Samuel Barber è negli Stati Uniti, insieme con Aaron Copland, il più eseguito dei compositori nazionali; e molte delle sue musiche hanno larga diffusione in tutto il mondo. E' legato all'Italia da parecchi fili: ebbe a maestro l'italiano Rosario Scalero, al Curtis Institute di Filadelfia, fu a Roma per due anni come «fellow» dell'Accademia Americana (1935-1936); all'Augusteo Bernardino Molinari diresse nel '36 là prima assoluta della sua Prima sinfonìa), ed è tornato più volte ad abitarci come membro del Consiglio Direttivo dell'Accademia medesima; è eccellente conoscitore della lingua e della musica italiana, il che ha probabilmente stimolato la sua passione per il canto: nipote della celebre cantante americana Louise Homer, è stato egli stesso cantante da camera assai raffinato, e ha dimostrato nelle sue numerose liriche da camera, e più ancora nell'opera Vanessa (1957, su libretto di Gian Carlo Menotti), una tecnica della voce umana quale è rarissimo riscontrare in un compositore di oggi.
Meditazione e danza di vendetta di Medea è una delle suites da concerto che Barber ha tratto dalla musica da lui composta per il balletto di Martha Graham Cave of the Heart, rappresentato per la prima volta alla Columbia University nel maggio 1944, e rimasto stabilmente nel repertorio della grande coreografa americana. Una prima suite, in sette tempi, sostanzialmente fedele alla musica del balletto, Barber la pubblicò nel 1947, col titolo Medea; e la ripubblicò due anni dopo con leggere varianti. Successivamente, nel 1955, ne ha tratto quella oggi in programma, per suggerimento di Thomas Schippers: e questa è una sorta di sintesi della partitura originale, in un solo tempo, e per un organico orchestrale assai più nutrito.
Giova tuttavia, per intenderne il senso, richiamarsi alle sue origini, e ricordare anzitutto che uno dei motivi centrali della poetica di Martha Graham consiste nell'interpretare il mito come psicologia dell'inconscio. Per la Graham rievocare un mito in termini di danza significa risuscitare attraverso il movimento corporeo che lo esprime, la memoria delle sue radici psichiche nascoste (ciò ch'ella chiama la «motor memory»), e perciò riattingere l'inconscio e il subconscio, sì che il mito non soltanto è storia d'un'altra età, ma anche veicolo a intendere l'uomo attuale. Così avviene anche nel suo balletto Cave of the Heart, che rappresenta questo dualismo mostrando inizialmente i personaggi del mito di Medea come figure di leggenda, e poi, man mano che le loro passioni si sviluppano, come esseri umani del nostro tempo; finché, consumata la vendetta di Medea, essi ridivengono immagini statuarie d'una preistoria, respinti nel passato.
La musica del balletto segue fedelmente questo piano ponendo a contrasto temi o ritmi che abbastanza chiaramente alludono, gli uni a un clima arcaico o primitivo, gli altri a un'espressività più distesa e moderna; e trova un elemento di unificazione stilistica nell'intervallo di seconda, la cui presenza domina fortemente la struttura di quasi tutti i temi. Pur senza abbandonare queste caratteristiche, la musica della suite si richiama esclusivamente a ciò che, nella partitura originale, è in diretto rapporto col personaggio di Medea e la sua evoluzione: dai sentimenti materni per i figli avuti da Giasone al sospetto e all'angoscia per il tradimento di lui, sino alla frenetica danza della vendetta che la riporta, dalla condizione di donna, a quella originaria di maga, figlia del Sole.
Questa suite è stata eseguita per la prima volta dall'Orchestra Filarmonica di New York, sotto la direzione di Dimitri Mitropoulos.
Fedele D'Amico