Sonata per pianoforte, op. 26


Musica: Samuel Barber (1910 - 1981)
  1. Allegro energico
  2. Allegro vivace e leggero
  3. Adagio mesto
  4. Fuga: Allegro con spirito
Organico: pianoforte
Composizione: giugno 1949
Prima esecuzione: Washington, Constitution Hall, 11 gennaio 1950
Edizione: G. Schirmer, New York, 1950
Guida all'ascolto (nota 1)

Samuel Barber occupa una posizione di rilievo nel panorama della musica americana dell'ultimo quarantennio e nella sua produzione operistica e sinfonica confluiscono reminiscenze tardo-romantiche e scelte linguistiche moderne, specie per la scrittura strumentale sempre elegante e raffinata negli impasti timbrici e ritmici. Nipote del celebre contralto americano Louise Homer, Barber coltivò inizialmente il canto e si distinse come appassionato cultore della voce umana: lo attesta un suo Quartetto per archi e baritono, Dover Beach su parole di Matthew Arnold, del quale esiste una edizione registrata, in cui è lo stesso musicista a cantare i versi. Fu allievo del Curtis Institute di Filadelfia e studiò pianoforte con I. Vengerova e composizione alla scuola di Rosario Scalero, insieme a Gian Carlo Menotti e a Nino Rota, rivelando un temperamento eclettico, con preferenza per le atmosfere liriche e contemplative, intrise di un intimismo crepuscolare. Ha al suo attivo molti lavori di diverso valore tra cui le opere Vanessa e Antony and Cleopatra composte nel 1958 e nel 1966, ambedue riproposte al Festival di Spoleto (la seconda è stata eseguita pochi anni fa al Festival dei due Mondi diretta da Christian Badea in una preziosa edizione scenografica di Zack Brown), il balletto The cave of the heart (1947) realizzato da Martha Graham, l'oratorio Prayers of Kierkegaard(1954), due Sinfonie (1936-1944), tre Concerti per solista e orchestra rispettivamente per violino (1940), per violoncello (1945) e per pianoforte (1962), il brano orchestrale Medea's Meditation and Dance of vengeance (1955), pezzi cameristici e liriche su antiche poesie irlandesi e su testi di Rilke, Hopkins, Joyce ed Emily Dickinson.

Già membro del consiglio direttivo della League of Composers degli Stati Uniti, Barber ha vinto più volte il premio Guggenheim e il premio Pulitzer, quali riconoscimento alle sue qualità di musicista e al contributo dato per la diffusione dell'arte di stile americano in Europa.

La Sonata per pianoforte, scritta nel 1949 su commissione della Lega americana dei compositori per il suo venticinquesimo anniversario, rispecchia quel gusto essenzialmente lirico e piacevolmente brillante tipico della sensibilità creatrice di Barber. Il pezzo è costruito con varietà tematica e secondo una scrittura aperta a soluzioni armoniche e timbriche di un pianismo moderno, ma non spericolatamente sperimentale. Essa è articolata in quattro movimenti, diversi fra di loro, ma uniti da una identica linea stilistica. L'Allegro energico del primo tempo è in forma di sonata; il tema iniziale è caratterizzato da un persistente ritmo puntato, come di marcia; subentra un secondo tema più melodico e disteso, anche se punteggiato da elementi ritmici piuttosto marcati. Nello sviluppo ritornano gli elementi tematici precedenti, confluenti nella ripresa e nella coda; l'intero primo movimento sembra privilegiare l'intervallo di quarta, sia in senso melodico che armonico.

L'Allegro vivace e leggero del secondo movimento è un elegante e piacevole gioco tra figurazioni in "legato" e passaggi in "staccato", secondo una scrittura contrappuntistica a due voci e una libera e fluente melodia sorretta da un accompagnamento piuttosto tradizionale. La ripetizione come "iterazione" di vari frammenti melodici, inserita in una dinamica quasi sempre contenuta, crea diversi effetti timbrici nuovi e mutevoli nella tessitura pianistica.

L'Adagio mesto del terzo movimento si distingue per una larga libertà armonica e per un tono di improvvisazione, da cui affiorano le linee melodiche su uno sfondo cromatico ed affascinante sonorità. Il movimento finale, Allegro con spirito, è una fuga a 4 voci dal piglio virtuosistico e pianisticamente molto complesso. Dopo l'esposizione ecco le progressioni armoniche e melodiche precedute da lunghi pedali (suoni tenuti al basso) su cui si snoda il tema principale trattato in tutte le forme contrappuntistiche: per aggravamento, in contrattempo, variato ritmicamente in maniera continua e persistente, secondo un pianismo possente e sfavillante, tale da mettere in evidenza la bravura dell'esecutore, in modo da esaltarne le qualità tecniche ed espressive.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 25 marzo 1988

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Ultimo aggiornamento 30 ottobre 2020