Samuel Barber, nipote della contralto Louise Homer del Metropolitan di New York, incominciò a sette anni lo studio del pianoforte. Entrato a tredici anni nell'Istituto Curtis di Filadelfia, vi ha avuto a insegnante il maestro italiano Rosario Scalero. Ha studiato poi il canto e l'arte del Lieder a Vienna. Una sua composizione per orchestra: Musica per una scena di Shelley, eseguita alla Filarmonica di New York nel 1935, lo ha fatto favorevolmente conoscere al pubblico americano. Egli ha vinto due volte il premio Pulitzer, e, nel 1935, il Prix de Rome. A Roma ha vissuto come pensionato artistico presso l'Accademia Americana. Fra le sue composizioni, molte delle quali eseguite in pubblici concerti in America, sono da notare, oltre la odierna e quella sopra citata: Serenata; per quartetto d'archi (1928); Dover Beach, per canto e quartetto d'archi (1931); Sonata per violoncello e pianoforte (1932); Quartetto d'archi (1936); per orchestra: Ouverture alla School for Scandal (1932); Liriche, pezzi per pianoforte, per coro, ecc.
La «Sinfonia in un solo, movimento» è stata composta in America nell'anno 1935 e terminata a Roma nel febbraio 1936. Essa va considerata come una sintesi della classica Sinfonia in quattro tempi, della quale riassume le forme. È basata sui tre temi esposti nell'Allegro ma non troppo iniziale, i quali conservano per tutta la composizione quell'importanza e quel carattere fondamentale che hanno nella loro prima enunciazione: il primo mosso e drammatico, come un vero primo tema di sonata, il secondo più calmo ed espressivo, il terzo breve e conclusivo.
Lo sviluppo, nell'Allegro ma non troppo, si basa sopratutto sul primo tema. Il Vivace che segue, con carattere di vero e proprio Scherzo, si fonda anch'esso sul medesimo tema, trasformato però in un aspetto più leggero e brillante (in diminuzione); nel massimo del crescendo torna a farsi udire lo stesso tema nei suoi valori originari, affidato agii ottoni. L'Andante tranquillo seguente, a cui conduce un diminuendo fino al pianissimo, è basato invece sul secondo tema, che, enunciato prima dall'oboe su un pedale degli archi, con carattere di riposo, diventa man mano più intenso passando in tutti gli archi all'unisono. Una larga perorazione conduce alla conclusione del pezzo, la quale, invece di essere un vero e proprio finale, non è che una breve passacaglia sul tema trasformato (introdotto dai violoncelli e contrabbassi, pizzicato): e serve come di ricapitolazione dell'intera sinfonia, riaffermandone vigorosamente le idee fondamentali.
Nel 1928 Samuel Osmond Barber II (1910-81) era studente, al Curtis Institute di Filadelfia, di Rosario Scalero, violinista piemontese allievo di composizione a Vienna di Eusebius Mandyczewski, fra i più intimi amici di Johannes Brahms. Barber faceva parte di quegli americani impregnati della tradizione tedesca, soprattutto di Schumann e Brahms, quando affrontò la sua Prima Sinfonia, scritta a Roma e battezzata nel 1936 da Bernardino Molinari direttore stabile dell'Orchestra dell'Augusteo, come si chiamava l'Orchestra di Santa Cecilia nel periodo in cui la sua sede fu il leggendario Teatro Augusteo (abbattuto proprio nel '36).
Ancora studente del Curtis Institute di Philadelphia aveva al suo attivo lo splendido ciclo di liriche per voce 'media' e quartetto d'archi Dover Beach, op. 3 (1931) su poesie di Matthew Arnold, cui seguirono la vitale Ouverture per la commedia The School for Scandal di R. B. Sheridan, op. 5 (1931), l'introversa Music for a scene from Shelley op. 7 (1933), ispirata dal lago di Lugano visto dalla casa natia del compagno Gian Carlo Menotti a Cadegliano (Varese).
