Istar, op. 42
Variazioni sinfoniche da una leggenda assira
Musica: Vincent d'Indy (1851 - 1931)
- Très lent. Très animé. Très lent
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto
basso, 3 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, piatti,
triangolo, 2 arpe, archi
Composizione: 1896
Prima esecuzione: Bruxelles, Société Symphonique des Concerts, 10 gennaio 1897
Edizione: Durand & Fils, Parigi, 1897
Vincenzo D'Indy è nato a Parigi nel 1851. Compì i suoi studi nel Conservatorio,
e Cesar Franck lo tenne come suo allievo prediletto.
Dopo aver percorso una onorevole carriera — egli è tra l'altro un eccellente
organista — pervenne al posto di Direttore della Schola
Cantorum di Parigi, che sotto di lui è divenuta un centro di cultura musicale,
una specie di Istituto e di Facoltà, di cui si son potute discutere le tendenze, ma
non disconoscere la somma importanza.
L'inizio della sua fama di compositore risale ai tempi di Pasdeloup, il quale
accolse uno dei frammenti della sua trilogia di Wallenstein,
l'ouverture dei Piccolomini (1874). Il premio della città
di Parigi che gli fu conferito per il suo Chant de la Cloche
(1881) gli procurò la stima definitiva di tutti i musicisti, e lo collocò tra i più
notevoli compositori della moderna scuola francese.
Vincenzo D'Indy si è dedicato a tutte le forme della sua arte: musica strumentale e
vocale, religiosa e drammatica; egli ha scritto dei poemi sinfonici e delle sinfonie,
dei concerti e dei quartetti, delle sonate e dei lieder, dei cori e dei mottetti,
Fervaal e l'Etranger. Da per
tutto ha dato prova di una scienza profonda e di una ispirazione elevata.
Le presenti variazioni sinfoniche sono ispirate al seguente passo del canto 6°
della epopea assira d'Jzdubar:
Vers le pays immuable
Istar, fille de Sin, a dirigé ses pas,
vers la demeure des morts,
vers la demeure aux sept portes où il est entré,
vers la demeure d'où l'on ne revient pas.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
A la première porte, le gardien l'a dépouillée
il a enlevé la haute tiare de sa téte.
A la deuxième porte, le gardien l'a dépouillée
il a enlevé les pendents de ses oreilles.
A la troixième porte, le gardien l'a dépouillée
il a enlevé les pierres precieuses qui ornent son cou.
A la quatriéme porte, le gardien l'a dépouillée
il a enlevé les joyaux qui ornent son sein.
A la cinquiéme porte, le gardien l'a dépouillée
il a enlevé la ceinture qui entoure sa taille.
A la sixiéme porte, le gardien l'a dépouillée
il a enlevé les anneaux de ses pieds, les anneaux de ses mains.
A la septième porte, le gardien l'a dépouillée
il a enlevé le dernier voile qui couvre son corps.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Istar, fille de Sin, est entrée au pays immuable
elle a pris et recu les Eaux de la vie.
Elle a présente les Eaux sublimes
et ainsi, devant tous, elle a délivré
le Fils de la vie, son jeune amant.
L'aver tolto la sua ispirazione a questa poesia conferisce a quest'opera di D'Indy
un andamento di sviluppo inverso a quello che si osserva comunemente nelle opere sinfoniche:
mentre per solito un tema, da principio presentato nudo e nella sua maggiore semplicità,
in seguito sempre più si complica e si arricchisce, qui invece un tema fondamentale si
va spogliando sempre più, gradatamente, della sua iniziale lussuosa veste di contrappunti
e di armonie sino a ridursi, in fine, nella sua nudità e semplicità elementare.
(1)
Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Augusteo, 18 maggio 1920
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Ultimo aggiornamento 18 settembre 2020