Sulla rupe delle valchirie. È notte, le tre Norne tessono il filo del destino. La prima Norna narra del frassino del mondo, i cui rami abbracciano l’universo: quando Wotan ne tagliò un ramo per ricavarne la propria lancia, l’albero fu ferito a morte; la seconda ricorda che un giorno Wotan tornò al Walhall con la lancia spezzata e ordinò agli eroi di abbattere il frassino. La terza Norna vede i ceppi del frassino che incominciano a fiammeggiare e invadono con un mare di fuoco l’intera sala del Walhall, dove Wotan siede con gli eroi. Quando le tre sorelle evocano l’anello del Nibelungo, la fune, che si lanciano l’un l’altra, si spezza improvvisamente: la fine degli dei è imminente. Con alti lamenti le Norne raggiungono nell’abisso la loro madre, Erda.
All’alba Siegfried si congeda da Brünnhilde per recarsi nel mondo degli uomini a compiere nuove imprese, e come pegno d’amore le dona l’anello sottratto al drago Fafner che conferisce potere su tutto il mondo, di cui ignora la maledizione. In cambio Brünnhilde gli dona il fedele destriero Grane, che la accompagnava in battaglia quando era valchiria. I due innamorati si separano a fatica, e mentre Siegfried percorre il Reno, risuona il suono vivace del suo corno.
ATTO PRIMOAtrio del palazzo dei Ghibicunghi lungo il Reno. Il palazzo è abitato da due gemelli, Gunther e Gutrune, figli dei defunti Gibich e Grimhild, e dal loro fratellastro Hagen, che il nibelungo Alberich aveva generato violentando Grimhild. L’astuto Hagen suggerisce ai due fratelli di pensare alle nozze, per la sopravvivenza della loro schiatta. Brünnhilde, la splendida donna che giace su una rupe circondata di fuoco, sarebbe la sposa ideale per Gunther; un filtro magico potrebbe far innamorare di Gutrune l’eroe Siegfried, che in cambio della sua mano potrebbe conquistare Brünnhilde per conto di Gunther. I due fratelli accettano la proposta.
Proprio in quel momento Siegfried giunge nel palazzo dei Ghibicunghi. Accolto con cordialità, racconta del tesoro dei Nibelunghi da lui conquistato, da cui ha tratto solo un anello e un gingillo per lui inutile, l’elmo magico. Hagen gli spiega che l’elmo può far assumere qualsiasi aspetto a colui che lo indossa e trasportarlo in ogni luogo con la velocità del pensiero. Gutrune giunge con una bevanda di benvenuto, che è invece un filtro magico. Istantaneamente Siegfried dimentica il passato e si accende d’amore per lei. Quando apprende che la donna desiderata da Gunther sta su un monte circondato da fiamme, si offre di andarla a conquistare, purché Gunther gli conceda in sposa Gutrune. Per ingannare Brünnhilde Siegfried indosserà l’elmo, che gli darà le fattezze di Gunther. Siegfried e Gunther stipulano un solenne patto di sangue e partono insieme verso la rupe.
Sulla rupe delle valchirie. Brünnhilde contempla l’anello che Siegfried le ha donato. Giunge Waltraute: dal momento della defezione di Brünnhilde, Wotan non ha più inviato le altre valchirie sul campo di battaglia. Dopo una lunga assenza il dio è ritornato nel Walhall con la lancia spezzata e ha fatto abbattere il frassino del mondo, i cui rami sono ammassati tutt’intorno al palazzo. Muto e pensoso, Wotan trascorre il tempo circondato dagli altri dei, pallidi e sofferenti. Tuttavia un gesto generoso potrebbe sanare la prostrazione estrema di Wotan: se Brünnhilde rendesse l’anello alle figlie del Reno, il dio e il mondo scamperebbero alla maledizione. Brünnhilde, ancora troppo felice, non vuole però rinunciare al pegno adorato dell’amore di Siegfried. Desolata, Waltraute scompare, annunciando orribili sventure. Da lontano si ode il corno di Siegfried. Brünnhilde esulta, ma grazie all’elmo Siegfried ha assunto le sembianze di Gunther e la doma con la violenza, strappandole l’anello e proclamandola sposa di Gunther.
ATTO SECONDOTratto di riva davanti alla reggia dei Ghibicunghi. È notte, Hagen giace semiaddormentato in attesa di Siegfried. Appare accanto a lui Alberich, che gli ricorda il furto dell’anello compiuto da Wotan. Hagen gli promette di vendicarlo: assassinerà Siegfried, s’impadronirà dell’anello e, quando Wotan sarà vinto, i Nibelunghi erediteranno il potere degli dei. All’alba giunge Siegfried, condotto a destinazione dall’elmo fatato con la velocità del pensiero, mentre Gunther e Brünnhilde sono ancora in viaggio sul Reno. Siegfried racconta a Hagen e Gutrune la buona riuscita dell’impresa: ora, secondo gli accordi, potrà sposare Gutrune.
