Diversa atmosfera respiriamo nel Trio op. 17 di Clara Schumann, composto intorno al 1846 e pubblicato l'anno dopo. Si tratta dell'unico Trio scritto da Clara per questo organico e viene considerato dalla critica uno dei suoi lavori più importanti. Qui la struttura dell'insieme è molto compatta, armonicamente ben direzionata, le armonie sono vivide, le frasi melodiche regolari: molta compostezza, molto equilibrio, molta femminile razionalità.
Il primo movimento, Allegro moderato, si apre con un tema «classico», misurato nell'espressione, strutturato nelle canoniche otto battute (nulla a che vedere, in sostanza, con le ondate di sfrenata passione dei temi di Robert . . . ) e presentato prima dal violino, poi dal pianoforte. Una transizione introduce un nuovo motivo dal carattere più perentorio e ci porta al secondo tema, esposto ancora dal pianoforte, protagonista incontrastato di questa Esposizione (non dimentichiamo l'indicazione dell'ordine degli strumenti nel titolo del Trio voluto da Clara: pianoforte, violino e violoncello). È un motivo fresco e scorrevole, che ricorda il pianismo di Mendelssohn. Dopo una breve coda, che conclude l'Esposizione, ci troviamo di fronte a una sezione di Sviluppo dominata quasi per intero dal primo tema, ora affidato al violoncello, ora alle pesanti ottave del pianoforte. Anche Clara, come già Robert nel suo Trio, introduce nel mezzo dello Sviluppo un nuovo tema, molto lirico, in una tonalità lontana da quella d'impianto. La Ripresa non riserva sorprese: il discorso musicale fila via lieve e piacevole fino alla coda conclusiva nella quale Clara, non senza retorica, riprende il primo tema (violino e violoncello all'ottava) in una travolgente perorazione finale.
Lo Scherzo che segue ha di fatto l'andamento di un galante minuetto (Tempo di Menuetto recita infatti l'indicazione di tempo in partitura): è il violino a condurre la danza, mentre il violoncello accompagna delicatamente in pizzicato e il pianoforte si limita a un sostegno armonico. Nel segno della continuità musicale si colloca il Trio successivo, che non crea grandi contrasti con lo Scherzo, ma anzi ne prolunga lo spirito «salottiero» con un dialogo, sempre garbato ed elegante, privo di qualsiasi drammaticità, fra il pianoforte e il violino.
L'Andante successivo ha il carattere del Notturno romantico; il primo tema viene presentato dal pianoforte con una scrittura tipica di questo genere (canto alla mano destra e accompagnamento con lenti accordi alla sinistra). Il tema, molto contenuto nell'espressione, quasi pudico, passa poi al violino e al violoncello, che conclude la prima parte del movimento modulando a mi minore. La seconda parte, in modo minore, è ritmicamente più vivace: sinuose figurazioni melodiche scorrono rapidamente da uno strumento all'altro. La ripresa della prima parte, molto intensa ed espressiva, è affidata al violoncello, sorretto dal pizzicato del violino e dagli ampi arpeggi del pianoforte.
L'Allegretto finale, a differenza dell'analogo movimento nel Trio di Robert, è scritto in modo minore; quindi, non faticoso percorso emotivo teso al raggiungimento della felicità attraverso la sofferenza, in Clara, ma delicato equilibrio delle parti, compostezza quasi «classica» nel discorso musicale. Il primo tema, presentato dal violino, ha il sapore di un'aria popolare russa, che gli deriva dall'uso, nella melodia, del quarto grado aumentato (do diesis). La solita transizione modulante ci porta in re maggiore, tonalità nella quale il pianoforte espone il secondo tema; la coda dell'Esposizione introduce invece un elemento di virtuosismo nel Trio (veloci arpeggi in note ribattute nel violoncello e pesanti ottave spezzate al pianoforte). Lo Sviluppo divide equamente la propria attenzione fra i due temi; il primo è oggetto di due episodi fugati basati sul suo incipit, mentre il secondo viene «cantato» liricamente da violino e violoncello sopra i lunghi arpeggi del pianoforte. La Ripresa non presenta elementi di novità rispetto all'Esposizione, mentre nella coda ritroviamo la retorica perorazione del primo tema (violino e violoncello in ottava) che aveva concluso anche il movimento iniziale.
Alessandro De Bei