, liebtest mich du!
Nicht hab’ ich mehr mich:
o, hätte ich dich!
Ein herrlich Gewässer
wogt vor mir;
mit allen Sinnen
seh’ ich nur sie,
die wonnig wogende Welle.
Brach sie mein Bild,
so brenn’ ich nun selbst,
sengende Glut
in der Flut zu kühlen;
ich selbst, wie ich bin,
spring’ in den Bach:
o, daß seine Wogen
mich selig verschlängen,
mein Sehnen schwänd’ in der Flut!
Erwache, Brünnhilde!
Wache, du Maid!
Lache und lebe,
süßeste Lust!
Sei mein! Sei mein! Sei mein!
Te io amo:
oh, se tu mi amassi!
Io non sono più mio:
oh, se tu fossi mia!
Un’acqua stupenda
ondeggia davanti a me;
con tutti i sensi
vedo soltanto lei,
l’onda vaga che fluttua.
Se essa ha oscurato l’immagine,
ora ardo io stesso
di freddare nei flutti
la vampa infocata;
io, così come sono,
mi getto nel fiume:
oh, se le sue onde
me felice coprissero,
la mia brama sparirebbe nei flutti!
Apri gli occhi, Brünnhilde!
Destati, donna!
Sorridi e vivi,
gioia dolcissima!
Sii mia! Sii mia! Sii mia!
Brünnhilde
(con grande intimità)
O Siegfried! Dein –
war ich von je!
O Siegfried! Tua –
ero da sempre!
Siegfried
(appassionato)
Warst du’s von je,
so sei es jetzt!
Se mia eri da sempre,
mia sii ora!
Brünnhilde
Dein – wird’ ich
ewig sein!
Tua – in eterno
io sarò!
Siegfried
Was du sein wirst,
sei es mir heut’!
Faßt dich mein Arm,
umschling’ ich dich fest;
schlägt meine Brust
brünstig die deine;
zünden die Blicke,
zehren die Atem sich;
Aug’ in Auge,
Mund an Mund:
dann bist du mir,
was bang du mir warst und wirst!
Dann brach sich die brennende Sorge,
ob jetzt Brünnhilde mein?
Ciò che sarai,
sii per me oggi!
Se ti afferra il mio braccio,
se stretta ti cingo
e batte il mio petto
con ardore sul tuo;
se gli sguardi si accendono
e vien meno il respiro;
occhio nell’occhio,
bocca sulla bocca:
allora tu sei a me
ciò che nella tua ansia eri e sarai!
Si è infranta allora la rovente attesa
se Brünnhilde ora è mia?
(Siegfried l’ha abbracciata)
Brünnhilde
Ob jetzt ich dein? –
Göttliche Ruhe
rast mir in Wogen;
keuschestes Licht
lodert in Gluten:
himmlisches Wissen
stürmt mir dahin,
Jauchzen der Liebe
jagt es davon!
Ob jetzt ich dein?
Siegfried! Siegfried!
Siehst du mich nicht?
Wie mein Blick dich verzehrt,
erblindest du nicht?
Wie mein Arm dich preßt,
entbrennst du mir nicht?
Wie in Strömen mein Blut
entgegen dir stürmt,
das wilde Feuer,
fühlst du es nicht?
Fürchtest du, Siegfried,
fürchtest du nicht
das wild wütende Weib?
Se ora sono tua? –
Divina quiete
mi invade in onde,
luce castissima
rosseggia in vampe:
celeste scienza
da me via fugge,
amorosa esultanza
la scaccia lontano!
Se ora sono tua?
Siegfried! Siegfried!
Tu non mi vedi?
Da come ti strugge il mio sguardo,
non resti abbagliato?
Da come ti stringe il mio braccio,
non mi ti infiammi?
Come a ondate il mio sangue
si slancia verso di te,
questo fuoco sfrenato
tu non lo senti?
Non temi, Siegfried,
non temi
la folle donna in delirio?
