Gérard Grisey, allievo di Messiaen, compositore francese di indagini profonde nelle fibre del Suono, "spettralista", antiseriale, nel suo saggio Musica. Il divenire del suono, pubblicato a Darmstadt nel 1982, scriveva "Trovo deprimente la reazione di certi musicisti, annientati a tal punto dalla musica atonale da non essere in grado di ascoltare alcune misure consonanti senza scambiarsi sorrisi imbarazzati." In un altro emisfero della musica, un autore pop italiano, da hit-parade ma che sa di Duchamp e Satie, fa eco giocando con un paradosso, forse non suo: "Chiudete a chiave un compositore d'avanguardia con la promessa di liberarlo solo quando avra scritto una bella melodia, un tema di successo: non uscirà a vita".
Samuel Barber assaggiò molti, moltissimi sorrisi imbarazzati degli oltranzisti atonali, serialisti e post-serialisti, ma di sicuro non avrebbe rischiato I'ergastolo per secchezza di vena melodica. Al contrario, è proprio uno dei più bei temi mai scritti a consegnarlo alia memoria del pubblico e, in fondo, al rispetto della musicologia di piu ampie vedute. Semmai, l'Adagio for Strings (1937) porta il peso di una colpa: aver confezionato a Barber I'abito stretto del felice melodista. Che indiscutibilmente fu, ma non solo.
II profilo dell'uomo e del musicista è più inquieto di quanto la fama monocroma racconti, anche se il cliché dell'artista felice, toccato dal dito degli dèi, è già stampato sul teenager: iscritto n. 2 al Curtis Institute of Music di Filadelfia, appena creato, a 14 anni Samuel Barber è il talento favorito della signora Mary Louise Curtis Bok, fondatrice dell'istituto, che lo introduce in casa Schirmer, editore prossimo e unico di tutti i suoi numeri d'opera. Gli insegnanti sono di qualità e, almeno in un caso, straordinari: Isabelle Vengerova (pianoforte), Rosario Scalero (composizione), Emilio de Gogorza (canto), Fritz Reiner (direzione d'orchestra). Ed è al Curtis Institute che nasce I'incontro della vita: con un diciassettenne italiano segnalato da Arturo Toscanini, Gian Carlo Menotti, che sul far musica ha idee che combaciano con le sue. A diciotto anni il primo riconoscimento, della Columbia University per la Violin Sonata, favorisce un passaggio cruciale nella formazione di Barber: il premio finanzia un viaggio in Europa che gli apre lo sguardo sul mondo, non solo in musica.
Colto, riservato, gentile ma intransigente, per nulla votato all'insegnamento, che detestava, fino agli anni Quaranta Barber è un autore tenuto in disparte e poi accolto con prudenza nel catalogo dei grandi americani, non prima degli anni Cinquanta. Con il viaggio del 1928, Barber si sente artista dei due Mondi, a casa in Europa e in Italia, dove tornerà spesso, insieme a Menotti, dove vincerà un Prix de Rome nel '35; prologo di un biennio extra America che lo forgia del tutto.
Barber è sicuro di quel che avrebbe fatto da grande già a nove anni, e non sono ambizioni yankee: "Sono nato per essere un compositore e lo sarò senza dubbio", scrive alla madre, "ti prego: non chiedermi di dimenticare questa brutta idea e di andare a giocare a pallone". Coltiverà sport, ma non competitivi. Ed è la Overture to The School for Scandal, anno 1931, il passo che apre la porta alla professione. Barber ha ventun anni, è ancora allievo del Curtis Institute e l'Overture è la prima partitura per orchestra del suo catalogo. Come op. 5 è preceduta dalla Serenade per due viollni, viola e violoncello op. 1 del 1928 (strumentata nel '44 per orchestra d'archi, cosi come il movimento lento dello String Quartet diventera nel '37 l'Adagio), dai Songs op. 2 e op. 3 per voce e pianoforte e dalla Sonata per violino e pianoforte op. 4, la pagina premiata dalla Columbia University.
Pezzo brillante e ben rifinito, la Overture to The School for Scandal muove un'orchestra ben articolata, in cui confluiscono con naturalezza, senza ossessioni dimostrative, una buona attrezzatura contrappuntistica, figlia di esercizi quotidiani su Johann Sebastian Bach e la sintonia con il tardo romanticismo (Brahms, Mendelssohn), sintonia che piu tardi, affievolitasi I'influenza del molto conservatore maestro di composizione, Rosario Scalero, si arricchirà di riferimenti obbligati del Novecento (Debussy, Stravinsky), di politonalita, atonalita, dodecafonia (con moderazione), senza vietarsi, naturalmente, escursioni nel jazz.
The School for Scandal, in italiano La scuola delle maldicenze, è una commedia d'intrighi di Richard Brinsley Sheridan (1777): satira delle ipocrisie e delle false apparenze, svelate con i classici giochi d'antan, complici armadi e paraventi. La commedia aveva avuto una trasposizione al cinema nel 1914, con un cortometraggio muto di Kenean Buel, e poi nel 1923, regista Edwin Greenwood, ma è giusto del 1930 il primo film sonoro, andato perduto.
Esercizio di stile su una commedia immaginata e immaginaria, l'Overture to The School for Scandal si apre e si chiude con gesti scattanti e nervosi, che ritagliano per contrasto nel tessuto degli archi ampi ripiegamenti cantabili, in cui sono i legni a portare in palmo di mano il tema centrale, e i soli esigenti per corno inglese, oboe e flauto meritano sempre, alla fine, la chiamata singola.
L'Overture to The School for Scandal apre una serie interessante di pagine di successo: Music for a Scene from Shelley (1933), il celebrato Adagio for strings (1936), la First Symphony in One Movement (1936), il First Essay (1937) e il Violin Concerto (1939). Anche la galleria delle bacchette che cominciano a credere in Barber induce a riflettere: Toscanini (rimproverato da un critico per aver diretto l'Adagio), Eugene Ormandy, Dimitri Mitropoulos, Bruno Walter, Georg Szell, Leopold Stokowski, Thomas Schippers.
Carlo Maria Cella