Arrivano Brünnhilde e Gunther, trasportati da un battello sul fiume. Quando Brünnhilde vede l’anello al dito di Siegfried, capisce che è stato lui a sottrarglielo, e lo accusa di averglielo strappato e di averla posseduta sulla rupe. A questa affermazione, che in realtà si riferisce al tempo dell’idillio con l’eroe, Gunther e i suoi si sentono traditi. Benché le loro versioni siano opposte, sia Siegfried che Brünnhilde giurano sulla lancia di Hagen di aver detto la verità. Incurante delle proteste e del dolore di Brünnhilde, Siegfried entra nella reggia al braccio di Gutrune per procedere con la celebrazione delle nozze. Istigati da Hagen, Gunther e Brünnhilde decidono di vendicarsi: sarà Hagen ad uccidere Siegfried colpendolo alla schiena, l’unica parte del corpo dell’eroe che Brünnhilde non ha reso invulnerabile, sapendo che mai Siegfried avrebbe volto il dorso all’avversario. Per parte sua, Hagen conta di impossessarsi così dell’anello.
ATTO TERZOUna valle selvaggia e rocciosa sulla riva del Reno. Le tre figlie del Reno giocano con le onde e attendono l’arrivo dell’eroe dal quale sperano la restituzione dell’anello. Giunge Siegfried che, allontanatosi da Gunther e dai suoi compagni di caccia, si è smarrito nella foresta: egli non cede alle invocazioni delle ondine. Esse scompaiono annunziando sventura.
I cacciatori, tra cui Hagen e Gunther, raggiungono Siegfried. Prima di andare a riposare Hagen chiede all’eroe di raccontare le sue gesta e Siegfried narra la sua infanzia con Mime, la fusione della spada Notung, l’uccisione del drago. Quando Hagen gli versa nella bevanda un filtro che gli risveglia la memoria dei fatti più recenti, Siegfried descrive, tra il disappunto di Gunther, la conquista dell’incantevole donna sulla rupe, Brünnhilde. Per un istante Siegfried si gira per osservare i due corvi di Wotan comparsi sopra di lui e viene colpito alle spalle da Hagen. L’eroe muore invocando Brünnhilde per l’ultima volta. I guerrieri raccolgono il cadavere e gli rendono gli onori funebri.
Atrio del palazzo dei Ghibicunghi. Gutrune attende Siegfried, ma è tormentata da neri presentimenti. Giunge Hagen, diabolicamente esultante, che annuncia la morte dell’eroe. Gutrune accusa Gunther, ma Hagen rivendica di averlo ucciso lui. Nasce una disputa violenta tra Gunther e Ha- gen per impadronirsi dell’anello: Hagen uccide il fratellastro, ma quando cerca di strappare l’anello dal dito di Siegfried la mano dell’eroe si solleva minacciosa contro di lui. Sopravviene infine Brünnhilde, che come sposa legittima di Siegfried vuole morire assieme all’amato; ordina che si allestisca una pira funeraria e attizza il fuoco. Ora che ha ripreso l’anello che dà il dominio sul mondo, Brünnhilde vi rinuncia e lo rende alla natura offesa. Offre quindi se stessa quale vittima sacrificale e si getta tra le fiamme assieme al cavallo Grane: il fuoco si propaga nel palazzo dei Ghibicunghi, ma un’improvvisa piena del Reno investe il luogo dell’incendio. Hagen si getta nelle acque per impadronirsi dell’anello, ma le figlie del Reno, trionfanti, lo affogano. Sullo sfondo appare il Walhall invaso anch’esso dalle fiamme: Wotan e tutti gli dei, adunati nella gran sala, sono avvolti dal rogo.
Tra tutti i libretti della Tetralogia quello della Götterdämmerung, che costituisce la terza e ultima giornata del ciclo, è anche quello scritto per primo. Nell’ottobre 1848, dopo aver condensato in una breve sintesi i suoi studi e le sue riflessioni sul mito dei Nibelunghi (Der Nibelungen-Mythus), Richard Wagner ne trasse l’abbozzo in prosa di un libretto d’opera, Siegfrieds Tod, che versificò entro la fine dell’anno, al quale avrebbe dato più tardi il titolo definitivo di Götterdämmerung (spostando l’accento dalla ‘morte di Sigfrido’ al ‘crepuscolo degli dei’). Convintosi in seguito della necessità di mostrare in scena, anziché narrare o lasciare nell’ombra, gli antefatti della vicenda, nel 1851 stese un secondo libretto, Der junge Siegfried (più tardi semplicemente Siegfried), per procedere poi a ritroso con Die Walküre e Das Rheingold, completato nel 1852. Dal 1853 iniziò la messa in musica del ciclo seguendo l’ordine della vicenda rappresentata, così che il libretto della Götterdämmerung, variamente rimaneggiato, dovette attendere ben ventisei anni prima di ottenere una veste musicale definitiva: la partitura completa fu infatti siglata nella residenza di Bayreuth, Villa Wahnfried, il 21 novembre 1874.
