Te Deum, H 146

in re maggiore per soli, coro, orchestra e basso contino

Musica: Marc-Antoine Charpentier (1643-1704)
Testo: liturgico

Organico: 2 soprani, 2 contralti, 2 tenori, 2 bassi, coro misto, 2 flauti, 2 oboi, 2 trombe, timpani, archi, basso continuo
Composizione: 1690 circa

Guida all'ascolto (nota 1)

Marc Antoine Charpentier, all'età di quindici anni venne a Roma per studiare con Giacomo Carissimi. Con questo rimase tre anni, ed ebbe per il suo maestro una grande riconoscenza che durò tutta la vita. Del resto, i suoi avversari, non trovando di meglio, gli rimproverarono di essere un «musicien italianisant». Il successo sempre crescente e la dittatura di Lully valsero a Marcantonio l'indifferenza di Luigi XIV e, per conseguenza della Corte e dell'aristocrazia (è probabilmente per questo che la maggior parte della sua produzione è ancora inedita). Tornato a Parigi fece eseguire Messe, Mottetti e frammenti d'Oratorio di compositori italiani. La rottura fra Lully e Molière sembrò dover far la fortuna del nostro musicista che si vide incaricato di scrivere gli intermezzi per Il malato immaginario. Scrisse altre musiche di scena, un'opera, una cantata: Orfeo all'inferno; ma il suo nome è affidato sopratulto alle composizioni religiose. Fu quando il Delfino lo incaricò di sovraintendere alla musica della propria cappella, che Charpentier cominciò ad occuparsi seriamente di musica religiosa e a mettere in atto gli insegnamenti di Carissimi. I suoi primi mottetti polifonici attirarono l'attenzione di Luigi XIV che gli offerse il posto di vice-maestro (erano quattro) della Cappella reale. Ma l'anno seguente entrò come maestro di cappella presso i gesuiti di via Sant'Antonio. Fu allora che potè spiegare tutta la sua attività. Come già il suo maestro Carissimi a Roma, qui Charpentier doveva soddisfare le esigenze di una cappella celebre per il fasto delle cerimonie che vi si celebravano, e che attirava, sopratutto nei giorni di festa, un pubblico numeroso ed attento. Mottetti, Salmi, Inni, Prose, Oratori ecc.: che si conservano, manoscritti per la più gran parte, nei 24 volumi della Bibliothèque Nationale, ci dicono l'attività del compositore. Nel 1687 è chiamato a prestare il suo concorso alle rappresentazioni di tragedie, che il re onora della sua presenza. Morto Lully, si comincia a riconoscere il genio di Charpentier: egli presta l'opera sua alla Sainte-Chapelle, all'Abbaye du Bois, alla Cappella del Louvre, alla Chiesa dei padri dell'Oratorio. Per tutte queste chiese e per altre ancora egli fornisce musiche che tutta Parigi accorre ad ascoltare. Nessuno sogna ora di rimproverargli d'essere un «italianisant»; anzi: il Duca di Chartrcs lo vuole per insegnante, l'Académie Royale de musique gli domanda una tragedia musicale, Medea che avrà un grande successo (1693), ed i critici scoprono nell'opera sua «un musicien admirable». Nominato maestro a la Sainte-Chapelle, comporrà ancora, fra l'altro, le Trois leçons des ténèbres, ed un grande mottetto intitolato Le jugement, de Salomon, e morrà, gloroso e settantenne, nel 1704.

La sua fama resta legata all'opera religiosa, ancora in gran parte inedita. Composizioni d'ogni genere e forma: ai suoi inizi Charpentier preferisce comporre per cori a cappella: ma ben presto il compositore preferisce aggiungere alle voci un sostegno strumentale, che varia da una composizione all'altra. Compositore di espressione francese — non solo francese, ma Luigi XIV, proprio come Lully — Charpentier non ha mai dimenticato la lezione di Carissimi, e l'influenza italiana si farà sempre sentire nell'opera sua (al contrario del fiorentino Lully che resterà sempre il musicista più francese che sia esistito).

