Siegfried-Idyll in mi maggiore, WWV 103

per piccola orchestra

Musica: Richard Wagner (1813 - 1883)
Organico: flauto, oboe, 2 clarinetti, fagotto, 2 corni, tromba, archi
Composizione: Tribschen, novembre - 4 dicembre 1870
Prima esecuzione: Tribschen, 25 dicembre 1870
Edizione: B. Schott's Sohne, Magonza, 1878
Dedica: Cosima Wagner
Guida all'ascolto (nota 1)

Nel 1870 l'amore di Richard Wagner e di Cosima Liszt, signora von Bülow in precedenza, era ormai un legame fermo, familiare, ornato da tre figli, l'ultimo dei quali (dopo due bimbe un maschio finalmente, un atteso e adorato Siegfried) era nato il 6 giugno dell'anno precedente. Il mirabile Idillio sinfonico fu il dono di sposo e di padre felice che Wagner offrì a Cosima il giorno del compleanno di lei, con una festosa sorpresa preparata in segreto. Leggiamo dai Diari (Tagebüucher) di Cosima.

«Domenica 25 [dicembre 1870]: Di questa giornata, bimbi miei, non posso dirvi niente, niente dei miei sentimenti, niente del mio umore, niente, niente. In modo sobrio e asciutto voglio dirvi solo che cosa è accaduto: come mi sono destata, al mio orecchio giunse un suono che sempre più si espandeva, non poteva più essere un mio sogno ingannevole, era musica quella che risonava, e che musica! Quando l'eco cessò, nella stanza è entrato R. con i cinque bambini e mi ha donato la partitura del "Saluto sinfonico per il compleanno" -, io ero in lacrime, ma anche tutta la casa; R. aveva collocato l'orchestra sulle scale e così il nostro Tribschen è consacrato per sempre! L'Idillio di Tribschen, il lavoro si chiama così. - - - A mezzogiorno è venuto il dottor Sulzer, forse il primo degli amici di R.! Dopo il pranzo l'orchestra ha ripreso posto, e di nuovo è risonato l'Idillio, con nostra emozione (avevo invitato per l'occasione anche la contessa B.); quindi La marcia nuziale del Lohengrin, il Settimino di Beethoven, e per finire un'altra volta la musica mai udita abbastanza! - Comprendo ora il lavoro segreto di R., e anche la tromba del buon Richter (ha lanciato con impeto magnifico il tema di Siegfried e aveva imparato la tromba apposta), che gli ha procurato tanti rimproveri da parte mia. "Lascia ch'io muoia [Laß mich sterben]" ho gridato a R. "Era più facile morire per me che per me vivere" ha replicato lui».

È una pagina piena di commozione (le lacrime di tutti, la citazione del Tristano) e di umorismo (Hans Richter che si esercita con la tromba), scritta, si vede, nella felicità di ore uniche.

Quel giorno, dunque, fu una festa, che doveva essere intima, un'amorevole serenata, e si era fatta celebrazione, cerimonia di ringraziamento di un amore familiare. Sebbene suonata in privato, sulle scale di casa (in famiglia era chiamata, per scherzo, Treppen-Musik, musica per le scale), era pur sempre la "prima" di una musica di Wagner, "e che musica!": musica, tramata di immagini, di ricordi, di richiami segreti, l'eco delicata di una passione.

Ma in che senso ne è solo l'eco; e la passione quando era cominciata? È strano, ma noi conosciamo, con una certa sicurezza, la data dell'inizio, poi così grave di effetti: a Berlino il 28 novembre 1863 Cosima ventiseienne (e da sei anni signora von Bülow, già madre di due figlie) e Wagner, ospite in casa dell'amico Hans von Bülow, giurano l'una all'altro, "tra lagrime e singhiozzi", amore e fedeltà in eterno (ce lo racconta Wagner stesso nell'Autobiografia). Un adulterio e un tradimento di amicizia, causa di inganni e sofferenze, di esaltazioni e anche di ipocrisie, insomma un romanzo passionale come altri. Solo che in questo i personaggi sono Wagner e Cosima, figlia di Liszt e moglie di Bülow: e se sappiamo di dover mettere ordine nelle notizie esterne, ma anche intime, di questa musica meravigliosa, sentiamo anche con disagio che la musica, nella quale i fatti si sono consacrati, poco ne è chiarita (anzi, in parte ne è intralciata, come da indiscrezioni).

L'anno seguente, 1864, per tutta l'estate, Cosima è ospite di Wagner nella villa in Baviera sul lago di Starnberg (presa in affitto per Wagner dall'adorante sovrano Luigi II, ignaro di tutto). L'amore ebbe l'ultima conferma e due idee musicali, che entreranno nel terzo atto del Siegfried e saranno il nucleo generatore del Siegfried-ldyll, nacquero in Wagner allora. In questo senso l'Idillio è, come ho detto, musica dei ricordi e dei richiami segreti, che Wagner trasferì in un appunto di due temi già nel 1864, ben prima del III atto del Siegfried (1869-71). I due temi, destinati a un poema lirico di musica pura, forse un Quartetto (progetto poi scartato), ricomparvero nel Siegfried e nell'Idillio, ma entrando, diciamo così, nel Siegfried dall'Idillio, o almeno dalla commossa memoria che chiudeva in sé questa musica di 'idillio': è essa il prima del dramma musicale, non viceversa.

Di un breve poema sinfonico, o di una lirica rievocazione di affetti e di momenti familiari, l'Idillio ha carattere inimitabile nella grande libertà della forma e nello stile rapsodico, governato, certo, da una sapienza costruttiva suprema. Diffìcile fissare, se non per approssimazioni, uno schema sinfonico tradizionale, perché i temi, quasi tutti brevi, si avvicendano rapidamente e si sottraggono alla tipica elaborazione sinfonica per una sorta di fervida urgenza emotiva, dalla passione alla paterna tenerezza, dal trasporto amoroso all'immaginazione fiabesca (il cinguettio dell'uccellino di Siegfried: ma di quale Siegfried, l'eroe nel bosco o il bimbo in culla?). Dieci anni prima (in una lettera a Mathilde Wesendonck, del 29 ottobre 1859) Wagner aveva scritto: «Oggi direi che la mia arte più raffinata e più profonda è l'arte della transizione (Übergang), perché tutto il mio tessuto artistico consiste in queste transizioni: ciò che è rigido {das Schroffe) e improvviso (das Jähe) mi è divenuto odioso». Parlava del Tristano. Ma la sapienza magica di colorire e velare i passaggi, le transizioni da un sentimento a un altro, da un'immagine a un'altra, rapidamente e senza rudezze, ha nel breve e raccolto Siegfried-ldyll un documento forse superiore. Non a caso Wagner disse una volta a Cosima che questa era la sua musica preferita.

Franco Serpa


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 15 giugno 2013

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Ultimo aggiornamento 11 aprile 2024