La Sinfonia detta di Odense è contenuta insieme ad altri due lavori nell'ottavo volume dei Quaderni rossiniani, pubblicato a Pesaro a cura della Fondazione Rossini con revisione di Lino Liviabella e prefazione di Alfredo Bonaccorsi. Scrive il Bonaccorsi: «La sinfonia in la che chiamiamo di Odense perché fu scoperta a Odense (Danimarca) da Povl Ingerslev-Jensen, si attribuisce a Rossini per il fatto che si trovava nel vecchio teatro del Black Brothers Market (era segnata con la denominazione di Innominata) in una cartella contenente sinfonie di Rossini. Non si trovava in partitura ma in parti (24 parti) su righi abbozzati a mano, lavoro di un copista, ma in tutte le parti si leggeva o il nome di Rossini o di R. o Von R. o anche semplicemente R. In una parte di secondo violino la data: 6 sett. 1842.
«Se vi fossero dubbi sull'attribuzione, il tema del clarinetto nel Vivace, così istintivamente rossiniano, con un movimento che si accorda alla perfezione col carattere melodico del tema, ci darebbe immediatamente il nome dell'autore. Povl Ingerslev-Jensen, che ha posto in partitura la sinfonia (ma senza fare la revisione, senza cioè quelle correzioni di cui le singole parti, piuttosto trascurate nella scrittura, avevano qui indiscutibile bisogno), rileva che il tema principale richiama alla mente il Tancredi (1813), la seconda idea Il Turco in Italia (1814) e La Gazza ladra (1817), e ritiene che la sinfonia sia stata scritta intorno al periodo che va dal 1813 al 1817, a un dipresso al tempo del Barbiere di Siviglia; inoltre osserva che il ritmo del Vivace in 3/8 è insolito nelle sinfonie di Rossini: si trova solo nella sinfonia dell'Armida e in questa, mentre ricorre spesso ad esempio nel contemporaneo Donizetti . . . Quanto alla forma, dopo l'Introduzione, un Vivace con l'Esposizione (prima idea, ponte modulante, seconda idea), un breve raccordo centrale, la Riesposizione (senza ponte modulante e con stretti cadenzali alla fine). Manca lo Sviluppo, la parte centrale è rappresentata da una semplice parentesi, o meglio detto, da un ponte fra Esposizione e Ripresa. Un pezzo all'italiana, non esattamente nella forma dei classici di Vienna».