Il Te Deum che figura sul programma d'oggi è stato composto per soli, coro, orchestra (violini, flauti, oboi, fagotti, trombe, timpani e bassi — ed organo per il continuo e per sostituire eventualmente gli strumenti mancanti).

Testo

Te Deum laudamus te Do¬minimi confitemur.
Te aeternum Patrem omnis terra veneratur.
Tibl omnes Angeli, tibi coeli et universae potestates
Tibi Cherubini et Seraphim incessabili voce proclamant:
Sanctus, Sanctus, Sanctus, Dominus Deus Sabaoth...
Pieni sunt caeli et terra majestatis gloriae tuae.
Te gloriosus Apostolorum chorus,
Te prophetarum laudabilis numerus,
Te mariyrum candidatus laudat exercitus,
Te per orbem terrarum sancta confitetur Ecclesia,
Patrem immensae majestatis;
Venerandum tuum verum et unicum Filium,
Sanctum quoque Paraclitum Spiritum.
Tu Rex gloriae, Christe. Tu Patris sempiternus cs filius,
Tu ad liberandum susceptumis hominem non horruisti
Virginis uterum.
Tus devicto mortis aculeo, aperuisti credentibus regna caelorum.
Tu ad dexteram Dei sedes in gloria Patris judex crederis esse venturus.
Te ergo quaesumus, tuis famulis subveni, quos pretioso sanguine redemisti,
Aeterna fac cum sanctis tuis in gloria numerari.
Salvum fac populum tuum, Domine, et benedic
haereditati tuae,
Et rege eos: et extolle illos usque in aeternum.
Per singulos dies benedicimus te.
Et laudamus nomen tuum in saeculum et in saeculum saeculi.
Dignare, Domine, in die isto sine peccato nos custodire.
Miserere nostri, Domine, miserere nostri.
Fiat misericordia tua, Domine, super nos, quemadmodum speravimus in te.
In te, Domine, speravi: non confundar in aeternum.
Te lodiamo, o Dio, Te confessiamo Signore.
Te Padre eterno la terra tutta riverisce ed onora.
A te gli Angeli e i cieli e tutte le Potestà
A te i Cherubini e i Serafini con incessabile canto esclamano:
Santo. Santo Santo è il Signore Dio degli eserciti...
Pieni sono i cieli e la terra della maestà della gloria tua.
Te il coro glorioso degli apostoli
Te dei profeti la venerabile schiera,
Te loda il bianco esercito dei martiri,
Te per tutta la terra la Santa Chiesa confessa,
Padre d'immensa maestà;
Venerabile è il vero ed unico tuo Figlio,
E il Santo Spirito consolatore.
Tu Cristo, Re della gloria. Tu sei del Padre sempiterno figliolo.
Tu per salvare l'uomo non sdegnasti
il grembo della Vergine,
Tu, vinto il pungolo della morte, schiudesti ai redenti i regni dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio nella gloria del Padre e verrai, siccome crediamo, a giudicare l'universo.
Deh, soccorri dunque i tuoi servi, che col prezioso tuo sangue hai redento,
Fa che siano accolti nella gloria tra i santi.
Salva, o Signore, il tuo popolo, e benedici
alla tua eredità,
E governalo ed innalzalo alla patria eterna.
Noi ti benediciamo ogni giorno.
Loderemo il tuo nome sempre e in tutti i secoli dei secoli.
Degnati, o Signore, di guardarci in questo giorno da ogni peccato.
Pietà di noi, o Signore, pietà di noi.
La tua misericordia si spanda su di noi, come abbiamo sperato in te.
In te ho sperato, o Signore, e non sarò confuso in eterno.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 25 Febbraio 1659


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Ultimo aggiornamento 21 maggio 2022