Nel 1852, quand'era solo 19enne, Brahms prese a girare la Germania in lungo e in largo come accompagnatore al pianoforte del violinista Ede Reményi. Questi era uno dei più celebri tra quei virtuosi ungheresi che tanto successo riscuotevano presso un pubblico affatto eterogeneo, sia quello borghese delle sale da concerto sia quello dei locali popolari, proponendo una nutrita serie di canti del suo Paese. Brahms aveva accettato con gioia l'incarico di accompagnatore sia per i tutto sommato "facili" guadagni sia per un interesse nei confronti di quella letteratura che, a dispetto della relativa considerazione di cui poteva godere presso gli ambienti accademici, lo appassionò profondamente. Dell'autenticità di tale passione il musicista amburghese iniziò a dar prova già nel 1853, quando realizzò la prima stesura di quelle Variazioni sopra una canzone ungherese che, revisionate nel 1857, daranno vita insieme con le Variazioni sopra un tema proprio all'opus 21 per pianoforte solo. Ne saranno testimonianza inoltre gli Elf Zigeunerlieder dell'87-88 e i numerosi passi in stile ungherese che si rintracciano in numerose opere per così dire "ufficiali": per dirne una, il Concerto per violino del 1878.
Ma soprattutto documentano l'amore di Brahms per il canto popolare ungherese le 21 celeberrime Danze ungheresi per pianoforte a quattro mani.
Non vi si dedicò mai in modo sistematico, a dire il vero. E il fatto che i manoscritti non rechino indicazioni chiare circa la datazione non aiuta a ricostruire il processo creativo. Probabilmente iniziò a comporle già nel 1852 ma le prime notizie certe risalgono al '58, quando Clara Schumann prese ad eseguirne alcune nei suoi concerti. Le ultime risalgono invece al 1869, quando Brahms si accordò con il suo editore Simrock per dare il via alla pubblicazione. Due Quaderni di 5 Danze ciascuno uscirono così nello stesso anno 1869, un terzo Quaderno di 6 Danze e un quarto ancora di 5 uscirono invece nel 1880. Nel mentre, precisamente nel 1872, Brahms trascrisse le dieci Danze dei primi due Quaderni per pianoforte solo, operazione che, nonostante il successo di tale trascrizione, non vorrà invece realizzare nel caso della seconda coppia di Quaderni.
Il favore accordato dal pubblico a questa musica indusse però l'editore a commissionare, nel 1873, la trascrizione per orchestra dei preziosi manoscritti. Brahms si riservò il lavoro limitatamente alle Danze nn. 1, 3 e 10. Altri compositori della scuderia Simrock si occuparono delle altre: Hans Gàl trascrisse le nn. 8-9, Paul Juon la n. 4, Martin Schmeling le nn. 5-7, Johan Andreas Hallén la n. 2. All'uscita degli ultimi due Quaderni, Simrock ne affidò l'orchestrazione del primo (Danze nn. 11-16) ad Albert Parlow e del secondo (Danze nn. 17 - 21, quelle eseguite nella presente occasione) ad Antonin Dvoràk, il quale fu felicissimo dell'incarico ma non nascose al committente un certo disappunto perché avrebbe voluto occuparsi anche di quelle del collega.
La forma ternaria A-B-A, le improvvise accelerazioni di tempo, l'alternanza tra motivi spavaldi e malinconici, le particolari accentuazioni ritmiche, gli originali ritmi di verbunkos (un ritmo militare) e di czàrdàs (canti d'osteria che partono lenti e finiscono velocissimi): questi sono gli ingredienti musicali che si rintracciano più frequentemente nelle 21 Danze ungheresi di Brahms. Ma è proprio corretto dire, di Brahms?
L'amburghese riteneva che questi brani fossero canti popolari, ignaro del fatto (appurato anni dopo, grazie alle ricerche etnomusicologiche di Bartók e Kodàly) che gli autentici canti popolari ungheresi erano quelli dei contadini magiari, mentre quelli eseguiti di solito dai violinisti zigani, da lui replicati più nello spirito che alla lettera, erano contamina da elementi "cittadini" e "colti". In ogni caso Brahms si firmò come autore di un semplice "adattamento" e non come autore tout court.
Perciò i Quaderni di Danze ungheresi non hanno un loro numero d'opus. È noto tuttavia che alcune Danze sono invenzioni di Brahms "in stile": probabilmente le nn. 7, 11, 12 e 13; certamente la n. 14, di cui Brahms confessò la paternità.
Per la cronaca, la modestia e l'onestà nel dichiararsi "adattatore" anziché autore, non risparmiò al musicista l'accusa di plagio da parte di Reményi, che non ebbe però conseguenze legali.
La Danza n. 17 è in fa diesis minore in tempo Andantino. Un tema espressivo prelude a un episodio festoso, mentre nella Danza n. 18 in re maggiore in tempo Molto vivace un'introduzione leggera e veloce si alterna con un tema di carattere militare. La Danza n. 19 in si minore in tempo Allegro con spirito vanta un passo saltellante e giocoso, mentre assai nostalgico è il tema principale della Danza n. 20 in mi minore, Allegretto, la cui sezione centrale è invece marcata. In mi minore è anche la conclusiva Danza n. 21 in tempo Vivace, il cui tema principale scorre rapido e festoso, così come la brillante, virtuosistica chiusura in modo maggiore.
Enrico Girardi