(lo abbraccia con passione)
Siegfried
(con lieto sgomento)
Ha! –
Wie des Blutes Ströme sich zünden,
wie der Blicke Strahlen sich zehren,
wie die Arme brünstig sich pressen, –
kehrt mir zurück
mein kühner Mut,
und das Fürchten, ach!,
das ich nie gelernt, –
das Fürchten, das du
mich kaum gelehrt:
das Fürchten – mich dünkt –
ich Dummer vergaß es nun ganz!
Ah! –
Le onde del sangue si accendono,
gli occhi raggianti si struggono,
le cupide braccia si stringono, –
ecco ora a me torna
l’animo ardito,
e, ahimè!, la paura
che mai non appresi, –
la paura che tu
mi hai a stento insegnato:
la paura – mi pare –
io tardo l’ho tutta obliata!
(Mentre dice queste ultime parole egli senza accorgersene ha lasciato Brünnhilde)
Brünnhilde
(al colmo della gioia amorosa ride selvaggiamente)
O kindischer Held!
O herrlicher Knabe!
Du hehrster Taten
töriger Hort!
Lachend muß ich dich lieben,
lachend will ich erblinden,
lachend la uns verderben,
lachend zugrunde gehn!
Fahr’ hin, Walhalls
leuchtende Welt!
Zerfall in Staub
deine stolze Burg!
Leb’ wohl,
prangende Götterpracht!
End’ in Wonne,
du ewig Geschlecht!
Zerreißt, ihr Nornen,
das Runenseil!
Götterdämm’rung,
dunkle herauf!
Nacht der Vernichtung,
neble herein!
Mir strahlt zur Stunde
Siegfrieds Stern:
er ist mir ewig,
ist mir immer,
Erb’ und Eigen,
Ein und All’:
leuchtende Liebe,
lachender Tod!
O eroe fanciullesco!
O fanciullo magnifico!
Tu ingenuo tesoro
di atti gloriosi!
Ridendo io devo amarti,
ridendo voglio abbagliarmi,
fa’ che ridendo noi ci perdiamo,
fa’ che ridendo noi ci estinguiamo!
Scompari, mondo
splendente della Walhall!
Annienta in polvere
la superba tua rocca!
Addio,
fulgore orgoglioso degli dèi!
Finisci in estasi,
tu eterna razza!
Spezzate, Norne,
il filo delle rune!
Oscuro sorgi,
tramonto degli dèi!
Annientamento,
espandi la tua notte!
Me ormai rischiara
l’astro di Siegfried:
per me è eterno,
è mio per sempre,
mia eredità e mio bene,
mio unico e mio tutto:
splendente amore,
ridente morte!
Siegfried
Lachend erwachst
du Wonnige mir:
Brünnhilde lebt,
Brünnhilde lacht!
Heil dem Tage,
der uns umleuchtet!
Heil der Sonne,
die uns bescheint!
Heil dem Licht,
das der Nacht enttaucht!
Heil der Welt,
der Brünnhilde lebt!
Sie wacht, sie lebt,
sie lacht mir entgegen!
Prangend strahlt
mir Brünnhildes Stern!
Sie ist mir ewig,
ist mir immer,
Erb’ und Eigen,
Ein und All’:
leuchtende Liebe,
lachender Tod!
Ridente, felice
per me sei desta:
Brünnhilde vive,
Brünnhilde ride!
Saluto il giorno
che raggiante ci avvolge!
Saluto il sole
che a noi risplende!
Saluto la luce
che dalla notte emerge!
Saluto il mondo
per cui Brünnhilde vive!
Ella è desta, ella vive,
mi guarda e mi sorride!
Fulgida mi rischiara
la stella di Brünnhilde!
Per me è eterna,
è mia per sempre,
mia eredità e mio bene,
mio unico e mio tutto:
splendente amore,
ridente morte!
(Brünnhilde si getta nelle braccia di Siegfried.)
(Cala il sipario)

(1) Testo tratto dal programma di sala della Fondazione Teatro alla Scala,
Milano, Teatro alla Scala, 23 ottobre 2012

I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
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marzo Ultimo aggiornamento 24 aprile 2024