Con Vincenzo D'Indy ci troviamo dinanzi ad una figura nobilissima non solo dì compositore, ma anche di maestro e di apostolo nella sua arte. Discepolo di Cesare FrancK, egli è stato ed è un assertore fervente e un divulgatore entusiasta del verbo, del suo maestro, il cui indirizzo egli ha seguito con la sua produzione austera, nobilissima. e ispirata nello stesso tempo a modernità di tecnica e di intendimenti. Non si può pensare a Vincenzo D'Indy senza volgere la mente alla Schola cantorum da lui fondata e diretta a Parigi: la Schola cantorum di Saint-Jacques non è, come'potrebbe sembrare dal tìtolo una semplice scuola corale, ma un ampio e completo conservatorio dove tutti gl'insegnamenti dell'arte musicale vengono impartiti, e cui dà carattere spiccato e importanza grandissima soprattutto la cattedra di composizione di Vincenzo D'Indy, che di questa scuola ha fatto l'apostolato, il culto, l'ideale della sua vita.
Le principali composizioni di D'Indy sono: la trilogia sinfonica Wallenstein, le variazioni sinfoniche Istar, il poema Un jour d'été à la montagne, i drammi lirici Fervaal e L'Etranger, le due sinfonie. Egli è inóltre autore di molta musica da camera. La sua prima sinfonia (per orchestra e pianoforte) e le sue variazioni Istar furono da lui dirette personalmente all'Augusteo alcuni anni fa.
L'indirizzo artistico propugnato da Vincenzo D'Indy e le sue composizioni fanno di lui l'erede, di Cesare Franck e il caposcuola di una tendenza di arte austera, intellettuale, di basi classiche; tendènza che è tuttora in vigore in Francia parallelamente ed in contrasto all'impressionismo di cui principale e più noto rappresentante è Debussy.
Non è difficile anche trovare in D'Indy l'influenza wagneriana: non è senza interesse ricordare in proposito i suoi viaggi giovanili in Germania e le sue relazioni con Liszt, e il fatto che egli fu uno dei pochissimi francesi che assistettero a Bayreuth alle prime rappresentazioni dell'Anello del Nibelungo nel 1876.
Un altro.dato da ricordarsi — che costituisce in D'Indy un titolo d'onore dinanzi a noi italiani — è questo: che egli è'uno studioso e un ammiratore profondo della nostra bella musica passata, da Palestrina a Monteverdi — della cui Incoronazione di Poppea D'Indy ha pubblicato un'edizione moderna — dal Frescobaldi a Corelli e a Domenico Scarlatti. Questo suo culto per la nostr'arte antica può fargli perdonare dei giudizi aspri ed ingiusti che egli ha talvolta lanciato contro il nostro melodramma dei tempi più recenti.
Tutti questi elementi sono nel D'Indy integrati da un vigoroso sentimento personale, da un gusto che rifugge con ogni scrupolo dal comune e dal volgare, da un concetto elevatissimo dell'arte. Della natura francese egli ha l'amore per la varietà e la bizzarria dei ritmi, la tendenza al pittoresco, la strumentazione smagliante, l'eleganza impeccabile: Queste qualità, unite alla sua fede di apostolo e alla sua attività entusiasta di maestro e di educatore, fanno di Vincenzo D'Indy un artista che non può non essere riguardato — anche da chi dissenta dal suo indirizzo — con rispetto ed ammirazione profonda.
La presente sinfonia appartiene al genere delle composizioni cicliche; di quella forma cioè che fu elevata a perfezione da Cesare Franck, e che consiste in questo: che i diversi motivi su cui l'opera è intessuta non sono che modificazioni e trasformazioni di un unico motivo o di pochi motivi fondamentali, i quali circolano continuamente attraverso le varie parti della composizione.
L'Estremamente lento con cui s'inizia la sinfonia si apre con un motivo ai bassi che riappare continuamente nel corso del lavoro come un appello misteriosamente sinistro. Un sapiente crescendo e stringendo prepara l'Allegro sul motivo iniziale, snello e vivace, proposto dal corno. Un ponte, fatto di passaggi staccati e brillanti, conduce al secondo motivo. I due motivi sono riccamente e variamente sviluppati, finché non si arriva alla ripresa, nella quale il motivo, che la prima volta era apparso nei violini, è affidato all'oboe.
Nell'Adagio, dopo alcuni echi dei motivi del primo tempo, le viole attaccano un nuovo motivo poi ripreso dai violoncelli e dai violini. Il secondo motivo contrasta singolarmente col primo per il ritmo e lo strano colorito strumentale (è presentato dalle sole arpe con qualche frammento sottolineato dai fiati, mentre il pizzicato degli archi accompagna). Nel seguito dell'Adagio i due motivi vengono sapientemente combinati insieme.
Il terzo tempo (Scherzo) è basato sopra un tema come di danza caratteristica, in tempo binario, proposto dalla sola viola. Gradatamente si passa ad un secondo motivo in tempo ternario, affidato ai fiati, e accompagnato da un bizzarro movimento a terzine degli archi: ad esso s'intreccia poco più avanti il secondo motivo dell'Adagio. Dopo una variazione del motivo della viola in tempo ternario vivace, si torna al tempo binario, e a poco a poco al movimento iniziale (Moderato). Il motivo della viola nel suo aspetto primitivo è ripreso dal clarinetto nelle note basse, e viene giocato a dialogo dai diversi strumenti a fiato. Dopo una sospensione, un rapido stretto chiude il pezzo brillantemente.
Nel Lento che precede l'ultimo tempo, il clarone propone un nuovo motivo, cui seguono e si alternano come in un'ultima tranquilla rassegna tutti i motivi principali della sinfonia. Succede, in tempo Moderato e solenne, un fugato sul tema I, dal quale si passa gradatamente all'attacco del Vivace, in cui il motivo del clarone si presenta travestito'nel bizzarro ritmo di 5/4 e accompagnato da un veloce movimento di terzine: ad esso si altenano e si intrecciano i motivi già sentiti nei tempi precedenti: l'effetto strumentale e ritmico è scintillante e pittoresco. La sinfonia si chiude con un corale solenne e sostenuto, in cui il motivo della viola (che può considerarsi come il motivo fondamentale del lavoro), combinato con gli altri motivi principali, è cantato nella massima sonorità dall'intera orchestra.
Questa sinfonia fu scritta da D'Indy nel 1902-903, ed è da lui dedicata a Paul Dukas, l'autore di Ariane et Barbebleue.