Il mercante di Venezia, op. 76

Ouverture per il teatro di Shakespeare
Musica: Mario Castelnuovo-Tedesco (1895 - 1968)

Organico: 4 flauti, 3 oboi, 4 clarinetti, 3 fagotti, 4 corni, 3 trombe, trombone, timpani, percussioni, 2 arpe, pianoforte, archi
Composizione: 1933
Prima esecuzione: Torino, 1935
Edizione: Ricordi, Milano, 1934
Dedica: Arturo Toscanini
Guida all'ascolto (nota 1)

Mario Castelnuovo-Tedesco ha studiato nel R. Conservatorio «Luigi Cherubini» di Firenze il pianoforte con Del Valle e la composizione con Ildebrando Pizzetti. La sua produzione comprende: una cinquantina di poemetti per pianoforte; oltre 120 liriche per canto e pianoforte su poesie italiane, francesi, spagnole, latine, tedesche e inglesi (fra cui il ciclo completo di tutte le Canzoni di Shakespeare, tratte dai drammi e dalle commedie e musicate nel testo originale); varie Sonate e pezzi minori per violino e pianoforte, e per violoncello e pianoforte; due Trii, un Quartetto, un Quintetto, Tre Fioretti di San Francesco per canto e orchestra; Cipressi per orchestra; Concerto italiano per violino e orchestra; Concerto per pianoforte e orchestra; Variazioni sinfoniche per violino e orchestra; I Profeti (2o Concerto) per violino e orchestra; Concerto per violoncello e orchestra. Per il teatro ha scritto La Mandragola, commedia musicale fiorentina (sul testo originale di Niccolò Machiavelli) premiata al Concorso Lirico Nazionale 1925 e rappresentata alla Fenice di Venezia nel 1926; e il ditirambo in un atto per soli, coro, orchestra e mimica Bacco in Toscana (dal poema di Francesco Redi), rappresentato alla Scala di Milano nel 1931.

La odierna ouverture fa parte di un vasto ciclo sinfonico di Ouvertures per il Teatro di Shakespeare, di cui il Castelnuovo ha fino ad oggi composto, oltre la suddetta, quella per La bisbetica domata, per Il mercante di Venezia, per il Giulio Cesare, per Il racconto dinverno e per La dodicesima notte. Essa è sopratutto ispirata alla figura di Shylok, e di questi ritrae con drammatici contrasti i vari atteggiamenti: nella parte centrale un episodio più dolce e poetico vuol evocare l'idillio di Lorenzo e Gessica sullo sfondo di una notte veneziana; mentre la chiusa, angosciosa e irruenta, richiama alla disperazione di Shylok che, tornando alla sua casa, la ritrova vuota e deserta per la fuga della figlia.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Teatro Adriano, 27 febbraio 1938

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Ultimo aggiornamento 7 ottobre 2026