Musicata dunque per ultima, dopo la pausa dovuta alla composizione di Tristan und Isolde (1865) e dei Meistersinger von Nürnberg (1868), la Götterdämmerung condivide i caratteri stilistici e compositivi, e in particolare il denso sinfonismo, del duetto tra Siegfried e Brünnhilde a conclusione del Siegfried, anch’esso messo in musica dopo tale interruzione.
L’azione riprende laddove si era interrotta nella giornata precedente. Sulla rupe delle valchirie Brünnhilde e Siegfried si congedano, innamorati e felici. Siegfried intraprende un viaggio sul Reno che lo porta nella reggia dei Ghibicunghi, Gunther e Gutrune, fratellastri di Hagen, figlio del nibelungo Alberich. Il disastroso accavallarsi di inganni e bugie ordite da Hagen per conquistare l’anello porta alla morte a tradimento di Siegfried, poi a quella di Gunther. A sua volta Brünnhilde assieme al fedele cavallo Grane si getta nel rogo funebre di Siegfried, le fiamme si propagano alla reggia, il Reno straripa permettendo alle ondine di recuperare finalmente oro e anello, Hagen sparisce tra i flutti, e fra le macerie della reggia crollata i superstiti contemplano l’incendio che in lontananza avvolge il Walhall, dove gli dei attendono la fine.
Carl Dahlhaus ha notato che la Götterdämmerung è sostanzialmente dominata da due figure, Hagen e Brünnhilde. Ambedue sono veicoli di affetti elementari più che personaggi veri e propri: Hagen rappresenta l’invidia, Brünnhilde l’amore incondizionato, pronto a rovesciarsi in odio furibondo e poi di nuovo in amore non appena essa capisce l’inganno che ha obnubilato il suo amato.
La vicenda che oppone l’eroina femminile, Brünnhilde, al rappresentante delle forze del male, Hagen, è relativamente rettilinea e si compie in buona parte entro il consorzio umano. Essa è contrappuntata da una serie di scene i cui personaggi sono legati al mondo atemporale del mito: le Norne, turbate dalla rottura del filo da loro lavorato, la valchiria Waltraute, che fa appello alla sensibilità di Brünnhilde per salvare Wotan, le figlie del Reno, che ricordano invano a Siegfried la transitorietà di ogni destino. Queste scene, come anche il colloquio di Hagen con il padre Alberich, sono periferiche sul piano drammatico ma musicalmente centrali in quanto contribuiscono a sostanziare il tessuto di motivi che ricopre interamente il dramma.
Come nel finale di Siegfried, anche nella Götterdämmerung Wagner dà prova di una vertiginosa abilità nella sovrapposizione e nell’addensamento dei temi. Nel contempo vi ricompaiono anche episodi corali e forme chiuse di taglio operistico tradizionale, come il duetto tra Siegfried e Brünnhilde alla fine del prologo o il terzetto fra Brünnhilde, Gunther e Hagen alla fine dell’atto secondo. Questa scelta può apparire stupefacente se si considera l’estetica anti-operistica del compositore: Wagner considerava la musica teatrale del suo tempo come «pura apparenza, perfetta per un mondo in cui ogni cosa è apparenza e ipocrisia» (Luca Zoppelli), e con esplicita volontà rivoluzionaria ideò il Musikdrama, forma d’arte complessa e dichiaratamente anticonvenzionale. Ma nella partitura della Götterdämmerung, il cui libretto risale a un periodo in cui l’estetica del Musikdrama non era ancora del tutto chiara agli occhi del suo creatore, Wagner decise deliberatamente di non modificare opzioni formali ampiamente superate negli anni Settanta, perché proprio il genere dell’opera tradizionale si prestava a rappresentare con efficacia lo scontro devastante tra i rappresentanti dell’ideale, Siegfried e Brünnhilde, e gli esponenti di una società esteriore e corrotta, Hagen, Gunther e Gutrune.
Resta il problema della conclusione del ciclo: placata la maledizione dell’anello, estinti gli dei, quale sarà il destino degli uomini sopravvissuti alla catastrofe? Brünnhilde, prefigurazione dell’umanità, mette termine al rapporto amoroso con Siegfried, già inghiottito dalle tenebre, con un atto di abnegazione e sacrificio, e con la sua morte volontaria suggella tragicamente la Götterdämmerung e l’intera Tetralogia. Tuttavia, nella prospettiva dell’intero ciclo, la sulfurea intensità del suo amore per Siegfried è capace di contrastare la rassegnazione disillusa del vero protagonista della Tetralogia, il dio Wotan, e di rendere misteriosamente possibile l’utopica rinascita di un mondo migliore, di cui tace il libretto ma cui allude la musica, con l’estatica melodia che conclude l’opera.
La Götterdämmerung fu rappresentata per la prima volta a Bayreuth il 17 agosto 1876 in occasione della prima rappresentazione al Festspielhaus dell’intero ciclo (Das Rheingold, Die Walküre, Siegfried), diretta da Hans Richter e con l’attenta supervisione del compositore, che assieme ai suoi collaboratori, in primo luogo l’autore delle scene, Josef Hoffmann, ne curò anche la realizzazione visiva.
Maria Giovanna Miggiani