Vincitore nel 1935 della versione americana del Prix de Rome, cui si aggiunse il Pulitzer, Barber approfittò di due anni di fellowship presso l'Accademia Americana per terminare il Quartetto per archi (1936), il cui Adagio con la benedizione e poi l'esecuzione di Arturo Toscanini sarebbe diventato uno dei brani americani più eseguiti di tutti i tempi. Tra l'ascolto di concerti al Festival di Salisburgo e un soggiorno sulla costa azzurra, a Roquebrune, Barber completò la sua Prima Sinfonia, dedicata a Menotti, affrontando il trattamento sintetico in un movimento di una sinfonia in quattro tempi. Un problema al quale avevano atteso altri coevi compositori americani come Roy Harris (Symphony 1933) e William Schuman nella sua celebre Symphony n. 3 (1941), in un fertile periodo per la sinfonia nel Nuovo Mondo che vedrà Stravinskij scrivere la Sinfonia in Do (1938-40) e la Sinfonia in tre movimenti (1945) e Aaron Copland completare l'epica Terza (1946).
Il modello a cui Barber fece riferimento guardava alla Scandinavia, alla Settima Sinfonia (1924) di Jean Sibelius, di cui fece schemi sintetici conservati accanto agli schizzi della Sinfonia. Nella Sinfonia di Barber rispetto all'organica metamorfosi sibeliana le divisioni fra i movimenti sono marcate ed evidenti, essendo l'unità assicurata dalle relazioni tonali - la prima e l'ultima sezione in mi minore, quelle centrali in mi bemolle maggiore e minore.
L'Autore, in occasione della prima esecuzione a New York (Carnegie Hall, 24 marzo 1937, direttore Arthur Rodzinski), stese alcune brevi note per il programma di sala:
«[La sinfonia] è basata su tre temi dell'iniziale Allegro ma non troppo che mantengono sempre il loro carattere fondamentale. L'Allegro ma non troppo si apre con l'usuale esposizione del tema principale, di un secondo tema più lirico e di un tema di chiusura. Dopo un breve sviluppo dei tre temi, al posto della ripresa di prassi, il primo tema in forma diminuita costituisce la base dello scherzo (Vivace). Il secondo tema [oboe e archi con sordina] appare in aumentazione in un esteso Andante tranquillo. Un intenso crescendo introduce al Finale, che è una breve passacaglia basata sul primo tema [introdotto da violoncelli e contrabbassi], sul quale, insieme a figurazioni prese dagli altri due temi, il tema di chiusura è intessuto, servendo così da ricapitolazione per l'intera sinfonia».
Durante il soggiorno prolungato all'Accademia Americana, Barber prese contatto con il dominus dell'Augusteo, Bernardino Molinari, al quale suonò la Sinfonia che riscosse l'entusiasmo del direttore romano e la promessa del battesimo in un concerto della stagione. Nell'estate passata a Sankt Wolfgang (Salzkammergut) e a Salisburgo, Barber fece ascoltare la Sinfonia a Rodzinski che ne assicurerà la prima a Cleveland e a New York (1937).
Tornato a Roma per correggere la Sinfonia, Barber seguì le prove (la tuba dell'Augusteo ringraziò l'autore: "Sono quindici anni che aspetto una parte così"), anche se il pubblico romano rimase freddo (l'Autore diceva che a Roma non credevano ci fossero nemmeno dei sinfonisti americani), e la critica trovò la Sinfonia cupa, nordica, sibeliana. Al contrario in America gli esiti furono ben più incoraggianti: il Tribune (Francis Perkins) lodò il garbo strumentale, la fattura maestra e il canto poetico dell'oboe nella sezione lenta; il New York Times (Olin Downes) segnalò l'originale strada intrapresa dal giovane Autore, di cui Rodzinski divenne padrino eseguendo la Sinfonia in un movimento a Londra, Vienna, Praga, Parigi e nel concerto d'apertura del Festival di Salisburgo. Dopo l'esecuzione a Philadelphia diretta da Eugene Ormandy (1938), Barber scrisse anche a Serge Koussevitzky che pur non avendo novità per Boston poteva comunque mandargli l'Adagio e il primo Essay che erano in procinto di essere eseguiti da Toscanini con la NBC. Nulla accadde a Boston e quando Barber fece una revisione della Sinfonia nel 1942, riscrivendo completamente lo Scherzo in stile quasi "fugato e sardonico" (Downes), fu Bruno Walter ad accettare di dirigere la nuova versione a Philadelphia (18 febbraio 1944) - "in modo superbo e tutto a memoria". L'allievo di Mahler dichiarò trattarsi di un lavoro "sorprendente" e lo volle incidere con la Filarmonica di New York, firmando una fotografìa insieme a Barber in divisa da caporale dell'esercito: "Al pioniere della sinfonia americana in grande apprezzamento dei suoi talenti e dei suoi meravigliosi lavori 6 marzo 1944".
Giovanni Gavazzeni