Quartetto per archi n. 9 in re minore, op. 34


Musica: Antonin Dvoràk (1841 - 1904)
  1. Allegro
  2. Alla Polka
  3. Adagio
  4. Poco allegro
Organico: 2 violini, viola, violoncello
Composizione: Praga, 7 dicembre - 18 dicembre 1877
Prima esecuzione: Praga, Konvikt Sal dell'Umelecka Beseda (Unione degli Artisti), 27 febbraio 1882
Dedica: A Johannes Brahms
Guida all'ascolto (nota 1)

Il Quartetto n. 9 in Re minore è composto nel dicembre del 1877; nell'estate dello stesso anno Dvorak ha visto morire il primogenito Otakar e la seconda figlia Růžena, e nel brano riusciamo a tratti a intravvedere il profondo dolore di un'anima ferita. Ma la musica funziona anche da balsamo che in parte lenisce quel dolore. Compaiono anche le prime stille di musica popolare (in modo esplicito nel secondo movimento "Alla polka") mescolate a uno stile la cui l'ingegnosità nel trattamento tematico richiama Brahms, che Dvořák conobbe personalmente e al quale l'opera è dedicata (non solo; in una lettera l'autore ringrazia il compositore tedesco per alcuni suggerimenti proprio riguardo al quartetto).

Il primo movimento si apre con un tema dal tono meditativo (conquista la delicatezza con cui cambia i colori dell'armonia, ora schiarendosi, ora di nuovo ritraendosi timidamente); è lo scrigno musicale da cui Dvořák ricava gli altri elementi del brano. Il primo esempio è la semplice cadenza della prima frase che ricompare, come agitata, nella transizione che precede il ritorno del tema cesellato da brevi incisi ritmici. Dallo stesso elemento prende vita il più sereno secondo tema, accompagnato poi da un grazioso pizzicato e da un danzante moto di terzine. Sempre quello stesso elemento, con il movimento delle terzine, dà avvio alla coda di questa prima parte che va chiudendosi con tenerezza prima della riesposizione. Lo sviluppo è relativamente breve; il tema principale passa tra i quattro archi in un clima turbato da tese armonie che per un momento il secondo tema sembra schiarire; è poi il pulsare delle terzine, per un momento interrotte, a condurre verso la ripresa, la cui coda diviene un impetuoso valzer sul tema principale.

Nel secondo movimento una danza popolare, la polka, viene traslata nella classica forma dello scherzo. Il ritmo vivace e saltellante del tema dipinge un'atmosfera dalla luminosità insolita, una dolce immagine velata da colori un po' sfumati, quasi un ricordo, e il finale della prima parte sembra perdersi, come assorto in quel ricordo, fino a svanire improvviso nel silenzio.

La sezione centrale è un Trio; l'andamento più composto è disturbato da brevi incisi di note ribattute e da modulazioni in tono minore che tracciano tenui ombre; si chiude con enigmatici pizzato prima della ripresa della polka.

Il terzo movimento è un'ampia oasi cantabile, in cui a tratti emergono inflessioni di pacata tristezza. Il tema principale emerge nel canto del violino, ma il canone tra i quattro archi è un'eco delicata, come il continuo riflesso di pensieri e sensazioni. Dall'inciso che chiude la prima frase nasce il secondo tema, esposto con strette imitazioni e vellutati pizzicato nell'accompagnamento.

La parte centrale è ammaliante: il primo tema alla viola, l'appassionato controcanto del violino, i delicati pizzicato e il vibrante sfondo del violoncello raccontano pensieri sereni, atmosfera che di nuovo muta alla ripresa del primo tema al violino con un controcanto della viola. Dopo la transizione il secondo tema viene sospeso su leggeri pizzicato, e in chiusura di questo idillio compare una delicata citazione del secondo tema del primo movimento.

Fin dall'attacco del tema il quarto movimento introduce un ritmo irrequieto, ancor più nella seconda parte, solo in parte rallentato dal lirico secondo tema le cui dissonanze, a volte crude, conducono con un'espressiva coda alla riesposizione. Il primo tema apre lo sviluppo con frenesia, interrotto dal secondo tema che sembra pian piano dissolverne l'impeto: ma quello torna improvviso con una veemenza quasi sofferente, e le rapide imitazioni della transizione conducono alla ripresa. La coda diviene infine una perentoria ricapitolazione dei temi.

Emiliano Buggio


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al numero 408 della rivista Amadeus


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Ultimo aggiornamento 16 gennaio 2026